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Nel corso dell’esame del 29 marzo Massimo Carminati ha affrontato il tema dei rapporti con l’ente EUR, da cui la cooperativa Cosma riconducibile all’ex NAR aveva ricevuto, in subappalto dalla 29 giugno, una gara per la gestione del verde. Contestualmente la difesa del pirata ripercorre i rapporti con quelli che sono stati due amici di infanzia del suo cliente, divenuti nel frattempo rispettivamente consigliere di amministrazione e amministratore delegato di EUR spa: “I miei rapporti con Pucci e con Mancini sono gli stessi rapporti, è lo stesso rapporto. E’ un rapporto quarantennale, noi ci conosciamo da quando c’abbiamo forse sedici anni. Lei capisce a sedici anni eravamo dei ragazzi cretini che facevano delle cose più grandi di loro, magari, e le facevano “aggratis”, al contrario di quello che succede adesso, rischiando la vita senza avere nessun vantaggio di nessun tipo, solo svantaggi. E questo è il risultato, come vedrà“.

L’ex NAR chiarisce meglio il senso delle sue parole: “Mi riferisco alla politica che facevamo allora. Noi abbiamo cominciato tutti insieme al fungo a fare la nostra attività politica, da una parte in cui a Roma eravamo 200 disgraziati che facevano un certo tipo di attività“. E prosegue: “Il problema è che eravamo dei ragazzi di 16 anni che siamo rimasti amici, siamo sempre rimasti amici nel corso degli anni, ci volevamo bene e ci vogliamo bene adesso, e parliamo e ci comportiamo tra di noi come ci comportavamo allora e parlavamo tra di noi allora. Riccardo (Mancini) quando mi vede mi dice che sono un guercio maledetto, io gli dico che stai scoppiando sei un “ciccione”, magari mori e Carlo (Pucci) il “cerebroleso“.

Prosegue il pirata: “Questo è semplicemente il nostro rapporto. Questo è proprio perché ci volgiamo bene, perché ci conosciamo da sempre, perché siamo cresciuti insieme, nonostante poi ognuno di noi abbia fatto una vita diversa: uno ha fatto l’imprenditore, uno ha fatto la sua carriera, uno ha fatto la politica. Però il nostro rapporto è stato quello. Quando noi ci vediamo, ci ricordiamo di quello che eravamo, di quell’esperienza che ha comunque condizionato tutta la nostra vita, perché quell’esperienza ha condizionato la nostra vita nel bene e nel male, ho visto molti amici nostri morire. Abbiamo visto molti ragazzi della nostra età morire quasi tutti in maniera violenta“.

L’ex NAR descrive quelle vissute durante gli anni ’70 come esperienze in un certo qual modo formative. Non solo per lui ma per tutti quelli che come lui le hanno condivise dalla stessa parte politica: “Noi abbiamo tutti questa esperienza di vita, questo serbatoio di vita, che è quello che ci è servito comunque per essere, chi nel bene e chi nel male, quello che siamo. Quindi mi fa ridere quando qualcuno dice le minacce, le cose. Io minaccio Mancini? A parte che Mancini è una persona di un grande coraggio fisico e se io lo minaccio mi mena, tanto per cominciare, perché pesa 200 kg ed io ne peso settanta. Ma a parte quello: non può esistere che io possa minacciare Riccardo Mancini, visti i rapporti che abbiamo io, Riccardo Mancini, Carlo Pucci e tutta una serie di persone che qui non cito perché non voglio metterli nella colonna infame domani mattina su tutti i giornali romani“.

Carminati cerca di spiegare alla Corte come lui Pucci e Mancini siano rimasti legati alle dinamiche relazionali che avevano quando erano ragazzini: “stesse dinamiche, stessi rapporti, stesso modo di dire stronzate. Però, quando c’è un momento di difficoltà uno va ad aiutare l’altro. Perché questa è la nostra storia, perché questa è stata la nostra vita. E’ la nostra vita, che io personalmente non rinnego e ne son onorato. Quella è stata la mia vita, può disturbare qualcuno, ma chi se ne importa. Disturbateve. Non me ne frega proprio niente, non me ne frega proprio niente che vi disturba. Questi sono i miei rapporti con Mancini, di fatto“.


Le minacce a Mancini

Passando ad esaminare l’accusa di minacce da lui rivolte all’indirizzo di Mancini, che in quel momento non pagava, attraverso EUR spa, la cooperativa 29 giugno in relazione all’appalto ricevuto Carminati spiega: “Io ho letto l’aquila sgozzata, la cosa…Quando Buzzi mi dice: aho ho visto il ciccione e m’ha detto, perché anche Buzzi parla come noi da vecchio carcerato, è uno che ha fatto la nostra vita: ho visto il ciccione gli ho detto: quando me dai un po’ de soldi? E lui m’ha fatto: aho, aho, che palle. E io gli ho detto, di bella: mo lo famo strillà come n’aquila sgozzata. Ma questo che vuol dire che io minaccio Mancini?“.

E aggiunge l’ex NAR: “Andate a vedere poi dopo venti minuti-mezz’ora quando Buzzi parla con Mancini e con Colombini che gli dicono che quella fattura è stata pagata o sta in pagamento, qual’è il rapporto. Buzzi c’ha un rapporto con Mancini forse meglio del mio. Perchè Mancini era una persona che era un imprenditore, ed al contrario della struttura centrale del Sindaco (Alemanno), di cui non faccio il nome, che diceva: non pagate le cooperative perché appartengono all’area di sinistra, perché si pagavano soltanto quelli che appartenevano all’area che andava comoda al sindaco Alemanno“.

E qui Carminati passa ad esaminare i rapporti intrattenuti dall’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, con i costruttori: “I costruttori, non c’è area, I sindaci pagano solo i costruttori, pagano. Pagano soltanto quelli che gli finanziano le campagne elettorali. Ma che pagano Buzzi che c’ha le cooperative rosse?“.

L’ex NAR fa riferimento ai pagamenti che l’amministrazione targata Alemanno regolarmente effettuava all’architetto Massimilianio Fuxas ed ai costruttori che avevano partecipato alla realizzazione della “Nuvola”, la sede della nuovo centro congressi all’EUR.

Spiega Carminati: “Pagavano solo la Nuvola, non pagavano i fornitori dell’EUR, se ne fregavano. Riccardo era disperato, Riccardo me lo diceva. Io parlavo con Riccardo Mancini, mi diceva: a Ma, mi impediscono di pagarvi. Riccardo era un imprenditore e sapeva che se voleva mandare avanti le cose doveva pagare i suoi operai. L’ha detto Buzzi, c’aveva un ottimo rapporto con lui e con gli operai. C’andava a mangiare insieme perché Riccardo era uno che conosceva le cose. Non era un burocrate come i politici. Riccardo veniva dall’imprenditoria, e lui ce lo diceva: io sono avvelenato che non posso pagare. Riccardo ha fatto di tutto per pagare, sempre. Erano ordini superiori del Sindaco. Soltanto che lui era un uomo del Sindaco. ed essendo un uomo del Sindaco doveva fare quello che voleva il Sindaco. Ma poi non aveva i soldi, non glieli mandavano i soldi per pagare. Con i soldi che gli arrivavano doveva pagare Condotte (Condotte spa una delle società che ha partecipato all’appalto per il Centro Congressi la Nuvola). E se ne fregavano dalla centrale degli operai, della gente che stava li. C’era il problema delle tredicesime, c’erano un sacco di problemi. Io m’ero affezionato a quei ragazzi, perché quei ragazzi intanto lavoravano anche per me e mi stavano dando dei redditi non indifferenti. E poi perché andavano alla Piccoli Passi, da Lorenzo (Alibrandi) e facevano gratuitamente il lavoro di mettere a posto la cooperativa, fuori orario di lavoro. Dopo che avevano lavorato dieci ore andavano alla Piccoli Passi a mettere a posto tutti i terreni della Onlus, perché ritenevano che fosse una cosa giusta. Quindi era giusto che io mi spendessi per loro, tutto li. Ma non ho potuto fare nulla. Pure li è stato bravissimo Buzzi che è riuscito in altra maniera“.


La vicenda dei pagamenti

In relazione alla vicenda dei pagamenti Carminati rimanda al controesame del maresciallo del Ros De Luca, del 22 febbraio 2016: “Ma poi Riccardo era un amico – spiega l’ex NAR  A parte il rapporto mio con Riccardo, a parte che Riccardo non si sarebbe fatto minacciare da chicchessia, a parte che non mi sarei mai permesso di farlo perché gli voglio talmente bene, io adesso so che lo sto distruggendo con queste mie dichiarazioni. Mi dispiace Riccardo, ma purtroppo dico la verità. Riccardo poi mi aveva messo in contatto con Buzzi, gli aveva detto: trovagli un lavoro, trova un lavoro a Massimo che gli serve di lavorare“.

Il pirata si spiega meglio: “capito: mi mette in contatto con una persona come Buzzi e io che faccio poi, vado contro Riccardo che è un amico mio, un fratello mio? ma in che mondo vivete voi? Qual’è il mondo vostro? Qual’è il mondo vostro quando si può pensare che qualcuno faccia qualcosa del genere. Perché mo dice: lo faccio strillà come un’aquila sgozzata. Ma se ci sentissero parlare? Ci stanno mille ocp dopo, vedete quello che dico io di Riccardo quando viene arrestato, durante gli arresti, mentre sta carcerato. E tutti gli ocp che ci stanno dopo? Dove stanno gli ocp che ci stanno dopo, quando vedo Riccardo, dopo il carcere. Dove stanno questi ocp?. Quelli sono stati nascosi perché si vedono veramente quali sono i rapporti tra Massimo e Riccardo. Ma de che state a parlà? Quando un amico mio sta in difficoltà, corro in aiuto perché è un amico mio. Qua così funziona, così funziona tra noi. Così ha sempre funzionato tra noi, così funzionerà sempre tra noi. Perché noi siamo così. Quindi non mi rompete le scatole“.

Chiarisce poi l’ex NAR come tra noi intenda noi appartenenti alla stessa realtà politica. Un tra noi che include tutte quelle persone che hanno vissuto la sua stessa esperienza: “Tutti noi che abbiamo quel legame”.

In realtà, oltre alla intercettazione dell’aquila sgozzata ce ne sarebbe un’altra, acclusa agli atti, nella quale Carminati riferirebbe a Carlo Pucci che se si fosse azzardato a parlare (Mancini) si sarebbe presentato lui di persona: “Digli che altrimenti è il re di Roma che viene“. Il riferimento esplicito è a quell’articolo dell’Espresso del dicembre 2012, in cui per la prima volta viene prospettata una spartizione criminale del territorio della Capitale d’Italia, ciascuna zona sottoposta al controllo di un diverso re: Massimo Carminati che dal distributore sovrintende alla zona Nord, Michele Senese Roma Est, il clan Casamonica, guidato da Peppe, che gestirebbe lo spaccio da Centocelle ai Castelli, e i Fasciani, guidati da Carmine e alleati agli Spada, a comandare su Ostia.

Carminati spiega come, pur avendo un ego “ipertrofico” non si senta affatto il re di Roma, ed aggiunge: “Sono altri i re di Roma, sono sicuramente altri. Non sono io“. Spiega inoltre l’ex NAR come questo genere di apprezzamenti renda le persone che frequentano un certo ambiente, ridicole. Per definire la sua posizione nel suo contesto delinquenziale-politico Carminati usa le parole di Buzzi: “Ieri Buzzi ha detto una cosa serissima ma la percezione di Massimo in un certo tipo d’ambiente, ma certamente non è quella che avete voi“.

E spiega ancora: “E’ una cosa ridicola, cioè, questa percezione, questo fatto di creare questa situazione di info intrattenimento, in cui da una notizia si crea una finta leggenda soltanto per vendere libri, per vendere giornali, per fare filmetti. Mi rompevano tutti le palle con questo Nero (personaggio della serie TV Romanzo Criminale a lui ispirato) di Romanzo Criminale, col Samurai (personaggio del romanzo Suburra a lui ispirato) con tutte queste cose. Ma di che cosa stiamo parlando, Presidente. Non so neanche come definirla questa cosa qua”. Aggiunge ancora il pirata come questo riferimento al suo personaggio a cavallo tra il soggetto letterario e l’eroe cinematografico gli abbia nuociuto in termini di credibilità: “mi ci prendevano tutti per il culo“.

Spiega l’ex NAR come anche tra lo staff della cooperativa 29 giugno, cita in particolare Claudio Bolla, ci fosse l’abitudine di accostarlo al Nero di Romanzo Criminale: “E’ arrivato Il Nero” dicevano. “Non è che sto dicendo di essere una mammoletta” spiega il pirata, aggiungendo: “però, cioè, se fossi quello che raccontano, Presidente, volerei via dal 41 bis. Volerei proprio perché evidentemente sarei Superman“. (cm)

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