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Claudio Meloni

Il business dei migranti

luca-odevaine

 

Per dare un’idea dell’importanza dei servizi del Consorzio Calatino in relazione all’affidamento dei quali “Re” Luca Odevaine ha rivestito un ruolo determinante, avendo ricoperto per almeno tre volte il ruolo di membro-presidente della commissione di gara, basti pensare che il valore di una sola di queste  ammontava a 150 milioni di euro. Per avere un termine di paragone si consideri che il budget iniziale per l’esposizione EXPO di Milano era di 200 milioni di euro. E’ lo stesso Odevaine a dirlo, parlando con il suo collaboratore Tommaso D’Addeo, nell’ufficio della fondazione Integrazione, in un’intercettazione del 16.06.2014: Er casino che te posso di’ dell’Expo che è successo tutto sto casino de Expo è una roba de duecento milioni (200.000.000) de €, la gara di Mineo era de centocinquanta (150), eh“.

Ma il business dei migranti è in costante crescita e dopo la fusione tra la Cascina e l’Arciconfraternita del SS Sacramento del Trifone, con l’assorbimento dei due Cara di Roma, Enea di via Boccea n.530 e quello di via A.Staderini n.9, il consorzio di cooperative bianche puntava ad aprire almeno altri due centri: San Giuliano in Molise (più se ci…se sopra ci metti San Giuliano, c’arriviamo a duecento milioni (200.000.000) de €…) e Riano, in provincia di Roma.


L’assunzione di Odevaine dal Consorzio Calatino

Il consorzio Calatino, delegato dal ministero dell’Interno alla gestione del Cara di Mineo, è un soggetto pubblico composto da una serie di comuni consorziati situati nell’area in cui insiste Mineo, il cui presidente è appunto il sindaco di Mineo.

Per poter essere nominato membro nella commissione di gara del Consorzio stesso,  Odevaine doveva spogliarsi della nomina a carattere politico di consulente del Presidente del Consorzio stesso, ed  assumerne una sempre all’interno del Consorzio, che avesse però una connotazione più strettamente tecnica.

A questo scopo il Consorzio Calatino, che riceveva finanziamenti europei destinati alla gestione dei migranti ( Fondi Europei per gli Immigrati FEI  e Fondi Europei per i Richiedenti asilo FER ), decide di attivare un bando di gara per la selezione di un esperto nella gestione e nella rendicontazione di tali fondi.

E’ lo stesso Odevaine, nell”intercettazione del 16.06.14, a descrivere questo passaggio:

Odevaine: “devo farmi…il Consorzio…mi devo far assumere come collaboratore esterno perché…per…per essere poi componente della commissione di valutazione“.

Dalle indagini è emerso come, effettivamente, il 20 giugno 2014 il Consorzio Calatino, abbia assunto, a seguito di una procedura pubblica,  Luca Odevaine come collaboratore part-time dell’ufficio Progettazione, Gestione e Rendicontazione Fondi Europei.


Le gare indette dal Consorzio Calatino: Mineo

Procedendo di gara in gara, il Consorzio indice una serie di procedure ad evidenza pubblica, trattandosi formalmente di un soggetto pubblico, per la selezione di una serie di operatori economici ai quali affidare i servizi all’interno del Cara di Mineo.

A partire dalla fornitura dei pasti. Il 25.06.14 si procedeva all’apertura delle buste con le offerte complessive da parte dei vari soggetti invitati alla gara; tra questi la società cooperativa COT Ristorazione di Palermo,  e l’ATI composta da Casa della Solidarietà, Senis Hospes scs, Consorzio SOL Calatino scs, Consorzio SISIFO cvs, Cascina Global Servicsrl, Pizzarotti e Co. spa.

Si trattava, in quest’ultimo caso, delle stesse imprese che avevano gestito fino ad allora il Cara di Mineo attraverso un affidamento diretto, dato lo stato d’urgenza venutosi a creare.

A seguito dell’esclusione della COT Ristorazione, dovuta all’esclusività dell’attività ristoratrice da essa svolta,  la gara veniva vinta dall’ ATI con capofila la Casa della Solidarietà, con un’offerta pari a 96.907.500 euro, che corrisponde a 29,50 euro pro die pro capite.

Si legge nell’ordinanza di Mafia Capitale:

L’Odevaine nel corso delle spontanee dichiarazioni rese, in data 27.3.2015, al P.M., ha parlato delle gare in questione, non segnalando nulla di anomalo, invero, è lui stesso che, come sopra ampiamente esposto, a parlare, nel corso delle conversazioni intercettate, di bando di gara “abbastanza blindato”, di “finta gara”, della necessità di essere sempre lui e Ferrara (vice presidente e consigliere nel cda del consorzio la Cascina) a comporre la commissione, nonché dell’inserimento del criterio della possibilità di avvalersi di un centro produzione pasti entro il raggio di 30 km “per fargli vincere la gara”.


San Giuliano di Puglia

A seguito dell’ordinanza del 2 dicembre 2014 sono state comminate le misure restrittive nei confronti degli indagati  e sono stati contestualmente sequestrati gli atti di tutte le gare in questione.

Il Ros dei carabinieri ha in tal modo potuto accertare come Luca Odevaine avesse preso contatti con il sindaco di San Giuliano di Puglia, in Molise, e con una sua amica Patrizia Cologgi,impiegata presso la Presidenza del Consiglio, da inserire  anche lei nella commissione di valutazione. Anche qui l’obietto finale era quello di favorire il ruolo del consorzio di cooperative La Cascina nelle gare per la gestione dei servizi per il Cara che gli indagati avrebbero dovuto aprire. Molto esplicativa al riguardo risulta l’ambientale del 21.03.14 , tratta dagli uffici della fondazione Integrazione, presenti, oltre ad Odevaine, Patrizia Cologgi e Francesco Ferrara:

Odevaine: anche lì avrei dovuto fare io … il Presidente della Commissione di gara … perchè anche lì st’operazione la stiamo facendo con loro … per cui … adesso non posso io mettermi a fare due gare contemporaneamente (ride) … perché since ….. per cui infatti adesso sto cercando di capire … sto coinvolgendo … una mia amica che … che è un dirigente della Presidenza del Consiglio.


Castelnuovo di Porto

Dalle indagini del Ros è emerso come, attraverso una fitta serie di conversazioni telefoniche intercettate a partire del 3 luglio 2014, Salvatore Buzzi e Francesco Ferrara avessero stipulato un accordo per tenere alto il prezzo dell’offerta, in relazione alla gara che il 30 giugno era stata indetta dal ministero dell’Interno per l’apertura di un centro destinato ad accogliere 1.278 immigrati, già presenti presso strutture temporanee della provincia di Roma, ed ulteriori 800 richiedenti asilo in relazione agli sbarchi attesi nel periodo estivo. Sempre dall’attività intercettiva il Ros ha accertato come Buzzi avesse stipulato un accordo di non belligeranza con il responsabile della cooperativa Auxilium, Angelo Chorazzo, accordo che prevedeva la partecipazione congiunta alla gara di cui sopra attraverso la costituzione di un’ATI.

In forza di tale accordo l’ATI composta dalla Eriches 29 e dalla Auxilium riuscirà ad aggiudicarsi la gestione di 1.000 immigrati.

In particolare dall’intercettazione del 3 luglio, presso gli uffici di via Pomona, presenti oltre a Buzzi, anche Massimo Carminati e Michele Nacamulli, quest’ultimo propone di fare un accordo con Auxilium, attraverso l’intervento dell’avvocato Angiolo Marroni.

Buzzi è inizialmente contrario, anche per via del patto che aveva da poco siglato con Francesco Ferrara per la spartizione dei flussi di immigrati

Buzzi: “facciamo un accordo con Auxilium?…“Ciccio … noi stiamo alleati con Cascina contro di loro…”

In seguito Buzzi decide di accettare il consiglio di Nacamulli di allearsi con Auxilium, e a tale scopo stringe un accordo con un imprenditore presentato da Carminati, Massimo Tartaglia, titolare di un capannone in zona Castelnuovo di Porto, disponibile ad essere trasformato in un residence con un centinaio di miniappartamenti.

Buzzi: ma come stringiamo con Tartaglia…Massimo?

Carminati: eh…se non ci sbrighiamo la…non ho capito…c’ho paura di questi qua, mica che possono…che si possano prendere (inc.) e che cazzo!

Nell’intercettazione del 3 luglio emerge come Buzzi stesse per concludere un accordo con Ferrara in relazione all’offerta

Ferrara: io stavo facendo una valutazione: secondo me, quella cosa là va almeno raddoppiata!

Buzzi: e perché? Questo va portata … va portata … trascina al basso chiunque, se non c’è nessuno stai alto, eh

Ferrara: e lo so, però la mia paura è che oggi stai gestendo a 30!

Buzzi: e che ce ne frega

Ferrara: e cioè chiunque sa che comunque oggi stai gestendo a trenta

Buzzi : sanno pure che stiamo stretti, stretti, perché gli affitti so alti … poi Francè perché tanto se arriva uno che sta a 30 tu devi scende a 30, ma se non c’è nessuno, stai a 34!

Riguardo al timore di Ferrara che Chiorazzo potesse presentare un’offerta più bassa Buzzi gli rivela.

Buzzi: Chiorazzo sta con me! L’ho, l’ho, fermato (inc.) Chiorazzo … e poi ti dirò! (inc.) te lo so dire … fermato Chiorazzo … ho parlato con Marroni… lo incontro tra 20 minuti … sto andà da lui …

In chiusura di telefonata Ferrara pregava Buzzi di ricontattarlo dopo l’incontro con Chiorazzo, per raccontargli il contenuto della conversazione.


L’accordo con Auxilium

Il 1° agosto, in un’ambientale tratta da via Pomona, Buzzi spiegava ai suoi collaboratori Emanuela Bugitti e Paolo di Ninno la strategia che avrebbero adottato nella gara indetta dalla Prefettura:

Buzzi: le cose vanno molto molto bene, no? Allora, su questa gara qui della Prefettura abbiamo fatto una specie di cartello (inc.) per tenere alti i prezzi, abbiamo fatto un accordo con Auxilium (inc.) facciamo una gara in ATI anche con loro e andiamo a caccia dei 1.000 posti … questi 1.000 posti dovrebbero essere 500 a metà con Auxilium e 500 noi … quindi totale … con una percentuale di quasi il 60/70 per cento per, per la piccola ABC… stiamo facendo degli accordi per tenere alti i prezzi a 33 e 60 … per il restante importo (inc.) facciamo con questa … sommiamo 33 per … 33 punto 60 per 30 al gior, al mese … stiamo a parla’ di 900, 1.000 euro al mese (somma percepita mensilmente per ogni singolo straniero accolto)…di 2.700 complessivi noi ne abbiamo 1.000

Oltre all’ex capannone di Castelnuovo, Buzzi e Carminati si erano mossi per individuare altre due strutture, in particolare una palazzina in località Campagnano ed una a Nerola, entrambe in corso di realizzazione, oltre ad un hotel, l’Hotel Metro, situato in zona Ostiense.

Nel frattempo gli accordi presi con il sindaco di Castelnuovo entrano in una fase di stallo, e questo lo si comprende dall’intercettazione del 30.07.14.

Buzzi: se tu riesci… riesci… te riesci a facce arriva’ qualcuno co sto cretino guarda che è proprio cretino sto Sindaco
Carminati: e vabbè… e lo so, è cretino si … è cretino si, eh … è cretino, si … e potrebbe fare delle cose fatte bene na volta ogni tanto … vabbè dai … ok … ci sentiamo più tardi bello
Buzzi: grazie


La mancata concessione del nulla osta della Prefettura

Dalle intercettazioni registrate il giorno 7 agosto tra Buzzi e Angiolo Marroni il Ros accerta l’ aggiudicazione di 1.000 posti in relazione alla gara della Prefettura, in capo all’ATI Auxilium- Eriches 29.

Buzzi: dodici milioni di Euro ci siamo portati via […]ne abbiamo regalati a Chiorazzo sei, ricordalo, eh […] abbiamo vinto la gara co’ un prezzo buono, insomma proprio bella è andata, benissimo […] siamo arrivati prima di Cascina, abbiamo fatto l’accordo e siamo comunque arrivati prima di Cascina.

Più tardi Buzzi chiamava Angelo Chiorazzo: .. siamo terzi, quindi tutti e mille e cento posti.

Chiorazzo rispondeva di esserne a conoscenza, e di aver saputo che la Cascina aveva commesso un errore formale, rischiando di essere cacciata; poi lo ringraziava e gli chiedeva quando fosse andato in vacanza. Buzzi rispondeva che sarebbe partito solo dopo aver dato la giustificazione dell’offerta, in quanto questa era risultata anomala, e la procedura prevedeva l’obbligo di fornire informazioni integrative.

Il 22 settembre 2014 Buzzi incontra Odevaine presso la fondazione Integrazione; nella conversazione che ne scaturisce, intercettata dal Ros, i due, oltre a discutere dell’ATI che si era aggiudicata i 1000 posti nella gara della Prefettura, intavolavano un discorso (Odevaine) su di una possibile collaborazione tra Eriches 29 e la Cascina, “Strumentale – si legge nell’ordinanza del GIP Flavia Costantini – al trasferimento di contanti, attraverso la creazione di un rapporto lavorativo e correlata emissione di false fatture“.

In merito alla gara vinta, Odevaine chiedeva a Buzzi se avessero già le strutture atte a ricevere gli immigrati e i richiedenti asilo, e Buzzi rispondeva: io ho preso sta cazzo de Castelnuovo di Porto che non vuole aprì sto stronzo de Prefetto … c’ho 400 posti li, ho fatto firmà l’accordo con (inc)… c’ho tutto (inc.)….

In realtà sappiamo che la Prefettura non concesse il nulla osta per l’apertura del secondo cara a Castelnuovo, nonostante la corruzione del sindaco Fabio Stefoni, (Buzzi: sponsorizziamo sulla campagna elettorale … 10 mila euro … nemmeno tanto … in cambio lui poi è disponibile … insomma a venirci incontro)  e nonostante la gara vinta da Buzzi. la Prefettura riteneva, giustamente, che il paese fosse già eccessivamente congestionato dalla presenza del già attivo Cara di Castelnuovo, e che quindi la creazione di un ulteriore centro, in assenza dei servizi necessari da parte del Comune, avrebbe reso la situazione ingestibile, col rischio concreto di innescare tensioni sociali con i residenti.


Il frutto della corruzione di Odevaine

Il Ros di carabinieri ha calcolato l’ammontare dei fondi veicolati in favore di Luca Odevaine e frutto del rapporto corruttivo, da parte del consorzio di cooperative La Cascina.

La società cooperativa sociale Domus Caritatis, appartenente al consorzio in questione, ha veicolato alla coop. soc. Abitus, afferente a Luca Odevaine, complessivamente la somma di 1.915.105, 10 euro, dei quali 560.316, 85 venivano trasferiti direttamente ad Odevaine o a soggetti a lui collegati.

Nel periodo compreso tra gennaio 2012 ed il marzo 2014, il flusso di denaro generato da Domus Caritatis in favore di Odevaine è stato quantificato in 261.037, 46 euro.

Tale somma è stata stimata attraverso l’analisi dei conti direttamente o indirettamente riconducibili a Luca Odevaine.

Da tale verifica veniva accertato come la Abitus avesse trasferito direttamente ad Odevaine la somma pari a 89.785 euro.

La stima dei 261.037, 46 euro sopra indicati, si riferiva alle tre gare contestate dalla Procura di Roma all’Odevaine, nelle quali egli ha ricoperto il ruolo di membro-presidente della commissione aggiudicatrice.

Tuttavia la cifra indicata non è rappresentativa del periodo complessivo nel quale il pubblico funzionario ha asservito la sua funzione. Come rilevato infatti dall’aggiunto Giuseppe Cascini e come afferma lo stesso Odevaine in una intercettazione, il rapporto corruttivo risale ad epoca antecedente rispetto a quella in cui gli inquirenti hanno concentrato la loro attenzione. Detto questo, i 261.037, 46 euro vanno così suddivisi:

Domus Caritatis bonifica ad Abitus e quest’ultima bonifica a sua volta direttamente sul conto di Luca Odevaine la somma di 89.755 euro. Sempre la Abitus bonifica sul conto di Eva Odevaine, figlia di Luca, la cifra di 5.000 euro, di cui 4.000 vengono di seguito girati sul conto di Luca Odevaine; ancora Abitus bonifica sul conto del figliastro di Odevaine (figlio della ex moglie) Thomas Edison Enrique Lozada, la somma di 97.150 euro, di cui 94.150 vengono da questi poi girati sul conto di Luca Odevaine.

Quindi Domus Caritatis bonifica sul conto della fondazione Integrazione la cifra di 308.921, 14 euro, di cui 60.341, 74 euro vengono girati sul conto di Luca Odevaine presso la fiduciaria con sede a Miami (Florida USA) Corfiser International Finance; altri 177.687, 27 euro vengono invece girati sul conto della Abitus.

Riguardo alla figura di Stefano Bravo, commercialista nonché revisore dei conti della fondazione Integrazione e di tutte le cooperative sociali afferenti ad Odevaine, attraverso una visura camerale è emerso come questi fosse, oltre che socio fondatore del SBS Consulting Group, anche socio al 15% della SBS Consulting srl, ed amministratore unico della società ReLuca srl, la quale, a seguito mandato fiduciario, risultava intestata alla banca Monte dei Paschi. A seguito della richiesta di atti da parte degli inquirenti, emergeva come i beneficiari ultimi della Re Luca srl fossero Luca Odevaine (90%) e Riccardo Totti (10%), fratello del capitano dell’A.S. Roma. Questi ultimi due erano già legati da rapporti di “affari” dopo che era emerso come Odevaine avesse fatto parte della commissione che aveva fatto ottenere in affitto al Comune di Roma, da destinare all’emergenza abitativa, il palazzo sito in via Tovaglieri, località Tor Tre Teste, di proprietà dell’Immobiliare Ten, 83% Francesco Totti, 6,7% Riccardo Totti  (Fonte: M.Lillo L.Abate “I Re di Roma”). (cm)

La corruzione di Odevaine

Mafia Capitale trial in Rome

 

Come riportato da numerose testate, a seguito di due vecchie condanne penali, una nel 1989 per droga ed una nel 1991 per emissione di assegni a vuoto, Luca Odovaine decide di cambiarsi il cognome in Odevaine.

Fino dal 2001 vice capo di gabinetto dell’ex sindaco Valter Weltroni e a partire dal 2006 promosso capo del medesimo ufficio, nel 2008 e fino al 2012  viene nominato capo della Polizia Provinciale dal Presidente Nicola Zingaretti.

Odevaine entra ufficialmente nell’inchiesta Mafia Capitale nel luglio 2013, allorquando la Procura di Roma autorizza il Ros dei carabinieri a mettere sotto controllo le sue utenze telefoniche.

Di li a poco l’attività intercettiva viene estesa anche al suo ufficio presso la fondazione Integrazione, con sede in via Poliziano, fondazione di cui Odevaine era uno dei principali esponenti.


La fondazione IntegrAzione

La fondazione Integrazione nasce nel 2010 con lo scopo sociale di favorire l’integrazione dei popoli e la convivenza democratica.

Ne fanno parte, come soci fondatori, la cooperativa sociale Abitus, una scuola gratuita di italiano per immigrati, e Legambiente, che però ne uscirà il 28 giugno 2014, ufficialmente perché le attività della fondazione “non rappresentano la mission principale” si legge su un comunicato.

E’ evidente l’imbarazzo dell’associazione ambientalista all’indomani dell’inchiesta Mafia Capitale che ha coinvolto in pieno l’ex socio Luca Odevaine, con l’accusa pesante di corruzione aggravata.


Rapporti tra Odevaine e Buzzi

Nell’ambientale del 28.03.14 tratta dagli uffici di via Pomona, Salvatore Buzzi si lamenta con i suoi collaboratori proprio di Odevaine perché, pur percependo 5.000 euro al mese da tre anni, “non si stava attivando a sufficienza – scrive il GIP Flavia Costantini – per fare arrivare immigrati nei loro centri di accoglienza”.

In verità per Odevaine l’asservimento della funzione istituzionale in favore dell’Arciconfraternita del SS Sacramento e S.Trifone prima e successivamente del consorzio di cooperative “bianche” denominato La Cascina, come mostreranno le indagini, risale ad epoca antecedente.

E’ nell’ambientale del 6.03.14, tratta dagli uffici della fondazione IntegrAzione, che Odevaine racconta le origini del suo rapporto con Francesco Ferrara, vicepresidente e consigliere nel cda del consorzio la Cascina; sono presenti con lui Domenico Cammisa, amministratore delegato del consorzio la Cascina, e Carmelo Parabita, consigliere di amministrazione delle coop. sociali del consorzio la Cascina Global Service e Domus Caritas.

Odevaine: “Quando è partita tutta questa storia all’inizio (2011 quando l’emergenza era gestita dalla protezione civile guidata dal Prefetto Franco Gabrielli)…io…non conoscevo…né voi né Salvatore (Menolascina)…uhm…quando Gabrielli mi chiese di andare giù a Mineo…e…e cominciai a fare un ragionamento co…Giuseppe Castiglione (allora presidente della Provincia di Catania e Presidente dell’UPI)…parlai con Francesco (Ferrara)…perché mi sembrava…che non si potesse…gestire tutta quella roba…solo…in Sicilia…con i locali e quindi…abbiamo poi…gli ho presentato Castiglione che così…(inc.)…e però feci subito un ragionamento a Francesco dissi…guarda Francesco io…questa volta…una volta nella vita…vorrei…quantomeno…non…non…regalare le cose insomma…almeno io da questa roba qua…visto anche che…sto finendo di lavorare…in…Provincia e quant’altro almeno ce vorrei guadagnà uno stipendio pure pe me…quantomeno…se proprio…poi dopo la cosa è andà…ha preso altri sviluppi…c’è una parte che all’inizio appunto erano 5 mila euro, poi so diventati 10 mila…dopodiché avevamo fatto un ragionamento su Roma…su tutti diciamo…il…i centri che so riusciti ad avere…eh…ad avere a Roma.”

Dunque è dai primi viaggi fatti a Mineo per conto dell’allora capo della protezione civile Gabrielli che vanno retrodatati i primi rapporti di Odevaine con la Cascina.

Gli inquirenti ritengono che, dato il ruolo centrale di Odevaine all’interno del tavolo di Coordinamento nazionale, e data la sua discrezionalità nel convogliare i flussi di immigrati, alla base dei rapporti tra il consorzio Eriches 29 di Buzzi e la Cascina, vi fosse un accordo spartitorio (50 e 50) sui flussi di immigrati diretti a Roma e nel Lazio. Di questo accordo ne beneficiava, tra gli altri anche Daniele Pulcini, che si era consorziato con la sua cooperativa sociale alla Eriches 29, potendo così godere, attraverso i due residence da lui gestiti Valcannuta e Montecarotto, del sub affidamento delle gare indette dal ministero degli Interni e vinte dalle cooperative di Buzzi.


Le origini del tavolo di coordinamento

A partire dal febbraio 2011 le coste del nostro Paese vengono investite da un flusso eccezionale di richiedenti asilo e di minori non accompagnati provenienti dal Nord Africa. Lo stato di emergenza viene dichiarato il 12 febbraio 2011 con decreto del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nella riunione del 6 aprile 2011 la cabina di regia della Conferenza Unificata, creata appositamente per l’emergenza, richiede formalmente l’intervento del sistema nazionale di protezione civile “per pianificare e gestire l’accoglienza sia dei profughi sia dei migranti arrivati dal 1° gennaio al 5 aprile dai Paesi del Nord Africa” in possesso del permesso temporaneo di soggiorno e richiedenti asilo.

E’ il responsabile della protezione civile, Gabrielli, ad individuare la struttura da adibire a Cara presso il Residence degli Aranci di Mineo. Gabrielli viene affiancato nel suo compito da un tavolo di coordinamento al quale siedono rappresentanti dei comuni e delle province. Il tavolo di lavoro predispone un piano che prevede, per ogni Regione, diverse fasi di attuazione che tengono però conto delle assegnazioni di immigrati già effettuate. L’emergenza termina ufficialmente il 28 dicembre 2012. A partire dall’aprile 2013 il ministero dell’Interno diventa ufficialmente l’organo responsabile della gestione dell’accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo.

Nel corso della fase emergenziale Odevaine racconta al suo commercialista Stefano Bravo di essere stato ripetutamente a Mineo, ed è proprio qui che viene nominato presidente delle Commissioni di gara per l’individuazione dei soggetti a cui affidare la gestione dei servizi del Cara di Mineo. Una nomina prettamente politica. La prima gara viene indetta il 5 agosto 2011; la seconda il 30 dicembre 2011. Complessivamente le gare nelle quali sara’ in commissione saranno tre.

Il 25 luglio 2012 il ministro dell’Interno, Rosanna Cancellieri, istituisce ufficialmente presso il ministero da lei diretto una struttura di coordinamento sull’accoglienza: il tavolo di coordinamento tecnico per i richiedenti asilo ed i titolari di protezione internazionale. Ne fanno parte, oltre al ministro, in veste di coordinatore (16-11-11 24-04-13), un rappresentante dei Comuni Italiani (ANCI), un rappresentante delle Regioni, un rappresentante dell’Unione Province Italiane, ed il ministro del Lavoro. La carica di presidente dell’ Unione delle Provincie Italiane (UPI) era allora ricoperta da presidente della Provincia di Catania, Castiglione, il quale delega a tale scopo, nel febbraio 2012, Luca Odevaine, allora capo extradipartimentale della Polizia Provinciale di Roma.


L’asservimento del ruolo istituzionale di Odevaine

In qualità di rappresentante delle province presso il tavolo tecnico di coordinamento istituito presso il Viminale, Odevaine è in grado di orientare i flussi dei richiedenti asilo, dei minori e dei soggetti già titolari di protezione internazionale. Si tratta oltre che dei soldi rimborsati dal ministero dell’Interno per il soggiorno, il vitto e le normali necessità, anche di posti di lavoro; posti che smuovono pacchetti di voti che, nelle elezioni amministrative ma anche in quelle nazionali dove non si esprimono le preferenze, torneranno molto utili al partito dell’attuale sottosegretario Castiglione.

Ma è lo stesso Odevaine, in un’ambientale tratta dal suo ufficio presso la fondazione di via Poliziano mentre discute con il suo commercialista  Bravo, anche lui indagato nell’inchiesta Mafia Capitale, a spiegare in che modo sia riuscito a trarre un’utilità dall’assoggettamento della sua  funzione istituzionale.

E’ il 21 marzo 2014, Odevaine spiega: “..per cui su quello dovremmo quantificare, cioè, chiaramente, stando a questo tavolo nazionale, e avendo questa relazione continua con il Ministero, sono in grado di un po’ di orientare i flussi che arrivano da giù, anche perché spesso passano da Mineo, e poi da Mineo vengono smistati in giro per l’Italia. Se loro c’hanno strutture che possono essere adibite a centro per l’accoglienza, da attivare subito in emergenza, senza gara, le strutture disponibili vengono occupate, e io, insomma, gli faccio avere parecchio lavoro”.

Dal suo asservimento agli interessi dei due imprenditori Salvatore Buzzi e Sandro Coltellacci, sappiamo che Odevaine riceveva un’utilità mensile di 5.000 euro da parte di Buzzi. Ma è con gli imprenditori legati al gruppo de La Cascina che l’utilità per Odevaine si fa ben più interessante: risulta infatti dall’attività intercettiva come la tangente fosse in tal caso di 10 mila euro al mese solo per il Cara di Mineo.   


Dal tavolo tecnico al Cara di Mineo

Dalle parole di Odevaine emerge inoltre come, inizialmente la fase emergenziale e di seguito quella di ordinaria di gestione dell’emergenza, abbiano impresso un’accelerazione nella creazione di soggetti che venivano poi incaricati dal ministero degli Interni a gestire l’emergenza nelle prime fasi.

Nel corso della medesima conversazione (21/03) Odevaine chiarisce anche come questo suo ruolo all’interno del tavolo tecnico di coordinamento abbia poi determinato la creazione del Consorzio Terre di Accoglienza, il consorzio di comuni in provincia di Catania al quale viene delegata la gestione del Cara di Mineo, allora il più grande centro di accoglienza d’Europa.

Odevaine: “Li ho conosciuti (i rappresentanti de La Cascina) quando c’è stata la prima gara a Mineo, quando io andavo a fare la prima gara di Mineo, che sono arrivato giù in Sicilia. Dissi all’allora soggetto attuatore (quando il consorzio Calatino ancora non c’era)

che era il commissario straordinario Franco Gabrielli, il capo della protezione civile, e c’era ancora l’emergenza. Io ero in questo tavolo di coordinamento della Protezione Civile in rappresentanza dell’UPI. Eravamo in cinque che coordinavamo tutta l’emergenza Nord Africa”.

Odevaine racconta che fu l’allora presidente dell’UPI Castiglione, a chiedere al suo vice, Nicola Zingaretti, di proporlo come rappresentante dell’UPI al tavolo tecnico. Ancora Odevaine racconta come la gestione dell’emergenza venne tolta al ministero dell’Interno ed affidata alla protezione civile, appunto a Gabrielli, e già da allora era previsto come al Commissario fosse affiancato un tavolo di coordinamento.

Odevaine spiega infine come durante questa prima fase dell’emergenza migranti venne requisito questo centro di Mineo, allora conosciuto come Residence degli Aranci, una struttura di proprietà della famiglia Pizzarotti (“..li credo che Letta fece un favore a Pizzarotti” dice Odevaine) che nella precedente gestione aveva accolto i militari americani di stanza presso la base Naval Air Station (NAS) di Sigonella.

Nel momento in cui comincia l’emergenza Nord Africa uno dei due Residence era completamente vuoto e dunque era disponibile ad accogliere il primo consistente flusso di migranti.

Odevaine conosce Castiglione e racconta a Bravo di essersi reso conto di come in qualche modo i giochi fossero già fatti, sia per la gestione del Cara che per quella dei servizi.

Odevaine: “Praticamente venne nominato come sub Commissario Gabrielli…il Presidente della Provincia di Catania… che era anche il Presidente dell’UPI… Giuseppe Castiglione… il quale… quando io ero andato giù… mi è venuto a prendere all’aeroporto… mi ha portato a pranzo… arriviamo al tavolo… c’era pure un’altra sedia vuota…dico eh “chi?”…e praticamente arrivai a capì che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara (la prima gara per la gestione dei servizi del Cara di Mineo)”.

Odevaine racconta anche quanto l’allora presidente della Provincia di Catania Castiglione fosse d’accordo con lui per la creazione di un “soggetto forte”, a cui affidare la gestione del Cara e dei servizi da esso forniti. A tale fine l’ex capo della Polizia Provinciale di Roma pensa di favorire un consorzio tra la Cascina ed un organizzazione da lui già collaudata su Roma, l’Arciconfraternita. Ma Odevaine non considera che talvolta la realtà supera l’immaginazione: “Noi dobbiamo creare un gruppo…poi facciamo la gara…però certo favoriamo le condizioni perché sia un gruppo forte…(inc.) che sta roba qua..(inc.)…vince” per cui gli presento…già ne parlo con questi dell’Arciconfraternita a Roma, con cui ho sempre lavorato qui al Comune di Roma…e so quelli che gestiscono il centro quello di Boccea (Enea)…che il Comune gli ha affidato e tutto quanto…che c’aveva la capacità di farlo…e loro nel frattempo si erano appunto…fusi con la Cascina…per cui ho conosciuto loro gliel’ho presentati a Castiglione…e poi è nato questo…peraltro è nato e si è sviluppato poi per altri aspetti…perché loro adesso…Castiglione si è avvicinato molto a Comunione e Liberazione, insieme ad Alfano e adesso loro…

Comunione e Liberazione di fatto sostiene strutturalmente tutta questa roba di Alfano e del Centro Destra…(inc.) …Castiglione”.

Stefano Bravo quindi domanda al suo amico Odevaine che rapporti ci siano tra Comunione e Liberazione, NCD ed il sistema di accoglienza degli immigrati, e la risposta è la seguente: “si…stanno proprio finanziando…sono tra i principali finanziatori di tutta questa…”


Il soggetto pubblico: il consorzio Calatino

La Cascina è un consorzio di cooperative sociali che ha come scopo la fornitura di servizi di accoglienza,  ed è talmente forte a livello nazionale da assorbire in seguito tutto il gruppo legato all’Arciconfraternita.

Dunque Odevaine si vanta di avere messo insieme la Cascina e l’Arciconfraternita, creando quel soggetto forte al quale faceva riferimento con Castiglione: “Io li ho messi insieme – dice a Bravo – abbiamo fatto questa cosa di Mineo, la prima gara. Io ho fatto il presidente della Commissione. Poi c’è stata una seconda gara; poi adesso questa è la terza gara, praticamente che si fa, in tutti e tre, e io ci sono stato in Commissione”.

Nel prosieguo della conversazione Odevaine spiega a Bravo come lui continuasse a ricoprire il ruolo di rappresentante dell’Unione delle Province al tavolo di coordinamento presso il ministero dell’ Interno, pur avendo cessato tutti i rapporti con la provincia di Roma: “Non necessariamente devi essere in dipendente della provincia per essere designato come incarico, poiché è un incarico politico, per cui io faccio il loro rappresentante dell’immigrazione al tavolo nazionale”.

Dunque Odevaine spiega come il suo incarico non fosse più di tipo amministrativo, sulla base di un rapporto organico con l’ente cui apparteneva, bensì di tipo politico, legato alle sue capacità ed alla sua esperienza specifica nella gestione di situazioni emergenziali.

Più avanti, utilizzando le parole dell’allora ministro dell’Interno Cancellieri, Odevaine spiega il suo impulso fornito alla nascita del Consorzio Calatino: “Dottore (Odevaine) però lei va bene se lei mi trova un soggetto pubblico che faccia da interfaccia tra il Ministero ed i privati che lo gestiscono. Perché noi non vogliamo direttamente fare una gara”. Terminata l’emergenza ed essendo tornata la gestione ordinaria dei flussi di immigrazione in capo al ministero dell’Interno, Cancellieri spiega come l’obiettivo del Viminale non fosse quello di indire delle gare, bensì di trovare un soggetto pubblico al quale affidare lai gestione del nascete Cara di Mineo.

A queste esigenze del Ministro la risposta che da Odevaine è la seguente: “per cui le.. ed io mi sono inventato questo Consorzio dei comuni (il consorzio Calatinio)” e aggiunge specificando “che sono tutti i comuni della zona”, al quale il Ministero affidava la delega a gestire i servizi del Centro di Accoglienza per i Richiedenti Asilo.


Il ruolo di Odevaine e il compenso de La Cascina

Odevaine sottolinea ancora a Bravo come inizialmente questo Cara avesse provocato forti frizioni tra i comuni interessati ed i loro abitanti (“i quali all’inizio non volevano il Centro”) ma che in seguito tali frizioni si risolsero, non appena essi si resero conto della miniera d’oro che gli era piovuta addosso: “350 persone ci lavorano”. Questo è il valore dell’indotto creato con il solo Cara di Mineo. Ed è in questo stesso ambito che Odevaine accetta anche di assumere il ruolo di direttore delle relazioni istituzionali; raccontando infatti a Bravo di avere una delega sul controllo di qualità dei servizi ed una sulle relazioni con il Ministero. Inoltre Odevaine è il diretto delegato dal Presidente del consiglio di amministrazione del consorzio, il sindaco di Mineo: “per cui c’ho una funzione istituzionale la, poiché rappresento il Consorzio in tute le relazioni”.

Dopo avere descritto i momenti che lo hanno visto protagonista nella costituzione del Cara di Mineo e del Consorzio Calatino, Odevaine passa a descrivere le dinamiche della crescita dei suoi emolumenti, in parallelo al crescere del numero di centri di accoglienza (San Giuliano e Riano)  dei quali è chiamato ad occuparsi: “Su Mineo, con loro (la Cascina), avevamo stabilito, loro mi davano su Mineo 10 mila euro al mese, come così, diciamo contributo; anche perché qui c’ho assunto qualche persona, figli di dipendenti del Ministero. Insomma, siccome 10 mila euro erano stati stabiliti dall’inizio, mo abbiamo raddoppiato. Le presenze, ci stanno 4.000 persone all’interno, a Mineo, ho detto adesso dobbiamo…”

e Bravo lo anticipa: “Rivedere”

“Rivedere – prosegue Odevaine – un attimo. Non può essere sempre lo stesso importo. Siamo passati a 20 mila euro; su San Giuliano dobbiamo ancora quantificarlo”.


La revisione dell’accordo economico ed il ricatto

Dall’intercettazione del 6.03.14 si comprende come per cercare di ottenere una revisione dell’accordo economico rimasto fermo al 2011, col solo Cara di Mineo attivo, e in relazione al quale aveva dovuto sostenere numerose trasferte ed i relativi costi, Odevaine, con i responsabili de la Cascina Parabita (Carmelo) e Cammisa (Mimmo), punti l’accento sul fatto di essere in perdita: “…all’inizio appunto erano 5 mila euro, poi so diventati 10 mila euro… dopodiché avevamo fatto un ragionamento su Roma…su tutti diciamo…il…i centri che so riusciti ad avere…eh…ad avere a Roma”. Mimmo Cammisa risponde di avere creduto che la questione fosse stata risolta dopo la discussione avuta con Francesco Ferrara; al che Odevaine ribatte: “è stato solo risolto il modo in cui continuare a riconoscere quei…dieci mila euro di Mineo, perché anche quelli vanno un po’ ridiscussi perché se era dieci…dieci mila ai duemila io manco…cioè c’arrivavo e non c’arrivavo, adesso sui quattromila forse…sarebbe il caso anche quelli di discutere…(inc.)

…solo il modo…ma non è stato ancora…poi…per gennaio e febbraio peraltro…non è stato (inc.)…il modo, se non ho capito male, di…diciamo così di liquidarlo…però…per il resto…poi dopo i ragionamenti sono rimasti a zero.

Cammisa risponde di essere in linea di massima d’accordo con le richieste di Odevaine, suggerendogli di fare un discorso generale e “accordarsi su una cifra complessiva” (Mineo, San Giuliano e Roma), rimandando però a Menolascina, suo superiore, (“ubi maior minor cessar”) il compito di definire il tutto in maniera formale.

Rendendosi conto dell’inerzia dei suoi interlocutori, Odevaine, nell’intercettazione del 10.03.14, discutendo con il suo collaboratore alla fondazione IntegrAzione Gerardo Addeo,  racconta di  avere utilizzato con i dirigenti de la Cascina l’arma del ricatto: “..vi dico anche sinceramente che c’ho richieste da parte del Ministero di apertura di altri centri e li sto dando ai vostri concorrenti…

Quando le cose sembrano finalmente definirsi per Odevaine, da un’ambientale tratta il 5.05.14 il Ros viene a conoscenza della proposta circa l’accordo complessivo relativo alla gestione dei centri di accoglienza di competenza de la Cascina; nella conversazione Odevaine parla al suo collaboratore Addeo.

Odevaine: “…144 mila dei centri … più … di Mineo … ci dovrebbero dare … 40 mila Euro … quindi sono 184 mila … fino a adesso, fino a aprile … no … scusa … sono 50 mila di Mineo (omissis) se la proposta rimane com’è … matureremmo maggio e giugno … altri … e … beh diciamo … se teniamo fuori Mineo … sono 144 più matureremmo altri … 36 e 36 sessan … e …72…quindi 144 più 72 fanno … 215 mila Euro.

La proposta in questione verrà accettata come risulta dalla conversazione intercettata il 12.05.14 sempre tra Odevaine e  Addeo:

Odevaine: loro dicono: abbiamo trovato il sistema di come darveli; però, m’hanno detto, si può cominciare da giugno, e con lo stesso sistema poi, via via, allora può darsi che mo ce danno, che ne so, 25 mila euro adesso, e tutto il resto a giugno, e a giugno bisogna vedere quando


Riciclaggio al gusto di caffè

Una volta raggiunto l’accordo complessivo, rimane il problema di come consegnare materialmente i denari frutto della corruzione. La Cascina vorrebbe darli in contanti. Odevaine, conoscendo evidentemente le problematicità legate alla gestione di somme in nero, propone alcune soluzioni alternative:

a) l’assorbimento delle cooperative sociali Abitus e Il Percorso da parte del consorzio la Cascina; la soluzione veniva scartata dai responsabili de la Cascina che non volevano avere alcun collegamento formale con Odevaine, sapendo che questi avrebbe mantenuto il suo ruolo nella commissione per l’aggiudicazione delle gare dei servizi nel Cara di Mineo fino al 2016.

b) la sovraffatturazione, ovvero il trasferimento di valuta attraverso una fatturazione in eccesso di merce acquistata:  si sarebbe trattato di acquistare prodotti della società l’Oliveto Import/export, con sede in Costa Rica e riconducibile a Luca Odevaine.

La merce da acquistare, in base alle intercettazioni, sarebbe stata prevalentemente caffè. Il 24.04.14 il Ros registra questa conversazione dagli uffici di Odevaine, presso la fondazione Integrazione:

Parabita: da non trascurare il fatto che poi dobbiamo pure trovare la forma…perché se no qui ci vuole una stamperia…sono…quanti saranno?…credo 600 mila euro l’anno…no?

Odevaine: 650 l’altr’anno, per cui, per quanto sia

Parabita: appunto, poi diventa pure un riflettore, no? E comunque, poi anche il fatto che comunque, si è vero parliamo di caffè, però poi tu starai..se domani passa la pianta organica, o se non passa, comunque starai in commissione; è comunque un casino. La cosa migliore sarebbe trovare..il problema è che poi arriviamo fino a un certo limite

Odevaine: Però il volume d’affari del caffè

Parabita: è chiaro: Francesco copre i dieci, noi stiamo provando a trovare un’altra forma per coprire un altro pezzo. Però, più diventa grande, e poi, più diventa ingestibile. Però, non lo so, dimmi tu: qual’è secondo te una buona formula, su Staderini, su Enea; qual’è?( si riferisce al Cara di via A.Staderini n.9, e all’ex Cara oggi Sprar, di via di Boccea n.530 fatto aprire da Odevaine sotto il governo Prodi e gestiti dall’Arciconfraternita)

Odevaine: su questi qua vedete se potete arrotondare qualcosa di più, sennò…proprio ieri, grazie a Dio, mi ha chiamato la banca..perchè io c’ho delle urgenze immediate. Mi ha chiamato la banca, l’altro ieri, che mi hanno passato la possibilità, diciamo, di anticipare le fatture, per cui, se riusciamo a trovare una formula..

Parabita: preferirei trovare altre soluzioni, che Francesco si sta organizzando, mi ha detto che si stava organizzando per altri trenta. Quindi ci sarebbe poi sicuramente subito altri trenta fuori

Odevaine: “Non so come posso, si può fare…non so se può evitare…la società, quella di import/export”

Parabita: “Ma dobbiamo comprare qualcosa?”

Odevaine: bè certo, comprando, anticipando sul caffè  Parabita: “perché la cosa migliore era che troviamo delle fonti noi, e quindi te li diamo punto e basta. Senza lasciare tracce

Odevaine: però, se intanto la cosa del caffè la dobbiamo comunque mettere in piedi, se è il caso, tanto quella sarà… Dovrà essere la formula al momento che si fa l’ordine e si anticipa


Conti e dazioni 

Attraverso le intercettazioni telefoniche e la telecamera piazzata nell’ufficio della fondazione Integrazione, il Ros accerta almeno cinque episodi corruttivi, ovvero cinque dazioni effettive di denaro, per un ammontare complessivo di 65 mila euro.

In particolare le consegne di contante accertate sono:

1) Il 14 marzo 2014 in cui Odevaine consegna a Tommaso Addeo la somma in contanti di euro 20 mila, con l’incarico di procedere a versamenti frazionati su conti bancari diversi.

2) Il 26 marzo 2014 Odevaine incontra Francesco Ferrara e Salvatore Menolascina ed il giorno successivo consegna denaro contante (30 mila euro) al suo collaboratore Marco Bruera, suo autista e segretario personale.

3) Il 16 giugno 2014, all’interno degli uffici della fondazione in via Poliziano, Carmelo Parabita consegna a Luca Odevaine una busta dicendo: “non sapevo dove metterli, l’ho messi tutti qua”.

4) il 6 agosto 2014 il Ros verifica la consegna di una somma di denaro da Carmelo Parabita a Marco Bruera;

5) Il 6 ottobre 2014 il Ros verifica la consegna della somma di 15 mila euro da Carmelo Parabita a Luca Odevaine, presso l’abitazione di Odevaine, in via Nazionale.

Oltre a queste appena descritte, il Ros ha accertato anche altre  dazioni; infatti l’analisi dei conti di persone vicine ad Odevaine permetteva di accertare l’esistenza di un flusso di denaro che passava attraverso diversi conti correnti, fino poi ad arrivare alla diretta disponibilità di Odevaine.

Ci sono poi una serie di entità che hanno ricevuto bonifici da Odevaine o dalla coop. soc. Abitus, in particolare la società immobiliare Re Luca, e le fiduciarie Corfiser international finance e l’International corporation di Miami, ed i conti presso la Confederato banco commercial Paraguaschi ed il Banco national de Costa Rica.

Dall’intercettazione del 27/03/14 Odevaine, parlando con Marco Bruera, spiega come fare per versare sul conto i soldi di una dazione da 30 mila euro, evitando la segnalazione dell’antiriciclaggio: “m’hanno dato dei soldi… che devo versare e poi …(inc.)… in Venezuela… però… perché col cambio …inc… però me li hanno dati… ieri sera… sti soldi… per cui io stamattina so andato in banca… qua al Monte dei Paschi… e non me li fa… cioè non posso versare tutti perché sennò mi fanno la segnalazione …(inc.)… all’antiriciclaggio… e… allora… ho versato… cioè nel senso che più di cinq… più di diecimila Euro… più di 5 mila euro per ogni versamento ti segnalano subito all’antiriciclaggio… e più di 10 mila a settimana cioè se fai… più versamenti frazionati co una settimana superi i 10 mila euro ti fanno la segnalazione, ora… per evitare la segnalazione… io ho versato… 4.500 Euro… a Monte dei Paschi stamattina più altri 4 mila e 5… li versiamo domani… poi se tu fai la stessa cosa adesso… lì a… a… alla Banca Popolare di Vicenza… 4 e 5 oggi 4 e 5 domani, sono 9 e 9… 18… mi sa che bisognerà fare poi… la settimana prossima un altro paio di versamenti, io te li lascio a casa… le buste già divise co 4 mila e 5 e… e la settimana prossima li vai a versare… dovrebbero essere… secondo me… adesso devo fa i conti perchè… mi sa che complessivamente m’hanno dato 30 mila Euro circa… da versare allora… nove e nove diciotto… …(inc.)… nove e nove diciotto… quindi… sarebbe… sarebbero 12 mila… 12 mila tre versamenti devi fare… te li lascio a casa …(inc)…”. (cm)

  

Mafia Capitale: la Commissione d’accesso

piazza-de-campidoglio

 

Costituita dal Prefetto Pecoraro secondo l’art.143 del TUOEL, la Commissione d’accesso aveva la finalità di verificare se vi fossero elementi rilevanti, univoci e significativi in grado di testimoniare su un’ eventuale infiltrazione da parte di un’associazione a delinquere di stampo mafioso all’interno dell’amministrazione di Roma Capitale. Dunque la verifica sull’amministrazione allora guidata dal sindaco Ignazio Marino, mirava a scoprire se vi fossero pressioni tendenti a condizionare la formazione della volontà dei suoi organi.

Componenti della commissione in esame erano il Prefetto Marilisa Magno, il viceprefetto Enza Caporale, e il dirigente della Ragioneria Generale Massimiliano Bardani.

All’indomani dell’inchiesta Mafia Capitale, il 2 dicembre 2014, dalle intercettazioni era emerso come alcuni politici di entrambe gli schieramenti, oltre ad alcuni funzionari dell’amministrazione capitolina, fossero al libro paga di Salvatore Buzzi. L’esigenza el governo era chiaramente quella di capire fino a che punto il meccanismo corruttivo  si fosse insinuato all’interno della macchina burocratica della Capitale.

Il documento principale su cui la Commissione si è basata, come su di una cartina geografica, per analizzare le condotte e gli atti amministrativi nei quali  l’attività del sodalizio si sostanziava, è stata l’ordinanza del 2 dicembre 2014; accanto a questa la Commissione ha esaminato attentamente anche la Relazione ispettiva redatta dal Ministero dell’Economia e della Ragioneria Generale dello Stato che individuava alcuni settori ed alcune macro aree di interesse. La prima, l’ordinanza, metteva in luce gli aspetti patologici dal punto di vista del diritto penale, mentre l’altra  esaminava gli aspetti anomali dal punto di vista  meramente contabile ed amministrativo. In entrambe i casi l’esame ha cercato di evidenziare gli eventuali condizionamenti che avevano o meno influenzato in maniera decisiva le scelte dell’amministrazione.

Sono state quindi messe a sistema le macroaree attenzionate dalla due relazioni,  e sono stati esaminati tutti gli affidamenti diretti effettuati in ciascuna di queste. Il passo successivo è stato quello di estendere l’analisi a procedimenti analoghi per dimensione ed oggetto, anche afferenti a periodi diversi. Di fondamentale importanza è stata la verifica di un’eventuale continuità temporale nelle condotte illecite riscontrate.

L’esame della Commissione è stato molto complesso, posto che ogni municipio acquista beni e servizi ed è quindi in grado di indire gare; allo stesso modo l’esame dei dirigenti ha richiesto uno sforzo poderoso, dato che ciascuno di essi assume decisioni non solo di tipo amministrativo, ma anche organizzativo e tecnico. Ed è stato dimostrato come in molti casi queste ultime fossero funzionali agli interessi del sodalizio indagato.

Oltre a ciò l’assenza di un’attività di programmazione da parte dei municipi ha generato una patologia che, a prescindere da qualsiasi connotato criminoso, si sostanzia in una moltiplicazione delle operazioni e dei relativi costi, oltre all’ impossibilità di poter godere di economie di scala.

Risultava così come gli elementi indicativi di un certo condizionamento della volontà dell’organo erano, ad esempio, la presenza costante secondo un copione che si ripeteva, di determinate società riconducibili a precisi soggetti che si sapeva essere vicini ad organizzazioni criminali; oppure la familiarità tra alcuni membri delle commissioni di gara con taluni soggetti di cui era risaputa l’appartenenza ad organizzazioni criminali.

Ad esempio, in relazione al Decimo Municipio, veniva riscontrata una sostanziale opacità in relazione a determinati procedimenti amministrativi, bandi e gare pubbliche, che vedevano come protagonisti taluni personaggi riconducibili al clan Spada.

Nel corso dell’analisi venivano anche considerate tutte quella situazioni anomale che potevano favorire o meno tale infiltrazione; in tal caso veniva valutato se queste condizioni di contorno che favorivano il condizionamento, fossero strumentalizzate, o fossero artatamente poste in essere. Ad esempio uno degli interrogativi che si è posta la Commissione d’accesso è stato quello cercare di capire per quale ragione il regolamento degli acquisti in economia, che pure era stato predisposto dagli uffici competenti, da almeno un anno giaceva in Assemblea Capitolina in attesa di essere approvato.   

A seguito delle verifiche è stato preso atto di come in alcuni Municipi, e sentitamente nel Decimo, la pervasività dell’ organizzazione indagata era tale da richiedere misure più drastiche, quali appunto lo scioglimento della giunta municipale e la nomina di un Commissario prefettizio a capo del Municipio.

Facendo riferimento ai procedimenti amministrativi indicati dall’ordinanza, l’esame si è in seguito esteso anche ad altri atti amministrativi, appartenenti sia agli stessi settori che ad altri.

Tra le criticità più frequentemente riscontrate vi è stato il ricorso a procedure negoziate senza bando, oltre agli affidamenti diretti ed alle somme urgenze. In particolare è stato osservato il ripetersi di uno medesimo schema, che per il suo carattere ricorrente è stato denominato copione. In base ad esso, nelle procedure negoziate senza bando il Responsabile di Procedimento, che è colui che individua le imprese da invitare, almeno cinque, per presentare l’offerta, si rapportava sempre alle stesse imprese fra loro collegate, ovvero a cooperative sociali appartenenti allo stesso consorzio.

Nello specifico ci si riferisce alle cooperative 29 giugno ed Eriches 29, il cui nome ricorreva in maniera più frequente delle altre.

In questo modo il RUP esercitava la sua massima discrezionalità.

E’ interesse della stazione appaltante che le cinque imprese invitate abbiano non soltanto i requisiti tecnici e morali per poter svolgere l’attività per la quale sono stati invitati, ma che abbiano anche le capacità per poterlo fare, e che soprattutto siano tra loro in concorrenza, in modo tale da poter utilizzare tale strumento in favore della stazione appaltante, evitando così accordi spartitori o la formazione di cartelli. Dunque il dirigente chiamato ad assolvere il ruolo di RUP dovrebbe invitare le cinque ditte seguendo determinati criteri, tra i quali anche l’indagine di mercato.

Il copione che invece veniva rappresentato in occasione di un’affidamento era quello in base al quale venivano invitate sempre le stesse imprese, mostrando in tutta la sua evidenza il carattere anomalo dell’affidamento stesso. Bastava una semplice visura camerale per fare emergere tale anomalia, anomalia che, pur non individuando una condotta illecita, mostrava quanto meno un comportamento negligente da parte del dirigente Responsabile.

Da questo punto di vista è stato riscontrato un accordo di tipo spartitorio, soprattutto nell’area delle politiche abitative, tra il consorzio di cooperative Eriches 29, ed il gruppo di cooperative afferenti all’Arciconfraternita del S.S. Sacramento del Trifone.

Dunque in determinati settori venivano individuati soggetti economici dominanti, e ciò avrebbe dovuto mettere in guardia il comune a prescindere dalla presenza o meno di comportamenti criminali,  insinuando quanto meno il sospetto della presenza di una collusione (cartello).

Altra anomalia era data dal ricorso molto frequente all’affidamento diretto, che per legge è consentito solo per gare il cui valore non superi i 40 mila euro. Se  in un settore si registrano appalti dello stesso tipo il cui valore sommato supera le centinaia di migliaia di euro, ecco che si delinea, in maniera evidente, una anomalia in quanto sarebbe stato possibile accorpare tali gare superando però il valore complessivo dei 40 mila euro, e quindi anche le condizioni essenziali per poter ricorrere ad un affidamento diretto.

Un’altra anomalia frequentemente riscontrata era quella che individuava in capo alla stessa persona il doppio ruolo di Responsabile Unico di Procedimento e di direttore in fase di esecuzione del contratto.

Non si tratta di per se di un comportamento illecito, fintanto che il   contratto rimane all’interno della soglia dei 140 mila euro di valore dell’affidamento. Ciò evidenziata, tuttavia, come tale pratica fosse una delle conseguenze derivanti dall’estremo frazionamento degli appalti.

Sia nel 2012 che nel 2013 il bilancio di previsione, sia l’annuale che il triennale, è stato approvato in ritardo rispetto ai tempi previsti; in particolare il 2013 è stato l’anno nero per il bilancio di Roma Capitale.  Questo perché il previsionale 2013 è stata approvato solo a fine novembre, inizio dicembre, e tutto l’ esercizio è stato gestito in regime provvisorio.

Per tale ragione non è stato possibile approvare il bilancio di assestamento. In tale situazione di straordinarietà la Corte dei Conti ha sostenuto la necessità di seguire un minimo di attività di programmazione attraverso i bilanci triennali approvati negli esercizi precedenti. Tali indicazioni venivano puntualmente disattese dalla giunta in carica, la quale preferiva adottare il criterio del frazionamento delle gare e quello della somma urgenza.

Tra le anomalie rilevate, vi era l’assenza di un regolamento relativo agli acquisti in economia. Il regolamento attuale infatti, che non riguarda nemmeno gli acquisti in economia ma i contratti, risale agli anni ’90. Tale vuoto normativo ha lasciato i dirigenti privi di una procedura in materia di acquisti in economia, previsti dall’art. 125 del TUEL a patto di avere delle norme attuative specifiche.

Questo risultava molto grave vista la presenza dell’altra anomalia   data dal fatto che normalmente i dirigenti non adottavano la determinazione a contrarre.

Quest’ultima, infatti, prevede l’obbligo di esplicazione dei criteri che hanno spinto all’adozione di una determinata procedura, oltre ai motivi che hanno orientato il RUP ad invitare a gara un dato operatore piuttosto che un altro. Altra stranezza rilevata è stata l’individuazione di un numero particolarmente elevato di affidamenti diretti rispetto alla media del settore, laddove l’analisi effettuata era fondata su singole aree. In taluni di queste infatti, fatta 30 la media riscontrata, gli affidamenti diretti erano pari a 70-80.

In ordine al controllo espletato dall’amministrazione, è stato riscontrato come esso fosse sostanzialmente inadeguato rispetto alle reali necessità; di fatto, soltanto le procedure che passavano per l’evidenza pubblica non erano sottoposte a controllo da parte dell’ufficio contratti. C’era poi un controllo successivo, per quanto riguarda gli appalti concessi dalle Direzioni del Comune di Roma, ma era limitato ai soli affidamenti che superavano la soglia dei 200 mila euro. In tal modo veniva tollerato il fenomeno dell’artificioso frazionamento, che di fatto sfuggiva a qualsiasi forma di controllo.

In pratica da parte di Roma Capitale non è mai stata annullata alcuna gara in regime di autotutela; solamente una è stata annullata, sul verde pubblico, ma solo a seguito dell’insediamento della Commissione.

In ordine ad un possibile nesso tra l’assenza di un’attività di programmazione e la creazione artificiosa della somma urgenza, funzionale alla procedura dell’affidamento diretto, è stato riscontrato dalla Commissione come questi due ambiti procedessero in maniera parallela. L’assenza di una programmazione e l’abitudine a presentare bilanci tardivi, di fatto, creava le condizioni per l’attivazione della procedura di somma urgenza, per la quale non è necessario assumere un preventivo impegno contabile, ed è prevista la possibilità di affidamento diretto. Conseguentemente, anche in assenza di un bilancio, è possibile adottare misure senza alcuna programmazione ne controllo. (cm)

La corruzione di Tassone e Solvi (seconda parte)

castel-porziano

Da 800 a 450

Sempre l’11 maggio, da un’ambientale tratta dall’Audi Q5 di Buzzi,

presente, oltre a Buzzi, anche la compagna Alessandra Garrone, Buzzi nel corso della conversazione afferma:

Buzzi: Ostia è conquistata, ho quasi convinto il Presidente: tutto il milione lui, la fa lui la gara riservata alle cooperative sociali.

Ad un certo punto Buzzi chiama al telefono Fabrizio Testa.

Prima di terminare la chiamata, Garrone gli chiede:

Garrone: che gli devo di a Fabrizio, ricordami?

Buzzi: che il lotto delle spiagge ha preso 450 mila euro

Garrone: si

Buzzi: e uno è nostro

Garrone: perché, sono due lotti?

Buzzi: eh, perché con 450 deve fare due lotti; uno forse a Villa Maraini e uno a noi. Ma io ho detto, j’ho dovuto dire, j’ho detto a Tassone: “scusa, pija, fatti dare tutto il milione e facciamo l’operazione, invece di darlo al Comune. La famo, la fai tu, te la intesti tu”, e l’ho quasi convinto, ma lunedì mattina lo devo sentì a mezzogiorno, perché a mezzogiorno c’è una riunione di Altamura con lega, con AGC, che ja vanno a menà. Dice: “ma che cazzo c’avete detto che non hai fatto niente”. Se Tassone mi dice di si, noi famo l’operazione a Ostia con due lotti: uno sempre mio e un sempre lo dovemo da Fabrizio. Hai capito?

Dunque nell’intercettazione Buzzi afferma due cose molto importanti: la prima è che uno dei lotti sarebbe dovuto andare a Testa (Fabrizio); e questo è confermato da una serie di altre intercettazioni, ad esempio quando bisogna fornire la lista dei soggetti economici da inserire nel Decimo Municipio, tra quelli a cui inviare l’invito per la gara di Castel Porziano. Dai documenti sequestrati presso il Municipio di Ostia risulterà infatti come alla Edil Lazio srl, società riconducibile a Fabrizio Testa, era stato affidato il subappalto per la pulizia degli arenili. La seconda cosa che emerge è che l’altro appalto relativo agli arenili sarebbe andato, così come richiesto da Francesco D’Ausilio, alla cooperativa Villa Maraini. Infatti, sempre dai documenti del Decimo Municipio, risulterà come il secondo appalto fosse stato vinto dalla cooperativa La Tredicesima, che fa parte del gruppo Villa Maraini. Questa possibile conclusione della gara era già emersa nel corso di un’intercettazione ambientale tratta da via Pomona, nella quale Buzzi raccontava ai suoi collaboratori di avere incontrato D’Ausilio in Campidoglio, il quale gli aveva fatto capire di sapere del suo sostegno a Cristiano Coratti, ed anche dell’incontro che doveva avere con Tassone, in relazione al quale lui rivendicava a se il diritto di decidere a chi sarebbero andate le gare su Ostia.

Il motivo dell’interessamento di D’Ausilio si ricava da un commento fatto da uno dei collaboratori di Buzzi sulla circostanza che la moglie di D’Ausilio aveva il suo bacino di voti proprio in decimo municipio. Sempre dalle intercettazioni emergeva infatti come D’Ausilio fosse vicino al gruppo di cooperative sociali afferenti a Villa Maraini.


La gara delle potature

Ancora alla cooperative di Buzzi viene affidata una delle gare cosiddette “delle potature”, sempre di competenza del decimo municipio, ed in particolare si tratta delle potature relative a via dei Pescatori.

Buzzi: Male che va è il lotto del verde; parte lunedì, pure quello nostro

Garrone: e il lotto del verde era su Roma?

Buzzi: quelle cinque gare, quei cinque lotti; m’ha fatto scegliere Cristoforo Colombo o via dei Pescatori, e ho scelto via dei Pescatori che Cristoforo Colombo è pericolosissima.

Il giorno 12 maggio, a seguito della lettera di Tassone, viene revocata il bando di gara che era stato pubblicato sul sito di Roma Capitale “per l’espletamento di procedure riservate relativo alle cooperative sociali di tipo B”.

Dopo la revoca della gara, il giorno 14 maggio 2014 viene registrata la seguente conversazione tra Buzzi e Tassone; è Tassone a chiamare Buzzi, e nel corso della conversazione dice.

Tassone: senti una cosa, Salvatò, ci possiamo vedè un attimo?

Buzzi: come no, quando vuoi tu

Tassone: è, venerdì mattina, mettilo in agenda. Ci vediamo ad Acilia

Buzzi: va bene

Tassone: venerdì mattina allora ci vediamo ad Acilia, va bene?

Buzzi: si

Tassone: segna verso le 9:00

Buzzi: dove Andrea?

Tassone: piazza S.Leonardo

Buzzi: senti, invece per quella cosa delle spiagge?

Tassone, eh, se..io ieri c’ho avuto un problema con mio padre, con l’ospedale, adesso ti faccio sapere venerdì, ok?

I due si salutano.

Il giorno successivo, il 15 maggio, Solvi chiama Buzzi e gli dice.

Solvi: senti, domattina alle 9:30 c’è la festa in piazza li ad Acilia.

Ci vediamo li al bar di quella piazza, alle 9:30, va bene?

Il 16 maggio un servizio di OPC confermava l’incontro tra Solvi, Buzzi e Tassone in piazza S.Leonardo ad Acilia, alle ore 9:30.

Nel corso dell’incontro Buzzi chiama Garrone

Buzzi: una cortesia, tesoro

Garrone: dimmi

Buzzi: il bando di un milione di euro, per la pulizia delle spiagge, quello che ha fatto il Dipartimento e che è stato revocato

Garrone: si

Buzzi: riesci a mandarmelo sul telefonino?

Garrone: eh, lo devo cercare, io non ce l’ho

Buzzi: ce l’ha Alessia

Garrone: vado di la e me lo faccio dare, ok, faccio la scansione.

Poco dopo Buzzi richiama la Garrone per dirle di inviargli la scansione del bando sulla posta di Tassone, perché la sua non funzionava, e gli invia via SMS questo indirizzo mail: tassone71@libero.it

L’incontro Tassone, Solvi e Buzzi, termina alle ore 10:10.

Lo stesso giorno, venerdì 15 maggio alle ore 12:00, si sarebbe riunita la commissione del Decimo Municipio con l’incarico di individuare i soggetti economici a cui affidare i lavori a somma urgenza relativi a Castel Fusano.

In sede di sequestro veniva rinvenuto il verbale protocollato col n. 61096 del 19 maggio 2014 del Decimo Municipio Direzione Ambiente e Territorio, avente ad oggetto – si legge – “lavori a somma urgenza per indagini sulla stabilità delle alberature stradali e conseguenti interventi di potatura via di Castel Fusano – via del Mare“. Il verbale in questione è un verbale di individuazione imprese, col quale si da atto che il giorno 16/05/14 presso la sede dell’UO Ambiente e Litorale del Municipio Dieci, sita a Roma in via del Martin Pescatore n.66, alle ore 12:00 si sono riuniti il funzionario geom. Carlo Fresh, il geom. Susanna Abramo e l’impiegato addetto Anna Nicoletti per l’individuazione di cinque imprese: 29 giugno, Formula Sociale, CNS, Consorzio Formula Ambiente ed Euro Botanica srl. Il verbale reca la firma dei membri della commissione e dell’allora Direttore, dott. Paolo Cafaggi.


Gli accordi sulle gare del decimo municipio

Sul contenuto degli accordi tra Buzzi e Tassone relativamente alle gare che sarebbero state indette dal Decimo Municipio, accordi presi in occasione dell’incontro di quella stessa mattina presso il bar di Acilia, si cita l’ambientale del 16/05 tratta dagli uffici di via Pomona. Sono presenti, oltre a Buzzi, Guaranì, Caldarelli e Garrone.

Buzzi: L’ultima cosa, so stato a Ostia. Avemo preso Ostia, Ostia è nostro: 400 mila euro del verde, e io, me chiameranno a me, giù.

E io, con la carta intestata, faccio…(inc.) per non fa sbajà (inc.)

Caldarelli: e quant’è?

Buzzi: 400 mila euro

Guaranì: ma queste so le potature?

Buzzi: si, dice il quantum in base a…

Garrone: a me m’ha detto che devono ringrazià, mo

Buzzi: eh, mo me chiameranno

Guaranì: ma quindi arrivano i dindini?

Buzzi: me chiameranno a me

Guaranì: e le spiagge, invece?

Buzzi: le spiagge fanno due lotti: 350 e 300. 300 li piglia Villa Maraini (Francesco D’ausilio) e 350 li pigliamo noi

Con riguardo alla gara sulle spiagge, sempre nel corso dell’ambientale sopra citata, più avanti Buzzi dice:

Buzzi: dovremo dargli cinque imprese; io, per le spiagge, che sarebbe poi, ce darebbero la guardiania dei bagni e lo spurgo dei bagni, limitatamente a quest’ambito, guardiana dei bagni e spurgo dei bagni, utilizzerei la COSMA, così ci alleggeriamo pure su certe partite. Perché…è ora che ci alleggerimo, dovemo da un milione a Massimo (Carminati). Però Tassone è nostro, è solo nostro; non c’è maggioranza e opposizione, è mio.

Sempre nella stessa ambientale, ancora più avanti, Buzzi riferisce che a Tassone sarebbero stati corrisposti 30 mila euro.

Buzzi: noi, nell’ambito de ste cose, nell’ambito de sta monnezza,

pe tenè i voti, già semo arrivati a 43 mila euro, eh?

Tassone 30, 10 Alemanno, (totale) 40.


La gara delle potature

Il 20 maggio viene intercettata la conversazione tra Buzzi e Gammuto; Buzzi chiede al suo collaboratore di passare da Alessia, un’altra sua collaboratrice con l’incarico specifico di preparare la documentazione relativa alle gare. Gammuto doveva prendere i documenti relativi alle due gare per gli arenili di Castel Porziano,

“per prendere quelle due gare che lei sa” dice Buzzi al telefono a Gammuto.

Buzzi avrebbe dovuto portare quei documenti ad Ostia, se solo la sua collaboratrice glieli avesse ricordati.

Nel verbale di Commissione per indagini di mercato, relativo ai lavori di somma urgenza, redatto il 23 maggio, protocollato con lettera n.64840 del 26/05/14 Municipio Roma Decimo (la stessa commissione del 16/05, vale a dire Fresh, Abramo e Nicoletti) si fa riferimento all’individuazione delle cinque imprese per la partecipazione alle gara per la pulizia degli arenili, e si sottolinea come le offerte devono pervenire via FAX o a mano in via Martin Pescatore n.66, a seguito dell’invito trasmesso il data 19/05/14, entro le 48 ore (21/05).

Sempre nel verbale si scrive come nei termini indicati risultino pervenute le seguenti offerte: coop.soc. 29 giugno onlus, Formula Sociale coop. soc., CNS, Consorzio Formula Ambiente ed Euro Botanica srl. Alla lettura delle offerte, risulta affidataria provvisoria dell’appalto in oggetto l’impresa cooperativa sociale 29 giugno onlus. Sempre il 29 maggio Solvi chiama Buzzi per incontrarlo ad Ostia; alle ore 11:00 il dispositivo gps sull’auto di Buzzi segnala la presenza della sua auto presso il Lungomare Toscanelli ad Ostia.

A bordo del veicolo c’è anche Gammuto, ed al ritorno di Buzzi dall’incontro con Solvi, viene registrata la seguente conversazione.

Buzzi: e mo c’andiamo insieme a parlare, perché qui, le spiagge, no?

Gammuto: queste spiagge o cosa, o potature..tutte e due lui, no?

Buzzi: si, tutte e due, quindi je dovrei ridà..

Gammuto: ok (inc.)


Tassone presenta il conto

Alle ore 11:50 il gps segnala la presenza dell’auto di Buzzi in via del Martin Pescatore, sede dell’ UO Ambiente e Litorale del Municipio Dieci. Alle ore 12:05 Solvi chiama Buzzi e gli dice di tornare dove stavano prima. Alle 12:10 Buzzi e Gammuto rientrano in macchina e commentano l’accaduto.

Buzzi: abbiamo trovato il meccanismo: Ostia se la semo presa, mo pure…(inc.) pijano tutti i soldi da noi

Gammuto: tutti, eh tutti, si, quindi.., lo sai che c’è; io non è che giustifico, perché non lo giustifico, ma il dipendente comunale, na cosa n’altra, forse se c’arriva, si e no a 1.500, no? C’hanno possibilità di pigliare? Li pigliano tutti.

Alle 12:21 la Q5 di Buzzi si ferma ad Ostia, in via Giuliano di Sangallo; Buzzi e Gammuto scendono dall’auto. Qualche minuto dopo Buzzi chiama Solvi e questo risponde: “resisti eh, resisti. sto uscendo”. Alle 12:40 Buzzi e Gammuto risalgono in auto e commentano.

Buzzi: mah, m’hanno chiesto trenta, m’hanno chiesto

Gammuto: questo qui?

Buzzi: eh

Gammuto: e mica scherzano, pure loro

Dopo un po’ che parlano Buzzi dice.

Buzzi: l’intesa (inc.) e tre a lui

Gammuto: tre per tutto (inc.) no quello, quello del primo?

Buzzi: questo che c’ha accompagnato (Solvi)

Gammuto: ah, questo qui, questo

Buzzi: allora la fatica (inc.) e io faccio sto lavoro per due lire, e rischio la galera. Io rischio la galera, come dice Alessandra (inc.)

Gammuto: no, aspetta; compra casa prima, eh, non fare scherzi. Salvatò, già te l’ho detto: non fa scherzi; non mi lasciare, che poi

Buzzi: hai capito? Quando vede questo gli dice: “quanto pigli 5.000”

“e’ impossibile” non è possibile, non ci credono

Gammuto: però, questo è stato chiaro. Conosci un politico? Tutto a posto, ammazza oh.

Alle ore 16:00 del 20 maggio, nell’auto sono presenti Buzzi e Di Ninno.

Buzzi: hai capito? Oggi il presidente (Tassone) m’ha chiesto il 10% in nero (inc.) proprio crede..il 10% in nero

Di Ninno: invio (stava scrivendo un sms) questi non si vergognano per niente.

Dal punto di vista documentale il 22 maggio 2014 con determinazione dirigenziale a firma del direttore del Decimo Municipio Paolo Cafaggi, venivano impegnati 474.000 euro “per la manutenzione ordinaria e straordinaria, incluso il servizio di spurgo pozzetti e fosse biologiche settiche, e presidio degli arenili di Castel Porziano, per la stagione balneare 2014. L’importo complessivo era 474.000 euro, disponibile nel bilancio 2014.

Il 16 giugno viene intercettata un’ambientale all’interno degli uffici di via Pomona; sono presenti Buzzi, Carminati e Di Ninno. I tre sono intenti ad effettuare dei calcoli relativi alle entrate derivanti dalla manutenzione del verde

Di Ninno: 800, 678

Buzzi: aspetta un attimo, io qui faccio una cosa, perché sennò non ce lo scordiamo più: faccio SG (abbreviazione di servizio giardini)

655, +145, 830%

Carminati: questo qua lo metti la

Buzzi: 240, lo metto qua così, a futura memoria -40 fa 200: 100 e 100

Carminati: ok; questi ce li ho tutti io, allo stato

Buzzi: ce li hai tutti tu, ce li hai tutti tu

Carminati: ce li ho tutti io, quindi li dobbiamo fare uscire, li dobbiamo fare uscire dal conto mio comunque, eh?Che dici?

Buzzi: se li vuoi fare uscire dal conto tuo, li puoi pure fare uscire da qua, ma li scaliamo da qua

Carminati: eh, infatti preferisco, preferisco così. Non fa…non fa. Poi ci pensa lui, ci pensa ok?

Buzzi: ok. Quindi Fabrizio Testa deve prendere; quanto deve prendere?

Carminati: un terzo


Il subappalto alla COSMA

Nella conversazione seguente, intercettata il 17 giugno, emerge chiaramente l’intenzione di Buzzi e del sodale Carminati di subappaltare la gara del verde, quella delle potature, vinta dalla 29 giugno onlus, alla COSMA di Carminati.

Buzzi: un’altra cosa: bisogna fare il subappalto su quei lavori che abbiamo preso ad Ostia, a quell’impresa vicino a Fabrizio (Testa): il 30%.

Nel corso delle operazioni di perquisizioni effettuate presso l’abitazione di Testa, il 2 dicembre 2014, veniva sequestrata una lettera con protocollo n.93440 del 30 /07/14 con cui il Decimo Municipio a firma dell’ing. Paolo Cafaggi autorizzava l’impresa Edil Lazio srl, con sede in via Passo del Furlo n.20 Roma, al subappalto inferiore del 30% sull’importo contrattuale, relativo ai lavori di potatura da eseguirsi in via di Castel Fusano, via del Mare.

Ma i rapporti tra Buzzi e Solvi non si esauriscono con l’aggiudicazione delle gare per le potature in capo alla 29 giugno,  ma proseguono. Principalmente per via del fatto che erano ancora in essere gli accordi presi da Buzzi con Tassone in relazione alle spiagge, e per le quali ancora non era uscito il bando di gara.

Per tale ragione Buzzi si teneva aggiornato via SMS con Solvi, sull’evolversi della situazione.


La gara per la pulizia di Castel Prorziano

Il giorno 17 giugno lo scambio di sms tra Buzzi e Solvi è particolarmente intenso, con dieci sms complessivamente scambiati tra i due.

Il 21 luglio è il giorno in cui viene inviata la lettera invito alla gara per il servizio di pulizia degli arenili di Castel Porziano, nella stagione balneare 2014, a cinque imprese: 29 giugno doc, coop, sociale onlus, Formula Sociale soc. coop. sociale, Consorzio Nazionale Servizi (CNS), Cooperativa Sociale Servizi e Manutenzione (COSMA) e Unicoop, coop. soc. onlus.

Lo stesso giorno si registra una conversazione tra Buzzi e Salvatore Forlenza, rappresentante del CNS.

Forlenza: ascolta: c’è arrivato un invito da Roma Capitale, sulla pulizia delle spiagge: Castel Porziano

Buzzi: si, te c’ho messo io (ride)

Forlenza: eh?

Buzzi: te c’ho messo io, nel terz.. nel quintetto

Forlenza: ma che faccio, ringrazio?

Buzzi: eh si

Forlenza: vabbè. non volevo, dato che mi è arrivato

Buzzi; ma quando è arrivato, oggi?

Forlenza: in quest’istante, lotto 2

Buzzi: per fortuna je l’hanno fatta, je l’hanno fatta

Forlenza: ringrazio?

Buzzi; si, si, lotto 2, quello della pulizia delle spiagge

Forlenza: si lotto pulizia spiagge, nel tratto Castel Porziano zona Cancelli

Buzzi: tanto per cambiare il nome nostro. No, no, no; ringrazia, ringrazia

Forlenza: Va bene, ciao

Buzzi; ciao

Dai verbali di gara sequestrati presso il Decimo Municipio risulta come l’unica impresa ad aver consegnato la busta contenente l’offerta sia stata l’impresa sociale coop. sociale 29 giugno onlus. Gli altri quatto concorrenti della gara non hanno dunque presentato alcuna offerta. Di conseguenza la 29 giugno risulta essere l’aggiudicataria dell’appalto.  (cm)

La corruzione di Tassone e Solvi (prima parte)

castel-porziano

 

Le gare indette con gli 800 mila

Come già detto, gli 800 mila euro stanziati in origine per il Quinto Dipartimento e in seguito scomparsi tra le pieghe del bilancio comunale, vengono ritrovati e sbloccati grazie all’intervento di Claudio Turella e Luca Gramazio. Turella, inoltre, riesce a trasformare questi soldi da lordi a netti, vale a dire agli 800 mila euro ritrovati andava aggiunta l’IVA una seconda volta. Per quest’ operazione, di cui Turella è artefice, la richiesta nei confronti di Buzzi è una dazione da 30 mila euro. Dai documenti acquisiti dal ROS presso il Decimo Dipartimento e presso il Segretariato di Roma Capitale, è emerso come con questi 800 mila siano state finanziate cinque gare. In particolare con la lettera R1573 del 23/01/15 il Segretariato Generale descrive queste cinque gare scrivendo: “Queste sono le gare che sono state finanziate grazie agli 800 mila euro più IVA previsti (in origine) per le piste ciclabili; in particolare si tratta:

1) della gara per l’affidamento del servizio per intervento necessari a garantire il decoro urbano presso il 3° Municipio (ex 4°), aggiudicato con det. dir. n.1163 alla coop COSMA in data 4/06/15.

2) della gara per l’affidamento del servizio per interventi di ripristino

vegetazione e decoro urbano presso le aree a verde confinanti con la viabilità primaria, aggiudicata con det. dir. n.1164 alla coop 29 giugno onlus.

3) della gara per l’affidamento del servizio per interventi di manutenzione di aree a verde confinanti con piste ciclabili, che veniva affidata con det. dir. n.1165 alla coop 29 giugno onlus.

4) della gara per l’affidamento del servizio per intervento di sfalcio erba presso le aree a verde dei municipi XI e XII , che veniva affidata con det.dir. n.1166 alla coop Formula Sociale.

5) della gara relativa all’affidamento del servizio di ripristino vegetazione e messa in sicurezza delle aree a verde limitrofe alla via Cristoforo Colombo, compresa l’eventuale fornitura di piante e di tutti i materiali necessari, gara aggiudicata con set. dir. n. 1168 alla Eriches 29.

Tutte le determine dirigenziali citate sono firmate da Fabio Tancredi e da Claudio Turella. In particolare gli inquirenti hanno rilevato come nel passaggio di consegne tra l’amministrazione Alemanno e la nuova targata Ignazio Marino, ed il contestuale rinnovo dei dirigenti amministrativi, vi fosse un’accelerazione delle pratiche relative all’affidamento delle gare, con la maggior parte delle determine firmate da Tancredi. Le determine dirigenziali vengono dunque tradotte in procedimenti amministrativi nei quali Turella risultava essere sempre il Responsabile Unico di Procedimento. 


 

L’annullamento delle gare

La rivendicazione delle gare per la gestione degli arenili da parte del presidente del Decimo Municipio, Andrea Tassone, avviene il 6 maggio 2014, attraverso una lettera.

La lettera in questione, invita il giorno dopo la pubblicazione sul sito di Roma Capitale dell’avviso per l’espletamento delle procedure negoziate relative alle cinque gare sopra indicate, produce una serie di conseguenze inattese. Innanzitutto le gare indette dal Decimo Dipartimento di Roma Capitale, riservate a cooperative sociali di fascia B, con scadenza 14 maggio 2014 e riguardanti “l’esecuzione di servizi presso Castel Porziano, nel corso della stagione balneare 2014”, vengono annullate.  Ad un anno esatto di distanza dal recupero del famoso milione (800 mila più IVA) stanziato per le piste ciclabili ed in seguito destinato alle cinque gare in questione, dalle determine sequestrate è stato possibile stabilire come queste sarebbero state vinte dalle cooperative di Buzzi (29 giugno, Cosma, 29 giugno onlus, Formula Sciale ed Eriches 29).

Ma Buzzi non poteva certo prevedere la presa di posizione del presidente Tassone.

Dunque il 5 maggio, con lettera protocollata n.55330  a firma congiunta Tassone e Claudio Saccotelli (il direttore del municipio Ostia) il Presidente del Decimo Municipio comunica all’assessore all’ambiente di Roma Capitale Estella Marino, al ragioniere generale Maurizio Salvi, al direttore del Decimo Dipartimento Gaetano Altamura ed al capo di gabinetto Luigi Fucito,l’intenzione di rivendicare la competenza dei servizi di pulizia degli arenili di Castel Porziano, in capo al proprio municipio.

A giochi ormai fatti è Turella a chiamare Buzzi e a dargli la cattiva notizia. E’ il 9 maggio, 4 giorni dall’invio della lettera. Buzzi non sa ancora che le cinque gare di Ostia che credeva di essersi aggiudicato, verranno annullate.

Turella: quel discorso de Ostia è zompato, eh?

Buzzi: perché

Turella: eh, perché Tassone e Saccotelli hanno fatto gli stronzi; c’hanno scritto una lettera, devi vedere che lettera c’hanno scritto

Buzzi: c’hanno scritto?

Turella: hanno scritto che è un’interposizione d’appalto, tutto quanto, proprio. Ma come, fino all’anno che ce l’ha avuta Multiservizi stava bene tutto, capito? Eh niente

Buzzi; e quindi?

Turella: e ci vogliono pensare loro, chiaramente. Lo sai come ci vogliono pensare, no?

Buzzi: evvabbè

Turella: si, la competenza è loro, però da sempre c’abbiamo pensato noi, capito? Mo quest’anno non gli va bene

Buzzi: annullata la gara, no? Che succede?

Turella: si, si, annullata; l’annulliamo


Tassone si fa sotto

In realtà, due giorni prima di questa conversazione, Buzzi era andato a parlare con Tassone che lo aveva cercato, quando ancora era all’oscuro di tutto. Dunque è Tassone a farsi sotto per primo.

Il 6 maggio viene intercettata una conversazione telefonica tra Buzzi e Testa.

Buzzi: senti, me cercava Tassone. Ma che vorrà?

Testa: non lo so, non lo so

Buzzi: io oggi non ce la faccio ad andare

Testa: non c’ho la più pallida idea

Il giorno seguente, il 7 maggio, Buzzi chiama ancora Testa per avvisarlo che avrebbe incontrato il giorno stesso Tassone

Buzzi: io oggi alle 4 vado da Tassone. Me vuole vedè. Mo, poi, te chiamo e te dico.

Il giorno 10 maggio Tassone chiama Buzzi al telefono.

Tassone: Salvatore

Buzzi: Presidente, come stai?

Tassone: ciao, bene, bene, tutto bene

Buzzi: senti, si, tutto bene. Ho fatto tutto. Ti volevo di una cosa; ma te riesco a vedè domani?

Tassone: si, a che ora?

Buzzi: eh, l’ora che vuoi tu. Io ubi major, minor cessat

Tassone: si, aspetta un secondo: domani, domani, e all’una?

Buzzi: all’una, ok. Alle 13 da te.

Alle ore 11 del giorno seguente, 11 maggio, Paolo Solvi, collaboratore di Tassone, manda un SMS Buzzi: “Ci vediamo con Andrea a pranzo oggi? ” l’appuntamento viene fissato all’ora di pranzo presso il ristorante il Pescatore. Un servizio di OPC verifica come effettivamente il giorno 11 maggio alle ore 13:30 i tre, Buzzi, Tassone e Solvi si incontravano presso il ristoriate il Pescatore, al Lido di Ostia.


La posizione di Paolo Solvi

Oltre ad essere il braccio destro di Andrea Tassone tanto da  usare nei suoi confronti l’appellativo di “capo” pur non essendo impiegato al decimo municipio, Paolo Solvi ricopre un ruolo determinante nella vicenda corruttiva in esame.

E’ infatti a Solvi che sia Buzzi che Testa si rivolgono per le pratiche relative alle gare predisposte dal Decimo Municipio. Solvi, dunque, riveste un ruolo di raccordo tra il Municipio di Ostia e Tassone da una parte, e il sodalizio rappresentato da Buzzi e da Testa, dall’altra.

Il 21 luglio 2014, con lettera protocollata al n.90222 del Decimo Municipio, viene inviato ad una serie di soggetti economici l’invito a partecipare alle gare per l’affidamento dei servizi di pulizia relativi agli arenili di Castel Porziano.

La posizione di Solvi si evince anche dall’intercettazione del 24 luglio 2014, nella quale Buzzi e Salvatore Calogero Nucera, braccio destro dell’allora capogruppo PD in Campidoglio, Francesco D’Ausilio conversano.Nel dialogo in questione il discorso cade su Paolo Solvi, che Nucera definisce un “esecutore”.

Il contenuto del dialogo avuto con Tassone il giorno 11 maggio, Buzzi lo rivela in alcune sue conversazioni telefoniche.

Come quella avuta il giorno seguente, il 12 maggio, con Mauro Valente, presidente della cooperativa sociale Viola.

Buzzi: ho finito ora, eh, l’ho quasi convinto

Valente: si

Buzzi: l’ho quasi convinto. Praticamente, intanto lui c’ha solo 450 mila euro e non un milione

Valente: ah

Buzzi: prima cosa; seconda cosa, gli ho detto: guarda, se tu richiedi il milione, ti intesti la… primo fai un figurone, e due gestisci te la questione, no?

Valente: e certo

Buzzi: e l’ho quasi convinto; poi m’ha detto, dice: “guarda” gli ho detto: “guarda, noi intanto ci vediamo a mezzogiorno con..col dirigente” tanto ci dirà quello; gli daremo..gli incominceremo a menà, se io te chiamo prima, se tu me dici che se po fa sta cosa, dico alle organizzazioni, dice: “perché non andiamo a parlà col presidente?”

Valente: va bene, va bene

Buzzi: e così, praticamente, siamo usciti da una porta e rientriamo dall’altra porta

Valente: e rientriamo dall’altra parte, certo

Buzzi: esatto

Valente: va bè, anche se le assicurazioni, comunque, sulla partita economica per noi era..quindi poi, vediamo che ci dicono. Sicuramente bisognerà menà.

Buzzi: e certo

Proseguendo in merito alla discussione avuta con Tassone, Buzzi riferisce:

Buzzi: lui mi ha detto che però 450 mila, 550 se li so tenuti, eh quindi.

Buzzi intende dire che la somma inizialmente stanziata in favore delle cooperative sociali di fascia B per la pulizia degli arenili di un milione di euro, si era ridotta a 450 mila (“se so tenuti 550 mila”).

Valente commenta: “Scusa, 450. Tu, però, non ne hanno già spesi 200 e rotti?

Buzzi: no, ha detto de no, che non ha speso niente, perché j’hanno fatto fa l’apertura gratis per tutti i soldi che se so presi in passato.

Per apertura gratis si intende l’apertura della gara, in relazione alla quale non era stata sostenuta alcuna spesa. (cm) fine prima parte

L’emergenza maltempo e la gara truccata delle ville storiche

villa-pamphili

Nel periodo relativo agli anni 2012-2014 Claudio Turella è stato un dirigente di Roma Capitale inquadrato all’interno dell’Unità Organizzativa Verde Pubblico e Decoro Urbano.

In particolare era il funzionario responsabile degli uffici programmazione e gestione del verde urbano, ufficio Raccordo e Coordinamento Attività Servizi Operativi Municipi e Ville.

Le indagini su Mafia Capitale hanno coinvolto Turella in ordine a due episodi corruttivi, in relazione ai quali Salvatore Buzzi e le cooperative a lui afferenti avrebbero tratto delle utilità, e per i quali Turella avrebbe beneficiato di almeno due dazioni di denaro.

Ci riferiamo in particolare all’affidamento dei lavori di pulitura parchi e strade in occasione dell’emergenza maltempo dei mesi febbraio-marzo 29012, ed alla vicenda relativa agli 800 mila euro stanziati dal comune in sede di bilancio provvisionale, grazie al ruolo svolto dal capogruppo PDL in Campidoglio, Luca Gramazio, e che a seguito dell’intervento di Turella diventeranno da lordi (comprensivi di IVA) a netti (IVA esclusa).  Dalle intercettazioni risulta che che nel primo caso Turella riceverà da Buzzi una tangente di 40 mila euro, mentre nel secondo, la tangente ricevuta da Turella sarà di almeno 30 mila.


L’emergenza maltempo

Con la nevicata straordinaria del febbraio-marzo 2012 le cooperative di Buzzi hanno beneficiato dell’affidamento diretto dei servizi di ripristino della viabilià e di pulitura delle strade, Dall’ambientale del 19/06/13 tratta dall’Audi Q5 di Buzzi, quest’ultimo riferisce al collaboratore Emilio Gammuto presente con lui in auto, come dei 40 mila euro promessi in origine a Turella per l’affidamento in questione, gli restassero ancora da corrispondere 15 mila in contanti.

Buzzi: Entravano altri soldi, Turella, gli davamo la pagnotta pure a lui

Gammuto: e per forza

Buzzi: stanza dei bottoni. Gli devo da ancora..penso 10 mila euro, fammi vedè

Gammuto: Un acconto, a Franco (Panzironi).

Rumore di carte sfogliate

Buzzi: Franco so 40 mila euro. Turella…15 mila euro gli devo da

Gammuto: ancora?

Dopo un pò il gps dell’auto intercettato dal ROS segnala che il mezzo si trova in via della Navicella n.41 presso gli uffici del Sevizio Giardini di Roma Capitale, sede di lavoro di Turella.

Gammuto: Turella sta la, sta già fuori. Sta fuori a parlare. Come je dici: compagno Turella? Dai, dai…

Buzzi: Mettiti sugli attenti…Eh, ma i 15 mila che…li tengo io a garanzia, hai capito?

I due scendono dall’auto e si recano ad incontrare Turella. Poco dopo risalgono sul veicolo commentando l’accaduto:

Buzzi: mancano 230 mila euro

Gammuto: ma porco…com’è mancano sti soldi, aoh?

Buzzi: eh, perché non si trovano. Lo sai che m’ha chiesto 100 mila.

Perché te li trovo io, li. So tutti guadagnati, me dice.

Gammuto: no, vabbè. A noi non ce ne frega un cazzo

Buzzi: beh, ma io come te li do? J’ho detto: a Cla, eh…

Gammuto: Però, come cazzo glieli dai, aoh?

Buzzi: dice: vabbè, poi vedremo.

Gammuto: no, ma gliel’hai detto che per tutti sti recuperi la deve pija lui la direzione dei lavori, eh?

Per recuperi i due intendono una serie di gare truccate che sarebbero state assegnate già in partenza alle cooperative di  Buzzi, e per le quali loro non avrebbero dovuto fare nulla.

Buzzi: si, je l’ho dettto

Gammuto: noi non dovemo fa un cazzo, levate quelle cose che so..

Buzzi: j’ho detto: a Cla, non t’è..t’è chiaro che noi non dovemo fa niente? j’ho detto

Gammuto: no, beh, alcune cose si. Perché non è che tutte quante so de recupero

Buzzi: centomila, li mortacci de: si, per averne 800. Però, devo parlà co Massimo. Deve provvedè Massimo, vabbè. Però, gliel’hanno messi in più

Gammuto: Salvatò..per noi cento so trovati, mo che…

Gammuto si riferisce al fatto che con l’ingresso in cooperativa di Carminati la liquidità delle cooperative sia aumentata esponenzialmente.

Buzzi: duecento ce ne mette in più

Gammuto: no, per esempio, io sto in difficoltà poi come trovarli. Trovala tutta sta liquidità. Però, noi quelli…certo, mortacci stracci

Buzzi: macché: sull’emergenza neve 40 mila euro, aho.

Gammuto: e quelli ancora glieli stati a da, no?

Buzzi: eh, 15 glie ne mancano, oh. Ma c’è la difficoltà a trovà i soldi

Buzzi si riferisce al fatto che il sistema per recuperare il contante in nero da usare per le dazioni di denaro,  con il sistema delle false fatture che come abbiamo visto coinvolgeva Marco Clemenzi e la sua galassia di società, si stava mostrando insufficiente rispetto all’ammontare delle dazioni da corrispondere.

Come dice lo stesso Buzzi queste sono decuplicate al punto tale che  conversando con Gammuto, gli rivelava che Turella gli aveva detto di non sapere dove sistemare tutto il contante che aveva: “pensa una volta ce ne aveva talmente tanti che mi disse a me, dice: ma io, come posso fa che c’ho un sacco de soldi. J’ho detto: dammeli a me, te li sistemo io”.

Effettivamente il ROS, in occasione della perquisizione effettuata il 2 dicembre 2014 presso l’abitazione di Turella, rinveniva all’interno di una cassaforte la somma di 572.000 euro in contanti, custodita in diverse buste.


Gli affidamenti diretti

L’attività posta in essere da Turella in favore di Buzzi era funzionale al ruolo specifico ricoperto dallo stesso Turella all’interno dell’amministrazione di Roma Capitale. 

Turella infatti era in grado di intervenire direttamente nella modalità di gestione di taluni servizi, attraverso l’affidamento diretto senza gara, a causa ad esempio del carattere emergenziale del servizio stesso.

Ciò è accaduta in maniera esemplare in occasione dell’emergenza maltempo nel febbraio-marzo 2012. Negli atti amministrativi in cui si sostanziava tale affidamento d’urgenza, Turella appariva sempre come Responsabile Unico di Procedimento (RUP).

Nella vicenda relativa alla trasformazione degli 800 mila euro da lordi a netti, la somma in questione verrà poi stanziata in favore del Dipartimento Decimo per finanziare 5 gare indette nell’anno 2013, gare nelle quali Turella ricoprirà ancora una volta il ruolo di RUP, oltre che di componente della commissione di gara.

Questo consentirà alle cooperative di Buzzi di aggiudicarsele tutte e cinque. L’intervento di Turella permetterà inoltre di fare approvare le determine dirigenziali di impegno fondi a Fabio Tancredi, sodale dell’organizzazione nonché direttore del Decimo Dipartimento. Sara’ grazie a lui se verranno firmate tutte le determine relative alle gare vinte dalle cooperative di Buzzi, prima del suo trasferimento legato al rinnovo del parco dirigenti e all’ingresso della nuova giunta Marino.

Infine sarà ancora una volta grazie all’intervento di Turella, in qualità di presidente di commissione nonché di RUP, se la Eriches 29 si aggiudicherà, anche se in modo irregolare secondo le intercettazioni, la gara relativa alla manutenzione delle aree verdi delle ville storiche (Villa Ada, Villa Borghese, Villa Pamphili). Si tratta in questo caso di una delle dieci gare (la n.9) previste dalle procedure negoziate riservate alle cooperative sociali di tipo B; le gare vengono indette ancora una volta dal Decimo Dipartimento di Tutela Ambientale e verde, quello nel quale era inquadrato Turella.


I fondi impegnati e liquidati per l’emergenza neve

Dalle perquisizioni eseguite dagli uomini del ROS all’interno degli uffici di Roma Capitale venivano acquisite le determinazioni dirigenziali relative sia all’impegno dei fondi che alla loro liquidazione. In particolare la dd n.2308 del 27/11/12 avente ad oggetto “l’impegno fondi e il contestuale affidamento della prosecuzione dei servizi e forniture a seguito dell’emergenza maltempo per la protezione civile”, firmata dal direttore della gestione del territorio, dott. Fabio Tancredi, dal capo dipartimento Tommaso Profeta e dal dirigente della ragioneria, per la regolarità contabile, dott. Stefano Cervi.

Si tratta delle determine n.43 del 3/02/12 e n.49 del 10/02/12  con le quali veniva impegnata la somma complessiva di 3.330.544, 21 euro IVA inclusa “per i servizi e forniture necessari per il superamento dell’emergenza maltempo”.

Veniva rinvenuta inoltre la determina n.2339 del 3/12/12, sempre a firma Tancredi, Profeta e Cervi. In questo caso veniva impegnata la somma complessiva di 4.348.206, 59 euro inclusa IVA, per gli stessi servizi di cui alla dd precedente. L’ultima è la dd. n.2359 del 3/12/12 avente ad oggetto “affidamento e contestuale liquidazione relativa agli interventi a seguito dell’emergenza maltempo per la protezione civile” in favore della coop. soc. 29 giugno, firmata dal Responsabile Unico del Procedimento (RUP) Claudio Turella.

In occasione dell’evento emergenziale in questione, il RUP Turella, convocata per le vie brevi la coop. soc. 29 giugno (assieme ad altre), dichiarava che gli interventi suddetti erano stati eseguiti per un importo pari a 123.349 euro, escluso IVA al 21%, ed ordinava la liquidazione della somma di 149.252, 56 IVA inclusa, in favore della medesima. In corrispondenza di questa cifra, come emerge dall’attività intercettava, Turella avrebbe preteso una tangente di 40 mila euro.


La gara (truccata) per la manutenzione delle ville storiche

In questa sede verrà affrontata solo la gara numero 9 per “interventi occorrenti per la manutenzione ordinaria delle aree a verde delle ville storiche”, per l’importo di 200 mila euro IVA inclusa. Presidente della commissione di gara sarà ancora una volta Claudio Turella. La gara n.9 verrà aggiudicata alla Eriches 29 legata al gruppo di cooperative di Salvatore Buzzi.

Dall’ intercettazione del 13.05.13  emerge dal dialogo tra Buzzi e Roberto Rufini, quest’ultimo inviato a monitorare lo svolgimento della gara, come la coop. Solco avesse presentato una documentazione insufficiente.

Rufini: “Oltre a noi tre ci stava pure un raggruppamento: Solco e l’Esempio. Loro non l’hanno voluti escludere, ma è sicuramente da esclusione perché Solco s’è presentata per una consorziata, e la consorziata non ha presentato nessuna documentazione“.

Come mostrerà l’andamento della gara, a seguito della verifica della regolarità amministrativa il giorno 13 maggio 2013, la coop. soc. il Solco non verrà esclusa, così come del resto anche le altre coop. doc. partecipanti. Il giorno 14 maggio viene registrata la seguente conversazione tra Buzzi e Rufini; quest’ultimo riferisce al suo dante causa: “Adesso stanno facendo Eriches, ancora non c’hanno mandato fuori. Il problema è che Turella non ha escluso il Solco, e gli ha consentito di presentà la documentazione, quella della consorziata“.

Buzzi, che teme di perdere la gara, chiama Turella, ma Turella non risponde. Decide allora di inviargli  un sms con su scritto: “chiamami urgentemente”. Prima di poter parlare con Turella Buzzi riceve però una chiamata da Rossana Calistri, uno dei tre membri della commissione gara.

C: allora, senti, ci dovete porti… siccome state pari punteggio col Solco
B: si
C: hai capito? Devi portare le certificazioni perché abbiamo… ti abbiamo dato un punto in più, perché avete le certificazioni dei lavori fatti dalle Istituzioni o dal… o dalle… (inc.) di volontariato, anche domani, cioè tipo il Municipio, capito?

B: ok
C: eh, ciao
B: ciao
C: oh, ma Salvatore
B: si
C: ma quella gara, a quanto hai messo al massimo ribasso?
B: no, non è al massimo ribasso, l’offerta più vantaggiosa
C: eh, l’offerta più vantaggiosa, scusa, stavo a pensa’…
B: ma, ma scusa, ma non c’erano venti punti de vantaggio sul Solco?
C: sul?… Il Solco ha fatto un lavoro bellissimo… il Solco (inc.) di leggere tutto
B: va be’, però siccome il Solco non ha dato coso, la consorziata, doveva esse esclusa,

C: e non la posso esclu… cioè, se l’abbiamo ammessa… l’abbiamo ammessa la

B: eh, però daglie qualche punto de meno, uno solo io perdo

C: tu non lo sai quanto… hai messo tu?
B: no, no
C: eh

B:io, si, lo so, ho messo pochissimo

C:  mh, mh, ho capito, adesso parlo con Claudio (Turella)

B:  e perché sennò… perdo, capisci?

C:  ok, parlo con Claudio

B:  e almeno cinque/sei, capito?

C:  mh, ok, ciao

B:  ok, ciao

Non ricevendo risposta da Turella, Buzzi richiama Rufini

B: Robbè stai ancora li?

R: Eh si, ancora stanno chiusi

B: Senti, ma il Solco perché non poteva essere escluso? Chiedi l’esclusione del Solco, no?

Terminata la conversazione con il suo collaboratore Rufini, Buzzi invia un nuoto sms a Turella:”Almeno dieci lunghezze”.

La gara viene vinta dalla Eriches 29 e Buzzi, chiamando Caldarelli al cellulare, commenta con lui la partecipazione della cooperativa il Solco, di Mario Monge, come un evento legato alle pressioni del concorrente Alessandro Montani, titolare della coop. il Granellino di Senapa. Buzzi racconta infatti a Caldarelli di avere parlato con Monge, col quale aveva da poco ripreso a lavorare dopo uno precedente screzio, il quale gli aveva rivelato di non avere mai avuto intenzione di mettersi di traverso nella gara n.9, poiché per lui quella gara era insignificante. (cm)

Turchia: un deficit di democrazia

 

Il livello della spesa militare turca ha cominciato a crescere in maniera sostenuta a partire dal 1990, fino a raggiungere il 4% del PIL tra il 1998 ed il 1999. L’espansione del livello della spesa, dovuto per oltre il 50% agli stipendi del personale militare, era legata alla necessità di una militarizzazione della società, con una parallela crescita del ruolo dei militari all’interno della vita politica e civile del Paese.  Tuttavia a partire dalla crisi economica del 2001 ed alla salita al potere del partito Justice and Development (AKP), creato da Recep Tayyip Erdogan, il peso dei militari nella vita politica del paese è stato via via ridimensionato, fino ad arrivare alla riforma dell’art. 35 della costituzione turca.

La versione originaria dell’articolo recitava come “Il ruolo delle Forze Armate” fosse quello di “sorvegliare e garantire la difesa del suolo natio e della Repubblica turca, così come stabilito dalla Costituzione turca”. Questa vecchia formulazione  autorizzava un intervento diretto dell’esercito sul piano istituzionale, legittimando di fatto il colpo di stato militare. Il nuovo testo dell’articolo a seguito della riforma del 2013 recita invece come “Il dovere delle Forze Armate sia quello di vigilare e difendere la patria da rischi esterni, di rafforzare l’esercito in funzione di effetto deterrente, e di adempiere agli obblighi stabiliti dall’Assemblea Nazionale, oltre a quello di fornire assistenza internazionale nelle attività di peacekeeping”.


La trasparenza della spesa militare

Secondo il rapporto dell’ISPRI sulla spesa militare in Turchia  riferito al 2014, buona parte di quella relativa alle istituzioni che rientrano nella categoria del Ministry of National Defence (MND), ovvero General Command of the Gendarmerie (JGK), the Coast Guard Command (SGK), MND’s Undersecretariat for Defence Industries (SSM), può essere agevolmente monitorata attraverso le pubblicazioni e i database forniti dal Ministero delle Finanze turco.

La parte meno trasparente è quella che riguarda invece il Defense Industry Support Fund (SSDF) ed il Machinery and Chemical Industry Corporation (MKEK): il primo è un fondo creato per garantire un costante flusso di finanziamenti in relazione alla spesa fuori bilancio, necessaria a sostenere l’ammodernamento dell’esercito; il secondo è  invece costituito da un comparto industriale creato nel 1950 e coperto da finanziamenti interamente pubblici. Quest’ultimo è oggi composto da circa 10 imprese e da almeno 6 mila dipendenti.  Relativamente alla spesa destinata al finanziamento dei servizi segreti turchi, mentre per gli anni 2006-2012 la rendicontazione è facilmente reperibile, quella che riguarda il periodo più recente, in particolare gli anni 2013-2015, non è attualmente disponibile.

Un altro comparto afferente sempre alla spesa militare, per il quale la rendicontazione non è accessibile è quello relativo alla Turkish Armed Forces Foundation (TSKGV); istituita nel 1987 al fine di creare un’industria militare capace di ridurre la dipendenza da Paesi stranieri, la fondazione ha tra i suoi principali obiettivi quello di creare ex novo società in grado di garantire forniture al comparto militare, ovvero di istituire delle partnership con imprese già esistenti, capaci di assolvere a tale compito. Attualmente il TSKGV detiene partecipazioni in 18 imprese fornitrici del comparto militare.

I dati relativi alla spesa complessiva del TSKGV non sono disponibili e devono necessariamente essere stimati.

Sulla base di queste indicazioni, il valore stimato della spesa militare turca nel periodo compreso tra il 2006 ed il 2015 è stato calcolato nel 2% del PIL, fino ad arrivare al 2,4% considerando anche la spesa pensionistica ed i trasferimenti stimati a favore del TSKGV. Ciò ha fatto si che nel 2012 la Turchia raggiungesse il nono posto come livello di spesa militare nel mondo, secondo le stime redatte dal SIPRI.


Il controllo delle comunicazioni

Secondo i dati relativi al 2014 del Dipartimento agli Affari Innovazione e Capacità del Regno Unito (Department for Business Innovation and Skills BRI) la Turchia avrebbe acquistato da alcune imprese inglesi numerose apparecchiature per l’intercettazione delle comunicazioni. Si tratta in particolare di apparecchi per l’ interferenza delle trasmissioni radio, e per le comunicazioni in genere, ed il relativo software. Ci riferiamo nella sostanza al prodotto della Cellxion denominato UGX Optima Platform (Multiple Firewall and Analysis Tool). E’ un’antenna ricevitore IMSI, sistema che consente di intercettare le comunicazioni via cellulare (voce e messaggistica) che rientrano nei protocolli GSM/UMTS/LTD. Tra le specifiche fornite dalla Cellxion relative al prodotto in questione, troviamo: l’identificazione delle informazioni del titolare dell’utenza; la geolocalizzazione e il pedinamento del target; il blocco ed il rilascio dell’utenza target; il blocco ed il rilascio di tutte le utenze situate nella stessa area (Global denial of service), ad eccezione di quelle degli operatori (friendly).

Altro prodotto acquistato dalla Turchia da un’ azienda inglese è il Searchlight GSM/UMTS detector and locator; si tratta di un prodotto realizzato dalla SDMS, un piccolo apparecchio portatile in grado di localizzare ed individuare apparecchi quali:

dispositivi di intercettazione (radio microfoni), pc portatili (palmari), telefoni cellulari, detonatori, ricevitori di segnali gps, registratori audio e video, modem e allarmi. Basandosi sul protocollo di comunicazione GSM il suo raggio di ricerca si estende, a seconda della regolazione, dai 3 ai 50 metri.

La terza apparecchiatura acquistata dalla Turchia da un’impresa inglese è  la L-3 TRL Technology. Si tratta di un Inmarsat Monitoring System (IMS), ovvero di un sistema per monitorare le telefonate che impiegano il satellite Immarsat; esso consente il monitoraggio passivo, la registrazione della voce, dei fax e della trasmissione di dati; l’apparecchio permette di monitorare le chiamate via cavo, di estrarre contenuti, oltre a consentire di individuare e seguire una determinata utenza.


Il giornalismo investigativo in Turchia

Baris Pehlivan è un giornalista investigativo turco che ha trascorso in cella 19 mesi, dopo essere stato arrestato con l’accusa di terrorismo sulla base di documenti trovati nel PC della sua redazione. Pehlivan è stato condotto in carcere assieme a sei suoi colleghi nel febbraio del 2011, a seguito di un raid della polizia turca. Le indagini avevano collegato tutti e sette i giornalisti al gruppo terroristico secolarista e ultra nazionalista  Ergenekon. Quando i periti del tribunale hanno esaminato il PC della redazione in uso a Pehlivan hanno scoperto che l’hard disck era stato rimosso e che vi erano stati copiati dei nuovi files, compresi quelli su cui si basava l’accusa; quindi il disco rigido era stato reinstallato ed il PC era tornato alla suo normale funzionalità.

Tra i vari tipi di malware individuati nel PC di Pehlivan c’era anche un particolare tipo trojan chiamato Athapot, che in turco significa piovra.

Il trojan Octopus, dal nome inglese, viene trasmesso attraverso la posta elettronica, junk mails, allegati, link sospetti o siti sconosciuti, ma soprattutto attraverso social network e reti non protette. Come molti trojan anche l’Octopus contiene uno spyware in grado di scannerizzare l’hard disk e tutti gli altri dati memorizzati nel PC.

Secondo l’esperto Mark Spencer, direttore della rivista Digital Forensic Magazine, supportato dall’esperto di malware Gabor Szappanos della Arsenal Consulting, oltre ai quattro ripetuti attacchi informatici ed ai sei tentativi di remote controlling ricevuti dal PC del giornalista tra il 1 gennaio e l’11 febbraio 2011, ciò che ha destato particolare interesse è stato il carattere altamente formale dei documenti copiati nel suo disco rigido. Molto interessante è stato anche giudicato l’impiego di un tipo di malware poco diffuso in Turchia, appartenente alla categoria dei RAT, Remote Access Trojan.

Si tratta di un malware che permette di controllare da remoto un PC, senza bisogno di accedere fisicamente ad esso. Il trojan Athapot suggerisce come esso sia stato ideato e predisposto da mani turche, così come confermato da alcuni caratteri dell’alfabeto turco contenuti in alcune stringhe di codice. Da alcuni bugs rilevati dagli esperti nell’attività di coding, è possibile ritenere come questo genere di malware fosse da poco entrato a far parte dell’arsenale informatico degli autori dell’ackeraggio.

Gli esperti ritengono inoltre come esso abbia rappresentato una sorta di ultima risorsa, a giudicare dai ripetuti tentativi di intrusione informatica con esito negativo. Secondo una ricostruzione ipotetica dei fatti, gli autori della rimozione dell’hd, oltre a copiare i file incriminanti, avrebbero tentato di copiare anche il trojan Octopus attraverso una pendrive, o più probabilmente un portatile. Tuttavia il tentativo di installazione del malware non sarebbe riuscito, posto che un stringa essenziale del codice non sarebbe stata copiata correttamente, come dimostrato da un file in esso contenuto recante lo stesso nome del componente di un altro RAT precedentemente inviato tramite mail.

Prima di installare l’Octopus gli hacker avrebbero infatti tentato con un malware più diffuso, il Turkojan RAT, allegato in alcune mail individuate nella posta elettronica. Osservando cronologicamente l’attività del PC gli esperti hanno rilevato come il PC di Pehlivan fosse stato acceso dal 9 all’11 febbraio, quando la redazione di OdaTV era chiusa. Un’altro fatto strano era che i documenti sarebbero stati copiati quando il PC era spento. Molto probabilmente qualcuno ha staccato l’hard disck, lo ha collegato ad un altro PC ed ha copiato i files del trojan; le accensioni ed i successivi spegnimenti registrati corrisponderebbero, dunque, a dei tentativi di verifica della corretta installazione dell’ hd.

Tutti i trojan della famiglia RAT sono capaci di fare eseguire al PC una serie di attività che vanno dall’attivazione della telecamera a quella del microfono. Essi sono inoltre in grado di consentire la gestione da remoto del PC infettato, permettendo di manovrarlo completamente attraverso delle backdoor. Pur essendo uno dei troyan più diffusi in circolazione, era la prima volta che gli esperti di sicurezza ne hanno individuato uno in Turchia.

Non è stato possibile risalire all’autore dell’attacco informatico, ma il particolare tipo di strumento usato ed il modo attraverso cui opera il trojan Octopus, lasciano supporre che si sia trattato di personale particolarmente addestrato, dotato di una strumentazione molto costosa. L’attacco in questione ha messo a fuoco due elementi essenziali: la sicurezza dell’informazione e la libertà di stampa in Turchia.

Complessivamente il numero di malware rintracciati dell’hd del PC del giornalista turco erano dodici; dall’analisi di ciascuno di questi gli esperti hanno concluso come non si sia trattato di eventi separati, bensì di attacchi tutti tra loro collegati. La conclusione dei tecnici è stata che, a giudicare dai tipi di malware usati e dal particolare genere di azione posta in essere, si sarebbe trattato di un attacco mirato su di un obiettivo specifico; nulla a che vedere con gli attacchi generalizzati condotti normalmente dai gruppi di Advanced Persistent Threat (APT). Un attacco singolo, dunque, con l’impiego di strumenti specifici, particolarmente dispendioso in termini di risorse, che avrebbe seguito un piano preciso e ben dettagliato. Di sicuro la nazionalità degli hacker è turca, a giudicare dai testi interni rinvenuti nei campioni di malware. Della dozzina di rapporti forensi realizzati sui PC della OdaTV da parte di una dozzina di periti indipendenti, tutti hanno concordato nel ritenere come i giornalisti non avessero nessuna relazione con i documenti trovati nei loro PC.


Repressione della stampa indipendente

A partire dal giorno successivo al tentativo fallito di golpe del 15 luglio, tra le migliaia di persone incarcerate, inclusi militari, magistrati, docenti universitari e semplici dipendenti pubblici, sono almeno cento i giornalisti turchi arrestati. Tra gli ultimi vi sono anche il capo redattore e scrittore del giornale turco Taraf, Ahmet Altan e suo fratello Mehmet, docente universitario. Secondo quanto dichiarato dall’emittente locale P24 di Istanbul, i due sarebbero indagati per via delle dichiarazioni rilasciate in una TV privata la sera prima del tentato golpe. Il quotidiano Taraf è stato chiuso il giorno dopo il tentato golpe perché considerato vicino al supposto ideatore dello stesso, Fethullah Gulen, un clerico da tempo residente negli Stati Uniti. Il rappresentante turco dell’associazione Reporters without Borders, Erol Onderoglu, ha dichiarato pubblicamente qualche tempo fa come questi arresti tra i giornalisti siano totalmente ingiustificati, definendoli  “una caccia alle streghe contro i giornalisti”. “E’ impossibile scoprire attraverso questi metodi se un giornalista abbia realmente fatto parte del network di Gulen o abbia effettivamente preso parte al tentato golpe” ha aggiunto Onderoglu. Queste dichiarazioni  seguivano l’arresto avvenuto il 25 di luglio di cinque giornalisti. Uno dei cinque Fatih Yagmur, era stato cronista di giudiziaria per il quotidiano Radikal daily, attualmente chiuso. Il suo licenziamento aveva fatto seguito a quella che il suo editore ha definito un’ “intensa pressione governativa”.

Il Radikal daily è la testata che ha pubblicato l’inchiesta di Yagmur sui camion di proprietà dei servizi segreti turchi (Turkish Intelligence Agency) usati per trasportare armi in Siria attraverso la Turchia, con il Parlamento turco totalmente all’oscuro di quanto stava accadendo.

L’inchiesta è valsa a Yagmur l’EU Investigative Journalism Award per il 2015.  Subito dopo il colpo di stato Yagmur è stato costretto a lasciare il paese per via delle numerose minacce di morte ricevute attraverso i social network. Mentre tentava di attraversare il confine turco Yagmur è stato arrestato per via di un processo non ancora chiuso nel quale è coinvolto con l’accusa di avere insultato il presidente Erdogan. Yagmur ha trascorso la notte in una cella assieme a quaranta militari, ciascuno dei quali recava i segni evidenti delle torture ricevute, principalmente lividi e bruciature di sigarette. Yagmur è testimone dunque delle torture in corso nei confronti dei detenuti accusati di avere preso parte al tentato colpo di stato.

Per tale ragione, oltre che per le minacce, il giornalista turco ha dichiarato alla stampa internazionale di non avere alcuna intenzione di fare ritorno nel suo paese, almeno finché durerà lo stato di emergenza.

In passato Yagmur era stato accusato dai giornalisti e dai magistrati filo Gulen di essere un sostenitore del dichiarato illegale partito dei lavoratori curdi (PKK), per via dei numerosi reportage che scriveva sulla situazione di quella minoranza.

Un altro giornalista tratto in arresto dopo il tentato golpe è l’ex responsabile del settore legislativo del partito Justice and Development (AKP),  Nazli Ilicak, licenziata nel 2013 dal quotidiano filo-governativo Daily Sabah dopo avere criticato alcuni ministri rimasti coinvolti in un importante inchiesta sulla corruzione. L’arresto della giornalista non è in questo caso legato alla sua attività giornalistica, ma ad un suo possibile coinvolgimento in alcune non meglio precisate condotte criminali.

Mai era accaduto prima d’ora che cinque singoli giornalisti venissero sottoposti a misure restrittive, anche se dopo il tentato colpo di stato la libertà di stampa ha ricevuto una grave ferita, con la chiusura di numerosi siti web critici nei confronti del governo, e la revoca di 34 licenze di giornalista. Oltre a ciò 300 impiegati della rete televisiva pubblica turca, TRT, sono stati sospesi dal loro servizio, incluso un rappresentante sindacale del comparto dei lavoratori delle comunicazioni, Kesk Haber-Sen. (cm)

https://www.sipri.org/sites/default/files/files/insight/SIPRIInsight1401.pdf

https://motherboard.vice.com/read/turkish-journalist-jailed-for-terrorism-was-framed-forensic-report-shows-1

https://www.theguardian.com/world/2016/jul/25/turkey-issues-arrest-warrants-42-journalists-attempted-coup

https://www.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/516979/16-205-strategic-export-controls-commentary-1-October—31-December-2015.pdf

Deep Packet Inspection: controllo totale della rete

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Il Dipartimento Business Innovation and Skills (BIS) del governo britannico ha pubblicato recentemente sul suo sito alcune informazioni relative alle licenze di esportazione concesse in relazione ad alcune tecnologie per le intercettazioni delle comunicazioni wireless.

Tra le aziende inglesi che avrebbero ottenuto la possibilità di esportare i loro prodotto vi sarebbero il gigante della difesa BAE System, Pro-Solve International, ComsTrac, CellXion e Domo Tactical Communications (DTC).

Tra i paesi verso cui queste imprese avrebbero ottenuto il permesso di esportazione, ve ne sarebbero alcuni che non brillano esattamente per il rispetto dei diritti umani. Si tratta di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Turchia ed Egitto. Alcune di queste società commercializzano una versione più aggiornata dello Sting Rays prodotto dalla statunitense Harris Corp; si tratta della potente antenna per l’intercettazione delle comunicazioni via cellulare, in uso alle principali agenzie e forze di polizia statunitensi. L’apparecchio rientra nella categoria dei ricevitori IMSI, poiché è in grado di ottenere direttamente dalla scheda SIM il numero identificativo unico (International Mobile Subscriber Identity IMSI) di ciascun telefono situato in una data zona.

Proprio per via di questo sua capacità di ricerca e tracciamento (search and track) ad ampio spettro, oltre che alla sua potenza, è stato oggetto di numerose critiche per la violazione della privacy oltre che per i danni che sarebbe in grado di causare agli apparecchi telefonici. In effetti la vulnerabilità degli apparecchi telefonici in ordine al rilascio del loro numero di identificazione si ha attraverso un exploits che agisce sul protocollo di comunicazione 2G; per poter intercettare telefoni che usano un protocollo superiore, 3G o 4G, lo stingrays deve ottenere dal cellulare intercettato un downgrade di protocollo.

Ma dato che le reti 3G e 4G hanno risolto questo inconveniente, lo stingrays deve necessariamente forzare questo tipo di reti per ottenere questo downgrade. Tale operazione può causare dei danni al cellulare, e dato che lo stingrays opera in maniera massiva su di un ampio spettro di comunicazioni, il rischio di danni per i cellulari situati nei pressi del cellulare target, è evidentemente concreto.


Dalla cybersecurity al controllo delle comunicazioni

A partire dal 2014 le comunicazioni sulla rete internet egiziana sono monitorate da una società omologa alla società di cybersecurity statunitense Blue Coat. La società in questione è la SEE, che si occupa di progettazione, implementazione e consulenza delle infrastrutture di comunicazione.

Essa avrebbe vinto la gara di appalto, battendo la concorrenza dell’ inglese British Gamma System e dell’ israeliana Narus System. Secondo il Guardian già in passato,  a partire dal 2010, erano emersi i rapporti tra i Servizi egiziani State Security Investigation (SSI) e la Gamma System, la quale secondo le risultanze di alcuni documenti, avrebbe offerto al governo di quel periodo i suoi servizi di attacco virus a PC, intrusione in sistemi di posta elettronica su sistemi di account, oltre all’intrusione in sistemi di comunicazione telefonica come Skype. Il contratto aveva allora il valore di 287.000 euro.

L’offerta economica, datata 29 giugno 2010, prevedeva anche l’offerta del FinSpy software, inclusa l’installazione e l’addestramento. Un’altro documento redatto in arabo, classificato come altamente confidenziale, prevedeva l’offerta di una versione gratuita di prova “free trial version” del software Gamma’s Finfisher, in grado di penetrare accont di posta elettronica, anche quelli più sicuri come Yahoo, GMail e Hotmail, oltre a permettere il totale controllo degli elementi prefissati del PC target.

Secondo le specifiche fornite dalla Gamma International il software Finfisher IT Intrusion sarebbe un troyan che consentirebbe l’intrusione ed il monitoraggio da remoto, oltre a permettere il pieno accesso ai dati contenuti in memoria, con la capacità di assumere il controllo del target. Tra le specifiche pubblicizzate, il software sarebbe in grado di controllare anche dati e sistemi di comunicazione soggetti a crittazione.


Egitto: totale controllo della rete

La società di cyber security See avrebbe dunque cominciato a monitorare gli utenti della rete internet egiziana, almeno dal 2014, così come confermato da alcune fonti interne alla testata Buzzfeed.

Per la verità già in precedenza i servizi egiziani monitoravano le comunicazioni via internet, sorvegliando in maniera saltuaria le reti locali. Il controllo della See è però qualcosa di molto più penetrante. L’utilizzo della tecnologia Deep Packet Inspection, permette infatti la geolocalizzazione, il tracciamento ed il monitoraggio esteso del traffico internet.

Secondo quanto riportato da Buzz Feed News l’addestramento fornito dalla See Egypt agli agenti del SII permetterebbe a questi di penetrare Whatsupp, Viber, Skype ed anche altri tipi di sistemi di comunicazione. Si tratterebbe dunque di un sistema molto simile a quello adottato dai governi occidentali, ed in particolare dall’agenzia di sicurezza NSA negli Stati Uniti.

La scelta di monitorare intensamente le comunicazioni è stata presa dal governo egiziano, a seguito della messa in stato di illegalità del movimento dei Fratelli Musulmani, nel tentativo di evitare e reprimere qualsiasi forma di manifestazione violenta. Il mandato ricevuto dai Servizi non sarebbe però limitato all’eradicazione del terrorismo, ma molto più vasto. Come scrive Buzz Feed,  una fonte anonima, che ricoprirebbe il grado di funzionario del ministero degli Interni, avrebbe confessato: “Noi controlliamo qualsiasi conversazione, qualsiasi interazione che giudichiamo preoccupante o comunque suscettibile di un ulteriore controllo”.

Questo controllo non si  limiterebbe dunque ai potenziali fattori di sovversione dell’ordine costituito, ma investirebbe tutto quello in grado di compromettere una data immagine del paese, inclusa la comunità LGBT. Recentemente quest’ultima avrebbe sconsigliato ai suoi aderenti di utilizzare il social network Grinder dopo che si era sparsa la voce che il governo stava arrestando i maschi egiziani che ne facevano uso. Non solo i diritti civili ma anche la satira e la libertà di dissenso non se la passano un granchè, così come confermato dall’arresto di un gruppo di giovani, gli Street Children, che hanno trascorso senza un’apparente motivazione 150 gironi in regime di detenzione prima che il tribunale si decidesse per il loro rilascio.


Hacking System: l’RCS Galileo

Nel luglio 2015, a seguito dell’intrusione informatica del sito della scierà di cyber security italiana Hacking System, il mondo intero è venuto a conoscenza di come l’azienda fosse riuscita a superare i divieti ad esportare tecnologia di sorveglianza anche in paesi nei quali vige un embargo ufficiale.

La Hacking Team in particolare era già stata sottoposta ad un’inchiesta internazionale delle Nazioni Unite durata un anno, per la vendita di tecnologia di sorveglianza ad alcuni regimi particolarmente oppressivi.

Tra i documenti rivelati dagli hacker vi erano anche alcune mail dalle quali si è riuscito a ricostruire come Hacking Team avesse superato l’embargo in Egitto attraverso l’intervento di una società locale chiamata GNSE Group, che avrebbe agito come il terzo vertice di una triangolazione commerciale., La GNSE Group avrebbe infatti acquisto prodotti e servizi dall’azienda italiana per conto del ministero della Difesa egiziano.

Dalle mail hackerate e rese pubbliche risultava infatti come ad acquistare il 26 gennaio 2012 dalla Hacking Team il Remote Control System – Exploit Portal, dal costo di 58.000 euro, fosse stata proprio la GNSE Group. Ulteriori fatture datate in epoca successiva hanno permesso di ricostruire come un successivo e più recente contratto con la HS fosse stato siglato il 14 aprile 2015 per la versione aggiornata del Remote Control System (Galileao) e per i servizi ad esso associati, ovvero l’assistenza e l’addestramento del personale. Da un riepilogo contabile è emerso quindi come la HT avesse venduto della GNSE Group complessivamente prodotti per un ammontare pari a 737.500 euro.

Secondo le informazioni del produttore, l’RCS permette di attivare la videocamera, di estrapolare emails, registrare conversazioni su Skype, registrare l’attività della tastiera, registrare le passwords di dispositivi obiettivo, quali PC, cellulari e tablets, e sarebbe in grado di nascondersi fra le apps dei sistemi operativi OS, Android e RIT (BlackBerry).  La GNSE Group appartiene alla famiglia  del miliardario egiziano Youssef Mansour, attraverso la Mansour Group, il più rande gruppo privato egiziano. E’ noto alle cronache come la famiglia Mansour vanti solidi legami con l’attuale Presidente della Repubblica, l’ex generale Abd al-Fattah al-Sisi, così come li aveva anche con il precedente, Hosni Mubarak.(cm)

https://www.wired.com/2015/03/feds-admit-stingrays-can-disrupt-cell-service-bystanders/

https://www.theguardian.com/technology/2011/apr/28/egypt-spying-software-gamma-finfisher

https://www.buzzfeed.com/sheerafrenkel/egypt-begins-surveillance-of-facebook-twitter-and-skype-on-u?utm_term=.stgwyMR0Q#.ej04MleNW

http://www.seegypt.com/

http://www.dailynewsegypt.com/2015/07/06/egypts-purchase-of-hacking-software-documented-in-new-leaks/

I finanziamenti di Buzzi a Gramazio

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Con l’elezione di Gianni Alemanno a sindaco di Roma, il suo responsabile raccolta fondi per la campagna elettorale nonché tesoriere della fondazione Giovane Italia, Riccardo Mancini, viene nominato amministratore delegato dell’importante partecipata Eur spa (90% MEF e 10% Comune Roma) che si occupa della valorizzazione degli immobili pubblici del quartiere EUR. Riccardo Mancini, che aveva trascorso un periodo in regime di reclusione nel carcere romano di Rebibbia, nello stesso periodo nel quale vi era recluso anche Salvatore Buzzi è stato l’artefice della fortuna economica di quest’ultimo e del suo gruppo di cooperative sociali durante la consiliatura di Alemanno. Si deve infatti all’intervento di Mancini il cambiamento di atteggiamento da parte del sindaco soprannominato il generone, per via della rilevanza politica del suocero Pino Rauti, nei confronti del mondo delle cooperative sociali, fino ad allora ritenuto estraneo se non antagonista ad esso per via dell’appartenenza di questo all’area della sinistra.

Ma questo intervento non è solo il frutto dei bei vecchi tempi andati trascorsi insieme “al gabbio”: Mancini spiega a Buzzi che tutto ha un prezzo, e gli presenta una serie di personaggi legati al mondo della destra, ai quali spetta il compito di finanziare alcuni personaggi ed alcune correnti politiche. Stiamo parlando di Fabrizio Testa, di Massimo Carminati e di Carlo Pucci.

Fabrizio Testa è un ex di AN ed è considerato vicino al sindaco Gianni Alemanno che ne ha guidato l’ascesa prima nel cda di ENAV, dove per due mandati ha ricoperto il ruolo di consigliere di amministrazione, e quindi in quello di Technosky, sempre gruppo Finmeccanica, come consigliere e vicepresidente. Il ruolo di Testa era quello di facilitatore di Carminati all’interno dell’amministrazione capitolina. Abbiamo poi Carminati, amico di vecchia data, attraverso i genitori, dell’ex senatore di AN Domenico Gramazio, padre di Luca, capogruppo prima al comune con Alemanno e poi in Regione Lazio. In ultimo vi è Carlo Pucci, titolare di una tabaccheria in viale Europa ed ex assistente di Raffaele Piso, ex coordinatore regionale del PDL.  Carlo Pucci verrà nominato consigliere d’amministrazione della Marco Polo spa.

Il favore che Mancini chiede a Buzzi è di aiutare Carminati e gli altri suoi amici o per meglio dire camerati, ad entrare nel mondo delle cooperative. E questo non solo e non tanto per consentire loro di fare impresa e di arricchirsi, ma con il preciso obiettivo di finanziare più o meno ( più meno che più) lecitamente la politica. I beneficiari di questo sistema di finanziamento a doppio senso, saranno Carminati, con la sua cooperativa COSMA, e indirettamente Luca Gramazio e la sua corrente politica. Il sistema di finanziamento è a doppio senso poiché da una parte la politica, in questo caso Gramazio, si impegnava a fare vincere gare truccandole, o a fare ottenere affidamenti senza gara.

In cambio le cooperative, non solo la COSMA ma principalmente la 29 giugno di Buzzi, Formula Sociale e ABC si sdebitavano, assumendo persone o finanziando attività, come ad esempio la stampa di manifesti e volantini dalla tipografia, o attraverso contributi al proprio comitato elettorale, per centinaia di migliaia di euro.


I costi della politica: 260 mila euro per due anni

Il 17 novembre 2014, alle ore 14, il reparto dei carabinieri del ROS che sta indagando sull’inchiesta Mondo di Mezzo, registra all’interno degli uffici della cooperativa 29 giugno di via Pomona 63, la seguente conversazione tra il presidente della cooperativa, Salvatore Buzzi, e la sua dipendente addetta ai pagamenti Emanuela Bugitti.

Buzzi: allora guarda, hai visto quel conto di Gramazio?

Bugitti: si

Buzzi: siccome veniva tanto, lui fa il Rigoletto mi verifichi se questi conti…

Bugitti: certo

Buzzi: con lui sono questi

Bugitti: si, esatto

Buzzi: tutti Co.Co.Co, eh?

Bugitti: si

Buzzi: meno uno che non è Co.Co.Co

Dopo un po Salvatore Buzzi afferma:

Buzzi: siccome domani, alle 11:30 torna Fabrizio qui da noi, gli ho detto per domani alle 11:30 gli faccio sapere la cosa

Dopo avere discusso con la Bugitti in merito agli importi mensili degli stipendi, lordi e netti, che avrebbero dovuto prendere i nuovi dipendenti che sarebbero stati assunti in base ai contratti sopra indicati, Bugitti afferma:

Bugitti: no, si fa solo i conti col foglio, ok?

Buzzi: siccome domani viene Fabrizio, facciamo..

Bugitti: si

Buzzi: lui mi chiede di anticipare i pagamenti a due anni. Quinindi, assunzione di questi, più 80 mila, più 40 mila

Bugitti: ha, ho capito. Quindi queste cifre qua sotto. Queste, comunque, sono per 12 mesi…

Buzzi: allora, a lui gli veniva 260 mila. Dice di verificare questi importi.

Nel sequestro effettuato il 2 dicembre 2014, a seguito dell’esecuzione delle ordinanze di arresto, negli uffici di via Pomona i ROS trovano la cartellina denominata ELVIS, spesso citata nelle conversazioni intercettate, con all’interno la contabilità riferita a Fabrizio Testa, il quale appunto era stato soprannominato Elvis, probabilmente per via del fatto che si recava spesso negli Stati Uniti ed aveva amici che risiedevano in quel Paese.

Tra i vari documenti rinvenuti all’interno della cartellina in questione, gli investigatori trovano alcuni fogli scritti a mano, con su scritto delle annotazioni contabili, tra le quali: “tipografia 80 mila”, con a fianco specificato “una tantum”; e poi ancora “Comitato 40 mila”. Di seguito ancora 5 Co.Co.Co, di cui 4 a un anno e uno a sei mesi: tutti a mille euro al mese (netti) con a fianco scritto l’ importo complessivo di 92 mila euro. E poi ancora: assunzioni consiglieri comunali Santa Marinella, Ladispoli, Valmontone, Lanuvio, con a fianco a ciascuno scritto: 1.600 euro/mese.

Il giorno 18 novembre viene intercettata dai ROS una conversazione tra Felice Catapano, un dipende della ASTRA spa, la società di proprietà della Regione Lazio che si occupa della manutenzione della viabilità delle strade che era stata gestita in passato da Tommaso Luzi, poi eletto sindaco di Sacrofano nonché sodale dell’organizzazione, e Fabrizio Testa.

Catapano: tra venerdì e lunedì vengono tutti chiamati per apporre la legale firma.

Si trattava, gli investigatori ritengono, della firma ai contratti di cui sopra, i 4 Co.Co.Co annuali e quello semestrale, con i quali sarebbero stati assunti i consiglieri eletti per il PDL e facenti parte della corrente politica di Luca Gramazio.


Carminati e i finanziamenti a Luca Gramazio

Il giorno11 dicembre 2014 viene registrata dai militari del ROS una conversazione ambientale negli uffici di via Pomona; alle ore 11:30 sono presenti e vengono intercettati Salvatore Buzzi, Massimo Carminati e Fabrizio Testa. Nella conversazione che segue emerge come Gramazio avesse chiesto a Buzzi, in cambio di una serie di appalti ottenuti dalle sue cooperative, in particolare uno sul decimo municipio di Ostia di circa un milione di euro, una serie di concessioni; nel dettaglio Buzzi e Gramazio, attraverso l’intervento di Testa e Carminati, si accordano per un finanziamento da spalmare su due anni di complessivi 260 mila euro così composti: 80 mila euro di credito presso la tipografia di fiducia di Gramazio; 40 mila euro sul conto del suo comitato elettorale, e i restanti 140 mila attraverso l’assunzione di 6 consiglieri municipali e cinque comunali ( nei comuni di Ladispoli, Santa Marinella, Valmontone e Lanuvio) a mille euro al mese ciascuno. Buzzi non si trova con lo schema di calcolo che gli era stato fornito da Testa, in quanto da verifiche effettuate emergeva come le spese indicate nello schema superavano il budget fissato con Gramazio di 300 mila euro.

Buzzi: invece c’abbiamo dei problemi coi conti che abbiamo fatto con te

Testa: Eh, quelli di Luca

Buzzi esce dalla stanza e cerca Paolo Di Ninno

Carminati: (a Testa) no, a parte che il problema dei rimborsi te li pongono quando.. non è tanto quello, però li…pe dì, solo io e te (inc.) cosa sbagliata (inc.)

Testa: andiamo da Luca e glielo spieghi

Carminati: anche perché se ci fosse il problema, la cosa..

Testa: (inc.) Luca e glielo spieghiamo

Carminati: (inc.)

Buzzi: A noi il costo delle persone che c’hai portato te è 422.000 euro

Testa: Eh, perché comunque ti racconto questo: questo qua che avevo messo era il costo azienda, non era il costo..più costo dell’azienda, era il primo prezzo, te lo racconto..

Di Ninno: Era lordo annuo

Buzzi: (inc.)

Testa: E come lo paghiamo, come lo risolviamo?

Buzzi: eh, questo…perché non possiamo fare una cosa? 422..

Testa: nooo

Buzzi: pù 80 e 40 stiamo a 542.000

Testa: si

Testa: Luca c’ha un problema, che adesso..io lo so qual’è il suo problema

Carminati: 40 (inc.)

Testa: lui c’ha, lui vuole..lui vuole

Carminati: sistemà

Testa: deve sistemà tutto il consiglio municipio, tutti i suoi consiglieri, perché lui vuole avere…giustamente dice: io, tra un anno vado a votare con le preferenze..io..la sua idea qual’è? dice: io, che è un’idea politica (inc.) io, tra un anno, voto le preferenze, se ce l’ho tutti a …

Carminati: che me lavorano più sereni

Testa: che lavorano più sereni

Carminati: certo, si

Testa: allora, che cosa voglio fare io, mi metto questi qua e gli do lo stipendio

Buzzi: e chi glielo da lo stipendio?

Testa: non lui; in parte noi, in parte lui (inc.)

Buzzi: mmh, ooh

Testa: eh, si, ce la può fa

Buzzi: nun gliela fa

Testa. eh, lo so, però questa…è l’idea sua

Buzzi: fidate di me

Carminati: No, ho capito..

Testa: quello sta a di lui, come fa a farlo..

Testa: e questo vuole fa: io te sto a raccontà quello che vo fa; io te sto a raccontà quello che vo fa, non (inc.) fa

Carminati: a parte che non gliela fa, non gliela fa

Testa: non gliela fa

 Sempre all’interno della cartella denominata ELVIS sono stati trovati una serie di prospetti nei quali sono indicate le somme da destinare a questi consiglieri comunali e municipali, da far assumere attraverso le cooperative di Buzzi: 29 giugno, Formula Sociale e ABC. La strategia presentava i una duplice utilità: da una parte Gramazio si assicurava, o cercava di farlo, la fedeltà dei consiglieri da lui assunti, quelli afferenti alla sua corrente politica; fedeltà che si manifestava attraverso numero di preferenze conseguite in sede di rinnovo del consiglio regionale. Dall’altra le cooperative ottenevano il rimborso da parte delle amministrazioni nelle quali i “loro” dipendenti erano stati eletti, rimborsi che però, come nel caso di Mirko Coratti, ex presidente dell’Assemblea Capitolina eletto in quota PD, tardavano ad essere accreditate.

Il totale generale relativo alle somme stanziate per le assunzioni dei consiglieri, veniva indicato nei prospetti della cartella Elvis in 422.968, 03. A tale cifra andavano pii ad aggiungersi  40 mila euro, che dalle intercettazioni sarebbe stata accreditata al suo Comitato elettorale, ed ulteriori 80 mila, che sempre dalle intercettazioni sarebbero stati accreditati presso la tipografia di fiducia di Gramazio. Il totale complessivo ammontava, secondo le annotazioni, a 542.000 euro, cifra scritta a mano con l’annotazione “ok giusto questo” accanto.

In un altro prospetto vi è scritto l’IBAN del Comitato promotore Luca Gramazio; dagli eccitamenti successivi emergeva un precedente accredito di 15 mila euro da parte di Formula Sociale, in data

17.05.13 con casuale indicata: contributo liberale per attività legate alla finalità dell’associazione.


  Il premio a Testa

Dagli accertamenti effettuati dal ROS emergeva come da alcune cooperative legate a salvatore Buzzi fossero state accreditate delle somme a Fabrizio Testa, attraverso delle società non riconducibili a lui direttamente; si tratta in particolare della Immobile Business srl, società che ha quale oggetto sociale la ristrutturazione e l’ intermediazione di immobili, con sede a Roma presso lo stesso numero civico nel quale ha sede lo studio di Paolo Proteo, il commercialista vicino a Testa. Attraverso le visure fornite dalla Camera di Commercio il ROS accertava come dietro alla Immobile Business vi fosse infatti Paolo Proteo; in effetti il suo capitale sociale risultava così composto: 10% studio Proteo srl; 90%  Paolo Luigi Proteo.

Dalle analisi dei conti della Immobile Business emergeva come questa avesse ricevuto dalla cooperativa COSMA un accredito per complessivi 36.700 euro; in particolare si trattava del bonifico del 19-05-14  per 14.600 euro e di quello del 30.05.14 per 21.960 euro.

Il primo bonifico aveva come causale il saldo della fattura n. 12/2014 per “fornitura anno 2013 di terra, terriccio  e inerti per  la manutenzione del verde presso vostri cantieri EUR”.

Il secondo bonifico, a saldo della fattura n.13/2014 aveva invece come causale “servizi di movimento terra e di ripristino aree verdi svolti per vostro conto anno 2013 presso cantiere EUR_Municipio 3° (ex 4°).

Dunque quei soldi provenivano alla COSMA nel primo caso da un subappalto ottenuto dalla 29 giugno per la gestione dei cantieri presso la EUR sp, e nel secondo caso da una gara vinta nel 3° Municipio (ex 4°) per la gestione delle aree verdi.

Della riconducibilità dei soldi versati alla Immobile Business a Fabrizio Testa vi sono una serie di risultanze, in particolare la conversazione del 26 maggio 2014, un’ambientale tratta dagli uffici di via Pomona, nella quale a parlare sono Paolo Di Ninno e Massimo Carminati.

Di Ninno: Mancano quello da (inc) maggio (inc.) ma poi le paghiamo

Carminati: poi, il resto di questi

Di Ninno: esatto

Carminati: così io, per quanto riguarda Fabrizio, gli altri sono, escono…

Di Ninno: esatto

Carminati: escono non da me

Di Ninno: per quanto riguarda Fabrizio, invece

Carminati: andiamo co questi

Di Ninno: (inc.) tolti, li abbiamo già messi. Di questi, una metà li ha presi, la metà (l’altra),

te li pago in settimana (inc.)

Carminati: perfetto, va bè, quello…quello che…quelli sono (inc.)

Un ulteriore riscontro della riconducibilità dei soldi della Immobile Business a Testa la si ha da un riepilogo contabile rinvenuto negli uffici di Paolo Di Ninno.

In questo caso la situazione è aggiornata al 19-05-14, data del primo dei due bonifici diretti alla Immobile Business dalla COSMA. Nel foglio, tra le sottrazioni, vi è un meno 30 mila con a fianco la lettera F. Il totale dell’accredito effettuato dalla COSMA alla Immobile Business con i due bonifici del 19-05 e del 30-05 era infatti di 36.700 euro, che corrisponde a 30 mila euro più IVA. Gli ulteriori 30 mila che Testa evrebbe dovuto ancora ricevere, facevano riferimento sempre alle stesse partite. (cm)

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