cara castelnuovo

Nel corso dell’udienza del 13 marzo del processo Mafia Capitale Luca Odevaine interviene per smentire le affermazioni di Buzzi, secondo le quali quest’ultimo gli avrebbe dato 10 mila euro per corrompere la commissione di gara relativa alla gestione del CARA di Castelnuovo di Porto. L’ex capo della polizia Provinciale sostiene di non essersi mai occupato di quel CARA, affermando che “probabilmente – Buzzi – si sbaglia”. Sui 17 mila euro che Buzzi aveva pagato ad Odevaine, la cui fattura era intestata alla cooperativa Abitus, Odevaine sostiene di non avere avuto il tempo materiale per poterli restituire, essendo intervenuti nel frattempo gli arresti, il suo e quello di Buzzi. Corrisponde al vero però, riconosce l’ex vice capo di gabinetto di Veltroni, che quella fattura era stata emessa per operazioni inesistenti.


Odevaine: “per il Cara di Mineo poteva esserci una possibilità (per Buzzi)”

 In merito alla gara per i servizi al CARA di Mineo, Odevaine ricorda come Buzzi gli abbia chiesto se vi fosse la possibilità di potervi partecipare e di vincerla. Odevaine gli rispose di si, e che per come era stata pensata quella gara, una possibilità poteva esserci.

Di fatto le gare ideate erano due: una sulla proprietà del centro e l’altra sulla gestione dei servizi ad esso relativi. Relativamente alla prima, la vittoria della Pizzarotti era quasi scontata, non essendoci in tutta la provincia di Catania una struttura di analoga grandezza. Dunque era chiaro che l’accordo stretto con la Pizzarotti fosse a monte.

E fu in quell’occasione che Odevaine disse a Buzzi che se aveva voglia di parlare con i dirigenti della Pizzarotti la persona che poteva metterlo in contatto era Gianni Letta. Odevaine gli disse inoltre che se voleva parlare con Letta la strada da provare era quella di Goffredo Bettini, dato che i due erano buoni amici. Questo avveniva nella prima fase della gara.

Successivamene, mentre Bettini stava organizzando l’incontro con Letta, veniva  costituito un’ATI tra i gestori provvisori, ovvero La Cascina e Pizzarotti, e tutte le cooperative sociali che ne erano entrate a far parte: Domus Caritatis, la Cascina e Sisifo. Si trattava della stessa cordata che avrebbe vinto entrambe le gare. Dunque per la 29 giugno e le altre concorrenti non vi era alcuna possibilità.

Fu a quel punto che Buzzi ricevette il consiglio di Odevaine di chiedere a Letta di sbloccare con il prefetto Pecoraro la questione di Borgo del Grillo. Questo perché la Prefettura ed anche il Ministero ritenevano che quella struttura da 400 immigrati, posta accanto ad un CARA che già ne ospitava 6-700, avrebbe sicuramente creato conflitti con i residenti.


L’ufficio di Odevaine e i suoi interessi in Venezuela

Con riguardo all’ufficio di via Sicilia di proprietà del gruppo Pulcini, Odevaine smentisce che la ristrutturazione sia stata effettuata a spese di Ferrara e che il suo costo sia stato di 100 mila euro.

Quell’ufficio era stato preso, sostiene Odevaine, in comodato d’uso gratuito da Francesco Ferrara con un regolare contratto, per ospitare l’associazione “Roma che Verrà”.

Tale associazione era stata creata sei mesi prima delle elezioni comunali del 2013, a sostegno della candidatura a sindaco di Alfio Marchini. Ferrara verrà nominato, come abbiamo visto, capo del comitato elettorale di Marchini. Le elezioni verranno poi vinte da Ignazio Marino e Ferrara, che non ne aveva più necessità, cederà quell’ufficio ad Odevaine.

Quest’ultimo era in cerca di una sede per le sue attività private, distinte da quelle della Fondazione Integrazione, ovvero la società di Import-Export l’Uliveto. Chiese dunque a Ferrara se poteva cedergli quello di via Sicilia.  L’ufficio era stato ristrutturato in economia dai dipendenti della Domus Caritatis.

Con riguardo ai camion compattatori che si è tentato di spedire a Cuba, l’ambasciatore italiano a Cuba Mario Baccini era stato consigliere diplomatico del ministro Veltroni e dunque aveva un buon rapporto con Odevaine.

Così, quando Baccini chiese a Odevaine dei mezzi per la raccolta dei rifiuti di dimensioni ridotte, poiché nel municipio di Camaguey, una piccola comunità con le strade molto strette, vi erano difficoltà a raccoglierli, l’ex vice capo segreteria di Veltroni si offrì di farglieli avere.

Odevaine si rivolse quindi a Buzzi, che a sua volta si recò da un altro imprenditore il quale aveva tre piccoli camion compattatori in disuso.

Ma una volta trovati i mezzi, malgrado le buone intenzioni, non se ne fece più nulla a causa delle complessità delle pratiche burocratiche per poterli spedire.

In merito all’ampliamento dei posti relativi allo Sprar a Roma, da 250 a 2550 posti, ciò venne deciso da una legge approvata dal Parlamento. Fu una conseguenza dell’aumento del numero di persone ospitate in tutta Italia: il tetto era stato portato prima a 16.000 e poi a 20.000.

La norma prevedeva però che il numero di persone da ospitare nei centri fosse proporzionale a quello dei residenti. Questo per non creare tensioni e contrasti. In base a questa norma Roma aveva a disposizione solo 250 posti.

Così Odevaine, che vedeva quella norma come una limitazione alla redditività del sistema, andò a parlare col prefetto Angela Pria, direttore del dipartimento immigrazione, per avvisarla della necessità di una sua modifica. Preso atto della situazione, il prefetto contattò l’assessore ai servizi sociali del Comune di Roma per concordare le modalità di tale modifica. Il tutto accadeva verso la fine del 2013.


Odevaine e la gara per il Cara di Castelnuovo

Odevaine chiarisce come il suo compito, con riguardo al gruppo 29 giugno, non si esaurisse nella sollecitazione dei pagamenti nei confronti delle Prefetture. In merito alla sua ex segretaria, Sandra Cardillo, chiamata in causa da Buzzi, Odevaine chiarisce come questa fosse stata per venti anni dipendente del Ministero dei Beni Culturali, svolgendo l’incarico di segretario dell’ex soprintendente archeologico di Roma, il dott. Sandro La Regina.

Quando La Regina andò in pensione, Veltroni gli offrì la poltrona di Presidente di Zetema, la società partecipata dal Comune che si occupa della gestione di gran parte delle attività culturali della città, dai musei alle biblioteche. La Regina accettò e ottenne di portarsi dietro la segretaria personale.

Nelle elezioni per il secondo mandato a sindaco di Veltroni, La Regina venne candidato tra le liste dei DS e chiese a Odevaine di  assumere la sig.ra Cardillo nel suo ufficio di vice capo di gabinetto. Odevaine accettò, in quanto la sua segretaria stava andando in pensione. Quando Odevaine si spostò poi in Provincia, la Cardillo lo seguì con un contratto part time. Cardillo divideva il suo tempo tra l’ufficio della Provincia e quello della Fondazione Integrazione.

La gara per il Cara di Castelnuovo di Porto venne indetta l’8 marzo del 2013 e la 29 giugno vi prese parte. Si trattava del più grande CARA che sarebbe stato aperto nella regione Lazio.

La partecipazione del gruppo afferente a Buzzi avvenne attraverso la cooperativa Eriches, sulla base di un accordo raggiunto con Coltellacci che prevedeva una suddivisione dei ricavi al 50%.

ABC ed Impegno per la Promozione erano le due cooperative che si sarebbero suddivise il lavoro. La comunicazione dell’aggiudicazione della gara avvenne tramite un sms inviato da Tiziano Zuccolo, del gruppo La Cascina. Il 19 luglio 2013 la prefettura richiese alla Eriches la prima serie di giustifiche. Qualche giorno dopo, quando era già andato in ferie, Buzzi ricevette una telefonata da Coltellacci sulla seconda tranche di giustifiche richieste dalla Prefettura. Il 26 luglio, tramite il legale amministrativista della 29 giugno, Brugnoletti, la Eriches inviava la documentazione richiesta.

Si trattava delle spiegazioni legate ai costi sostenuti per i vari kit predisposti per i migranti ospitati nei centri. Il successivo 7 agosto la Garrone veniva invitata a recarsi in audizione in Prefettura per fornire ulteriori spiegazioni.


Le pressioni per fare vincere Auxilium

Se la Eriches aveva vinto quella gara, seconda si era piazzata la cooperativa Auxilium, con pochissimo scarto nel punteggio. Terza era invece Gepsa, società francese del gruppo GdF con una partecipazione nel capitale di ACEA e che rappresentava il gestore uscente.

Al quarto posto si era piazzata la Domus Caritatis di Tiziano Zuccolo e Francesco Ferrara.

Il 26 agosto, di ritorno dalle vacanze, Buzzi chiamava il funzionario della Prefettura Zottola, per sapere se c’erano novità sulla gara di Castelnuovo. Zottola gli rispondeva che ancora non avevano deciso e che se ne sarebbe riparlato a settembre. La commissione si sarebbe in effetti riunita il 12 settembre, con ancora un nulla di fatto.

Il 14 settembre Buzzi chiamava Odevaine. La gara era diventata un chiodo fisso per lui, anche perché in tre anni offriva un ricavo di venti milioni, il doppio dei ricavi fatturati annualmente dalla 29 giugno. Il giorno 20 settembre la Prefettura chiedeva alla Eriches ulteriori chiarimenti. Buzzi, che non ci vedeva chiaro, decideva di chiamare la segretaria di Umberto Marroni, Isabella Perugini, per discutere con l’allora capogruppo del PD in Assemblea Capitolina.

Da una fonte a lui vicina era venuto a sapere che c’era stato un intervento del viceministro dell’Interno Filippo Bubbico mirato a fare vincere la gara ad Auxilium. Dunque l’attesa ara legata alla necessità di trovare qualche appiglio nell’offerta della Eriches, così da poterla escludere. Il 21 settembre Buzzi incontrava Umberto Marroni per farlo intervenire su Bubbico.

Il 23 settembre la Garrone si recava ancora in Prefettura per un’ulteriore audizione di richiesta informazioni. Il 24 settembre Buzzi veniva a sapere che la Eriches si era aggiudicata l’appalto.

Il 27 settembre avveniva l’aggiudicazione ufficiale. Il 16 gennaio Auxilium presentava ricorso al TAR: la cooperativa arrivata seconda non chiedeva la sospensiva ma un giudizio di merito.

La decisione veniva rinviata il 13 marzo 2014. Nelle more, il primo marzo Eriches firmava il contratto, venendo così immessa al servizio con la clausola che se avesse perso il ricorso al TAR sarebbe uscita senza nulla a pretendere. Intanto Gepsa, il gestore uscente, decideva di presentare un’istanza di sospensione al presidente della commissione di gara, dott.ssa Sandulli. A quel punto la Sandulli, senza ascoltare gli altri componenti della commissione, decideva di sospendere il contratto.

Buzzi veniva a conoscenza da parte del prefetto Paola Varvazzo di un conflitto di interessi in capo alla Sandulli. Qualche giorno dopo la Varvazzo gli forniva le prove di questo conflitto, attraverso un documento relativo alla società Proedi. Si trattava di una società di proprietà della Sandulli e di suo marito, che svolgeva il servizio di manutenzione all’interno del Cara di Castelnuovo, sulla base di una trattativa privata indetta dalla Prefettura di Roma. Era una situazione talmente anomala ed evidente da destare un certo imbarazzo.


La denuncia di Buzzi

Ed infatti il Prefetto di Roma era intervenuto per impedire che tale situazione si potesse protrarre. Durante il processo in corso Buzzi si è potuto rendere conto di come la Varvazzo avesse fornito un’analoga documentazione anche alla Auxilium. A quel tempo Buzzi cercava di fare uscire sui giornali la notizia sulla Sandulli e sul ricorso della Auxilium.

A tale scopo si recava spesso a trovare Franco Panzironi presso la fondazione Sturzo. Panzironi, a sua volta, lo indirizzava verso Alemanno, amico di Alessandro Chiocci direttore del Tempo. Il 12 ottobre usciva finalmente sul Tempo l’articolo sul conflitto di interessi della Sandulli. Al termine dell’esame il TAR dava torto alla Eriches per un’anomalia nell’offerta, attribuendo la vittoria della gara su Castelnuovo ad Auxilium. Il 15 marzo la Varvazzo forniva a Buzzi un documento che dimostrava come Angelo Chiorazzo, il gestore della Auxilium,  avesse denunciato quel conflitto di interesse ben due anni prima di quella gara.

Ed il Prefetto di Roma, il 7 febbraio 2012, aveva anche scritto un esposto alla Procura della Repubblica. Il 19 marzo il Tempo pubblicava la notizia e Buzzi, a seguito dell’esclusione della Eriches, chiedeva all’on. Micaela Campana di presentare un’ interrogazione parlamentare sulla questione. La Campana assieme a Marroni rappresentavano i parlamentari di riferimento di Buzzi e delle sue cooperative.

Alla fine, ammette Buzzi in aula con amarezza, nessuno dei due deputati presenterà l’ interrogazione da lui richiesta. Dalle intercettazioni del 19 marzo è poi emerso come quell’interrogazione fosse stata bloccata dal viceministro dell’Interno Bubbico. Era la deputata Campana, il 25 marzo, a spiegare a Buzzi di come fosse stato Bubbico ad opporsi.

In quel periodo Buzzi si stava impegnando nella ricerca di una struttura alternativa al Cara di Castelnuovo. Quella struttura sarà Borgo del Grillo. Il Cara di Castelnuovo si trovava in una zona a rischio esondazione e poteva ospitare al massimo 600 persone, anche se in quel momento ne accoglieva 900. Borgo del Grillo avrebbe permesso di decongestionare il Cara di Castelnuovo e in più non vi erano le problematiche legate all’esondazione.

L’immobile di Borgo del Grillo apparteneva all’imprenditore Sergio Tartaglia, amico di Stefoni sindaco di Castelnuovo. Quest’ultimo, assieme alla Eriches, avrebbero voluto acquistarlo per destinarlo all’accoglienza dei richiedenti asilo.

Per quella struttura la Eriches si era già aggiudicata una gara sull’accoglienza, ed è esaminando attentamente tale gara che Buzzi elaborava la necessità di prender in gestione la struttura di Tartaglia. L’accordo economico con Tartaglia veniva raggiunto in breve tempo.

A differenza dell’altro Cara, Borgo del Grillo era composta da 107 appartamenti, affittati al prezzo di 320 euro al mese ciascuno. L’accordo prevedeva una spesa complessiva da parte della Eriches di 35 mila euro al mese. L’immobile non aveva bisogno di avere autorizzazioni particolari, essendo già in regola.

Buzzi e Odevaine avevano conosciuto il sindaco di Castelnuovo Fabio Stefoni prima che fosse eletto sindaco, in quanto per diverso tempo la 29 giugno aveva gestito la raccolta dei rifiuti per quel comune. Stefoni, oltre ad essere del PDL, era anche incorruttibile. Anche il braccio destro di Stefoni, Flavio Ciambella, non aveva mai chiesto soldi a Buzzi.

Racconta Buzzi di essere stato lui il primo a parlare con il vicesindaco del PD di Castelnuovo, Alfonso Pedicino, circa l’opportunità di conferire a Stefoni un contributo elettorale regolarmente registrato. Nella vicenda di Castelnuovo Carminati non è entrato in alcun modo. Buzzi chiese a Ietto di fornire i pasti per Castelnuovo ma Ietto declinò l’offerta in quanto Castelnuovo era troppo fuori mano per lui. (cm)

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