impianto_tmb_rifiuti_discarica-680x365

Nel giugno del 2008 Gianni Alemanno viene eletto sindaco di Roma e a settembre dello stesso anno nomina Franco Panzironi amministratore delegato dell’azienda dei rifiuti AMA spa, di proprietà del Comune.

La situazione dell’azienda è disastrosa, trovandosi nel pieno di una crisi economico finanziaria.

AMA aveva 650 milioni di debito con le banche e 300 con i fornitori, nei confronti dei quali i pagamenti erano postergati anche di un anno. I debiti verso le banche erano tutti a medio-breve termine dal che esse ne traevano un enorme potere contrattuale, potendo minacciare in qualsiasi momento un rientro immediato, mettendo l’azienda in ginocchio.

A gennaio del 2009, dopo una serie di colloqui, Panzironi decide di assumere, con la qualifica di direttore amministrativi ed a chiamata diretta, Giuseppina Giovanna Anelli. Anelli aveva una vasta esperienza in quella posizione maturata dopo un lungo periodo di lavoro presso Poste Italiane, ben prima della sua privatizzazione. Esperienza che metterà a frutto, contribuendo a migliorare la situazione patrimoniale di AMA attraverso una rivalutazione degli immobili in conto patrimoniale ed una svalutazione dei crediti inesigibili. Questo processo consentirà all’azienda di potersi presentare con un bilancio più solido di fronte alle banche creditrici, al fine di rinegoziare il debiti.

Le banche accettano la proposta e i debiti a breve termine passano da 650 a 278 milioni. La parte restante, 372 milioni, vengono trasformati in debiti a medio-lungo termine, con la possibilità di rimborso posticipata dal 2013 al 2021.

Nel 2010 AMA viene ricapitalizzata con un conferimento di dieci milioni da parte dell’azionista unico, Roma Capitale.


I rapporti tra Panzironi e Anelli

La ristrutturazione del debito di Ama aumenta la stima di Panzironi nei confronti della Anelli. Lo stesso Alemanno si congratulerà con l’amministratore delegato nonché suo consigliere personale.

I rapporti tra Anelli e Panzironi si rinsaldano quando Anelli accetta di dare ripetizioni a suo figlio.

A partire dal 2010 Panzironi decide di affidare, contro la sua volontà, ad Anelli anche la Direzione acquisti. E’ un settore delicato poiché da esso passano gli approvvigionamenti a tutti gli altri dipartimenti dell’azienda. Non è solo un compito di rappresentanza, ma comporta una responsabilità gravosa poiché si tratta di indire concorsi, nominare le relative Commissioni ed attestarne gli esiti conclusivi.

Il nuovo incarico comporta quindi un certo bagaglio di rischi poiché la direzione acquisti ricopre di norma il ruolo di Responsabile Unico di Procedimento (RUP).

Nell’agosto del 2011 Panzironi si dimette da ad e viene sostituito da Salvatore Cappello, che resta in carica per circa un anno, confermando Anelli alla guida della direzione amministrativa ed della direzione acquisti.

A settembre del 2012 Cappello si dimette e Alemanno chiama la Anelli e le chiede se è disposta ad accettare la nomina di direttore generale. Si trattava di una mossa pensata da Panzironi con la quale questi intendeva affidare alla Anelli il ruolo di amministratore delegato. Anelli non poteva essere nominata ad essendo già dipendente della società. Dunque si pensò di superare l’impasse nominandola direttore generale ed affidandole un numero di deleghe tale da attribuirle gli stessi poteri di un ad.


I contrasti della Anelli col cda

Sia il presidente del cda Benvenuti che i vari consiglieri di maggioranza Berti e De Ritis, avevano sempre mostrato una certa rigidità nei confronti del nuovo direttore generale, talvolta manifestando una netta opposizione. Come quando, in occasione della riunione convocata per l’approvazione del bilancio, tutti i consiglieri di maggioranza non si presentarono.

I contrasti in seno al cda erano legati al fatto che, a parere dei consiglieri che avrebbe dovuto sostenerla, le deleghe concesse ad Anelli erano troppe e troppo importanti. Esse riguardavano sia la macrostruttura, cioè le varie aree aziendali e i dipartimenti, che la microstruttura, ossia i dirigenti responsabili dell’attività operativa. Ed in un cda dove le nomine erano tutte espressione dei criteri di spartizione politica, lasciare il potere di nomina dei dirigenti in mano ad una sola persona che ragionava esclusivamente in termini aziendalistici rappresentava un ostacolo da rimuovere. Il consigliere Berti, prima ancora di essere cooptato in cda il 4 di maggio del 2012, ebbe a dire alla Anelli che le deleghe che le erano state attribuite erano sbagliate, esagerate. Anelli subì diverse pressioni esterne da parte sia di Alemanno che di Luca Gramazio e Antonio Lucarelli, per nominare o promuovere determinate persone. In tutte queste occasioni Anelli si è sempre mostrata molto risoluta, decidendo di agire sempre secondo la sua testa e mai contro gli interessi dell’azienda. Questo atteggiamento alla fine è la ragione per la quale sara’ costretta a dimettersi.


Le dimissioni di Anelli

Anelli continua ad assumere la carica di direttore generale sino al 16 marzo 2013, quando decide di presentare le dimissioni. In realtà le aveva già presentate il 30 gennaio 2013, a causa delle pressioni da parte del cda tese a revocarle le deleghe e quindi a toglierle i poteri. Ma le insistenze del sindaco e di Panzironi riescono a convincerla a restare ancora un po, almeno fino alla chiusura di Malagrotta. Si trattava di un passaggio molto critico sia per l’amministrazione che per la città, in quanto si rischiava un’emergenza, non solo dei rifiuti ma anche sanitaria, simile a quella esplosa qualche anno prima a Napoli. L’Unione Europea aveva concesso nel 2011 una proroga di due anni, stabilendo al contempo che la discarica doveva essere chiusa inderogabilmente entro il 2013, poiché l’interramento del rifiuto talquale era considerato illegale. l’Italia aveva ottenuto la proroga, per la quale era però costretta a pagare una multa di circa 10 milioni di euro l’anno.

Quando la discarica viene chiusa, nell’ottobre del 2013, Anelli presenta le sue dimissioni irrevocabili. Più volte la maggioranza in consiglio di amministrazione aveva cercato di farle cambiare idea, anche restiuendole parte delle deleghe che le aveva sottratto poco tempo prima, quelle meno importanti. Anelli però percepisce che i cambiamenti voluti dalla maggioranza, che da tempo non la sosteneva più, e sostenuti dal Sindaco e da Lucarelli, avevano irrimediabilmente traslato la gestione dell’azienda da un piano meramente aziendalistico ad uno esclusivamente partitico. Un piano rispetto al quale il suo giudizio e la sua competenza manageriale avevano un valore relativo.


Le dichiarazioni di Anelli nel processo a Mafia Capitale

Nell’udienza del 26 maggio la dott.ssa Anelli riferisce inizialmente al pm di non essersi occupata di tutta la parte relativa alle gare, della quale invece si occupava Panzironi, che gestiva anche tutti gli aspetti più prettamente economici dell’azienda. Questo avveniva in particolare nel periodo che precedette le sue dimissioni, gli ultimi mesi del 2013. E la ragione era legata al fatto che oltre a doversi occupare degli aspetti amministrativi, era anche molto impegnata nel seguire tutta la vicenda della chiusura di Malagrotta, con incontri quasi quotidiani coni il prefetto ed i tecnici del ministero dell’Ambiente che seguivano la vicenda per conto del governo. Quando il pm Terscaroli chiede al teste in quale altre occasioni Panzironi era intervenuto nella gestione dell’azienda, Anelli risponde di come spesso gli capitava di sollecitare non solo con lei ma soprattutto con il suo collaboratore, Luigi Zuccaroli che seguiva i pagamenti, le fatture in sospeso con le cooperative sociali che avevano vinto gare con AMA. Si trattava in particolare del Consorzio Nazionale Servizi (CNS) del quale facevano parte, oltre alla cooperativa sociale 29 giugno, anche la Cosp e la Formula Ambiente, tutte impegnate nella raccolta di varie tipologie di rifiuti. A seguito delle sue dimissioni Panzironi aveva accettato, a titolo gratuito, un incarico di consulente particolare del Sindaco (delibera n.160 del 16.06.13) ed in questa veste seguiva e sollecitava i pagamenti per le cooperative di Buzzi. I ritardi nei pagamenti dei fornitori erano inizialmente molto lunghi, da sei mesi ad un anno. Quando Ama riuscì ad ottenere la rinegoziazione del debito con le banche, Anelli riferisce di come queste fossero in graduo di garantire un flusso finanziario adeguato da consentire di pagare i fornitori con scadenze che andavano dai 60 ai 90 giorni. Oltre ad Anelli, Panzironi si interfacciava spesso, oltre che col direttore dell’ufficio legale D’Onofrio, anche con il direttore operativo nonché suo futuro sostituto, Giovanni Fiscon, soprattutto sulle questioni relative all’azienda.

Anelli racconta in aula di come da una parte lei ha ritenuto di avere offerto un servizio all’azienda, attraverso la ristrutturazione del debito con le banche e la chiusura di Malagrotta. Allo stesso tempo si ritiene convinta di come la decisione di accettare le sue dimissioni solo dopo l’esito favorevole della chiusura della discarica di Roma, fosse dovuta al fatto che comunque il cda l’avesse scelta come capro espiatorio nel caso in cui l’esito dell’emergenza rifiuti fosse stato disastroso. A questo poi si univa il fatto che lo stipendio da lei percepito ers di gran lunga il più basso all’interno di Ama, con dirigenti di livello inferiore al suo che percepivano anche il doppio. Nell’ordinanza del 2 dicembre 2014 Salvatore Buzzi cita, in una conversazione intercettata con Massimo Carminati, un incontro con il direttore generale di Ama che in quel periodo era la Anelli. Questa riferisce di avere incontrato più volte Buzzi nei corridoi dell’azienda, ma di non ricordare di avere mai preso un appuntamento con lui, ne di avere mai discusso di questioni relative ad attività operative.


L’arbitrato COLARI

Quando Anelli venne nominata direttore generale di Ama, gran parte del rifiuto indifferenziato veniva ancora interrato in discarica. Ama processava una parte del talquale attraverso i due impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) quello di sua proprietà, sulla via Salaria, e quello della COLARI a Rocca Cencia. Nessuno dei due raggiungeva comunque la piena capacità produttiva. L’amministratore delegato che l’aveva preceduta, Cappelli, dato che il contratto per il noleggio dell’impianto di TMB della COLARI era in scadenza, aveva portato in cda un contratto di rinnovo della durata di dieci anni. Questo venne bocciato dai consiglieri di maggioranza e quella fu la ragione che portò Cappelli a dimettersi. Quando Anelli venne nominata dg ereditò il problema del rinnovo del contratto di nolo dell’impianto di TMB di Rocca Cencia. Anelli portò in cda un contratto della durata di due anni. COLARI però non fu d’accordo perché voleva delle garanzie a lungo termine, che però il consiglio non riteneva di darle. Questo perché con il piano di sviluppo della raccolta differenziata che il cda aveva attuato, il talquale prodotto si sarebbe con l’andar del tempo ridotto.

A questo proposito il comune aveva stipulato, con Provincia e Regione, in data 4.08.12 il cd Patto per Roma, che stanziava 83 milioni di euro per lo sviluppo della raccolta differenziata. Il contratto di due anni proposto alla COLARI venne da questa rifiutato, e questo innescò il famoso lodo COLARI.

In relazione alla raccolta differenziata venne bandita la gara n.18/2011 per la raccolta dell’umido. La gara venne bandita nel novembre del 2011 dall’ad Cappello, ed in relazione ad essa Anelli firmò il 5.12.12 il relativo provvedimento di aggiudicazione. (cm)

Annunci