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Il 26 luglio 2013 le forze della Polizia di Stato coordinate dal Servizio Centrale Operativo, nell’ambito dell’operazione “Nuova Alba, eseguivano 51 ordini di custodia cautelare nei confronti di altrettante figure di spicco dei clan mafiosi operanti su Ostia ed in provincia di Roma.

Si è trattato in particolare di capi, gregari e reggenti, la maggior parte dei quali già sottoposti a regime detentivo, delle due principali famiglie mafiose che si spartiscono il territorio di Ostia: i Fasciani, gruppo criminale autoctono guidato da Carmine Fasciani e alleato col clan rom degli Spada, e i Triassi, legati invece alla famiglia mafiosa dell’agrigentino in parte emigrata in Canada dei Cuntrera-Caruana.

Tra i reati contestati l’associazione mafiosa, il traffico internazionale di stupefacenti, l’intestazione fittizia di beni, tutti reati commessi in concorso.

Nell’ambito dello stesso procedimento l’Autorità Giudiziaria ha emesso un decreto di sequestro preventivo relativo a società ed a beni immobili per un valore complessivo pari a 50 milioni di euro.


I clan di Ostia

Le indagini svolte dagli investigatori hanno permesso di accertare come i clan operanti sul territorio di Ostia siano complessivamente tre, i due indicati più il clan camorristico dei Senese, guidato dal boss Michele Senese. L’elemento singolare che è emerso è il carattere unitario di tali organizzazioni, dal che in occasione di contrasti sorti tra elementi appartenenti a gruppi diversi è stato possibile osservare l’adozione, su iniziativa degli stessi gruppi criminali, di attività tese a ricomporre i contrasti tra gruppi, in forza dell’esigenza superiore della pace sociale.

Nella fattispecie nella veste di paciere in ordine alla risoluzione dei contrasti sorti tra Michele Senese e la famiglia Triassi si era prestato Carmine Fasciani, il quale, a partire da quell’occasione, ha siglato un accordo strategico con i Senese teso alla spartizione dell’attività spaccio, non solo nella zona di Ostia ma anche in alcune zone particolarmente interessate dal commercio degli stupefacenti, come Tor Bella Monaca, teatro nel 2013 di una serie di omicidi legati al controllo delle piazze.

In precedenti occasioni, sempre a seguito di contrasti tra la famiglia Triassi e quella dei Fasciani, il ruolo di paciere era stato svolto da Francesco D’Agati detto zio Ciccio, esponente di spicco del mandamento palermitano di Villabate.

E’ emerso nel corso delle indagini come il D’Agati rivestisse il ruolo riconosciuto di garante di accordi stipulati tra tutte le organizzazioni mafiose operanti su Ostia.


Le rivelazioni di Cassia

A rivelare l’esistenza di uno scontro tra Fasciani e Triassi, scontro emerso a seguito dei danneggiamenti del luglio 2012 ed agli incendi ad una serie di attività in particolare allo stabilimento balneare “Il Capanno” ad Ostia Lido, era stato il collaboratore di giustizia Sebastiano Cassia affiliato al clan siracusano dei Santa Panagìa. Lo scontro, rimasto inspiegato fino alle rivelazioni del collaboratore, era legato al controllo del maggior numero di attività commerciali, bar, ristoranti e soprattutto stabilimenti, presenti sul litorale di Ostia.

Dalle indagini è emerso come la cosca Fasciani avesse dei suoi affiliati in Spagna, in particolare a Malaga e a Barcellona, in grado di gestire un traffico internazionale di stupefacenti con base di smercio l’Italia.

Dagli accertamenti presso i registri del catasto era emerso come ben 17 società dislocate nel comprensorio compreso tra Roma, Ostia e Fiumicino, tra cui due stabilimenti balneari, un ristorante ed una società immobiliare, fossero riferibili ad appartenenti alla famiglia Fasciani. Data la sproporzione tra le rispettive dichiarazioni dei redditi dei componenti della famiglia ed il valore dei beni economici loro intestati, o riconducibili a dei meri prestanome, nel gennaio del 2014 il Gip disponeva un sequestro preventivo di beni per un a valore complessivo di 6 milioni di euro.

Da accertamenti precedenti e ancora in corso al momento dell’avvio dell’operazione Nuova Alba svolti dal Gico della Guardia di Finanza, era emerso come numerose attività commerciali acquistate dai Fasciani venissero da questi parzialmente vendute attraverso la cessione di ramo d’azienda. Con tale condotta le società loro sequestrate venivano di fatto svuotate. Tra queste in particolare le società “Il Porticciolo” e “Malibù Beach”, già sottoposte a sequestro a partire dal luglio 2013 e cedute in favore di due soggetti legati ai Fasciani entrambe incensurati. Tutte le attività economiche sia direttamente che indirettamente riconducibili ai Fasciani venivano impiegate per ripulire il denaro derivante dal traffico di sostanze stupefacenti.


La corruzione di Papalini

La Squadra Mobile di Roma, unitamente alla Guardia Costiera ed i Carabinieri eseguivano il 4 novembre 2014 un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Roma nei confronti di nove persone. Tra queste anche Aldo Papalini, allora direttore dell’Ufficio Tecnico dell’Unità Organizzativa Ambiente e Litorale del 13° Municipio (ora Decimo).

Tra i reati contestati a Papalini e agli altri vi erano l’abuso d’ufficio, la turbativa d’asta, la falsità ideologica, la concussione, la corruzione e vari reati finanziari. Papalini, impiegato all’interno del Municipio di Ostia, gestiva l’affidamento di numerosi appalti pubblici all’interno di un sistema corruttivo che lo vedeva in prima linea nel favorire determinati soggetti vicini alle organizzazioni criminali.

Sempre Papalini, grazie alla corruzione, riusciva a fare adottare determine dirigenziali che annullavano le concessioni in capo ad alcune aziende storiche che gestivano alcune attività balneari da numerosi anni, per affidarle a personaggi vicini alle organizzazioni criminali che controllano il litorale di Ostia, essenzialmente gli Spada e i Fasciani.

Da una perquisizione effettuata nei confronti di Papalini è stato rinvenuto un permesso di circolazione per invalidità intestato a Carmine Fasciani ed utilizzato da Papalini nella sua auto, permesso che gli consentiva di circolare nelle aree a traffico limitato.


L’aggravante mafiosa

Sebbene il litorale di Ostia sia sempre stato territorio privilegiato delle organizzazioni mafiose, da Cosa Nostra alla ‘ndrangheta, per via delle presenza contemporanea del porto turistico e dell’aeroporto Leonardo da Vinci, due luoghi di accesso per gli stupefacenti provenienti prevalentemente dalla Spagna e dall’Olanda, il Gip D’Alessandro è stato tra i primi ad avere riconosciuto la natura mafiosa (art.416 bis) dell’organizzazione autoctona dei Fasciani e dei loro sodali Spada.

Ciò a causa del loro modus operandi basato principalmente sulla minaccia derivante dal vincolo associativo, ma soprattutto dalla loro capacità di infiltrarsi nelle istituzioni utilizzandole per i loro fini, grazie non solo alla minaccia della violenza ma alla capacità di corruzione. Quest’ultima, esattamente come accade per le mafie classiche con il pizzo, testimonia la capacità di controllo del territorio oltre alla disponibilità fuori dalla norma di ingenti mezzi finanziari.

Nel motivare l’ordinanza di custodia cautelare relativa all’operazione Nuova Alba il Gip D’Alessandro scrive come dalle carte

emerga una particolare complessità e pervasività delle articolate strutture criminose ricostruite e come i singoli episodi segnalano una costante, cioè una struttura: la creazione di un sistema teso all’introito di denaro tramite il traffico di stupefacenti, anche internazionale, pur a mezzo di organigrammi armati; attraverso l’usura; attraverso le estorsioni, in una situazione che è di ferreo controllo del territorio, fino all’esposizione a lesione del bene primario della vita, con le aggressioni, con l’omicidio, con la diffusione criminale di sostanze stupefacenti tanatogene, con la disponibilità di armi di micidiale potenza offensiva.

Nel contesto spaventoso delineato ha senso ipotizzare il vincolo di intimidazione e le correlate situazioni di assoggettamento ed omertà proprie dei sodalizi mafiosi, per il conseguimento dei profitti che risultano indefettibili. Nel contesto in parola ha senso parlare di mafia; e la ragion d’essere vera della mafia è la capacità di smantellare l’esistente, e con esso qualunque sistema di trasparente gestione o legittimante garanzia degli assetti economici, per inserire la distonica sopraffazione del privilegio ingiustificato, della forza prevaricante.

Il ridisegno della costa e delle concessioni è polo di attrazione per le consorterie mafiose ed i loro disegni, in primisi economici, ma anche consapevolmente tesi ad una regolarizzazione affaristica, e ad uno smantellamento dello Stato, prendono corpo con chiarezza ad un passo dalla completa realizzazione. Lo sfondo è quello dell’acquisizione sistematica di beni produttivi e della loro fittizia intestazione a prestanome; ma il punto di arrivo è lo scardinamento del sistema: un saccheggio pacificamente operante a livello locale, nella dimensione regionale, e lontano da qualsivoglia controllo statale.

La Concessione in ragione degli introiti e dei beni ridisciplinati, deve creare un sistema affaristico privilegiato locale“.


Balini e i legami con le organizzazioni criminali

Nell’ordinanza dell’operazione Nuova Alba il Gip mette in evidenza i legami tra le organizzazioni criminali operanti su Ostia ed alcuni imprenditori locali. In questo ambito la figura imprenditoriale di spicco legata ai clan locali è quella di Mauro Balini, Presidente del Porto di Ostia legato al pluripregiudicato Cleto De Maria.

De Maria viene arrestato nel luglio del 2013 con l’accusa di essere la persona incaricata dal clan Triassi di gestire le attività economiche riconducibili al clan e situate nel Porto di Ostia.

De Maria vanta una condanna per traffico internazionale di stupefacenti in relazione alla quale ha scontato una pena detentiva di dieci anni. Nel 2007 assieme al fratello del boss Michele Senese Gennaro, che e’ anche suo suocero, è stato arrestato in Brasile mentre a bordo di un’imbarcazione a vela cercava di trasportare un carico di 300 chilogrammi di cocaina.

Se nel 2007 De Maria era associato ai Triassi, in seguito questi cambia schieramento e si costruisce un ruolo da intermediario tra Balini e un altro imprenditore vicino ai clan criminali, Silvano Giacometti, e l’organizzazione criminale di Roberto Giordani soprannominato Cappottone. Giordani, assieme a tale De Santis, sta scontando un periodo di reclusione per tentato omicidio ai danni di Vito Triassi (2007) capo dell’omonima famiglia.

Sin dalle prime conversazioni registrate sull’utenza del Balini – si legge sull’ordinanza dell’operazione Nuova Alba – è stato possibile avere conferma dell’esistenza di un’ambiente economico-finanziario inquietante, all’interno del quale agivano appartenenti alla criminalità organizzata interessati ai rilevanti movimenti di capitali e ai grossi investimenti che si stavano realizzando nel territorio di Ostia Lido“.

Balini è il volto presentabile attraverso il quale le organizzazioni mafiose si muovono nel mondo degli affari che contano, potendo vantare un patrimonio di relazioni sociali fuori dal normale: intrattiene i rapporti non solo con personalità militari di grado elevato, è scritto nell’ordinanza, ma anche con soggetti imprenditoriali di rilievo nazionale ed internazionale come la CMC di Ravenna, la EDP Limited London e Italia Navigando.

Balini – scrive ancora il Gip D’Alessandro – segna il salto di qualità, sicché accedere a lui equivale ad accedere ai piani alti, e scalzare i suoi abituali collaboratori equivale ad inserirsi nel circuito degli affari presentabili“.

Ma Balini non è solo un punto di riferimento nel mondo degli affari per quanto riguarda i capitali di provenienza illecita, ma anche un referente riconosciuto nell’ambiente del crimine organizzato che opera sul litorale di Ostia. Quando il pregiudicato Roberto Giordano si trova recluso, sarà Cleto di Maria ad indirizzare sua moglie, Barchesi Sara, da Balini;

Balini, in forza dei legami che intrattiene con gli ambienti criminali, assicurerà un ricco mantenimento al figlio di Giordano, pagandogli oltre alla scuola privata anche un viaggio in Canada.

Si legge ancora nell’ordinanza relativa a Nuova Alba:

E’ agevole ritenere che ciò è stato possibile solo per un sostanziale indebolimento dei Triassi, in un contesto nel quale Balini, con i suoi contatti, con le sue relazioni, è sempre l’obbiettivo da raggiungere, per trasmigrare nelle attività commerciali di apparente rispettabilità e liceità.

Sono gli stessi epigoni della Banda della Magliana ad agire, ma non è ragionevole pensare che agiscano da soli: quantomeno si giovano dell’incalzante operatività dei Fasciani e degli Spada“.


Il riconoscimento del 416 bis al clan Fasciani

In relazione alle proiezioni future nel mondo degli affari da parte dei clan di Ostia, interessanti sono le motivazioni che il Gip D’Alessandro ha formulato in relazione agli accertamenti patrimoniali del febbraio 2014, successivi all’esecuzione dell’ordinanza di arresto Nuova Alba:

Dopo avere esaminato la richiesta del Pm limitata, evidentemente, alle sole attività commerciali ed agli stabilimenti balneari,il Gip sottolinea come

la ricerca possa continuare, non dovendosi dimenticare che la società degli affari guarda alle concessioni balneari, ma anche al Porto, come ad un’occasione che coglie la vocazione economica del territorio e punta alla sua conversione, attraverso il gioco d’azzardo, in struttura deputata al riciclaggio“.

Il 13 giugno 2014 il GUP di Roma ha riconosciuto, a seguito del rito abbreviato, il carattere mafioso del clan Fasciani, specificando come:

il metodo adottato dall’associazione appare connotato da stili comportamentali tali da conseguire, in concreto e nell’ambiente nel quale l’associazione ha operato, una effettiva capacità di intimidazione

e ancora:

Le condizioni di assoggettamento della popolazione e gli atteggiamenti omertosi conseguono più, che a singoli atti di sopraffazione solo residualmente consumati, al c.d. prestigio criminale dell’associazione che per la sua notorietà e per la capacità di esprimere messaggi minatori, anche simbolici ed indiretti, si è accreditata come un centro di potere malavitoso temibile ed effettivo“.

Con la sentenza del 30 gennaio 2015 la prima Sezione Penale del Tribunale di Roma ha condannato i membri della famiglia Fasciani per associazione di tipo mafioso, oltre ad una serie di altri reati, infliggendo loro pene detentive per complessivi 200 anni di carcere.

Si tratta di una condanna che ha un valore storico poiché finalmente, dopo l’operazione Colosseo del 16 aprile 1993 che ha condotto all’azzeramento dell’organizzazione denominata Banda della Magliana ma all’impossibilità di dimostrare, in sede di giudizio, il suo carattere mafioso, finalmente un Tribunale della Capitale riconosce l’esistenza di un’organizzazione di tipo mafioso attiva sul territorio di Roma. (cm)

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