Siad Barre

In un articolo del quotidiano La Stampa del 13 febbraio 1978 l’inviato Francesco Fornari da conto dello scoppio di nuovi focolai di conflitto armato in Somalia. Il governo della Repubblica Democratica Somala richiama i riservisti e i congedati, aprendo anche all’arruolamento di volontari, da inviare nella provincia denominata Ogaden. Mogadiscio denuncia un intervento non richiesto da parte di truppe sovietiche e cubane, un’ingerenza negli affari africani che “mette a rischio – si legge nel comunicato ufficiale – l’esistenza della Somalia“. Il comunicato specifica inoltre come “quello che sta accadendo nel Corno d’Africa era un problema di natura regionale che avrebbe dovuto essere risolto senza l’intervento di potenze straniere“.

Il comunicato si conclude con l’intenzione del governo di “rivedere i rapporti diplomatici con l’Unione Sovietica ed altri paesi“. Nel proclamare lo stato d’emergenza il Comitato centrale del partito socialista somalo invita ogni connazionale a considerarsi parte di questa mobilitazione generale, impegnandosi nella difesa della propria nazione. Secondo gli osservatori internazionali la Somalia era già da diverso tempo coinvolta nel conflitto, con le unità regolari dell’esercito a combattere apertamente accanto agli insorti contro i militari etiopi. I rapporti parlano di 35 mila tra regolari e partigiani, opposti ad almeno 80 mila soldati che combattono sotto le insegne del governo etiope. Di questi ultimi almeno 3000 sarebbero sovietici, mentre altri 1500 sarebbero di nazionalità cubana.

Secondo alcune fonti i cubani avrebbero istituito un campo d’addestramento ad Avash, mentre l’aviazione russa, equipaggiata con Mig 21 e Mig 23, avrebbe creato una base a Debre Zeit. L’unione sovietica avrebbe equipaggiato l’esercito eritreo con lanciarazzi katiuscia, artiglieria, carri armati, unità mobili radar, oltre a piloti per caccia e istruttori per i Mig e i nuovi tank di fabbricazione russa.

La Somalia, dal canto suo, si serve dei crediti commerciali nei confronti dell’Iran e dell’Arabia Saudita come contropartita per l’acquisto di armi e materiale bellico.

Il Pakistan avrebbe venduto al governo di Mogadiscio potenti batterie missilistiche, mentre armi leggere sarebbero state acquistate da Francia, Italia, Libia e Svizzera. La gran parte delle armi in dotazione ai somali è però di fabbricazione sovietica, creando non pochi problemi per i ricambi e le munizioni. Ma la notizia principale viene fornita da un’emittente europea, secondo la quale gli Stati Uniti starebbero attivando un ponte aereo per rifornire di armi il governo somalo. Ufficialmente i Segretario di Stato Cyrus Vance avrebbe negato alcun coinvolgimento da parte del suo Paese, invitando i due stati coinvolti a risolvere pacificamente le loro controversie.

Confine Etiopia Somalia

Le tribù sfidano Siad Barre

Negli anni ’80 il regime somalo riesce ad instaurare un ottimo rapporto diplomatico con l’Italia, grazie all’appoggio del presidente del consiglio Bettino Craxi che nel 1985 versa al governo di Mogadiscio 550 miliardi di lire di aiuti economici. L’accordo prevede anche la nomina del cognato di Craxi, Paolo Pillitteri, a console onorario della Somalia in Italia.

In un rapporto del maggio 1984 redatto dall’Ufficio Analisi per l’Africa e l’America Latina dell’Agenzia  Centrale di Informazione degli Stati Uniti viene dipinto il contesto conflittuale che vede contrapposti i vari gruppi tribali che si oppongono alla dittatura da una parte e l’esercito regolare somalo fedele al comandante Siad Barre dall’altra.

I crescenti scontri tra le tribù somale, armate dall’Etipia e dalla Libia e l’esercito regolare somalo vedono quest’ultimo sensibilmente indebolito sul fronte esterno. Salito al potere nell’ottobre del 1969 grazie ad un colpo si stato, l’ex comandante in capo dell’esercito somalo abbraccia l’ideologia marxista e stringe un accordo economico militare con l’Unione Sovietica, accordo che dura fino al 1977.

La ragione della rottura va individuata nella decisione di Siad di attaccare la regione etiope dell’Ogaden. Contro l’Etiopia, appoggiata dall’Unione Sovietica, la Somalia si trova costretta a chiedere l’appoggio degli Stati Uniti, con i quali stringe un accordo che prevede 100 milioni di dollari di aiuti economici e militari. I rischi per l’incolumità dei consiglieri militari e agricoli statunitensi presenti in Somalia aumentano sensibilmente. D’altro canto gli sforzi dei governi di Libia, Etiopia e Unione Sovietica per far cadere il dittatore somalo non sembrano ridursi.

Sebbene rappresentino una costante nella storia del paese, i conflitti interetnici in Somalia sembrano rivestire il ruolo di principale fattore di instabilità.

Somalia Tribal Challange to Siad

Aumentano i rifornimenti di armi ai clan

La conflittualità tra i principali gruppi etnici, il Fronte Democratico di Salvezza Somalo (SDSF) ed il Movimento Nazionale Somalo (SNM), sembra crescere in parallelo alla rispettiva disponibilità di armamenti. Alcune piccole tribù dissidenti si riforniscono attraverso il furto, l’acquisto su canali non ufficiali e le donazioni da parte dell’esercito somalo. Tra queste il Fronte Occidentale di Liberazione Somalo, un gruppo sostenuto dal governo di Siad Barre allo scopo di contendere all’Etiopia il controllo della regione dell’Ogaden. Il traffico di armi fiorisce lungo le frontiere della Somalia a causa principalmente delle scarse forze su cui può contare la polizia di frontiera.

Le armi più diffuse tra le tribù sono gli AK 47, i bazooka ed i lanciarazzi RPG. E’ stato lo stesso regime somalo ad avere stimolato inconsapevolmente la corsa agli armamenti. L’evento scatenante sarebbe stato l’aver armato negli anni ’70 le tribù di frontiera in funzione di polizia. Nel 1983 Siad Barre ordina all’esercito di procedere al disarmo delle tribù meno fedeli.

Ma le conseguenze di questa nuova politica si dimostrano nel lungo termine catastrofiche. Essa innescherà infatti una nuova corsa al riarmo da parte dei vari gruppi etnici dissidenti.

 Altra scelta rivelatasi disgregante è stata quella di coinvolgere nel regime alcune tribù più fedeli come gli Ogadeni, in posizione privilegiata all’interno dell’esercito, rappresentando circa il 30% degli effettivi, ed i Marehan. Secondo gli analisti di intelligence statunitensi questa strategia avrebbe comportato nel lungo periodo un’ erosione del consenso tra le altre tribù.

Non societ ground force weapon

Paesi di provenienza degli armamenti

In un report redatto nel giugno del 1980 dal Centro Nazionale per l’Interpretazione Fotografica della CIA, in occasione della parata indetta per la Festa Nazionale del 21 di ottobre per commemorare la presa del potere di Siad Barre, vengono analizzate le foto di armamenti pesanti in dotazione all’esercito regolare somalo. Scopo della ricognizione fotografica è di comprendere, a seguito della rottura dei rapporti economici e militari con l’Unione Sovietica (nel novembre 1977 vengono espulsi i consiglieri militari russi) quale sia la loro provenienza e fabbricazione.

Nel periodo tra il 1977 ed il 1978 la guerra tra Somalia ed Etiopia per il controllo  dell’Ogaden aveva drasticamente ridotto la disponibilità di armamenti per entrambe i due paesi contendenti.

Secondo fonti diverse tra i paesi fornitori di armamenti alla Somalia  sono indicati: Egitto, Romania, Cina, Kuwait e Pakistan. La documentazione fotografica ha lo scopo appunto di verificare tali fonti. Non esistono immagini precedenti al 1979.

A partire dal 1979 sono state identificate nel territorio somalo ben sei diverse tipologie di sistemi di armamento, che vanno dal carro leggero all’ artiglieria contraerea leggera, ciascuno dei quali importato da un diverso paese.

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L’armamento più recente consegnato in Somalia è il carro della classe Centurion, di fabbricazione inglese. Del Centurion, verso la fine del 1979, sono stati consegnati al governo di Mogadiscio ben 32 esemplari, tutti provenienti dal Kuwait.

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Oltre al Centurion, a far data dal novembre 1979, il governo di Siad Barre è riuscito ad ottenere dall’Egitto anche 44 esemplari del carro armato modello T-54 di fabbricazione russa. E’ stato documentato come questa fornitura sia avvenuta attraverso tre distinte spedizioni, la seconda delle quali presso il porto somalo di Berbera, nei primi giorni del novembre 1979. Non è dato sapere il luogo nel quale i carri vengono custoditi.

Fiat 6616 Armored Scout Car

Dalla rottura delle relazioni militari con l’Unione Sovietica il blindato di fabbricazione italiana FIAT sembra essere l’armamento acquistato in maggior quantità dal governo somalo. Sia nel modello 6616 (Fig. 5) che in quello 6614 (Fig.6) il mezzo è stato più volte fotografato in Somalia. La maggior parte degli esemplari visti a Mogadiscio è giunta nel porto di Berbera nel marzo del 1979. Una seconda spedizione, avvenuta tra l’aprile e il maggio dello stesso anno, è stata avvistata sulla strada di Hargesia. Sebbene non sia dato sapere il numero esatto di blindati consegnati è certo che esso non sia inferiore alle 100 unità.

Romanian and chinese weapons

Altre armi viste per la prima volta nel corso della parata del 21 ottobre del 1979 sono la lanciarazzi multipla da 122 mm di fabbricazione rumena M-1974 (Fig.7), il cannone contraerei da 37mm di fabbricazione cinese (Fig.8) ed il camion M-38A1C di fabbricazione statunitense, con cannone da 106mm di fabbricazione pakistana (Fig.9). Il numero e la dislocazione di questi armamenti sono sconosciuti. (cm)

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