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Sull’emergenza neve Turella ricorda come si sia trattato di una vera e propria catastrofe: ventimila persone al lavoro per uscire da quella situazione di estrema difficoltà per la città di Roma. Quando Turella ha accompagnato i militari del ROS a perquisire il suo ufficio ha evidenziato loro l’importanza di un documento con il quale l’amministrazione invitava tutti i soggetti privati a collaborare per la risoluzione dell’emergenza stessa. Si  trattava di un fax che il dirigente del Servizio Giardini del Comune Fabio Tancredi aveva inviato a tutti i privati chiedendo la loro adesione e collaborazione.

Si trattava dell’atto formale con il quale si dava giustificazione alla chiamata delle imprese private per l’uscita da quell’emergenza. Il Ros in un primo momento non ha ritenuto di dover acquisire quel documento agli atti dell’inchiesta. Una volta usciti da quella situazione, occorreva contabilizzare tutti gli interventi eseguiti, inclusi quelli posti in essere dai privati. Le cooperative di Buzzi, in quel frangente, avevano svolto un ruolo determinante, disponendo sia dei mezzi, circa trecento camion, che degli uomini, erano circa mille solo gli operai addetti al verde.

Dato che il tariffario del Comune non prevedeva i servizi svolti dai privati, Turella decide di assumere come riferimento il tariffario dell’Assoverde, l’associazione di categoria delle imprese attive nel settore della vivaistica. A quei prezzi Turella aveva applicato automaticamente una riduzione del 20%. Quindi mandava lo schema a Domenico Maiorana, segretario della ragioneria dell’assessorato all’Ambiente, responsabile della contabilità del Dipartimento, per il saldo. Successivamente sempre Turella incontra i rappresentanti di tutti gli imprenditori e delle cooperative per comunicare loro gli importi calcolati dal Comune, per evitare il sorgere di qualsiasi controversia. 


Le informazioni sulle gare a Buzzi

In relazione al capo d’accusa della rivelazione del segreto d’ufficio, Turella chiarisce la distinzione tra avviso e bando: il primo è una manifestazione d’interesse. Nei fatti oggetto del processo l’avviso riguardava solo le cooperative sociali interessate tra quelle il cui nome era incluso in un apposito elenco. Queste  dovevano presentare una formale richiesta di invito, specificando il numero di riferimento col quale erano indicate in quell’elenco, il numero di fax dove inviare l’invito e la procedura di gara alla quale intendevano partecipare. Una sola per ciascuna cooperativa.

Il bando invece non riguarda un albo di imprese determinate. Esso inoltre specifica l’oggetto dell’appalto, la durata, l’importo, i requisiti di partecipazione, la documentazione amministrativa, le modalità di consegna della documentazione ed anche la formula con cui viene valutata l’offerta economica. Sottolinea quindi l’imputato l’ulteriore differenza in base alla quale mentre l’avviso non è impegnativo, il bando oltre a dover essere pubblicato, deve essere anche inviato a tutti i partecipanti, a seconda della gara scelta.

Nel capitolo relativo alla gara sulle piste ciclabili, dove si parla spesso del valore di un milione, Turella spiega come l’assessore all’ambiente Visconti non avesse alcuna intenzione di assegnarla a Buzzi. Dalle intercettazioni infatti emerge come ad un certo punto i collaboratori  di Buzzi si rendano conto di tale situazione. Accadeva che sia Visconti che Gramazio intendevano candidarsi alle imminenti elezioni regionali, ed il veto posto dal primo su quel milione era dovuto appunto al fatto che sarebbero stati concorrenti, sebbene appartenessero allo stesso partito (PDL).

Turella fa notare come il tariffario del Comune prevedesse un utile netto massimo per le cooperative del 10%, e non essendo inclusi i materiali in nessuna delle cinque gare in cui si suddivideva il bando complessivo delle piste ciclabili, era evidente come il margine di guadagno fosse molto basso. Ed in effetti la principale componente di costo era rappresentata dal lavoro.

Tornando sul tema degli emendamenti, l’imputato fa notare come l’assessore Visconti avesse istituito un ufficio apposta, l’Ufficio per gli Emendamenti, diretto dall’architetto Maria Grazia Forte, e questo perché la natura degli emendamenti era prettamente politica, ed era quindi questa a gestirli in maniera totale.

Turella fa notare come ciò sia accaduto nel corso delle ultime tre sindacatore, avendolo constatato personalmente. Dunque erano i consiglieri comunali che contrattavano in aula gli emendamenti, poiché il loro esito derivava da accordi presi tra le varie forze politiche.

Ciascun consigliere aveva una sua disponibilità economica, che Turella, su richiesta del Presidente Rosanna Ianniello, non è però in grado di quantificare. Spiega l’imputato di essersi occupato solo di quest’emendamento, ma che tuttavia era a conoscenza di come il loro funzionamento fosse quello descritto.

Quindi la definizione che viene usata nelle indagini “dell’emendamento Gramazio” appare destituita da qualsiasi fondamento. Se non per il fatto, ritiene l’imputato, che Gramazio se ne sia interessato direttamente, avendo seguito a ritroso il percorso dei soldi.

Quello di sui si sta parlando non è dunque un emendamento ma una manovra di bilancio, a seguito della quale emerge dai conti la cifra di un milione, inclusiva dell’IVA, questo perché tutte le cifre indicate in bilancio sono tutte comprensive dell’IVA. (Turella è accusato di avere incrementato gli 800 mila euro già inclusivi di IVA con un ulteriore computo della medesima imposta).


La gara della pulizia degli arenili

Con riguardo alla gara degli arenili di Castel Porziano Turella, pur non trattandosi di un suo capo d’imputazione, intende chiarirne alcuni aspetti.

Quando venne incaricato dal Comune di recarsi a Castel Porziano per fare il sopralluogo in vista della gara, precisa come inizialmente ad esserne informato fosse solo Gaetano Altamura, l’ex Direttore del Dipartimento Ambiente del Comune. Tuttavia, prima di recarsi in loco, Turella viene contattato dall’ing. Paolo Cafaggi, un dirigente tecnico del decimo Municipio, il quale gli dice si sapere che dovrà essere lui a preparare il capitolato d’appalto per la gara sulla pulizia degli arenili.  Cafaggi lo invita a tenere presente il consorzio Castel Porziano, i titolari dei chioschi, quale affidatario di quel servizio.

L’Imputato ricorda di non aver compreso come il Comune potesse avere fatto un accordo con i titolari dei chioschi, dato che la maggior parte di loro erano abusivi.

Recatosi sul posto Turella scopre come l’ottavo fabbricato fosse occupato da una scuola di vela; anche altri fabbricati erano occupati dai dipendenti delle spiagge, in maggioranza bagnini, che li utilizzavano per custodire surf ed altro materiale di loro proprietà. A seguire l’imputato incontra l’uomo che ogni primo dell’anno si tuffa da Ponte Cavour, suo ex compagno di scuola, Maurizio Palmulli, mentre si accingeva a pulire l’arenile.

Turella gli chiede a che titolo stesse svolgendo un lavoro che competeva al Comune, e lui gli risponde che era titolare di un chiosco. Non sapendo che Tassone aveva rivendicato la competenza della pulizia al suo municipio, il decimo, tornato in ufficio l’imputato fa presente al suo superiore Altamura le condizioni in cui si trovava la spiaggia.

Poco dopo Turella va a controllare l’appalto per la pulizia delle spiagge in mano alla Multiservizi, rimanendo stupito dall’ enormità del suo importo. Da un calcolo basato sulla scomposizione degli elementi di costo, lo scomputo metrico, l’imputato ha potuto verificare come la pulizia degli arenili incida su quel contratto per il 70%.


I favori a Panzironi

Nel capo di imputazione relativo alla pulizia del giardino di Franco Panzironi, Turella fa notare come quest’ultimo abiti in zona Infernetto, nelle vicinanze del parco di via Betollo. Un giorno il capo dipartimento protezione civile di Roma, Tommaso Profeta, comunica all’imputato che Panzironi si era lamentato per il modo in cui veniva tenuto questo parco.

Profeta gli risponde di non volere creare contrasti con il decimo Municipio, competente per la cura del verde. A questo proposito Profeta telefona a Giacomo Vizzani, allora presidente del Municipio di Ostia, per comunicargli l’imminente intervento in via Betollo.

Il Presidente Ianniello chiede cosa succeda se ad effettuare una segnalazione di questo genere  sia un cittadino comune. Turella fa notare come il parco sia, in genere, di competenza Comunale. Dato che le risorse a capo del Dipartimento Parchi e Giardini erano molto scarse, negli ultimi anni il servizio funzionava in prevalenza su segnalazioni dei cittadini.

Si interveniva a chiamata. Il responsabile del servizio faceva un sopralluogo e quindi si decideva come procedere .


Gli incontri con Tassone

Ripercorrendo la deposizione dell’imputato Andrea Tassone, ex presidente del decimo Municipio, Turella sottolinea il fatto di essersi incontrato con lui solo un paio di volte, e che in nessuna occasione si è discusso delle spiagge di Castel Porziano.

Ricorda l’imputato come il primo incontro del decimo Dipartimento Verde Pubblico con Tassone lo ebbe  Altamura; al secondo invece a riceverlo fu l’assessore Estella Marino.

Inizialmente Tassone era convinto che nelle somme stanziate in bilancio per l’assessorato fossero incluse anche quelle del suo Municipio. I rappresentanti del Dipartimento allora gli mostrarono le delibere adottate dal presidente Marco Pannella, l’anno in cui venne varata l’autonomia del Municipio di Ostia. All’incontro successivo al posto di Tassone si presentò l’assessore alla sicurezza e Ambiente del decimo Municipio, Marco Belmonte.

Quest’ultimo faceva presente come il municipio non avesse i soldi per effettuare le potature. Dunque il Dipartimento si attivò per le potature di una parte di Via del Mare, mentre lo stesso Turella mandò il personale ad occuparsi della gestione di alcuni parchi. Ma in nessuna circostanza si è parlato di Castel Porziano. (cm)

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