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Quando la difesa di Salvatore Buzzi, l’avvocato Alessandro Diddi, domanda al teste Giovanni Campennì se gli risulti che la società Proserpina sia mai stata segnalata dalla Prefettura di Vibo Valentia per la presenza al suo interno di soggetti mafiosi, il teste risponde spiegando come suo padre, Eugenio Campennì, sia stato estromesso dal consiglio di amministrazione di quella società proprio a causa di quella lettera.

E’ il cuore della deposizione del socio e amico di Salvatore Buzzi, chiamato a testimoniare dalla difesa di quest’ultimo all’udienza del processo Mafia Capitale dello scorso 15 dicembre.

La Proserpina, società mista pubblico-privata ormai fallita, si occupava della raccolta dei rifiuti in una cinquanta di comuni della provincia di Vibo. Nata dalla fusione di una serie di piccole imprese locali, aveva come soci alcuni ex piccoli imprenditori, ciascuno titolare di una quota proporzionale ai conferimenti.

L’ipotesi accusatoria mossa dalla Procura di Vibo è che il fallimento della società sia stato fraudolento, ovvero ottenuto a seguito di una sensibile alterazione del patrimonio netto dell’azienda, oltre che del risultato d’esercizio, almeno a far data dal 2004 fino all’anno del fallimento effettivo avvenuto nel 2010.

La cosmesi di bilancio avrebbe permesso all’azienda in perdita di dimostrare una corretta gestione societaria, al fine di ottenere finanziamenti pubblici dal Commissario per l’emergenza ai rifiuti in Calabria. Finanziamenti in seguito dirottati su società alle quali Proserpina aveva nel frattempo subappaltato servizi.

Si trattava di società costituite da alcuni soci della stessa Proserpina per svuotarne le attività. Il gip della Procura di Vibo ha rinviato a giudizio otto persone con l’accusa di bancarotta fraudolenta, mentre la Procura ha trasmesso gli atti del fallimento, con dieci milioni di passivo, alla DDA di Catanzaro. Sarebbe emersa infatti la partecipazione alla vicenda indagata di alcuni personaggi vicini alla criminalità organizzata.


La presunta associazione mafiosa

Giovanni Campennì, classe ’66, risiede con la moglie a Nicotera, dove svolge l’attività di tecnico ambientale. La società per la quale lavora è la Fenice spa, intestata alla moglie Rascaglia Stefania. L’attività svolta dalla società è la vendita e il noleggio di attrezzature per la raccolta dei rifiuti e per le attività ambientali di pulizia in genere.

Il padre di Giovanni, Eugenio, deceduto nel 2014, è stato estromesso dalla Proserpina poiché la sorella di sua moglie, Caterina Rizzo, è la moglie di Giuseppe Mancuso attuale reggente della omonima cosca di Limbadi ( ora in carcere per un ergastolo).

Giovanni Campennì sarebbe dunque il nipote del boss della ‘ndrina Mancuso, una delle più potenti della Calabria, al pari dei Piromalli di Gioia Tauro, dei De Stefano di Reggio e degli Arena di Isola Capo Rizzuto.

Nel corso della sua testimonianza Campennì ha raccontato al Presidente e ai giudici della decima sezione penale del tribunale di Roma di non frequentare più i suoi parenti e di non vedere suo zio, il boss, da almeno vent’anni.

La difesa di Buzzi ha passato in rassegna una serie di identificazioni da parte di Polizia e Carabinieri delle quali Campennì è stato fatto oggetto nel corso degli anni. Sempre accompagnandosi a personaggi appartenenti alla cosca Mancuso. Fatta eccezione per il nipote di Rocco Rotolo, Alessandro La Rosa, detto Santo, affiliato alla cosca Piromalli e condannato per 416 bis con sentenza del 5.12.14 della Corte d’appello di Reggio Calabria.

Fatto assumere da Campennì dopo aver vinto l’appalto dal comune di Vibo, commissariato dopo lo scioglimento per infiltrazione mafiosa, il ragazzo ha partecipato alla pulizia delle spiagge del litorale, appalto gestito nel biennio 2013-14.

Dicevamo dei verbali di identificazione stilati dalle FF.OO a carico di Giovanni Campennì, come quello del 1994 attestante la contestuale presenza di Mancuso Francesco, classe ’57, condannato con sentenza definitiva nel 2008 per 416 bis. Si tratta del fratello di Giuseppe Mancuso, il boss della ‘ndrina omonima.

O quello in cui viene fermato con Salvatore Cutrello, due volte nel 2002 e una nel 2003. Cutrello è il marito di sua cugina, la figlia del boss Giuseppe, ed è stato condannato per traffico di armi e associazione criminale semplice. O ancora quando viene identificato nel 1995 mentre si accompagna in auto con Nicola Bevilacqua; quest’ultimo è stato condannato nel 2008 per 416 bis. E infine quando è stato identificato nel 1996 e nel 2004 assieme a Francesco Mancuso, classe ’71, anche questo condannato per 416 bis.

Campennì si è giustificato dicendo che, a parte una condanna per estorsione per la quale ha già scontato la pena prevista, non ha subito altre condanne. E in merito alle frequentazioni censite dalle FF.OO, ha affermato che Nicotera è un paese piccolo, dice, circa seimila abitanti, e a quanto pare lui li conosce tutti: “Io conosco tutti quelli di Nicotera – ha affermato Campennì – perché è un paese piccolino, ci conosciamo tutti. Come Francesco Mancuso, mi hanno potuto vedere dieci volte col sindaco, dieci volte col prete. E’ la stessa identica cosa..”.


La conoscenza di Salvatore Buzzi

Nel corso dell’udienza Campennì ha raccontato di come ha conosciuto Salvatore Buzzi per motivi legati alla sua attività professionale.

A seguito del fallimento della Proserpina, il servizio di raccolta dei rifiuti nella provincia di Vibo viene svolto da una società che subentra a quella fallita.

Il soggetto giuridico delegato è composto dal Formula Ambiente, una società cooperativa di Cesena, e da Eurocop, una società di Catania.

La ditta che fornisce i compattatori a Formula Ambiente, tutti di marca Autobren, è di Vicenza ed appartiene a Maurizio Greslin,  conoscente di Campennì.

Il direttore generale di Formula Ambiente, Franchini Maurizio, chiama Greslin chiedendogli se in provincia di Vibo vi sia un concessionario della Autobren. E così il 28-29 luglio 2012 Franchini contatta Campennì: i due fissano un incontro a Vibo, e in quell’occasione Campennì conosce sia Franchini che Salvatore Buzzi, quest’ultimo qualificatosi come rappresentante di Formula Ambiente.

Franchini chiede l’aiuto di Campennì in favore di Buzzi, così da consentirgli di svolgere il servizio di raccolta rifiuti sul territorio. Campennì fornisce tutte le informazioni necessarie per svolgere l’attività, dal rifornimento del carburante per i mezzi, ai parcheggi.

I comuni interessati dalla Proserpina attraversavano un’emergenza ambientale,legata al fatto che i rifiuti non venivano raccolti da almeno quindici giorni.

Campennì racconta di avere fornito a Formula Ambiente quattro furgoni, nell’attesa che questa ricevesse i suoi mezzi dalla sede centrale.


L’apertura del CARA di Cropani Marina

Campennì spiega in aula come la sua partecipazione all’apertura del CARA di Cropani Marina sia avvenuta successivamente alla vicenda della raccolta dei rifiuti in provincia di Vibo.

Il teste racconta di essere stato contattato da Buzzi, il quale era in viaggio diretto a Cropani. Qui, in pochi giorni, aveva intenzione di aprire un Centro di Accoglienza per Rifugiati e richiedenti Asilo.

Dopo avere preso visione del posto, Buzzi invita Campenni’ a raggiungerlo, lasciandogli una serie di incombenze in modo da arrivare al termine prestabilito nelle condizioni di poter aprire il Centro.

Campennì si impegna anche a contattare e selezionare nei termini previsti il personale. Lui stesso verrà assunto con la qualifica di magazziniere. In quell’occasione Campennì racconta di avere sentito parlare per la prima volta di Luca Odevaine, ed anche di avere conosciuto un suo stretto collaboratore, Mario Schina, assunto anche lui tra lo staff del centro. Campennì ricorda anche di come Buzzi gli abbia riferito della sua intenzione di aprire un ulteriore centro a Rosarno.

A tale scopo Buzzi gli chiede di mettersi a disposizione di Odevaine, cosa che lui farà. Così Campennì andrà all’aeroporto a prelevarlo, per poi accompagnarlo a Rosarno e restare con lui per tutta la durata del suo soggiorno.

Buzzi, secondo il racconto del teste, chiede ad Odevaine in procinto di aprire uno sportello informativo per migranti a Rosarno grazie a un finanziamento della Fondazione Coca Cola, se voleva aggregare le due iniziative, così da poter abbattere i costi, proposta che Odevaine accetterà.

Campennì ha anche riferito di non avere avuto più alcun rapporto ne con Odevaine e ne con la sua Fondazione Integrazione.


La famiglia

Ancora sulla posizione dei suoi familiari, Campennì racconta di avere due fratelli, Cosimo e Francesco Antonio. Quest’ultimo è stato condannato per traffico internazionale di stupefacenti ed è attualmente titolare di una rivendita di auto. Cosimo invece è stato per un certo periodo titolare di un’agenzia di promozione di spettacoli ed eventi, attività sottoposta a procedura fallimentare. Racconta Giuseppe come il fratello svolga attualmente l’attività di cameriere. La società gestita da Cosimo era la Campennì e Ferraro Management srl.

Nel 2015 la DDA di Catanzaro ha accertato come la società in questione, assieme alla Music & Co riconducibile sempre a Cosimo Campennì sebbene entrambe fallite, avrebbero usufruito di contributi pubblici. Nell’occhio degli investigatori sarebbero finite alcune operazioni bancarie sospette tra il network radio commerciale RTL, la Music & Co e la Campennì Ferraro Management srl.

Quest’ultima sarebbe stata, sempre secondo gli inquirenti, una concessionaria di pubblicità con contratto di esclusiva per tutta la Calabria in relazione agli spettacoli organizzati dalla Radio. Il socio di Cosimo, Giuseppe Ferraro, sarebbe stato arrestato per estorsione. Il Gruppo RTL sarebbe in seguito risultato estraneo all’attività illegale posta in essere dai due soci. (cm)

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