EUR spa

 

Ancora nel corso dell’udienza del 29 marzo l’avvocato Ippolita Naso richiama l’intercettazione del 18 dicembre 2012, nella quale Massimo Carminati suggeriva a Salvatore Buzzi di fare causa al Comune quale unico modo per sbloccare i mancati pagamenti da parte dell’Amministrazione in favore della 29 giugno. La difesa domanda all’ex NAR che cosa intendesse quando diceva a Buzzi: “blocchiamo tutto e andiamo per le vie legali“. Carminati spiega come la sua intenzione fosse appunto quella di fermare il lavoro e di mettere in mano ad un legale la riscossione del credito per conto della cooperativa.

Spiega l’ex NAR come l’Amministrazione Capitolina, riguardo ad alcuni pagamenti e cita in proposito quello relativo all’accoglienza per i minori non accompagnati (MiSNA), fosse in ritardo di venti mesi e dunque inadempiente.

A questa proposta Buzzi rispondeva che se avessero fatto causa al Comune non avrebbero più lavorato con l’Amministrazione: “Stavano sotto ricatto” afferma Carminati per descrivere il rapporto tra la cooperativa di Buzzi e l’amministrazione Capitolina. L’avvocato Naso cita quindi l’intercettazione del 19 dicembre nel corso della quale l’ex NAR si mostrava particolarmente preoccupato per il pagamento delle tredicesime agli operai: “Eravamo preoccuparti dei pagamenti – spiega l’ex NAR – io lo dico anche a Riccardo Bruggia una volta sull’Audi“. Ricorda il Pirata come si trovassero in quel periodo sotto le feste di Natale, e di come il Comune non avesse i soldi per pagare gli stipendi, ne tanto meno le tredicesime ai dipendenti. Carminati ricorda come Buzzi gli abbia detto che il Comune aveva versato la somma di 150 mila euro, la quale non bastava neanche per pagare gli stipendi degli operai che lavoravano al cantiere. Usa l’ironia l’ex NAR per schernirsi con l’appellativo di malvagio, anche quando il suo interesse si manifestava nel tentativo di ottenere il pagamento degli operai. E aggiunge come quell’ obiettivo fosse condiviso anche da Buzzi, che ogni mattina si svegliava per cercare di trovare i soldi con i quali pagare gli stipendi dei 1000 dipendenti (circa) della 29 giugno.

Ed era malvagio anche Salvatore Buzzi – spiega Carminati – non come me, ma era cattivo pure lui“.

L’ex NAR spiega come sia lui che Buzzi avessero ogni giorno la preoccupazione di trovare i soldi per pagare i propri lavoratori: “il problema mio era di trovare gli stipendi dei ragazzi dell’EUR che stavano lavorando e mi stavano facendo guadagnare“.

Con riferimento ai ritardi nei pagamenti da parte dell’ente EUR, Buzzi proponeva di inscenare una protesta davanti la sede di EUR spa, mobilitando tutti i dipendenti della 29 giugno. Carminati racconta di come si oppose a quell’ iniziativa in quanto la riteneva dannosa nei confronti del suo vecchio amico e sodale Riccardo Mancini. Del resto a bloccare i pagamenti pensava la segreteria di Alemanno, nella persona suo capo segreteria Lucarelli. Quest’ultimo preferiva infatti privilegiare tutti quei fornitori più vicini alla corrente di Alemanno dal punto di vista dei finanziamenti alla sua fondazione la Giovane Italia: “Mancini se avesse avuto i soldi – spiega il pirata – li avrebbe dati sempre e comunque a tutti“. Del resto Mancini aveva ricevuto l’avviso di garanzia per la tangente della Breda Menarini, relativa ai 40 autobus del cd “corridoio laurentino”.

E ciò metteva già sotto pressione l’ad di EUR spa. Così Carminati riuscì a convincere Buzzi dal desistere dall’inscenare la protesta.

Dunque la supposta attività di pressione, o intimidazione, ipotizzata dalla Procura in relazione all’ottenimento dei pagamenti da parte dell’amministrazione capitolina e segnatamente di EUR spa, si limitava solamente alla richiesta cortese e legittima.

E questo malgrado i canali preferenziali offerti dall’amicizia di Carlo Pucci e di Riccardo Mancini: “Potevamo soltanto chiedere, educatamente chiedere” spiega il pirata, ed aggiunge: “Dal momento che Riccardo, quando lo vedo, lo vedo prima dell’avviso di garanzia, mi dice: a Ma, non ci stanno i soldi“, intendendo con questo rimarcare come l’intenzione di Mancini fosse sempre stata quella di pagare i fornitori, ed in particolare le cooperative di Buzzi. “A noi ci impediscono di pagare, non ci mandano i soldi” avrebbe rivelato Mancini a Carminati, aggiungendo: “i soldi che arrivano sono contingentati per la Nuvola di Fuksas“.

Riguardo poi all’accusa delle minacce rivolte a Mancini, una volta che questo è stato tratto in arresto per la tangente della Breda Menarini, l’ex NAR spiega: “Io onestamente questa accusa di avere minacciato Riccardo Mancini veramente è una cosa che m’ha procurato dispiacere. Mi dispiace che si possa pensare una cosa del genere, non è vero e quindi. Io più che dirlo. Poi pensatela come volete“. E spiega che la minaccia per interposta persona non rientri nel suo normale modo di agire: “Ma io parlo, Massimo Carminati parla per se. Ma che veicolo, io quando devo fare una cosa ci vado direttamente“. Ed aggiunge: “Questa è una faccenda mia, privata, personale, il lavoro era il mio e i soldi li guadagnavo io e nessun altro. E non li steccavo con nessuno. Nessuno c’entra in questa cosa, tranne Massimo Carminati”.


La gara dell’EUR

Carminati racconta come la gara dell’EUR nacque a seguito di una visita a Riccardo Mancini finalizzata all’ottenimento di un posto di lavoro: “Questo succede i primi mesi del 2011 – ricorda l’ex NAR – parlo con Riccardo e forse c’era anche Carlo“. Ricorda vagamente il pirata come l’idea di organizzare un incontro con Salvatore Buzzi sia partita proprio da Carlo Pucci: “E forse proprio Carlo dice: ma perché non lo facciamo parlare con Salvatore”. L’ex NAR rammenta come Salvatore Buzzi gestisse l’appalto del verde dell’ente EUR a partire dal 2000. La risposta che Mancini diede a Pucci e Carminati fu quella di fare trascorrere il periodo dell’affidamento che l’ex NAR stava scontando presso il negozio di Alessia Mancini, per poi rivedersi ed organizzare l’incontro con Buzzi.

Esaurito il periodo di affidamento, Mancini organizza un abboccamento con Buzzi chiedendo a quest’ultimo di far lavorare l’amico comune.

Quando mi presentano Salvatore, Riccardo dice: a Salvatore, guarda che Massimo deve lavorare, fallo lavorare, fagli fare qualche lavoro“. Ed aggiunge, spiegando il senso delle parole di Mancini: “Li lui probabilmente si riferiva a farmi dare qualche lavoro dall’appalto che loro avevano in essere, in corso. Quindi dall’appalto del 2011, quello che si stavano facendo da soli. E gli dice: poi, quando continuerà questo lavoro, perché tanto tutti lo davano per certo, Salvatore lo dava per certo, Riccardo lo dava per certo che il lavoro sarebbe continuato sempre con la 29 giugno. Quando ti farai il lavoro nuovo, prendi e lo fai entrare, in qualche maniera lo fai lavorare, senza entrare nei tecnicismi. I tecnicismi, poi, saranno successivi. Ne parlerò io con Salvatore“.

Carminati esclude categoricamente che ci possano essere stati dei rapporti economici con Mancini: “Però da questo voglio escludere che ci possano essere stati rapporti diciamo di tipo economico co Riccardo Mancini” e spiega ancora: “Riccardo Mancini m’ha fatto una cortesia. Non ci sono mai stati rapporti economici con Riccardo Mancini o con Carlo Pucci. Loro mi stavano aiutando a trovare un lavoro, punto“.

Dall’ìncontro propiziato da Mancini sarebbe nata dunque la collaborazione lavorativa tra Carminati e Buzzi, il supposto sodalizio criminale di natura mafiosa che avrebbe dato il nome di Mafia Capitale all’inchiesta della Procura di Roma: “Io poi mi metto d’accordo con Salvatore, comincio a vedere Salvatore Buzzi. In qualche maniera andiamo subito d’accordo. Lui è una persona, grosso modo…cioè lui è molto più tranquillo di solito. E’ una persona di grande valore, secondo me. E io potevo imparare qualcosa da lui“.

 In merito alla costituzione della Cosma, o per meglio dire della sua riconversione visto che comunque si trattava di una cooperativa già esistente ma fino a quel momento inattiva, l’ex NAR spiega: “Su questa azienda che avrei dovuto portare, io gli dico: Salvatore, guarda, non ti porto nessuna azienda. Facciamola insieme, sapendo di fargli un favore. E spiego perché gli facevo un favore: primo perché un’ATI crea sempre inimicizie. Se io avessi portato un’altra cooperativa o un’altra azienda a lavorare con Salvatore, sicuramente si sarebbero creati dei problemi“.


La creazione della Cosma e il meccanismo della divisione degli utili

Il pirata spiega come con il meccanismo dell’acquisizione dei lavori da parte della capogruppo e della successiva spartizione tra le varie cooperative consorziate si riproducesse un modello che vedeva i costi del lavoro, cioè la manodopera, gravare solo su una delle cooperative, quella che aveva ottenuto il contratto. Gli utili invece venivano ripartiti in maniera tale che la cooperativa di Carminati riuscisse ad ottenere quasi esclusivamente utili.

Tale schema rappresentava un favore che Buzzi faceva all’ex NAR: “E poi quello che interessa la cooperativa è il lavoro. La cooperativa c’ha un discorso sull’utile che non è come quello di un imprenditore privato. Sembra strano a dirlo, almeno questo è quello che io ho capito signor Presidente, perché può essere anche che io ho capito male. A Salvatore interessava prendersi più lavoro possibile. Se il margine era basso a lui interessava molto meno rispetto al lavoro. Allora, io gli faccio la cortesia di non fare l’ATI, quindi il grosso del lavoro se lo fa lui. Io prendo il 50% dell’utile, e li faccio un cortesia a me, facendo fare il lavoro solo a Buzzi. Se io avessi portato un’azienda mia, avrei dovuto steccare quel 50 % in due parti, ed avrei preso il 25%. Quindi egoisticamente ho fatto una cortesia a me e una cortesia a Buzzi“. Dunque se il lavoro veniva eseguito dai dipendenti della 29 giugno, con i relativi costi a suo carico, gli utili venivano suddivisi al 50% con Carminati.

Si trattava di un favore che Buzzi faceva a Carminati, ma soprattutto all’amministratore delegato dell’ente EUR. Un favore che però avrebbe recato un’utilità anche a Buzzi, visto che aveva in piedi diversi appalti con EUR spa, oltre alla necessità di dovere attendere i relativi pagamenti. L’ex NAR la spiega in questo modo: “Chiaramente se tu vai d’accordo con l’amministratore delegato del tuo committente, è meglio andarci d’accordo che essere in disaccordo. Poi i rapporti tra Buzzi e Mancini, lo ripeto, erano ottimi, personalmente ottimi”. Ed aggiunge: “Anche perché se non avessero avuto otiti rapporti Riccardo Mancini non glielo avrebbe chiesto e Buzzi non avrebbe accettato di prendersi, a Roma si usa una brutta parola, un cane come me in una situazione“.


Le dazioni di denaro a Pucci e l’ipotesi di corruzione

Nel corso dell’attività investigativa è emerso come Carminati abbia corrisposto somme di denaro a Carlo Pucci, dazioni che la Procura ha interpretato come compensi relativi all’attività di facilitatore svolta dallo stesso Pucci in relazione alla sollecitazione dei pagamenti afferenti agli appalti gestiti dalla Cosma per conto dell’ente EUR.

Ribadisce l’ex NAR come per quest’offerta di lavoro da parte di Buzzi non vi sia stato nessun accordo di tipo economico tra lui e Mancini, né tanto meno con Pucci: “Nessun tipo di accordo economico, Riccardo l’ha fatto esclusivamente per farmi una cortesia“. L’avvocato Naso fa notare al suo cliente come, nel corso dell’istruttoria, sia emerso che egli abbaia corrisposto alcune somme di denaro a Carlo Pucci. Naso chiede al suo cliente la ragione e l’entità di tali dazioni: “Qui voglio essere preciso. Intanto i soldi che ho dato a Carlo Pucci li ho dati perché è un mio amico. Sono assolutamente svincolati da qualunque interesse“. E aggiunge ancora: “Tant’è vero che questi soldi vengono dati a Carlo Pucci, ci stanno due intercettazioni..in cui io parlo con Di Ninno e gli dico, a settembre 2014, sono due-tre mesi che gli do questo soldi. La signora Garrone chiede sulla Q5 di Salvatore: perché Massimo da tutti questi soldi a Carlo? Massimo da i soldi a Carlo – rispondeva Buzzi – è un fatto privato“. Carminati spiega la ragione di quei soldi dati all’amico: ” Carlo in quel momento stava in difficoltà: s’era lasciato con la moglie. S’era creato una sottrazione di disagio, non ne voglio parlare. Quando mi dice, una volta, che doveva andare da sua mamma, su in Abruzzo, per farsi dare dei soldi per mettere a posto la casa dove sarebbe andato, che era la sua vecchia casa di famiglia, io gli dico: vabbè, ma che vai da tua madre? E gli ho detto: mo te li do io, te li do in due- tre rate. E quando mi davano soldi in contanti in cooperativa io gli facevo scrivere: questa qui, segna a Di Ninno, sono per Carlo Pucci. Non era una cosa che riguardava la cooperativa, riguardava solo i miei conti, stava sui miei conti personali“.

Queste dazioni a Carlo Pucci vengon annotate dal responsabile dell’amministrazione Paolo Dio Ninno nella contabilità parallela afferente ai rapporti tra la 29 giugno e la Cosma, la cooperativa  riconducibile a Carminati.

Quest’ultimo spiega come dalle stesse date delle dazioni sia intuibile come queste siano completamente slegate dalle vicende dell’EUR, vale a dire sia dagli appalti che dai solleciti dei pagamenti: “Questi soldi io glieli do, credo dal maggio 2014, quindi è completamente svincolato, assolutamente svincolato dai fatti dell’EUR“.

A quella data, a maggio del 2014, Carlo Pucci era ancora impiegato presso l’ente EUR, e tuttavia Carminati spiega come in quel periodo l’amico, che di li a pochi sarebbe stato allontanato, non ricoprisse più alcun incarico direttivo e dunque non avesse la possibilità di influire sulle questioni legate ai pagamenti: “Quindi questo è un patto personale di Massimo Carminati a Carlo Pucci, che non c’entra con nessuno. Nessun altro ha partecipato a quella dazione. Questo voglio che sia chiaro. Questo è un favore personale mio a Carlo Pucci, che tra l’altro me li avrebbe ridati. Anzi, spero che me li ridarà, visti i momenti“.

Questo prestito personale concesso all’amico Carlo ammonterebbe, secondo quanto ricostruito dall’ex NAR, a 10-12 mila euro. L’ex NAR non ricorda l’esatto ammontare, avendoli versati in tre tranche distinte, delle quali non rammenta gli importi.

Spiega ancora il pirata: “Ma, se gli fossero serviti altri soldi glieli avrei dati” e aggiunge: “Carlo è un mio amico, cioè stiamo parlando di un amico fraterno, figuriamoci se non gli do dieci sacchi quando gli servono“.

Carminati passa quindi a spiegare le modalità con le quali percepiva somme di denaro attraverso la cooperativa: “Io prendevo, ogni tanto, denaro contante per le mie esigenze dalla cooperativa. Siccome qualche volta mi capitava, qui risulta che ho preso 5 sacchi e non so che ci ho fatto con questi cinquemila, quando li ho presi per Carlo Pucci ho detto (a Di Ninno): mettimi Carlo Pucci, così almeno quando rivedo questi conti so che questi soldi che ho preso li ho dati a Carlo Pucci“.  (cm)

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