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L’avvocato Pierpaolo Dell’Anno ha rappresentato la difesa per conto di diversi personaggi apparsi nell’inchiesta Mafia Capitale.

Primo fra tutti Fabrizio Franco Testa, già coinvolto nell’inchiesta ENAV-Finmeccanica assieme all’ex consulente dell’amministratore delegato Piergiorgio Guarguaglini, Lorenzo Cola. Condannato in primo grado ad una anno per una vicenda di corruzione perché senza gara riusciva a fare assegnare alla Selex Sistemi Integrati, gruppo Finmeccanica, una decina di appalti da ENAV (al 90% del Tesoro), Testa ha rivestito per sei anni (2003-2009) il ruolo di consigliere di amministrazione dell’ente che gestisce il controllo aereo. Sempre Testa ha poi patteggiato una pena di un mese per una presunta corruzione legata alla sua nomina di vicepresidente di Tecnosky. Molto legato all’ex sindaco Gianni Alemanno, suo sponsor politico, nell’inchiesta Mafia Capitale Testa rivestiva il ruolo di anello di congiunzione tra il sodalizio criminale guidato da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, e l’amministrazione capitolina. Data l’importanza del ruolo, si era fatto anche il suo nome in relazione alla sostituzione del direttore generale dimissionario di AMA spa, Giuseppina Anelli. Ma alla fine gli venne preferito il più esperto Giovanni Fiscon.


Mancini e le presunte minacce

Altro personaggio entrato nell’inchiesta Mafia Capitale e difeso dall’avvocato Dell’Anno è Riccardo Mancini. Responsabile della raccolta fondi per la campagna elettorale di Alemanno nonché tesoriere della sua fondazione Giovane Italia, nel 2008 con l’elezione a sindaco dell’ex ministro delle Politiche Agricole, Mancini viene nominato amministratore delegato dell’importante partecipata EUR spa (90% MEF 10% Comune di Roma), che gestisce il patrimonio immobiliare pubblico nell’omonimo quartiere romano.

Mancini viene arrestato nel gennaio 2013 per una tangente da 600 mila euro versata dalla Breda Menarini, gruppo Finmeccanica, in relazione alla gara per la mobilità relativa al cd corridoio laurentino, gara che prevedeva l’acquisto di 40 autobus prodotti dall’azienda italiana. Quando sembra che Mancini stia per collaborare con i magistrati e raccontare chi sia il politico destinatario di quella tangente, ecco che entra in scena Carminati.

Il Pirata si reca presso lo studio dell’avvocato dell’Anno, in via Nicotera 29, ad incontrare proprio Mancini; l’incontro, documentato dalle videocamere del ROS, avviene nella hall del condominio dove ha sede lo studio del noto penalista.

Tale incontro riveste un ruolo determinante poiché potrebbe costituire la prova, ove venisse dimostrata la minaccia espressa da Carminati nei confronti di Mancini, del carattere mafioso dell’organizzazione. Intercettato nella sua auto mentre parla con Giuseppe Campennì, Buzzi racconta di come all’ex braccio destro di Alemanno sia stato detto: “Lo semo andati a pià..gliamo detto cioè o stai zitto e sei riverito o se parli poi…non c’è posto in cui te poi andà a nasconde“.


L’arresto di Mancini e la nomina di Dell’Anno

L’avvocato Dell’Anno condivide lo studio di via Nicotera, lo studio legale Fergola & Zordan, con gli avvocati Michelangelo Curti e Domenico Leto. E’ uno studio importante che ha difeso criminali famosi come Michele Senese ed Ernesto Diotallevi. Lo stesso figlio di Carminati, Andrea, ha eletto uno dei suoi penalisti come suo difensore, in relazione ad una vicenda legata ad un campo di paint ball.

La Procura di Roma ha recentemente archiviato le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa agli avvocati Dell’Anno, Curto e Leto, in relazione all’inchiesta Mafia Capitale.

I pm Paolo Ielo, Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli avevano mosso tali accuse poiché, a seguito della nomina di Dell’Anno a suo difensore da parte di Riccardo Mancini, nello studio di via Nicotera si svolgevano una serie di incontri col principale indagato dell’inchiesta, Massimo Carminati.

Dall’arresto di Riccardo Mancini e dalla cronologia degli eventi le indagini avevano infatti mostrato come la scelta di nominare come proprio difensore Dell’Anno fosse una conseguenza diretta dell’intervento di Carminati. Questo è quanto emerge dalle informative redatte dal reparto anticrimine del ROS che in quel momento teneva sotto costante osservazione l’ex NAR:

..il 26 settembre 2012, MANCINI Riccardo veniva sottoposto a perquisizione;

..il 27 settembre 2012, CARMINATI Massimo si incontrava con l’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo nei pressi del suo studio, sito in via Giovanni Nicotera n.29;
..il 1° ottobre 2012, MANCINI Riccardo nominava l’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo difensore di fiducia.


L’accusa di associazione esterna

L’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa (artt. 110 e 416 bis cp )nei confronti dei tre avvocati deriva  dalle strategie difensive poste in essere nei confronti dei loro clienti Riccardo Mancini e Fabrizio Franco Testa.

Dal riesame del teste Giorgio Colaci, maggiore del ROS, da parte dell’avvocato Gianluca Tognozzi, difensore di Giovanni De Carlo,  è emerso come l’attività intercettiva nei confronti di Dell’Anno, Curti e Leto sia cominciata a partire dal 23 marzo 2013. Successivamente, a partire dal 12 aprile, sono state posizionate le microspie all’interno degli uffici e quindi, a principiare dal 15 maggio anche le telecamere, sia all’interno che all’esterno dello studio, posizionate sul portone di accesso.

Dalle intercettazioni è emerso come non solo Dell’Anno ma anche Curti e Leto avessero un rapporto fiduciario con il “Pirata” ed altri membri del sodalizio di Mafia Capitale, ed inoltre come tale rapporto non avesse alla base alcuna delega difensiva. A questo proposito nell’ordinanza del 2 dicembre si legge:

Ritenuto, in ordine all’utilizzabilità delle risultanze investigative contenute in atti ed, in particolare, alle intercettazioni telefoniche/ambientali, riconducibili agli avv. Pierpaolo DELL’ANNO, Michelangelo CURTI e Domenico LETO, che i predetti sono stati iscritti nel presente procedimento il 19.2.2013, per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, stante quanto stava emergendo dalle indagini, ovvero gli incontri che avvenivano, dopo la nomina dell’avv. DELL’ANNO, quale difensore di Riccardo MANCINI, nello studio del predetto con gli indagati. Le intercettazioni in questione hanno, infatti, proprio riguardato i rapporti tra gli avvocati D’ANNO, CURTI Michelangelo e LETO Domenico con Massimo CARMINATI ed altri membri del sodalizio, del tutti avulsi dal rapporto fiduciario intercorrente tra difensore – cliente; non risulta, infatti, che gli indagati fossero assistiti dai predetti legali in alcun procedimento, tant’è che le loro conversazioni hanno avuto ad oggetto, come meglio sarà di seguito precisato ed argomentato, la linea difensiva da adottare in altro procedimento nei confronti di Riccardo MANCINI, o meglio (come sarà ampiamente di seguito esposto), come evitare che questi, indagato ed arrestato in altro procedimento, con riferimento al quale l’avv. DELL’ANNO era stato nominato, riferisse notizie nocive per i sodali;


Il divieto di intercettazioni sui legali ex art 103 del cpp

Il rapporto fiduciario tra avvocato e assistito è protetto dal divieto di intercettazioni, così come previsto dall’art. 103 del cpp. Tale tutela vale solo nel caso in cui il legale abbia ricevuto una delega valida dal suo assistito, e dunque sia investito professionalmente del ruolo di difensore. Diverso il caso in cui tra un legale ed un imputato esista un rapporto di amicizia e di confidenza, senza che ciò abbia dato luogo ad una delega formale a rappresentare in giudizio l’indagato. In tal caso, secondo la giurisprudenza prevalente, le intercettazioni non solo sono consentite ma sono anche utilizzabili in giudizio. Si legge a tal riguardo nell’ordinanza:

sul punto, si osserva che è pacifico in giurisprudenza che la ratio del divieto di intercettazioni di conversazioni di cui all’art. 103 c.p.p. deve essere rinvenuta nella tutela dell’esercizio della funzione difensiva e, quindi, di un diritto costituzionalmente protetto; da qui deriva il divieto di utilizzabilità previsto dal combinato disposto degli artt. 103, c. 7 e 271 c.p.p.. Di conseguenza, perché possa essere fatta valere detta inutilizzabilità è necessario che il difensore venga a conoscenza dei fatti a causa dell’esercizio delle funzioni difensive o della propria professione (Cass., n. 17979 del 2013) e sempre che attengano la funzione esercitata (SSUU n. 25 del 1993; Cass. Sez. 2, n. 26323 del 29.05.2014); le conversazioni o comunicazioni possono essere individuate, ai fini della loro utilizzabilità, anche a seguito di una verifica postuma, successiva, dunque, alla captazione ( Cass., sez. 6, n. 38578 del 3.6.2008; Cass., sez. 6, n. 34065 del 4.7.2006).


La confidenzialità di Carminati

 La confidenzialità di Carminati con gli avvocati Curtò e Leto affiora da una serie di intercettazioni ambientali tratte dal ROS all’interno dello studio dei due legali. Sono due in particolare le conversazioni nelle quali Carminati mette a conoscenza i due penalisti di vicende che lo riguardano, e che nulla hanno a che fare con i suoi guai giudiziari. Nella prima, del 18 aprile 2013, “il Cecato” racconta dei rapporti tra Mokbel e Iannilli; in particolare di come questi risalissero al periodo 2008-2009. Carminati accenna poi di come fu Iannilli a contattarlo, per richiedere la sua protezione di fronte alle minacce di morte di Mokbel. Iannilli aveva ricevuto da Mokbel setto o otto milioni di euro per costituire la società Digint, ma poi quei soldi Mokbel li aveva rivoluti indietro, di punto in bianco, decidendo di uscire dall’operazione. Carminati racconta anche di essersi incontrato con Mokbel e di avergli detto:

piate i soldi tuoi per sto…disturbo…piano, piano, senza che fai caciara, che alzi tutta questa… questo polverone“.

E ancora Carminati racconta di avere detto a Mokbel:

te li danno i soldi, non è che…(inc.)…e             infatti in parte…gleli hanno dati…piano piano”. Carminati racconta poi di come il suo intervento fosse stato remunerato da Iannilli: “Io ti do una mano, ma tutto c’ha un costo…” .

Gli inquirenti hanno potuto accertare come in effetti tra Carminati e Mokbel vi siano stati degli incontri. Uno sarebbe stato documentato presso il distributore di corso Francia, sfortunatamente fuori dal campo visivo della videocamera piazzata dal ROS. In un’altra occasione, invece, sarebbe stato Carminati a recarsi fino a casa di Mokbel, per cercare di appianare la lite esplosa con Iannilli. Racconterà ancora il Pirata, nel corso di un’ambientale tratta dal bar di via di Vigna Stelluti, di come Mokbel abbia smesso di cercare Iannilli come “favore personale”.

sono andato da Gennaro, Gennaro ha meditato un po’ poi mi ha detto ‘a Mà, va bene a livello di cortesia, la cortesia te la faccio a me me deve ridà i soldi, quelli anticipati, però me li dà, chiaro un poco per volta, ma se tu lo terrorizzi lo pigli per il collo i soldi non li riprendi non fare il Giannararo [fonetico], capito?” No, tranquillo loro si stavano cominciando … inc … e poi è successo tutto l’hambaradam …”

La seconda intercettazione è relativa ad una conversazione di Mokbel nell’ambito dell’inchiesta Digint-Broker. Nella telefonata Mokbel afferma:

Cioè, tipo, er Pirata, quanto deve prendere ancora. Dobbiamo vedè quanto j’abbiamo dato, perché, caso mai, ce li deve ridà lui. I bud ci devono ridà loro, capito, perché poi dobbiamo vedè qual’è la differenza tra tutti quelli che mettono i soldi e quello che avanza. Quello che avanza, escluso il tec, so i nostri“.

Carminati, non si sa bene come, conosce questa intercettazione e nello studio di Dell’Anno, di fronte agli avvocati Curto e Leto, si affanna ad affermare che il Pirata a cui si fa riferimento non è lui, sebbene pirata sia uno dei suoi soprannomi come testimoniano diverse intercettazioni.

Michelangelo Curto, Massimo Carminati, Domenico Leto

DOMENICO: ..(inc)..(sovrapposizione di voci)
MASSIMO:
…il nome …inc.. (vero – fonetico) è pirata
MICHELANGELO: …perchè io gli ho detto ”scusami”, perché gli ho detto ”scusa.”..(inc).. da fastidio, ho detto “scusami, stiamo a fa.. le persone (inc)..”
MASSIMO:
e quando te l’ha chiesto?
MICHELANGELO: me l’ha chiesto….eh.. …tanto tempo fa…
MASSIMO:
…tanto tempo fa, ma lui c’aveva un’idea chiara, più o meno su..(inc)..

MICHELANGELO: però da quello che stai dicendo tu… …lui aveva capito…
MASSIMO: …no… …che pirata.. era come che diceva…Carminati…
MICHELANGELO: ma infatti lui..(inc)… (si sovrappongono le voci)
MASSIMO:
…eh eh… pirata… io so stato sempre il pirata..
MICHELANGELO: dimmelo, no?.. ma il gli ho detto “dimmelo.. che fai..(inc)..(sovrapposizione di voci, ndr) pirata dillo, no?.. che fai ti rendi partecipe… …inc… “(sovrapposizione di voci, ndr)

MASSIMO: ..non solo…
MICHELANGELO: invece evidentemente aveva verificato, no questa cosa mi ha …me la so rivalutata..,, perché in tutto il processo, lui è stato sempre molto sereno…
MASSIMO: …sempre….


Il favoreggiamento di Di Carlo e la fuga di notizie

Giovanni De Carlo entra ufficialmente nell’inchiesta Mafia Capitale a seguito delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Roberto Grilli. Lo skipper romano descrive “Giovannone” come un tuttofare alle dipendenze dirette di Massimo Carminati e di Riccardo Brugia, che si sposta sulle strade di Roma su di una Smart. Ma la vecchia figura dell’ex pugile addetto al recupero crediti non si addice a lui. De Carlo non è solo un mero esecutore nel panorama del Mondo di Mezzo, quello descritto da Carminati nella celebre intercettazione che ha dato il nome all’indagine. Come risulta da diverse intercettazioni infatti, in particolare quelle tra Fabio Gaudenzi e Filippo Macchi, De Carlo riveste un ruolo di primo piano nel mondo della criminalità romana: “Lui è molto amico di Massimo, è stato pe’ tanto tempo insieme a lui; anche Riccardo c’è molto amico; penso che forse come rapporto d’amicizia, magari qui (inc.) più come me, pure al di fuori del business, diciamo”; e poi, riguardo al suo spessore criminale Gaudenzi afferma: “c’ha un grosso, cioè…oggi c’ha un grosso potere a Roma”. E sugli attuali equilibri e rapporti di lavoro che legano De Carlo a Carminati, Gaudenzi racconta: “A volte ha fatto cose insieme, a volte, a volte no. E’ abbastanza indipendente; poi anche il fatto di…mano, mano che uno cresce..”

Oltre al reato di intestazione fittizia di beni, De Carlo è accusato di favoreggiamento aggravato, poiché “su richiesta degli avvocati – si legge nell’ordinanza del 2 dicembre – Domenico Leto e Michelangelo Curti, quest’ultimo informato da Massimo Carminati che erano in atto attività di intercettazione ambientale nello studio legale ove lavorava, aiutava Massimo Carminati e gli altri componenti del sodalizio di tipo mafioso indicato e i tre legali citati, indagati per concorso esterno in detto aggregato associativo, a eludere le investigazioni in atto nei loro confronti, individuando un’applicazione tecnica, che consentiva l’intercettazione ambientale all’interno dello studio legale dell’avvocato Pierpaolo Dell’Anno, ubicato in via Nicotera n.29, con l’aggravante di avere agito al fine di agevolare il sodalizio indicato al capo 1)”.

Nel riesame dell’avvocato Tognozzi, il maggiore Colaci racconta di come le persone ad essere a conoscenza dell’esistenza di quella microspia nello studio dei tre avvocati fossero molto poche. In particolare, oltre all’Autorità Giudiziaria, il personale addetto all’attività intercettiva, circa una decina di uomini, e la catena di comando ad esso sovraordinato. (cm)

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