lungomare-ostia

L’11 ottobre 1992 i quotidiani romani danno risalto alla notizia della nascita dell’Osservatorio sulla Criminalità. L’allarmante inasprirsi della criminalità soprattutto nel Tredicesimo Municipio (attuale Decimo) toglie il sonno non solo alle forze di polizia ma anche ai residenti ed alle organizzazioni rappresentative delle attività produttive.

L’osservatorio rappresenta un nuovo strumento dalla Commissione municipale per la Sicurezza, la quale ha chiamato in causa a tal uopo associazioni imprenditoriali (Ascom-Confcommercio, Confesercenti, Sib e Assobalneari, Asshotel, RistOstia), comitati locali (Comitato Axa Sicura) e sindacati di polizia (Uilp). Il delegato per la sicurezza dal Presidente del Municipio, Paolo Zaccai, sottolinea i numerosi segnali inquietanti indicativi di una fase conflittuale tra le organizzazioni criminali stanziali nelle zone di Ostia, Infernetto e Casalpalocco.

Dall’inizio dell’anno la cittadinanza ha assistito impotente ad una lunga serie di intimidazioni, incendi dolosi e danneggiamenti. A questo quadro si unisce un aumento delle condizioni di degrado rappresentato da numerosi punti abusivi di bivacco e di alloggio di fortuna. L’Osservatorio nasce su iniziativa del sindacato di Polizia, racconta il segretario di Uilp Claudio Saltari, nel tentativo di trovare un rimedio alla profonda situazione di disagio nella quale si trovano non solo gli operatori del commissariato di zona ma anche e soprattutto i cittadini. L’iniziativa mira ad ottenere una maggiore attenzione da parte delle Istituzioni al fine conseguire un potenziamento d’organico per il commissariato di zona.

Nella stessa pagina della cronaca di Ostia il Messaggero da notizia degli ultimi due fatti eclatanti: l’incendio di un furgone fuori dai locali di una ex discoteca occupata e quello del portone di casa di un operaio dell’impresa di pulizie dell’aeroporto di Fiumicino, tale MP di anni 28. L’incendio è doloso, essendo stato causato da due stracci imbevuti di benzina.

Il proprietario dell’immobile non era presente al momento dell’incendio ed a chiamare i Vigili del Fuoco sarebbero stati i vicini, allarmati dal fumo propagatosi sul pianerottolo.


Frau e la batteria dei testaccini

Due colpi di revolver a distanza ravvicinata. Quindi altri due al viso. Così è stato giustiziato Paolo Frau il 18 ottobre 2002 ad Ostia, nella via in cui si trovava la sua abitazione, via Francesco Grenet. Se ne va così l’ex guardaspalle di Danilo Abbruciati, un passato da protagonista nella malavita capitolina. I due killer lo aspettavano sotto casa, in moto, col volto coperto.

Un copione gia’ visto, molto simile a quello legato all’omicidio di Renatino, al secolo Enrico De Pedis. Insieme a quest’ ultimo e a Raffaele Pernasetti, detto “er Palletta”, costituivano la batteria dei Testaccini della Banda della Magliana.

A seguito dei trascorsi con il clan Badalamenti er Paletta aveva poi mutuato il soprannome di “Padrino”. In seguito alle rivelazioni di Maurizio Abbatino e di Antonio Mancini il Padrino viene chiamato in causa in relazione ad una serie di omicidi, sette per l’esattezza, tra cui quello di Domenico Balducci, quel Mimmo er cravattaro che gestiva a Campo de Fiori un negozio di elettrodomestici ma che poi, fatto il suo ingresso nella Banda della Magliana, ne divenne il responsabile del riciclaggio e delle speculazioni edilizie.

Molto vicino al capo del Supersismi, il generale Giuseppe Santovito (P2) oltre che al boss Pippo Calò, Balducci entrò anche in affari col massone sardo Flavio Carboni (P2), in un vortice di società fantasma create sullo sfondo del crack del Banco Ambrosiano in epoca vicina alla vicenda dell’omicidio di Roberto Calvi (P2).

Danilo Abbruciati morirà per mano di un vigilantes del Banco Ambrosiano, nel tentativo di mandare un avvertimento al numero due della banca, Roberto Rosone, colpevole di avere negato linee di credito alle società di Carboni.


  Una lunga scia di sangue

Una testimone intervistata da Francesca Procopio per il Messaggero racconta di avere visto i due killer arrivare in moto col volto coperto dal casco integrale. La moto procedeva lentamente, fino a fermarsi in prossimità del portone di casa della vittima. Uno dei due è poi sceso e si è avvicinato alla BMW grigia del Frau facendone scattare l’allarme. Quando Frau è sceso per spegnere l’antifurto, il killer gli è andato incontro ed ha fatto fuoco con calma, ripetutamente, per poi risalire sulla moto e fuggire col complice a grande velocità.

Prospettando un regolamento di conti interno, nella stessa pagina il quotidiano romano riporta in uno schema le date delle uccisioni avvenute ad Ostia e dintorni di ex membri della Magliana.

Si parte con quella di Edoardo Toscano, ucciso da due sicari il 16.03.89; di seguito Roberto Abbatino, fratello di Maurizio, rinvenuto cadavere a Vitinia, sul greto del Tevere, il 20.03.90.

E’ la volta quindi di Giovanni Girlando, detto il “roscio”, trovato morto ammazzato da una revolverata alla tempia il 23.05.90; si passa quindi ad Antonino Addis, ucciso da due sicari all’uscita da una pizzeria l’8.03.96; e infine Gianluca Riva, amico dell’Addis, ucciso a colpi di revolver sul Canale dei Pescatori nel giugno del 1996.


La detenzione

Dopo un periodo di reclusione “il killer dagli occhi di ghiaccio”, così veniva chiamato Frau, era tornato a bazzicare Ostia. Era stato assunto dalla Cinepark, la società che gestisce il parcheggio del Multisala Cineland, della quale era diventato socio assieme ad altri due. Che si sia trattato di uno sgarro o di un vecchio conto in sospeso è presto per poterlo stabilire. Arrestato nel 1981 nell’ambito di un’indagine sull’anonima sequestri romana, quello stesso anno viene coinvolto nella vicenda del deposito di armi presso i sotterranei del Ministero della Sanità, in via Liszt 34.

Quel deposito veniva utilizzato in comune dai membri della Banda e dai Nuclei Armati Rivoluzionari, i terroristi neri guidati da i fratelli Cristiano e Valerio Giusva Fioravanti, da Francesca Mambro e da Alessandro Alibrandi.

Frau viene nuovamente arrestato nel 1983, nell’ambito della faida tra il clan Proietti e quello di Franco Giuseppucci, il “fornaretto”, il nucleo iniziale del sodalizio criminale della Magliana. La guerra era scoppiata per il controllo delle scommesse sulle corse di cavalli presso l’ippodromo dei Tor di Valle.

Assieme all’usura ed al gioco d’azzardo, le scommesse clandestine rappresentavano il canale di riciclaggio dei proventi delle rapine e dei sequestri di persona, eseguiti da Giuseppucci & Co e talvolta anche dai NAR come forma di autofinanziamento.

La faida era stata innescata proprio dall’omicidio di di Giuseppucci, avvenuto nel cuore di Trastevere ad opera di un killer che indossava una parrucca bionda. Era poi proseguita con l’uccisione del boss di Tor di Valle Franchino il criminale, al secolo Franco Nicolini, referente dei Proietti e gestore delle scommesse clandestine a Tor di Valle. Per poi culminare con l’omicidio di Maurizio Proietti, nella pasoliniana via di Donna Olimpia.

Era il 6 marzo 1981, e Paolo Frau viene arrestato a seguito del suo coinvolgimento in quella vicenda. Nel 1984 Frau viene rinviato a giudizio assieme ad altri a seguito dell’inchiesta condotta dalla Procura di Roma nei confronti della Banda della Magliana.

Scontate tutte le pendenze con la legge, una volta fuori Frau aveva cercato di rifarsi una vita accettando l’incarico di gestire il parcheggio a pagamento del multisala Cineland, ad Ostia. Chi lo ha conosciuto, colleghi, magistrati e rappresentanti delle forze dell’ordine, giura sul suo definitivo abbandono della strada del crimine.

Anche se era ancora sottoposto ad un regime di libertà vigilata, ed era forse questo il motivo per il quale aveva smesso di frequentare i vecchi esponenti della mala di Ostia.


l’inchiesta sul traffico di stupefacenti

Sempre il Messaggero del 20 ottobre 2002 descrive il clima che si viveva in quell’anno ad Ostia prima dell’omicidio Frau.

A partire dal maggio del 2002 la stagione è un susseguirsi di incendi dolosi appiccati ad attività commerciali, stabilimenti balneari e auto.

La cappa del crimine organizzato pesa e parecchio sulla stagione balneare alle porte, ma soprattutto sul nascente porto turistico di lusso, in procinto di essere edificato.

L’andazzo prosegue per tutta l’estate ed è chiaramente sintomo della rottura di un equilibrio preesistente. Di seguito un elenco dei fatti più eclatanti.

– 4 giugno: un testimone sventa un attentato incendiario al ristorante “La corte dei Borboni” a piazza A.Marzio ad Ostia

  6 giugno: attentato incendiario allo stabilimento Marechiaro. Danni per 250 mila euro.

– 15 e 16 giugno: viene appiccato il fuoco ad alcune cabine dello stabilimento Tibidabo beach

– 15 settembre: attentato incendiario alla videoteca Blockmusic

– 18 settembre: attentato all’autosalone Una Car di via del Mare a Pomezia

– 18 settembre: incendiata la BMW di un ex buttafuori in via Visconti

– 21 settembre: bruciati saracinesca e distributore automatico di una tabaccheria nel quartiere  S.Francesco ad Acilia

– 25-30 settembre: rottura delle vetrine di un negozio e dei vetri di numerose auto in sosta

– 27 settembre: incendio al negozio di tatuaggi di via Regina Maria Pia

– 1 ottobre: attentato incendiario all’autosalone Welt Auto

– 5 ottobre: colpi di pistola esplosi contro l’autosalone Welt Auto

– 9 ottobre: incendio della porta dell’appartamento di un dipendente della società di pulizie  dell’aeroporto di Fiumicino

– 9 ottobre: incendio del furgone nel cortile di una ex discoteca occupata.


Le indagini

Un paio di giorni dopo la sua uccisione, il quotidiano la Stampa di domenica 20 ottobre 2002 riporta la notizia di come la vittima, Paolo Frau, fosse sotto inchiesta da parte della Procura di Roma. 

Ad occuparsi dell’indagine condotta dal pm Adriano Iasillo e coordinata dall’aggiunto Italo Ormanni, la Direzione Distrettuale Antimafia della Capitale. L’inchiesta aveva come sfondo un’ipotetica associazione a delinquere dedita al traffico di stupefacenti.

Frau non era ancora stato iscritto nel registro degli indagati, anche se i suoi spostamenti e le sue frequentazioni erano tenute sotto stretta osservazione. Nulla a che fare, dunque, con ipotetici regolamenti di conti interni alla vecchia Banda.

Un paio di giorni dopo l’articolo del giornale torinese, un articolo del Messaggero a firma Cristina Mangani riporta la notizia secondo cui dietro l’uccisione di Paolo Frau vi sarebbe il suo tentativo di assolvere il ruolo di “garante”.

Secondo gli investigatori la sua presenza all’interno della società che gestisce il parcheggio del multisala serviva proprio come deterrente nei confronti dei malintenzionati.

Qualche giorno prima dell’omicidio ci sarebbe stata una rapina ai danni del portavalori che trasportava gli incassi del Mc Donald che si trova all’interno del cinema. Sempre qualche tempo prima la tabaccheria del megacinema era stata presa d’assalto e rapinata.

Questi due fatti, e forse anche qualche altro non denunciato alle autorità di polizia, avrebbero spinto Frau a recarsi a dialogare con gli esponenti del clan criminale emergente ad Ostia, nel tentativo di far cessare le ruberie ai danni del Multisala.

Tale circostanza avrebbe generato uno scontro tra il Frau ed i suoi interlocutori, nel corso del quale sarebbero anche volati schiaffi e minacce.

Questo sgarro avrebbe scatenato la vendetta da parte degli emergenti. L’attenzione generata dall’omicidio avrebbe però causato l’irritazione dei clan storici, la cd vecchia guardia, già impegnati in uno scontro per l’egemonia sui videopoker, ma soprattutto sul commercio della droga.

Gli equilibri ad Ostia e dintorni sarebbero saltati a seguito dell’arresto del boss Carmine Fasciani, re dello spaccio della coca sul litorale. Da qui l’iperattivismo dei clan emergenti. (cm)

Annunci