pedetti

In relazione all’imputazione di istigazione alla corruzione l’imputato Pierpaolo Pedetti chiarisce il suo rapporto con Brigidina Paone, impiegata presso la segreteria dell’assessore alla casa Daniele Ozzimo. Racconta Pedetti di avere conosciuto la Paone quando militavano insieme nella federazione giovanile dei DS, e di come nel periodo della giunta Marino vi fosse con lei un rapporto stretto di collaborazione.

Secondo l’ipotesi accusatoria l’oggetto dell’  istigazione alla corruzione sarebbe stato l’adozione da parte della Commissione al Patrimonio e alle Politiche Abitative del Comune, presieduta dal Pedetti, di una delibera la cd delibera dismissioni con la quale veniva messa sul mercato a prezzi notevolmente inferiori a quelli reali una serie di immobili del patrimonio del Comune. Tra questi anche gli immobili di via Pomona e di via del Frantoio, già occupati da Buzzi sulla base di una convenzione. Chiarisce innanzitutto l’imputato come la Paone non avesse alcun ruolo formale all’interno della Commissione da lui presieduta.

Di seguito Pedetti ricostruisce la vicenda della delibera sulle dismissioni, approvata dalla Giunta Marino. Spiega l’imputato come essa abbia preso spunto dalla delibera n.88 approvata dalla Giunta Alemanno. Quella delibera, secondo Pedetti, riguardava un residuo del patrimonio immobiliare che si era tentato di dismettere da parte delle amministrazioni passate. Immobili che le amministrazioni nei vari anni non erano riuscite a vendere nelle varie aste che erano state battute.

La delibera n.88 venne approvata dalla Giunta Alemanno senza pero’ riuscire ad essere approvata dall’Assemblea Capitolina.

Nell’ambito del decreto Salva Roma, nell’esigenza di dover recuperare fondi, la Giunta Marino propose nuovamente la vendita di quegli stessi immobili, oltre a un piano di razionalizzazione delle partecipate.

 L’elenco degli immobili da mettere sul mercato era stato proposto dall’Ufficio Alienazioni del Dipartimento del Patrimonio. Il criterio con cui era stato redatto si basava sulla verifica di alcune caratteristiche sugli immobili da cedere.


Gli emendamenti ad hoc per Buzzi

All’interno dell’ amministrazione capitolina Mirella Di Giovane era il Direttore del Dipartimento del Patrimonio mentre l’ex vicesindaco Luigi Nieri ricopriva per un breve periodo il ruolo di assessore al Patrimonio. Con Nieri Pedetti aveva un rapporto di tipo politico.Quando viene chiesto un parere alla Commissione Patrimonio in merito alla cessione di quegli immobili, Pedetti, in qualità di Presidente, avrebbe apportato due emendamenti alla delibera redatta dalla giunta.

Il primo prevedeva la riduzione del prezzo di acquisto di quegli immobili nel caso in cui l’acquirente fosse stato una cooperativa o un altro soggetto impegnato in attività sociale. L’altro riguardava invece la riduzione del periodo di disponibilità dell’immobile da parte del conduttore o assimilato, necessario per poter accedere alla sua cessione.

Per la presentazione di questi due emendamenti ad hoc l’accusa ha ipotizzato una corruzione ai danni di Pedetti.

Il testo finale della delibera prevedeva una riduzione del prezzo degli immobili pari al 40% del loro valore di mercato.

Tale misura era in linea con le precedenti iniziative di dismissione del patrimonio adottate dalle amministrazioni passate, dove l’intenzione era quella di favorire chi aveva avuto la disponibilità dell’immobile, sia che fosse il conduttore o un custode.

Buzzi sollevò la questione in merito ad un trattamento privilegiato nei confronti delle cooperative sociali che avevano assunto il ruolo di conduttore.

A tale scopo fece avere a Pedetti, attraverso Dina Paone, una bozza di emendamento da apportare alla delibera di dismissione in corso di approvazione.

L’emendamento Buzzi, discusso anche in sede di Dipartimento dalla Di Giovane, prevedeva un abbattimento del prezzo dell’immobile dell’80%, mutuando tale percentuale dal criterio di valutazione del canone di affitto per gli immobili comunali concessi in locazione alle cooperative sociali.

 Pedetti corresse tale percentuale in 40%. L’altro emendamento introdotto dall’imputato era quello che riduceva il periodo di possesso dell’immobile ai fini dell’abbattimento del prezzo da 5 a 3 anni.

Questi due emendamenti furono introdotti dalla Commissione Patrimonio, cioè da Pedetti, il 13 gennaio 2014. Tutti e due avevano avuto origine da un’iniziativa di Buzzi, che di fatto era il soggetto che ne traeva maggiore vantaggio.   


Il recepimento nella delibera degli emendamenti pro Buzzi

Pedetti racconta come fosse contrario al contenuto della delibera di dismissione. Tuttavia il Sindaco Marino ritenne prioritario inviare un messaggio forte al Ministero dell’Economia in tema di riequilibrio del Bilancio di Roma Capitale.

L’imputato racconta come quell’operazione, così come era stata concepita, fosse destinata a fallire poiché riproponeva un’analoga iniziativa della giunta Alemanno già naufragata. Occorreva, dal suo punto di vista, aggiungere a quegli immobili anche alcuni di quelli situati nel centro storico, immobili di pregio, al fine di rendere più appetibile la lista dell’Ufficio Alienazioni.

Dopo una serie di riunioni tra l’imputato, il sindaco, il vicesindaco Nieri e il Dipartimento, quella lista venne profondamente modificata così come furono mutati i criteri reddituali degli inquilini.

La deliberà così rimaneggiata venne approvata nuovamente in giunta nell’ottobre del 2014. Nella lista compilata dalla giunta Alemanno gli immobili che si era cercato di vendere erano complessivamente 600.


L’episodio delle case in affitto a Buzzi

Pedetti è accusato, tra gli altri, del reato di induzione alla corruzione. Avrebbe offerto a Salvatore Buzzi in affitto due immobili da destinare all’emergenza alloggiativa. Si trattava di due appartamenti di proprieta’ della Segni di Qualità srl, societa’ che si occupava prevalentemente di raccolta fondi per campagne elettorali e che è riconducibile allo stesso Pedetti e ad Andrea Carlini, suo socio.

Quest’ultimo rivestiva anche la posizione di amministratore unico. In merito alla vicenda descritta Pedetti racconta di aver incontrato Buzzi in Campidoglio nel periodo di febbraio-marzo 2104.

Era quello un momento nel quale il Presidente della 29 giugno si stava dedicando al reperimento di alloggi da destinare all’emergenza alloggiativa. Pedetti gli fece presente che nel passaggio dai centri di Accoglienza Temporanea (CAT) al Servizio di Accoglienza Temporane (SAT) vi sarebbe stata per loro (29 giugno) l’esigenza di rimodulare l’offerta alloggiativa.

Questo perché si sarebbe passati dai grandi centri di accoglienza localizzati in un unica sede ai piccoli centri diffusi, o anche ai singoli appartamenti dislocati nella città, così da ridurre l’impatto sulla popolazione residente. Ciò generava l’esigenza di individuare singoli immobili dislocati in ordine sparso sul territorio di Roma.

Pedetti gli consigliò quindi di interpellare il suo ex socio Andrea Carlini, il quale aveva due appartamenti disponibili da destinare all’accoglienza dei richiedenti asilo. Si trattava di due immobili affittati per i quali era in corso una procedura esecutiva di sfratto per morosità.

Dalla lettura dell’ordinanza del 2 dicembre 2014 emerge come Pedetti e Carlini avessero acquistato i due immobili in questione nel 2006 dal costruttore amico di Salvatore Buzzi Bernardino Marronaro, per un importo complessivo pari a 270.000 euro. Racconta Pedetti che quando si candidò per le comunali del 2013 cedette le sue quote della società Segni di Qualità ad Andrea Carlini, che ne divenne socio unico.

Prima di allora la suddivisione delle quote era 50-50. I rapporti di Pedetti con Carlini erano buoni, essendo oltre che soci anche amici. Carlini conosceva anche Salvatore Buzzi, con il quale era solito confrontarsi autonomamente. Il rifiuto di Buzzi di prendere in affitto gli immobili da Carlini porterà ad uno scontro tra i due, per sanare il quale sarà necessario l’intervento pacificatore di Umberto Marroni.

Quando il Presidente Ianniello chiede a Pedetti come ma si sia rivolto a Buzzi, che era un imprenditore privato, per indirizzarlo da Carlini, Pedetti risponde perché sapeva che Carlini aveva la disponibilità di questi due appartamenti.

E poi chiarisce: “Io non ho fatto nessuna istigazione e nessuna richiesta: io gli ho dato un’informazione a Buzzi“.

Pedetti chiarisce come dietro gli emendamenti che aveva inserito nella delibera per la dismissione del patrimonio pubblico non ci fosse alcun mercimonio. Quella messa a disposizione di immobili nei confronti di Buzzi non rappresentava, secondo Pedetti, una contropartita. (cm)

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