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L’investimento del campo rom di Castel Romano

Il calcolo dell’utile si ottiene sottraendo i costi dai ricavi, includendo nei primi anche i costi indiretti, di struttura e gli oneri finanziari. I fogli del registro della contabilità rinvenuti dai militari del Ros nella disponibilità’ dell’imputato Paolo Di Ninno sono stati numerati a seguito del sequestro. In essi viene indicato in cifre il senso dell’affare del campo rom di Castel Romano. A partire dal numero dei rom che sarebbero stati lì ospitati, trecento convenzionali, in relazione ai quali il costo IVA inclusa pro die pro capite pagato dal Comune di Roma era pari a 9,85 euro.

Moltiplicando per 365 e dividendo per 12 si ottiene 89.000,00 euro che rappresenta il canone mensile pagato dal Comune, che al netto di IVA e di pro soluto si riduce a 82.153,85 mensile. Il ricavo complessivo dall’operazione Castel Romano era 1.926.881 euro. Il costo complessivo dei lavori fu valutato in 1.400.000 euro, dei quali 640.000 erano stati anticipati da Carminati nella realizzazione dei lavori di sbancamento e di predisposizione dei servizi (acqua, gas elettricità).

La quota anticipata da Eriches ammontava invece a 760.000 euro, circa 15 mila a modulo abitativo. La cooperativa aveva acquistato le casette prefabbricate da una società chiamata Shell Box, la quale accettò un pagamento dilazionato. Sono stati saldati a parte i servizi afferenti all’attività di gestione del campo, guardiania, pulizia, ecc., valutati 200.074 euro, i quali venivano svolti in solido da Formula Sociale e da Impegno per la Promozione di Sandro Coltellacci.

A questi si aggiungevano anche i costi consortili, legati alla gestione del consorzio Eriches 29. La somma di tutti costi dava un totale di 1.657.881 euro. La differenza tra i ricavi totali ed i costi totali dava l’utile pari a 269.000 euro, corrispondente al margine previsto per l’appalto pari ad una percentuale inferiore al 20%. Il margine è stato ripartito tra quattro cooperative, di cui il 50% destinato a chi ha sostenuto l’investimento, e la restante parte a chi ha assunto l’onere della gestione dei servizi. Quindi Formula Sociale si aggiudicava due quote, oltre alla quota consortile che dava il totale per Eriches di 952.000 euro, mentre le restanti due, in parti uguali, andavano a Impegno per la Promozione e a Cosma.

Carminati, la cui quota era indicata dalla lettera M, vantava un credito di 640 mila euro corrispondente al costo dei lavori di predisposizione del campo F. Nella distribuzione del margine, alla Cosma spettavano 67.250 euro (11%), per un totale vantato dall’ex NAR pari a 27.250. Il compenso per i servizi ammontava a 200.074 euro, da ripartire tra Formula Sociale e Impegno per la Promozione; oltre a ciò Impegno aveva diritto ad una percentuale sull’utile.


La contabilità di Carminati

In relazione alla Cosma, le entrate derivavano dai lavori di Castel Romano, da quelli di EUR, dal Misna e dai due cantieri Astral spa. Le uscite erano invece determinate da alcune cifre indicate in contabilità con un segno meno, che corrispondevano a pagamenti materialmente eseguiti. Dunque non vi era la tenuta di una contabilità relativa ai costi per Cosma.

Alcune uscite venivano indicate con delle lettere; in particolare U indicava la Unibar di Giuseppe Ietto, mentre I stava per la Imeg di Maurizio Gaglianone.

Nel periodo giugno-luglio 2012 Carminati maturava un credito di 64.453 euro. Quindi vengono contabilizzati 15 mila euro con la sigla M; 19.310 euro con la sigla U2;  e poi 6 mila e 5 mila indicati con varie sigle.

La Imeg aveva emesso la fattura da 15 mila euro intestandola alla Eriches, e quest’ultima le aveva bonificato l’importo corrispondente. Tutti i bonifici eseguiti in favore di Carminati venivano scalati dal credito complessivo sopra individuato.

Insieme alle schede contenute nel registro il Ros ha sequestrato anche una serie di fatture. Si trattava di tre fatture, di cui due da 25 mila ed una da 20 mila. La ricostruzione che è stata fatta ex post collega la data della fattura a quella della annotazione nel registro, oltre all’importo. Nel caso del conto riguardante la Cosma le uniche fatture individuare sono quelle afferenti alla Imeg ed alla Unibar2. Diverso il discorso per le fatture di Unibar, le quali cominciano a comparire solo in un momento successivo. r

Nel periodo che va dal 16 febbraio al 30 giugno 2013 era in corso il cantiere relativo al Misna. Si trattava di un lavoro in relazione al quale non vi era certezza per i tempi di incasso, per via del fatto che dovevano essere approvati i debiti fuori bilancio dall’Assemblea Capitolina. In relazione a questo cantiere Buzzi e Carminati stavano cercando un imprenditore che fornisse il servizio di ristorazione in grado di sostenere l’indeterminatezza dei tempi di incasso.

In relazione alle cifre anticipate da Carminati, in realtà lui non tira fuori neanche un euro, quindi la domanda relativa alla provenienza dei fondi da lui impiegati risulta essere mal posta. Si trattava solo di una partita di giro secondo la quale i crediti che la Cosma aveva nei suoi confronti della 29 giugno venivano girati ai fornitori, mentre il suo pagamento veniva postergato, fermo restando il riconoscimento di un interesse. Alla fine Cosma sarebbe stata pagata quando Eriches avrebbe preso i soldi della gara. Nel periodo sopra indicato le fatture pagate relative ai pasti sono state pari a 251.697 euro. Di questo importo Cosma non riuscirà ad incassare nulla. Carminati riuscirà tuttavia ad incassare solo una parte di questo credito.


Fondi neri e crediti contabili

Fa notare il presidente del Tribunale Rosanna Ianniello come sia difficile credere che la persona responsabile della tenuta di questo tipo di contabilità non sia in grado di spiegare quale sia il meccanismo attraverso il quale Buzzi riuscisse ad incassare del contante non tracciato (il nero). In relazione alle uscite della Cosma afferenti al secondo semestre del cantiere dei Misna, a partire dal 31 luglio sono state individuate due fatture, una da 47 mila euro intestata ad Unibar, e un’altra sempre intestata ad Unibar per 40 mila euro. 

Di seguito ve ne erano altre, due una da 35 mila relativa a settembre e un’altra ancora da 35 mila relativa al mese di ottobre. Per il mese di novembre vi è invece una fattura da 27 mila, ed un’altra ancora da 24 mila per quello di dicembre. Il totale delle uscite effettuate da Carminati è pari a 210.984 euro. Dal registro rinvenuto nella disponibilità del Di Ninno nel periodo che va dal luglio al dicembre 2013 vengono accreditati a Carminati 240 mila euro (minori luglio/dicembre), con un utile di 29.016 rispetto a quanto da lui anticipato.

Ciò non significa che gli siano stati concretamente versati. Si tratta di un accredito contabile. Sempre tra i documenti ritrovati assieme ai registri vi erano delle fatture intestate alla Unibar. Si trattava anche in questo casi di fatture emesse a fronte di operazioni reali. In relazione al mese di novembre 2013 viene riportato un incasso dal cantiere EUR per 25 mila euro. Anche in relazione al cantiere del’EUR non vi era una perfetta corrispondenza tra gli importi ed il periodo.

In relazione a quelle annotazioni contabili indicate con il segno meno si trattava di somme che Carminati aveva avuto accreditate ed era come se le avesse materialmente riscosse.

In quale modo l’ex NAR abbia recuperato queste somme (indicate con il meno) Di Ninno dichiara di non saperlo, intendendo di non avere mai assistito ad un pagamento in suo favore da parte di Buzzi.

Su domanda dell’avvocato Diddi l’imputato dichiara di avere assistito alla consegna di contanti da parte di Buzzi in favore di Carminati: “Io ho assistito a consegne di contanti a Massimo Carminati” e in merito agli importi versati: “Sicuramente una volta 5 mila euro lo colloco temporalmente intorno a gennaio 2014” importo che risulta annotato del resto anche nella contabilità e che corrisponde sia in relazione alla cifra che al periodo.

Di Ninno spiega come nelle scritture contabili risulti la cifra di 8 mila euro dei quali 5 mila versati in contanti all’ex NAR. Gli altri 3 mila euro corrispondevano ad una fattura per prodotti di telefonia regalati da Carminati allo staff della 29 giugno e fatturati ad una delle cooperative riconducibili a Buzzi. In relazione ai fondi neri vale a dire a quelle scritture contabili non riconducibili a nessuna delle voci fino a questo momento ricostruite, il totale è pari a 275.514 euro. Questi, tolti quei 5 mila che Di Ninno dice di avere visto Buzzi consegnare a Carminati,  non si sa in quale modo siano stati dati all’ex NAR.


La contabilità parallela della Cerrito

In merito alla contabilità gestita dalla Cerrito Di Ninno riferisce di sapere come quest’ultima fosse solita tenere un libricino sul quale venivano annotate le entrate delle fatture relative ad operazioni inesistenti (foi), oltre alla decurtazione degli importi corrispondenti agli utilizzi che Buzzi disponeva.

Ma quindi era noto da voi che c’erano operazioni inesistenti?” domanda il presidente Ianniello.

Certo che lo sapevamo” risponde Di Ninno.

La Cerrito, a prescindere dal fatto se sapesse o meno che si trattava di operazioni inesistenti, non aveva nessun tipo di responsabilità su quelle cifre dichiara Di Ninno, posto che il suo compito si limitava alla sola annotazione delle entrate e delle uscite.


Carminati con Cosma e Testa con Immobile Business srl

Il fondo costituito dal denaro derivante da operazioni inesistenti veniva alimentato, secondo quanto risulta all’imputato, attraverso fatture emesse dalla Petrolgest, società riconducibile a Marco Clemenzi. Ed era Clemenzi che materialmente riportava indietro i soldi. Buzzi si è occupato di ricostruire la corrispondenza tra le annotazioni di Di Ninno e quelle relative alle operazioni inesistenti. Esporrà la sua ricostruzione nel corso del suo esame.

Passando all’esame delle lettere poste accanto a dazioni di denaro in nero, l’imputato ricostruisce come le iniziali CP corrispondano a Carlo Pucci, mentre quelle ToFP si riferiscano a Tanca o Franco Panzironi.

Passando alla spiegazione di quest’ultima annotazione Di Ninno fa notare come Buzzi gli disse che stava versando 15 mila euro mensili senza spiegargliene la ragione. Ricordandogli di inserire le cifre relative al 2014 tra i costi sostenuti in relazione all’ente EUR. Sempre la sigla Tanca risulta ancora in un altro foglio relativo al mese di luglio. Anche in questo caso l’imputato ricorda come Buzzi gli disse che stava per dare 10 mila euro a Panzironi.

Anche in questo caso la motivazione che gli diede fu quella dell’ente EUR. La lettera F indica invece Fabrizio Testa. Di tutte le somme che riportano la F accanto, Di Ninno è in grado di ricostruire solo quella di importo pari a 30 mila euro. Nelle annotazioni ci sono due importi per 30 mila, di cui uno recante la scritta 30 mila prossimi.

Si tratta di due bonifici effettuati dalla Cosma in favore di un fornitore, la Immobile Business srl. Tale società appartiene per l’80% del capitale allo Studio P srl, lo studio professionale del commercialista Palo Proteo amico e socio di Fabrizio Testa, mentre il restante 20% a Paolo Proteo persona fisica. A fronte di questi due bonifici risultano due fatture emesse dalla Immobile Business srl.

Il presidente Ianniello chiede all’imputato Di Ninno se oltre all’investimento relativo al campo rom di Castel Romano Carminati abbia contribuito economicamente anche ad altri cantieri. Di Ninno risponde di no, che solo nel caso di quel campo lui contribuì con 640 mila euro. L’imputato ribadisce quindi come la sua quota nell’affare EUR fosse del 30% mentre per quel che riguardava il cantiere Astral spa tale quota fosse pari al 50% degli utili.

Su domanda dell’avvocato Diddi in merito alla tenuta da parte dell’imputato della contabilità di Fabrizio Franco Testa, Di Ninno fa risalire la sua conoscenza con il “socio di Carminati” nel 2014. Questa veste di Testa riconducibile agli affari dell’ex NAR viene percepita anche dal Di Ninno, il quale inizialmente, non sapendo chi fosse, ritenne si trattasse di un suo amico: “Tant’è vero che io un pò lo identificavo con lui“.

Di fronte alla richiesta di informazioni da parte dell’imputato, Carminati gli rispondeva: “Guarda Paolo, io Testa lo conosco è mio amico, ma non c’entra assolutamente nulla nei rapporti che io ho con la cooperativa“. E poi aggiungeva: “Quindi scindi completamente i due aspetti: lui è un amico , uno che conosco, ma coi rapporti tra me e la cooperativa lui non c’entra assolutamente nulla“.

Da queste parole Di Ninno comincia a farsi di Testa l’idea che si tratti di un battitore libero, vale a dire di una persona priva di qualsiasi tipo di legame politico. Questa iniziale impressione cambia totalmente verso la fine del mese di dicembre.  E questo a causa di una serie di fatti che permettono all’imputato di accostare la figura di Testa a quella di Luca Gramazio. Un giorno Buzzi lo chiama nel suo ufficio per mostrargli una lista di consiglieri municipali e comunali legati al PDL ed in particolare alla corrente di Gramazio, che dovevano essere assunti dalle cooperative riconducibili al gruppo 29 giugno.

Quella lista era stata appena consegnata a Buzzi da Testa, ancora li presente. La lista era stata estratta da una cartellina recante il nome Elvis.


Rapporti con Testa

L’imputato spiega poi di non avere avuto con Testa un ottimo rapporto: “per carità, un bravissimo ragazzo. Però aveva un carattere un pò troppo espansivo per me“.

Racconta Di Ninno di come Testa fosse solito entrare in cooperativa bypassando la segreteria per dirigersi nell’ufficio dell’amministrazione. Una volta arrivato salutava tutti e si metteva a fare salotto. Questo comportamento cozzava completamente con l’idea che l’imputato aveva di quell’ufficio, che peraltro dirigeva.

Per lui l’amministrazione doveva essere una sorta di convento di clausura, dove l’accesso era strettamente riservato agli addetti ai lavori.

Non era solo una questione di tempo, ma anche di metodo: “fare un errore nell’ufficio amministrativo comporta una serie di problematiche poi difficili da recuperare“.

Di Ninno si lamentava di questo comportamento del Testa con Buzzi, il quale decide di adottare delle contromisure. Da quel momento Testa dovrà passare ogni volta per la segreteria, chiedendo se vi fossero le persone che doveva incontrare. E quindi eventualmente accedere per poterci parlare.

Di Ninno conosce l’esistenza della cartellina denominata Elvis o Elvira. Questo fatto l’imputato lo ha desunto da una conversazione tra Buzzi e Testa avvenuto in sua presenza negli uffici della 29 giugno. Di Ninno ha ricostruito in aula tutte le conversazioni avute con Testa negli uffici della 29 giugno.

In totale sarebbero state quattro. Tre di queste avevano come oggetto le assunzioni richieste da Gramazio a Buzzi. Ricorda Di Ninno di come la lista di quelle persone Testa l’ abbia estratta (o riposta) in quella cartellina denominata Elvis.

Di Ninno ricorda come le uniche annotazioni contabili afferenti a Fabrizio Testa riguardassero tre cifre: 30, 30 e 4,5. Ricorda inoltre come una parte di questi soldi, 30 mila, facessero riferimento a due fatture intestate alla Immobile Business srl, società riconducibile a Paolo Proteo, amico e commercialista di Testa.

Le due fatture erano state emesse nei confronti della Cosma e gli importi relativi erano stati versati con due bonifici, per un importo complessivo di 36.600 euro (30 mila + IVA). In relazione ali altri due importi afferenti sempre a Testa, pari a 30 mila e 4,5 mila, Di Ninno non è in grado di ricostruirne la provenienza.

L’imputato dichiara di avere conosciuto Gramazio il 31 ottobre 2016 all’interno del carcere di Rebibbia, sotto la doccia. (cm)

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