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Ha rilasciato spontanee dichiarazioni,  lo scorso 6 febbraio nel corso del processo Mafia capitale,  l’imputato Giuseppe Antonio Ietto, titolare titolare delle società Unibar ed Unibar 2, attive nel campo della ristorazione.

Nel corso della lettura Ietto ha ripercorso i punti salienti della sua esistenza, la laurea in ingegneria alla Sapienza e la trentennale attività imprenditoriale, prima nel campo edile e quindi in quello della ristorazione, con i genitori emigrati dalla Calabria. Senza tralasciare una condanna ad una pena pecuniaria per falso, rimediata nel 1999.

Particolarmente significativo l’episodio del tentativo di rapimento e dell’uccisione del fratello del padre, lo zio, nel 1971, per mano dell’anonima sequestri calabrese. L’episodio è valso al parente defunto dell’imputato anche una medaglia d’argento al valore civile. Questo per sottolineare, a modo di vedere di Ietto, “l’angoscia” con cui lui e la sua famiglia stiano vivendo un’accusa per mafia.


La RAI e l’ISS

Dal 2002 le società che fanno capo a Ietto gestiscono appalti nel campo della ristorazione collettiva, tra cui i bar delle sedi RAI di Roma e Torino, i bar e la mensa della protezione civile, quelli dell’Istituto Superiore della Sanità, il bar dell’Ospedale di Tor Vergata, il bar e la mensa degli studi cinematografici di Cinecittà. Tutti gli appalti citati, per i quali ha sempre dovuto esibire il certificato antimafia, tiene a precisare come non gli abbiano mai dato alcun tipo di problema, così come sottolinea di non avere mai avuto nessun socio occulto.


L’incontro al Blue Marlin

Venendo ai giorni più recenti, a luglio del 2012 l’imputato racconta di avere “rivisto” dopo tanto tempo Massimo Carminati, incontrandolo casualmente nel negozio Blue Marlin,  che non sapeva fosse gestito dalla sua compagna. A questo punto specifica di avere detto “rivisto”, precisando o accennando di avere conosciuto in precedenza l’ex NAR, anche se erano parecchi anni che non lo vedeva. Il Presidente Rosanna Ianniello chiede all’imputato “perché” lo conosceva.

Ietto, che prima sembrava sul punto di dire il motivo della sua conoscenza con il capo della ipotizzata associazione mafiosa, poi invece ci ripensa e risponde: “preferisco consultarmi con il mio avvocato“. Quest’ipotesi è prevista dal codice di procedura penale, trattandosi di spontanee dichiarazioni, tuttavia il Presidente sottolinea all’imputato che quando, nel corso di una dichiarazione, si apre un argomento nuovo rientra nella prassi circostanziare meglio le vicende a cui si fa cenno. L’imputato preferisce continuare nella lettura della dichiarazione, per poi, eventualmente tornare sul punto. Alla fine non vi farà più alcun cenno.


L’offerta alla 29 giugno

Mentre parlavano del più e del meno, Carminati gli racconta di essere diventato socio di una cooperativa. Al momento Ietto racconta di non avere prestato particolare attenzione alla circostanza, ma di averla presa in seria considerazione verso la fine del 2012, quando la sua azienda attraversava una fase di crisi. In quella circostanza Carminati gli propone di presentare un’offerta alla cooperativa 29 giugno, in relazione all’attività di fornitura pasti. Racconta l’imputato di avere chiesto all’epoca le referenze della cooperativa 29 giugno, e di avere saputo circa la sua ottima posizione commerciale, non solo a Roma e nel Lazio ma a livello nazionale: “per me Salvatore Buzzi era un ottimo e affidabile imprenditore“.

In merito a Carminati, pur conoscendo i suoi trascorsi con la giustizia, era certo che avesse scontato tutte le sue pendenze, tant’è che lo vedeva muoversi liberamente, senza alcun tipo di restrizione. Era anche libero di viaggiare all’estero, dal che ne dedusse che avesse la disponibilità del passaporto. L’imputato non poteva, allora, avere dei dubbi sul fatto che l’attività che Carminati gli proponeva fosse illecita, e del resto non gli veniva richiesta alcun tipo di percentuale o di corrispettivo.


Rapporti con la 29 giugno

I rapporti commerciali con la cooperativa 29 giugno sono durati due anni, senza mai alcun tipo di problema. Le prestazioni offerte gli sono sempre state regolarmente pagate, come previsto dai contratti o dalle fatture presentate.

Del resto questo è emerso anche dalla lettura dei libri mastri da parte degli inquirenti, nel corso della quale sono emerse solo due criticità che poi Ietto ha avuto modo di spiegare. Si trattava della circostanza secondo la quale, in sede di bonifico da parte della 29 giungo in favore della Unibar, al posto del numero della fattura saldata, nella causale, veniva indicato il numero di protocollo interno.


Mai dubbi sulla contabilità

L’imputato chiarisce di non essersi mai reso conto di come fosse gestita la contabilità ne di come venissero ripartiti gli utili all’interno della 29 giugno. Racconta di essere stato nella sede della cooperativa, in via Pomona, tre o quattro volte, di avere parlato con Salvatore Buzzi sempre per pochi minuti e di non avere mai avuto con lui alcun contatto telefonico. Ietto racconta di non avere mai preso parte alle riunioni svolte in cooperativa relative alla contabilità, ne di essere stato informato su di esse.

E quindi di non avere mai saputo, nell’ambito della contabilità complessiva, di eventuali accordi spartitori con Carminati. E’ solo dalla lettura delle intercettazione che l’imputato dichiara di avere appreso dei discorsi relativi alla sovrafatturazione ed in generale alla contabilità della Unibar2.

Ietto tiene e precisare di non avere mai effettuato sovrafatturazioni, ne emesso fatture per attività inesistenti e nemmeno di avere dato soldi in contanti a terze persone. Ietto chiude la sua dichiarazione specificando di avere “sempre fornito pasti, dietro regolare contratto, nella convinzione di essere stato introdotto da una persona che aveva leciti interesso con la cooperativa e nella convinzione di svolgere un lavoro lecito e certamente di non essere al servizio di un’ eventuale associazione criminale“.

E poi ancora: “non sono un imprenditore colluso: nonostante l’amicizia con Carminati e nonostante il rapporto commerciale con Buzzi non ho incrementato i miei affari, tant’è che, a fronte dei molteplici centri di accoglienza che aveva la 29 giungo, o anche altri enti che gestivano, che non erano centri di accoglienza che avevano al loro interno bar o mense, io non ho mai chiesto niente e loro non mi hanno mai offerto niente, tant’è che in un centro di accoglienza sono stato anche estromesso e sostituito da un’altra ditta che forniva pasti, solo perché avevano fatto un’offerta economicamente e più vantaggiosa“.


Un imprenditore autonomo e indipendente

Cita l’imputato anche le testimonianze rese nel corso del processo da Stefano Maggi e da Giuseppe Basso, dalle quali emergerebbe, sempre a suo dire, la sua caratteristica di imprenditore indipendente, come mostrato dai due contratti assunti senza alcun tipo di agevolazione ne conoscenza nel periodo in cui collaborava con la 29 giugno.

Si riferisce in particolare ai contratti assunti con la Metodo per la gestione del bar dell’ente Consap e con la Cine District Entertainment srl, presso Cinecittà, di cui l’amministratore delegato era quel Giuseppe Basso a cui facevamo cenno.

Precisa a questo proposito Ietto che la percentuale del 20 % a cui fa riferimento in una conversazione con sua moglie intercettata dal ROS all’interno della sua auto, altro non era che la royalties sui ricavi da riconoscere alla società di Basso, così come indicato dal contratto. L’altro riferimento che viene fatto, sempre nelle intercettazioni, a Castel Romano, ha a che fare con la sede della società di Basso, situata proprio a ridosso dell’outlet e di fronte al campo nomadi.


L’associazione non conveniente

Ripete Ietto come la partecipazione ad un’associazione criminale avrebbe dovuto comportargli guadagni sostanziosi, in assenza dei quali non se ne capisce lo scopo, mentre in realtà una delle due società a lui riconducibili è addirittura fallita.

In merito alle utenze dedicate l’imputato tiene a sottolineare di non avere mai avuto la consapevolezza che Carminati e gli altri ne facessero uso, ne del resto lui aveva interesse a nascondere la sua attività. Gli argomenti di cui parlava con Carminati hanno sempre riguardato attività di lavoro lecito. Non ha mai avuto in rubrica il numero di telefono del distributore di corso Francia e del resto il rapporto di amicizia che aveva con Roberto Lacopo è sempre stato molto superficiale, non avendo tratto da esso alcun tipo di utilità, né, del resto, Lacopo ha ricevuto utilità da lui. Era solo un cliente come tutti gli altri, così come emerso dalla vicenda dei pneumatici, per i quali il prezzo da lui pagato è risultato essere tutt’altro che conveniente. Anche in relazione al concessionario di auto di Luigi Seccaroni, dal quale ha acquistato due auto aziendali, l’imputato dichiara di non avere mai ottenuto alcun tipo di vantaggio, sia nella forma di sconto che in quella del trattamento particolare.


Le “eventuali” imprese commerciali con Carminati

Riguardo invece a iniziative imprenditoriali in comune con Carminati o con altri componenti del sodalizio indagato, l’imputato dichiara di non avere mai progettato né l’acquisto di terreni, ne la realizzazione di centri di cottura o cucine. E qui Ietto cita il progetto del giugno 2014 di realizzazione di una cucina all’interno della sezione femminile del carcere di Rebibbia, in relazione al quale riferisce di essere stato contattato da Carlo Guarany, collaboratore di Buzzi.

L’imputato racconta come l’oggetto della collaborazione fosse la fornitura di una consulenza, vista la sua conoscenza in materia. Consulenza che del resto Guarany ha chiesto anche agli altri fornitori di pasti della 29 giugno.

Precisa l’imputato di non avere mai “proposto ne realizzato affari con Massimo Carminati al Punto Verde qualità dell’Olgiata, ne mai Massimo Carminati ha aperto un’attività al Punto Verde Qualità dell’Olgiata“.

E ancora: “Non ho mai intavolato trattative o mandato Massimo Carminati al posto mio ad intavolare trattative per nuove attività commerciali al Punto Verde Qualità dell’Olgiata. D’altra parte gli eventuali interlocutori erano i miei parenti, con i quali avevo ed ho un ottimo rapporto“.   

Ho assunto – prosegue Ietto – Michela Carminati per le sue competenze professionali, come si evince dal suo curriculum vitae che è stato depositato, e come dichiarato dallo stesso teste (Maresciallo) Cipolla nell’udienza del 4.02.16. Preciso che la Carminati era stata assunta con un contratto a progetto per un tempo determinato di sei mesi. Rivendico in tutti i casi la mia totale autonomia nel gestire e assumere il personale, come del resto emerge dalle intercettazioni del 6.03.13 e del 11.03.13)“.

Infine l’imputato conclude affermando di non essere mai stato informato, neanche a titolo confidenziale “di eventuali episodi estorsivi, minacce, corruzione o di qualsiasi altri tipo di reato, ne da Carminati né dai pochi altri imputati che ho avuto modo di conoscere“. Riconosce, da ultimo, come l’unico coimputato che già conosceva in precedenza fosse, appunto, Massimo Carminati. (cm)

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