Odevaine Luca

 

Nell’udienza del 13 marzo al processo Mafia Capitale Salvatore Buzzi ha parlato dell’attività di accoglienza degli immigrati a Roma.

Il ras della 29 giugno ha ripercorso il suo legame con con Luca Odevaine, incontrato per la prima volta nel 2001 quando il comune di Roma era guidato dalla giunta di Walter Veltroni. Ed è proprio a Veltroni che Odevaine fa capo, ricoprendo il ruolo di vice capo di gabinetto del sindaco. Veltroni aveva un capo di gabinetto ufficiale ed un vice che si occupava delle questioni più operative, Odevaine appunto.

Nel 2008, quando Veltroni si dimette da sindaco di Roma per correre alle politiche come candidato premier del PD, Odevaine viene assunto dal presidente della Provincia Nicola Zingaretti come capo della polizia provinciale e capo provinciale della Protezione Civile.

In questa veste si rapporterà spesso con Buzzi e le sue cooperative per le questioni relative all’accoglienza.


Il patrimonio sociale di Odevaine

Buzzi racconta come Odevaine potesse vantare su un patrimonio di relazioni sociali molto elevato, patrimonio che mise a frutto con la sua organizzazione, consentendogli di vincere numerose gare ed appalti. Come quella indetta della Prefettura di Roma per l’accoglienza di 512 richiedenti asilo. In cambio Buzzi ha versato per tre anni ad Odevaine una tangente mensile da 5.000 euro, tangente mascherata da contratto di affitto per tre appartamenti, rispettivamente per lui la figlia e l’ex moglie.

Ma l’asservimento della funzione di Odevaine quale rappresentante delle provincie al tavolo di coordinamento per l’immigrazione, aperto presso il Ministero dell’Interno, è antecedente rispetto all’accordo con Buzzi. Esso risale, grosso modo, all’epoca della giunta Veltroni ed al ruolo assunto dall’Arciconfraternita del SS. Sacramento del S.Trifone nella gestione dei migranti. I dipendenti della 29 giugno chiamavano scherzosamente quest’ultima il braccio armato del Vicariato di Roma.

Il Vicariato aveva raggruppato tutta l’attività dell’accoglienza, in precedenza gestita dalla Caritas e da altre organizzazioni religiose, sotto la guida unica dell’Arcioconfraternita. Causando in questo modo non pochi malumori all’interno dell’associazionismo cattolico romano.

Odevaine aveva un ottimo rapporto con il dominus dell’Arciconfraternita, Giuseppe Ferrara, e per il suo ruolo di “facilitatore” veniva premiato con una tangente mensile da 10 mila euro, che in alcune occasioni diventava anche di 20 mila.

In seguito il Cardinale Vallini obbligava Ferrara a creare una nuova cooperativa sociale, impedendogli così di usare il nome dell’Arciconfraternita per attività connesse ai suoi interessi personali. Nasce così la cooperativa Domus Caritatis.

Ferrara l’uomo di Rutelli

Ferrara aveva un profilo professionale molto importante, avendo ricoperto dal 2006 al 2010, durante la presidenza di Piero Marrazzo, il ruolo di vicesegretario della Regione Lazio. Ad attribuirgli tale carica era stato Francesco Rutelli, essendo Ferrara un suo uomo. “Tanto è vero – racconta Buzzi – che lo troviamo anche coinvolto nella vicenda dei fondi di Lausi”.

Ancora Ferrara viene incaricato di coordinare la campagna elettorale di Rutelli per le comunali del 2008, contro Gianni Alemanno. E lo ritroviamo anche come coordinatore della campagna di Alfio Marchini nelle elezioni comunali del 2013, elezioni vinte poi da Ignazio Marino.

In un confronto sul peso delle rispettive organizzazioni in relazione alla gestione dell’accoglienza a Roma, Buzzi fa notare come le cooperative di Ferrara gestissero circa 900 posti contro i 300 di Buzzi e del suo socio Sandro Coltellacci.  Quando Nicola Zingaretti termina il suo mandato di Presidente della Provicnia di Roma, Odevaine decade da Capo della polizia e della Protezione civile provinciale. Ed e’ a questo punto che decide di reinventarsi imprenditore, mettendo su una serie di attività in Venezuela. Nel 2010, sempre Odevaine, aveva creato la fondazione Integrazione che aveva come mission quella di favorire l’integrazione dei popoli e la convivenza democratica. In quel periodo aveva uno studio in via Sicilia, all’interno di uno stabile di proprietà del gruppo Pulcini. Il gruppo Pulcini possiede questo palazzo situato al n. 158 di via Sicilia, cosi’ come quello al n.160, quest’ultimo lasciato pero’ in uno stato di completo abbandono. Al n. 160 i primi due appartamenti erano locati a privati mentre tutti gli altri erano completamente vuoti. Pulcini aveva concesso a Odevaine quelli al piano terra, ad un prezzo irrisorio, in cambio della loro ristrutturazione. 

Dato che si stava separando dalla moglie Alessandra Garrone, Buzzi aveva intenzione di prendere per se uno di degli appartamenti di quello stesso stabile rimasti liberi. Daniele Pulcini gli disse però che a breve avrebbero ristrutturato tutto l’edificio per farci un albergo. Dunque l’operazione di Buzzi non appariva conveniente.

Buzzi riferisce in aula di come la ristrutturazione degli appartamenti in mano a Odevaine, costata 100 mila euro circa, fosse stata effettuata da la Cascina.


Odevaine pagato dalla Cascina perché temuto

Racconta l’ex ras della 29 giugno di come Odevaine avesse intenzione di restituirgli i soldi da lui pagati per sbaglio e relativi ad una fattura emessa dalla 29 giugno per operazioni inesistenti. Quella fattura venne poi messa in pagamento per un importo pari a 17 mila euro. Odevaine, che doveva avere parecchi soldi in nero dalla cooperativa di Ferrara, la Domus Caritatis, spiegava a Buzzi che poteva riavere quei 17 mila euro da Ferrara. Ferrara doveva fatturare a Buzzi 17 mila euro, Buzzi avrebbe pagato quella fattura e poi Cascina o Domus Caritatis gli avrebbero ridato i soldi in nero.

Il sostegno di Buzzi a questa soluzione prospettata da Odevaine derivava dal fatto che in questo modo egli avrebbe trovato un nuovo canale per alimentare la cassa del denaro non tracciato. Ma in realtà Ferrara non aveva intenzione di pagare Odevaine, in quanto in quel periodo i rapporti tra i due  si erano raffreddati.

Di fatto ne la Cascina ne tanto meno Ferrara avevano più bisogno dei servigi di Odevaine, avendo trovato dalla loro parte, ovvero dalla parte di Comunione e Liberazione, sia il ministro degli Interni Angelino Alfano che il sottosegretario alle Politiche Agricole Giuseppe Castiglione. Ma nonostante ciò Ferrara e la Cascina continuavano a versare soldi ad Odevaine, per timore che si potesse vendicare mettendo loro i bastoni tra le ruote.


Ferrara: il nostro uomo all’Avana

Riferisce inoltre Buzzi come Ferrara avesse messo in piedi operazioni estero su estero con base Cuba. Nell’isola caraibica infatti la Cascina aveva creato importanti attività imprenditoriali.

Quando la difesa di Buzzi, l’avvocato Pier Gerardo Santoro, domanda al suo cliente se anche la 29 giugno avesse provato ad effettuare operazioni estero su estero, il ras delle cooperative sociali risponde di averci inutilmente provato diverse volte  senza alcun successo.

Racconta Buzzi come la 29 giugno abbia provato a spedire a Cuba due camion per la raccolta dei rifiuti, due compattatori, senza per altro riuscirci, a causa delle procedure burocratiche estremamente farraginose vigenti nell’isola.

Nel periodo che va dal febbraio 2012 fino alla fine del rapporto avvenuta nell’ ottobre 2014, la somma complessivamente versata da Buzzi a Odevaine ammonta a circa 165.000 euro.


Odevaine e il centro per l’impiego di Rosarno

Ripercorre Buzzi la vicenda del centro per l’impiego per immigrati aperto dalla fondazione Coca Cola a Rosarno, in collaborazione con la fondazione Integrazione di Odevaine e durato solo un anno, dal 2012 al 2013. In quel progetto Buzzi aveva avuto solo un ruolo marginale, limitato alla presentazione di Campennì ad Odevaine, come dimostrato dalle intercettazioni.

Buzzi aveva intenzione di presentare un suo progetto da realizzare in collaborazione con Odevaine. Il progetto di Odevaine sponsorizzato da Coca Cola vedeva direttamente coinvolti gli immigrati ed era finanziato dalla Comunità Europea. Il progetto che invece Buzzi intendeva presentare avrebbe dovuto essere finanziato attraverso fondi regionali, con il coinvolgimento delle province di Vibo e di Roma. 

All’incontro partecipò anche il consigliere Galloro, nella veste di rappresentante del presidente Zingaretti. Ma nonostante l’accordo, il progetto venne abbandonato per via del suo costo elevato a fronte di un ritorno incerto.

Durante tutta la fase operativa di quel progetto Buzzi si era fatto accompagnare in lungo e in largo per la Calabria da Giovanni Campennì, il quale aveva già lavorato con lui nel 2008 presso il CARA di Cropani. Ma dopo una serie di incontri con Odevaine, Campennì e Schina, avvenuti nel 2010, alla fine il progetto venne abbandonato.

Racconta Buzzi come il centro per l’accoglienza che aveva intenzione di aprire in provincia di Catanzaro, a Falerna, alla fine verrà realizzato da Odevaine e dalla sua Fondazione Intergazione.   

Legata alla realizzazione di questo progetto fu la visita di Campennì a Roma. Scopo del viaggio era quello di incontrare Luca Odevaine per pianificare alcuni aspetti operativi. Era il 23 gennaio 2010, esattamente lo stesso giorno in cui venne arrestato l’ex amministratore delegato della Breda Menarini Roberto Geraudo.

L’ad della società del gruppo Finmeccanica, dalla quale il comune di Roma aveva acquistato 45 autobus, era stato tratto in arresto per una tangente da 600 milioni di euro versata all’ad di EUR spa, Riccardo Mancini, braccio destro del sindaco Gianni Alemanno, nonche’ ex tesoriere della sua campagna elettorale a sindaco di Roma. Mancini verrà arrestato qualche giorno dopo a seguito delle prime confessioni del manager di Finmeccanica.(cm)

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