pedetti

 

Nell’udienza del 15 febbraio è stato ascoltato in controesame l’imputato Pierpaolo Pedetti. Ex Consigliere dell’Assemblea Capitolina ed ex presidente della Commissione Patrimonio e Politiche Abitative del Campidoglio, Pedetti è accusato di tre distinti reati: una corruzione, una turbativa d’asta ed una istigazione alla corruzione.

In ordine all’episodio della induzione alla corruzione Pedetti avrebbe chiesto a Buzzi di affittare due appartamenti intestati ad una società a lui riconducibile come contropartita di un forte sconto sulla vendita di alcuni immobili del Comune. Lo sconto sarebbe stato ottenuto attraverso un emendamento ad hoc sulla delibera di dismissione del patrimonio immobiliare comunale. Si trattava in particolare degli edifici in cui aveva sede la 29 giugno in via Pomona ed anche degli immobili relativi a via del Frantoio, utilizzati dalle cooperative di Buzzi come Centro di Accoglienza.

Nell’episodio relativo alla turbativa d’asta  sempre Pedetti avrebbe posto in essere, in concorso con altri, un accordo preventivo teso ad eliminare qualsiasi forma di concorrenza con riguardo alla gara per l’accoglienza di 580 persone.


La conoscenza di Marroni e Buzzi

La difesa di Pedetti, sostenuta dall’avvocato Maurizio Giannone, ricostruisce la posizione del suo cliente partendo dalla conoscenza con l’allora capogruppo in Assemblea Capitolina, Umberto Marroni e con il padre Angiolo. Riferisce Pedetti di essere legato ad Umberto Marroni da una profonda amicizia, avendolo conosciuto negli anni ’90 quando entrambi militavano nella FIGC, le giovanili del Partito Comunista. Dunque a legare i due sarebbero vent’anni di militanza politica.

Attravero Umberto l’imputato conosce Angiolo, allora assessore regionale al bilancio e la madre Eda Colombini, entrambe impegnati nel volontariato all’interno del carcere di Rebibbia.           Si trattava del recupero lavorativo dei detenuti e degli ex detenuti all’interno delle cooperative sociali gestite dai detenuti stessi. Ed è in questo contesto che Pedetti ebbe modo di conoscere anche Salvatore Buzzi. Da questa conoscenza sarebbero nati i rapporti tra l’imputato, Buzzi ed il mondo cooperativistico di quest’ultimo. Umberto Marroni fu una delle persone che sostennero la candidatura di Pedetti in Assemblea Capitolina, fornendogli anche un prezioso sostegno in campagna elettorale.

Anche se dichiara di non apprezzare l’espressione usata da Buzzi secondo cui Pedetti era “uomo di Marroni” l’imputato racconta di aver avuto effettivamente Marroni come punto di riferimenti fondamentale nella sua attività politica.

Nel capo d’imputazione relativo all’assegnazione di somme di denaro della Regione, il tema è già stato affrontato nel corso del controesame di Magrini, e quindi la difesa passa all’esame dei rapporti dell’imputato con i suoi coimputati. A partire dall’ex assessore comunale alla Casa, Daniele Ozzimo.

Anche con quest’ultimo la conoscenza risale al periodo in cui l’imputato è stato segretario della federazione romana della sinistra giovanile. Dunque un’amicizia fondata sulla comune militanza politica. I due si perdono rivista per poi ritrovarsi entrambe candidati all’Assemblea Capitolina e quindi eletti col PD.


La vicenda dei fondi regionali

La difesa di Pedetti contesta al suo cliente l’esistenza di una intercettazione sulla quale l’accusa fonda la commissione del reato. In questa conversazione l’imputato,  parlando con Buzzi, anticipava come uno di quei sette milioni dei fondi regionali destinati all’emergenza alloggiativa sarebbe stato girato alle cooperative dello stesso Buzzi. In tal senso Pedetti sollecitava il ras delle coop. sociali a stabilire con Ozzimo la destinazione di quel milione.

Cercando di ricostruire la telefonata citata dal suo avvocato, Pedetti spiega come questa facesse riferimento non ai fondi regionali per l’emergenza alloggiativa ma al bilancio di Roma Capitale in corso di approvazione: “Non si riferisce ai fondi regionali, sono due questioni completamente diverse“.

Nell’ambito della discussione in Assemblea Capitolina sull’approvazione del bilancio, Pedetti sottolinea di non aver presentato alcun emendamento per lo stanziamento di fondi sull’emergenza in oggetto.

L’imputato spiega come non ci fosse un motivo valido per tale ragione. “Non solo perché non avevo nessun motivo per farlo, ma non era immaginabile che un consigliere comunale potesse presentare degli emendamenti di quegli importi (un milione) in sede di consiglio comunale“.

E poi aggiunge: “Tuttavia, essendo il presidente della Commissione Politiche Abitative e Patrimonio, in quel periodo il settore delle politiche abitative era in condizioni molto pesanti, nel senso che il disagio abitativo non riguardava soltanto le convenzioni che gestiva Buzzi, che erano più che altro quelle legate all’accoglienza degli immigrati, ma era una situazione più generale di grandissimo disagio. Io facevo il Presidente della Commissione Patrimonio ed avevo perennemente il mio corridoio occupato da persone che avevano perso casa“.

La crisi economica degli ultimi anni ha impoverito il ceto medio, causando in alcuni casi anche situazioni di estrema marginalità, che si sono andate a sommare a quelle normali situazioni di povertà che una grande città come Roma si trova a dover affrontare e che rientrano in una situazione di normalità.

Pedetti seguiva in quel periodo il dibattito in Assemblea Capitolina circa la necessità di incrementare o meno i fondi da destinare alla risoluzione della crisi degli alloggi, in favore delle fasce più deboli. Questo però non comportava automaticamente che quei soldi affluissero alle cooperative di Buzzi, essendo previsti nel bilancio comunale anche altri tipi di misure come il buono casa.


L’ipotesi di costruzione del consenso in Assemblea

Pedetti racconta in aula di avere appreso dai giornali della decisione della Giunta di aumentare di un milione i fondi da destinare all’emergenza abitativa.

Per tale ragione consigliò a Buzzi di contattare Ozzimo in quanto la destinazione di quei fondi rientrava tra le scelte che competono ad un assessore. E in queste scelte in genere l’assessore si confronta con il Dipartimento competente.

La condotta specifica che viene contestata a Pedetti sarebbe quella della costruzione del consenso in sede di Assemblea Capitolina al fine di consentire il rinnovo dei servizi per l’emergenza alloggiativa a favore della Eriches, a valori sovradimensionati. L’imputato risponde a questo riguardo di non avere mai svolto per conto della Eriches un’attività di sponsorizzazione.

Ha chiarito Pedetti come il rinnovo delle convenzioni non rappresentasse un argomento di discussione in sede di Assemblea, bensì uno degli argomenti di confronto della Giunta con il Dipartimento competente: “Non è un tema di consiglio comunale“afferma Pedetti.

Il Presidente Ianniello chiede all’imputato se con i suoi colleghi di partito abbia mai discusso sull’opportunità o meno di rinnovare le convenzioni con la 29 giugno e Pedetti risponde: “Non ho mai fatto nessuna azione di patronage specifica sulle convenzioni che Eriches gestiva con l’amministrazione comunale“.


La gara per l’emergenza alloggiativa

In relazione alla gara per l’accoglienza relativa a 580 posti da parte del Comune, gara che secondo l’accusa sarebbe stata vinta grazie ad un accordo spartitorio tra gestori di cooperative, Pedetti riferisce di non avere mai saputo nulla di tutto ciò: “Sulla gara dei 580 io sinceramente non me ne sono mai occupato minimamente”.

L’imputato in merito ricorda solo di avere incontrato l’imprenditore Fabrizio Amore ( titolare della cooperativa il Cigno con la quale gestisce residence nell’ambito dell’accoglienza) ed il collaboratore di Buzzi Michele Nacamulli. L’incontro in questione riguardava i servizi afferenti i residence, tra i quali anche quelli relativi alla gara dei 580 posti.

Ricorda Pedetti di avere appreso dal Dipartimento Politiche Abitative di come fosse arrivata una circolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze in base alla quale i servizi di guardiana, pulizia e piccola manutenzione all’interno dei residence, fino ad allora gestiti da privati sulla base di convenzioni con il comune, dovevano essere scorporati dall’assistenza alloggiativa e messi a gara.

Pedetti incontrò il dott. Luigi Ciminelli, Direttore del Dipartimento Politiche Abitative, per cercare di chiarire questa situazione e Ciminelli gli confermò quell’interpretazione. Tutta questa vicenda avveniva tra la fine di luglio e gli inizi dell’ agosto del 2014.


Le dichiarazioni di Pulcini

Nell’udienza dell’8 febbraio scorso Daniele Pulcini, rendendo spontanee dichiarazioni, ha raccontato le problematiche inerenti alla gestione dei residence di sua proprietà. In particolare si è riferito a quelli di via di Valcannuta e di via di Monte Carotto. Questi due immobili, la cui proprietà risale a società riconducibili al padre di Pulcini (Antonio Pulcini), erano affittati al comune di Roma dal 2006 al 2012. Allora nel contratto  d’affitto era incluso anche quello dei servizi, in particolare quello di guardiania. Nel 2012, racconta Pulcini, come il Comune rinnovo’ il contratto affidando i servizi scorporati alle cooperative sociali attraverso una gara. In quel frangente Pulcini contatta Buzzi per chiedergli il subappalto dei servizi relativi ai suoi due residence.

La società che aveva fino a quel momento gestito la sicurezza per conto della proprietà era la EKV. Pulcini quindi stringe un accordo con il ras delle cooperative sociali per avere in subappalto la sicurezza all’interno dei residence di sua proprietà, riconoscendogli in cambio un 10% del contratto, in ragione del suo ruolo di general contractor.

Pulcini avrebbe quindi subappaltato il contratto alla EKV srl,  nella quale non ha alcun interesse, ma con la quale aveva avuto pregressi rapporti di lavoro. Nel 2014 il Comune manda in gara questi servizi e Pulcini contatta Buzzi. Da Buzzi sa che a quella gara erano state invitate quindici cooperative, alcune delle quali però non risponderanno. Nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale sono state censite una serie di conversazioni tra Buzzi e Pulcini, durante le quali il primo aggiornava Pulcini sull’andamento della gara in oggetto. Fino alla telefonata con la quale gli comunicava di essersi aggiudicato quella gara.

La società di sicurezza EKV, su indicazione di Pulcini, si era consorziata con le cooperative di Buzzi ed era dunque risultata vincitrice anche essa.

Dagli atti del processo Pulcini è venuto a sapere di una riunione alla quale avrebbe dovuto partecipare assieme a Pedetti e Buzzi, riunione che però non si è mai tenuta.


L’accordo tra Amore e Buzzi

Pedetti spiega in aula quale sia stato l’interesse dell’imprenditore Fabrizio Amore nella vicenda dello spacchettamento dei servizi di sicurezza.

A differenza di Buzzi e della 29 giugno che prendevano in affitto edifici di privati per poi partecipare alle gare sull’accoglienza, Amore gestiva immobili di sua proprietà, in particolare quello di via di Fioranello. Nel suo caso, quindi, lo spacchettamento avrebbe comportato l’accesso di società esterne negli immobili di sua proprietà.

Ciò suscitava la sua preoccupazione. Sempre ad Amore era riconducibile la cooperativa Progetto Recupero.

In merito alla telefonata del 4.08.14 tra lui e Buzzi, l’antefatto dal quale derivava era la preoccupazione di Amore di poter perdere la gara relativa dei servizi da svolgere nel suo residence. A tal fine egli aveva stipulato un accordo con Buzzi in base al quale, nel caso in cui la gara l’avesse vinta quest’ultimo, l’avrebbe ceduta ad Amore in subappalto.

Spiega Pedetti come la telefonata che fece a Buzzi, intercettata dal ROS, avesse come scopo quello di evitare un conflitto tra lui ed Amore. Quest’ultimo si era recato da lui perché temeva che Buzzi non avrebbe rispettato l’accordo. E Pedetti gli rispondeva: “se avete fatto un accordo lo rispetterà“.

Il Presidente Ianniello chiede all’imputato in che veste egli fosse intervenuto nella vicenda descritta, e Pedetti chiarisce: “Quando Buzzi mi chiamava per un problema tendenzialmente cercavo i rispondergli“.

E poi aggiunge: “io non consideravo Buzzi un imprenditore, volevo chiarire questo concetto. La 29 giugno per il tipo di rapporto che avevamo noi, anche le persone citate nel corso di quest’esame, non lo consideravamo un imprenditore. Incontrare Salvatore Buzzi, per noi, non era come incontrare un imprenditore X, perché quella ( 29 giugno) è una cooperativa di tipo B e la differenza è che svolgeva un’attività in un settore a noi molto caro, quello del recupero lavorativo delle persone detenute o ex detenute, per cui la nostra interlocuzione con Buzzi era un’interlocuzione caratterizzata da questa peculiarità“.

Perché dice nostra?” domanda il Presidente.

La nostra nel mio gruppo politico” risponde Pedetti, aggiungendo. “Non consideravamo Buzzi un imprenditore

La 29 giugno – dichiara il Presidente – era un’impresa anche di dimensioni rilevanti e quindi Buzzi era un imprenditore“.

Se posso permettermi – risponde Pedetti – non era un’impresa“.

Un’impresa con più di mille dipendenti lei non la considerava un’impresa” afferma il Presidente Ianniello.

No, lo consideravo il rappresentante di una cooperativa che è una cosa molto diversa dall’impresa. Quella è una cooperativa a produzione lavoro, il che non significa che poi non possa commettere dei reati. In questo procedimento sono contestati dei reati, alcun anche molto gravi. Però io, ripeto, in quel momento non lo consideravo un imprenditore in senso stretto, perché quella è una cooperativa di produzione lavoro che non ripartisce gli utili ma produce posti di lavoro. Nel caso specifico della 29 giugno, in gran parte per persone che avevano quel tipo di problema“.

Non era lo stesso con Fabrizio Amore, che invece veniva considerato un imprenditore in senso stretto. Spiega Pedetti di avere conosciuto Amore casualmente, ma di sapere che oltre ad occuparsi di emergenza alloggiativa aveva interessi anche nel settore delle costruzioni e in quello dei lavori pubblici. Era un imprenditore tout court.

Che poi abbia fatto una cooperativa per gestire queste vicende dell’emergenza alloggiativa..”

Non è che io con Fabrizio Amore – spiega Pedetti – avevo le stesse attenzioni che invece ponevo con la 29 giugno, per le ragioni che ho spiegato fino adesso“. (cm)

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