Gladio S:B

 

In una drammatica seduta della Camera dei deputati di un caldo inizio di agosto del 1990, il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti accettava un ordine del giorno presentato dai deputati Giulio Quercini, Aldo Tortorella e Luciano Violante (ed altri) . 

Veniva chiesto al Governo di riferire in aula, entro un termine di sessanta giorni, in merito “all’esistenza, alle caratteristiche – si legge nel testo dell’ odg –  ed alle finalità di una struttura parallela e occulta che avrebbe operato all’interno del nostro servizio segreto militare (SISMI) con finalità di condizionamento della vita politica del Paese“.

Come da accordi presi, le informazioni richieste dai deputati vennero fornite dall’on. Andreotti il giorno successivo, 3 agosto 1990, nell’ambito di quel consesso più riservato rappresentato dalla Commissione d’inchiesta sul terrorismo e sulle stragi.

Ciò che appariva palesemente illegale in quella organizzazione occulta non erano tanto le sue finalità, ovvero il fatto che uno Stato democratico organizzasse clandestinamente una rete di difesa nazionale composta in parte da militari e in parte da civili, pronta ad entrare in azione in caso di occupazione da parte di una potenza straniera.

Quanto il fatto che ciò avvenisse al di fuori del controllo democratico esercitato dagli organi preposti, in totale violazione dei principi della Costituzione.

Dunque quell’organizzazione, creata e gestita in maniera informale e segreta, era completamente al di fuori dal normale sistema di garanzie nel quale sono ricomprese tutte le normali iniziative assunte da un governo democraticamente eletto.

L’ordinamento giuridico non consente infatti ne la costituzione, ne tanto meno l’entrata in funzione di organismi statuali al di fuori del controllo delle istituzioni previste.


Le risposte di Andreotti

Sul momento l’allora Presidente del Consiglio tentò di giustificare la nascita di Gladio con il fatto che la sua fondazione, avvenuta nel 1951, era dovuta alla presenza effettiva in quel periodo del rischio di un’ invasione sovietica.

E che inoltre i circa seicento “gladiatori” coinvolti nell’ Operazione erano solo degli individui dotati di un patriottismo superiore alla media e perciò degni del più profondo rispetto e della massima considerazione per il loro impegno e la loro abnegazione.

Infine, elemento che reggeva tutto il castello di scuse e giustificazioni, l’organizzazione in oggetto era stata dismessa a seguito della caduta del muro di Berlino e della correlata disgregazione dell’Unione Sovietica.

In realtà, come vedremo, Gladio era rimasta attiva fino al 1990, quando la sua esistenza era stata accertata nel 1984 dal giudice Felice Casson nel corso del processo all’ordinovista Vincenzo Vinciguerra, accusato e in seguito condannato per la strage di Peteano.

L’operazione Stay Behind, questo era la sua denominazione a livello internazionale,

era sopravvissuta a ben tre riforme dei servizi segreti, ed era proprio da questi ultimi che dipendeva grazie all’accordo CIA-SIFAR del novembre del 1956.

Nel 1966 il SIFAR venne sostituito dal SID, e poi quest’ultimo nel 1977 dal SISMI.

Durante tutti questi anni, dal 1951 al 1990, l’organizzazione Gladio ha continuato ad esistere modificando i suoi obbiettivi, i mezzi e le sue modalità operative.

Nel 1951 l’obbiettivo di Gladio era, secondo le intenzioni dell’allora direttore del SIFAR generale Umberto Broccoli, quello di creare una rete di resistenza in grado di intervenire in caso di invasione di una potenza straniera, attraverso sia operazioni di sabotaggio che di raccolta di informazioni tra le linee nemiche.

In quella fase la rete di civili, addestrata dai servizi segreti britannici, non superava le duecento unità. L’anno previsto per il termine dell’addestramento era stato fissato per l’inizio del 1953.


Dall’orbita inglese a quella statunitense

Un analogo processo di organizzazione di una rete clandestina di difesa aveva luogo anche in altri paesi europei sotto la guida di Inghilterra e Francia. L’Italia avrebbe dovuto aderire alla rete NATO europea ma non come Stato fondatore, e dunque in una posizione di inferiorità rispetto alle due nazioni predette.

In tali condizioni l’allora direttore del SIFAR Ettore Musco decise di organizzare la rete clandestina sotto l’egida della CIA, secondo uno schema paritario di relazioni.L’operazione Gladio inizia dunque ufficialmente nel 1953 con la firma dell’ accordo ufficiale di collaborazione tra il SIFAR e la CIA.

Tale accordo venne perfezionato nel 1956 con il termine dei lavori della base di addestramento, nonché base centrale operativa in caso di invasione, di Capo Marrongiu, in provincia di Alghero. L’edificazione della struttura militare, a partire dall’acquisto dei terreni, venne interamente finanziata da Langley.

Il primo ottobre 1956 vennero costituiti, nell’ambito dell’Ufficio R del SIFAR (controspionaggio) quattro gruppi, uno dei quali (Sezione SAD) aveva il compito di tenere i contatti con la CIA. Dai documenti ufficiali relativi al primo incontro, avvenuto tra i rappresentanti del SIFAR ed I funzionari della CIA Bob Porter e John Edwards, si trasse l’intestazione che diede poi il nome a tutta l’organizzazione: Gladio.

Il Comitato Gladio era composto da undici membri, otto italiani e tre statunitensi, e si riunì continuativamente dal 1956 al 1975. Contestualmente venne realizzato ad Olmedo un secondo centro destinato esclusivamente all’attività di trasmissione.

L’attività di reclutamento del personale cominciò concretamente solo a partire dall’estate del 1959, attraverso l’impiego del centro di Cerveteri. Nel 1961, escluse le strutture già esistenti ed operanti nel Nord Italia, denomina Stella Alpina, e nel Sud, chiamata Stella Marina, erano stati addestrati complessivamente solo 35 elementi.

La rete era strutturata su due llivelli: il primo composto da elementi al di sopra di ogni sospetto e perciò’ in grado di svolgere attività’ di retrovia in quanto di difficile individuazione, e da un secondo livello composto da unità operative di primo impiego (UPI), destinate ad entrare in azione e ad uscire dalla segretezza in campo nemico non appena fosse avvenuta l’occupazione straniera. Mentre la struttura clandestina era composta da quaranta nuclei ciascuno con un diverso compito assegnato, quella operativa si suddivideva in cinque unita’: Stella alpina, Stella marina, Rododendro, Ginestra e Azalea.

Nel documento del primo giugno 1959, una relazione del SIFAR indirizzata alla CIA sullo stato dell’arte dell’operazione Gladio, sono indicati gli obiettivi perseguiti dalla struttura complessiva: mantenere il Paese all’interno di un sistema di difesa costituito dalla NATO e garantito dagli Stati Uniti attraverso una struttura indipendente dalle forze politiche e legata al SIFAR.

In un decennio, dal 1959 al 1969, furono reclutate 300 persone e le armi e gli esplosivi forniti dagli Stati Uniti vennero nascosti in depositi segreti, i NASCO, sotterrati in località strategiche della penisola.


Il cambio di guida all’Operazione

Gli anni settanta imprimono una svolta decisiva all’operazione Gladio.

Le novità riguardano il ruolo degli Stati Uniti non più centrale, sia da un punto di vista politico che finanziario.

Il 15 dicembre 1972 il governo americano decide di revocare unilateralmente l’accordo del 1956.

L’adozione di una politica di proliferazione degli armamenti nucleari da parte dei paesi alleati della NATO aveva di fatto allontanato l’ipotesi di un’occupazione manu militari degli eserciti dei paesi del patto di Varsavia.

Conseguentemente veniva a cadere la necessità di organizzare delle forze miste di civili e militari, nell’ambito di un’ipotesi di guerra non ortodossa.

Era di fatto cessato il pericolo di un’invasione dalle frontiere nord orientali del Paese e dunque anche i presupposti per l’esistenza di una rete stay-behind.

Il governo italiano prende atto della cessazione dell’operazione Gladio così come era stata originariamente concepita, e si procede alla sua incorporazione all’interno della NATO. Da questo momento in poi Gladio verrà finanziata esclusivamente dal servizio militare italiano.

Il 24 febbraio 1972 i carabinieri di Aurisina scoprono casualmente un deposito NASCO, ma l’intervento sollecito del SID impedisce all’inchiesta giudiziaria che ne era scaturita di procedere.

Il capo della sezione SAD, il tenente colonnello Gerardo Serravalle, di fatto il nuovo capo di Gladio, propone lo smantellamento parziale della rete dei deposito NASCO.

Tale proposta derivava da un esame sui vari capi nucleo della rete stay-behind, dal quale era emerso come l’idea che la maggior parte di questi si era fatta su Gladio era che si trattasse non tanto di una rete contro l’eventuale invasione di uno stato straniero, quanto piuttosto di una rete interna per contrastare il comunismo.

L’attività di smantellamento parziale effettuata col consenso del direttore del SID, generale Vito Miceli, avveniva con lo svuotamento dei depositi NASCO ed il congedo di una parte de dei civili arruolati, e si concludeva nel giugno del 1973.

Ma sebbene fortemente ridimensionata, l’operazione Gladio non era ancora stata completamente smantellata, tutt’altro.

In un rapporto redatto il 31 dicembre 1975 dall’allora capo dell’Ufficio R del SID, colonnello Paolo Inzerilli, emerge come l’attività di reclutamento, sebbene fosse “al di sotto delle reali necessità”, non fosse ancora cessata, così come l’addestramento ritenuto allora “insoddisfacente”.

Allo stesso modo la situazione relativa al materiale da guerra, consistentemente ridotto con il disvelamento dei NASCO, veniva giudicata insufficiente.

Stessa cosa per quel che riguardava il materiale per le comunicazioni.

Erano queste le basi sulle quali si fondava l’affermazione fatta dal capo del governo Andreotti di fronte alla Commissione stragi quel 3 agosto 1990, secondo la quale la rete Gladio era stata definitivamente smobilitata.

Ma come abbiamo visto ciò non corrispondeva alla realtà.

A principiare dal 1972 la struttura Gladio subisce dunque una profonda trasformazione da rete di guerriglia attiva in caso di invasione straniera a rete informativa a beneficio dei Servizi, in grado di sfruttare la presenza dei suoi membri in tutti gli ambiti della società civile.


Il mutamento delle finalità di Gladio: anni 1975-90

Il periodo di gestione della 5a Divisione dell’Ufficio R del SID, impegnata nell’attività di raccolta di informazioni civili, da parte del colonnello Inzerilli, periodo che va dal 1975 al 1986, è caratterizzata dall’impiego della rete Gladio in termini operativi in funzione di spionaggio e dossieraggio.

Tale attività veniva eseguita grazie ad un importante sforzo di efficienza a costo zero per il SID.Di fatto questo fu l’apporto concreto offerto della rete Stay Behind fino al 1977, anno in cui entra in vigore la riforma dei servizi segreti che vede la trasformazione del SID in SISMI e SISDE.

A partire da qui e fino alla più recente riforma del 2007, che vede il superamento di SISMI e di SISDE  rispettivamente da AISI ed AISE, l’operazione Gladio verrà posta sotto il controllo e la guida diretta della 7a Divisione del SISMI, sempre sotto il comodando del colonnello Inzerilli.

Nell’attività di raccolta di informazioni l’attenzione principale viene posta sulle biografie di personaggi politici famosi, su movimenti, associazioni politiche, sindacati, giornali, agenzie di informazione e agenzie di pubblicità. Ma anche sugli organigramma delle industrie e dei vari comparti produttivi italiani e stranieri operanti in Italia.

L’attività informativa svolta dalle varie strutture periferiche non era saltuaria ed episodica ma costante ed attenta, con cadenza in genere trimestrale.

Di questa attività vi è traccia in una nota inviata il 29 luglio 1982 dal colonnello Inzerilli all’allora direttore del SISMI, generale Nino Lugaresi.

Nella nota si fa riferimento alla possibilità di un impiego della rete Gladio in aree e su obiettivi informativi particolari, da definire previo esame congiunto con la 1a Divisione SISMI.

Si fa inoltre riferimento alla necessità di evitare passaggi intermedi nel trasferimento delle informazioni dalla 7a alla 1a divisione.


La ristrutturazione organizzativa

Ad ulteriore testimonianza dei mutamenti strutturali avvenuti tra gli anni ’70 e ’80, occorre menzionare anche il rinnovamento della struttura organizzativa di Gladio.

Tra il 1985 ed il 1987 vengono costituiti alcuni nuovi Centri per l’Addestramento Speciale (CAS), affiancati a quelli già esistenti di Udine, Centro Ariete nato nel 1957, e di Roma, Centro Orione 1959. Stiamo parlando del Centro Libra di Brescia (1985), del Centro Pleiadi di Asti (1986) e del Centro Scorpione di Trapani (1987).

Sebbene in origine i centri CAS avrebbero dovuto occuparsi dell’addestramento degli appartenenti alla rete Stay Behind, in un promemoria scritto dal direttore della 7a divisione, colonnello Luciano Piacentini, datato 7 febbraio 1987, con il beneplacito dell’allora direttore del SISMI l’ammiraglio Fulvio Martini viene dato l’assenso alla loro idoneità quali strutture legate all’attività informativa.

Nella nota viene sottolineato come tale attività rivesta un carattere particolare rispetto a quella originaria della guerra non convenzionale “sia per l’elevata capacità di penetrazione – si legge nella nota – negli ambiti di lavoro e sociali più diversi, sia per l’estensione reale che potrebbe essere raggiunta nel tempo“.

Nella nota viene allegato un prospetto nel quale viene riportata la suddivisione dei compiti informativi affidati ai vari Centri. Il Centro Ariete di Udine è competente per l’attività di antiterrorismo, il Centro Libra di Brescia per il crimine organizzato ed il Centro Pleiadi di Asti per il crimine organizzato e la sicurezza industriale.

Negli archivi della 7a Divisione sono state trovate solo informative del Centro Pleiadi firmate dal Capo Centro Omero. Gli argomenti trattati riguardavano la sicurezza industriale, oltre alla necessità di individuare due informatori da utilizzare in Somalia, Etiopia e Mozambico. L’attività antiterrorismo, per ragioni di sicurezza, non ha mai prodotto alcun tipo di documentazione. 

Oltre ai CAS viene rinnovato anche il Gruppo Operazioni Speciali (GOS).

Si tratta di un gruppo di specialisti nelle operazioni di guerriglia e di controguerriglia, selezionati tra alcuni corpi speciali delle Forze Armate quali gli incursori della Marina Militare COMSUBIN, gli incursori paracadutisti del Col Moschin ed i carabinieri paracadutisti del battaglione Tuscania.

La prerogativa degli appartenenti a tali corpi era appunto quella di essere particolarmente addestrati nelle loro specifiche discipline. La sede dei GOS veniva localizzata a Cerveteri. Qui venivano inquadrati in origine una quindicina di esperti in qualità di istruttori, allo scopo di addestrare ciclicamente i civili appartenenti alla rete Stay Behind.

Con il mutamento degli obiettivi dalla guerra non convenzionale all’attività preminentemente informativa, la struttura dei GOS subisce un nuovo inquadramento nell’ambito di un gruppo operativo chiamato ad entrare in azione in occasione di eventi particolarmente delicati.

Su impulso del direttore del SISMI gli specialisti deI GOS sono stati concretamente utilizzati in occasione del sequestro dell’Achille Lauro, della rivolta nel carcere di Trani, del sequestro del generale J.Lee Dozier e del dirottamento del jet egiziano a Malta.

Da notare come il mutamento delle finalità dell’operazione Gladio sia avvenuta nella quasi totale inconsapevolezza dei suoi aderenti, principalmente per timore di una loro rinuncia.


Le attività di Gladio nel 1990

Il 3 agosto 1990 di fronte alla Commissione parlamentare sul terrorismo e le stragi di Stato il Presidente del Consiglio Andreotti rispondeva alle domande dei commissari sull’esistenza della rete Stay Behind. 

L’allora capo del governo spiegava che le attività di Gladio erano terminate nel 1972 e che era sua intenzione togliere il segreto di Stato sui documenti ufficiali ad essa relativi.Ed era proprio su quel segreto che il gip Casson, che indagava sulla strage di Peteano, si era dovuto arrestare.

Così come sempre su quel muro si era arenata l’inchiesta della procura di Padova sul disastro dell’aereo militare Argo 16, indagine guidata dal gip Mastelloni.

Il 18 agosto 1990 la Presidenza del Consiglio inviava ai membri della Commissione Stragi un documento dal titolo: “Il cosiddetto SID parallelo il caso Gladio“.

Da esso si prendeva atto di come in effetti l’attività dell’organizzazione clandestina Stay Behind, ritenuta cessata nel 1972, fosse in realtà ancora perfettamente piena. Ciò veniva confermato attraverso una direttiva emessa dall’allora direttore del SISMI, ammiraglio Martini, con la quale l’attività di quell’organizzazione veniva indirizzata alla lotta contro le sostanze stupefacenti.

Di fronte a questo stato di cose il Presidente Andreotti fu costretto ad adottare provvedimenti rapidi, diretti per prima cosa contro i vertici dei Servizi, responsabili di avergli mentito.

Il 27 novembre il capo del governo, con un decreto urgente, ordino’ lo scioglimento dell’organizzazione Gladio, e qualche mese più tardi, nel febbraio 1991, mancò di rinnovare l’incarico al direttore del SISMI ammiraglio Martini, sotto la cui responsabilità quell’organizzazione aveva continuato ad esistere e ad operare.


L’illegalità dell’organizzazione Stay Behind

Quando la Commisssione stragi – si legge nella relazione della Commissione –  chiese al SISMI i documenti ufficiali relativi alla costituzione di Gladio e agli organi di collegamento con la NATO, si vide opporre ancora una volta il segreto di Stato. In particolare si chiedeva una copia dell’accordo del 1956 siglato dalla CIA e dal SIFAR, nonche’ i documenti relativi all’Allied Clandestine Committee (ACC) ovvero il comitato composto dai rappresentanti dei Servizi dei paesi membri della NATO a cui l’Italia aderì solo nel 1956, e al Clandestine Planned Committee (CPC), un comitato composto nel 1951 da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti (adesione che l’Italia negò per via della posizione subalterna che avrebbe assunto rispetto ai fondatori Inghilterra Francia e Stati Uniti preferendo dunque stipulare un accordo direttamente con la CIA da cui l’accordo del 1956).

All’ACC erano stati trasferiti in tempo di pace e di guerra i compiti relativi alla pianificazione ed al coordinamento delle operazioni clandestine effettuate dai Servizi sotto esclusivo comando nazionale.

Al CPC restò invece, in tempo di pace, una generale responsabilità di pianificazione in ordine alle necessità operative della “guerra non ortodossa“, oltre che nel trasmettere ai comandi nazionali le richieste del comando alleato, per il supporto non convenzionale alle proprie attività belliche.

Sia il CPC che l’ACC furono creati come organismi atti a porre i comandi NATO in grado di interagire con soggetti che, pur restando sotto il comando delle autorità nazionali, dovevano costituire un elemento centrale della strategia militare fondata sulla risposta “non ortodossa”.

Tutti e due i comitati, sebbene svolgessero un ruolo inteso originariamente in funzione della strategia elaborata dai comandi NATO, non potevano essere lecitamente definiti parte integrante del Trattato Nord Atlantico.

Tali conclusioni sono le stesse sostenute dalle autorità tedesche nel documento trasmesso nel 1990 alla Presidenza della Repubblica Italiana sulla rete Stay Behind attiva in Germania Federale.

Che CPC e ACC non fossero propriamente degli organi della NATO ma più precisamente organi che assolvevano ad una mera funzione di collegamento tra organismi NATO e organismi nazionali, i nostri Servizi lo avevano sempre saputo.

Di fronte alla richiesta di documentazione relativa sia all’ACC che al CPC da parte della Commissione stragi la Presidenza del Consiglio oppose dunque il segreto di Stato, come previsto dalla convenzione di Ottawa.

Più tardi la Presidenza inviò alla stessa Commissione la documentazione relativa all’ACC, con l’impegno di non diffonderne i contenuti.

Il 10 ottobre 1991 il giudice Casson, nel trasmettere per competenza alla procura di Roma uno stralcio dell’indagine relativa alla strage di Peteano, esprimeva nella sentenza gravi giudizi in merito alla legittimità dell’operazione Gladio, con riguardo sia alla sua costituzione che alle finalità perseguite.

Da qui la formulazione dell’accusa di cospirazione politica mediante associazione (ex art 350 cp) a carico dell’ammiraglio Fulvio Marini, direttore del SISMI, e del generale Paolo Iannilli, direttore della 7a Divisione responsabile dell’operazione Gladio.

Il 26 novembre 1991 il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga inviava una lettera al giudice Casson, nella quale si autodenunciava di essere sempre stato a conoscenza dell’esistenza della rete Stay Behind ed anche di avere adottato atti finalizzati al reclutamento ed all’addestramento di nuovi aderenti alla rete, oltre ad avere sostenuto la legittimità costituzionale di tutta l’Operazione.

Dunque Cossiga chiedeva al giudice istruttore Casson che le accuse rivolte all’ammiraglio Martini fossero confermate anche nei suoi confronti, per avere offerto appunto copertura politica e costituzionale a Gladio.

Il giorno successivo la procura di Roma investì della questione il Tribunale dei Ministri, dando luogo ad un temporaneo arresto all’inchiesta della procura capitolina.

La richiesta di messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica Cossiga fu presentata da alcuni parlamentari dell’opposizione.

La procedura di impeachment non ebbe pero’ seguito poiché’ a due mesi dallo scadere del suo mandato, il 28 aprile 1992, il Presidente Cossiga si dimetteva. (cm)        

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