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Nell’ udienza del 7 febbraio del processo Mafia Capitale è stato ascoltato l’imputato Stefano Bravo. Difeso dal legale Fabio Federico, Bravo è stato il commercialista di fiducia di Luca Odevaine.

La conoscenza tra i due avviene intorno alla metà degli anni ’90, a presentarli fu un cliente di Bravo del quale però non ricorda il nome. Odevaine aveva allora un problema con una cartella esattoriale che il commercialista gli risolse.

In seguito Odevaine divenne suo cliente fisso avendo ricevuto l’incarico di predisporgli la dichiarazione annuale dei redditi, oltre ad alcune consulenze nel campo della gestione aziendale. Il professionista gestiva inoltre la contabilità della Fondazione Integrazione e quella della cooperativa sociale Abitus , riconducibili entrambi all’ex capo di gabinetto di Walter Veltroni.


La fondazione Integrazione e la cooperativa Abitus

Bravo ricorda di avere gestito la contabilità della Fondazione a partire dalla sua costituzione, avvenuta nel 2010, così come è accaduto in seguito anche con la cooperativa Abitus, costituita nel 2011. I due soggetti giuridici venivano seguiti dal professionista attraverso la società di elaborazione SBS Consulting, società di cui Bravo è titolare. Diverse invece sono le sorti della cooperativa il Percorso, anch’essa riconducibile ad Odevaine, la cui contabilità veniva però seguita da un altro professionista. Bravo ha tuttavia svolto per conto di quest’ultima, nel corso del 2012, un’attività di consulenza aziendale. All’interno della SBS Consulting la persona che contabilizzava i documenti della Fondazione e della cooperativa era Lerna Martorana.

I bilanci e la dichiarazione dei redditi venivano curati invece personalmente Bravo. Oltre che con Odevaine il professionista si rapportava anche con i collaboratori di quest’ultimo: Gerardo e Tommaso Addeo. Pur svolgendo talvolta attività di consulenza, Bravo non è mai stato coinvolto nelle attività gestionali afferenti alle due entità giuridiche indicate.

Per quel che riguarda invece gli adempimenti fiscali e contributivi relativi ai dipendenti, questi venivano seguiti da un consulente esterno: Alessandra Pompei.


Bravo e la Cascina

Secondo le dichiarazioni dell’imputato la sua conoscenza con i due funzionari del gruppo la Cascina sarebbe avvenuta il 21 marzo 2014, grazie all’intervento di Odevaine.

Il dott. Bravo riferisce in aula di essersi inoltre incontrato anche il 27 marzo 2014 con Carmine Parabita, ma senza Cammisa, che invece non ha più avuto occasione di rivedere. L’incontro avveniva presso i locali della Fondazione Integrazione alla presenzi dì Odevaine.

Oggetto dell’incontro la necessità di predisporre il bilancio sia per la fondazione che per la Abitus, obbligo che doveva essere rispettato entro la scadenza di ogni 30 di  marzo.

L’incontro avvenne senza un preventivo accordo. Di seguito Bravo dichiara di non avere più visto ne sentito telefonicamente ne Parabita ne Cammisa.

Bravo non ha mai più avuto altri contatti, né di persona né telefonici, con altri rappresentanti del gruppo La Cascina. E tuttavia, da un’ambientale tratta dall’ufficio di Odevaine, quest’ultimo lo presentava sia a Cammisa che a Parabita come un suo uomo di fiducia. Odevaine viaggia spesso all’estero, il Venezuela ed il Costarica sono le sue mete abituali avendo laggiù diversi interessi commerciali da seguire, e dunque non sempre è disponibile per i funzionari de La Cascina.

Su sollecitazione del suo difensore, Bravo fa notare in aula di non avere gestito nulla né con Cammisa ne con Parabita. Ne con loro ne con altri funzionari o dipendenti del gruppo La Cascina. Nel periodo intercorso da questa intercettazione, avvenuta nel marzo 2014, fino all’esecuzione delle misure cautelati avvenuta nel dicembre dello stesso anno, i telefoni e tutte le altre comunicazioni di Bravo sono poste sotto controllo. Dunque eventuali comunicazioni intrattenute dal commercialista col consorzio di cooperative sociali vicino a Comunione e Liberszione sarebbero emerse, cosa che invece non è avvenuta.


La fattura da 10 mila euro

L’avvocato Federico fa notare al teste come dall’intercettazione del 6.10.14  Gerardo Addeo e Luca Odevaine fanno riferimento a delle consulenze di carattere legale sulla legge n.231 che la SBS Consulting avrebbe dovuto fornire al gruppo La Cascina attraverso degli avvocati del suo studio. A questa domanda Bravo spiega di non avere mai prestato, ne personalmente ne attraverso la SBS Consulting, un servizio di consulenza, legale o di qualsiasi altro genere, in favore del gruppo La Cascina.

Ammette però Bravo di avere inviato una brochure della SBS Consulting a Gerardo Addeo, dietro richiesta di quest’ultimo. Il commercialista aggiunge di non avere mai emesso fattura ne di avere mai ricevuto pagamenti da parte del gruppo La Cascina.

Ancora nell’intercettazione ambientale del 6.10.14 Odevaine dice ad Addeo come Bravo avrebbe dovuto fare “una fattura sui diecimila euro”.

Il commercialista spiega di non avere mai emesso alcuna fattura da 10 mila euro, ne personalmente ne come SBS Consulting, dopo il 6.10.14, aggiungendo di essere sicuro di ciò poiché, di norma, non emettevano mai fatture di importo così elevato. Tale circostanza è stata verificata personalmente dall’imputato anche nella contabilità della Fondazione ed in quella della cooperativa Abitus.

Bravo conferma anche di avere verificato di non avere mai emesso fatture, né nei confronti della fondazione Integrazione né verso la cooperativa Abitus.

In generale l’imputato ha avuto modo di riscontrare di non avere emesso più alcuna fattura, né personalmente e né come SBS Consulting, successivamente alla data del 6.10.14.


Le fatture della Abitus alla Domus Caritatis

Bravo viene a sapere per la prima volta dei rapporti illeciti tra Odevaine ed il gruppo La Cascina il 14.03.14. Spiega l’imputato come dalla contabilità della Fondazione Integrazione non risulti alcuna fattura emessa nei confronti de La Cascina: anche qui il commercialista dichiara di avere verificato personalmente la contabilità della Integrazione.

Diverso è invece il caso della cooperativa Abitus, dalla cui contabilità risultano alcune fatture emesse l’8.01.14 nei confronti di società appartenenti al gruppo La Cascina.

Si tratta in particolare di dieci fatture emesse dalla Abitus nei confronti della cooperativa Domus Caritatis.

Dalle intercettazioni ambientali tratte dall’ufficio di Odevaine, più volte il titolare della fondazione Integrazione affronta il problema di come ricevere i versamenti illeciti in contanti da parte del gruppo La Cascina. A questo proposito Bravo spiega di non avere mai ricevuto richiesta da parte di Odevaine di individuare un meccanismo fiscale o un altro sistema per fare entrare nelle casse della Fondazione o delle sue cooperative i contanti ricevuti dal gruppo La Cascina.

Questa spiegazione risponde al capo di imputazione contenuto nell’ordinanza del Gip Costantini a carico del commercialista Bravo, secondo cui questi avrebbe personalmente curato la redazione dei documenti contabili per nascondere l’ingresso nelle casse della fondazione e delle cooperative di Odevaine del denaro frutto della sua corruzione.

L’avvocato Federico ripercorre il contenuto dell’intercettazione nella quale Odevaine affronta il problema del riciclaggio delle somme ricevute da La Cascina, attraverso l’importazione di caffè dal Sud America. A tal riguardo l’imputato chiarisce di non avere mai in alcun modo proposto o aiutato Odevaine a realizzare questa modalità di riciclaggio ed anzi rivela come fu lo stesso Odevaine, in accordo con i dirigenti del gruppo La Cascina, a concordare tale ipotesi. E del resto essa non ebbe modo di realizzarsi concretamente.


Consigli sulle modalità di versamento dei contanti

Nell’intercettazione del 14.03.14 Addeo chiede a Bravo il permesso per poter versare una somma in banca, nella perizia si parla di diecimila euro, ed il commercialista consiglia al collaboratore di Odevaine di eseguire quel tipo di operazione in più di una volta. L’imputato spiega in aula come in quel momento non conoscesse l’origine di quel denaro, e dunque non sapeva si trattasse del frutto della corruzione di Odevaine. Dalle intercettazioni risulta infatti come Bravo venga messo a parte da Odevaine dell’ attività illecita da questi svolta, poco tempo dopo. Bravo spiega di avere verificato sia sulla contabilità della Fondazione Integrazione che su quella della coop. Abitus. Dall’esame sarebbe emerso come nessuna somma in contanti sia stata versata successivamente alla data del 14.03.14.

Con riferimento all’esercizio 2013 Bravo fa notare come la cooperativa Abitus avesse un debito INPS e un debito per ritenute d’acconto non versate superiore alla soglia di rilevanza penale.

Il commercialista fece più volte presente questa circostanza sia ad Odevaine che ai suoi collaboratori. In tali condizioni il legale rappresentante della Abitus, Pietro Grappasonni, sarebbe andato incontro ad una denuncia penale. Quando quest’ultimo venne messo a conoscenza delle situazione decise di dimettersi. Per risolvere il contenzioso con l’INPS Bravo consigliò al suo cliente di rateizzare il debito.

Cosa che difatti avvenne, con la formalizzazione della richiesta di rateizzazione da parte di Odevaine nel mese di luglio 2014. Ad occuparsi della questione fu la dott.ssa Pompei sulla bese di una delega da parte della Abitus.

Dall’ambientale del 18.06.14 risulta come Bravo si sia recato presso la sede della fondazione Integrazione per un colloquio con Odevaine; il motivo dell’incontro era quello di evidenziare ancora una volta la questione del debito INPS, oltre alle ritenute fiscali. In quell’occasione il commercialista sottolineò la necessità di rattizzare il debito portandolo quanto meno al di sotto della soglia pena.

E in quel momento che Odevaine evidenziò ai suoi collaboratori un sistema di false fatturazioni che aveva intenzione di mettere in pratica. Bravo , che era anche lui presente, avendo capito quale fosse l’argomento di quella conversazione chiese di essere escluso e di non volere entrare in tale iniziativa.


Le attività di Odevaine in Venezuela

Nell’ambientale del 14.03.14 Odevaine parla a Bravo della sua intenzione di aprire un ristorante in Venezuela assieme al sindaco di Puerto Cabelo; così come gli riferì di voler esportare autobus usati in Venezuela e di costituire una compagnia aerea sempre in quel paese, cosi come di voler investire in attività petrolifere in quell’area geografica. Odevaine racconta al commercialista di voler esportare carta in Venezuela e di avere intenzione di comprare un pastificio in quel paese o di esportare i pomodori di Piero Marrazzo.

In un’altra intercettazione sempre Odevaine propone a Bravo di voler aprire un ristorante tipo fast food a Roma. Nessuno di questi progetti verrà posto in essere dall’ex capo della Polizia Provinciale, stante almeno a quanto risulti a Bravo.

Spiega l’avvocato Federico come dagli atti processuali risulti che il professionista abbia accompagnato una volta il dott. Attilio Vargetto.

Bravo risponde in aula come una volta accompagnò Odevaine, su sua richiesta, ad incontrare questo Vargetto, al quale Odevaine avrebbe dovuto presentare una serie di imprenditori per la realizzazione di alcuni dei progetti accennati.

Si trattava di un progetto al quale però non venne dato seguito e del quale comunque Bravo non si è più interessato. L’impressione che Bravo ha avuto di questa vicenda è che comunque Odevaine millantasse in una certa misura i suoi interessi imprenditoriali.

Bravo riferisce di non avere mai accompagnato Odevaine ne in Prefettura ne presso il Ministero degli Interni, ne tanto meno in Sicilia, dove egli era solito recarsi per organizzare l’apertura di alcuni CARA. Il rapporto con Odevaine era molto buono, spiega Bravo, anche se si è sempre svolto in un ambito professionale.


Il controesame

Nel controesame da parte del pubblico ministero Luca Tescaroli, viene chiesto al dott. Bravo il motivo per il quale consigliò a Gerardo Addeo di versare in banca quella somma che aveva, in più tranches. L’imputato risponde di non avere prestato particolare attenzione a quella domanda, essendo quella sull’uso dei contanti una domanda che i suoi clienti gli rivolgono in maniera ricorrente. Le restrizioni circa l’uso del contante impongono ai dipendenti degli istituti di credito e degli uffici postali di segnalare alle autorità competenti (UIF-Banca D’Italia) tutte le transazioni di importo superiore ai tre mila euro, ma nel caso del collaboratore di Odevaine Bravo ricorda come non ci fosse un motivo particolare per il quale gli diede quel consiglio.

Ancora la pubblica accusa chiede al commercialista come mai, dopo aver saputo il giorno 14.03.14 da Odevaine che questi percepiva dei soldi in nero dal consorzio di cooperative la Cascina come remunerazione illecita, dica, il giorno 18 giugno 2014, che per gli argomenti di cui stavano parlando tutti i presenti avrebbero potuto essere arrestati.

Bravo spiega come, dopo avere avvisato i presenti che non intendeva essere coinvolto nei loro affari, avesse cercato di metterli al corrente come l’attività che avevano intenzione di porre in essere configurasse il reato penale di emissione di false fatturazioni. Il pm fa presente a Bravo che le sue affermazioni venivano dopo quelle di Odevaine sulle fatture che avrebbero dovuto essere intestate alla cooperativa Abitus, le quali non avrebbero dovuto comparire in bilancio.

Sulla base di quanto ricostruito l’accusa chiede all’imputato come mai non abbia denunciato il suo cliente, stante l’obbligo che vige per la professione che esercita.

Bravo spiega come l’obbligo valga una volta accertata la commissione del reato, ma che nella circostanza in esame il reato non era ancora stato commesso, e dunque in quel caso valeva il vincolo del segreto professionale.

Il pm chiede a Bravo se sapeva quale fosse il ruolo di Odevaine nel tavolo di coordinamento presso il Minstero degli Interni e l’imputato risponde di non avere ben compreso quale fosse il suo ruolo.

Alla domanda se Odevaine gli abbia mai chiesto di rappresentarlo, Bravo risponde di si, spiegando come poi il suo rapporto professionale con Odevaine si sia guastato a seguito della sua rivelazione dei soldi illeciti percepiti da La Cascina.

Bravo chiarisce come l’intenzione di Odevaine fosse in effetti quella di coinvolgerlo nelle sue attività illecite, ma anche di come lui si sia tenuto a debita distanza da queste, avendo compreso quello che stava accadendo.

Il pm chiede all’imputato come mai, essendosi reso conto dei fatti illeciti, non abbia detto nulla né a Parabita né a Cammisa quando gli vennero presentati, e Bravo spiega come in quella fase lui si fosse posto su di un piano interlocutorio, non avendo ancora la certezza che si stessero commettendo degli illeciti. Una volta avuta la prova di ciò, l’imputato spiega di avere deciso di tenersi alla larga.

L’imputato spiega inoltre di non avere mai ricevuto, ne da Odevaine ne da qualcuno dei suoi collaboratori, la richiesta di emissione di una fattura da 10 mila euro per giustificare l’ingresso nei conti della cooperative afferenti ad Odevaine delle somme in contanti percepite illegalmente dal gruppo la Cascina. Quando il pm chiede all’imputato  il motivo per cui questi spedì una brochure della SBS Consulting a Gerardo Addeo, Bravo spiega di non avere avuto alcun intento illecito: “Una brochure non si nega a nessuno”.

Infine, in relazione alle consulenze rilasciate dalla SBS Consulting in merito alla legge 231 l’accusa chiede all’imputato se Odevaine o i due fratelli Addeo gli abbiano mai parlato e Bravo non ricorda. Il pm fa presente al teste come Odevaine sul punto abbia in aula risposto affermativamente, e Bravo allora non esclude la circostanza. (cm)

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