Operazione_Gladio

 

Nell’udienza del 25 giugno 2015 del processo cosiddetto sulla trattativa ha riferito in aula l’ex ambasciatore Francesco Paolo Fulci, che nel periodo che va dal 1991 al 1993 ha ricoperto la carica di Segretario generale del Cesis, l’ente preposto al coordinamento ed al controllo sui servizi civili (Sisde) e militari (Sismi).

Secondo la legge n.801/1977 il Cesis era posto alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Il ruolo del segretario era ufficialmente quello di raccogliere documenti relativi all’attività dei due servizi, per poi presentarli sia al Governo che al Parlamento.

In precedenza dal 1985 al 1991 Fulci era stato ambasciatore d’Italia presso il Consiglio Atlantico, a Bruxelles.

Il Consiglio Atlantico è l’organo politico della NATO. Quest’ultima venne creata subito dopo la seconda guerra mondiale allorquando il mondo, nella sua complessità, venne distinto in due grandi blocchi: uno che faceva capo all’Unione Sovietica e l’altro agli Stati Uniti.


Le rivelazioni su Stay Behind

Fulci racconta come fino a tutti gli anni ’50 vi fosse forte il presentimento che dovesse scoppiare una terza guerra mondiale, in forza degli attriti che si venivano a creare tra le due principali superpotenze.

Per arginare questo pericolo i paesi occidentali crearono l’alleanza corrispondente alla Nato. In base ad essa, se uno dei paesi membri fosse stato invaso da uno dei paesi del blocco sovietico, gli altri membri della NATO si sarebbero sentiti aggrediti e dunque avrebbero adottato tutte le misure militari e diplomatiche conseguenti.

Tale alleanza ebbe un ruolo di deterrenza determinante poiché riuscì  concretamente a frenare i sovietici, militarmente la nazione più forte, dall’invadere altre nazioni occidentali.

Rammenta Fulci come le informazioni riservate che giungevano in quel periodo parlavano del concentramento di grandi quantità di mezzi corazzati lungo i confini, con il rischio effettivo di un’occupazione manu militari anche per l’Italia. In queste condizioni l’unica possibilità di salvezza era rappresentata da un intervento nucleare da parte degli Stati Uniti.

In questo quadro il ruolo dell’ambasciatore Fulci presso il Consiglio Atlantico era quello di garantire un contatto continuo con tutti i paesi alleati, al fine di assicurare la massima credibilità alla difesa contro l’eventuale invasione russa. Dunque un deterrente effettivo.

Nel corso dello svolgimento della sua carica di Ambasciatore d’Italia presso il Consiglio Atlantico, il 24 ottobre del 1990 il presidente del Consiglio Giulio Andreotti, in una seduta parlamentare, ammetteva pubblicamente l’esistenza della rete Gladio. L’ambasciatore Fulci fu investito da questo avvenimento pur essendo completamente all’oscuro circa l’esistenza della rete clandestina.

Gladio, ricorda Fulci, faceva parte di una rete europea che in inglese veniva denominata Stay Behind, e che era stata costituita dagli organi di intelligence dei sedici paesi membri in caso di invasione sovietica, pur rappresentando al tempo stesso un segreto militare. Fulci ricorda come, in caso di occupazione, per evitare quello che era accaduto nella seconda guerra mondiale ovvero il lancio aereo di materiale bellico per sostenere le truppe civili insorte, si era pensato di creare dei depositi di armi, munizioni ed esplosivi, depositi che venivano tenuti nascosti all’interno di sotterranei scavati sotto il livello del suolo.

Tuttavia, se da una parte sia il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga che il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti affermavano che Gladio era un’organizzazione segreta che faceva parte della NATO, dall’altra il portavoce del comandante generale delle truppe alleate continuava a ripetere che Gladio non aveva alcun legame con la NATO.

Si trattava dunque di stabilire chi stesse mentendo e trarne le dovute conseguenze sul piano internazionale.

Fulci ricorda come sia Cossiga che Andreotti esercitarono su di lui forti pressioni per ottenere una smentita dal Segretario Generale della NATO Manfred Worner. Quest’ultimo aveva ricoperto in passato la carica di ministro della Difesa della Germania Occidentale, ed era dunque a conoscenza dell’esistenza della rete Stay Behind.

Fu appunto confrontandosi con Worner che Fulci ebbe l’idea di utilizzare nei confronti di Gladio la stessa formula usata nel caso di un eventuale utilizzo dell’arma atomica di fronte all’invasione sovietica: “La NATO  non conferma e non smentisce”. A seguito di un successivo confronto con gli altri sedici rappresentanti dei paesi NATO, il Segretario Generale diramò una nota stampa nella quale appunto si affermava che sia in materia nucleare che in materia di sicurezza interna “la NATO non confermava e non smentiva” circa l’esistenza di questa rete clandestina.


Precedenti rapporti con i Servizi

Durante l’incarico presso il Consiglio Atlantico Fulci racconta di essere entrato in contatto anche con i Servizi italiani: per la verità i suoi contatti risalirebbero ad epoca antecedente, quando ricopriva la carica di ambasciatore d’Italia in Canada. In tale occasione ebbe modo di apprezzarne le elevate doti di professionalità.

Quando poi venne nominato Segretario Generale del Cesis Fulci si confrontò sia con i servizi civili Sisde che con quelli milionari, Sismi. Questi in particolare erano allora diretti dall’ammiraglio Fulvio Martini. Fulci racconta di essersi visto spesso con Martini per delle visite di cortesia, allorquando si incontrava con i direttori dei servizi degli altri paesi NATO, a Roma.

Per quel che riguarda invece i capi dei Servizi statunitensi in Italia da Fulci conosciuti, quest’ultimo ha raccontato di come in genere essi godessero di una copertura diplomatica, come quella di addetto scientifico o di addetto all’agricoltura. Gli incontri avvenivano in genere in occasione di ricevimenti tenuti nell’ambito di ambienti diplomatici. Fulci fa riferimento in particolare a Montgomery, conosciuto a Parigi quando ricopriva l’incarico di consigliere presso l’ambasciata italiana in Francia, tra il 1968 ed il 1974.

Fulci rammenta inoltre come l’incarico di ricoprire la posizione di Segretario generale del Cesis gli venne offerto da Cossiga. Inizialmente pensò di rifiutare, ritenendo di non essere adatto, avendo assolto in passato esclusivamente incarichi diplomatici. In seguito però accettò e fu il primo direttore di un organismo di coordinamento dei servizi proveniente dall’ambiente diplomatico.


Lo scandalo dei fondi neri del Sisde

Alla fine, dunque, Fulci accettò l’incarico al Cesis, con l’impegno di riferire al Presidente del Consiglio una volta alla settimana. E fu proprio a seguito dell’assunzione di tale incarico che Fulci venne a conoscenza dello scandalo dei fondi neri che investì il Sisde nel 1991. In particolare scoprì che le persone ad essere a conoscenza di questa malversazione, che coinvolgeva personalità a tutti i livelli, erano molte.

Ma nessuno aveva voluto rivelare alcunché agli organi inquirenti. Così Fulci cominciò a capire il motivo per il quale avevano voluto lui , una persona totalmente estranea a quell’ambiente e dunque senza scheletri nell’ armadio.

Così dunque mostrò al capo del governo le prove di quella complesso meccanismo illegale, facendogli vedere le ingenti cifre versate dall’allora direttore del Sisde, il prefetto Alessandro Voci, ai vari funzionari infedeli. C’era poi la questione dell’agenzia di viaggi che due dirigenti del Sisde avevano rilevato, e che si occupava dei biglietti per le missioni degli agenti in servizio.

Per tutta risposta il presidente Andreotti gli rispose che queste persone dovevano essere allontanate dai servizi. Fulci chiamo’ dunque il prefetto Voci e gli riferì le direttive impartitegli dal Presidente Andreotti, ovvero di allontanare i vari funzionari responsabili delle malversazioni.

Più avanti Fulci scopri’ come quelle persone erano si state rimosse da quelle funzioni apicali che in precedenza avevano ricoperto, ma che erano comunque rimaste impiegate all’interno del Sisde.

E questo fu fonte di uno dei primo contrasti che Fulci ebbe col Sisde.


Rapporti con i servizi stranieri

Per quanto riguarda i rapporti con le organizzazioni straniere, il regolamento afferma che l’iniziativa spetta al Segretario generale del Cesis. In realtà nelle passate gestioni tali funzioni venivano sempre lasciate ai responsabili del Sismi. L’arrivo di Fulci rappresentò da questo punto punto di vista una svolta, poiché non appena nominato questi rivendicò a se tale prerogativa, come previsto dalla legge.

Sebbene l’ammiraglio Martini non avesse più l’incarico di direttore del Sismi, gli chiese di poter mantenere in capo al servizio militare i rapporti con le organizzazioni internazionali. Fulci gli rispose di no. Per svolgere tale attività Fulci ricevette dal Sismi la disponibilità di una villa, sita in via Quintino Sella, senza però essere avvisato che quella stessa villa veniva impiegata nell’attività di intelligence, e dunque era piena di microfoni spia e di videocamere.

Quando Fulci chiese di rimuovere quelle apparecchiature, dopo avere informato il presidente Andreotti, riuscì ad ottenere la bonifica della villa. Tempo dopo, quando fece fare un’ulteriore verifica da una ditta esterna, si accorse come alcuni di quei microfoni e di quelle microspie erano state lasciate ed erano pienamente attive. Responsabile di quella attività di spionaggio ai suoi danni era un certo colonnello Masina. La sede di tali attività era individuata presso una palazzina situata poco distante dalla villa affidata a Fulci.


La Falange Armata

Due giorni prima di essere nominato Segretario generale del Cesis l’ambasciatore Fulci riceve una telefonata da parte di un interlocutore appartenente ad gruppo che si era qualificato come Falange Armata.

Si trattava di un messaggio di minacce col quale gli veniva comunicato che  sarebbero ucciso: “Qui Falange Armata: uccideremo l’ambasciatore Fulci”.

In quel momento nessuno sapeva della sua imminente nomina al Cesis, in quanto era stato volutamente tenuto tutto sotto riserbo, fatta eccezione per alcuni appartenenti ai Servizi e ad alcuni dipendenti della Farnesina.

E’ il 27 ottobre 1990 quando la sigla Falange Armata compare per la prima volta sulla scena criminale e mediatica italiana. Ad usarla sarebbero i responsabili dell’omicidio dell’educatore carcerario impiegato presso il carcere di Opera Milano, Umberto Mormile.

Negli anni seguenti la stessa sigla diverrà tristemente nota per il suo impiego nel rivendicare fatti di sangue, omicidi o attentati dinamitardi.

Si parte dalla Banda della Uno bianca, con la rivendicazione della strage dei carabinieri presso il villaggio Bolognese del Pilastro, il 4 gennaio del 1991.

E poi nuovamente nel dicembre 1991, in occasione di una riunione mafiosa presso un casolare situato ad Enna. Era attesa in quel periodo la sentenza di primo grande al maxi processo a Cosa nostra, che si teneva a Palermo, processo istruito da Rocco Chinnici e da Giovanni Falcone.

Un gruppo di capi famiglia mafiosi si incontra per decidere la strategia da adottare in caso di condanna per i mafiosi condannati in primo grado.

Tra questi capi famiglia vi sarebbe stato anche il capo dei capi, Totò Riina. La linea che Riina traccio’ fu quella dello stragismo, dichiarando guerra allo Stato. Obbiettivo delle bombe che verranno fatte esplodere in tutta Italia tra il 1992 ed il 1993 è quello di migliorare le condizioni carcerarie dei mafiosi reclusi, attraverso l’abolizione del carcere duro nelle supercarceri (41 bis), sconti di pena per chi decideva di dissociarsi, ed altri tipi di agevolazioni.

La campagna stragista verra’ inaugurata con l’omicidio del referente di Andreotti in Sicilia, Salvo Lima. Per poi passare all’omicidio del maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli, ed arrivare quindi alla strage di Capaci contro Falcone, la compagna Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta.

Tutti delitti eccellenti che saranno rivendicati dalla fantomatica Falange Armata, così come le bombe che insanguinarono l’estate del 1993.

Secondo l’ex segretario generale del Cesisi Fulci, dietro la sigla della Falange Armata ci sarebbe stata la settima divisione del Sismi, ovvero gli uomini appartenenti a Gladio. Alcuni di questi facevano parte del cd nucleo “K”, che era stato inserito all’interno della Sezione addestramento speciale (Sas), dislocata presso il Centro di intercettazioni e trigonometria di Cerveteri. Sempre della settima divisione facevano parte gli Operatori Speciali Servizio Italiano (OSSI), personale civile e militare altamente addestrato per condurre una guerra non ortodossa.


Quelle due carte sovrapponibili

Quando Fulci termina la sua esperienza al Cesis, nel 1993, viene nominato ambasciatore d’Italia presso le Nazioni Unite. Si trasferisce quindi a New York per assolvere questo nuovo incarico, ed e’ allora che apprende dai giornali statunitensi delle stragi che stavano insanguinando l’Italia nell’estate del 1993.

Dato che la stampa statunitense attribuiva le responsabilità di quegli atti ai servizi segreti italiani deviati, Fulci decide di verificare. Chiama il comandante dei carabinieri, generale Federici, e gli fornisce un elenco di 15 nominativi di appartenenti ai servizi italiani in grado di costruire un’ordigno simile a quelli esplosi a Roma, Firenze e Milano.

I carabinieri verificano se qualcuno di quei nominativi vi fosse implicato. Si trattava di appartenenti alla rete Gladio ed in particolare al Gruppo Operatori Speciali Servizi Italiani (Ossi). A quei 15 nomi Fulci aveva aggiunto anche quello del colonnello Masina.

La lista oltre che a Federici viene data anche al capo della polizia, il prefetto Vincenzo Parisi. Quando ancora lavorava al Cesis Fulci ricorda come uno dei migliori analisti un giorno gli mostrò due cartine geografiche. Nella prima vi erano segnate tutte le sedi periferiche operative del Sisde, mentre nell’altra i luoghi da dove erano partite  le telefonate di rivendicazione da parte della Falange Armata.

Le due cartine erano perfettamente sovrapponibili. Inoltre l’analista fece notare come quelle telefonante fossero partite tutte in orario d’ufficio. L’analista, d’accordo con Fulci, diede tutto il materiale in questione alla magistratura che stava indagando sulle stragi. (cm)

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