20158-8526375

Nell’udienza del 21 giugno è stato ascoltato, in qualità di imputato in procedimento collegato, il collaboratore di giustizia Roberto Grilli.

Lo skipper era stato arrestato il 26.07.11 a largo della Sardegna mentre trasportava, proveniente dal dal Sudamerica, 550 chilogrammi di cocaina. Non era il primo carico di droga che importava illegalmente in Italia, essendo già stato implicato nel 2005 in un precedente traffico intenzionale, e prima ancora in un’attività di importazione illegale di auto.

Nel corso dell’udienza Grilli racconta di come la sua strategia difensiva iniziale fosse quella di farsi credere un semplice skipper. Ma le sue aspettative vengono subito ridimensionate quando il comandante della Guardia di Finanza della Sardegna, dopo averlo salutato gli dice: “prima o poi ci saremmo incontrati”, lasciandogli intendere come le sue mosse fossero monitorate già da tempo.

Il tipo di trasporto nel quale Grilli si è specializzato prevede l’impiego di una barca a vela di medie dimensioni, 10-11 metri, in grado di essere governata anche da una sola persona. Questo essenzialmente per due motivi, il primo è che una barca del genere, se non vuole dare troppo nell’occhio per via della sua linea di galleggiamento troppo bassa, può caricare al massimo 500 chili oltre a quelli dell’acqua, delle provviste e del carburante necessario per la traversata.

Il secondo è che la forma di pagamento prevista per lo skipper è rappresentata da una percentuale del carico, in genere il 15-20%. Di conseguenza meno numeroso è l’equipaggio, più elevata è la quota parte per il corriere.Avendo intuito come gli inquirenti avessero sufficienti elementi per condannarlo per traffico internazionale, Grilli decide di cambiare atteggiamento. Dal carcere di Sassari dove è recluso comunica ad alcuni agenti della Polizia Penitenziaria di voler collaborare con i magistrati.


La decisione di collaborare

Le autorità che gestiscono i programmi di protezione decidono di spostarlo subito nel carcere di Viterbo. Qui lo skipper romano conosce quello che sarà il legale che lo seguirà e lo consiglierà nel suo percorso di collaborazione, Alessandro Capograssi. L’avvocato è un esperto nel ramo dei collaboratori, avendo già difeso in passato Maurizio Abbatino. In aula Grilli fa sapere di averlo ricusato mettendone in discussione non solo le capacità professionali ma anche la sua deontologia.

A  suo dire questi gli avrebbe prospettato la necessità di calcare la mano su talune dichiarazioni, in particolare quelle sul conto di Carminati e sul suo coinvolgimento nel traffico di cocaina per il quale era stato arrestato. E ciò al fine di ottenere finalmente l’accesso al programma di protezione.

Non sarebbero state dichiarazioni false, gli fa capire Capograssi, ma affermazioni che lasciassero intendere come vi potesse essere la probabilità circa l’effettivo coinvolgimento del Nero nel traffico della coca. Grilli ha offerto già la sua collaborazione in un processo che, come spiega il pm Giuseppe Cascini, si è concluso ed ha già portato a condanne in capo ai soggetti da lui chiamati in causa.

Si trattata di trafficanti di peso che gestivano le piazze di spaccio di San Basilio. Ma nonostante la collaborazione offerta, Grilli non riesce ad entrare nel programma per i collaboratori di giustizia.

In aula il pm Cascini chiede al teste Grilli conferma circa le dichiarazioni rese nel verbale del 17 dicembre 2014, dichiarazioni che il teste smentisce in blocco. Grilli ribadisce che quelle affermazioni sono state da lui orchestrate, d’accordo col suo ex avvocato, allo scopo di ottenere la protezione dello Stato.


Il trasporto proposto da Fasciani

Nelle dichiarazioni spontanee rese da Grilli il 17.12.2014, ovvero successivamente all’arresto di Massimo Carminati, questi ha riferito all’Autorità Giudiziaria di essere stato contattato da Carmine Fasciani per il trasporto via mare di un quantitativo di hashish dal Marocco all’Italia. Grilli aveva già avuto in passato contatti con Fasciani, avendo una prima volta acquistato da lui un quantitativo medio di cocaina, e successivamente eseguito per suo conto un trasporto della medesima sostanza da Milano a Roma.

“…venni contattato, circa nel 2008, da Carmine Fasciani…che voleva… voleva usarmi, insomma, voleva far sì di fare un’operazione insieme per portare con la barca un quantitativo di droga dal Marocco in Italia . Ci incontrammo una prima volta dalle parti del… va be’, comunque sempre in zona di Roma Sud, quindi in un ristorante dalle parti di Dragona, Dragoncella, adesso non ricordo quei posti così, dove lui mi fece una proposta e io valutai la cosa; ci rincontrammo dopo circa una decina di giorni, io declinai l’offerta perché non era… diciamo non era allettante per me la cosa, non rientrava nel… diciamo non potevo portare quel quantitativo su una barca di una sostanza, di quel fumo… e quindi che non avrebbe dato un ritorno particolare e quindi… e lui mi disse: “va be’, mi dispiace”, insomma ci rimase male”.

Grilli racconta di essere rimasto sconcertato “un attimino” quando Carminati, che in quel periodo frequentava spesso, gli mostra di conoscere la proposta che Fasciani gli aveva fatto e di sapere anche del suo rifiuto.

“Dopo tre, quattro giorni andai a prendermi un caffè al Fleming con… con Massimo Carminati, cosa che facevo abitualmente, ogni tre, quattro giorni capitava che noi ci prendessimo un caffè, io passavo a negozio, così, niente… non con appuntamenti fissati o nulla e… e lui mi disse: “ah, so che hai incontrato un nostro comune amico, quello che sta al mare”. Ho detto: “ah, complimenti, l’hai saputo?” – “Sì, va be’, ma a me non mi devi da’ spiegazioni, sai te quello che devi fare, che non devi fare” , la cosa finì lì così”. 

La vicenda desta in Grilli una certa contrarietà, poiché aveva avuto l’impressione che Fasciani si fosse rivolto a Carminati per fargli cambiare idea su quel trasporto di hashish. Ma questo presupponeva che Grilli fosse in qualche modo in debito con Carminati, cosa che non corrispondeva alla realtà dei fatti.

“Questo però mi fece un attimino pensare perché come se Fasciani si fosse rivolto ad altri, cioè avesse fatto sapere a Carminati la sua non contentezza, che poi non si tradusse in nulla, eh, perché ovviamente non è che venni ripreso o detto ah, no, devi fare, anche perché io non avevo un rapporto diretto con Carminati, sicuramente al tempo non ce l’avevo con lui, comunque non avevo nessun rapporto diretto, questa cosa comunque mi lasciò un attimino sconcertato…”

A posteriori Grilli si era convinto che Fasciani quel rifiuto non lo avesse accettato e che quindi si fosse rivolto a Carminati per cercare di capirne le ragioni, ovvero se avesse delle iniziative personali in corso. Grilli cita l’episodio della Linnet, dal nome della barca a vela con la quale dall’agosto al settembre 2005, assieme ad altre persone aveva tentato di importare illegalmente 260 chili di cocaina attraverso il Venezuela. In quell’occasione lo skipper romano decide di non parlare con nessuno del traffico, per evitare il coinvolgimento di persone indesiderate.

quell’episodio di Fasciani mi lasciò stranito perché è come se … lui non mi disse dovevi farlo, hai sbagliato, però il fatto che alle mie spalle quello avverte Carminati che io non ho fatto una cosa con lui che mi aveva chiesto di farla e non l’ho fatta è come se io fossi in dovere di dovere qualcosa a qualcuno che sinceramente non dovevo da’ niente a nessuno, quindi quella cosa della Linnet, quando organizzai quella cosa me ne guardai bene da parlarne proprio, proprio perché, hai visto mai che mi dicono allora ci stiamo pure noi, ora, visto che stai qui, perché il fatto che io abito al Fleming e che vado a prendermi un caffè con lui o con Riccardo o possa da’ una botta con qualcuno o fa’ due chiacchiere, fino all’ultimo episodio non m’ha mai vincolato in alcuna maniera e quindi quella cosa della Linnet me la so’ fatta per fatti miei, poi è andata come è andata, proprio perché sembra quasi che io debba dire, che devo chiedere il permesso oppure devo darti qualcosa, ..”


I clan di San Basilio e di via Tuscolana

Dopo l’operazione della Linnet, nel 2010, Grilli si rivolge a Carminati per chiedergli di farlo lavorare nel mondo della droga. Tali dichiarazioni da parte del collaboratore Grilli sono contenute nel verbale di interrogatorio rilasciato in data 17 dicembre 2014.

Esse giungono nel momento in cui si è da poco conclusa la vicenda giudiziaria per la quale è stato arrestato, il trasporto di cocaina scoperto a largo della Sardegna. Dunque non vi erano esigenze processuali o particolari strategie difensive che le giustificassero.

Pertanto la scelta di Grilli di rendere il 17 dicembre 2014 quelle precise dichiarazioni rappresenta una decisione volontaria, meditata in piena autonomia e basata sull’opportunità di potersi ricostruire una vita lontano dalle strade dell’illegalità e del traffico degli stupefacenti.

Dunque in quel verbale Grilli racconta di avere chiesto a Massimo Carminati la possibilità di lavorare per lui, trovandosi in una situazione di ristrettezze economiche.

Alle prime il Nero sembra non prendere sul serio la richiesta. Quando dopo qualche giorno Carminati lo contatta dicendogli che c’erano due bravi ragazzi che lo stavano cercando, Grilli intuisce come Carminati avesse esaudito i suoi desiderata. Lo skipper riferisce all’ex NAR di essere disposto ad incontrare i suoi amici presso un bar sulla via Flaminia, vicino casa sua, in un posto dove abitualmente fa colazione.

I due uomini segnalati dal Nero fanno parte dell’organizzazione per conto della quale effettuerà il trasporto dei 500 chili di cocaina dal Sudamerica a bordo del Kololo II. Si tratta di Mariano Scatena e di Umberto Paciotta, due dei boss che controllano lo spaccio a San Basilio, Tuscolana, Cinecittà, Tor Bella Monaca e Pigneto.

I tre, assieme a Massimiliano Spirito, fissano un nuovo incontro presso il ristorante il Casalone, lungo la Flaminia. In quell’occasione, racconta Grilli, Carminati, presente anche lui ma seduto con altri ad un tavolo vicino al loro, si alza e li va a salutare, lui ed i suoi commensali.

Qualche giorno più tardi dato che l’organizzazione del viaggio stenta a definirsi, preoccupato per i cambiamenti di clima che avrebbe dovuto affrontare lungo la rotta di ritorno, Grilli si rivolge nuovamente a Carminati.

Oltre al viaggio lo skipper teme l’inaffidabilità dei suoi soci. Carminati lo rassicura e gli consiglia, visto che il rischio legato al trasporto si fa più elevato, di chiedere un aumento della sua quota.


L’attività di usura di Carminati e Brugia

Grilli conosce Bruggia da molti anni, essendo nati entrambi nel quartiere Fleming- Vigna Clara, tanto da avere anche avuto una relazione con la sua ex compagna dopo avergli chiesto una sorta di benestare.

Grilli riferisce anche di come, nel 2006, diede in gestione 100 mila euro, soldi provenienti dal trasporto di cocaina effettuato con la Linnet, ad un suo amico tale Massimo Carroccia, e di come questi gli garantisse una rendita mensile di 4 mila euro.

Carroccia non gli aveva specificato il modo in cui glieli avrebbe fatti fruttare, anche se Grilli crede si trattasse di un giro di usura. Grilli racconta di come Riccardo gli disse che se glieli avesse dati a lui gli avrebbero reso il 7%, ma anche di come quello non fosse il momento giusto per investire: “siamo sotto osservazione”.

Grilli sapeva che Bruggia e Carminati prestavano soldi a tassi usurai, e sapeva anche di come quella fosse la loro principale attività. Il pm sul punto smentisce il teste leggendogli le dichiarazioni rese in fase investigativa, secondo le quali sarebbe stato Bruggia ad offrirsi di investirgli i soldi, e non il contrario.   


Il compenso per Carminati

Grilli, pur dipingendoli come persone capaci, ritiene che i suoi soci non siano all’altezza del traffico di droga dal Sudamerica: hanno il limite- dice – di “perdersi in un bicchier d’acqua”. Carminati cerca di rassicurarlo facendogli capire che si tratta comunque di persone serie, e che se c’erano dei ritardi questi erano dovuti a complicazioni impreviste.

Nel verbale rilasciato presso la caserma del Ros il 17 dicembre  2014, Grilli racconta che fu proprio Carminati a sbloccare la situazione, consentendo all’organizzazione di portare a termine il piano. Non solo. Nella discussione avuta con Carminati, Grilli riferisce di come questi lo abbia spronato a non desistere, poiché comunque il piano era giunto ormai ad una fase troppo avanzata da poter essere abbandonato senza provocare conseguenze.

Quando l’organizzazione del viaggio sembra procedere speditamente, Grilli chiede al Carminati in che modo poteva sdebitarsi. Il Nero risponde che se voleva comportarsi in modo corretto, non doveva farsi più vedere una volta ritornato in Italia dal suo ultimo trasporto: “Guarda, tu non devi fa niente, anche perché io di queste cose non mi impiccio, a me non mi interessa quello che fai” però “se ti vuoi comportà da ragazzo regolare per due-tre mesi non ti fai vedere in zona”.

Secondo Carminati, Grilli dovegva mettersi d’accordo con Bruggia che conosceva da quando erano ragazzi, ed accordarsi per la vendita della sua quota di droga ad un prezzo di favore: “Sarebbe un comportamento sano da parte tua. Prendi un box, prendi una cantina…ci metti 20-30 quelli che pensi…quello che reputi giusto, che chiaramente ti verrà pagato. Ti metterai d’accordo con Riccardo, gliela porterai e ci penserà lui”.

Tutte le dichiarazioni che chiamano in causa Carminati nel traffico di cocaina contenute nel verbale del 17 dicembre 2014, sono state smentite da Grilli. La collaborazione dello Skipper romano con gli inquirenti nel processo che ha sgominato i clan di San Basilio,  ha visto l’assoluzione di Massimiliano Spirito, difeso dall’avvocato Giosuè Naso,  e la condanna di tutti gli altri membri dell’organizzazione.

Da qui, secondo l’avvocato Capograssi, sarebbe derivata la necessità delle dichiarazioni che chiamavano in causa Carminati, dichiarazioni senza le quali Grilli non sarebbe mai riuscito ad entrare in un programma di protezione.


I timori di Grilli per la sua incolumità

Grilli riferisce in aula di non avere paura tanto di qualcuno degli imputati, quanto di incontrare chiunque si offrisse gratuitamente di “fare un favore a Carminati”, favore peraltro non richiesto. Grilli è consapevole della stima di cui gode il Nero, non solo all’interno degli ambienti malavitosi ma anche in quelli dell’estrema destra.

Il pm Tescaroli non è convinto di questa versione, ed anzi è certo che la smentita alle dichiarazioni rese in precedenza dallo skipper possa trovare una spiegazione solo in uno stato di soggezione dovuto al timore di ritorsioni contro di lui o i suoi familiari.

Ed è per queste che il pm chiede l’incidente probatorio in relazione ad una registrazione effettuata dagli agenti di polizia giudiziaria che hanno materialmente consegnato a Grilli i verbali di comparizione al processo Mafia Capitale. Nella registrazione si sentono le dichiarazioni rese in piena libertà da Grilli all’ufficiale di pg sull’effettivo timore per le conseguenze che sarebbero potute derivargli a seguito della deposizione resa al processo.(cm)

 

Advertisements