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Molto si è discusso sui meccanismi attraverso i quali Salvatore Buzzi avrebbe creato i fondi neri per corrompere politici e pubblici funzionari al fine di ottenere affidamenti senza gara o per comprare i favori di presidenti di commissione al fine di aggiudicarsi gare o procedure negoziate. 

Nel corso della sua deposizione nell’ambito del processo Mafia Capitale il Maresciallo del Ros Lucio Fusella avrebbe individuato in questo ambito tre fonti:  Marco Clemenzi, Giancarlo Mastropaolo e la Cosma.

In particolare il militare ha riferito di come i fondi neri affluissero alla Eriches 29 prevalentemente attraverso gli imprenditori Clemenzi e Mastropaolo.

Marco Clemenzi è un imprenditore attivo nella raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti, attraverso le società OML srl, UNO srl, One Group srl e Tecnoeco srl, delle quali risulta essere titolare.

Dall’attività intercettiva svolta dal Ros emergeva inoltre come anche la Petrolgest srl, con sede a Latina (si tratta di un distributore di carburante), benché intestata a terze persone fosse riconducibile allo stesso Clemenzi. E’ emerso in particolare come quest’ ultima fornisse banconote di piccolo taglio da integrare nella provvista di denaro contante che Clemenzi abitualmente era solito portare ogni mese a Buzzi negli uffici di via Pomona.

Dall’esame dei conti correnti intestati alla 29 giugno sono emersi infatti una serie di bonifici in favore della Petrolgest srl. Nel dettaglio, nel periodo compreso dal dicembre 2011 al gennaio 2014 dalle cooperative riconducibili a Salvatore Buzzi sarebbe stata bonificata alla Petrolgest srl la somma complessiva di 454.406, 09 euro.

Sempre al Clemenzi è riconducibile la Officine Metalmeccaniche Laziali srl (OML srl) società che si occupa del noleggio e della manutenzione dei mezzi per la raccolta dei rifiuti. Di Ninno ha riferito in aula in ruolo di questa società nella creazione dei fondi neri, attraverso l’emissione di fatture relative ad operazioni inesistenti (foi), quali, ad esempio, il lavaggio dei mezzi usati dalle cooperative di Buzzi per la raccolta dei rifiuti.

Nelle intercettazioni si parla anche della possibilità di sottoscrivere contratti fittizi di locazione mezzi. L’importanza di questa società, assieme alla Petrolgest, la si deduce inoltre dalla sua incorporazione nella galassia di cooperative che vedono al centro la capo gruppo 29 giugno onlus.

L’altro personaggio fondamentale nell’economia dell’attività di promozione politica di Salvatore Buzzi è Giancarlo Mastropaolo, di professione amministratore della società Nuovo Mercato srl, subentrato dal gennaio 2013 alla figlia Barbara. La Nuovo Mercato si occupa di lavorazione di generi alimentari, ovvero della preparazione di pasti precotti e semifreddi che la 29 giugno acquistava per gli immigrati presenti nelle strutture alloggiative da essa gestita.


La versione di Di Ninno

Secondo Di Ninno la Nuovo Mercato non avrebbe in realtà emesso una sola fattura per operazioni inesistenti. Per verificare questo basterebbe, secondo l’ex direttore amministrativo della 29 giungo, mettere a confronto le fatture emesse dalla cooperativa ed intestate alla Nuovo Mercato, con i documenti di trasporto dei pasti forniti nei centri gestiti dalle cooperative di Buzzi.

Ulteriore riprova si avrebbe confrontando il numero dei pasti fatturati con quello delle persone presenti nei centri di accoglienza serviti dalla Nuovo Mercato.

Riguardo a Clemenzi, Di Ninno sostiene come questi non abbia mai emesso false fatture nei confronti delle cooperative di Buzzi: “Non ha mai fatto con le sue società Clemenzi fatture false“.

Precisando subito dopo che intendeva riferirsi in particolare alla OML srl, alla UNO srl, alla One Group srl ed alla Tecnoeco srl.

Di Ninno aggiunge quindi: “portava però alla cooperativa dei fondi neri (in contanti) che erano la quota di utili che sarebbe spettata al gruppo Buzzi per il fatto stesso che era diventato socio al 40% della OML srl“. 

Dunque, secondo Di Ninno, i soldi in contanti che Clemenzi consegnava direttamente a Buzzi, in seguito annotati dalla Cerrito nel libro nero da lei custodito, provenivano in parte dalla OML srl quale quota mensile spettante alla 29 giugno per la titolarità del 40% delle sue azioni.

Secondo i calcoli effettuati da Di Ninno la somma in nero portata ogni mese da Clemenzi a Buzzi ammontava a circa cinquemila euro mensili (lui sosteneva invece che fossero 7-8 mila). Ma Clemenzi, sostiene Di Ninno, era anche fondamentalmente il referente per la 29 giugno della Petrolgest.

Quest’ultima svolgeva un ruolo determinante nella creazione della provvista in nero, che l’ex direttore amministrativo della 29 giugno spiega così: “Petrolgest ci inviava le fatture (per servizi inesistenti), noi facevamo i bonifici alla Petrolgest, avvisavamo il Clemenzi il quale dopo alcuni giorni ci riportava l’importo al netto dell’IVA“.

Le fatture della Petrolgest non erano però intestate alla Eriches, spiega sempre Di Ninno, ma alla 29 giugno Onlus ed alla 29 giugno Servizi. “Mai nei confronti della Eriches” spiega l’ex responsabile amministrativo di Buzzi.


Il meccanismo per la creazione della provvista in nero

Abbiamo visto come il meccanismo attraverso il quale Clemenzi, Mastropaolo e la Petrolgest fornivano denaro contante in nero, ovvero non tracciato da operazioni bancarie, a Salvatore Buzzi, era quello delle false fatture, ovvero fatture emesse a fronte di prestazioni inesistenti o sopravvalutate.

Dall’attività intercettava e dall’esame dei conti correnti relativi alle società di Clemenzi emergeva come le entrate di queste fossero costituite prevalentemente da bonifici provenienti da enti pubblici o da società a capitale parzialmente o totalmente pubblico, come il Comune di Roma, la Prefettura, la Regione Lazio, la Tesoreria di Stato, EUR spa e Marco Polo spa. 

Dall’esame dei conti riconducibili a tre delle società di Clemenzi, la UNO srl, la OML srl e la One Group srl, emergeva in particolare come nel periodo compreso tra l’aprile 2010 ed il giugno 2014 le cooperative riconducibili a Salvatore Buzzi avessero bonificato complessivamente la somma di 3.694.872,49 euro.

I soldi in nero non servivano solo ad ungere la politica, ma anche a consentire a Massimo Carminati di riprendersi i soldi “anticipati” a Buzzi per i lavori d’allargamento di Castel Romano, oltre agli utili derivanti dagli appalti gestiti dalla Cosma. Questo perché Carminati, come racconta Paolo Di Ninno, non poteva risultare ne percettore di redditi, ne intestatario di beni in quanto doveva ancora restituire i soldi del colpo al caveau di piazzale Clodio, e dunque temeva di essere fatto oggetto di un sequestro giudiziario.


I giustificativi delle fatture

La verifica effettuata dalla Guardia di Finanza del 12 novembre 2013 all’interno degli uffici di via Pomona, aveva obbligato tutto lo staff della 29 giugno ad aumentare il livello di sicurezza. Questo si traduceva nell’esigenza pressante di distruggere o nascondere ogni possibile documento compromettente. Nulla doveva essere lasciato in giro negli uffici della sede di via Pomona poiché, di fronte ad una possibile perquisizione da parte delle FF.OO, avrebbe potuto costituire una prova schiacciante per l’accusa.

Questa esigenza riguardava non solo documenti contabili, come i libri mastri delle dazioni di denaro, ma anche la provvista di denaro in nero con i relativi registri. Tutto doveva essere fatto sparire e nascosto nelle abitazioni private dei collaboratori più fidati.  Come Pierina Chiaravalle incaricata di gestire il denaro, e come Nadia Cerrito responsabile della tenuta del registro delle dazioni e dei relativi percettori.

Sempre in quest’ottica il personale della 29 giugno a conoscenza dell’esistenza della contabilità parallela aveva l’obbligo di adottare procedure più sicure nello svolgere le attività ad essa attinenti. Tra queste anche l’individuazione delle causali relative alle fatture da emettere per operazioni inesistenti. Tali causali dovevano essere il più possibile  credibili per non lasciare spazio a dubbi circa le modalità di creazione dei fondi neri.

Da un’intercettazione del 20 gennaio 2014 tratta dagli uffici di via Pomona, infatti, Buzzi, Carminati, Garrone e Caldarelli discutono del tipo di causale da dare alle fatture emesse verso le società di Marco Clemenzi. La Garrone, che teme un’ulteriore verifica  della GdF dice: “No, niente fatture per lavori non autorizzate, aoh regà, porca miseria, è venuta la finanza“.

Dopo un’attenta riflessione è la stessa responsabile del registro del nero ad individuare la soluzione: “Deve essere lavaggio automezzi. C’abbiamo duecento automezzi” e

Buzzi risponde: “Oh, e quanti ne lavamo, aoh“.

A questo punto la Garrone sottolineava l’esigenza di dovere emettere fatture che avessero come giustificativo dei contratti di appalto o di sub-appalto:

C’hai duecento (camion)…fai lavà quelli del verde che non hai mai lavato. Che ti devo dire? E’ più credibile. Cioè, prima mi metti una fattura per lavori eseguiti, e io non c’ho nessun contratto di sub-appalto – e poi aggiunge – autorizzato, sub-appalto autorizzato“.

E’ sempre Garrone a proporre anche un’ eventuale alternativa: “Ah, per il noleggio – e prosegue – noleggio, quanti te ne pare

e Buzzi che risponde quasi convinto:” Pure Marco (Clemenzi) ci potrebbe fa il noleggio

ed il commercialista Paolo Di Ninno: “Bisogna vedè se lui c’ha la capacità di poterlo fare 

e Garrone risponde: “Se fossero mezzi che non vanno iscritti all’albo, sarebbe meglio

e Buzzi ancora: “Ma, sul verde non devono essere iscritti all’albo“.

E ancora Garrone: “No, Marco..Marco ce l’ha tutti, tutti i camion della monnezza“.

Dunque, secondo l’ipotesi dell’accusa, Buzzi & Co, nel tentativo di sfuggire ad ulteriori controlli, stavano studiando la stipula di un contratto simulato con una delle società di Clemenzi, la OML srl,  che avesse per oggetto il lavaggio dei mezzi, o, in alternativa, il noleggio di mezzi, in modo da giustificare le fatture emesse nei loro confronti con i relativi bonifici che la 29 giugno o la Eriches avrebbero continuato ad effettuare in loro  favore.


I bonifici della 29 giugno alle società di Clemenzi

Dall’ intercettazione ambientale del 5 maggio tratta dai locali di via Pomona Marco Clemenzi istruisce Claudio Bolla sui bonifici da effettuare il giorno successivo verso i conti intestati alle sue società: Uno srl, OML srl e One Group srl.

Bolla: “Allora, diecimila su Uno e capannelli. Quanto te serve?

Clemenzi: “One Group me serve

Bolla: “One Group?

Clemenzi: “Si, come è andata One Group? – e ancora – Eh, questi quattordici (inc.); l’altra parte che ci sta?

Bolla: “Questo è tutto pe OML; questo è Uno, One Group e OML

Clemenzi: “Se ne famo una pe (inc.) sta tutto dietro, me sa, ve?

Bolla: “(inc.) già me pare tanto questo

Clemenzi: “Eh

Bolla: ride

Clemenzi: “(inc.) sto a pagà i fornitori (inc.). Allora senti, famo na cosa, dammene so.. dammeli su.., me ne dai dieci su Uno; m’hai detto quanti erano su Uno, non mi ricordo?

Bolla: “Questi so quarantaquattro, eh?

Clemenzi: “Eh, na decina

Bolla: “M’hai detto dieci, eh? Va bene, va bene

Clemenzi: “Poi, me ne dai, che ne so, una ventina qua

Bolla: “Una ventina OML?

Clemenzi: “No, tu me devi di come me li dai, intanto, perchè a me mi servono i soldi (inc.) per oggi (inc.) oggi

Bolla: “L’altri, ancora non lo so

Clemenzi: “Ma me li dici oggi, però; domani mattina me mandi il bonifico

Bolla: “Oggi te dico, oggi te dico come te li pago tutti gli altri; non lo so, non ho ancora fatto il punto della situazione

Clemenzi: “(inc.) Su ieri, io quello te sto a di

Bolla: “E io, adesso, l’ok ce l’ho

Clemenzi: “Massimo me mandi un’e-mail, eh?

Bolla: “Io entro oggi te mando l’e-mail. Tu dimme intanto..“.


Il ruolo della Cosma

A seguito degli accertamenti svolti il Ros ha valutato come nel periodo compreso tra il 18 novembre 2013 e l’1 aprile 2014 la cooperativa 29 giugno abbia effettuato bonifici nei confronti della Cosma, cooperativa gestita dall’avvocato Antonio Esposito ma occultamente riconducibile a Massimo carminati, per un importo pari a 141 mila euro.

Questa cifra secondo Di Ninno non rappresenta la realtà dei fatti “probabilmente è un errore materiale“.

Secondo i suoi calcoli la somma dei bonifici effettuati dalla 29 giungo verso Cosma nel periodo considerato ammonterebbe a 41 mila euro. Per dimostrare la veridicità di tale dato Di Ninno cita la somma degli analoghi bonifici effettuati dalla 29 giungo nei confronto della Cosma nei cinque mesi precedenti e nei cinque successivi rispetto al periodo preso in esame.

Stiamo parlando quindi del periodo che va dal 17 giugno 2013 al 29 settembre 2014. La somma complessiva dei bonifici ammonterebbe secondo Di Ninno a 129,685,4 euro. In ogni caso si trattava sempre di servizi effettivamente resi dalla Cosma alla 29 giugno. E riguardo in modo specifico ai contributi economici di Carminati alla cooperativa 29 giugno, Di Ninno spiega: “Carminati nella cooperativa non ha messo neanche un euro” (cm)

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