Avete mai pensato quante possano essere le persone che acquistano prodotti illegali su internet attraverso il deep web?  Il sito Havoscope, che offre in open source una serie di valutazioni sulle attività illegali svolte nella parte più oscura della rete, e che rappresenta una fonte attendibile per testate come Bloomberg News, National Geographic, The Atlantic Monthly, ha stimato come il valore complessivo dei mercati illegali ammonti a 1.81 trilioni di dollari (1.812.102,83 milioni).

In Italia il giro complessivo di affari sul mercato nero virtuale è stato valutato in 111.05 miliardi di dollari: in termini relativi l’Italia occupa, come volume di scambi, il quinto posto, preceduta al primo da Stati Uniti, con 625,63 miliardi, Cina, Messico e Spagna. Dopo l’Italia viene il Giappone, con 108,3 miliardi di dollari, seguito da Canada, India e Regno Unito.

Havoscope ha realizzato anche una classifica per fatturato, suddiviso per tipologia di business; al primo posto troviamo il commercio di droghe contraffatte, con un volume annuale di scambi pari a 200 miliardi di dollari; al secondo la prostituzione, con 186 miliardi; al terzo i prodotti elettronici contraffatti, con 169 miliardi; al quarto il commercio di Marijuana, con 141.80 miliardi; seguono quindi il gioco illegale, 140 miliardi; il commercio di cocaina, 85 miliardi; il commercio abusivo di medicinali senza prescrizione medica, 72,5 miliardi; il commercio di eroina, 68 miliardi; il commercio illegale di software senza licenza, 63 miliardi, e il contrabbando di sigarette per 50 miliardi.

Al quarantasettesimo posto troviamo il traffico di organi umani, con un fatturato annuo sul mercato nero pari a 75 milioni di dollari. http://www.havocscope.com/


L’espianto di organi ai condannati a morte

A partire dal 1999 il numero di trapianti di organi effettuati negli ospedali cinesi è cresciuto in maniera esponenziale.  Secondo le statistiche si è passati da qualche migliaio nel 1998 a circa 20 mila nel 2007. Tuttavia ancora oggi non esiste nel paese un programma ufficiale di trapianti, e i donatori sono sulla carta pochissimi. Di fatto la Cina è diventata, dopo gli Stati Uniti, il secondo paese al mondo per numero di trapianti eseguiti, diventando, dunque, una meta obbligata per tutte quelle persone in attesa di ricevere un organo. Ora, il fatto è che i donatori di organi, per via di una serie di fattori, il più importante dei quali di tipo culturale e religioso, legato al culto dell’integrità del corpo e dell’anima, di fatto sono molto pochi, nell’ordine delle decine.  A questo punto è lecito domandarsi da dove arrivino tutti questi organi trapiantati, e chi siano i donatori.

In Cina l’espianto coatto di organi è vietato dalle leggi in vigore, anche se dal 1984 esiste una norma che consente di espiantare organi dai condannati a morte, previo il loro consenso o quello dei loro parenti.

La questione dell’espianto illegale di organi sui detenuti condannati a morte  è riemersa con vigore nel 2001, a seguito delle dichiarazioni di un medico militare dell’esercito cinese, fuggito dal suo paese dopo avere chiesto asilo politico negli Stati Uniti.

L’ex ufficiale medico testimoniò in un’audizione di fronte alla Commissione del Congresso degli Stati Uniti, di avere preso parte all’espianto di organi dai corpi di detenuti condannati a morte, e di avere anche rimosso strati di epidermide da condannati a morte ancora vivi.  http://www.nytimes.com/2001/06/29/world/doctor-says-he-took-transplant-organs-from-executed-chinese-prisoners.html

Nel dicembre del 2005 per la prima volta un rappresentante del governo cinese, il ministro della Salute Huang Jiefu, riconosce, nel corso di un’intervista rilasciata alla rivista cinese Caijing, come gli organi trapiantati negli ospedali cinesi provengono dai corpi di prigionieri condannati alla pena capitale, subito dopo l’esecuzione della condanna. http://www.thetimes.co.uk/tto/news/world/asia/article2612313.ece

L’anno successivo, nel 2006, a seguito dell’inchiesta condotta da David Matas e David Kilgour, di cui tratteremo più avanti, emerge come una parte degli organi  trapiantati negli ospedali cinesi  provenisse da aderenti al movimento Falun Gong, appositamente uccisi per effettuare l’espianto. http://organharvestinvestigation.net/.

Dai primi dati emersi dall’indagine infatti, gli organi impiantati durante il periodo compreso tra il 2000 ed il 2005, complessivamente 41.500 trapianti effettuati, avrebbero avuto un’origine indeterminata. Il sospetto legittimo è che una parte consistente di questi provenisse da espianti coatti a danno di esponenti reclusi del movimento Falun Gong.

Nel 2007 la Cina adotta una normativa che vieta il commercio di organi, mentre l’associazione dei medici cinesi emana una direttiva che vieta l’espianto di organi dai corpi di detenuti, fatta eccezione per i parenti dei detenuti stessi. http://www.chinadaily.com.cn/china/2010-04/10/content_9711027.htm; http://www.medicalnewstoday.com/releases/84754.php.

2007 un articolo pubblicato sul Journal of The Royal Society of Medicine viene ventilata l’esistenza di un attività di commercio del trapianto di organi, attraverso una serie di elementi, quali il balzo vertiginoso nel numero dei trapianti eseguiti, 647 in un anno in un solo ospedale; il breve tempo di attesa per la disponibilità dell’organo da trapiantare, 1-3 settimane;  il listino prezzi in dollari ben al di sotto dei valori in vigore in Europa e negli Stati Uniti, sul sito di diversi ospedali specializzati negli interventi di trapianto, si va da un minimo di 60 mila ad un massimo di 170 mila dollari per operazione. http://www.dafoh.org/the-falun-gong-organ-transplantation-the-holocaust-and-ourselves/; http://www.theepochtimes.com/n3/558858-china-transplant-official-backtracks-on-prisoner-organs/;

L’Oriental Organ Transplant Center di Tianjin ha dichiarato, sempre nel 2007, entrate per 100 milioni di Yuan, pari a circa 16 milioni di dollari, solo per i trapianti di fegato effettuati in quell’anno. Queste sono le cifre del business annuale relative ad un solo ospedale e ad un unico tipo di trapianto.

Attualmente, malgrado le critiche sull’espianto coatto di organi nei confronti di detenuti condannati a morte, e le condanne ufficiali da parte sia del Congresso statunitense che del Parlamento Europeo e di quello Canadese, la Cina non ha ancora adottato una legge contro il turismo per il trapianto di organi simile a quella recentemente adottata da Israele e dalla Spagna. http://www.dailymail.co.uk/news/article-3027088/A-Human-Harvest-Chinas-organ-trafficking-exposed-shocking-documentary-alleges-illegal-trade-worth-staggering-1-billion-year.html

Nel 2008 Shanghai istituisce un sistema di registrazione per i trapianti di fegato, e propone di inserire nella patente di guida la volontà di espianto in caso di morte. http://www.shanghai.gov.cn/shanghai/node17256/node18151/userobject22ai29524.html

Malgrado tali iniziative, nell’agosto del 2009 China Daily accerta come circa il 65% degli organi trapiantati provenisse ancora da prigionieri condannati a morte.http://news.bbc.co.uk/2/hi/asia-pacific/8222732.stm

Nel mese di agosto del 2009 il vice ministro cinese della Salute, Huang Jiefu, condanna l’impiego degli organi dei condannati a morte nei trapianti, ed istituisce il primo programma ufficiale di donazione di organi post mortem, gestito dalla Red Cross Society, in accordo col ministero cinese della Salute, secondo un progetto pilota condotto inizialmente in solo 10 regioni.

Più recentemente nel 2013 Huang Jiefu ha rivisto la sua posizione sull’espianto di organi sui condannati a morte, affermando come questi dovrebbero avere il diritto di decidere se donare o meno i loro organi, e come tale diritto dovrebbe essere manifestato nel registro pubblico dei donatori.   http://blogs.bmj.com/bmj/2015/10/08/chinas-semantic-trick-with-prisoner-organs/#more-35401


  Il raccolto umano

Un documentario intitolato Human harvest, che tradotto in italiano suona come il “raccolto umano”, trasmesso nel mese di aprile dall’ emittente australiana SBS, ha svelato l’esistenza di un traffico illecito di organi umani in Cina, il cui fatturato ammonterebbe ad un miliardi di dollari l’anno. http://www.sbs.com.au/news/dateline/story/human-harvest-chinas-organ-trafficking

Tutti i detenuti appartenenti al movimento Falun Gong, a seguito della messa fuorilegge della dottrina avvenuta nel 1999, hanno raccontato dei campi di lavoro e di riabilitazione nei quali sono stati in questi anni segregati, e dei trattamenti subiti nel corso della loro detenzione. Tutto ciò non è avvenuto per il campo di lavoro Sujiatun Concentration Camp, situato nella città di Shenyang, nel distretto a nord del Sujiatun. Si ritiene che il campo in questione abbia ospitato fino a 6 mila detenuti, la gran parte dei quali provenienti dalle tre province del centro e del nord-est della Cina. La mancanza di informazioni sull’attività del campo unita alla scomparsa di diverse persone in esso ospitate, hanno portato a ritenere come i detenuti di Sujiatun siano stati coinvolti nel traffico di organi. La presenza all’interno del campo in questione di un forno crematorio ha lasciato supporre come,  una volta eseguito l’espianto dell’organo, il corpo del detenuto espiantato sia stato distrutto, eliminando qualsiasi traccia. Secondo le scarse informazioni disponibili si ritiene che questa sia stata la sorte capitata a circa duemila detenuti accusati di avere fatto parte del movimento Fulan Gong, e per questo rinchiusi nel campo di Sujiatun. E’ noto come gli organi umani provenienti dal campo di lavoro di Sajiatun vengano venduti a diversi ospedali, ed è ugualmente noto come questi ospedali rivendano tali organi sui mercati internazionali. Si tratta di un settore molto profittevole in Cina, con un fatturato annuale stimato di oltre un miliardo di dollari;  in particolare nel business degli organi umani quello degli organi appartenenti a membri della setta di Falun Gong costituisce un mercato a parte, con rischi di infezione e crisi di rigetto ridotte al minimo, date le ottime condizioni di salute degli espiantati dovute al loro stile di vita salutista.

L’avvocato per i diritti umani David Matas, intervistato sull’argomento non ha dubbi: secondo lui gli organi trapiantati proverebbero da persone uccise. Non vi sarebbero altre spiegazioni possibili.

David Matas, assieme al suo collega David Kilgour, ha ricevuto nel 2010 una nomination per il Premio Nobel per la Pace per le sue inchieste sul traffico di organi in Cina a danno degli aderenti al movimento a carattere spirituale denominato Falun Gong http://organharvestinvestigation.net/.

Secondo le accuse verificate dalle indagini condotte da Matas e Kilgour per un’organizzazione non governativa registrata negli USA, con sedi anche in Canada, le istituzioni statali e governative della Repubblica Popolare Cinese avrebbero messo in atto, nei confronti di alcune categorie di detenuti, sembrerebbe quelle appartenenti agli oppositori politici, la pratica dell’espianto forzato di organi.

Dopo diversi anni di indagini i due esperti sarebbero giunti alla conclusione che molti degli organi impiantati nel periodo 2000-2005,  sarebbero appartenuti a membri del movimento Falun Gong. http://organharvestinvestigation.net/report0701/report20070131-it.pdf


L’individualismo taoista contro l’ordine e il pragmatismo confuciano

Il movimento spirituale Falun Gong o Falun Dafa, nasce nel Nord della Cina nel 1992. Esso si fonda sulla combinazione di esercizi di qigong con una meditazione basata su principi filosofici morali quali verità, compassione e pazienza. L’applicazione pratica della dottrina pone l’enfasi sul concetto di moralità, coltivando un benessere fisico abbinato ad un benessere spirituale. La derivazione della pratica è quella della scuola buddista, anche se vi si trovano alcuni elementi della religione tradizionale taoista. Verso la fine degli anni ’90 le autorità cinesi lo dichiarano illegale a causa della sue imponente crescita in termini di consenso, oltre che alla sua astrazione e indipendenza rispetto allo Stato.

Nel periodo di maggiore consenso in Cina, con un numero di aderenti compreso tra i 70 e i 100 milioni, a seguito dell’insorgere delle prime persecuzioni, 10 mila aderenti al Falun Gong si radunano, nell’aprile del 1999, di fronte al palazzo del Partito, a Pechino, per chiedere il riconoscimento legale. http://www.washingtonpost.com/wp-srv/inatl/daily/oct99/falun28.htm

A quell’evento il governo risponde con l’intensificazione delle persecuzioni fino alla dichiarazione di messa a bando dell’ottobre dello stesso anno. Ufficialmente il Falun Gong veniva considerato dal governo cinese un’organizzazione “eretica” in grado di mettere a rischio la stabilità sociale.

Secondo Amnesty International almeno mezzo milione di persone, tra appartenenti alle minoranze etniche degli Uiguri, dei Tibetani e dei Mongoli, oltre ai seguaci della dottrina del Falun Gong, sarebbero state sottoposte a detenzione arbitraria e senza avere subito alcun processo. http://www.amnestyusa.org/our-work/countries/asia-and-the-pacific/china

Violenze, sorveglianza continua, arresti domiciliari, incarcerazioni, censura nell’utilizzo di internet sono solo alcune delle pratiche esercitate dai rappresentanti del governo cinese ai danni di esponenti delle comunità suddette. Centinaia di migliaia di praticanti del Falun Gong sono stati sottoposti ad una vasta serie di violazioni dei diritti umani attraverso i Campi di Lavoro per la Rieducazione https://www.amnesty.org/en/documents/ASA17/028/2013/en/


La crociata contro il Falun Gong prosegue

Come riferisce nel 2009 il New York Times, dopo un decennio di persecuzioni che hanno prodotto la morte accertata di almeno duemila persone e l’espatrio, nel 1996, del primo insegnante della disciplina, il cinese Li Hongzhi, attualmente residente negli Stai Uniti, il governo di Pechino non sembra avere intenzione di allentare la morsa. http://www.nytimes.com/2009/04/28/world/asia/28china.html?_r=0

Dunque, ancora nel 2009 le associazioni per i diritti umani hanno accertato la detenzione di almeno 8 mila praticanti del Falun Gong, ed il decesso di almeno 100 persone avvenuta durante la loro detenzione arbitraria nelle carceri governative. Su molti dei corpi di questi detenuti sono stati riscontrati segni di violenze e di trattamenti inumani.

E’ stato accertato come il governo abbia adottato un trattamento particolarmente duro contro gli aderenti al movimento Falun Gong che non hanno accettato, nel corso della loro detenzione o della loro rieducazione nei campi di lavoro, di abbandonare la dottrina. In alcuni casi di detenzione promiscua assieme a delinquenti abituali o a tossicodipendenti è emerso come il governo utilizzasse questi ultimi, attraverso il consenso  dell’amministrazione penitenziaria, per esercitare violenze e soprusi sugli aderenti al movimento dichiarato illegale. La tendenza recente del governo cinese è quella di sottoporre i simpatizzanti e gli aderenti al movimento a lunghi periodi di detenzione e riabilitazione, a partire da sei anni, anche per il solo possesso di libri o altro materiale divulgativo della dottrina proibita. (cm)

Transplants

China_Executions

Dal 2009 il governo cinese non rilascia notizie ufficiali sul numero di esecuzioni eseguite; secondo fonti non ufficiali le stime recenti sarebbero le seguenti:

2012: 3.000 esecuzioni

2011: 4.000

2010: 5.000

2009: 5.000

2008: 5.000

2007: 6.500

http://www.deathpenaltyworldwide.org/country-search-post.cfm?country=china

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