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Anche l’imputato Mario Schina decide di rilasciare spontanee dichiarazioni.

Racconta Schina di avere lavorato per ACEA, l’ex municipalizzata dell’acqua e dell’energia, dal 2001 fino al febbraio 2106, quando è stato licenziato a seguito dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare. In quell’azienda l’imputato riferisce di non avere mai svolto funzione pubbliche, ne tanto meno è stato incaricato di un pubblico servizio, essendo il suo un contratto di lavoro di tipo privatistico.

Nel corso degli anni ha assolto all’interno dell’ex municipalizzata diversi incarichi: inizialmente si è occupato di gestione del personale nella divisione Acea Luce, nonché di relazioni esterne e dei rapporti tra tale società e la società madre.


Decoro urbano al Comune alle dipendenze di Odevaine

Per un certo periodo è stato distaccato al Comune dove si è occupato del decoro urbano. Di seguito, rientrato in azienda, si è occupato di relazioni istituzionali e dei rapporti con i municipi.

Nell’ambito delle relazioni esterne l’imputato ha seguito una serie di commesse che l’azienda aveva con alcuni Comuni del Nord. In questi ultimi anni si è occupato di Facility Management, in particolare dei permessi che l’azienda avrebbe dovuto avere per la manutenzione del patrimonio immobiliare della società. Ciò voleva dire rapporti con il comune e con le sovrintendenze.

Ed è proprio a causa della particolare tipologia degli incarichi ricoperti che l’imputato dichiara di non aver potuto interferire o utilizzare il suo ruolo per favorire qualcuno.

Il rapporto lavorativo con Acea si è concluso nel dicembre 2014, prima con una sospensione dal lavoro, e successivamente, a febbraio 2016, gli è stata recapitata la lettera di licenziamento. In questo intervallo di tempo l’imputato sottolinea di non avere ricevuto alcun tipo di contributo e di essere riuscito a sopravvivere grazie all’aiuto dei suoi familiari.


Inizio lavorio con Il percorso di Coltellacci

In relazione ai rapporti con la moglie Luria Munoz, madre di sua figlia. La separazione tra i due è avvenuta nel 2004, mentre il divorzio è stato dichiarato nel 2008.

Sul capo d’imputazione relativo ai rapporti con le cooperative negli annui 2011-14, Schina dichiara di avere avuto rapporti di collaborazione e di prestazione occasionale in fasi alterne, tra l’agosto del 2011 ed il marzo 2014. In tale data è cessato qualsiasi tipo di rapporto, sia professionale che retributivo. Nel periodo indicato l’imputato veniva pagato dalle cooperative e non da Buzzi o Coltellacci. Si trattava di prestazioni lavorative che per la loro particolare natura non prevedevano vincoli di orario ne di sede fissa in cui svolgere l’attività.Tutto è sempre stato indicato nelle dichiarazioni dei redditi da parte di Schina.

L’inizio della sua collaborazione con le cooperative avviene formalmente nell’agosto del 2011. Determinate fu l’incontro avuto qualche mese prima con Sandro Coltellacci; questi gli raccontò come la sua cooperativa avesse ricevuto dalla Regione una convenzione per la gestione di centri di accoglienza. Schina chiese a Coltellacci se vi era la possibilità di lavorare; aveva il mutuo da pagare, oltre ad una precedente esperienza imprenditoriale. La sua attività nell’ambito della cooperativa consisteva nel trovare le sedi presso cui ospitare i richiedenti asilo. Tivoli, Colle Casarano e Marcellina sono tra quelle individuate da Schina per ospitare centri per richiedenti asilo.


I criteri di scelta dei centri di accoglienza

La sua ricerca veniva indirizzata prevalentemente fuori Roma. Le sedi dovevano avere dei requisiti di idoneità indicati nelle convenzioni firmate dalla Regione e dalla Protezione Civile, ed in seguito anche dalla Prefetture.

Le strutture erano soggette a controlli di verifica di tali requisiti, sia prima dell’apertura del centro, che durante e dopo.

Altro elemento da tener presente era l’impatto con il territorio, e quindi con le comunità di residenti. Schina si è anche occupato di rispondere alle richieste rivoltegli dai committenti con i quali ha nel corso degli anni collaborato. Un altro settore di cui si occupò fu quello della ricerca del personale; a tal riguardo fa notare come le richieste di posti per accogliere richiedenti asilo, da parte della Regione o della Prefettura, fossero molto veloci.

Dunque vi era la necessità di individuare in breve tempo i soggetti che si sarebbero occupati dei centri.  L’imputato si è occupato del personale di una cooperativa sociale nella quale è poi entrato a far parte; si trattava della cooperativa il Percorso che entrò a far parte del consorzio Eriches 29. Il Percorso era la capofila di una serie di altre cooperative impegnate nel settore dell’accoglienza, in particolare nella gestione dei centri per gli immigrati.

Nel corso dell’attività di selezione del personale riferisce l’imputato come il suo compito fosse quello di esaminare i curriculum dei candidati, e per quelli selezionati venivano richieste anche le coordinate bancarie per l’accreditamento dello stipendio. La cooperativa offriva ai soci ed ai dipendenti la possibilità di poter usufruire di una convenzione con una banca.


Dissapori tra cooperative nei centri

La gestione del personale prevedeva la collaborazione all’interno di uno stesso centro di accoglienza di personale proveniente da diverse cooperative. In tale ambito, oltre a dover sollecitare il pagamento degli stipendi, spesso Schina si è occupato di dirimere controversie in relazione alle mansioni o agli orari di lavoro. Dunque, in merito ai capi d’accusa contestati, più che svolgere una funzione di collegamento tra Buzzi e Odevaine o tra Buzzi e Coltellacci, le attività di Schina erano quelle da lui testè esposte.

Dalla deposizione del Capitano Guida, Schina fa notare come in relazione alla sua posizione il teste abbia detto cose inesatte ed anche contraddittorie.

Quanto affermato è stato motivato col fatto che non esisteva una documentazione che confermasse un rapporto di lavoro e di collaborazione dell’imputato con le cooperative. Contratti che l’imputato ha depositato agli atti ,assieme alle copie delle buste paga (cud), alle certificazioni sostitutive d’imposta ed alle dichiarazioni dei redditi relative al periodo in oggetto.


L’apertura del centro di Rosarno.

In merito al centro aperto da Odevaine a Rosarno, Schina chiarisce come questo non fosse un centro di accoglienza che aveva a che fare con la pubblica amministrazione. Si trattava di un progetto privato finanziato dalla fondazione Coca Cola. Era dunque un progetto tra privati che non era destinato all’accaglienza dei richiedenti asilo, bensì ai lavoratori stagionali impiegati nei campi di raccolta. Erano migranti che si spostavano da regione in regione per raccogliere ora i pomodori, ora la verdura, e d’inverno le olive e gli agrumi.

La zona di Rosarno era in particolare dedita alla produzione delle arance. La fondazione Coca Cola fece un bando al quale partecipò la fondazione Integrazione, sulla base di uno studio effettuato negli annui 2011-12. La realizzazione del progetto avvenne negli anni 2013-14.

Schina si occupò di quest’ultimo, seguendo in particolare tutta la parte strutturale che prevedeva l’individuazione delle sedi per offrire l’ospitalità, quelle da destinare a punto di accoglienza, la realizzazione del camper informativo, un punto mobile di informazione sui diritti lavorativi e sindacali, oltre ad una serie di corsi di formazione sulla lingua e sui diritti fondamentali.

Tutto il progetto venne seguito fin dall’inizio da Schina che si recò diverse volte sul posto. Buzzi si occupò solo marginalmente della vicenda. Una volta vinto il bando Odevaine chiese a Buzzi se conosceva qualcuno in zona al quale appoggiarsi per individuare le sedi, e Buzzi gli girò il numero di Giovanni Campennì.

Schina lo chiamò e questi gli passò il nominativo di un altro ragazzo, tale Giuseppe, che risiedeva nell’area di Rosarno. Schina non sapeva che si trattasse di Giovanni Campennì, avendolo conosciuto solo per nome. Tutto il progetto ha avuto la durata di due anni, la parte istruttoria è stata realizzata nel 2013.


I rapporti con Odevaine

Schina racconta di avere cominciato i suoi rapporti con Luca Odevaine quando questi ricopriva la posizione di vice capo di gabinetto del sindaco Walter Veltroni.

A metà della sindacatura Schina vanne contattato da un membro dello staff del sindaco in quanto negli anni precedenti aveva collaborato con la giunta comunale. Aveva infatti lavorato all’agenzia per il Giubileo per un periodo di circa tre anni, dove si era occupato dell’accoglienza in Basilicata oltre a quella a Tor Vergata destinata ai più giovani, ricoprendo un ruolo operativo.

Accolto in Comune dal capo di gabinetto del sindaco, Luca Odevaine, a Schina viene proposto di occuparsi del decoro urbano. L’imputato ha modo di conoscere una serie di gestori e presidenti di cooperative che avevano partecipato a bandi a chiamata diretta, in quanto si trattava di gare il cui importo era al di sotto della soglia stabilita dalla normativa europea. Tutte queste cooperative avevano cominciato a occuparsi del decoro urbano nell’ambito delle emergenze della città.

In questo frangente Schina conosce Coltellacci e Buzzi. Le loro cooperative erano tra  quelle che parteciparono e vinsero i bandi del Comune. In seguito tutti e tre ebbero modo di lavorare assieme nella gestione del pronto intervento della città, attività che prevedeva la pulizia dei muri, l’affissione dei manifesti ed altro.

Per quest’incarico Odevaine era il referente di Schina, essendo il titolare della competenza del decoro urbano. L’incarico di Schina dura fino al 2008 con l’avvicendamento al comune del sindaco Gianni Alemanno.


Venezuela: la società Oliveto

Dopo l’elezione di Alemanno Odevaine continuò per tre mesi ad occuparsi della segreteria del Sindaco, fino a che non venne nominato dal Presidente della Provincia Luca Zingaretti, capo della Polizia Provinciale e responsabile della protezione civile. Mario Schina tornò ad occupare il suo vecchio posto di lavoro ad Acea. In questo periodo Schina e Odevaine rimangono in contatto. I due si incontrano nuovamente verso la fine del 2011, quando l’imputato già da mesi lavorava per conto di alcune cooperative che facevano parte del consorzio Eriches 29.

Odevaine  accennò all’imputato di questa società, l’Oliveto, che aveva base in America Latina, in particolare tra il Costa Rica ed il Venezuela, la quale stava cominciando ad intrattenere relazioni commerciali anche con realtà che risiedevano in altri stati di quell’area geografica. Odevaine parlò all’imputato anche di una serie di relazioni economiche che stava cominciando ad intrattenere con Cuba. Questa cosa interessò molto l’imputato dato che la sua ex moglie è di nazionalità cubana e dato che in quel paese aveva anche numerosi amici. Schina non si è mai occupato di Venezuela, come invece risulta dagli atti processuali. L’imputato viene a sapere dell’attività della Fondazione Integrazione e dei centro di accoglienza che Odevaine stava organizzando in relazione all’emergenza Nord Africa.

Avendo terminato ogni rapporto lavorativo con le cooperative nel 2013, a partire del marzo 2014 Schina comincia a intrattenere una collaborazione lavorativa con Odevaine, in una serie di progetti privati. Prima con l’organizzazione del centro di  Rosarno, e quindi con un altro progetto che aveva come base logistica Cuba.

Quel Paese aveva da poco adottato una legge che consentiva alle società straniere di investire e svolgere attività commerciali.


Rapporti con Cerrito e Buzzi

In relazione ai rapporti con Nadia Cerrito, quest’ultima era la persona che si occupava dell’amministrazione e dei pagamenti per il consorzio di cooperative che lavoravano nei centri. Le ragioni dietro lo scambio di conversazioni telefoniche avute dall’imputato con la Cerrito riguardavano dunque l’attività lavorativa di quest’ultima. In particolare lo scopo delle chiamate era quello di conoscere i tempi con i quali sarebbero stati effettuati i pagamenti che vedevano come destinatario lo Schina.

In relazione ai rapporti con Buzzi, Schina racconta di averlo conosciuto prima ancora di entrare nel mondo delle cooperative, svolgendo attività politica. Lui era già presidente del consorzio di cooperative Eriches 29. I primi rapporti di lavori con Buzzi l’imputato li ebbe quando si occupò di decoro urbano nella giunta Veltroni. Le cooperative di Buzzi avevano infatti vinto alcuni dei bandi per lo svolgimento di tali servizi. Crede di ricordare Schina che le cooperative in questione fossero Formula Sociale ed un’altra di cui non ricorda il nome.

Racconta l’imputato di non essere mai stato retribuito da Salvatore Buzzi ma di avere lavorato per conto di alcune cooperative sociali gestite da Sandro Coltellacci e appartenenti al consorzio Eriches 29, facente capo a Buzzi.

Schina dichiara di non avere mai ricevuto tangenti o qualsiasi elargizione di danaro finalizzato ad atti corruttivi. A questo proposito respinge ogni addebito gli venga mosso in quanto “non ho mai svolto il ruolo di intermediario tra Odevaine, Buzzi e Coltellacci”.

Gli stessi tre avevano rapporti interpersonali a prescindere dalla presenza dell’imputato, già molti anni prima che si verificasse l’emergenza Nord Africa.

I tre “avevano contatti e conoscenza diretta e potevano tranquillamente incontrarsi a prescindere dalla mia presenza” dichiara Schina.

Se anche avessero voluto svolgere un’attività illecita, avrebbero potuto farlo senza la presenza dell’imputato “essendo la mia persona – precisa Schina – assolutamente irrilevante e non indispensabile”. Dunque l’imputato nega ogni addebito non avendo mai compiuto atti corruttivi ne direttamente e ne indirettamente.  (cm)    

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