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Nell’udienza del 29 marzo Massimo Carminati ha affrontato il tema dei lavori al campo rom di Castel Romano e del ruolo avuto in tale ambito da Agostino Gaglianone, meglio noto come Maurizio.

In quel periodo l’ex NAR stava scontando un periodo di tre anni di libertà’ controllata per la condanna definitiva relativa all’associazione alla Banda della Magliana. Tale periodo, che sarebbe terminato nel settembre 2011, lo stava trascorrendo presso il negozio di Alessia Marini, il Blue Marlin.

Fino ad allora il pirata racconta di non avere avuto una grossa autonomia di movimento, essendo controllato a vista dalle forze dell’ordine, come prevede il particolare regime al quale era sottoposto.

Nella seconda metà di settembre Carminati conosce Salvatore Buzzi. A metterli in contatto sarebbe stato Riccardo Mancini, amico comune, avendoli conosciuti entrambi durante un periodo di comune detenzione  presso il carcere di Rebibbia, intorno alla metà’ degli anni novanta. Il motivo dell’incontro sarebbe stato una richiesta di lavoro a Mancini da parte dell’ex NAR.

Quest’ultimo racconta di come Mancini dirigesse l’ente EUR e dunque a suo parere in grado di aiutarlo a trovare un’attività lavorativa: “Certo io non è che chiedevo a Riccardo di fare un lavoro a stipendio – racconta il pirata – Io chiedevo qualche lavoretto che avrei potuto fare, secondo quelli che erano i miei mezzi e le mie possibilità. Lui mi mette in contato con Salvatore, perché Salvatore era una persona che aveva una grande cooperativa di ex detenuti. Salvatore è uno che adesso si è tagliato tutti i ponti dietro“.

Ne parla, come suo solito, un po’ sopra le righe l’ex NAR, ma Salvatore Buzzi viene descritto come una delle persone più importanti di Roma: “Io sono stato onorato di avere conosciuto Salvatore Buzzi, perché ho conosciuto una persona di uno spessore altissimo. Cioè quando lui (Mancini) m’ha presentato quello (Buzzi), secondo me era una persona superiore a quasi tutti gli imprenditori romani, per quello che aveva creato”. E aggiunge: “Perché nessuno ha creato quello che ha creato lui. Poi si sviluppa l’affare dell’EUR“.

Si riferisce qui al primo subappalto vinto dalla Cosma, la cooperativa affidata da Buzzi a Carminati.

Tornando all’ affare del campo rom di Castel Romano, il primo cantiere che Buzzi affida all’ex NAR, Carminati spiega: “ll rapporto con Salvatore si consolida quando ci conosciamo perché, comunque sia, lui è una persona alla mano, una persona simpatica. Cioè, io c’ho un grande legame con lui, gli voglio molto bene. Quindi ci siamo in qualche maniera legati subito.

Quindi quando lui – riferendosi a Buzzi spiega il pirata – si è trovato nell’emergenza di dover fare il campo nomadi richiestogli dal Sindaco (Gianni Alemanno), perché io mi ricordo questo mi disse lui: guarda il Sindaco vuole che facciamo questo campo nomadi. E lui mi dice: guarda c’hai un costruttore, qualcuno che possa fare questo lavoro? Ed io gli ho risposto: va bene, adesso vediamo, fammi vedere un po’ intorno“.

Aggiunge poi l’ex NAR: “Però mi dice subito che il suo architetto aveva per questo lavoro un budget di, credo, 500 mila euro“.

Carminati chiede a Buzzi un po’ di tempo e si rivolge a Maurizio Gaglianone che all’epoca era il suo vicino di casa a Sacrofano  (l’ex compagno della sua vicina, la sig.ra Ottaviani).

Gli accordi con il costruttore, così come Buzzi aveva stabilito, prevedevano che Carminati si sarebbe occupato della parte impiantistica del campo, mentre Buzzi avrebbe seguito le operazioni di posa delle casette prefabbricate per i rom.

Buzzi, racconta l’ex NAR, aveva predisposto un certo preventivo che prevedeva, per la parte relativa agli impianti, una spesa di 500 mila euro. Quando poi si arriverà alla fase esecutiva vedremo come i costi saranno completamente diversi. Però, spiega l’ex NAR, se Buzzi avesse dato il progetto ad un geometra anziché ad un architetto, sicuramente avrebbe risparmiato almeno 100 mila euro.

Perché quello non era un lavoro da mezzo milione di euro – chiarisce Carminati – era un lavoro che poteva costare quattro piotte (400 mila euro) proprio ad esagerare“.


Se il mondo di sopra non paga il mondo di sotto (e lo truffa)

Dunque Carminati si rivolge a Gaglianone per chiedergli la disponibilità per la realizzazione delle opere impiantistiche del campo rom. Chiarisce sul punto l’ex NAR: “Quindi ero io, io ero il committente per Gaglianone. Ero quello che rappresentava la cooperativa, e quindi Gaglianone ha trattato solo ed esclusivamente con me, per quanto riguarda i costi, per quanto riguarda i pagamenti, per quanto riguarda tutto quello che ha riguardato la costruzione del campo rom“.

All’atto del primo sopralluogo a Castel Romano, che Carminati effettua assieme a Gaglianone, l’oggetto della discussione non è mai stato quello dei costi per i lavori. Era quello un periodo di crisi nera per la Imeg di Gaglianone. Sebbene in passato avesse fornito un grosso contributo all’edificazione di Sacrofano, Gaglianone era stato costretto a licenziare diversi dipendenti a causa delle difficoltà in cui versava tutto il settore dell’edilizia. E le prospettive non erano affatto positive. In quel momento i magazzini della Imeg erano pieni di materiale edile che non riusciva a smaltire.

Il primo preventivo che Gaglianone fa su indicazioni del Pirata e’ di 110-120 mila euro, escluse le opere elettriche. Naturalmente, pensando al suo personale profitto, Carminati non dirà a nessuno del costo effettivo di quei lavori. Questa è la stessa versione che Gaglianone ha fornito durante la sua audizione.

Quando si andrà a lamentare con il direttore amministrativo della 29 giugno, Paolo Di Ninno, l’ex NAR si guarderà bene dal dirgli di avere speso complessivamente 320 mila euro o poco più. Gli dirà invece, così come riferirà a Buzzi, di avere anticipato 500 mila euro, cifra che, a causa del bilancio fuori esercizio, il sindaco Alemanno non gli rimborsava. “C’aveva fatto fa un lavoro e non ci pagava” spiega l’ex NAR.

E ancora: “Nel mondo di sotto ste cose non esistono, giusto nel mondo di sopra possono esiste. Che te fanno fa un lavoro e nun te pagano. E te truffano“.

Spiega Carminati di avere anticipato quei 320 mila euro, necessari ad eseguire i lavori di allargamento del campo di Castel Romano, attingendo dalla sua personale provvista: “Io quel lavoro l’ho pagato 320 mila euro, l’ho pagato con la mia provvista che avevo dentro la cooperativa (Cosma), che veniva dai soldi del lavoro dell’EUR. Io quindi senza mettere una lira, senza dare una lira di anticipo a Gaglianone, senza dargli soldi in nero e senza ricevere nulla da lui, lui fatturava Eriches, Eriches lo pagava, e internamente Di Ninno scalava dal conto Carminati (Cosma) i pagamenti eseguiti dalla Eriches. Questa è stata la storia“.

Dunque, di fatto Gaglianone veniva pagato con i soldi della Eriches. Non sapeva e non poteva sospettare Gaglianone che in realtà i soldi con cui veniva pagato provenissero dalla provvista di Massimo Carminati. Questo perché nessuno, neanche dentro la 29 giugno, fatta eccezione per Buzzi e Paolo Di Ninno, sapeva che Carminati dispondesse di una provvista all’interno della Cosma: “Quella era una cosa privata – spiega Camminati – era una cosa privata che non sapeva nessuno“.

E aggiunge, per essere più chiaro: “Io del campo rom ho parlato solo con Salvatore Buzzi“. Il Ricavo di Carminati dall’operazione Castel Romano era inizialmente pari a 500 mila euro, che poi diventeranno 720 mila: “Quello era il budget – 500 mila euro – ci stava un guadagno sopra, io dovevo guadagnare 140 mila euro sopra i 500, che poi sono diventati 700“.

Riguardo poi alla sua percentuale di utili ed ai pagamenti effettuati da Roma Capitale, Carminati spiega: “Sono stato pagato in 20 mesi a 35 mila euro. Cioè, i soldi stanno ancora dentro la cooperativa (Cosma). I soldi sono dello Stato insomma. Io dalla cooperativa ho preso 150 mila euro in tutto“.

Dunque l’operazione di Castel Romano è stata posta in essere da Carminati a costo zero, vale a dire senza tirare fuori un euro.

E questo perché il pirata avrebbe reinvestito i ricavi derivanti dal subappalto dell’EUR per pagare sia Gaglianone per i lavori al campo rom, che la Unibar di Giuseppe Ietto per i pasti dei minori non accompagnati (MISNA).

Però non ho fatto niente di illecito – chiarisce Carminati in relazione alle attività poste in essere –  avvocato, non ho fatto niente di illegale. Cioè, non ho fatto assolutamente niente di illegale. L’unica illegalità era quella della mia condizione in cui dovevo nascondere i miei proventi, anche se fossero legali“.

E spiega ancora l’ex NAR: “Se io non avessi avuto sulle spalle la parte civile che voleva 20 miliardi, io mi sarei aperto partita IVA e tutte queste cose sarebbero ufficiali, e c’avrei anche pagato le tasse“.

E conclude: “Purtroppo non l’ho potuto fare perché mi ci vorrebbero venti anni di lavoro per poter pagare la parte civile del furto al caveau del Tribunale di Roma“.

Dunque questo spiega il motivo – secondo l’avvocato Naso – per il quale i conti della Cosma e quelli relativi a tutte le attività imprenditoriali da essa poste in essere verranno indicati nella contabilità in nero gestita da Paolo Di Ninno.


I mancati pagamenti da parte dell’Amministrazione capitolina

Carminati ribadisce come Buzzi fosse a conoscenza di questa sua esigenza di nascondere non solo i propri beni intestati ma anche i redditi. Ed è per tale ragione che gli propone di creare una cooperativa sociale, nella quale l’ex NAR non avrebbe in alcun modo figurato. A gestire la Cosma verrà infatti nominato l’avvocato Antonio Esposito, un professionista capace che aveva seguito Alessia Marini nella chiusura della sua attività commerciale.

Cosma opera per conto dell’imprenditore Carminati, disponendo di un suo conto corrente ed emettendo fatture ad essa intestate.

La cooperativa è in pratica lo strumento attraverso il quale l’ex NAR potrà svolgere attività di impresa in maniera occulta, senza dovere restituire i soldi richiesti dalle parti civili per il furto al caveau.

Ci tiene comunque a chiarire Carminati di non avere dato ne di avere ricevuto una lira da Maurizio Gaglianone: “Però voglio dire una cosa: non ho mai dato una lira a Maurizio Gaglianone e Maurizio Gaglianone non ha dato mai una lira a me“.

E aggiunge quindi: “Con Maurizio Gaglianone l’unica cosa illegittima che ho fatto è avergli fatto tenere i soldi in nero per l’acquisto della casa della mia compagna, di Alessia Marini. Solo quello. Maurizio Gaglianone non ha mai fatto nulla di illegale per me“.

Di fatto, dei soldi che avrebbe dovuto prendere, il pirata ha preso solo una minima parte. Del milione e 400 mila euro che gli sarebbero spettati per i quattro cantieri che stava gestendo attraverso la Cosma (Castel Romano, EUR spa, gestione del verde in 4° Municipio ed il Misna che aveva realizzato nel 2013) egli avrebbe preso solo 150 mila euro. Il resto spiega l’ex NAR come siano riamasti nella cooperativa. Questi soldi Carminati avrebbe proposto di dividerli oltre che al suo amico Fabrizio Testa, anche a Buzzi e Di Ninno. Questi ultimi avrebbero però declinato l’offerta, in quanto si consideravano dei semplici dipendenti della cooperativa.

Carminati riferisce come i costi di manutenzione relativi a Castel Romano, pari a seimila euro, fossero sovradimensionati. I costi effettivi ammontavano infatti a tremila euro, e gli altri tremila sarebbero finiti a Gaglianone in detrazione, rispetto ai ricavi relativi ai lavori che aveva svolto per quel campo rom. Anche quei soldi  l’ex NAR non li ha mai incassati .

Quando viene affrontato il tema del pagamento dei lavori eseguiti, Carminati si scalda: “La truffa da parte del Comune, la truffa. Quei truffatori del Comune di Roma sono dei truffatori, dei truffatori“.

E aggiunge: “Perché hanno fatto fare un lavoro sapendo bene che non l’avrebbero pagato. Tutti quanti sono dei truffatori. Cioè questo è il mio modo di pensare rispetto al Comune di Roma, rispetto ad Alemanno, rispetto a tutti quanti“.

Il pirata spiega come questi mancati pagamenti dimostrano l’assenza di un privilegio a suo vantaggio, nei confronti di tutti gli altri fornitori e debitori dell’Amministrazione: “Presidente, questa è la prova, mi deve credere, è la prova che io non conosco il sindaco Alemanno e che non conosco Lucarelli (Antonio il suo capo segreteria). Perché sennò sarei andato a buttargli giù la porta a calci, perché a me mi avevano rubato soldi“.

Racconta Carminati di avere conosciuto Lucarelli solo in aula, e di non averlo mai visto prima. Lucarelli ha riferito durante il suo esame di avere subito un danno dalla sua supposta conoscenza con l’ex NAR.

E aggiunge: “Non conoscevo nè Lucarelli nè Alemanno, dei quali non ho nessuna stima“. Spiega il Pirata come nel mondo dal quale proviene gli impegni presi vengano rispettati: “Questi del mondo di sopra, che sono tutte anime belle, sono tutti talmente precisi, Presidente, sono tutti truffatori, tutti sòla. Questa è la verità. E al Comune di Roma erano dei sola”. E poi riferito all’ex sindaco Ignazio Marino: “E poi, con continuità, il Sindaco dopo era un sòla pure lui. Tutti sòla, Presidente“.

E aggiunge: “Ma come può funzionare un Paese in cui il nuovo sindaco non risponde di quello che ha fatto il vecchio sindaco. Ma di che stiamo parlano. Il mondo, sarà che io lo vedo molto più semplice. Il mondo è semplice, il mondo di sotto è molto più semplice. Dove stiamo noi è tutto molto più semplice“.


L’intervento di Testa

E qui entra in scena Fabrizio Testa. Suo e’ il compito di curare i rapporti con l’amministrazione, per ottenere quei pagamenti che spettavano a Carminati e soci ma che non arrivavano.

Rispetto alle anime belle, rispetto al mondo di sopra – spiega l’ex NAR – a Maurizio Gaglianone gli avevo promesso che l’avrei pagato. A tutti i costi l’avrei pagato, con i soldi miei. Io quei soldi li avrei persi, quindi quei 320 mila euro io l’avrei persi“.

E aggiunge: “Ecco perché ho cominciato ad agitarmi pure io quando capisco, quando vedo Buzzi preoccupato dal fatto che non c’avrebbero più pagato. Quindi a quel punto chiedo a Fabrizio (Testa) l’amico mio, e gli dico: senti, parliamo con Gramazio, con Luca, che avevo conosciuto da un mese, me l’aveva presentato Fabrizio da Vanni. Parliamo con Luca e vediamo se può fare qualcosa. Lui era il capogruppo, io ho pensato che magari…“.

E Carminati prosegue nel racconto: ” E siamo andati, io e Salvatore, a parlare a piazza Tuscolo con Luca Gramazio. Ho approfittato anche che c’era il padre (Domenico Gramazio), ho salutato il padre che non vedevo da tanti anni, una persona a cui voglio tanto bene e col quale mi scuso per avere messo nei guai il figlio..“.

E ancora: “E poi sono riandato, sono andato a portare un crono programma di tutta questa storia allo Shangri Là, sempre a Luca Gramazio. Però poi ho visto che questi non facevano niente. Buzzi aveva capito da subito che questi non facevano niente“.

Ma il supposto sodalizio non si perde d’animo ed anzi, malgrado le difficoltà, aveva gia’ predisposto dei piani di riserva: “Salvatore c’aveva il piano A, il piano B, il piano C, il piano D, il piano E. C’aveva cinque piani contemporaneamente. Era un martello pneumatico. Io non ho mai visto una persona con le sue capacità nel risolvere queste questioni, era una macchina da guerra. Quando decideva che doveva risolvere una questione, la risolveva.

E quindi non si rivolgeva soltanto ad una persona, si rivolgeva a tutti quelli che conosceva per risolvere il problema, contemporaneamente. Grandissima capacità, io ho una grandissima ammirazione per lui, ecco perché gli voglio bene“.

Chiarisce anche l’ex NAR i suoi rapporti con gli uomini dell’amministrazione Alemanno, raccontando di avere conosciuto solamente Riccardo Mancini, con il quale aveva trascorso un periodo di comune detenzione, e Luca Gramazio, del quale conosceva molto bene il padre Domenico, amico di famiglia. Specifica anche di non avere mai conosciuto Gianni Alemanno, ed in particolare di non avere mai trascorso con lui periodi di comune detenzione nel carcere di Rebibbia.

Si dice sicuro di come il pm Luca Tescaroli abbia controllato i rispettivi certificati di detenzione, potendo verificare quindi come i periodi detentivi dei due non corrispondano, e spiega: “Gente come Alemanno non la mettevano vicino a noi, perché noi eravamo, come dice Buzzi che ha fatto questa distinzione, dei neofascisti che avevamo scelto una strada e Alemanno aveva percorso una strada istituzionale. Quindi non potevano essere messi assieme a noi. Sarebbero successe magari delle brutte scaramucce dentro al carcere, se c’avessero messo vicino gente del genere“. (cm)

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