carminati e nicoletti

In un rapporto del Reparto operativo dei carabinieri di Roma datato 23 settembre 1988, al quale vengono allegate fonti di prova oggettive come pedinamenti ed intercettazioni, si da conto di  un’associazione criminale composta da noti pregiudicati, la quale sarebbe solita incontrarsi presso i locali della Ale.Car srl, società sita al n.38 di via Celimontana.

Tra i pregiudicati indicati nel rapporto vengono fatti i nomi di Massimo Carminati, già membro dei NAR, Enrico De Pedis, Maurizio Lattarulo, anche lui ex NAR e braccio destro del De Pedis, Ettore Maragnoli, Giuseppe Scimone, Enrico Nicoletti, e Giuseppe De Tomasi.

L’inchieste prende il via allorquando Carminati viene visto uscire da un appartamento nella sua disponibilità situato in via Cassia, non distante dalla residenza di un noto magistrato romano.

Dati i trascorsi criminali del Carminati gli inquirenti temono che il magistrato possa essere fatto oggetto di un attentato. L’attività investigativa messa in moto nei confronti di Carminati permetteva di censire tanto i suoi spostamenti quanto le sue frequentazioni.

Come viene inicato nel rapporto Enrico De Pedis, che appare essere il vertice dell’organizzazione, gestiva direttamente due settori di attività: il riciclaggio, realizzato anche attraverso il ricorso all’usura,  e il racket del gioco d’azzardo, con il controllo diretto e indiretto di una vasta rete di sale d’azzardo.

Tutte costrette ad ospitare nei propri locali i videopocker gestiti dell’associazione criminale attraverso l’uso della minaccia.

Nel rapporto viene descritto come il De Pedis, malgrado sia da poco uscito dal carcere, si sia reinserito pienamente nell’attività descritta, curando l’aspetto direttivo dell’organizzazione.

Il rapporto dei militari non manca di far notare come nelle vicende dell’organizzazione in oggetto siano coinvolti anche numerosi pubblici ufficiali, tutti corrotti o comunque collusi.

Di questa collusione aveva già fatto cenno in una delle sue dichiarazioni il collaboratore di giustizia Maurizio Abbatino, che a tal proposito ebbe modo di evidenziare come: “tale associazione per operare nella massima tranquillità e senza interferenze, tenti di mantenere “rapporti” con apparati dello Stato e personaggi di vari uffici pubblici”.

Il controllo pressoché totale del racket del gioco d’azzardo consentiva all’associazione in oggetto di disporre di ingenti quantità di denaro liquido, da cui l’esigenza di doverle riciclare e reinvestire in attività lecite. (cm)

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