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Fermo restando che la gravità delle accuse mosse nei confronti dei due fratelli Occhionero, Giulio e Francesca Maria, deve passare il vaglio del Tribunale del Riesame, occorre tenere presente come il tentativo di hackeraggio del sistema informatico abbia riguardato, tra gli altri, l’ente per l’assistenza al volo (ENAV),  i cui sistemi informatici contengono informazioni e dati relativi alla sicurezza pubblica del settore dell’aviazione civile: rotte di volo, informazioni essenziali su personale, dati sensibili per la sicurezza nazionale. Ma di che cosa esattamente sono accusati gli indagati?

Essenzialmente delle condotte sanzionate dall’art. 615 ter del cp ” accesso abusivo a sistema informatico o telematico”. “La fattispecie contestata – scrive il Gip Maria Paola Tomaselli – assume inoltre la forma aggravata prevista dall’ultimo comma dell’art. 615 ter cp attesa la natura di molti dei sistemi infettati, posto che in molti casi i sistemi informatici aggrediti sono certamente di interesse militare o relativi all’ordine e sicurezza pubblica o, comunque, di interesse pubblico”.

“Sussiste infine l’ulteriore aggravante – scrive ancora il Gip – di cui al comma 2° n.3 dell’art 615 tre cp, atteso che la natura del virus inoculato certamente altera il funzionamento del sistema infiltrato (il pc) interrompendone parzialmente le funzionalità originarie, prime tra tutte quelle di protezione, predisposte proprio al fine di preservarlo da interferenze esterne”.

Il Gip sottolinea infine come, in relazione alla particolare gravità delle condotte censurate, l’ulteriore acquisizione dei contenuti (dati, informazioni e atti) sottratti dagli indagati e custoditi nei server facenti capo a società statunitensi, in relazione alle quali si avvalevano del servizio di web hosting, potrebbero aprirsi “ulteriori spazi per l’aggravamento delle contestazioni, atteso che – conclude il Gip – una volta dimostrata la segretezza di alcuni di essi e la loro pertinenza al settore politico e /o militare, già oggi altamente probabile, sarebbe inevitabile ricondurre le azioni criminose nell’ambito dei delitti contro la personalità dello Stato (artt. 256 e 257 cp)”. 


 Misure cautelari

Sulla richiesta delle misure cautelari del carcere per gli indagati, legata all’aggravante dovuta alla particolare natura dei sistemi informatici infettati,  anche qui sarà il giudice del Riesame a valutare.

Il Gip fa però notare come le condotte sanzionate abbiano costituito un vero e proprio modus operandi, e che per diversi anni gli indagati hanno “gestito i loro affari ed interessi economici e personali secondo le descritte modalità illecite”.

Inoltre, visti i legami con la vicenda giudiziaria denominata “P4” avente ad oggetto lo stesso tipo di condotte benché riferita ad altre persone, tutto ciò porta a concludere circa la continuazione delle condotte censurate da parte dei due indagati nel caso in cui questi fossero rimasti in libertà.

Oltre a ciò occorre aggiungere il tentativo esperito dai due fratelli Occhionero di inquinare e distruggere le prove. In particolare, dato che i server che ospitano gli indirizzi IP a cui fanno capo gli indirizzi di posta elettronica verso cui venivano spedite le informazioni (quelle più pesanti) carpite dal virus dalle caselle di posta elettronica delle vittime, risiedono negli Stati Uniti era impossibile da parte dell’Autorità Giudiziaria poterne chiederne il sequestro immediato.

E’ stata inoltrata una rogatoria internazionale per poter controllare il materiale esfiltrato dalle caselle di posta attaccate. E in effetti l’FBI ha comunicato che le società in questione (Raw Data e Dedispec LLC) avevano ricevuto l’ordine dal cliente, titolare degli indirizzi, di scollegare questi ultimi dalla rete e di spedirglieli.

Sottolineiamo, inoltre, come da una conversazione intercettata dagli inquirenti con la madre, Giulio Occhionero aveva ricevuto proposte di lavoro da Londra e da Dublino, e che da un messaggio intercettato sul suo cellulare del gestore di telefonia, risulta che aveva attivato l’ opzione TIM in viaggio Full, che permette di chiamare e navigare all’estero a prezzi ridotti.

Dunque il pericolo che l’indagato fuggisse in altro paese era concreto. E proprio dalla richiesta del certificato dei carichi pendenti, probabilmente da consegnare al suo nuovo datore di lavoro, Occhionero si accorge di essere indagato dal PM Albamonte, ai sensi dell’art. 335 cp (violazione colposa di doveri inerenti  alla custodia di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di procedimento penale).

Questo è infatti l’oggetto di un’altra conversazione che Occhionero ha con la sorella il 9 settembre 2016, alle ore 16:13. (cm)

  

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