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L’imputato Salvatore Ruggiero ha rilasciato spontanea dichiarazione nell’udienza dell’8 febbraio, nell’ambito del processo a Mafia Capitale. E’ attualmente detenuto accusato di associazione mafiosa assieme Rocco Rotolo per avere fatto parte della cooperativa Santo Stefano definita da Salvatore Buzzi la “cooperativa de ‘ndranghetisti”.

Secondo l’ipotesi accusatoria la 29 giugno avrebbe subappaltato alla Santo Stefano i lavori di pulizia e ordinaria manutenzione del mercato Esquilino in cambio della protezione concessa dalla cosca ‘ndranghetista dei Mancuso (originaria di Limbadi provincia di Vibo Valentia) allorquando la 29 giugno venne incaricata, negli anni 2008-09, di gestire il CARA centro di accoglienza per migranti di Cropani Marina (CZ).

Il rappresentante della cosca sarebbe stato individuato in Giovanni Campennì, al quale Salvatore Buzzi avrebbe affidato in gestione la cooperativa Santo Stefano (tramite Galati Michelino persona di fiducia del Campennì). La sorella della madre di Campennì, Domenica Rizzo, sarebbe la sorella di Caterina Rizzo moglie di Giuseppe Mancuso capo dell’omonima cosca.

Ruggiero ha scontato una pena detentiva di 21 anni per omicidio. Originario di Gioia Tauro in provincia di Reggio Calabria (come Rocco Rotolo), dopo avere trascorso un periodo di pena nel carcere di Gioia Tauro, Ruggiero decide di farsi trasferire a Roma per scontare un periodi di detenzione in semilibertà. Qui, grazie all’aiuto degli assistenti sociali, conosce Salvatore Buzzi, il quale gli consente di svolgere un’ attività lavorativa all’interno della cooperativa sociale 29 giugno.


L’assunzione alla 29 giugno

Ruggiero, dopo avere fatto per un breve periodo il fabbro, viene assunto dalla 29 giugno come giardiniere. Il lavoro gli consente non solo di essere indipendente e autonomo economicamente ma anche di reinserirsi nella società. E di questo gran parte del merito la deve a Salvatore Buzzi.

L’attività lavorativa regolare di Ruggiero si svolgeva all’interno del cimitero monumentale del Verano. Dopo aver contratto matrimonio chiede ed ottiene la possibilità di poter svolgere degli straordinari lavorando anche autonomamente. Per tale ragione gli capita spesso di caricarsi gli strumenti di lavoro in macchina,  tagliaerba, decespugliatore, scopa a motore ecc. Ciò gli consente di potere svolgere l’attività lavorativa anche al di fuori del Verano.

Ruggiero racconta dell’ottimo rapporto con Buzzi, con il quale scherza frequentemente  tanto che questi è solito apostrofarlo come lo ‘ndranghetista. A Ruggiero il soprannome datogli da Buzzi non da fastidio, poiché sa che viene pronunciato in modo ironico. Del resto ogni volta che Ruggiero abbia chiesto a Buzzi dei  favori,  come la possibilità di poter guadagnare di più, questi lo ha sempre accontentato.

Ed è infatti Buzzi ad offrirgli di fare il guardiano presso il deposito dei mezzi della 29 giugno in via Affile. Qui Ruggiero racconta di avere avuto la possibilità di svolgere oltre a quello di meccanico anche il suo vecchio lavoro, quello di fabbro, saldando ad esempio i mezzi della cooperativa danneggiati durante il servizio di raccolta rifiuti.


La perdita di appalti della 29 giugno: Roma Multiservice spa

Nel corso della sindacatura Alemanno la 29 giugno perde numerosi appalti, tra questi anche quello al Verano, affidato alla Roma Multiservizi spa, presso la quale Ruggiero viene assunto. Ricorda Ruggiero di come la 29 giugno organizzò anche una manifestazione di fronte al Campidoglio per protestare contro la mancanza di lavoro, iniziativa alla quale lo stesso Ruggiero partecipò sebbene lavorasse già per Multiservizi spa.

Il lungo periodo di detenzione cominciato in età giovanile lo ha portato ad avere scarsa familiarità con la tecnologia, in particolare con computers e cellulari: “ero rimasto indietro” afferma in aula. Racconta poi Ruggiero come in quel periodo si sia dovuto recare in Calabria a trovare la madre malata. Qualche volta viaggiando da solo, in autobus, e qualche volta assieme a Rocco Rotolo quando questi i recava a trovare i parenti.

In uno di questi viaggi Ruggiero conosce Pasquale Muntari, amico di Salvatore Buzzi, con il quale il ras delle cooperative sociali ha trascorso un periodo di comune detenzione. Ricorda l’imputato come Buzzi condividesse in quel periodo la stessa cella con Carmine Fasciani, boss del litorale. E’ per questo che i Carabinieri, quando lo arrestano, gli trovano nel portafogli un bigliettino con su scritto Fasciani. Ruggiero si era appuntato il suo nome, spiega in aula, per ricordarsi e riferirlo correttamente a Buzzi.


“Non sono uno ‘ndranghetista”

Le affermazioni fatte nelle intercettazioni secondo le quali conoscerebbe esponenti delle due importanti famiglie di ‘ndrangheta dei Mancuso e dei Piromalli sono, a detta di Ruggiero, false: “non li ho mai conosciuti, non mi interessano”. Nega ancora una volta l’imputato di essere uno ‘ndranghetista e tanto meno un delinquente. Si giustifica dicendo di essere sempre stato un lavoratore, anche quando era ragazzo. Fin da bambino, all’età di dieci anni, frequenta la bottega di un fabbro, ed ha continuato a farlo fino a che non è diventato maggiorenne. Quindi si trasferisce a Torino dove lavora fino a che non è costretto interrompere perché richiamato per il servizio militare.  Terminato il periodo di leva torna nuovamente in Calabria.  A Gioia Tauro Ruggiero riprende a lavorare fino a che non commette l’omicidio per il quale è stato arrestato e condannato a 21 anni.

Le accuse di conoscere sia i Piromalli che i Mancuso racconta Ruggiero come siano tutte false. Primo perché la detenzione l’ha scontata assieme ai detenuti comuni e non con i mafiosi. Dunque sarebbe mancata la frequentazione. Del resto lui non si sente un mafioso ne tanto meno gli interessa la ‘ndrangherta. Ricorda come Buzzi si divertisse molto ad ascoltare queste storie di ‘ndrangheta e dunque lui se le inventava più che altro per farlo contento. Ma soprattutto Ruggiero cercava di instaurare con lui un rapporto di amicizia, visto che era una persona importante.


L’amicizia con Rotolo

In merito all’amicizia con Rocco Rotolo, l’imputato racconta di averlo rivisto nel 2011 in occasione di una cena organizzata dalla cooperativa. Lo aveva conosciuto a Gioia Tauro quando era ancora ragazzino, nel 1986, prima di essere arrestato, e di averlo poi perso di vista. Riguardo poi alla cooperativa Santo Stefano, essendo essa una cooperativa alle prime armi non se la sentiva di lasciare la Roma Multiservizi, dove aveva un posto sicuro con busta paga e con sedici anni di anzianità. Inoltre aveva un secondo lavoro la domenica come guardiano al deposito mezzi di via Affile, e non se la sentiva di fare un salto nel vuoto. Così rifiuta l’offerta di Buzzi. Sui presunti legami tra Rocco Rotolo e Peppe Piromalli, se fosse stato vero sarebbe stato lo stesso Rocco ad essere interessato ad interloquire con Buzzi, riferisce Ruggiero, senza bisogno della sua intermediazione.


“Nulla ha a che vedere con i contesti con i quali fino ad ora si è parlato”

Subito dopo Ruggiero ha reso spontanee dichiarazioni l’imputato Rocco Rotolo.

Rotolo, che preferisce leggere una dichiarazione scritta e accenna subito alla sua supposta capacità di entrare in contatto con la criminalità organizzata calabrese, che deriverebbe in parte dai suoi precedenti penali ed in parte dai suoi legami di sangue. Per quel che riguarda i suoi precedenti riferisce di avere avuto in passato un processo che “nulla ha a che vedere con i contesti con i quali fino ad ora si è parlato”.

Ricorda Rotolo come teatro del reato per il quale è stato condannato fosse la regione Toscana. Per quel che riguarda invece le sue parentele, l’imputato rammenta come tutte le persone citate nel processo che avrebbero ricevuto condanne per mafia o avrebbero avuto frequentazioni con mafiosi, tutte queste persone vivano attualmente in Calabria e non a Roma, dove lui si è trasferito ormai da molto tempo. Lo zio Ippolito, fratello della madre, è morto nel 1996, e l’ultima volta che lo ha visto da vivo è stato nel 1993.

Il cugino della madre, Zito Antonino, spiega Rotolo come non sia una di quelle persone che la sua famiglia sia solita frequentare. L’imputato dichiara di non averci mai parlato,  così come sua madre. Il fratello di suo cognato, il cui cognome è La Rosa, l’imputato riferisce di non averlo mai visto pur essendo suo coetaneo. I suoi rapporti con lui non erano buoni poiché era in lite con il cognato, e Rotolo, per il rispetto che porta a quest’ultimo, ha deciso di non parlargli.


I rapporti con il fratello

 Anche il fratello di Rotolo, che è anche andato a fargli visita durante la detenzione, ha precedenti giudiziari. Ha finito attualmente di scontare tutte le pendenze che aveva con la legge ed ha deciso di dedicarsi interamente al lavoro ed alla famiglia, la moglie ed i figli.

Gli avvocati dell’imputato hanno dimostrato come questi si sia completamente riabilitato e dunque non possa più essere ritenuto persona pericolosa per la società. In relazione ai capi d’imputazione per i quali è stato chiamato a rispondere in questo processo Ruotolo tiene a precisare di non avere mai svolto alcuna attività di mediazione per conto di Salvatore Buzzi. E non può essere diversamente, a suo dire, visto che all’epoca dei fatti contestatigli neppure lo conosceva. L’imputato riferisce come i primi contatti che abbia avuto con Buzzi risalgano alla fine del 2012.  Tali rapporti si sarebbero intensificati all’interno della 29 giungo. Quel periodo coincise con l’ incontro con Salvatore Ruggiero in occasione di una cena organizzata dalla 29 giugno. Tuttavia la differenza di età con quest’ultimo, di 12 anni, ha pesato molto , tanto che il loro rapporto non è mai andato oltre una semplice conoscenza. Rotolo era infatti solito frequentare i suoi coetanei, pur essendo, sia lui che Ruggiero, originari di Gioia Tauro.


Buzzi: la cooperativa de “‘ndranghetisti”

In merito alla Santo Stefano ed ai rapporti con Giovanni Campennì, l’imputato sottolinea come la partecipazione a quella cooperativa gli venne inizialmente proposta da Buzzi. In teoria doveva rappresentare il passaggio da dipendente a socio di una piccola cooperativa. Si trattava però di un salto nel buio per l’imputato, che dichiara di essersi trovato particolarmente bene con la 29 giugno.

Tant’è che dopo un certo periodo dalla proposta Rotolo confessa a Buzzi di non essere interessato. Preferiva continuare ad essere dipendente. La sua giornata di lavoro tipica è stata già descritta da alcuni testimoni, incluso quello dell’accusa in controesame: sveglia prima dell’alba, inizio dell’attività lavorativa alle ore 06:00 e termine alle ore 12:00.

In merito ai suoi rapporti con i coimputati, fatta eccezione per Paolo Di Ninna e per Claudio Caldarelli, tutti gli altri li ha conosciuti nel 2015, in occasione della prima udienza del processo in corso. Rotolo dichiara di essere stato particolarmente colpito da Lacopo Roberto, essendo lui responsabile dei mezzi presso il deposito della 29 giugno di via Affile.

In quel cantiere vi era un consumo annuo di gasolio per un importo pari ad un milione di euro. L’imputato dichiara di non avere mai acquistato ne fatto acquistare neanche un litro di gasolio dal distributore di corso Francia riconducibile al Lacopo, negando in questo modo qualsiasi tipo di relazione con Carminati e soci. Racconta Rotolo dei lavori eseguiti in via Affile per l’installazione di un depuratore, lavori costati complessivamente 70 mila euro. Ad eseguirli non fu la Imeg di Maurizio Gaglianone ma un’altra ditta, della quale non ricorda il nome.

Attraverso le circostanze esposte in aula l’imputato ha cercato di far comprendere come non riesca a capire in base a quale criterio gli venga contestato il reato di associazione mafiosa. “Non sono mafioso, non mi sento mafioso e non aspiravo ad esserlo” afferma  Rotolo, concludendo la sua dichiarazione con queste parole: “Se essere mafioso vuol dire cercare facili scorciatoie, so di non averlo fatto dopo il mio errore del passato, e spero che ne terrete conto”.(cm)

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