stracci

Un’altra vicenda che ha messo in luce i legami tra l’organizzazione di Buzzi e Carminati e la criminalità organizzata, in particolare i clan di camorra, è rappresentata dall’inchiesta denominata”Stracci”.

L’inchiesta del gennaio 2015 coinvolge il clan Cozzolino che domina nelle frazioni napoletane di Ercolano e di Portici, e che è guidato da Pietro Cozzolino boss di spessore criminale, con una condanna passata in giudicato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.

E’ dal dopoguerra che l’economia di Ercolano si fonda sul tessile di seconda scelta, le cd “pezze americane”, già da allora smerciate nei mercati dei paesi in via di sviluppo, ed è nel controllo di tale attività e nel successivo suo evolversi in recupero dei tessuti di scarto, che il clan Cozzolino deve la sua fortuna.

Dunque se l’attività principale del clan è lo spaccio di sostanze stupefacenti, i proventi di tale attività vengono poi ripuliti in quella di recupero dei tessuti di scarto, esportati poi illegalmente in Africa.

Scrive a questo riguardo il gip dell’ordinanza Stracci, del 15 gennaio 2015 :

si ha una rappresentazione quasi plastica della destinazione dei flussi di denaro di provenienza criminosa, e una visione immediata e trasparente della coincidenza tra gli autori del delitto e i beneficiari degli impieghi. Impieghi che hanno una parvenza esteriore di liceità, correlati come sono, non a un traffico immediatamente tanatogeno, ma a un commercio maturato all’ombra di un’azienda municipalizzata pubblica di una Capitale europea di primo piano, ossia Ama spa, credenziale in certo senso invalicabile“.


L’attività illecita del clan

La raccolta degli indumenti di scarto, quelli che finiscono nei contenitori gialli di metallo posti accanto ai cassonetti della spazzatura, veniva in genere appaltata ad alcune Onlus. I capi scartati che finivano nei contenitori preposti alla raccolta ricoprono formalmente la qualifica di rifiuti, e per poter essere messi di nuovo sul mercato devono subire un trattamento di selezione ed igienizzante svolto da aziende appositamente certificate. Trattamento che comporta un costo elevato.

Nell’indagine Stracci tale compito veniva svolto dalle cooparative Onlus New Horizons, e Lapemaia. Entrambe le onlus si occupano ufficialmente “dell’esercizio della raccolta e del riutilizzo in proprio e per conto terzi, di abiti, pellami e di qualsiasi sotto lavorazione di tali produzioni, nonché di recupero e di preparazione per il riciclaggio dei rifiuti soldi urbani, industriali e biomasse“.

In particolare dagli accertamenti degli organi inquirenti è emerso come il legale rappresentante della coop Onlus New Horizons, Urbinati Eugenia, sia la moglie di Monti Mario, vicepresidente del Consorzio Il Solco. In realtà il vero referente e gestore della New Horizons era Pietro Cozzolinio, figura di vertice dell’omonimo clan.


Il legami tra Mafia Capitale e il clan Cozzolino

Ama spa – ATI Roma Ambiente è la divisione dell’ex municipalizzata romana che si occupa della gestione dei rifiuti tessili-abiti usati. Questa affidava il servizio di raccolta e di riciclo alle due cooperative-Onlus New Horizons e Lapemaia. E ciò è avvenuto semplicemente grazie alla qualifica di Onlus, non essendo stato necessario altro tipo di qualifica o di controllo. Esattamente come e’ accaduto con l’affidamento diretto  alle cooperative che gestiscono servizi sociali e che al contempo si occupano del recupero, in termini lavorativi, di fasce svantaggiate di popolazione. Da qui la spiegazione del trattamento fiscale agevolato di cui godono entrambe, posto che il loro fine ultimo non è rappresentato dall’utile.

Secondo gli inquirenti il legame tra l’organizzazione di Mafia Capitale e il clan di camorra era evidenziato proprio dall’affidamento diretto senza gara del servizio di raccolta degli abiti usati. Tale servizio riguardava  oltre il comune di Roma, anche una serie di altri comuni del Lazio, della Campania e dell’Abruzzo, in tutti i casi esaminati affidato senza gara.

Tale modalità di affidamento consentiva al sodalizio di Mafia Capitale di agevolare l’attività di recupero illegale degli stracci-rifiuti,  sebbene essa sia consentita dalla vigente normativa solo come “condizione di eccezione” (ai sensi dell’art.57, comma 2 lett.c del D.lgs 163/2006).

Questo elemento unito ad una patologica assenza di controlli da parte dell’ente affidatario del servizio,  vedi Ama spa – ATI Roma Ambiente, ha rappresentato l’anello debole del sistema di raccolta degli “stracci”, consentendo ad una struttura vicina all’amministrazione capitolina come la coop 29 giugno, di sovrintendere il servizio che a livello nazionale è gestito in regime di monopolio dal clan Cozzolino.


Le attività della New Horizons

La coop Onlus New Horizons rappresentava la cerniera tra il Mondo di Mezzo e il mondo degli abiti usati del clan Cozzolino.

Il personaggio chiave dell’attività era Danilo Sorgente, che oltre ad essere amministratore della B&D Ecology srl era anche responsabile tecnico dell’impianto di recupero di rifiuti tessili gestito dalla New Horizons.

In questo frangente Mario Monge, attraverso la cooperativa il Solco,  ha rappresentato una sorta di cavallo di troia per l’organizzazione camorristica, avendo al suo interno il vicepresidente Roberto Monti, marito della Eugenia Urbinati, rappresentante legale della New Horizons.

Il consorzio Solco, attraverso Mario Monge, era collegato a Salvatore Buzzi, e riusciva ad ottenere in affidamento diretto la raccolta degli abiti usati proprio in virtu’ di tale legame.

L’essenza di controlli, unita al mancato trattamento dei capi raccolti, consentiva al sodalizio camorristico di realizzare enormi profitti in un’attivita’, quella del riciclaggio degli abiti usati, svolta senza nessun concorrente. Ma l’illiceità delle condotte del clan coinvolgeva anche la fase di spedizione della merce all’estero, merce che, per abbattere i costi di spedizione, veniva formalmente declassata da rifiuto a bene di consumo. Cio’ avveniva grazie alla falsificazione dei documenti di trasporto ed all’impiego di società di intermediazione utilizzate per nascondere un processo, quello di sterilizzazione, che  di fatto non veniva mai effettuato.


Il ruolo di Monge e di Buzzi

L’attività di raccolta di abiti usati nel territorio del comune di Roma veniva garantita ed agevolata dal sodalizio guidato da Buzzi e Carminati. Quest’ultimo infatti, grazie al suo potere, riusciva ad assicurare all’interno di Ama spa quelle nomine a livello  dirigenziale che consentivano di controllare Ama spa – ATI Roma Ambiente, e conseguentemente l’affidamento diretto del servizio di raccolta stracci.

Scrive a proposito di Buzzi la relazione conclusiva della Commissione di accesso a Roma Capitale:

Un altro soggetto apicale del sodalizio criminologhe risponde al nome di Mafia Capitale, Buzzi Salvatore, interfaccia economico di Carminati e dominus incontrastato delle cooperative sociali, costituisce il regista anche dell’associazione temporanea imprese ATI Roma Ambiente, aggregato di consorzi di imprese cooperative, costola del più ampio disegno di ripartizione degli appalti distribuiti dall’Ama spa in materia di verde pubblico, raccolta multilaterale dei rifiuti e raccolta del tessile. Con tali presupposti non è dato escludere che la determina dirigenziale del 23 settembre 2008 – che, a far data dal 1° novembre 2008, ripartisce il territorio comunale dell’ATI Roma Ambiente – risponda alle logiche spartitorie rientranti nell’ampio disegno corruttivo di Buzzi. Di tanto vi è una concreta emergenza documentale che – in una con le intercettazioni successive, disvelatrici delle condotte dei beneficiari e dei loro associati campani fino all’iter del bando 2013 – consente di chiarire che nemmeno gli appalti per i rifiuti tessili, connotati, peraltro, da un giro d’affari di milioni di euro, sono sfuggiti all’interesse della criminalità organizzata, che pur di massimizzare i profitti in tale fattispecie ha compromesso i beni della salute e dell’igiene pubblica“.

In particolare con la determina dirigenziale del 29.09.08 n. 205

in sostanziale ossequio ai desiderata spartitori di Buzzi”, ha suddiviso la città di Roma in settori affidati al Consorzio “Alberto Bastiani”, legato alla Comunità Capodarco di Roma il 2° ed il 3° lotto comprendente i Municipi 1, 17, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, ed il Consorzio “Il Sol.Co” – Solidarietà e Cooperazione, il 1° ed il 4° lotto, comprendente i Municipi 15, 16, 18, 19, 20, 2, 3, 4, 5, per effettuare con continuità il servizio di raccolta dei rifiuti tessili a decorrere dal 1.11.08 successivamente prorogato al 31.12.12“.


Il potere mafioso della mediazione

Dunque non è pensabile che il duo Buzzi-Carminati, capace  di controllare le nomine in Ama spa oltre che di disporre di “cavalli” ovvero di politici alle proprie dipendenze in tutti gli schieramenti dell’Assemblea Capitolina, tanto nell’amministrazione Alemanno quanto in quella Marino, non avesse sotto la sua supervisione anche il controllo della raccolta dei rifiuti tessili. Così come non è immaginabile che esso insieme ai suoi sodali, non ricavasse alcun un vantaggio dalla scelta di affidare in regime di duopolio a Monge, associato al clan Cozzolino, tale attività.

Scrive a questo riguardo il gip nell’ordinanza “Stracci” dell’ 8.01.15:

Posto che Buzzi risulta dominus del sistema cooperativistico romano, con un consorzio  dal consolidato di circa 60 milioni di euro, per un verso, e, per l’altro, forte del suo sodalizio con Carminati, governa, in fatto, Ama spa, che delle cooperative sociali è l’interlocutore istituzionale; posto che interferisce sulle nomine Berti e Fiscon; estromette Anelli; corrompe Panzironi, come può immaginarsi che una simile organizzazione – che è pacificamente parte del sistema – poteva non interessargli? E quanto logica suggerisce, ossia che sia stato Buzzi e regolare la gestione e i conferimenti abilitativi alle attività di raccolta e commercio del rifiuto tessile per i soggetti inseriti nell’ATI anche per il 2008, è apertamente confermato dalle vicende successive al bando 2008“.

E’ infatti grazie alle intercettazioni captate dagli inquirenti tra Buzzi e il presidente del Consorzio il SolCo, Mario Monge, e relative alla gara per la raccolta del multilaterale, che è stato possibile ricostruire le gerarchie fra i due ed i loro rispettivi interessi.

Solo con la rinuncia alla gara 30/2013 del multimaterale Monge riesce infatti ad ottenere l’assegnazione dell’appalto del rifiuto tessile, gara di cui si avvantaggeranno principalmente i Cozzolino ed i loro referenti, Eugenia Urbinati e Roberto Monti.

In un’intercettazione, Caldarelli  riporta Buzzi le testuali parole di Monge:

Ma che..ma che vado a fa la guerra a Buzzi, io…mo che me ce so rimesso a lavorà insieme. Mo glie vado a fa la guerra?“.

Sebbene Buzzi non abbia avuto rapporti diretti con il clan Cozzolino o con i loro referenti, ne i Cozzolino, ne il loro rappresentante Danilo Sorgente avrebbero potuto lavorare sul territorio della Capitale senza il permesso di Buzzi e del suo socio Carminati.

Scrive a questo riguardo ancora il gip: “Chi vuole vincere non paga più – come un tempo – solo la pubblica amministrazione, in un contesto che è solo corruttivo, ma paga il titolare di poteri di fatto all’interno della Pubblica Amministrazione, poteri che sono correlati al dominio della strada, e che si proiettano nel mondo istituzionale, condizionandolo anche con la corruzione, poteri che sono, in una parola, di stampo mafioso…E’ una depredazione del pubblico denaro che presuppone un sistema, e ben difficilmente se ne può cogliere l’esatta collocazione penale con l’ara concettuale dell’abuso del pubblico funzionario, dal momento che la spiegazione si rinviene negli organigrammi mafiosi infiltrati nell’istituzione e nei flussi corruttivi, quindi in tutt’altra situazione, assolutamente eterogenea..”. (cm)

  

 

 

 

Advertisements