Immobiliare delle Rose

 

Nel corso della decima legislatura la Commissione di vigilanza sui Servizi, presieduta dall’on. Ugo Pecchioli, esprime nella relazione trasmessa ai presidenti di Camera e Senato, rispettivamente Giorgio Napolitano e Giovanni Spadolini, la necessità di rivedere da un punto di vista normativo la funzione di controllo sui Servizi stessi.

Le vicende legate all’arresto, avvenuto il 24 dicembre 1992, del numero tre del Sisde Bruno Contrada, accusato e poi scagionato del reato di favoreggiamento esterno di Cosa nostra, e dell’ appropriazione indebita dei fondi riservati dei Servizi esplosa nell’ottobre del 1993, che aveva visto arrestare le cinque cariche apicali tra cui il direttore Riccardo Malpica, il responsabile amministrativo Maurizio Broccoletti, il capo segreteria del direttore Michele Finocchi, la segretaria del direttore Rosa Paola Martucci, il direttore della logistica Antonio Galati, il responsabile finanziario Gerarardo De Pasquale e la tesoriera Rosamaria Sorrentino, avevano ormai reso ineludibile la necessità di rimettere mano alla disciplina relativa ai controlli ed all’attività di rendicontazione.

Si devono esprimere pesanti riserve – si legge nella relazione del Copaco – sulla circostanza che al dottor Contrada, nonostante i dubbi che pure affiorarono anche all’interno del Comitato nella passata legislatura e particolarmente in occasione dell’audizione del Ministro pro tempore nell’agosto del 1989, siano stati affidati compiti di particolare delicatezza quanto a funzioni e a sede operativa, con l’aggiunta di “encomi” e “encomi solenni” che appaiono, oggi, almeno incongrui alla luce dell’ordinanza di custodia cautelare emanata dall’autorità giudiziaria di Palermo“. E ancora: “Più in generale, è convinzione del Comitato che, tra le strutture dello Stato, meno che mai i Servizi possano essere sfiorati dall’ombra di dubbi e da motivi di perplessità a dissipare i quali sarebbe, tra l’altro, necessario prevedere procedure cautelari atte a separare immediatamente […]”.

E riguardo alla vicenda dei fondi riservati: “E’ motivo, per il Comitato, di profondo turbamento e di valutazione negativa la circostanza che della vicenda l’organismo parlamentare di controllo non sia stato tempestivamente informato dai responsabili politici ed amministrativi del Servizio (ministro degli Interni e direttore del Sisde), ma abbia dovuto apprendere i fatti e procedere alla relativa attività di indagine solo a seguito delle notizie apparse sulla stampa, riferite alle iniziative clamorose dell’autorità giudiziaria“.

Ed in merito alle attività di rendicontazione e di controllo: “Difformi interpretazioni di norme sono state accertate dal Comitato in merito alla rendicontazione, sia per ciò che concerne l’oggetto sia sotto il profilo della cadenza temporale. L’autorità politica responsabile è sostanzialmente esclusa, e con essa il Comitato parlamentare di controllo, dalla vigilanza sulla gestione dei fondi riservati. L’informazione preventiva del Ministro, nel caso del Sisde, è risultata episodica, se non addirittura inesistente, sulle singole operazioni finanziate con i fondi riservati – circa il sessanta per cento delle risorse a disposizione del Servizio secondo i dati degli ultimi quattro esercizi – e, una seconda volta, all’atto dell’avvicendamento del titolare del dicastero “.

Riguardo, nello specifico, la costituzione e la gestione delle società di copertura, quelle persone giuridiche attraverso le quali il Servizio opera per non comparire direttamente, il Comitato scrive:

Si è dunque accertata un’incomprensibile carenza nella disciplina del rapporto – che non può essere solo fiduciario – fra amministrazione (direttore del Servizio) e autorità politica (Ministro). Si è inoltre evidenziata una criticabile leggerezza nelle decisioni relative alle società di copertura del Servizio, strumento finalizzato allo svolgimento dei compiti di istituto, ma evidentemente da non affidare ad una gestione di tipo privatistico, o, peggio, personale, premessa, in assenza di un’adeguata vigilanza, di situazioni arbitrarie e di quelle ipotesi di reato oggetto dell’indagine giudiziaria“.


Fondi riservati e funzionari infedeli

Nel processo ai funzionari infedeli del Sisde –  Maurizio Broccoletti, Michele Finocchi, Gerardo De Pasquale, il direttore del servizio il prefetto Riccardo Malpica, Antonio Galati, Rosamaria Sorrentino e Matilde Paola Martucci – accusati di associazione a delinquere e appropriazione indebita, l’accusa si basava su di un doppio presupposto: l’appropriazione di fondi ordinari e di fondi riservati del Servizio ed il loro reimpiego attraverso un complesso sistema di investimenti bancari e societari.

I conti bancari presso i quali era stata individuata una parte dei fondi illegalmente sottratti ai Servizi erano tenuti presso la filiale romana della banca Carimonte, per un importo pari a 14 miliardi.

Una parte più cospicua di quei fondi sottratti, pari a 38 miliardi, venne invece individuata presso il Credito Industriale Sanmarinese di Serravalle, nella Repubblica di San Marino.

Un’altra parte ancora di quei fondi fu rinvenuta sotto forma di immobili, la gran parte dei quali di pregio essendo situata nel centro di Roma, tutti riconducibili ad un complesso schema di società immobiliari gestite attraverso la fiduciaria FINANZA spa. Secondo una stima effettuata dalla Corte dei conti l’ammontare complessivo del danno erariale e’ stato valutato in 62 miliardi di lire.

Maurizio Broccoletti, responsabile della gestione dei fondi riservati, era anche amministratore unico pro tempore delle società di copertura GUS e GATTEL, attraverso le quali il Sisde effettuava la maggior parte degli acquisiti di beni e servizi.

Lo schema delle società immobiliari attraverso cui veniva gestito il patrimonio immobiliare riconducibile al Sisde era composto da una galassia di dieci società immobiliari, tra le quali emergevano:

1) Capture Immobiliare srl

2) Gei srl

3) Immobil Christy srl

4) Palestrina III srl

5) Cristina III srl

6) Un Blu srl

7) Elios srl

8) Kepos srl

9) Proim srl

10) Servo Immobiliare srl


Le società di copertura del Sisde nel caso Moro

Nel libro dal titolo “Il covo di Stato” di Sergio Flamigni si fa riferimento ad una serie di società di capitali la cui titolarità risulta essere riconducibile al Servizio civile SISDE.

Si tratta principalmente della FIDREV srl, società che ha come oggetto attività di consulenza, e della Gradoli srl, società immobiliare con sede in piazza della Libertà 10. Quest’ultima, oltre a controllare la Fidrev, era titolare di una serie di appartamenti situati presso alcuni condomini siti in via Gradoli ai civici 75 e 96.

Secondo quanto scritto in una relazione datata 7 maggio 1998  dal capo del SISDE prefetto Vittorio Stelo, la società Fidrev srl, oltre a possedere la maggioranza delle azioni della Gradoli srl, risulta avere svolto attività di assistenza tecnico-amministrativa per conto delle società di copertura del Sisde GUS e GATTEL, a partire dalla loro costituzione e fino al 14 ottobre 1994.

Sindaco supplente e commercialista di fiducia del Sisde era stato nominato Gianfranco Bonori.

Sempre a partire dal 14.10.88, a seguito dell’incarico ricevuto dall’amministratore pro tempore delle società GUS e GATTEL Maurizio Broccoletti, Bonori subentra nell’incarico di consulente delle suddette società, fino al 27 luglio 1994.

Sempre dal libro di Flamigni si legge come tra il materiale trovato nel covo delle BR di via Gradoli n.96, il 18 aprile 1978, vi fosse anche un foglio scritto a mano dal brigatista Mario Moretti con la seguente scritta: “Marchesi Liva –  659127 – mercoledì 22 ore 21 e un quarto”.

Il giorno 22 (marzo) cadeva esattamente a sei giorni dalla strage di via Fani di quel funesto 16 marzo 1978.

In un altro foglietto, sempre vergato a mano dal Moretti, veniva indicato un numero di telefono (659127) corrispondente al recapito telefonico della società immobiliare SAVELLIA srl, con sede in via Monte Savello, vicino al Portico d’Ottavia, poco distante da via Caetani, il luogo dove venne rinvenuta la Renault 4 con il corpo di Aldo Moro.

Nel periodo del sequestro dello statista democristiano il commercialista Giovanni Colmo risulta essere stato presidente del collegio sindacale della Savellia srl.

Molto tempo dopo quel tragico evento sempre il Colmo verrà nominato presidente della società Palestrina III srl, una delle società immobiliari attraverso le quali il Sisde acquistava immobili per la sua attività. Il figlio di questi, Andrea Colmo, verrà invece nominato membro del collegio sindacale della Savellia srl. Sempre presso lo studio del commercialista Giovanni Colmo, sito in via Antonelli, avevano sede la società immobiliare PROIM srl, della quale il figlio Andrea diverrà a partire dal 1990 amministratore unico, nonché l’immobiliare Kepos srl. Anche queste due erano società immobiliari legate al Sisde.

Nel corso dell’assemblea soci della immobiliare Palestrina III, tenutasi il 14 settembre 1990, vengono nominati segretario ed amministratore unico rispettivamente Giovanni Colmo e Mario Ranucci. Quest’ultimo, investito del ruolo di amministratore fiduciario per conto del Sisde, era uno stretto collaboratore del direttore amministrativo del Sisde Maurizio Broccoletti.

Come sottolinea ancora Flamigni il legame di lunga data tra Broccoletti e Ranucci viene confermato dal fatto che la società di pulizie CR Servizi srl, riconducibile al Ranucci, ha avuto l’appalto per le pulizie dell’appartamento dell’ex capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro. Ma anche quello per le pulizie degli uffici del Sisde e del capo della Polizia Vincenzo Parisi, oltre a quelli di diversi funzionari del ministero degli Interni.

Accanto al covo delle BR di via Gradoli 96 abitavano Lucia Mokbel, informatrice della Polizia, ed il suo convivente Gianni Diana. L’appartamento era stato affittato loro dalla società Monte Valle Verde srl.

Diana era impiegato presso lo studio del commercialista Galileo Bianchi, il quale tre giorni dopo la scoperta del covo venne nominato amministratore unico della Valle Verde, al posto del dimissionario Aldo Bottai. Bottai era tra i soci fondatori della società Nagrafin spa, che in seguito costituirà la società Capture Immobiliare srl, un’altra delle società immobiliari del Sisde.


Società del Sisde lavanderia della Banda della Magliana

Il 23 dicembre 1993 il quotidiano La Stampa riferisce di due inchieste condotte da due diversi pm della Procura di Roma, Franco Ionta e Giovanni Salvi, entrambe approdate a conclusioni non dissimili.

Dagli accertamenti eseguiti presso i conti correnti bancari appartenenti ad alcune società utilizzate dalla malavita romana a scopo di riciclaggio, ed in particolare da membri del sodalizio denominato Banda della Magliana, il pm Ionta avrebbe scoperto una serie di nominativi collegati ad amministratori, sindaci e rappresentanti legali di società utilizzate come copertura dai servizi segreti civili SISDE.

Ciò che emerge chiaramente dai conti delle società di copertura è che i 50 miliardi sottratti dai sette funzionari infedeli, nella vicenda dei fondi riservati dei Servi,  non avrebbero costituito semplicemente l’oggetto del reato di peculato.

Quei soldi, stornati dai fondi ordinari e riservarti del Servizio civile e finiti sui conti di una miriade di società immobiliari, servivano a diluire altri fondi affluiti su quegli stessi conti ma di ben altra provenienza. Si sarebbe trattato, per l’esattezza, di denaro frutto di attività illecite di proprietà della Banda della Magliana e gestito dal cassiere del sodalizio Enrico Nicoletti. Dunque si profilerebbe un legame quanto meno finanziario tra il Sisde e la principale organizzazione criminale operante su Roma.

Il giudice per le indagini preliminari D’Alessandro avrebbe chiesto in rinvio a giudizio per ottanta persone, per reati che vanno dalla truffa al millantato credito, dal falso al riciclaggio.

L’indagine avrebbe preso piede da un esame effettuato sulla società FINCOM, ufficialmente un gruppo di import-export proveniente da un precedente fallimento e collegata ad una serie di personaggi con precedenti in materia di reati contro il patrimonio ed evasione fiscale.

Tra questi spiccano i nomi dell’imprenditore Alessandro Mei, genero del costruttore Renato Armellini, del finanziare gestore di patrimoni di note dinastie industriali Ley Ravello, l’imprenditore Domenico Balducci con un passato da usuraio e legato ai testaccini della Banda della Magliana, Pippo Calò mafioso appartenente al mandamento palermitano di Porta Nuova, Enrico Nicoletti arrestato per favoreggiamento nei confronti del boss di camorra Ciro Maresca e coinvolto nello scandalo sulla seconda Università di Roma ed il notaio Michele Di Ciommo.

L’altra inchiesta, condotta dal pm Giovanni Salvi nell’ambito della Direzione Investigativa Antimafia, si incentra invece su di un’ ipotesi accusatoria che chiama in causa il reato di cospirazione (art. 289 cp) e vede al centro alcuni appartenenti ai servizi civili Sisde. Tra i soggetti indagati vi sarebbero il responsabile amministrativo del Servizio Michele Finocchi, latitante, e l’imprenditore Alessandro Mei coinvolto nella precedente indagine. (cm)

*Nella foto l’ Austin Morris che sbarrò la strada alla Fiat 132 sulla quale viaggiava Aldo Moro in via Fani angolo via Stresa, targata Roma T50354, è risultata essere stata acquistata, pochi giorni prima del rapimento dello statista democristiano e dell’uccisione della sua scorta, dalla società immobiliare Poggio delle Rose con sede in piazza della Libertà 10. Nello stesso edificio in cui aveva sede anche l’Immobiliare Gradoli. La vettura aveva occupato il parcheggio in cui normalmente sostava il furgone di un fioraio. Quella mattina il furgone era in ritardo poiche’ la sera prima ignoti ne avevano squarciato tutti e quattro i pneumatici. La notizia è stata data in esclusiva dal giornalista del mensile Area, Gianni Pellizzaro, e ripresa in seguito da Sergio Flamigni ne “Il covo di Stato”.

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