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Il due febbraio, nell’udienza del processo Mafia Capitale, la difesa dell’imputato Cristiano Guarnera avanza la richiesta di invertire l’ordine delle deposizioni. Il suo cliente ha necessità di rientrare in clinica ove deve essere sottoposto a trattamento farmacologico. Il Tribunale acconsente. Dunque l’Imputata Nadia Cerrito viene ascoltata dopo Guarnera.

Non essendo in grado di sostenere un interrogatorio l’imputato fa richiesta di potersi aiutare leggendo una dichiarazione scritta.

Guarnera racconta dei suoi problemi familiari di figlio di genitori separati, con il padre (Guglielmo Guarnera) dipendente dalla cocaina e solito accompagnarsi a pluripregiudicati. Un’infanzia difficile con i Nonni ad occuparsi di lui al posto dei suoi genitori.

L’imputato riferisce della conoscenza con Roberto Lacopo, titolare del distributore di corso Franca angolo via Pecchio, iniziata tredici anni prima. Dunque con un intervallo di tempo di dieci anni rispetto alla conoscenza di Massimo Carminati.  L’amicizia con Lacopo lo mette in condizione di fare e ricevere alcune confidenze.


Bruggia e Carminati

La frequentazione del distributore diventa giornaliera, avendo Guarnera due bambini piccoli e dunque l’esigenza di dover pulire spesso l’auto.

E così l’imputato rivela a Lacopo come suo padre fosse solito comprare droga a credito mandandogli poi a casa spacciatori ad incassare il debito.  Lacopo decide dunque di presentargli Riccardo Bruggia.

Bruggia gli consiglia di assumere Matteo Calvio come autista e guardia del corpo: “serve più a te che a me” gli dice.

Ma Guarnera e Calvio non vanno d’accordo e il “Bojo” resta occupato solo tre mesi: “non era puntuale e poco professionale”. Ricorda l’imputato di essere anche stato scippato in sua presenza di un orologio di grande valore. Un giorno il padre Guglielmo lo chiama e gli rivela come Bruggia e Carminati glieli abbia messi accanto lui. Cristiano Guarnera smentisce il padre, sostenendo di avere conosciuto da solo questa gente; ma rileggendo i tabulati delle intercettazioni  si rende conto di come effettivamente Bruggia e Carminati fossero in costante contatto col padre.

L’imputato riferisce quindi della conoscenza fatta con Massimo Carminati, personaggio dal quale non nasconde di essere rimasto affascinato. L’imputato lo descrive come “molto alla mano”, in grado di sostenere una conversazione su qualsiasi argomento ed inoltre “estremamente educato”.

Pur ammettendo di essere all’oscuro sul suo passato, Guarnera  prende in quel periodo Carminati come punto di riferimento.

L’imputato ribadisce come tra lui e Carminati non ci sia mai stato alcuno scambio, ne di favori e ne di soldi: “Una pura conoscenza” descrive Guarnera il suo legame con l’ex NAR. Andavano spesso a prendere il caffè e un paio di volte sono stati anche a mangiare insieme. Ma nulla di più.


L’interesse di Carminati

Leggendo le trascrizioni delle telefonate, l’imputato ha avuto modo di rendersi conto di come la gentilezza di Carminati fosse assolutamente interessata.

Matteo Calvio, definito l’investigatore dei poveri, gli era in realtà stato affiancato con l’intento preciso di riferire loro tutti i suoi movimenti. Questo è quanto risulta dall’intercettazione del 22.01.2013, in cui si fa riferimento ad un dischetto relativo al progetto immobiliare di via Innocenzo X, che Guarnera avrebbe dovuto consegnare a Maurizio Gaglianone, ma che in effetti non consegnò. Secondo gli accordi Gaglianone avrebbe dovuto svolgere in quel cantiere lavori di movimentazione terra, così come era stato stabilito da Carminati.

Ma la movimentazione era già stata fatta da tempo, grazie ad un contratto stipulato con la MC3 Appalti, a firma sia di Cristiano Guarnera, allora amministratore, che di sua moglie, co-amministratore. Guarnera ribadisce di non avere mai dato alcun tipo di documentazione a Gaglianone o ad altri appartenenti il sodalizio criminale ipotizzato per eseguire lavori di alcun genere presso il cantiere di via Innocenzo X.  Carminati e soci hanno molto insistito per ottenere la consegna di tale documentazione, ma l’imputato si è sempre rifiutato, cercando di prendere tempo.


Le telefonate di Calvio

Nell’intercettazione del 4 marzo 2013 Matteo Calvio, parlando con la sua fidanzata di Guarnera, prospettava una colossale truffa ai suoi danni, avente ad oggetto una vendita, l’oggetto della vendita è rimasto indeterninato, in cambio della somma di 2.500 euro.

Di seguito, dalla conversazione del 5 marzo 2013 ancora Calvio, al telefono con una sua conoscente, tale Riccardo Bernarda Folca, rappresentava come Guarnera, pur percependo 35 mila euro al mese dalle cooperative di Buzzi per l’affitto degli appartamenti di proprietà del nonno (in realtà solo una parte di quei 35 mila andavano a Guarnera), avesse preso i soldi e fosse sparito, mostrando una scarsa riconoscenza.

Nella telefonata Calvio manifestava l’intenzione di voler investire della questione Bruggia e Carminati, al fine di obbligare Guarnera a corrispondergli una somma seppur minima: “parlatece voi perché sennò je vado a casa”.

Nella conversazione del 26.03.13 Calvio, sempre al telefono con la sua conoscente Loredana Bono, ricopriva l’imputato di insulti; in quella successiva del 4.04.13 ancora Calvio confessava alla sua interlocutrice di avere perpetrato ai danni di Guarnera un’estorsione.


Carminati e gli appartamenti invenduti

Carminati aveva saputo da Calvio che una serie di appartamenti di via Innocenzo X  era rimasta invenduta. La mancata vendita era dovuta al fatto che Guarnera aveva effettuato il frazionamento della banca. Nel frattempo il prezzo degli immobili sul mercato immobiliare romano si era ridotto, e così  il mutuo stipulato in epoca antecedente era diventato superiore al loro prezzo corrente e quegli appartamenti erano diventati invendibili.

Carminati chiese a Guarnera la lista in questione, dicendogli che avrebbe cercato di affittarli in blocco: “Senti, dalla pure a me la lista, così vediamo se riesco a farteli affittare in blocco”.

Guarnera accenna anche allo sblocco del permesso di costruzione sull’area del cantiere di via Innocenzo X. Non fu grazie all’intervento di Carminati che riuscì ad ottenere il permesso per costruire su quell’area, aggiungendo di non avere mai chiesto nulla a Carminati, così come Carminati non chiese mai nulla a lui. 

E cita a questo proposito la conversazione del 23.03.13, nella quale Guarnera, parlando con l’amico Amir El Faram, rivela come l’ottenimento in tre giorni del permesso per edificare nell’area in questione fosse dovuto esclusivamente all’intervento di quest’ultimo. L’imputato precisa di non avere mai parlato ne con Bruggia ne con Carminati del progetto della Itacostruzioni, la società edile del nonno, che prevedeva appunto l’edificazione e la successiva vendita degli appartamenti di via Innocenzo X.

A fornire loro questa informazione fu Matteo Calvio, così come emerge dall’ambientale del 13.12.12. Dalla conversazione si evince come la tesi dell’intervento risolutore di Carminati fosse solo una falsità, riferita ad El Faram per tentare di intimorire Fabio Liceti.

Quando Carminati viene a conoscenza degli appartamenti rimasti invenduti racconta a Guarnera di essere agganciato al mondo delle cooperative sociali. Queste avrebbero potuto prenderli in affitto con un regolare contratto registrato e  ciò avrebbe comportato il regolare pagamento dei canoni, con bonifici eseguiti direttamente sul suo conto, trattandosi di cooperative garantite dal lavoro svolto per conto del Comune di Roma.


Il mancato acquisto della moto del Liceti

Il motivo di questa falsità era legato all’acquisto di una moto dal Liceti da parte del Guarnera, acquisto che non andò in porto per l’indisponibilità della somma (il nonno non gli diede i soldi). Liceti si urtò per questo fatto, anche perché, a suo dire, aveva rinunciato ad una vendita sicura. In un incontro avuto con Liceti, malgrado le scuse, questi chiese al Guarnera il doppio del prezzo della moto.

L’imputato racconta di essersi trovato in difficoltà e di non aver saputo come comportarsi in quanto Liceti gli disse che sarebbe andato a casa sua a riscuotere la somma con tutti i suoi amici (Liceti era membro di un club di motociclisti noto col nome di Hell’s Angel). In quel frangente Guarnera ricorda di non aver trovato altra soluzione che quella di fare il nome di Carminati, per mettersi al riparo da qualsiasi eventuale rappresaglia.

Dunque il millantare l’amicizia di Carminati con l’amico El Faram aveva come unico fine quello di fare giungere al Liceti tale informazione.

Dalla conversazione del 20.03.13 tra Carminati e Brugia, si tratta di un’ambientale dall’auto di Bruggia, Carminati afferma, riferendosi a Guarnera: “io ti rompo il culo…io ti rompo il culo, hai capito”   e ancora “io..te pjo..io ti faccio a pezzi..io te faccio a brandelli…idiota”.


L’affitto di Selva Candida

Guarnera decide di non affittare tutti e ventitré gli appartamenti della lista, ma solo tredici. La sua intenzione era quella di attendere l’esito dell’iniziativa di Carminati. Quelli rimasti li avrebbe potuti eventualmente affittare in un secondo momento.

Se l’operazione di Carminati fosse andata in porto, anche se ad un canone inferiore a quello di mercato, sarebbe stato per lui un fatto positivo. In questo modo Guarnera avrebbe avuto i mezzi necessari per poter pagare una parte del mutuo che ancora gravava su quegli immobili. Carminati fa capire a Guarnera di non avere nessun ritorno dall’operazione, come risulta nell’intercettazione dell’11.01.13, e poi ancora in quella del 25.01.13.

In quella frangente Carminati presenta a Guarnera Sandro Coltellacci, amministratore della cooperativa Impegno per la Promozione.

Coltellacci si mostra interessato a prendere in gestione gli appartamenti del nonno, e così Guarnera si decide a firmare il primo contratto. Ma il contratto è nullo in quanto intestato alla Itacostruzioni, società per la quale Guarnera non aveva mandato ad operare. All’atto della firma Guarnera consegna le chiavi a Coltellacci.

Secondo l’imputato la prima violazione di Coltellacci avviene quando questi affitta gli appartamenti ai rom, violando gli accordi inizialmente presi che prevedevano la loro esclusiva destinazione a rifugiati politici.

In realtà quegli immobili verranno destinati a diverse categorie di soggetti, tra le quali anche i rom.


I ritardi nei pagamenti

La seconda grave violazione del contratto da parte di Coltelacci arriva solo in un secondo momento. I pagamenti non rispettano le scadenze mensili stabilite,  ed in alcuni casi vengono addirittura disattesi.

Visto il comportamento di Coltellacci, Guarnera decide di prendere tempo prima di firmare il secondo contratto. A tutti gli appuntamenti fissati per la firma da Coltellacci, Guarnera sistematicamente non si presenta. La vicenda va avanti per circa un mese, fino al punto in cui Coltellacci avvisa Carminati. La reazione di quest’ultimo è terribile, come mostrato dall’intercettazione del 20.03.13.

Da un video tratto dalla telecamera piazzata dai ROS nei pressi del distributore Agip di corso Francia si vede come Bruggia minacci Guarnera: se non firma il contratto gli vengono prospettati guai seri, a lui ed alla sua famiglia. Di fronte a tale stato di cose Guarnera si spaventa e il giorno stesso si reca da Coltellaci a firmare.

Anche qui, dopo un periodo iniziale, il pagamento dei canoni avviene con grave ritardo e in alcuni casi anche saltato.

Non solo Coltellacci non versa al Guarnera i canoni di affitto concordati, ma non paga neanche le spese di ordinaria amministrazione, oltre alla luce ed al gas.


L’azione legale contro Coltellacci

Stanco della situazione, Guarnera decide di passare per le vie legali.

Dopo un tentativo di risoluzione bonaria della vicenda, attraverso il suo legale Maurizio Liberati intima alla cooperativa Impegno per la Promozione lo sfratto. Contestualmente Liberati invia una lettera al Comune con la quale avvisa che la cooperativa di Coltellacci,  pur incassando regolarmente i canoni dall’amministrazione, non paga i canoni di affitto per lo stabile di Selva Candida.

Successivamente, preso atto dell’errata intestazione del primo contratto d’affitto, Guarnera rinuncia all’azione di sfratto. Era infatti emerso che il timbro dell’Agenzia delle Entrate apposto sul contratto era falso e dunque che questo non era registrato. Alla fine Impegno per la Promozione propone una soluzione Bonaria offrendo, a fronte dei canoni non pagati, la somma di euro venticinquemila, oltre alla risoluzione contrattuale da parte della cooperativa.

Recatosi presso la sede della cooperativa Impegno, Guarnera incontra Coltellacci il quale gli impone (minacciandolo) di rinunciare ai venticinquemila euro, oltre alla stipula di un ulteriore contratto di locazione sempre intestato alla Impegno per la Promozione.

Anche questo ulteriore contratto verrà sostanzialmente disatteso attraverso il mancato pagamento di buona parte dei canoni di locazione. Da alcune intercettazioni risulterebbe che Carminati si sia attivato per perorare la causa del Guarnera, facendogli ottenere il dovuto da Coltellacci. Guarnera in aula dichiara di non avere mai chiesto a Carminati una cosa del genere.

Il 6.09.14 Guarnera riesce finalmente ad ottenere la risoluzione formale del contratto con Coltellacci (rinuncia) ed il giorno successivo, sempre grazie all’intervento di Carminati, ad affittare lo stabile di via di Selva Candida alla cooperativa Eriches 29 di Salvatore Buzzi.

Da questo momento poi il pagamento del canone di affitto diventa regolare, fino all’esecuzione dell’ordinanza cautelare ai danni di Guarnera, il 2.12.14. L’imputato ribadisce di non avere mai, in nessuna occasione, conosciuto Salvatore Buzzi e di essersi sempre rapportato, per le questioni legate al contratto con la Eriches, con Claudio Bolla. Complessivamente da tutte queste locazioni Guarnera dichiara di avere ricevuto la somma di 75 mila euro, cifra corrispondente a circa il 40% di quella che in realtà avrebbe dovuto percepire.

Considerando poi i costi relativi agli onorari dell’avvocato Liberati e alle spese relative ad interventi di manutenzione ordinaria degli immobili, di competenza del locatario, il ricavo finale risulta essere, a suo dire, pari a 20 mila euro.


Le dichiarazioni di Coltellacci

Coltellacci rilascia una dichiarazione spontanea con la quale nega di avere mai ospitato rom all’interno degli stabili di via di Selva Candida affittati da Guarnera, precisando che si trattava di persone provenienti dal circuito dell’emergenza alloggiativa. Erano dunque tutti residenti nel Comune di Roma.

Inoltre, in relazione al contratto di affitto risultato non registrato, come è emerso nel controesame del capitano Mazzoli, è stato depositato agli atti del processo il documento dell’Agenzia delle Entrate che confermava, su richiesta di Coltellacci, che il contratto non era regolarmente registrato. In merito a questa vicenda vi sono alcune intercettazioni dalle quali emerge come Coltellacci, esprimendo le sue rimostranze al Guarnera per la mancata registrazione, aggiungeva che la vicenda avrebbe comportato una sua azione legale.

Coltellacci dichiara quindi di non avere mai conosciuto Bruggia e di non essere mai stato avvisato da Carminati, ed inoltre di avere parlato con quest’ultimo una sola volta e che i ritardi nella stipula del secondo contratto erano dovuti al fatto che Guarnera la mattina non riusciva a svegliarsi.

Infine Coltellacci fa sapere come tutta la controversia tra lui e l’imputato si sia svolta interamente in ambito legale, con l’avvocato Brugnonetti, la cui parcella ammontava a 25 mila euro, a difendere i suoi interassi e l’avvocato Liberati a rappresentare Guarnera.

Lacopo rilascia spontanee dichiarazioni nelle quali smentisce Guarnera nel punto in cui questi ha detto che gli aveva consigliato di assumere Matteo Calvio. Lacopo dichiara di aver conosciuto sia il padre che il nonno di Cristiano, così come sapeva che il padre era tossicodipendente. Non riesce inoltre a spiegarsi però perché l’imputato abbia detto quelle cose su di lui e su Calvio. (cm)

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