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SOCMINT Social Media Intelligence

Col termine inglese di Social Media Intelligence (SOCMINT) si intende quel complesso di tecniche e di tecnologie che consentono ad agenzie private o pubbliche di monitorare le piattaforme dei social media (sms’s) come Facebook o Twitter.

Le attività’ di SOCMINT riguardano il monitoraggio dei contenuti, come ad esempio i messaggi o le foto postate, e qualsiasi altro genere di dati prodotti durante una sessione di attività’ sui social.

Tali informazioni, siano esse private o pubbliche, coinvolgono le interazioni tra persone, tra persone e gruppi o tra gruppi diversi.

I metodi usati per analizzare i dati prodotti attraverso i social network sono diversi:  possono prevedere anche la correzione manuale di contenuti, pubblici o privati, o di intere pagine; o la revisione dei risultati di alcune ricerche o di alcune domande; o la modifica delle attività’ o dei contenuti postati dall’ utente; oppure lo scraping, che tradotto significa raschiare e che consiste nell’estrarre il contenuto di una pagina web e nel duplicarlo in una maniera accessibile a coloro che si occupano di social media intelligence.

Chiaramente l’attività di SOCMINT  prevede una serie di procedimenti per raccogliere, conservare, e analizzare i dati prodotti sui social media, dati che vengono in seguito tradotti in analisi e trends.


Scopo dell’attività di SOCMINT

Le attività’ di intelligence e di sorveglianza hanno subito negli ultimi anni diversi cambiamenti, in parte legati al fatto che la popolazione ha notevolmente incrementato la quantità’ di dati prodotti, dati che oggi vengono gestiti attraverso nuove procedure di raccolta e di elaborazione.

Il SOCMINT e’ una nuova forma sorveglianza allo stesso tempo aperta e coperta, il cui impiego e’ cresciuto in epoca recente sia da parte dei governi che da soggetti privati.

L’espressione Social Media Intelligence viene talvolta sostituita dalla equivalente Open Source Intelligence (OSINT), sebbene esista una differenza sostanziale tra le due attività’: mentre l’OSINT analizza solo dati pubblici, come articoli, siti e blog, la SOCMINT analizza sia quelli pubblici che quelli privati, vale a dire messaggi e chat.

Dunque questo spiega la ragione in base alla quale la SOCMINT necessiti di una regolamentazione più’ specifica, nonché’ di prerogative e tutele che tengano conto della natura particolare dei social media, e cioè’ quella di uno spazio privato, essendo gestito da una società’ privata, nel quale le persone condividono pubblicamente e liberamente informazioni che possono avere anche carattere privato.

Sebbene le differenze tra le categorie di sorveglianza aperta e coperta siano sempre più’ sfumate, gli aspetti meno regolati del SOCMINT riguardano l’attivita’ di monitoraggio relativa ai dati pubblici condivisi sui social.

Nel contesto di un social network un’informazione viene considerata pubblicamente accessibile quando può’ essere letta non solo dai nostri contatti ma anche da persone o organizzazioni non iscritte al social. Oppure quando e’ leggibile da una persona che e’ iscritta al social ma che non rientra tra i nostri contatti.

Qualsiasi tentativo da parte delle forze di sicurezza o dei servizi di aggiungere l’utente obiettivo tra i propri contatti validi, magari attraverso un profilo fake, al fine di ottenere maggiori informazioni rispetto a quelle accessibili a tutti, deve essere considerato come un’attività sotto copertura ovvero come sorveglianza coperta, e dunque sottoposta alle regole ed alle garanzie previste, simili a quelle adottate nelle attività’ sotto copertura svolte in uno spazio fisico.

Ciò’ significa che qualsiasi tentativo di infiltrare una persona costituisce un’azione di copertura del governo federale, strettamente disciplinata dalla legge.

Nel caso in cui l’attività di intelligence dia luogo ad una grave compressione della privacy del soggetto posto sotto osservazione,  deve essere dimostrata la sua necessita’ nonché’ la sua proporzionalita’ ai fini del  raggiungimento di uno scopo legittimo.

Tuttavia le forze di polizia e le altre agenzie di sicurezza sostengono che il SOCMINT abbia un basso livello di impatto sulla privacy delle persone, nel caso in cui si limiti ad esaminare solo le informazioni disponibili al pubblico.

Questa errata rappresentazione del SOCMINT non corrisponde alla realta’, specialmente ove si tenga conto del carattere intrusivo della raccolta, della conservazione, dell’uso e della condivisione di alcune delle informazioni personali prodotte dal soggetto sotto esame.

Le piattaforme di social network nelle quali i dati dell’utente vengono condivisi online coinvolgono la privacy dell’individuo.

Ad esempio, la condivisione di un post su Twitter può’ comportare la rivelazione del luogo nel quale questi si trova,  cosi’ come il contenuto del post puo’ implicare la rivelazione di un’opinione personale,  anche di carattere politico. Oppure informazioni sulle preferenze personali, sui gusti sessuali o sullo stato di salute.

Dunque l’idea delle informazioni pubblicamente reperibili sui social media tali da non avere alcun impatto sulla privacy del soggetto a cui si riferiscono, come e’ emerso da questo genere di sorveglianza non regolata da norme o comunque soggetta a norme non conosciute, non’ trova riscontri concreti.

Anzi, la prassi ha  condotto ad un punto in cui gli ufficiali di polizia e dei Servizi sono portati a ritenere che tutto quello che sia loro accessibile sui social possa essere tranquillamente raccolto ed elaborato, con pochissime limitazioni, tutele e verifiche.


Ma il SOCMINT e’ illegale?

L’impiego dell’analisi attraverso la social media intelligence costituisce un’intrusione nella vita privata delle persone, e dunque deve attenersi ai principi internazionali della legalita’, della necessita’ e della proporzionalita’. Sebbene si tratti di informazioni pubblicamente accessibili devono trovare applicazione gli standard riconosciuti internazionalmente per la tutela dei diritti umani.

La Corte Europea dei Diritti Umani ha sostenuto in una sua sentenza come “vi sia una zona di interazione di una persona con le altre, anche in un contesto pubblico, che può’ ricadere nella definizione d “vita privata”.

Ad esempio, esprimendo un commento circa l’uso della video sorveglianza la Corte ha affermato che “il normale impiego dell’attività di video sorveglianza, sia in un luogo pubblico che in una proprietà’ privata, ove essa risponda ad un uso legittimo e prevedibile, non deve sollevare alcuna questione in merito all’art. 8 della Convenzione”.

Preoccupazioni in ordine alla privacy possono sorgere in relazione alla registrazione di  momenti di vita privata, specie di fronte ad un periodo prolungato di registrazioni.

Gli elementi presi in considerazione dalla Corte hanno analizzato la presenza o meno di una raccolta di informazioni sul soggetto sotto esame, la presenza o meno dell’elaborazione o dell’ utilizzo di tali dati,  ed in ultimo se ci sia o meno una loro pubblicazione, secondo modalità’ che superino le normali previsioni.

In effetti se l’attività di raccolta ed elaborazione di informazioni per scopi di intelligence viene lasciata senza alcun tipo di regolamentazione, affidata solo alla routine, essa può portare ad alcune forme di abuso simili a quelle che si verificano nel corso delle attivita’ di sorveglianza sotto copertura.

Si pensi ad esempio alla sistematica messa sotto sorveglianza di particolari gruppi di persone, siano esse individuate da connotazioni di tipo religioso o etnico, da parte delle forze di polizia.

Come e’ possibile stabilire se vi sia o meno una sorta di persecuzione di tipo razziale o politica se non vi e’ alcuna forma di supervisione, trasparenza o informazione da parte della polizia?

C’e’ stato recentemente il caso Raza vs Stato di New York, dove e’ emerso come le forze di polizia avessero preso di mira una comunità’ musulmana, impiegando tra i vari strumenti di spionaggio anche il SOCMINT. Il caso e’ emerso in seguito ad una denuncia del gruppo American Civil Liberties Union.

Questa attivita’ di sorveglianza può’ avere effetti negativi anche nei confronti della liberta’ di espressione. Infatti la SOCMINT non colpisce solo il soggetto posto sotto osservazione ma tutti i suoi contatti. Se scambiare quattro chiacchiere su di un social network potrebbe sembrare una cosa piacevole, puo’ diventare spiacevole comunicare con una persona sapendo che questa e’ posta sotto osservazione da parte dalle forze di polizia.


In quale modo i governi abusano del SOCMINT

I governi di diverse nazioni, democratici o meno, hanno sviluppato un certo interesse per questa forma di sorveglianza veloce ed economica.

L’attività di sorveglianza esercitata da un governo può’ avvenire sia esternamente al social network, ad esempio tenendo sotto controllo il browser e le pagine visitate dal soggetto osservato speciale, oppure attraverso un agente infiltrato come un normale utente del social, o ancora utilizzando un profilo fake, o in ultima analisi intercettando il flusso di informazioni a monte attraverso il controllo del PC o dell’internet provider ovvero facendo richiesta direttamente al social network.

In Thailandia l’ attività’ di sorveglianza sui social avviene sia attraverso le forze di polizia, un 30% dell’organico e’ destinato natale funzione, sia attraverso l’incentivo alla delazione da parte degli utenti.

La stessa cosa accade in Palestina ed in Egitto. Negli Stati Uniti l’agenzia Zero Fox ha ricevuto dure critiche dopo aver denunciato 19 possibili sobillatori tra gli utenti social di Baltimora, a seguito dell’omicidio del giovane Freddie Gray da parte della polizia. Tra questi vi erano anche alcuni attivisti del movimento Black Lives Matters.

Nel 2013 la polizia inglese, cosi’ come quella gallese e la nord irlandese, ha avviato un intenso monitoraggio dei social network, nel tentativo di prevedere l’esplosione di eventuali disordini sociali. (cm)

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