MANOVRA: SCIOPERO ANM; MANCINO, REAZIONE ECCESSIVA

La Ragioneria generale del comune di Roma svolge un’attività di controllo contabile, finanziario e fiscale sui provvedimenti amministrativi di spesa corrente, sia nelle fasi di programmazione che di gestione. In particolare procede alla verifica dei documenti contabili che accompagnano le richieste di mandato di pagamento, assicurando il rispetto dei principi contabili previsti dalle norme generali e dai regolamenti dell’ente.

L’ex ragioniere generale del Comune Giovanni Salvi, rimasto in carica dal marzo 2008 al dicembre  2014, è stato ascoltato in qualità di testimone nell’udienza del 1 giugno nell’ambito del processo Mafia Capitale.

Quando il pm Luca Tescaroli gli chiede se abbia mai seguito le indicazioni di membri della giunta comunale o dello stesso Sindaco Gianni Alemanno, relativamente ai pagamenti che avrebbe dovuto effettuare per conto del Comune, lui risponde: “si, alle volte succedeva che venissero segnalate delle situazioni di criticità, perché purtroppo come Comune vivevamo una grande tensione in termini di cassa: c’era mancanza proprio di liquidità”.


I pagamenti di Gramazio

In questo frangente dell’attività amministrativa il Comune cercava di fare fronte ai pagamenti in un regime di scarsità di risorse di cassa, che portava come conseguenza la necessità di postergare i pagamenti in favore dei vari fornitori. La pubblica accusa chiede al teste se gli sia mai capitato di intervenire per velocizzare il pagamento in favore di taluni fornitori, ed il teste risponde che quando le richieste giungevano a lui direttamente, ovvero alla Ragioneria del Comune, voleva dire che si era concluso l’iter amministrativo da parte degli uffici competenti.

Quando poi il pm chiede se sia sicuro delle affermazioni fatte, l’ex responsabile della Ragioneria di Roma Capitale spiega meglio che alle volte gli veniva chiesto di seguire determinanti pagamenti che ancora non erano giunti negli uffici della Ragioneria. Il motivo di ciò era legato alla richiesta che gli veniva fatta di cercare di comprendere le ragioni in forza delle quali l’ iter amministrativo del provvedimento in oggetto non si fosse ancora concluso.

Il pm chiede poi al dott. Salvi se gli siano mai pervenute richieste di seguire determinati pagamenti da parte di Luca Gramazio, ed il teste risponde come, tra le varie richieste, ci fossero anche quelle di Gramazio, ed aggiunge: “Ma ne più ne meno di come facevano anche altre persone”.

Il pm chiede allora con quale frequenza Gramazio gli domandava di controllare i pagamenti, ed il teste risponde settimanalmente e talvolta anche giornalmente. Quando poi l’accusa domanda quale fosse il contesto nel quale Gramazio gli rivolgesse tali richieste, il dott. Salvi risponde di non ricordare le occasioni specifiche. Salvi aggiunge, quindi, come Gramazio fosse il capogruppo della maggioranza in Consiglio e di conseguenza come egli si facesse portatore anche di richieste di altri consiglieri.


I pagamenti dell’ente EUR   

L’ex capo della Ragioneria Capitolina cita poi la richiesta di Gramazio relativa ai fitti dovuti dal Comune e afferenti ad Eur spa, relativamente ad alcuni immobili affittati dal Comune. L’accusa cita invece i pagamenti relativi alla gare sulle piste ciclabili e chiede se vi sia stato un intervento anche in questo caso da parte di Gramazio. Salvi risponde convintamente di si. Si trattava di emendamenti che in genere venivano proposti in sede di approvazione di assestamenti di bilancio. La giunta proponeva delle modifiche al bilancio e tra queste vi erano anche gli emendamenti relativi alle piste ciclabili.

L’accusa cita un’intercettazione relativa ad interventi intesi a garantire stanziamenti in favore delle piste ciclabili; in particolare nella conversazione Gramazio parla di un emendamento a lui riferibile, privo di copertura finanziaria, e si rivolge a Salvi al fine di assicurare il necessario finanziamento.

Nella conversazione Gramazio chiama Salvi e poi passa l’apparecchio a Fabio Tancredi. Il pm chiede al teste se ricorda questo colloquio ed il teste risponde: “vagamente”.

Il Presidente Ianniello domanda al dott Salvi se fossero normali questo genere di richieste, e l’ex capo della Ragioneria risponde di si, che in effetti erano normali questi interventi da parte di esponenti del Consiglio, proprio perché era una pratica diffusa quella di tentare di finanziare delle opere o degli affidamenti di servizi che erano di interesse dei consiglieri o comunque delle loro parti politiche. Quindi, se non si trattava di una telefonata, ci poteva stare anche l’incontro vis a vis al bar o in sede di Consiglio.


I fondi per le piste ciclabili

Il pm Tescaroli legge il testo dell’intercettazione relativa alla conversazione nella quale Gramazio racconta a Salvi di come l’emendamento relativo alle piste ciclabili fosse l’unico da lui fatto in Consiglio comunale e di come intendesse rivenderselo politicamente; Salvi, che crede di ricordare la conversazione in oggetto, risponde come in genere i consiglieri proponessero degli emendamenti e di come tutto venisse vagliato, in ultima istanza, dall’assessore competente o da chi avesse l’incarico di chiudere quella che di fatto era una trattativa tra Giunta e Consiglio, finalizzata alla ricerca delle coperture finanziarie in relazione agli atti presentati.

La procedura però non si esauriva con la copertura della spesa attraverso l’apposito stanziamento in bilancio, ma occorreva porre in essere gli atti amministrativi conseguenti e tale compito veniva realizzato dagli uffici competenti in Comune. A quel punto la Ragioneria perdeva di vista l’iter di quegli atti amministrativi, fino a che non arrivava qualcuno dal Consiglio a chiederne conto.

Salvi quindi si attivava per cercare di comprendere se l’iter amministrativo di quegli atti si fosse effettivamente completato o se eventualmente si fosse bloccato in qualche procedura, o ancora nell’ipotesi peggiore, se i fondi relativi fossero stati dirottati a finanziare altre spese. Ed è esattamente questo l’incarico che Salvi si era assunto di svolgere nei confronti di Tancredi, nell’ambito della conversazione intercettata e di cui il pm Tescaroli chiede conto al teste. Si trattava proprio di verificare se i fondi pari a circa un milione, in origine destinati a finanziare le piste ciclabili, fossero stati impiegati altrove.

Quando la pubblica accusa chiede al teste se ricorda di avere effettuato queste verifiche, Salvi risponde di non esserne completamente sicuro: “Penso di si…dirlo con certezza no, ma sicuramente sarà stato così. Se mi chiedono una cosa non uso non rispondere, quindi sicuramente l’avrò fatto. Adesso non ricordo quale fosse la mia risposta, ma sicuramente avrò dato una risposta”.

Il pm chiede al teste se, a partire dall’esecuzione della prima ordinanza cautelare, quella che ha portato all’arresto di Luca Gramazio, ha avuto modo di ripensare ai contatti avuti con lo stesso e a quelli avuti con gli altri soggetti coinvolti nel periodo preso in esame dalle indagini. Il teste ribadisce di avere avuto in quel periodo numerosi rapporti con le persone chiamate in causa dalle indagini, e quindi di non essere in grado di ricordare, nel dettaglio, se si trattava di cose che si esaurivano con un’unica azione o atto amministrativo. Dunque Salvi non è in grado di ricordare quale sia stata la sua risposta precisa. Il pm cerca di fare capire al teste che il processo non può basarsi su delle congetture o delle supposizioni relative ad azioni o dichiarazioni fatte dai testi chiamati a riferire in giudizio.


I minori non accompagnati e il debito fuori bilancio

La pubblica accusa chiede al teste se, con riferimento al tema specifico dei debiti fuori bilancio relativi ai minori non accompagnati, ricorda di avere avuto delle interlocuzioni con Luca Gramazio.

Salvi risponde con sicurezza di si, ed anzi ricorda di averne parlato non solo con l’ex capogruppo del PDL , ma anche con il vice sindaco Sveva Belviso, che ricopriva anche la carica di assessore ai Servizi Sociali, nonché con l’assessore al Bilancio dell’epoca e ovviamente con il Sindaco. Si trattava di una questione di una certa rilevanza. Tutte queste interlocuzioni avevano luogo in quanto quella del debito fuori bilancio era una questione particolarmente complicata.

Il pm chiede allora al teste di sforzarsi di ricordare che cosa gli abbia detto Gramazio e quando, in che periodo.

Il dott Salvi risponde di non ricordare particolari richieste o discorsi fatti da Gramazio, ma sicuramente vi era la richiesta di finanziare questa spesa. Si trattava di una problematica complessa che inizialmente sembrava dovesse essere finanziata dal Ministero dell’Interno, sulla base di accordi precedentemente presi.

Il Ministero avrebbe dovuto corrispondere un tanto per ogni minore accolto nei campi. Se non che, per via di talune problematiche connesse all’identificazione dei minori, il Ministero ad un certo punto si era tirato indietro.

Salvi ricorda di avere rappresentato a Gramazio la necessità di finanziare questa spesa in quanto si trattava di servizi che comunque venivano forniti e in relazione ai quali il Comune prima o poi avrebbe dovuto pagare.

In merito al reperimento dei fondi Salvi ricorda di avere suggerito a Gramazio due strade alternative: la prima era quella dell’anticipo da parte del Comune, in quanto si trattava di una spesa che andava necessariamente finanziata, salvo poi rivolgere un’istanza al Ministero per ottenere il rimborso. Rimborso che poi sarebbe finito col finanziare anche altre cose, ferma restando l’ipotesi che comunque era necessario riconoscere un debito fuori bilancio. E questo perché la procedura seguita non era quella classica, secondo la quale si aveva prima uno stanziamento, poi si procedeva con un impegno e quindi con l’affidamento. Nel caso dei minori, invece, si era  proceduto direttamente con l’affidamento.

Vi era quindi la necessità di adottare una deliberazione da parte del Consiglio Comunale che riconoscesse la legittimità ex post di quelle spese sostenute, oltre a descrivere l’iter verificando se fosse o meno regolare, e a quel punto riconoscere la spesa come propria del Comune, cosa che presupponeva la disponibilità dei fondi.

Questi erano dunque i passaggi che  aveva rappresentato a Gramazio, domanda il pm al teste che risponde annuendo. Il pm  Tescaroli chiede quindi al teste se abbia accennato a Gramazio della possibilità di accedere ad un fondo di garanzia dal quale attingere le risorse.

Il teste risponde facendo riferimento al fondo di riserva dell’amministrazione Comunale, ricordando di averne parlato con buone probabilità a Gramazio quale possibile alternativa, nell’attesa di risolvere la questione del rimborso con il Ministero degli Interni.

Trattandosi, quella del fondo di riserva, di una competenza della Giunta, il teste sottolinea come fosse comunque necessaria una delibera specifica relativa alla destinazione dei fondi.


I legami con Buzzi

Quando la pubblica accusa chiede all’ex capo della Ragioneria del Comune se abbia mai incontrato Salvatore Buzzi, questi risponde di essersi sforzato ma di non ricordare di averlo mai visto. Accenna,  comunque, a come egli fosse solito frequentare l’aula del Consiglio Comunale. Il pm allora riferisce al teste di una intercettazione del 15.11.12, nella quale Gramazio racconta a Buzzi di come la questione relativa a Scozzafava fosse solo di 300 mila euro, soldi che, a detta di Gramazio, venivano recuperati da Salvi attraverso il fondo di riserva. Quindi, dopo avere discusso sulle modalità di definizione delle annualità 2013-2014, Gramazio invitava Buzzi a recarsi con lui in Consiglio Comunale a fare visita al rag. Giovanni Salvi per decidere come muoversi.

Il pm chiede al teste se ricorda di avere mai incontrato Buzzi in aula di Consiglio, mentre questi si accompagnava con Gramazio, ed il teste risponde di non ricordare, ma anche di non poterlo escludere completamente.

In un’altra intercettazione del 19.11.12 Buzzi, parlando con Sandro Coltellacci, gli riferiva come, sempre in merito alla questione del debito fuori bilancio, sarebbe stato contattato da Gramazio per andare a trovare Salvi. Il pm chiede al teste se, cercando di scavare nei suoi ricordi, riesce a rammentare di quest’incontro con Gramazio e Coltellacci. Il teste risponde di non ricordare, ed anzi di come tendenzialmente sarebbe per escluderlo, anche se ammette di essere in qualche modo possibilista.


Gli incontro con Scozzafava

La pubblica accusa chiede quindi al teste se abbia mai ricevuto visite da parte di Angelo Scozzafava, l’ex dirigente del quinto Dipartimento, ed il teste risponde con molta sicurezza di si. E quando il pm Tescaroli chiede quale fosse la ragione di questi incontri, Salvi risponde come la ragione fosse legata a problematiche sul sociale, delle più svariate tipologie.

Salvi ricorda di come questi incontri con Scozzafava fossero molto frequenti poiché l’argomento del sociale e delle correlate spese era un tema molto dibattuto in ambito politico.

Tali visite avvenivano con una certa frequenza, se non proprio ad un ritmo giornaliero, almeno ogni due-tre giorni.

Il pm chiede quindi al teste se abbia mai affrontato con Gramazio il tema relativo ai fondi da destinare ai nomadi e Salvi risponde di si, di come anche questo fosse un argomento di cui si dibatteva spesso e che interessava il Consiglio Comunale.

L’accusa chiede quindi di cosa si fosse parlato con riferimento specifico ai campi rom e Salvi risponde che anche in questo caso (crede) l’argomento trattato fosse la carenza dei fondi. Ovvero capire se vi fossero risorse economiche da poter essere spese, o al contrario vi fossero dei problemi legati al patto di stabilità. Il pm Tescaroli cita l’intercettazione del 14.11.12, nella quale Buzzi, parlando sempre con Gramazio, ribadiva che il governo avrebbe mandato solamente il 20% dei finanziamenti, e Gramazio rispondeva come cio’ fosse una “tragedia”. Nel prosieguo della intercettazione, arrivando ad affrontare il tema dei rom, Gramazio riferiva a Buzzi di avere parlato con Salvi, il quale si era dichiarato disposto a utilizzare i soldi del fondo di riserva.

“Io non posso avere detto – risponde Salvi – di essere disposto a prendere i fondi di riserva, in quanto non era nelle mie competenze”.

Salvi precisa come la sua risposta a Gramazio fosse sicuramente stata quella di suggerire la strada di andare ad attingere, in caso di bisogno, dal fondo di riserva, salvo poi parlare con l’assessore competente o col Sindaco per verificare la loro disponibilità ad adottare una delibera di giunta che ne autorizzasse il prelievo.

Salvi ribadisce, ancora una volta, come la scelta di prelevare dai fondi di riserva non rientrasse tra le sue facoltà.


Ancora su Buzzi

Ancora in merito ai rapporti con Buzzi il pm cita al teste l’intercettazione del 20.02.13, tra Buzzi e Carminati, nella quale Buzzi fa presente al suo socio di come l’amministrazione del Comune avesse trovato (sembra) un milione e mezzo di fondi da destinare alle cooperative e di come lui avesse necessità di recarsi da Salvi per “sbloccarli”, sottolineando come la cifra rimaneva comunque in “sospeso” e di come lui avesse bisogno di una “via d’uscita”.

Il pm Tescaroli fa quindi presente di come a ben tre persone diverse (Gramazio, Coltellacci e Carminati) Buzzi avesse riferito di avere necessità di incontrare Giovanni Salvi e chiede al teste, per l’ennesima volta, se ricorda di averlo incontrato. Il teste risponde di no, di non ricordare di avere mai incontrato Salvatore Buzzi.

Ancora in merito ai contatti con Scozzafava, il pm chiede al teste se abbia mai avuto incontri che abbiano avuto come oggetto la corresponsione di somme in relazione al debito fuori bilancio.

Il teste risponde di si ed il pm chiede se ciò sia avvenuto in particolare in relazione al campo nomadi di Castel Romano.

Il teste risponde: “molto probabilmente si”.

L’accusa chiede in particolare se il teste ricorda di avere parlato di una criticità relativa all’inserimento di una somma di due milioni di euro. Il teste risponde di non ricordare, ma di non poterlo comunque escludere.


Il campo rom di Castel Romano

In merito alle erogazioni di denaro relative al campo nomadi di Castel Romano il pm chiede al teste se ha memoria di tali somme, ed il ragionier Salvi risponde di averne sicuramente parlato, ma di non ricordare con esattezza l’oggetto della discussione.

Ricorda come anche li vi fossero state delle problematiche inerenti al tema dei debiti fuori bilancio e quindi di avergli indicato la procedura da seguire, i vari passaggi, il parere obbligatorio del collegio dei revisori e l’iter successivo rappresentato dall’approvazione della Giunta e quindi del Consiglio.

Il pm Tescaroli chiede al teste se ha mai avuto contatti con il capo segreteria del sindaco Alemanno, Antonio Lucarelli, ed il teste risponde di si. L’accusa chiede quindi, con riferimento ai temi esposti, quale sia stato l’oggetto delle loro conversazioni. Salvi risponde di avere parlato con Lucarelli in merito a tutte le tematiche accennate, in ragione della sua posizione di consigliere del Sindaco.

Spesso il ruolo di Lucarelli era quello di filtro, anche in considerazione dei numerosi impegni del primo cittadino che lo portavano spesso ad allontanarsi dal suo ufficio in Campidoglio. Del resto anche Salvi, essendo un tecnico, non aveva il potere di assumere decisioni politiche, e dunque la sua attività si limitava al riferire l’oggetto di alcune questioni tra politici, una sorta di referente.

E molte volte questo avveniva per il tramite di Lucarelli.


I pagamenti di EUR spa

Il pm chiede al teste quali fossero i criteri sulla base dei quali venivano decisi i pagamenti verso Eur spa. In relazione ai fitti il criterio era rappresentato dalla scadenza contrattuale, e quindi, in questo caso, l’esigenza era data dal rispetto delle scadenze.

Ora, dato che il Comune era in una situazione di cronica crisi di liquidità, non era in gradi di pagare tutti i creditori rispettando gli impegni. Dunque lo sforzo dell’amministrazione puntava a soddisfare le obbligazioni sulla base della data in cui queste erano state assunte, cercando di evitare discriminazioni.

Talvolta si venivano a creare situazioni di emergenza, e comunque anche l’ente Eur spa era spesso in crisi di liquidità, essendo partecipato per il 90% dal MEF. Salvi ammette di avere sicuramente ricevuto delle sollecitazioni per riconoscere un canale preferenziale a taluni pagamenti rispetto che ad altri.

Quando il pm chiede da chi provenissero tali sollecitazioni, il teste ricorda come queste provenissero da diversi soggetti: dal Sindaco, da Gramazio ed anche da Lucarelli.

Il pm Tescaroli chiede quindi al teste quale fosse la procedura per questo genere di spese, ed il dott. Salvi risponde come la procedura fosse la stessa prevista per le altre spese. Gli uffici competenti avevano l’obbligo previsto dal TUEL di procedere alla liquidazione, e dunque prima impegnavano la spesa, destinando i fondi relativi esclusivamente a quella data finalità.

Di seguito si passava alla verifica tesa ad accertare come l’erogazione del servizio o l’acquisto del bene fosse avvenuto secondo i principi e le regole previste. Quindi si passava alla produzione dell’atto di liquidazione, che equivaleva ad attestare che quella spesa, per la quale si erano impegnati i fondi, aveva titolo ad essere pagata.

A questo punto entrava in gioco la Ragioneria, che tenendo conto di tutte le esigenze di spesa, cercava di conciliare l’esiguità della cassa con la totalità delle spese da sostenere.


Una cronica mancanza di fondi

Tutti i vari uffici comunicavano alla Ragioneria le loro spese, nei settori più disparati, in base alle scadenze previste dai vari contratti.

Si cercava di rispettare le scadenze dei pagamenti per evitare di dovere corrispondere anche interessi passivi, oppure evitare che intervenissero pignoramenti che avrebbero comportato maggiori oneri per il Comune. Quindi si cercava di pagare chi aveva titolo, evitando di privilegiare qualcuno a scapito degli altri.

Quando una spesa arrivava in Ragioneria significava che tutto l’iter dei controlli era stato superato. La Ragioneria accertava soltanto che i passaggi precedenti erano stati effettuati, in particolare che fosse presente  l’atto di liquidazione. Una volta appurato questo, la Ragioneria procedeva al pagamento compatibilmente con i soldi a disposizione, rilasciando il mandato di pagamento al tesoriere.

Il pm chiede al teste per quale ragione le sollecitazioni del Sindaco arrivassero a lui anziché ai capi dei vari dipartimenti.

Salvi risponde come probabilmente, spesso e volentieri, tali comunicazioni arrivavano anche ai capi dei vari uffici. Fatto sta che la Ragioneria era diventata il posto in cui si trovavano tutte le risposte alle varie questioni che potevano essere sollevate.

Spesso e volentieri quando i capi dipartimento non avevano una risposta da fornire dicevano che tutto il procedimento era bloccato in Ragioneria. Tranne poi verificare come in alcuni casi gli atti non fossero arrivati poiché non era stato completato l’iter poc’anzi descritto. In altri casi, invece, in quanto non vi erano le disponibilità.

Spesso la chiamata in causa della Ragioneria era dovuta alla necessità di capire il motivo per il quale la procedura che anticipava un pagamento da parte dell’amministrazione, si fosse bloccata. Questo soprattutto a causa del fatto che la Ragioneria disponeva di vari uffici sparsi per il territorio e quindi dirigenti e personale in grado di accertare quale fosse la ragione che aveva bloccato un dato pagamento.

Accertare, dunque, se l’atto in questione fosse giunto in Ragioneria e se fosse stato lavorato, se vi fossero tutti gli elementi necessari per procedere al pagamento o se invece fosse stato rimandato indietro poiché mancavano degli atti. Tutte queste questioni potevano essere affrontate dalla Ragioneria, poiché disponeva di personale che si occupava dei singoli settori.


Gli affitti di EUR spa

Per quanto riguarda Eur spa, il pm chiede se oltre ai fitti vi fossero altre spese sostenute dall’amministrazione ed il teste risponde come vi fossero anche altre spese sostenute da Roma Capitale, relative a talune opere destinate dunque ad investimenti. “Anche li mi chiesero – risponde Salvi – come mai l’amministrazione non avesse proceduto ad effettuare i pagamenti”. “Chi glielo chiese?”, domanda il pm al teste, e Salvi risponde come a domandarglielo fosse stato il sindaco Alemanno. “Credo poi anche Gramazio”, aggiunge poi il teste. “Probabilmente anche Lucarelli”. Forse anche lui. “A volte chiedevano ed io rispondevo”.

Per le difficoltà in ordine ai paganti complessivamente affrontati del Comune verso Eur, le problematiche relative ruotavano sulle questioni fino ad ora accennate, vale a dire la carenza di liquidità, o anche problematiche di tipo diverso. Il teste risponde di non conoscere altro tipo di problematiche e di come lui, comunque, fosse in grado sindacare solo quell’aspetto, non potendo entrare nel merito.

Il pm contesta la risposta di Salvi rispetto a quella da lui stesso fornita il 20 maggio 2015, in sede di indagine.

Alla domanda se i pagamenti generalmente considerati del Comune verso Eur fossero puntuali, il teste rispondeva di no, anche perché in talune situazioni vi era carenza di liquidità, mentre in altre vi erano lentezze da parte degli uffici preposti a verificare che le somme fossero effettivamente dovute.

Il teste risponde che ci stava arrivando, in particolare sottolinea come nei fondi relativi a Roma Capitale, prima arrivassero le richieste dei fondi e dunque la Ragioneria cercava di verificare con il dipartimento competente, nello specifico si trattava del dodicesimo dipartimento relativo ai Lavori Pubblici, che vi fossero effettivamente le rimesse da parte del MEF e che gli atti di liquidazione fossero stati effettivamente realizzati.

Quindi l’attesa della Ragioneria era dettata dalla necessità di comprendere se vi era stata effettivamente l’erogazione da parte del MEF. Non si trattava di una cassa dell’amministrazione che veniva destinata ai fitti ma di una cassa destinata unicamente a quella finalità.

L’accusa chiede se le richieste di Alemanno e di Gramazio fossero relative a questo argomento ed il teste risponde come spesso non si riusciva neanche a comprendere, poiché in alcuni casi le motivazioni specifiche per le quali si privilegiava un creditore piuttosto che un altro non venivano fornite.

Dunque, alcune volte il messaggio era confuso e in tal caso bisognava comprendere a che cosa si riferissero i fondi di EUR spa, se erano fitti o fondi del MEF. Il relazione alla loro collocazione temporale, “i fitti riguardavano la fine del 2012 e l’inizio del 2013?”, domanda il pm. “Presumo di si – risponde il teste – i fitti sono per loro natura ricorrenti e dunque immagino proprio di si” .

Infine il pm cita un’intercettazione del 21 gennaio 2013, nella quale il teste non è uno degli interlocutori; nella conversazione si fa riferimento ad una richiesta che gli viene rivolta, con riferimento all’ individuazione di 400 mila euro, da parte di appartenenti all’amministrazione Comunale. Salvi risponde come somme di quell’importo gli siano state richieste in più di un’occasione, e quindi non è in grado di ricostruire con esattezza la circostanza precisa.

L’accusa allora precisa come gli interlocutori della conversazione fossero, oltre a Buzzi, Daniele Ozzimo e Marco Visconti. Nell’ intercettazione si sente in sottofondo Buzzi dire: “ci proroghi questo mese, nel frattempo il ragioniere si impegna a trovare gli altri tre mesi”. E poi ancora Buzzi dire a Visconti: “Il ragioniere ha dato la disponibilità per 400 mila euro, proroga un mese. Ha parlato col direttore del servizio giardini”. E Visconti rispondere: “Va bene, va bene”. (cm)

   

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