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Al processo Mafia Capitale è il turno dei principali imputati nell’inchiesta. Dopo il ras delle cooperative Salvatore Buzzi nell’udienza del 29 marzo è stato ascoltato in qualità di coimputato dell’associazione mafiosa Massimo Carminati.   

L’avvocato dell’ex NAR, la dott.ssa Ippolita Naso, ha spiegato come la difesa del suo cliente sia stata limitata a causa in primis del regime di carcere duro,  ex 41 bis, che egli sta scontando presso l’istituto speciale di detenzione di Parma.

Tale regime prevede: uno max due colloqui al mese, e solo con familiari, la limitazione degli oggetti e delle somme inviati dall’esterno, la censura e il visto alla corrispondenza, la limitazione della permanenza all’aperto e solo in gruppi inferiori a 5. Il tutto per evitare contatti con la supposta organizzazione mafiosa, o eventuali altre organizzazioni.

E questo pur non avendo mai Carminati, sottolinea Naso, subito condanne per associazione mafiosa. E ciò ha determinato – sostiene  la dott.ssa Naso – una limitazione consistente della sua difesa, posto che l’ex NAR è stato indicato dall’accusa come il vertice di una supposta organizzazione di stampo mafioso.


Il regime di sorveglianza

La prima domanda rivolta in esame all’imputato dalla difesa ha affrontato il tema della conoscenza dell’indagine giudiziaria nei suoi confronti.

Carminati ha raccontato di essersi accorto di essere sottoposto ad un regime di sorveglianza eccezionale da parte dei carabinieri a partire dal giugno 2011, a seguito di una perquisizione subita da parte della Digos.

Racconta il “pirata” di essere stato prelevato dagli agenti della Digos presso il residence V House di Largo di Vigna Stelluti n.18. Dopo avere scontato la pena per la rapina al caveau del Banco di Roma di Piazzale Clodio, l’ex NAR doveva ancora scontare un residuo di mesi in regime di affidamento.  Carminati si rifiutava di trascorrere tale residuo di pena ai domiciliari, scegliendo di risiedere temporaneamente presso il residence V House.

Ed è durante questo periodo che il Pirata si accorge di una serie di controlli che esulavano dal normale regime al quale era sottoposto. I pedinamenti si intensificano ulteriormente quando il Pirata termina l’affidamento e torna a risiedere presso la sua abitazione a Sacrofano.

L’idea che si era fatto l’ex NAR era che i carabinieri stessero cercando i proventi del furto al caveau, immaginando che li avesse nascosti da qualche parte. Oppure poteva trattarsi delle vicende nelle quali era rimasto coinvolto il suo padrone di casa, Marco Iannilli, ovvero prima la truffa carosello dell’indagine Phuncard- Broker e poi il fallimento della Arc Trade srl.

Prima del termine dell’affidamento Carminati racconta di essere stato convocato presso la Centrale operativa della Polizia di Stato per essere ascoltato in relazione al caso di Emanuela Orlandi.


Il viaggio a Londra

L’attività di controllo costante ed attenta prosegue anche quando Carminati decide di recarsi a  Londra, accompagnato dall’amico Fabrizio Testa. L’avvocato Naso chiede al suo cliente quale fosse il motivo del viaggio e il perché lui e Testa decisero di viaggiare in due aerei separati. Carminati risponde che Testa forse aveva delle agevolazioni con la compagnia Ryanair, mentre lui aveva preferito Alitalia.

Spiega inoltre che il motivo di quel viaggio era una visita ad alcuni vecchi amici, residenti da anni a Londra, oltre alla necessità di trovare un appartamento per il figlio Andrea, che di li a poco si sarebbe trasferito in terra di Albione. Testa aveva invece necessità di risolvere alcune problematiche legate allo stato di salute del figlio. Per tale ragione quest’ultimo avrebbe dovuto incontrarsi con Vittorio Spadavecchia, un vecchio camerata espatriato dall’Italia che ha un figlio che presenta la stessa patologia del figlio di Testa. “Mi faceva piacere vedere – racconta Carminati – quei miei amici che stanno la e che non vedevo da tanti anni e che fanno parte della mia vita, che ero contento di vedere, mi faceva piacere” e aggiunge “come ho preso il passaporto li sono andati a trovare“.

E aggiunge ancora:”Io non c’ho niente da nascondere, niente da farmi ridire, da ripensare: io sono un vecchio fascista degli anni settanta, sono contento di essere così. Quella è stata la mia vita, mi sono morti tanti amici e sono contentissimo di essere quello che sono“.


La strategia difensiva e la regia di Carminati

Il primo e l’ultimo esame della sua vita, lo definisce il Pirata, quello al quale è sottoposto dal suo legale, avvocato Ippolita Naso. E sarebbero stati, a suo dire, proprio i suoi legali a costringercelo: “M’avete talmente perseguitato con questo esame, che se era per me questo esame non l’avrei mai fatto. La prima e l’ultima volta nella mia vita che faccio un’esame“.

L’avvocato Naso chiede scusa al suo cliente, assumendosi la piena responsabilità per la sua strategia difensiva. E qui Carminati interviene con una sorta di difesa preventiva, specificando: “Io non riesco a decidere la strategia processuale con il mio avvocato, si figuri se posso stabilire con altri, per altre persone“.

Il riferimento è all’arresto di Riccardo Mancini, avvenuto nel gennaio del 2013, e agli incontri avuti con l’avvocato Pierpaolo Dell’Anno, presso lo studio di quest’ultimo, in via Nicotera. Dalla cronologia degli eventi gli inquirenti hanno ricostruito come la nomina di Dell’Anno quale legale di fiducia da parte di Mancini sia avvenuta subito dopo la visita testè riferita. E cioè a dire che non solo la strategia difensiva di Mancini sarebbe stata definita da Carminati e Dell’Anno.

Ma soprattutto che quello fosse il modo per Carminati e sodali di controllare le dichiarazioni rese ai magistrati dallo stesso Mancini. Quando quest’ultimo viene arrestato per la tangente da 600 mila euro percepita dalla Breda Menarini Bus e relativa ai 40 autobus acquistati da Roma Capitale sotto la sindacatura di Gianni Alemanno, Carminati era ancora un uomo libero.

La necessità di conoscere quali sarebbero state le dichiarazioni di Mancini rappresenta per la Procura un dato essenziale in ordine al supposto sodalizio di stampo mafioso, assieme alle minacce che sarebbero state indirizzate al Mancini. Minacce intercettate nella conversazione avvenuta tra Campennì e Buzzi nell’auto di quest’ultimo: “Lo semo andati a pià…gliamo detto, cioè: o stai zitto e sei riverito, o se parli poi..non c’è posto in cui te poi andà a nasconde”.

Ed in effetti la capacità di Carminati di conoscere in breve tempo le dichiarazioni rese ai magistrati da Francesco Ceraudo, il manager della Breda Menarini che aveva corrotto Mancini, denotavano un’interesse specifico, oltre ai canali informativi giusti.  Il giorno dell’arresto di Ceraudo, il 23 gennaio 2013, veniva intercettata una conversazione tra Carminati e Carlo Pucci, altro sodale dell’associazione, nominato da Alemanno consigliere nel cda di EUR spa.

Nel dialogo Pucci si mostrava preoccupato per via della convocazione del legale di Mancini, Dell’Anno, subito dopo l’arresto del manager della Breda Menarini. E Carminati lo rassicurava: “Non ti preoccupà, ma sarà…non… guarda fino a ieri non c’era niente di urgente“. E poi aggiungeva riferito a Mancini: “Digli che stesse tranquillo…può esse qualche cazzata pure sul rugby…” e concludeva: “la tengo sotto controllo“, riferendosi alla vicenda.

E ad ulteriore riprova dei canali informativi con i legali di Ceraudo da parte di Carminati, quest’ultimo aggiungeva: “Prima di chiamà lui (cioè Mancini) se ci fosse qualcosa mi chiamano a me..eh…non è che…cioè…“.  

E’ comunque dall’ambientale del 18.04.13, tratta dallo studio di Dell’Anno, che si evince la regia di Carminati nella difesa di Mancini, nel momento in cui si commentava negativamente l’ipotesi di nomina dell’avvocato Moneta Caglio quale alternativa a Dell’Anno. Sul punto Carminati affermava: “Io gliel’ho detto a Riccardo, ho detto: a Riccà, l’unico che può farti uscire in qualche maniera da una situazione del genere … è Pierpaolo (Dell’Anno)“. (cm)

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