o-video-buzzi-carminati-facebook

Sempre il 6 febbraio ha reso spontanee dichiarazioni l’imputato Antonio Esposito, l’avvocato che gestiva la cooperativa COSMA dietro la quale si nascondeva come socio occulto e principale percettore dei redditi Massimo Carminati.

Esposito è un avvocato civilista esperto, ha offerto in passato anche consulenze nel ramo recupero crediti bancari e finanziari. Prima di gestire la Cosma si è occupato delle questioni legali afferenti all’attività commerciale Blue Marlin, riconducibile ad Alessia Marini compagna di Carminati. Si tratta del negozio di abbigliamento situato in corso Francia, via di Villa Severini, non molto distante da quel distributore Agip base logistica per le attività di Carminait & Co.


La collaborazione con la Marini

La collaborazione con la Marini inizia i primi mesi del 2012, avendola conosciuta qualche anno prima in occasione della stipula del contratto di affitto per i locali presso cui aveva sede la Blue Marlin. Marini gli rappresenta la crisi economica che la sua attività stava vivendo, come del resto tutto quel comparto industriale.

Le vendite erano precipitate e non riusciva più a sostenere i costi di gestione: affitti, fornitori, utenze. Di qui la decisione di cessare l’attività e l’esigenza di avere un professionista esperto in grado di gestire i vari contenziosi aziendali e commerciali. Questa fase l’avvocato Esposito la ricorda molto negativamente avendo coinciso con la separazione dalla sua ex moglie.

Nel 2013, malgrado le difficoltà, il legale ha gestito una serie di contenziosi nei confronti della AMC industries srl, la societa’ titolare dell’attività commerciale Blue Marlin’ di cui Marini era l’amministratore unico. Tra questi quello con Ferrari e Carrocci, i proprietari dei locali dove aveva sede Blue Marlin, per una morosità di 27 mila euro relativa ai canoni di locazione non pagati.

Quindi anche quello con la Scettro srl, società fornitrice di abbigliamento che vantava un credito per merci acquistate e non saldate, e con la Bruno’s spa, altro fornitore dal quale erano stati acquistati e non pagati alcuni capi d’abbigliamento. Stessa cosa per quanto riguardava la Sea srl e la Family Store srl.

In tutti questi casi l’avvocato Esposito ha concluso con la controparte un accordo transattivo a stralcio che prevedeva il pagamento di una parte del debito, secondo una percentuale che si aggirava intorno al 30-40%.

L’avvocato Esposito si è anche occupato di un decreto ingiuntivo da 21 mila euro notificato nei confronti della Banca Desio Lazio spa, la banca di appoggio della Marini. Tale somma veniva richiesta anche nei confronti dei genitori di ques’ultima,  il papà Romano e la madre Giacometta Colelli, essendo obbligati in solido quali garanti della sua esposizione bancaria.


La conoscenza di Carminati

Nel corso di queste vertenze Marini presenta all’avvocato Esposito il suo compagno, Massimo Carminati. Con quest’ultimo il legale si relazionerà più volte, sempre per motivi legati alle vicende del negozio. Esposito ha anche seguito la fase della liquidazione del Blue Marlin, preceduta dalla svendita e dalla successiva cessazione d’attività.

Esposito ricorda come Massimo Carminati si sia sempre comportato nei suoi confronti con educazione e correttezza. Il rapporto tra la coppia ed il legale si è sempre limitato ad un ambito strettamente professionale, non essendoci mai stato un contesto diverso in cui relazionarsi. Ne hanno mai avuto amicizie o frequentazioni in comune.

Il legale tiene a sottolineare la sua completa estraneità ai fatti ed alle persone coinvolti nel processo Mafia Capitale. Nel fare questo però ripercorre le difficoltà incontrate sul suo cammino professionale: il superamento dell’esame di abilitazione alla prima prova e successivamente  a costruzione di una professionalità elevata attraverso le consulenze prestate per conto di una società di recupero crediti bancari, la finanziaria Generale spa.


L’assunzione alla 29 giugno

Tra il 2011 ed il 2012, durante una riunione tra il suo collega Paolo Marano ed alcuni rappresentanti della cooperativa 29 giugno, Esposito viene a sapere che quest’ultima  stava cercando nuove figure professionali. Preso atto del posizionamento di mercato della cooperativa, nel 2012 il legale prende contatto con lo studio del ragionier Paolo Di Ninno, che sapeva essere il commercialista della 29 giugno, per fissare un colloquio di lavoro.

Durante l’incontro Di Ninno gli rivela che le pratiche che venivano affidate a legali esterni erano molto poche, ma al contempo che erano in cerca di alcune figure professionali per una delle loro cooperative, la COSMA. Si trattava del ruolo di presidente di questa piccola realtà cooperativistica che forniva servizi di giardinaggio, in appalto ed in subappalto, della quale lo stesso Di Ninno curava gli aspetti amministrativi e contabili.

Esposito avrebbe dovuto promuovere la crescita di questa piccola realtà’ occupandosi degli aspetti contrattualistici e di eventuali contenziosi legali. La remunerazione iniziale era di mille euro lordi, ma Esposito, che era più interessato alla possibilità di procacciarsi nuovo clienti, accettava ugualmente.


L’attività svolta per COSMA

I dipendenti della cooperativa erano in prevalenza giardinieri assunti con contratti a termine, la cui durata era commisurata a quella dei lavori che venivano commissionati. Dunque la possibilità di crescere professionalmente unita all’eventualità di acquisire nuova clientela rappresentavano le uniche motivazioni a spingere il legale ad accettare l’incarico di rappresentante della COSMA.

Formalmente l’inizio della sua esperienza con la COSMA risale al 30 giugno 2012.

Dalla lettura dello statuto sociale l’avvocato Esposito si rende però conto di come per poter rappresentare legalmente la cooperativa sarebbe dovuto diventare prima socio della stessa.

Per questa ragione, dopo essere stato nominato presidente dall’assemblea sociale, acquista una quota del capitale sociale pari a 100 euro.

L’inizio effettivo dell’attività della COSMA si ha dunque solo nella seconda metà del 2013, riuscendo a fatturare per quell’anno solo 58 mila euro. Attraverso una crescita costante la cooperativa arriverà nel 2014 a fatturare 200 mila euro.

Con l’esecuzione dei provvedimenti cautelari del 2 dicembre 2014, la 29 giugno subisce un provvedimento di sequestro giudiziario che influirà anche sull’attività della COSMA.

Come è emerso dalle indagini la COSMA è risultata essere beneficiaria di un affidamento diretto da parte del Comune di Roma, oltre ad un subappalto da parte della 29 giugno.


Le accuse mossegli

In merito al primo capo d’imputazione, la falsa fatturazione, Esposito fa notare l’evidente sottodimensionamento dell’attività, 200 mila euro di fatturato contro 94 mila di costi di gestione, tanto da non potersi permettere neanche una sede di rappresentanza ed essere obbligata a domiciliare fiscalmente l’attivita’ presso lo studio di Di Ninno, a fronte di un corrispettivo. Del resto anche i costi erano ridotti allo stretto indispensabile trattandosi di un’attività di giardinaggio.

In merito alle fatture emesse, l’imputato contesta l’accusa che esse siano false. A detta del legale esse sono state emesse a fronte di prestazioni lavorative e servizi effettivamente forniti a regola d’arte, mai contestati.

C’erano contratti di subappalto forniti da dipendenti e soci della COSMA, che sono stati regolarmente retribuiti, ed a cui sono stati versati i contributi previdenziali previsti dalla legge, secondo una gestione INPS separata che corrisponde a quella degli addetti ad attività agricola e al giardinaggio, ex SCAU. In relazione poi all’unico affidamento da parte del Comune di Roma, il TAR si è espresso per la sua legittimità, rigettando i ricorsi presentati dalle ditte concorrenti.

Gli stipendi sono sempre stati  versati regolarmente, tranne gli ultimi mesi per via delle vicende legate all’inchiesta giudiziaria Mafia Capitale.

Sul secondo capo d’imputazione, l’intestazione fittizia di quote, l’imputato fa notare come il suo acquisto di quote della cooperativa per un importo pari a 100 euro si sia reso necessario in quanto previsto dallo statuto sociale. L’art.26 infatti stabilisce che il legale rappresentante della cooperativa “può essere nominato solo tra i soci” e dunque la qualità di socio la si acquisisce solo con l’acquisto di una o più quote.


Rapporti tra Carminati e COSMA

Per quel che riguarda i rapporti tra la COSMA e Carminiati, Esposito fa notare come per tutto il periodo nel quale ha ricoperto la carica di legale rappresentante della cooperativa, Massimo Carminati “non si sia mai interessato direttamente o indirettamente della stessa, facendomi domande o chiedendomi qualcosa.

Mai la stessa è stata oggetto di conversazione o di interesse alcuno, mai ha fatto richieste o pressioni di alcun genere, ne mai mi ha fatto capire di avere interessi economici o di qualsiasi altro genere nella COSMA, ne mi ha mai chiesto di agevolare o favorire nessuno, o d’agire commettendo reati patrimoniali, tributari o finanziari“.

Anche volendo ammettere una partecipazione occulta da parte dell’ex NAR, l’imputato fa nuotare come tale ipotesi sarebbe subito da scartare “stante la peculiarità delle caratteristiche giuridiche della onlus e dai severi controlli ministeriali ai quali annualmente vengono sottoposti tali tipi di cooperative“.

Per quel che attiene infine all’assunzione di Alessia Marini da parte della COSMA, Esposito fa notare come fu Di Ninno a rilevare la circostanza secondo la quale l’aumentato volume di affari da parte della cooperativa creava l’esigenza di una persona che svolgesse funzioni di segreteria.

L’imputato aveva avuto modo di poter apprezzare la serietà e l’impegno professionale della Marini, oltre al fatto che da un punto di vista lavorativo apparteneva ad una categoria professionale svantaggiata, esattamente una di quelle caratteristiche promosse dalle cooperative sociali. (cm)

   

Annunci