Cara-di-Mineo

 

ll bando sartoriale per il centro Enea

L’udienza del 13 marzo del processo a Mafia capitale è proseguita con le dichiarazioni di Salvatore Buzzi in merito ai suoi rapporti con Luca Odevaine ed al ruolo di quest’ultimo quale consulente per le cooperative sociali.

Buzzi passa a descrivere il bando relativo alla gestione del centro per l’accoglienza immigrati Enea, sito a Roma in via Boccea n.530 gestito dall’Arciconfraternita, che accoglieva circa 400 persone. Racconta l’ex ras delle cooperative sociali come quel bando fosse un bando “sartoriale”, costruito apposta per far vincere l’Arciconfraternita.

Secondo Buzzi quando viene indetto un bando per ospitare tutte assieme 650 persone vengono escluse automaticamente da esso tutte quelle organizzazioni minori. In buona sostanza quella gara poteva essere vinta solo da organizzazioni che avevano la disponibilità di immobili di grandi dimensioni, come ex conventi o strutture afferenti a complessi religiosi. 

Disponibilità che solo la Domus Caritatis poteva avere. Nel 2012 l’Arciconfraternita, organizzazione afferente al Vicariato di Roma, si era fusa con La Cascina, società riconducibile invece a Comunione e Liberazione.

Racconta Buzzi come quello relativo al centro Enea fosse un bando costruito ad hoc dall’amministrazione di Walter Veltroni, proseguito poi con l’amministrazione del prefetto Mario Morcone e aggiudicato dall’amministrazione di Gianni Alemanno. Un esito preannunciato, quello del bando del centro Enea, che ha attraversato ben tre amministrazioni di colore politico diverso.

E il tutto nello stesso anno, il 2008. Buzzi sottolinea come in quel periodo fosse membro della Commissione di gara Patrizia Cologgi, che all’epoca in cui Odevaine era vice capo di gabinetto di Veltroni ricopriva il ruolo di responsabile della protezione civile comunale. “Era il braccio armato di Odevaine quando Odevaine era vice capo segreteria di Veltroni” spiega Buzzi.

Assieme alla Cologgi Odevaine realizzerà anche i primi due campi rom di Castel Romano. Spiega il ras delle cooperative sociali come in termini di cifre il centro Enea fatturasse 12.870 milioni sui base annua, ed il bando aggiudicato dalla Domus Caritatis sarebbe durato 10 anni.


La gara per il Cara di Mineo

Buzzi passa poi a descrivere la gara per la gestione del CARA di Mineo. Si trattava della struttura che aveva accolto i militari americani di stanza alla base USA di Sigonella, struttura che era stata abbandonata dall’amministrazione statunitense per via dei costi elevati. La proprietà era del gruppo Pizzarotti, in buoni rapporti con l’ex sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta.

Quando viene indetta la gara per la gestione di quel centro da parte del consorzio Calatino, consorzio formato da una serie di comuni che vedeva come capofila quello di Catania, Buzzi chiede all’europarlamentare Goffredo Bettini di organizzargli un incontro con Gianni Letta, per cercare di conoscere qualche membro della commissione di gara.

Ricorda l’ex ras delle coop sociali come quell’incontro gli costò, tra cene e finanziamenti elettorali, 31.500 euro. Quei soldi erano destinati al finanziamento della campagna elettorale per le europee del 2014 dello stesso Bettini.

In realtà l’ incontro con Gianni Letta, che in effetti avvenne, non sarebbe servito a nulla in quanto, come riferirà Luca Odevaine nel corso di una intercettazione tratta dagli uffici della Fondazione Integrazione il giorno 21.03.14, tutto era già stato stabilito.

Nella conversazione, mentre parla col suo commercialista Stefano Bravo, Odevaine racconta di come si rese conto, in occasione del suo primo viaggio a Mineo per il quale aveva ricevuto l’incarico di presidente di commissione di gara, che  l’esito di quella gara fosse già stato determinato. Era appena arrivato all’aeroporto di Catania ed a prenderlo era andato l’allora presidente della provincia e futuro sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe Castiglione. 

Quando prende posto al tavolo del ristorante Odevaine si accorge che li avrebbe dovuti raggiungere una terza persona. Quella persona era la stessa che si sarebbe dovuta aggiudicare la gestione di Mineo : “quando io ero andato giù … mi è venuto a prendere lui all’aeroporto … mi ha portato a pranzo … arriviamo al tavolo … c’era pure un’altra sedia vuota … dico eh “chi?” … e praticamente arrivai a capì che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara (ride)…”.

Salvatore Buzzi passa quindi a descrivere il centro Staderini, di via Staderini 9 sempre a Roma, come “un’altra vergogna del Comune”. Il centro ospitava 400  immigrati all’interno di un edificio che non aveva l’abitabilità. E per tale ragione è stato infatti svuotato nel febbraio 2013, al termine dell’emergenza Nord Africa.

In quell’occasione, racconta il ras della 29 giugno, il proprietario della struttura si rivolse a lui ed a Coltellacci per affittarglielo. La loro risposta fu però negativa proprio in considerazione della sua condizione di irregolarità, a rischio di chiusura in caso di verifica.

Malgrado la mancanza dei permessi, quel centro era stato affittato fino al 2013 all’Arciconfraternita, accogliendo a prezzi che Buzzi definisce “esorbitanti” ben 400 immigrati.


Buzzi: “solo nel 2014 abbiamo capito che Odevaine era un bluff”

La difesa di Buzzi, l’avvocato Santoro, domanda al suo cliente se aveva contezza delle agevolazioni ottenute da Odevaine, oppure se si trattava solo di una speranza e Buzzi risponde che la contezza in realtà non l’hanno mai avuta: “(solo) nel 2014 abbiamo capito che era un bluff”.  Dunque fino al 2013 la convinzione del ras delle cooperative sociali e dei suoi dipendenti era che effettivamente Odevaine li agevolasse.

In seguito, quando cominciano a notare che in alcune gare importanti non venivano neanche convocati, decidono di lasciarlo perdere. Questo per quel che riguarda le gare. Diverso invece il discorso per quanto riguarda i pagamenti, che in effetti Odevaine sollecitava, in particolare quelli che riguardavano la Prefettura.

Del resto 5000 euro al mese non era una gran cifra per Buzzi.  Un giorno Buzzi decide di contattare per telefono Odevaine, il quale neanche gli rispondeva. Ma quando a chiamarlo era stata la volta di Ferrara, che si trovava in quel momento con Buzzi, Odevaine sollevava prontamente il ricevitore. E’li che il ras delle coop capisce come le supposte agevolazioni offerte da Odevaine fossero in realtà più’ che altro millanterie. Era noto che comunque Odevaine intendeva trasferirsi in Venezuela, dove aveva diverse attività, mentre il suo braccio destro Mario Schina si sarebbe dovuto trasferire a Cuba. (cm)

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