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Nell’udienza del 13 febbraio scorso nell’ambito del processo Mafia Capitale è stato escusso in cotroesame l’imputato Guido Magrini.

Secondo l’ipotesi accusatoria Magrini, in qualità di dirigente della Regione Lazio, in particolare capo della Direzione Politiche Sociali, si sarebbe lasciato corrompere dalla supposta associazione criminale a carattere mafioso guidata da Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, per destinare fondi della Regione Lazio stanziati in favore di Roma Capitale per l’emergenza abitativa, a vantaggio delle cooperative di Buzzi.

Nell’ordinanza del 29 maggio 2015 del Gip Flavia Costantini si legge come “nella qualità di Direttore del Dipartimento delle Politiche Sociali della Regione Lazio (Magrini) compiva atti contrari ai doveri del suo ufficio, consistenti nell’adozione della determinazione n.G05811 con cui veniva destinata a Roma Capitale la somma di euro 7.182.003 per la realizzazione di interventi per il contrasto del disagio abitativo, in violazione dei doveri di imparzialità della pubblica amministrazione, con riguardo alla tempistica”. Tali fondi venivano quindi dirottati verso le cooperative legate alla 29 giugno attraverso affidamenti senza gara.


La carriera professionale

Racconta Magrini di avere assunto l’incarico di Direttore della Direzione Politche Sociali il primo ottobre 2013 e di averlo mantenuto per un anno, dopo essere stato promosso al Segretariato Generale. Allora la direzione si chiamava Politiche Sociali, Autonomie, Sicurezza e Sport.

La peculiarità di questa Direzione è di avere avuto in quel periodo due assessorati di riferimento: quello alle Politiche Sociali guidato da Rita Visini e quello alla Sicurezza ed alle Autonomie Locali guidato da Concetta Ciminiello.

Complessivamente le aree operative afferenti a questa Direzione erano ventidue, con altrettanti dirigenti, ciascuno responsabile della sua singola area. Le sedi dell’assessorato erano due, una in via del Serafico per le Politiche Sociali, e l’altra per la Sicurezza e Autonomia in v.le C.Colombo.

Magrini ripercorre in aula la struttura amministrativa dirigenziale della Regione Lazio, spiegando di essere stato assunto in Regione nel 1976 e di avervi fatto ritorno nel 1996 come direttore della direzione Bilancio della Regione, incarico che ha ricoperto per undici anni. A quell’epoca, spiega Magrini, come i dipartimenti non fossero delle strutture immediatamente operative bensì organi di coordinamento di vertice rispetto alle direzioni regionali.

Racconta Magrini come i dipartimenti, che svolgevano una funzione di coordinamento, furono aboliti per legge quando venne ridotto a dodici il numero delle direzioni. Nel 2013  Magrini viene chiamato a dirigere la direzione regionale Politche Sociali che ha guidato fino al 2014.


Magrini: la direzione del Dipartimento

Quando Magrini, il primo ottobre 2013, viene nominato capo del Dipartimento Politiche Sociali la giunta Polverini ha già stanziato nel bilancio regionale di previsione per il 2013 la somma di 16 milioni di euro in favore delle politiche dell’emergenza abitativa.

Lei ebbe – domanda l’avvocato Pietrocarlo al suo cliente – prima del primo ottobre un qualche ruolo nella decisione di destinare 16,5 milioni del bilancio regionale 2013 all’emergenza abitativa?. “No, assolutamente no – risponde l’imputato – nel senso che questo stanziamento era previsto già nel bilancio predisposto dalla giunta Polverini, su richiesta dell’allora assessore alle Politiche Sociali Mariella Zezza e del Direttore del Dipartimento competente Paola Maria Falconi“.

Da direttore del Dipartimento Bilancio, il suo precedente incarico, Magrini firmò quel bilancio senza avere deciso alcunché in merito agli stanziamenti in esso contenuti. Tuttavia la nuova giunta guidata da Nicola Zingaretti confermò quello stanziamento in quanto vi era l’esercizio provvisorio. Più avanti venne approvato il bilancio 2013.

La somma di 16,5 milioni proposta dall’allora Presidente Polverini è rimasta dunque anche nel bilancio della giunta Zingaretti.

Riguardo alla destinazione iniziale di questi fondi la giunta Polverini aveva individuato tre tipologie di soggetti alle quali veniva destinata l’intera somma stanziata nei modi di seguito specificati: 10 milioni agli enti locali, tre ad alcune associazioni private e i tre rimasti venivano genericamente destinati ad un capitolo non meglio precisato definito con “altro”.


Il bilancio armonizzato

Magrini fa un breve excursus sul bilancio regionale del 2013, per arrivare poi a spiegare alcune sue scelte successive. Dal punto di vista contabile quel bilancio conteneva un elemento innovativo: per la prima volta la Regione Lazio adottava il cd bilancio “armonizzato” nei confronti dello Stato. Per la prima volta infatti la ragioneria Generale dello Stato aveva fornito alle Regioni uno schema unico di classificazione delle voci, con l’obbligo della sua adozione. 

Fino all’anno prima le politiche sociali della Regione avevano un unico capitolo di Bilancio che valeva circa 200 milioni di euro. Questo poteva avere molteplici destinazioni di spesa che non dovevano necessariamente essere definite in modo puntuale. Le regole previste nel nuovo bilancio armonizzato invece stabilivano che dovevano essere previste varie destinazioni e programmi da definire in modo più preciso nella tipologia, es: anziani, handicap, piani si zona, sport ecc.


Roma: criteri di destinazione dei fondi

Dunque nel nuovo bilancio di previsione erano stati inseriti ancora  quei 16,6 milioni che però venivano allocati in tre capitoli diversi.

In questo caso il 18 ottobre 2013 su proposta della Dirigente del Dipartimento Servizi Sociali dott.ssa Falconi, venne suggerita una variazione di bilancio per poter allocare tutti quei 16,5 milioni in favore degli enti locali. Si trattava di una decisione politica assunta dall’assessore Visini, come da lei riferito in aula nel corso del processo, a seguito di una serie di consultazioni con i Comuni, questi ultimi sottoposti a pesanti tagli per via della spending review.

Il meccanismo previsto per effettuare il trasferimento in favore dei Comuni era quello dei Piani di Zona.

L’assessorato propose la variazione di bilancio che venne approvata con delibera del 5.11.13. Nel caso delle politiche sociali i comuni sono organizzati in base a distretti socio-assistenziali. Nel Lazio, dove i comuni sono 378, si sono fatti coincidere esattamente i distretti della sanità, secondo i criteri usati per le ASL, con quelli delle politiche sociali. La regione Lazio individua 35 distretti più Roma. Ogni distretto conta circa 150-200 mila abitanti. A Roma i distretti coincidono con i Municipi. I distretti di comuni avevano gli stessi vincoli di destinazione della spesa stabiliti nel bilancio regionale.

A seguito della variazione di bilancio la somma destinata a Roma Capitale per l’emergenza abitativa era pari a 7 milioni circa, posto che il Comune, secondo i criteri della densità della popolazione e della superficie, pesava rispetto agli altri comuni per una percentuale pari al 42-43% sul complesso dei fondi regionali.

Per acquisire quei fondi ogni amministrazione doveva osservare determinati obblighi, con riguardo alle finalità definite da una legge regionale. Oltre a ciò la Regione inserì nella delibera n.470 di assegnazione un meccanismo di programmazione in base al quale  ciascun Comune avrebbe dovuto elaborare un piano di utilizzo delle risorse con l’indicazione dei fabbisogni cui dovevano corrispondere, oltre all’adozione di un regolamento che ne stabilisse le modalità di utilizzo.

Il piano doveva quindi essere presentato in Regione per la sua definitiva approvazione.  Era infine necessario stabilire un raccordo tra l’assessore regionale ed il direttore del Dipartimento competente, vale a dire Magrini, e gli omologhi in Comune.

Fu così che l’assessore di Roma Capitale alla Casa, Daniele Ozzimo, chiese di incontrare l’imputato. Si trattava di un incontro di natura tecnica, necessario a comprendere l’entità dei fondi e i meccanismi da seguire per poterli gestire. L’incontro avvenne il 6 novembre 2013. In quell’occasione Ozzimo comunicava che il Comune aveva già stabilito attraverso la delibera n.368 del 13.09.13, il superamento dei Centri si Accoglienza Temporanei (CAT) in favore del nuovo modello di accoglienza per i minori non accompagnati rappresentato dal SAT, Sistema di accoglienza Temporanea.

Tale modello prevedeva misure innovative tra le quali il buono casa, ed avrebbe consentito di arrivare graduatamente alla chiusura dei residence. Ozzimo dunque sottolineava come i fondi della Regione sarebbero stati destinati non al finanziamento dei residence ma avrebbero avuto un ruolo di volano in relazione al nuovo modello dei SAT.


Il sistema di accoglienza dei minori

Ozzimo spiegò come in quel momento oltre ai residence il Comune gestiva un particolare servizio che riguardava circa 500 persone e che serviva a fare fronte agli sfratti. Secondo i dati del Comune vi erano in quel periodo circa 7000 sentenze di sfratto che andavano a sommarsi agli sfratti legati all’emergenza abitativa in atto.

A questo proposito il Comune si attivava valutando il grado di emergenza sociale relativa a ciascun procedimento di sfratto per morosità, e nei casi più gravi, come ad esempio quello di famiglie con anziani o disabili, li prendeva in carico per un certo periodo fornendo loro l’ospitalità. Oltre a ciò venivano attivati ulteriori servizi come lo psicologo, che riguardavano più la particolare condizione di quella data famiglia.

Ozzimo riferì a Magrini come questo servizio di presa in carico venisse svolto da una cooperativa; si trattava della Eriches, aderente al gruppo 29 giugno. L’imputato conosceva già la 29 giugno ed anche il suo presidente Salvatore Buzzi, e quindi la scelta venne da lui valutata positivamente.

Magrini sottolinea in aula come quello della fornitura dei servizi a 360 gradi nei confronti delle famiglie fosse un progetto richiesto direttamente dall’Unione Europea, attraverso lo stanziamento di appositi fondi comunitari. 

Anche il Governo allora in carica aveva adottato una legge che cercava di ricostruire in maniera unitaria il complesso dei servizi forniti alle famiglie attraverso l’INPS: dalla sanità alla previdenza, passando per gli aiuti diretti alle famiglie. Dunque la Regione Lazio mostra interesse per questo modello innovativo di integrazione dei servizi, e a tale scopo attraverso l’assessore comunale Ozzimo decide di prendere contatti con la 29 giugno.

Il Presidente chiede se nel modello di accoglienza denominato CAT destinato a 500 minori fosse previsto questo modello integrato, e l’imputato risponde di no, e spiega come questo comprendesse sia i residence che le 580 persone che utilizzavano i servizi della cooperativa Eriches.

Dunque in qualità di funzionario apicale della Regione Magrini avrebbe dovuto incontrare rappresentanti della la 29 giugno per studiare e comprendere questo nuovo modello di integrazione dei servizi offerto dalla cooperativa di Buzzi. Due giorni dopo l’incontro con Ozzimo l’imputato chiama Buzzi per fissare un appuntamento.

Nell’ordinanza del 2 dicembre 2014 la conversazione in questione, del 9.11.13, viene intercettata dal Ros e inclusa nell’informativa del 22.12.14

S: Salvatore BUZZI
GM: Guido MAGRINI
S: pronto
GM: come stai Salvato’? Magrini
S: bene, bene Guido
GM: bene, al… ti chiamavo perché ho visto l’altro giorno… allo’, stiamo provando a utilizzare mo, al volo, un po’ di soldi che abbiamo sull’Emergenza abitativa
S: si
GM: eh… ho visto Ozzimo l’altra mattina e… abbiamo fatto qualche ragionamento, diciamo, però forse… se c’avessi dieci minuti parliamo pure di (inc.) con te, così capisco meglio
S: e dimmi… dimmi quando posso venire, Guido
GM: eh, guarda io la prossima settimana… sennò prima o poi dovrò tira’ fuori sta delibera, eh… dimmi tu, io per esempio martedì mattina so’ sempre lì in Assessorato, al Serafico, sennò mercoledì, giovedì
S: a via del Serafico
GM: ci stanno pure i funzionari. Dal… dalle quattro, quattro e mezza, cinque, quand’è
S: ok
GM: eh
S: dimmi tu l’ora, io arrivo quando me lo dici tu, alle cin…
GM: facciamo alle quattro e me… facciamo alle quattro e mezza
S: a via del Sera… via del Serafico numero, Guido?
GM: centoventisette (127)

S: ok, ci vediamo martedì
GM: eh, eh, oh… poi una cortesia, l’altro giorno avevo sentito – perché lo sai che siamo molto amici, legati – Santino Dei Giudici (Presidente della Coop Deposito Locomotive San Lorenzo, ndr) per quelle cose…
S: si
GM: sull’appartamenti di… Case Rosse, diciamo, eh…
S: si, esatto
GM: avete parlato un po’, insomma sarebbe importante, so che stanno lavorando con l’AIC insomma, per creare… per superare una situazione un po’ difficile, quindi, diciamo, magari risentilo, risentitevi, eh… vedi un po’ se almeno tre, quattro, insomma quella ro… alloggi, si possono sistemare. Io sto cercando anche in altro modo, forse ne hanno, credo, quattordici là

S:esatto, ne hanno quattordici eh! Vedi un po’ te
GM: Vedi un po’ te
S: d’accordo

GM: grazie, ci vediamo martedì
S: martedì alle sedici e trenta

GM: sedici e trenta

S: ok, grazie Guido

Saluti

A quella riunione Buzzi non va e manda al suo posto Pierina Chiaravalle, Claudio Bolla e Sandro Coltellacci.

Intercettato dai ROS, Bolla gli riferisce a Buzzi la sera stessa di come Magrini avesse la disponibilità complessiva di 16 milioni di euro di fondi regionali e di avere già parlato con l’assessore alla casa Daniele Ozzimo, oltre a quello per il sociale Angelo Marinelli, per fare approvare una delibera con cui fare arrivare al Comune 3-4 milioni da quei 16.5.


La conoscenza di Buzzi

In quella telefonata Magrini e Buzzi si sentivano per la prima volta dopo diverso tempo, anche se avevano avuto modo di conoscersi anni prima. Racconta l’imputato di come negli anni 1995-2000 fosse direttore del Dipartimento Bilancio in Regione. Nel corso di quella legislatura l’assessore regionale al Bilancio era Angelo Marroni. Magrini conosceva la moglie di Marroni, Leda Colombini, poiché fu assessore a sua volta nel 1976. In quel frangente Marroni presentò all’imputato un suo collaboratore che per l’appunto era Salvatore Buzzi.

Nel corso degli anni Magrini e Buzzi non hanno più avuto modo di frequentarsi, occupandosi di ambiti lavorativi diversi. La difesa Magrini, avv. Pietrocarlo, domanda all’imputato se al momento in cui avvenne quell’incontro avesse la possibilità di influire sulla destinazione di quei fondi e l’imputato risponde come in quella fase fosse già stato tutto definito, dato che era già avvenuta la variazione di bilancio e la delibera che stanziava quei fondi era già stata adottata. In particolare era già stato stabilito l’importo di quello stanziamento, il destinatario ( i comuni ), oltre alle procedure che era necessario seguire da parte dei comuni stessi per poterlo impiegare.

L’imputato sottolinea l’utilità di quell’incontro con la 29 giugno poiché la Regione si rese conto come quegli interventi destinati all’emergenza abitativa dovevano essere inseriti in un contesto più ampio, a rischio di risultare altrimenti inefficaci.


La cooperativa Deposito Locomotive S.Lorenzo

Pur non avendo parlato con Buzzi sulla questione degli appartamenti della cooperativa edile Deposito Locomotive Roma S. Lorenzo, Magrini racconta di avere conosciuto Santino Dei Giudici, il presidente di quella cooperativa, quando lavorava presso la società di Sviluppo della Regione Lazio, circa trent’anni prima.

Sebbene si sentissero saltuariamente, i due svolgevano attività diverse e non avevano che sporadiche occasioni di incontro. L’imputato ha poi finalmente la possibilità di rivedere Dei Giudici ad una cena, il 5 novembre 2013, in occasione dell’organizzazione di alcuni mercatini tipici da parte di associazioni in vista delle festività natalizie.

In quella occasione Dei Giudici gli racconta di come la sua cooperativa edile stesse attraversando un periodo negativo per via di alcuni appartamenti che non era riuscita a vendere. Magrini specifica in aula come De Giudici non gli avesse chiesto nulla, dunque si limitò solamente ad informarlo sulla situazione economica della sua cooperativa. Il riferimento che l’imputato fa a Buzzi su De Giudici nella conversazione telefonica censita dal ROS del 9.11, rappresentava un richiamo alle difficoltà che l’amico stava attraversando. L’imputato Magrini spiega come quel riferimento non fosse una richiesta di aiuto diretta a Buzzi.

E’ vero che De Giudici aveva parlato con Buzzi spiegando come nel tentativo di salvare la S.Lorenzo Legacoop avesse convocato le cooperative più importanti, tra cui la 29 giugno e l’associazione italiana casa. Racconta Magrini di non avere saputo nulla in merito ai termini dell’accordo tra De Giudici e Buzzi: “Non ne avevo nessuna consapevolezza, l’ho letto nelle carte processuali nelle quali c’è scritto come in un contratto preliminare fosse stata inizialmente inserita una clausola relativa al rinnovo di un atto amministrativo con il Comune, quindi non con la Regione” e poi ribadisce: “E comunque io non ne sapevo niente“.

Riferisce Magrini come l’ultima comunicazione che ha avuto con Buzzi a questo riguardo sia un suo sms col quale il ras delle cooperative sociali lo avvisava di un intervento da parte della 29 giugno in quanto le altre coop, a suo dire, si erano sfilate.

Domanda l’avvocato Pietrocarlo al suo cliente se il Comune avrebbe potuto rinnovare la convenzione a Buzzi sulla base dei fondi regionali deliberati successivamente e Magrini risponde come la delibera con cui vennero stanziati al Comune i 7 milioni della Regione non aveva in se alcun elemento che consentisse l’immediato utilizzo di quelle risorse. D’altro canto il Comune aveva più volte segnalato di non avere bisogno di fondi regionali e dunque quei fondi erano destinati a finanziare il nuovo servizio per l’accoglienza dei minori, attraverso una gara europea.

Il Presidente Ianniello domanda all’imputato: “Come mai ha bisogno di discutere con Buzzi un imprenditore privato, di cose che riguardano Regione e Comune“. E Magrini risponde che era come se Buzzi in quel momento fosse un componente della segreteria.


L’erogazione di fondi al Comune

In merito alla delibera regionale n.470, quella relativa all’erogazione dei 7 milioni al Comune di Roma Margini racconta come questa venne proposta in giunta dall’assessore alle Politche Sociali Visini, sulla base di un testo elaborato dagli uffici e sottoscritto anche dallo stesso imputato.

La delibera fissava quelle prescrizioni che il Comune avrebbe dovuto seguire per poter utilizzare quei fondi, termini di legge e stanziamenti di bilancio, oltre a prescrivere l’attuazione da parte dei distretti di tutte quelle procedure quali la predisposizione di un piano e la sua presentazione in Regione. Veniva previsto tutto tranne le quote di ripartizione tra i vari comuni del distretto. La relazione che venne redatta con la delibera venne scritta materialmente dal dirigente responsabile, la dott.ssa Falcone.

L’avvocato Pietrocarlo chiede all’imputato se abbia partecipato all’iter successivo per l’erogazione dei fondi al Comune e Magrini risponde di no. L’ultimo suo atto fu costituito  dall’invio agli uffici competenti della proposta di pianificazione dei fondi. Specifica Magrini come la prima tranche di erogazione di quei fondi sia intervenuta a febbraio 2015, quando non era più direttore e non aveva più alcuna competenza in materia.

Tali fondi verranno destinati alla gara europea prevista dalla procedura. Dunque non c’è stata più alcuna partecipazione da parte dell’imputato alla procedura di assegnazione dei fondi regionali. Alla domanda successiva da parte del suo difensore se quei fondi potevano essere destinati al rinnovo delle convenzioni in essere in favore di Buzzi, Magrini risponde di no.

Le finalità che il comune aveva indicato erano quelle stabilite, vale a dire l’accoglienza dei minori non accompagnati. In merito ad eventuali discorsi fatti da Buzzi sulle convenzioni in scadenza con il Comune, l’imputato risponde come la scadenza delle convenzioni del Comune fosse un argomento che a lui ed alla Regione non interessava. E comunque Buzzi non gliene parlò. Ricorda Magrini come Buzzi gli accennò solamente ad un servizio che una delle sue cooperative stava allora svolgendo per l’amministrazione.

L’imputato richiama la conversazione del 3 marzo 2014, nella quale Michele Nacamulli, parlando col suo datore di lavoro Buzzi, spiega il meccanismo procedurale dietro la delibera regionale con la quale venivano stanziati i 7 milioni per l’emergenza abitativa. Nella conversazione Buzzi proponeva di andare a parlare con lo stesso Magrini per fargli modificare il contenuto di quella delibera, o per lo meno i suoi decreti attuativi, al fine di spostare i fondi che con essa venivano stanziati verso il rinnovo delle convenzioni in scadenza, in capo alle cooperative appartenenti al suo gruppo.

Infine, in merito a progetti presentati da cooperative che facevano capo a Buzzi dei quali Magrini si sarebbe occupato in qualità di dirigente regionale, l’imputato risponde come la Regione abbia accertato successivamente il numero dei progetti presentati dalle cooperative riconducibili a Buzzi. Il risultato è stato che la cooperativa Eriches aveva presentato tre progetti sul bando povertà, riferito ad iniziative private nel 2014 (S.Egidio, Caritas).

La Commissione esaminatrice ha ritenuto che nessuno dei tre progetti fosse meritevole di finanziamento. La commissione era composta da funzionari interni alla medesima direzione. Complessivamente vennero finanziati circa 80 progetti.


Gli incontri con Buzzi

Nel controesame da parte del pm Luca Tescaroli, si fa riferimento all’incontro con l’assessore alla casa Daniele Ozzimo. Quest’ultimo aveva chiesto all’amministrazione la possibilità di affrontare la questione dell’emergenza alloggiativa attraverso la costituzione di un tavolo. La pubblica accusa chiede perché a quell’incontro non fosse presente anche l’assessore regionale omologo.

Magrini risponde di avere avvisato la segreteria dell’assessore regionale, sulla richiesta di Ozzimo, su un incontro in sede tecnica finalizzato alla risoluzione dei meccanismi contabili e procedurali della delibera. Trattandosi di una riunione di natura procedurale e non politica, la presenza dell’assessore regionale non  era indispensabile.

Dalla conversazione del 9.11 censita dal ROS sembra che tra Buzzi e l’imputato vi sia una certa frequentazione, e quando l’accusa fa notare all’imputato questa circostanza Magrini risponde di averlo sicuramente rivisto nel corso degli anni in iniziative pubbliche come convegni o conferenze.

Nella conversazione intercettata del 9.11 tra Buzzi e Magrini, nella prima parte i due parlano dei soldi che la Regione avrebbe destinato al Comune in relazione all’emergenza abitativa, e quindi l’imputato chiedeva un incontro per cercare di capire, ha spiegato l’imputato in aula, le caratteristiche di quel servizio polivalente offerto dalla 29 giugno, al fine di adottarlo anche in Regione.

Nella seconda parte si parla della cooperativa Deposito Locomotive S.Lorenzo e di un incontro che  l’imputato avrebbe avuto col suo presidente Santino Dei Giudici e di una serie di appartamenti che la Cooperativa aveva messo in vendita. Il pm chiede a Magrini come mai aveva accostato i due argomenti, e l’mputato risponde come le due questioni non avessero alcuna attinenza tra loro.

Scusi ma lei – domanda l’accusa – non si è reso conto in quel momento quale fosse il peso di una richiesta di un pubblico funzionario a un privato imprenditore che ha un interesse su una vicenda di cui lei si occupa?” e Magrini risponde come il suo intervento non fosse una richiesta, ma piuttosto un’istanza su di un’iniziativa tra due soggetti afferenti al mondo delle cooperative, in relazione ai quali lui non aveva nessun legame.


Buzzi l’onnipresente

Il pm cita la conversazione dell’11.12.13 nella quale Buzzi chiama Ozzimo per poi passare il telefono a Magrini:

GM: pronto
D: ciao Guido, buongiorno, buon pomeriggio
GM: grazie. Dunque, stamattina abbiamo chiuso con Maurizio Venafro (dal 2011 Direttore ad interim del Servizio 1 “Supporto agli Organi Istituzionali – Bandi e contributi” della Regione Lazio, attualmente capo di Gabinetto del Presidente Nicola ZINGARETTI) e con De Filippis (Raniero, Dirigente della Regione Lazio) un po’ il pacchetto
D: si
GM: per cui, diciamo, loro stanno preparando per il 17 che è martedì, da… la prossima Giunta, una… una delibera quadro, diciamo, che riguarda l’accordo co’ Roma Comune, Regione – Roma, oh, sul tema generale della casa, i fondi alla cassa deposi… tutto quello di cui avete parlato, oh. Poi invece io vado in autonomia con una mia delibera…
D: ma tu, scusa, ma tu ti riferisci al… al piano straordinario Emergenza Casa?
GM: al piano straordinario, Emergenza Casa, eccetera, eccetera
D: ah, quindi la prossima settimana va? Eh, ok
GM: Eh? Si. Poi c’andrebbe, invece, una… un atto separato, diciamo… per cui andremo con tre atti, diciamo così, uno è questo di carattere generale, eh… che sta preparando De Filippis, quindi non so che c’è scritto. Eh… l’altro che in qualche modo da quest’indicazione di utilizzo delle… delle strutture IPAB  San Michele… in termini, diciamo, di intesa fra Regione e IPAB ai fini dell’utilizzo di quella, di quel patrimonio. E poi c’è invece una delibera nostra, sociale, a parte, diciamo, che distribuisce invece ai Comuni capofila di Distretti, quindi nel caso specifico a Roma, oltre agli altri Comuni capo fila dei Distretti per l’Emergenza Abitativa secondo le politiche che… il Distretto assume, e in questo caso che Roma assume. Il riparto, secondo i criteri tradizionali, porterebbe a Roma 7 milioni e 100/sette milioni e 2 più o meno
D: ok
GM: quest… questi… per l’anno, che può essere utilizzato per l’anno 2014, diciamo, da Roma
D: ok, ok
GM: quindi da inserire in bilancio, ovviamente a, a seguito della delibera noi faremo l’impegno di spesa e, se ce la facciamo, anche la liquidazione, diciamo come erogazione al Comune eh capo… e a questo punto GIULIOLI e gli uffici possono accertarlo, metterlo nel bilancio 2014, accertarlo in entrata e così via
D: perfetto
GM: poi valutiamo, diciamo, se concordare che tipo di politiche fare, insomma non ce li mettete sui residence ecco, per queste cose che ci siamo dette
D: no, no, no, era un ragionamento che diciamo (sovrapposizione di voci, inc.)
GM: un ragionamento che abbiamo fatto, appunto, appunto, quindi noi adesso stiamo preparando questi atti qui, stamattina abbiamo chiuso il pacchetto con, diciamo con, con Venafro, quindi a sto punto se va bene io procedo così
D: perfetto, perfetto
GM: va bene?
D: mi sembra, mi sembra ottima, ottima idea
GM: benissimo, benissimo, ok
D: perfetto Guido
GM: ti ripasso Salvatore, ciao, grazie
D: si, un abbraccio, a te, ciao

In questa conversazione tra Ozzimo e Magrini quest’ultimo fa riferimento alla cassa depositi. Più avanti l’imputato discute con Buzzi sul merito di alcune questioni istituzionali affrontate in Regione.

Questo contraddice l’affermazione fatta da Magrini in aula secondo la quale lui non avrebbe mai affrontato con Buzzi questioni relative alla destinazione dei fondi per l’emergenza abitativa. Magrini si giustifica col fatto che quelle affermazioni erano rivolte ad Ozzimo, sebbene fosse presente anche Buzzi. ma il pm ed anche il Presidente contestano tale risposta. Più volte Magrini si trova ad affrontare con Buzzi o con terzi ma sempre in sua presenza, questioni che riguardano suoi ambiti di attività.

Che poi questo sia avvenuto – risponde Magrini – lo dicevo prima quando richiamavo quella una sorta di segreteria dell’assessore, in quel momento io ho percepito, e così lo era perché evidentemente questo era il loro utilizzo, che in quel momento Buzzi stesse dando una mano come se fosse un collaboratore, l’ho detto così ma non so qualificarlo altrimenti, dell’assessore a questi fini (…)” E ancora:  Venendo al merito io parlo con l’assessore e gli riferisco che cosa è già stato stabilito, quindi non quello che si farà ma quello che è già stato definito“.

Intervengono ancora sia il pm che il Presidente sostenendo come le cose di cui stava discutendo ancora dovevano essere effettuate “lei anticipa cose – dichiara il Presidente – che non essendo state definite sarebbero state fatte in un secondo momento“.

La nostra delibera era già pronta – ribatte Magrini – già consegnata al gabinetto della Giunta per poter essere inserita all’ordine del giorno della ella Giunta. La Giunta disse che intendevano fare una riunione in cui viene portato il pacchetto casa“.

Il Presidente Ianniello contesta il fatto che oltre all’imputato e ad Ozzimo dall’altra parte del telefono, fosse presente anche Buzzi, che avrebbe dovuto trarre profitto da quella delibera. “Adesso non ricordo dove fosse fisicamente fosse Buzzi” ribatte Magrini.

Il pm contesta all’imputato come nella conversione con Ozzimo ad un certo punto dica:

“… stamattina abbiamo chiuso il pacchetto con, diciamo con, con Venafro, quindi a sto punto se va bene io procedo così“.

Dal tenore di questa frase non sembrerebbe che le cose fossero già state tutte decise, come invece sostiene Magrini. Anzi, sembrerebbe di capire come vi fosse la necessità di avere l’ok di Ozzimo.

L’imputato afferma come se per ipotesi non vi fosse stato l’ok di Ozzimo, ad esempio per questioni contabili, avrebbe dovuto avvisare il gabinetto della Giunta regionale per modificare il testo della delibera. (cm)


    

 

 

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