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Claudio Meloni

Mese

ottobre 2016

Mafia Capitale e il clan Cozzolino

stracci

Un’altra vicenda che ha messo in luce i legami tra l’organizzazione di Buzzi e Carminati e la criminalità organizzata, in particolare i clan di camorra, è rappresentata dall’inchiesta denominata”Stracci”.

L’inchiesta del gennaio 2015 coinvolge il clan Cozzolino che domina nelle frazioni napoletane di Ercolano e di Portici, e che è guidato da Pietro Cozzolino boss di spessore criminale, con una condanna passata in giudicato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.

E’ dal dopoguerra che l’economia di Ercolano si fonda sul tessile di seconda scelta, le cd “pezze americane”, già da allora smerciate nei mercati dei paesi in via di sviluppo, ed è nel controllo di tale attività e nel successivo suo evolversi in recupero dei tessuti di scarto, che il clan Cozzolino deve la sua fortuna.

Dunque se l’attività principale del clan è lo spaccio di sostanze stupefacenti, i proventi di tale attività vengono poi ripuliti in quella di recupero dei tessuti di scarto, esportati poi illegalmente in Africa.

Scrive a questo riguardo il gip dell’ordinanza Stracci, del 15 gennaio 2015 :

si ha una rappresentazione quasi plastica della destinazione dei flussi di denaro di provenienza criminosa, e una visione immediata e trasparente della coincidenza tra gli autori del delitto e i beneficiari degli impieghi. Impieghi che hanno una parvenza esteriore di liceità, correlati come sono, non a un traffico immediatamente tanatogeno, ma a un commercio maturato all’ombra di un’azienda municipalizzata pubblica di una Capitale europea di primo piano, ossia Ama spa, credenziale in certo senso invalicabile“.


L’attività illecita del clan

La raccolta degli indumenti di scarto, quelli che finiscono nei contenitori gialli di metallo posti accanto ai cassonetti della spazzatura, veniva in genere appaltata ad alcune Onlus. I capi scartati che finivano nei contenitori preposti alla raccolta ricoprono formalmente la qualifica di rifiuti, e per poter essere messi di nuovo sul mercato devono subire un trattamento di selezione ed igienizzante svolto da aziende appositamente certificate. Trattamento che comporta un costo elevato.

Nell’indagine Stracci tale compito veniva svolto dalle cooparative Onlus New Horizons, e Lapemaia. Entrambe le onlus si occupano ufficialmente “dell’esercizio della raccolta e del riutilizzo in proprio e per conto terzi, di abiti, pellami e di qualsiasi sotto lavorazione di tali produzioni, nonché di recupero e di preparazione per il riciclaggio dei rifiuti soldi urbani, industriali e biomasse“.

In particolare dagli accertamenti degli organi inquirenti è emerso come il legale rappresentante della coop Onlus New Horizons, Urbinati Eugenia, sia la moglie di Monti Mario, vicepresidente del Consorzio Il Solco. In realtà il vero referente e gestore della New Horizons era Pietro Cozzolinio, figura di vertice dell’omonimo clan.


Il legami tra Mafia Capitale e il clan Cozzolino

Ama spa – ATI Roma Ambiente è la divisione dell’ex municipalizzata romana che si occupa della gestione dei rifiuti tessili-abiti usati. Questa affidava il servizio di raccolta e di riciclo alle due cooperative-Onlus New Horizons e Lapemaia. E ciò è avvenuto semplicemente grazie alla qualifica di Onlus, non essendo stato necessario altro tipo di qualifica o di controllo. Esattamente come e’ accaduto con l’affidamento diretto  alle cooperative che gestiscono servizi sociali e che al contempo si occupano del recupero, in termini lavorativi, di fasce svantaggiate di popolazione. Da qui la spiegazione del trattamento fiscale agevolato di cui godono entrambe, posto che il loro fine ultimo non è rappresentato dall’utile.

Secondo gli inquirenti il legame tra l’organizzazione di Mafia Capitale e il clan di camorra era evidenziato proprio dall’affidamento diretto senza gara del servizio di raccolta degli abiti usati. Tale servizio riguardava  oltre il comune di Roma, anche una serie di altri comuni del Lazio, della Campania e dell’Abruzzo, in tutti i casi esaminati affidato senza gara.

Tale modalità di affidamento consentiva al sodalizio di Mafia Capitale di agevolare l’attività di recupero illegale degli stracci-rifiuti,  sebbene essa sia consentita dalla vigente normativa solo come “condizione di eccezione” (ai sensi dell’art.57, comma 2 lett.c del D.lgs 163/2006).

Questo elemento unito ad una patologica assenza di controlli da parte dell’ente affidatario del servizio,  vedi Ama spa – ATI Roma Ambiente, ha rappresentato l’anello debole del sistema di raccolta degli “stracci”, consentendo ad una struttura vicina all’amministrazione capitolina come la coop 29 giugno, di sovrintendere il servizio che a livello nazionale è gestito in regime di monopolio dal clan Cozzolino.


Le attività della New Horizons

La coop Onlus New Horizons rappresentava la cerniera tra il Mondo di Mezzo e il mondo degli abiti usati del clan Cozzolino.

Il personaggio chiave dell’attività era Danilo Sorgente, che oltre ad essere amministratore della B&D Ecology srl era anche responsabile tecnico dell’impianto di recupero di rifiuti tessili gestito dalla New Horizons.

In questo frangente Mario Monge, attraverso la cooperativa il Solco,  ha rappresentato una sorta di cavallo di troia per l’organizzazione camorristica, avendo al suo interno il vicepresidente Roberto Monti, marito della Eugenia Urbinati, rappresentante legale della New Horizons.

Il consorzio Solco, attraverso Mario Monge, era collegato a Salvatore Buzzi, e riusciva ad ottenere in affidamento diretto la raccolta degli abiti usati proprio in virtu’ di tale legame.

L’essenza di controlli, unita al mancato trattamento dei capi raccolti, consentiva al sodalizio camorristico di realizzare enormi profitti in un’attivita’, quella del riciclaggio degli abiti usati, svolta senza nessun concorrente. Ma l’illiceità delle condotte del clan coinvolgeva anche la fase di spedizione della merce all’estero, merce che, per abbattere i costi di spedizione, veniva formalmente declassata da rifiuto a bene di consumo. Cio’ avveniva grazie alla falsificazione dei documenti di trasporto ed all’impiego di società di intermediazione utilizzate per nascondere un processo, quello di sterilizzazione, che  di fatto non veniva mai effettuato.


Il ruolo di Monge e di Buzzi

L’attività di raccolta di abiti usati nel territorio del comune di Roma veniva garantita ed agevolata dal sodalizio guidato da Buzzi e Carminati. Quest’ultimo infatti, grazie al suo potere, riusciva ad assicurare all’interno di Ama spa quelle nomine a livello  dirigenziale che consentivano di controllare Ama spa – ATI Roma Ambiente, e conseguentemente l’affidamento diretto del servizio di raccolta stracci.

Scrive a proposito di Buzzi la relazione conclusiva della Commissione di accesso a Roma Capitale:

Un altro soggetto apicale del sodalizio criminologhe risponde al nome di Mafia Capitale, Buzzi Salvatore, interfaccia economico di Carminati e dominus incontrastato delle cooperative sociali, costituisce il regista anche dell’associazione temporanea imprese ATI Roma Ambiente, aggregato di consorzi di imprese cooperative, costola del più ampio disegno di ripartizione degli appalti distribuiti dall’Ama spa in materia di verde pubblico, raccolta multilaterale dei rifiuti e raccolta del tessile. Con tali presupposti non è dato escludere che la determina dirigenziale del 23 settembre 2008 – che, a far data dal 1° novembre 2008, ripartisce il territorio comunale dell’ATI Roma Ambiente – risponda alle logiche spartitorie rientranti nell’ampio disegno corruttivo di Buzzi. Di tanto vi è una concreta emergenza documentale che – in una con le intercettazioni successive, disvelatrici delle condotte dei beneficiari e dei loro associati campani fino all’iter del bando 2013 – consente di chiarire che nemmeno gli appalti per i rifiuti tessili, connotati, peraltro, da un giro d’affari di milioni di euro, sono sfuggiti all’interesse della criminalità organizzata, che pur di massimizzare i profitti in tale fattispecie ha compromesso i beni della salute e dell’igiene pubblica“.

In particolare con la determina dirigenziale del 29.09.08 n. 205

in sostanziale ossequio ai desiderata spartitori di Buzzi”, ha suddiviso la città di Roma in settori affidati al Consorzio “Alberto Bastiani”, legato alla Comunità Capodarco di Roma il 2° ed il 3° lotto comprendente i Municipi 1, 17, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, ed il Consorzio “Il Sol.Co” – Solidarietà e Cooperazione, il 1° ed il 4° lotto, comprendente i Municipi 15, 16, 18, 19, 20, 2, 3, 4, 5, per effettuare con continuità il servizio di raccolta dei rifiuti tessili a decorrere dal 1.11.08 successivamente prorogato al 31.12.12“.


Il potere mafioso della mediazione

Dunque non è pensabile che il duo Buzzi-Carminati, capace  di controllare le nomine in Ama spa oltre che di disporre di “cavalli” ovvero di politici alle proprie dipendenze in tutti gli schieramenti dell’Assemblea Capitolina, tanto nell’amministrazione Alemanno quanto in quella Marino, non avesse sotto la sua supervisione anche il controllo della raccolta dei rifiuti tessili. Così come non è immaginabile che esso insieme ai suoi sodali, non ricavasse alcun un vantaggio dalla scelta di affidare in regime di duopolio a Monge, associato al clan Cozzolino, tale attività.

Scrive a questo riguardo il gip nell’ordinanza “Stracci” dell’ 8.01.15:

Posto che Buzzi risulta dominus del sistema cooperativistico romano, con un consorzio  dal consolidato di circa 60 milioni di euro, per un verso, e, per l’altro, forte del suo sodalizio con Carminati, governa, in fatto, Ama spa, che delle cooperative sociali è l’interlocutore istituzionale; posto che interferisce sulle nomine Berti e Fiscon; estromette Anelli; corrompe Panzironi, come può immaginarsi che una simile organizzazione – che è pacificamente parte del sistema – poteva non interessargli? E quanto logica suggerisce, ossia che sia stato Buzzi e regolare la gestione e i conferimenti abilitativi alle attività di raccolta e commercio del rifiuto tessile per i soggetti inseriti nell’ATI anche per il 2008, è apertamente confermato dalle vicende successive al bando 2008“.

E’ infatti grazie alle intercettazioni captate dagli inquirenti tra Buzzi e il presidente del Consorzio il SolCo, Mario Monge, e relative alla gara per la raccolta del multilaterale, che è stato possibile ricostruire le gerarchie fra i due ed i loro rispettivi interessi.

Solo con la rinuncia alla gara 30/2013 del multimaterale Monge riesce infatti ad ottenere l’assegnazione dell’appalto del rifiuto tessile, gara di cui si avvantaggeranno principalmente i Cozzolino ed i loro referenti, Eugenia Urbinati e Roberto Monti.

In un’intercettazione, Caldarelli  riporta Buzzi le testuali parole di Monge:

Ma che..ma che vado a fa la guerra a Buzzi, io…mo che me ce so rimesso a lavorà insieme. Mo glie vado a fa la guerra?“.

Sebbene Buzzi non abbia avuto rapporti diretti con il clan Cozzolino o con i loro referenti, ne i Cozzolino, ne il loro rappresentante Danilo Sorgente avrebbero potuto lavorare sul territorio della Capitale senza il permesso di Buzzi e del suo socio Carminati.

Scrive a questo riguardo ancora il gip: “Chi vuole vincere non paga più – come un tempo – solo la pubblica amministrazione, in un contesto che è solo corruttivo, ma paga il titolare di poteri di fatto all’interno della Pubblica Amministrazione, poteri che sono correlati al dominio della strada, e che si proiettano nel mondo istituzionale, condizionandolo anche con la corruzione, poteri che sono, in una parola, di stampo mafioso…E’ una depredazione del pubblico denaro che presuppone un sistema, e ben difficilmente se ne può cogliere l’esatta collocazione penale con l’ara concettuale dell’abuso del pubblico funzionario, dal momento che la spiegazione si rinviene negli organigrammi mafiosi infiltrati nell’istituzione e nei flussi corruttivi, quindi in tutt’altra situazione, assolutamente eterogenea..”. (cm)

  

 

 

 

Roma Capitale: il debito fuori bilancio ed i minori non accompagnati

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Agli inizi del 2011 l’Europa viene investita da flussi migratori eccezionali provenienti prevalentemente dal Nord Africa.

Per fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria che si viene a creare sul territorio nazionale, la Presidenza del Consiglio emana, in data 12.02.11, l’ordinanza n.3924 riguardante disposizioni urgenti di protezione civile. Con l’art. 7 di tale ordinanza, relativo agli oneri economici, veniva autorizzata la spesa di di 340 mila euro in termini di competenza di cassa, in capo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; venivano inoltre normate le modalità di spesa relative a tale somma. Il successivo 13.04.11, attraverso l’ordinanza n.3933, veniva prorogato lo stato di emergenza fino al 31.12., con l’erogazione ai comuni interessati dall’accoglienza del sostegno economico dovuto.

I predetti contributi venivano corrisposti per 500 posti, ad un costo giornaliero non superiore agli 80 euro pro die pro capite.

Dal canto loro i Comuni erano tenuti a presentare la rendicontazione delle spese sostenute e gli oneri relativi venivano quantificati in 9.8 milioni di euro.


Il servizio di accoglienza dei minori di Roma Capitale

Roma Capitale, nella persona del vicesindaco Sveva Belviso, aderiva alla procedura di accoglienza dei minori non accompagnati; veniva inoltre individuato nella persona del dott. Angelo Scozzafava, dirigente del 5 dipartimento, il referente unico per conto dell’Amministrazione. Successivamente lo stato di emergenza verrà prorogato per tutto il 2012.

In relazione agli atti amministrativi di Roma Capitale, la prima indicazione di pagamento per il servizio di accoglienza riservato ai minori non accompagnati (MiSNA) è quello contenuto nell’emendamento della Giunta capitolina n.54486, presentato nell’ambito della proposta di delibera n.31/2012 ossia del bilancio previsionale annuale del 2012 e del bilancio triennale di programmazione relativo agli anni 2012-2014; in esso veniva indicato, tra le entrate, il contributo dello Stato per l’emergenza minori provenienti dl Nord Africa, quantificato in 17.319.281,00 euro.

Tale delibera veniva approvata nel corso della seduta dall’Assemblea Capitolina del 5, 6 e 7 novembre 2012 (delibera n.45) ed alle relative votazioni partecipavano, tra gli altri consiglieri, anche Luca Gramazio, Giovanni Quarzo e Giordano Tredicine, che votavano tutti e tre a favore.

In relazione a questa vicenda la Procura di Roma, nell’ambito del procedimento denominato Mafia Capitale, ha individuato un interessamento remunerato attraverso diverse forme di utilità, dei consiglieri Gramazio, Tredicine ed Ozzimo (Daniele), nel corso dell’amministrazione targata Gianni Alemanno, e sempre nell’ambito del servizio di accoglienza dei minori, dei consiglieri Tredicine, Ozzimo, Coratti (Mirko presidente dell’Assemblea) e Caprari (Massimo), e di Figurelli (Franco) segretario di Coratti, nel corso dell’amministrazione guidata da Ignazio Marinio.

Gli interventi corruttivi di cui gli ex consiglieri capitolini sono accusati, venivano effettuati su sollecitazione di Salvatore Buzzi, nell’interesse del sodalizio sotto processo e di Massimo Carminati.

Quest’ultimo, infatti, doveva ottenere il rimborso dei soldi anticipati, circa 500 mila euro, per la costruzione del campo rom “H” presso Castel Romano, attraverso le entrate derivanti dal servizio minori grazie al riconoscimento, come vedremo, del debito fuori bilancio.


La copertura dei fondi

Il 14.11.12 il Ros intercettava una conversazione tra Buzzi ed il suo collega amico Sandro Coltellacci, nella quale il primo sosteneva come, in relazione alla questione dei minori non accompagnati, il Comune non avesse le coperture necessarie: “Per me non si risolve niente, i soldi dei minori sono finti”.   

Buzzi dunque riteneva, a ragione, che i soldi da destinare ai minori fossero esauriti. In una successiva conversazione con Luca Gramazio, quest’ultimo sosteneva invece come le coperture finanziarie vi fossero, e spiegava: “I soldi che abbiamo messo in bilancio per le cooperative sociali sono veri”. Di seguito i due conversavano a proposito di una lettera che Alemanno  stava per inviare al ministro dell’Interno Cancellieri, per cercare di sbloccare gli impegni indicati in bilancio.

Di diversa opinione era invece Buzzi, il quale riteneva che il Governo avrebbe riconosciuto solo una piccola percentuale di quei 17 milioni di euro “a malapena un 10-20%”; Buzzi riteneva infatti che se un’amministrazione decideva di accogliere i migranti, minori e non, avrebbe dovuto finanziare, anche solo parzialmente, i relativi servizi. Anche perché i minori, che erano finanziati dal governo, erano solo una piccola quota dei migranti complessivamente accolti.

Per cercare di definire la questione, Buzzi organizza in Campidoglio un incontro con Gramazio ed il sindaco Alemanno.

In questo frangente Nadia Cerrito, collaboratrice di Buzzi, inviava a Buzzi il seguente sms: “Posso fare uscire 30 mila euro da Formula Sociale per darli alla Fondazione?”; si trattava dei soldi che Buzzi versava regolarmente a Franco Panzironi, presidente della fondazione per la pace e la cooperazione internazionale Alcide De Gasperi. Da una verifica effettuata dal Ros sui conti delle cooperative riconducibili a Buzzi risultava infatti come il 15.11.12 dal c/c n.60803 presso Banca Prossima, intestato alla cooperativa sociale Formula Sociale, era stata bonificata la somma di 30 mila euro in favore della Fondazione Alcide De Gasperi, con la causale “per le attività della fondazione”.

Successivamente Buzzi contattava la segretaria di Panzironi, Patrizia Caracuzzi, alla quale comunicava che “quella cosa sulla Fondazione A.De Gasperi è tutto a posto”e la Caracuzzi rispondeva: “ok! ti ringrazio”.

Buzzi fissava poi, sempre tramite Caracuzzi, un incontro con Panzironi, per le ore 16; effettivamente un servizio di osservazione del Ros verificava come alle 15:50 Buzzi arrivasse in piazza in Lucina ed accedesse al palazzo, al civico n.26, sede della Fondazione De Gasperi.

Alle ore 16:15 Buzzi veniva visto uscire dalla sede della Fondazione De Gasperi; di seguito veniva intercettato un sms inviato da Buzzi a Scozzafava, col quale lo avvisava che alle 17 avrebbe avuto un incontro col Sindaco. Alle 16:45 un servizio di osservazione del Ros accertava come Buzzi accedesse in Campidoglio. Alle 17:23 Buzzi contattava Coltellacci per riferirgli dell’incontro avuto con Alemanno; nello specifico Buzzi raccontava delle promesse di Alemanno in ordine agli stanziamenti del governo sui minori non accompagnati, e di come lui avesse chiesto anche il pagamento delle spese relative ai campi rom.


“Abbiamo rimediato 15 milioni”

Il 22.11.12 Gramazio chiamava Buzzi per fissare un incontro con lui in Campidoglio alle ore 19:30; un servizio di osservazione del Ros accertava come effettivamente alle 19:30 Buzzi accedesse al Campidoglio attraverso un ingresso laterale della Chiesa Ara Coeli.

Dal sito istituzionale di Roma Capitale si apprendeva come in data 22.11 la Giunta Capitolina avesse approvato “un assestamento di bilancio da 35,7 milioni di euro, dei quali quasi la metà destinati alla spesa sociale”. All’esame dell’Assemblea era un provvedimento che riguardava “una verifica degli equilibri finanziari del debito di previsione…caratterizzata da ulteriori misure a sostegno del walfare. L’assestamento, infatti, stanzia 15 milioni di euro al Dipartimento Promozione Servizi Sociali e della Salute e 2,5 milioni di euro per le politiche abitative e del patrimonio”.

Il 23.11 il sindaco Alemanno chiama il direttore del 5° Dipartimento Promozione Servizi Sociali, Scozzafava, per comunicargli personalmente la buona notizia: “Senti, noi qui abbiamo rimediato quindici milioni, eh” facendo riferimento alla variazione di bilancio approvata la sera precedente dalla Giunta. Scozzafava ringraziava con un laconico “so tutto, la ringrazio“. Contestualmente la Giunta aveva approvato anche uno stanziamento di 3,4 milioni da destinare al servizio di accoglienza dei minori in relazione all’emergenza Nord Africa, per il solo anno 2011. Come verrà accertato dalle risultanze successive, in ordine alla provenienza di questi 15 milioni, essi costituivano un saldo attivo di bilancio dovuto ad un risparmio di spesa (maggiori entrate per la parte corrente per 32 milioni, si legge sulla delibera n.82).

L’Assemblea stabiliva inoltre che ogni eventuale debito avrebbe dovuto essere legittimato attraverso un’ulteriore delibera assembleare, di iniziativa dei vari dipartimenti interessati.

La delibera veniva approvata con il voto favorevole, tra gli altri, di Gramazio, Tredicine e Quarzo.

Il 3.12.12, con determina dirigenziale n.5757 a firma Angelo Scozzafava, il Dipartimento Promozione Servizi Sociali disponeva un impegno fondi in relazione all’accoglienza dei minori non accompagnati progetto “Emergenza Nord Africa” in favore della coop soc. Eriches 29, per il periodo dal 1.01.2012 al 3.04.12, per un importo di 526.403, 25 euro.

La Eriches era stata scelta attraverso una procedura gestita da Scozzafava, che prevedeva una lettera di invito a più cooperative, diretta a sollecitare il loro interesse circa la gestione del servizio di accoglienza minori non accompagnati, per conto dell’Amministrazione Capitolina. Le coop scelte erano le seguenti: Domus Caritatis, Eriches 29, In Opera, Un Sorriso e Eta Beta.

Il 7.12.12, con delibera n.7900 del Dipartimento diretto da Scozzafava, veniva disposta la liquidazione a favore della Eriches 29 della somma di 526.195, 52 euro, diminuita di una piccola percentuale dovuta all’incasso pro soluto (l’avallo anticipato della banca).


Il riconoscimento del debito fuori bilancio: l’ok dei revisori

Il 13.12.12, con la delibera n.66 l’Assemblea Capitolina provvedeva al riconoscimento del debito fuori bilancio per un importo di 3.740.901, 25 euro e disponeva il pagamento delle fatture emesse.

A tale assemblea partecipavano anche Gramazio, Quarzo, Tredicine ed Ozzimo.

La delibera n.29, relativa al residuo del debito di bilancio pari ad euro 12.832.794, 82,  ovvero la porzione dei 17 milioni ancora da pagare, verrà approvata il 10.04.13.

Una serie di conversazioni intercettate dal Ros consentirà di accertare come il sodalizio sotto processo si sia attivato al fine di ottenerne l’approvazione.

In effetti il 10.04 alle 8:57 Buzzi chiamava Coltellacci per avvisarlo che la delibera non passava a causa della mancanza del parere favorevole dei revisori dei conti. Buzzi proponeva di interessare Maurizio Salvi, dirigente della Ragioneria Generale.

Alle 9:53 Buzzi chiamava anche Gramazio, ribadendo quanto detto a Coltellacci; Gramazio ribatteva fornendo l’indicazione precisa della proposta (delibera n.56 del 2013) alla quale mancava ancora il parere obbligatorio dei revisori dei conti. Buzzi chiedeva infine a Gramazio di intervenire su Salvi.

Alle 9:53 Coltellacci comunicava con un sms a Buzzi che i revisori erano stati estratti a sorte e che “Salvi non li governava”; i loro nomi erano: Sergio Conti, Giuseppe Gismondi e Massimo Zaccardelli.

Buzzi girava questo sms a Gramazio. Di seguito Coltellacci inviava a Buzzi un nuovo sms col quale gli comunicava che stava andando a trovare Scozzafava e che inoltre Riccardo Solfanelli, il Capo segreteria dell’Assessorato Promozione dei Servizi Sociali, conosceva il presidente dei revisori.

Alle 10:35 Buzzi chiamava Solfanelli il quale gli confermava di conoscere il presidente dei revisori, Sergio Conti, che gli aveva garantito il voto favorevole alla proposta di delibera. Solfanelli riferiva inoltre che si stava attivando per contattare gli altri due revisori, indicando quali loro interlocutori Raffaele Borriello e Antonio Lucarelli. Il primo era il direttore esecutivo del Comune ed il secondo il Capo segreteria del Sindaco.

Alle 10:42 Buzzi inviava un sms a Lucarelli per chiedergli un aiuto con uno dei revisori, e Lucarelli rispondeva che già ci stava lavorando. Alle 14:00 Buzzi riferiva a Tiziano Zuccolo di avere parlato con Lucarelli e con i capigruppo, i quali avevano deciso di predisporre un documento congiunto per la delibera, nel quale vi era scritto che i revisori avevano espresso un parere positivo, salvo accertamenti, precisando come due dei revisori avessero già firmato. Buzzi invitava quindi Zuccolo a raggiungerlo in Campidoglio. Alle 18:13 Zuccolo inviava un sms a Gramazio nel quale lo avvisava che era finalmente arrivato il parere positivo dei revisori.


Il parere favorevole dei revisori

Interessante la seguente conversazione tra Buzzi (S) e Solfanelli (RS) nella quale quest’ultimo spiegava in che modo era riuscito a convincere i revisori dei conti a votare favorevolmente la proposta di delibera del debito fuori bilancio:

RS: ho detto: <senti, me, me fate una cortesia? Me date un elenco coi numeri de telefono dei revisori? Li chiamo, gli spiego, so’ ex colleghi, gli spiego> poi ho visto il Presidente, lo sai chi è?

S: chi è?
RS: Se,
Sergio Conti, te lo ricordi?
S: ah, ho capito chi
RS:
Sergio Conti, il Dirigente della Regione, quello della formazione
S: si, si, si ho capito, ho capito, ho capito
RS:
de Grottaferrata…
S: e ce sei andato a parla’, c’hai parlato?
RS: no, lo conosco, ho detto: <a Se’, li mortacci tua> proprio così gli ho detto
(Conti): <che c’è? che hai fatto?> (Solfanelli): <me stai a blocca’ la delibera> (Conti): <ma che, ma che sei te?> gli ho detto: <e si, so’ io> non ci sentivamo da diversi anni e gli ho spiegato che cos’era, no? Nessuno gli aveva spiegato che cos’era, è una cosa vergognosa, nessuno…

S: e l’importanza, poi, d’ave’ il parere prima, perché sennò (sovrapposizione di voci inc.)

RS: ma, ma certo, ma nessuno gli aveva spiegato che cos’era, tant’è che Sergio ha detto: <guarda, io… chiama i miei colleghi> perché poi pure lui stava a entra’ in Consiglio comunale a Grottaferrata <chiama i miei colleghi, digli che io c’ho il parere favorevole, chiama al secondo, Gismondi, digli de fa’ la relazione che già avevamo programmato, col parere favorevole, e io poi faccio in modo de fartela ave’ nel giro di un’ora> e così abbiamo fatto, ho parlato co’ gli altri due colleghi, ma è possibile dico io che un’amminis… cioè, se tu c’hai una società, no? Tu non puoi non parla’ coi tuoi revisori

S: certo.
RS: sei pazzo se non parli coi tuoi revisori, guarda che…
S: noi non… se vincete l’elezioni, che potrebbe pure succede, cambiate qualcosa,eh! non…
RS: ma porco Giuda! Eh, ma è una cosa folle, cioè io non posso non parlare coi
miei revisori, capito? Una follia, va be’…
S: mamma mia che casino…


L’esame della delibera del debito fuori bilancio ed il cambio repentino dell’odg

Dato che l’Assemblea capitolina del 10.04 quella che avrebbe dovuto approvare la proposta di delibera di stanziamento per i minori non accompagnati di 3,4 milioni di euro, prolungava i tempi di discussione su ogni proposta, Buzzi chiamava Ozzimo per verificare se la delibera fosse stata approvata. Ozzimo gli rispondeva che c’era  il consigliere Athos De Luca che interveniva su tutte le proposte di delibera, dilatando i tempi di discussione in aula. Buzzi decideva, alle 20.13, di chiamare Athos De Luca, per ricordargli che nell’Assemblea in corso era prevista l’approvazione della delibera per i minori non accompagnati; De Luca lo rassicurava e precisava che una volta espresso il parere, la delibera sarebbe stata approvata.

Alle 20:14 Buzzi chiamava Ozzimo per dirgli di avere parlato con De Luca, il quale gli aveva espresso un parere favorevole: “Mi sembra ok sulla nostra delibera“.

Vi era quindi una serie di contatti telefonici tra Buzzi e Coltellacci alle 21:02 e alle 21:05. Alle 21:08 Zuccolo chiamava Buzzi spronandolo ad essere più incisivo nei confronti di Marco Pomarici, presidente dell’Assemblea, per arrivare all’approvazione della delibera. I due si accordavano di incontrarsi in Campidiglio per assistere ai lavori d’aula.

Alle 21:06 Zuccolo riferiva a Buzzi di avere sentito Tradicine, il quale aveva sentito a sua volta Umberto Marroni per cambiare l’ordine del giorno dei lavori, facendo inserire al primo posto la proposta di delibera sui minori: “Se lo chiede il PD, eh l’opposizione eh, la maggioranza non si oppone“. Buzzi rispondeva: “ok vado su“.

Alle 21:26 Ozzimo inviava un sms a Buzzi, dicendogli di avere la situazione sotto controllo: “stiamo trattando, tranquillo“. Buzzi rispondeva che se se il capogruppo del PD Umberto Marroni avesse chiesto il cambio di ordine dei lavori, nessuno si sarebbe opposto: “Mi dicono che se la chiamano subito su richiesta PD nessuno si oppone”.

Alle 21:43 anche Francesco Ferrara manifestava a Buzzi l’esigenza di “convincere Umberto a cambiare l’ordine dei lavori, sennò salta la nostra” intendendo la delibera che doveva stanziare i 3,4 milioni sui minori. Buzzi rispondeva che si stava recando a tale scopo in aula Giulio Cesare. Alle 22.07 Buzzi aggiornava Coltelacci sulla situazione “sono in aula mancano meno di due ore e stanno in riunione a discutere odg“; Buzzi riferiva di avere sentito due consiglieri di SEL e Pomarici. Coltellacci rispondeva: “si dovrebbe votare la delibera entro le 24” e poi “De Luca contro Gramazio“.

In quello stesso frangente Fabrizio Testa riceveva un sms del consigliere Quarzo che lo teneva aggiornato sui lavori: “male non si vota quasi più nulla si sono messi pure le mani addosso Mollicone (Federico) e De Luca“.

Finalmente alle 23:33 la delibera veniva approvata e Buzzi comunicava tale esito ai suoi più stretti collaboratori, inclusi Solfanelli e Scozzafava.


L’interesse di Carminati sui minori

Il giorno successivo, l’11.04, Buzzi contattava Massimo Carminati sulle utenze dedicate per comunicargli l’esito favorevole della seduta assembleare della sera precedente. L’interesse di Carminati sulla gestione dei minori non accompagnati derivava non solo dal credito relativo ai lavori di Castel Romano, ma anche dal fatto che il servizio di fornitura dei pasti era stato affidato alla COSMA, e tramite questa, alla Unibar 2 di Giuseppe Ietto. Sulla questione dell’approvazione del debito fuori bilancio Buzzi riferiva:

B: Eh ieri sera alle 23:40 è passata la delibera sui debito fuori bilancio;

C: Ah, va bene, dai

B: Quindi per il 2012 abbiamo messo in salvo. Però questo che succede? Succede che io ora c’ho 17 milioni nel 2012.

C: Si

B: E mi incidono anche sul 2013

C: E certo, è ovvio

B: Perché il 2013 io lavoro per dodicesimi

C: Ah

B: Allora, prima saranno esecutivi questi: io c’ho otto milioni e mezzo sul 2013

C: Va bene, senti un po’: ma tu, adesso, ndò stai? Dove stai?

B: Io sto a andà in cooperativa

C: Tu quando arrivi in cooperativa?

B: Arrivo tra cinque minuti

C: Va bene, dai. Faccio un salto là.

Nella seduta di Consiglio del 10.04, tra le note relative ai lavori in aula, è stato annotato come il consigliere Gramazio abbia fatto espressamente due richieste: la prima di prolungare i lavori dell’Aula fino all’esame di tutte le questioni all’ordine del giorno (pagg. 1551 -2); la seconda, invece, era l’inversione dell’ordine dei lavori assembleari (pag 1987 della reazione).

L’approvazione a seguito di votazione di entrambe richiesta porterà, di fatto, all’approvazione della delibera relativa allo stanziamento dei 3.4 milioni per i minori non accompagnati. Sempre dalle note emergerà come Gramazio abbia abbandonato i lavori prima dell’approvazione della delibera in questione, la quale veniva votata solo dai consiglieri Ozzimo e Tredicine, e come inoltre gli unici voti contrari siano stati quelli dei consiglieri Patrizio Bianconi  e Athos De Luca. (cm)

  

  

   

Il Suboxone e il cartello di produttori

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Il Suboxone è un farmaco prodotto a base di Buprenorfina e naloxone, i due principi attivi. Ogni compressa di Suboxone, contenente 0,5 mg di naloxone e 2 mg di buprenorfina, ha una forma esagonale e viene assunta facendola sciogliere sotto la lingua. Il farmaco viene usato per combattere la dipendenza da oppioidi come l’eroina e la morfina, o da medicinali a base di oppioidi sintetici come l’Oxycontin. Il farmaco viene venduto esclusivamente dietro prescrizione medica, in particolare per i soggetti sottoposti ad un programma di disintossicazione di età superiore ai 15 anni, sotto la stretta osservazione di personale medico e di psicologi.

L’efficacia del farmaco dipende dalla presenza contemporanea della Buprenorfina che è un agonista degli oppioidi, e che agisce in maniera analoga ad essi, ed il naloxone che è invece un antagonista e ne combatte gli effetti.

La quantità giornaliera che può essere assunta di buprenofrina non può supererai 24 mg. Il farmaco è in circolazione dagli anni ’90 ed è stato osservato come molto spesso se ne sia abusato attraverso l’assunzione per endovena. Infatti, mentre l’assunzione orale consente all’organismo di non assorbire il naloxone, se il farmaco viene iniettato ad un soggetto che abbia già sviluppato una dipendenza da oppiodi, esso genera sintomi da astinenza. Tuttavia la presenza contemporanea di un succedaneo degli oppioidi e di un antagonista rappresenta la strategia consolidata per affrontare la dipendenza da tale sostanza, riducendo al minimo la possibilità di abusi.

L’autorizzazione per il commercio del Suboxone in Europa è stata rilasciata dalla Commissione europea nel settembre del 2006.

 

Recentemente negli Stati Uniti è sorta una controversia tra le amministrazioni di 36 stati e una delle tre società farmaceutiche che detengono la licenza per produrre il farmaco, la Reckitt Benkiser (le altre due sono Indivor e MonoSol Rx). La ragione del contendere è stata l’introduzione del formato pellicola del medicinale, di più rapida assunzione e impossibile da iniettare per endovena. I Procuratori Generali dei 36 stati hanno fatto causa alle tre società produttrici sostenendo invece che il reale motivo di tale cambiamento di formato sia quello di impedire la permanenza sul mercato del farmaco generico. Scopo di tale strategia sarebbe quello di mantenere un cartello in capo alle tre attuali produttrici, in violazione della normativa antitrust.

L’efficacia del Suboxone nella cura della dipendenza da oppioidi è ormai accertata e questa è in parte la ragione della sua larga diffusione. Tuttavia l’introduzione del farmaco nei programmi pubblici di riabilitazione per i tossicodipendenti a carico del sistema sanitario nazionale statunitense verrebbe messa a rischio da un cartello di produttori la cui unica finalità sarebbe quella di realizzare il massimo profitto applicando il più alto prezzo di vendita.

Negli ultimi anni le autorità sanitarie americane hanno osservato un aumento dei decessi per overdose, dovuti in gran parte all’abuso di antidolorifici a base di oppioidi sintetici, come l’OxyContin e il Vicodin, importati illegalmente dal Messico e venduti negli Stati Uniti di contrabbando. Le società farmaceutiche hanno cominciato a sfruttare tale situazione a partire dal 2009, anno in cui la licenza di produzione del Suboxone della Reckitt Benckiser’s è scaduta.

In quel periodo la società farmaceutica con base in Gran Bretagna, controllava l’85% del mercato, realizzando milioni di utili.

La strategia adottata dalla Reckitt viene denominata “product hopping” ovvero la creazione del bisogno del farmaco che si realizza quando una società farmaceutica modifica in maniera lieve la composizione di un medicinale da essa prodotto, senza alterarne l’efficacia e registrandone il brevetto, spesso in prossimità della data di scadenza del brevetto originario, in modo tale da continuare a controllarne il mercato.

Nel caso del Suboxone la Reckitt Benckiser’s ha stretto un accordo con Indivior e MonoSol Rx per modificare il formato del farmaco, passando da quello a compresse, alla pellicola. Tale nuovo formato, registrato nel 2010, ha una scadenza prevista dal suo brevetto nel 2023.

Nella causa intentata dai 35 stati contro la Reckitt Benckiser viene contestato l’uso da parte della casa farmaceutica di “messaggi intimidatori” circa l’efficacia ridotta del farmaco nel suo vecchio formato; lo scopo è quello di ridurne il consumo cercando di dirottarlo verso il nuovo formato sul quale le tre case farmaceutiche intendono concentrare in futuro tutta la loro produzione. In realtà l’efficacia del Suboxone è rimasta invariata, e ciò è confermato dal fatto che pur avendo tolto dal mercato statunitense le compresse, le case farmaceutiche produttrici continuano  a venderle in diversi altri paesi nel mondo.

Secondo George Jepsen, Procuratore Generale del Connecticut, uno dei 35 stati che hanno intentato causa: “Ci troviamo di fronte ad una casa farmaceutica che intende conservare i suoi profitti impedendo l’introduzione sul mercato di farmaci generici alternativi ad un prezzo inferiore. Le circostanze presunte nel caso specifico sono particolarmente gravi, dato che i consumatori ed i contribuenti del Connecticut, nel bel mezzo di una epidemia di overdose da abuso di oppioidi, sono stati costretti a pagare un prezzo molto più alto per un medicinale in grado di risolvere alcuni dei loro problemi“.   

Posto che il legislatore statunitense non è stato in grado di intervenire regolando la materia in maniera efficace, la questione dovrà essere ora affrontata dalla giustizia ordinaria. (cm)

 

 

 

 

 

I rapporti tra De Carlo e Dell’Anno

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Dall’attività investigativa svolta dal Ros emerge come pur non essendo formalmente difeso dall’avvocato Pierpaolo Dell’Anno, Giovanni De Carlo si sia recato almeno due volte nel suo studio: una volta nel corso del 2012, ed una nel 2013. Sempre dagli accertamenti del Ros emerge come fino al 5 aprile 2013 Giovannone non avesse ancora nominato Dell’Anno come suo legale.

In quella data infatti, De Carlo viene arrestato insieme a Roberto Fiaschetti con l’accusa di favoreggiamento personale.

Fiaschetti era ricercato con un’ordinanza di custodia emessa dalla corte d’appello di Roma per una serie di reati, tra i quali rapina, detenzione e porto d’armi, commessi a Roma e Viterbo rispettivamente il 5.10.10 e l’8.07.11, ed in relazione ai quali si era giunti a sentenza definitiva.

La vicenda per De Carlo si chiude con un’archiviazione (prov. gip del 7.10.13) e in quell’occasione a difenderlo è l’avvocato Dell’Anno.   

Le prime dichiarazioni di Roberto Grilli relative a De Carlo risalgono all’aprile del 2012, e l’attività di indagine nei suoi confronti comincia circa due mesi dopo, con la prima attivazione del servizio di intercettazione datata 11.06.12.

La prima visita documentata dal Ros, di De Carlo allo studio legale Fergola & Zordan, lo studio presso cui è impiegato Dell’Anno, risalel al 3.12.12. Nel corso di un servizio di pedinamento i militari accertano come alle ore 18:20 di tale giorno De Carlo giungesse al civico, n.29 di via Nicotera a bordo della sua Smart. Lungo la strada incontrava Massimo Carminati e Fabrizio Franco Testa, in precedenza visti conversare con l’avvocato Michelangelo Curti.

Dopo alcuni minuti di conversazione i tre venivano visti salire nello studio legale indicato, presso il quale si trattenevano fino alle ore 19:10.

La seconda visita di De Carlo allo studio di Dell’Anno è del 25.03.13;  si tratta del giorno in cui viene tratto in arresto l’ex amministratore delegato di Roma Eur, l’ente che gestisce gli immobili di proprietà dello Stato situati in quel quartiere, Riccardo Mancini. L’arresto riguardava la vicenda della tangente da 600 mila euro versata dalla Breda Menarini, in relazione alla gara da essa vinta del cd corridoio laurentino, che prevedeva l’acquisto di 45 autobus prodotti dalla societa’ del gruppo Finmeccanica.

Dal servizio di pedinamento su Carminati, i militari del Ros accertavano come alle ore 17:35 questi si intrattenesse a conversare con De Carlo e Carlo Pucci, all’interno del cortile dello stabile di via Nicotera n.29.

Dunque la frequentazione dello studio legale di Dell’Anno sia da parte di De Carlo che di Carminati avveniva in occasione di  eventi assolutamente slegati dalle loro personali vicende giudiziarie.

Non escludendo l’ipotesi della visita di cortesia, il tipo di visita che si fa ad un amico o ad un conoscente al di fuori dell’ attività professionale da questo svolta, è lecito chiedersi il motivo per il quale tali incontri si svolgessero sempre all’interno dello studio legale, e mai in altri contesti più informali.

Del resto sia Carminati che De Carlo non hanno mai mostrato di essere personaggi particolarmente schivi o riservati, tanto da frequentare solo di rado locali pubblici quali bar o ristoranti. Tutt’altro.


Il favoreggiamento di De Carlo

Sono le 18:41 del 10 giugno 2013 e la telecamera del Ros piazzata sull’ingresso del portone di via Nicotera n.29, sede dello studio legale Fergola & Zordan, inquadra l’avvocato Domenico Leto che si intrattiene a parlare con Giovanni De Carlo.

I due discutono per circa dieci minuti, dopodiché si salutano. Il giorno seguente, l’11 giugno, il Ros sta eseguendo un servizio di pedinamento su Giovannone, che alle ore 18:40 giunge sempre al civico 29 di via Nicotera.

Ormai è già da un anno che il telefono di Di Carlo è sotto controllo, in particolare dall’aprile del 2012, a seguito delle rivelazioni del collaboratore Roberto Grilli. Ad attenderlo c’è ancora l’avvocato Leto: i due parlottano per qualche minuto e quindi salgono nello studio del legale.

La telecamera interna dei Ros riprende i due uomini che fanno ingresso nello studio alle ore 18:42. De Carlo è arrivato in scooter e tiene nella mano destra il casco; poco prima di entrare nell’ufficio estrae dalla tasca posteriore dei pantaloni un oggetto. La telecamera non inquadra l’utensile che De Carlo stringe nel pugno: si capirà solo successivamente di che tipo di utensile si tratti.

Dopo essere entrati i due chiudono la porta dello studio. Sono le 18:43 ed il microfono posizionato dal Ros comincia a registrare le prime conversazioni.

Si sente la voce di Leto pronunciare queste parole: “La, la“.

I due cessano di parlare ma il microfono comincia a registrare i rumori inequivocabili di un cacciavite che sta rimuovendo la placca di una presa della luce. La microspia è stata piazzata dentro l’alloggiamento dei cavi dell’energia elettrica. Per il personale del Ros addetto alle intercettazioni i rumori sono inequivocabili.

Dopo un po’ questi cessano e si sente la voce di De Carlo dire: “E’, infatti“,  e l’avvocato Leto ribattere: “Lo sapevo“.

I minuti che seguono vedono la telecamera interna del Ros riprendere i due uomini mentre escono dall’ufficio e si dirigono verso la porta d’ingresso dello studio.

Lungo il percorso De Carlo chiama l’avvocato Curti appellandolo con il diminutivo “Michi“. Curti appare nello spazio visivo della telecamera e viene ripreso mentre scambia a bassa voce delle parole con Giovannone. I due poi si dirigono vero lo studio di Leto, il quale rimane invece fermo all’ingresso.

De Carlo entra di nuovo nell’ufficio di Leto, mentre Curti prosegue lungo il corridoio. Leto si incammina e raggiunge De Carlo nel suo ufficio, vi entra e chiude la porta. Curti, invece, esce dallo studio legale, avvisando Leto di recarsi al bar. Le telecamere esterne lo riprendono mentre si avvia verso via Avezzana, accompagnato da un soggetto non identificato dagli inquirenti.

Alle 18:46 De Carlo e Leto sono ancora all’interno dell’ufficio di quest’ultimo. Il microfono del Ros registra ancora la voce di quest’ultimo mentre, rivolgendosi a De Carlo, afferma: “Che facciamo, la lasci?” e De Carlo risponde: “si“. La telecamera riprende i due che escono dall’ufficio e si avviano verso l’ingresso dello studio.

Nel tragitto De Carlo tiene in mano il casco che poggia sul divano della sala d’aspetto. La telecamera riesce a riprendere nascosto all’interno del casco il giravite che De Carlo aveva estratto dalla tasca dei pantaloni. L’impugnatura giallo e nera toglie qualsiasi dubbio.

Sono le 18:52 quando la telecamera esterna del Ros riprende le immagini di De Carlo e Leto mentre escono dallo stabile e si avviano vero il bar di via Avezzana, dove li attendono Curti e l’altro personaggio non identificato.

E’ il 12 giugno e alle 17:30 De Carlo, sempre pedinato dai militarli della sezione anticrimine del Ros, fa ingresso nello studio legale Fergola & Zordan al civico n.29 di via Nicotera. La telecamera interna del Ros lo riprende mentre incontra l’avvocato Dell’Anno.

I due si dirigono verso la porta d’ingresso dello studio, abbandonando il campo visivo della telecamera. La videocamera esterna puntata sul portone non li riprende uscire dallo stabile, dunque i due rimangono all’interno dell’edificio. Passano cinque minuti e la telecamera interna inquadra di nuovo le figure dei due uomini. Sono le 17:54, l’avvocato Leto si avvicina a De Carlo e lo accompagna nel suo studio.

I due si intrattengono a parlare per circa dieci minuti, quindi escono dalla stanza e De Carlo viene ripreso mentre esce dallo studio legale. La telecamera esterna lo  riprende uscire dal civico n.29, infilare il casco, salire sul suo scooter e allontanarsi. (cm)

  

Mafia Capitale e la fuga di notizie

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L’avvocato Pierpaolo Dell’Anno ha rappresentato la difesa per conto di diversi personaggi apparsi nell’inchiesta Mafia Capitale.

Primo fra tutti Fabrizio Franco Testa, già coinvolto nell’inchiesta ENAV-Finmeccanica assieme all’ex consulente dell’amministratore delegato Piergiorgio Guarguaglini, Lorenzo Cola. Condannato in primo grado ad una anno per una vicenda di corruzione perché senza gara riusciva a fare assegnare alla Selex Sistemi Integrati, gruppo Finmeccanica, una decina di appalti da ENAV (al 90% del Tesoro), Testa ha rivestito per sei anni (2003-2009) il ruolo di consigliere di amministrazione dell’ente che gestisce il controllo aereo. Sempre Testa ha poi patteggiato una pena di un mese per una presunta corruzione legata alla sua nomina di vicepresidente di Tecnosky. Molto legato all’ex sindaco Gianni Alemanno, suo sponsor politico, nell’inchiesta Mafia Capitale Testa rivestiva il ruolo di anello di congiunzione tra il sodalizio criminale guidato da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, e l’amministrazione capitolina. Data l’importanza del ruolo, si era fatto anche il suo nome in relazione alla sostituzione del direttore generale dimissionario di AMA spa, Giuseppina Anelli. Ma alla fine gli venne preferito il più esperto Giovanni Fiscon.


Mancini e le presunte minacce

Altro personaggio entrato nell’inchiesta Mafia Capitale e difeso dall’avvocato Dell’Anno è Riccardo Mancini. Responsabile della raccolta fondi per la campagna elettorale di Alemanno nonché tesoriere della sua fondazione Giovane Italia, nel 2008 con l’elezione a sindaco dell’ex ministro delle Politiche Agricole, Mancini viene nominato amministratore delegato dell’importante partecipata EUR spa (90% MEF 10% Comune di Roma), che gestisce il patrimonio immobiliare pubblico nell’omonimo quartiere romano.

Mancini viene arrestato nel gennaio 2013 per una tangente da 600 mila euro versata dalla Breda Menarini, gruppo Finmeccanica, in relazione alla gara per la mobilità relativa al cd corridoio laurentino, gara che prevedeva l’acquisto di 40 autobus prodotti dall’azienda italiana. Quando sembra che Mancini stia per collaborare con i magistrati e raccontare chi sia il politico destinatario di quella tangente, ecco che entra in scena Carminati.

Il Pirata si reca presso lo studio dell’avvocato dell’Anno, in via Nicotera 29, ad incontrare proprio Mancini; l’incontro, documentato dalle videocamere del ROS, avviene nella hall del condominio dove ha sede lo studio del noto penalista.

Tale incontro riveste un ruolo determinante poiché potrebbe costituire la prova, ove venisse dimostrata la minaccia espressa da Carminati nei confronti di Mancini, del carattere mafioso dell’organizzazione. Intercettato nella sua auto mentre parla con Giuseppe Campennì, Buzzi racconta di come all’ex braccio destro di Alemanno sia stato detto: “Lo semo andati a pià..gliamo detto cioè o stai zitto e sei riverito o se parli poi…non c’è posto in cui te poi andà a nasconde“.


L’arresto di Mancini e la nomina di Dell’Anno

L’avvocato Dell’Anno condivide lo studio di via Nicotera, lo studio legale Fergola & Zordan, con gli avvocati Michelangelo Curti e Domenico Leto. E’ uno studio importante che ha difeso criminali famosi come Michele Senese ed Ernesto Diotallevi. Lo stesso figlio di Carminati, Andrea, ha eletto uno dei suoi penalisti come suo difensore, in relazione ad una vicenda legata ad un campo di paint ball.

La Procura di Roma ha recentemente archiviato le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa agli avvocati Dell’Anno, Curto e Leto, in relazione all’inchiesta Mafia Capitale.

I pm Paolo Ielo, Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli avevano mosso tali accuse poiché, a seguito della nomina di Dell’Anno a suo difensore da parte di Riccardo Mancini, nello studio di via Nicotera si svolgevano una serie di incontri col principale indagato dell’inchiesta, Massimo Carminati.

Dall’arresto di Riccardo Mancini e dalla cronologia degli eventi le indagini avevano infatti mostrato come la scelta di nominare come proprio difensore Dell’Anno fosse una conseguenza diretta dell’intervento di Carminati. Questo è quanto emerge dalle informative redatte dal reparto anticrimine del ROS che in quel momento teneva sotto costante osservazione l’ex NAR:

..il 26 settembre 2012, MANCINI Riccardo veniva sottoposto a perquisizione;

..il 27 settembre 2012, CARMINATI Massimo si incontrava con l’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo nei pressi del suo studio, sito in via Giovanni Nicotera n.29;
..il 1° ottobre 2012, MANCINI Riccardo nominava l’avvocato DELL’ANNO Pierpaolo difensore di fiducia.


L’accusa di associazione esterna

L’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa (artt. 110 e 416 bis cp )nei confronti dei tre avvocati deriva  dalle strategie difensive poste in essere nei confronti dei loro clienti Riccardo Mancini e Fabrizio Franco Testa.

Dal riesame del teste Giorgio Colaci, maggiore del ROS, da parte dell’avvocato Gianluca Tognozzi, difensore di Giovanni De Carlo,  è emerso come l’attività intercettiva nei confronti di Dell’Anno, Curti e Leto sia cominciata a partire dal 23 marzo 2013. Successivamente, a partire dal 12 aprile, sono state posizionate le microspie all’interno degli uffici e quindi, a principiare dal 15 maggio anche le telecamere, sia all’interno che all’esterno dello studio, posizionate sul portone di accesso.

Dalle intercettazioni è emerso come non solo Dell’Anno ma anche Curti e Leto avessero un rapporto fiduciario con il “Pirata” ed altri membri del sodalizio di Mafia Capitale, ed inoltre come tale rapporto non avesse alla base alcuna delega difensiva. A questo proposito nell’ordinanza del 2 dicembre si legge:

Ritenuto, in ordine all’utilizzabilità delle risultanze investigative contenute in atti ed, in particolare, alle intercettazioni telefoniche/ambientali, riconducibili agli avv. Pierpaolo DELL’ANNO, Michelangelo CURTI e Domenico LETO, che i predetti sono stati iscritti nel presente procedimento il 19.2.2013, per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, stante quanto stava emergendo dalle indagini, ovvero gli incontri che avvenivano, dopo la nomina dell’avv. DELL’ANNO, quale difensore di Riccardo MANCINI, nello studio del predetto con gli indagati. Le intercettazioni in questione hanno, infatti, proprio riguardato i rapporti tra gli avvocati D’ANNO, CURTI Michelangelo e LETO Domenico con Massimo CARMINATI ed altri membri del sodalizio, del tutti avulsi dal rapporto fiduciario intercorrente tra difensore – cliente; non risulta, infatti, che gli indagati fossero assistiti dai predetti legali in alcun procedimento, tant’è che le loro conversazioni hanno avuto ad oggetto, come meglio sarà di seguito precisato ed argomentato, la linea difensiva da adottare in altro procedimento nei confronti di Riccardo MANCINI, o meglio (come sarà ampiamente di seguito esposto), come evitare che questi, indagato ed arrestato in altro procedimento, con riferimento al quale l’avv. DELL’ANNO era stato nominato, riferisse notizie nocive per i sodali;


Il divieto di intercettazioni sui legali ex art 103 del cpp

Il rapporto fiduciario tra avvocato e assistito è protetto dal divieto di intercettazioni, così come previsto dall’art. 103 del cpp. Tale tutela vale solo nel caso in cui il legale abbia ricevuto una delega valida dal suo assistito, e dunque sia investito professionalmente del ruolo di difensore. Diverso il caso in cui tra un legale ed un imputato esista un rapporto di amicizia e di confidenza, senza che ciò abbia dato luogo ad una delega formale a rappresentare in giudizio l’indagato. In tal caso, secondo la giurisprudenza prevalente, le intercettazioni non solo sono consentite ma sono anche utilizzabili in giudizio. Si legge a tal riguardo nell’ordinanza:

sul punto, si osserva che è pacifico in giurisprudenza che la ratio del divieto di intercettazioni di conversazioni di cui all’art. 103 c.p.p. deve essere rinvenuta nella tutela dell’esercizio della funzione difensiva e, quindi, di un diritto costituzionalmente protetto; da qui deriva il divieto di utilizzabilità previsto dal combinato disposto degli artt. 103, c. 7 e 271 c.p.p.. Di conseguenza, perché possa essere fatta valere detta inutilizzabilità è necessario che il difensore venga a conoscenza dei fatti a causa dell’esercizio delle funzioni difensive o della propria professione (Cass., n. 17979 del 2013) e sempre che attengano la funzione esercitata (SSUU n. 25 del 1993; Cass. Sez. 2, n. 26323 del 29.05.2014); le conversazioni o comunicazioni possono essere individuate, ai fini della loro utilizzabilità, anche a seguito di una verifica postuma, successiva, dunque, alla captazione ( Cass., sez. 6, n. 38578 del 3.6.2008; Cass., sez. 6, n. 34065 del 4.7.2006).


La confidenzialità di Carminati

 La confidenzialità di Carminati con gli avvocati Curtò e Leto affiora da una serie di intercettazioni ambientali tratte dal ROS all’interno dello studio dei due legali. Sono due in particolare le conversazioni nelle quali Carminati mette a conoscenza i due penalisti di vicende che lo riguardano, e che nulla hanno a che fare con i suoi guai giudiziari. Nella prima, del 18 aprile 2013, “il Cecato” racconta dei rapporti tra Mokbel e Iannilli; in particolare di come questi risalissero al periodo 2008-2009. Carminati accenna poi di come fu Iannilli a contattarlo, per richiedere la sua protezione di fronte alle minacce di morte di Mokbel. Iannilli aveva ricevuto da Mokbel setto o otto milioni di euro per costituire la società Digint, ma poi quei soldi Mokbel li aveva rivoluti indietro, di punto in bianco, decidendo di uscire dall’operazione. Carminati racconta anche di essersi incontrato con Mokbel e di avergli detto:

piate i soldi tuoi per sto…disturbo…piano, piano, senza che fai caciara, che alzi tutta questa… questo polverone“.

E ancora Carminati racconta di avere detto a Mokbel:

te li danno i soldi, non è che…(inc.)…e             infatti in parte…gleli hanno dati…piano piano”. Carminati racconta poi di come il suo intervento fosse stato remunerato da Iannilli: “Io ti do una mano, ma tutto c’ha un costo…” .

Gli inquirenti hanno potuto accertare come in effetti tra Carminati e Mokbel vi siano stati degli incontri. Uno sarebbe stato documentato presso il distributore di corso Francia, sfortunatamente fuori dal campo visivo della videocamera piazzata dal ROS. In un’altra occasione, invece, sarebbe stato Carminati a recarsi fino a casa di Mokbel, per cercare di appianare la lite esplosa con Iannilli. Racconterà ancora il Pirata, nel corso di un’ambientale tratta dal bar di via di Vigna Stelluti, di come Mokbel abbia smesso di cercare Iannilli come “favore personale”.

sono andato da Gennaro, Gennaro ha meditato un po’ poi mi ha detto ‘a Mà, va bene a livello di cortesia, la cortesia te la faccio a me me deve ridà i soldi, quelli anticipati, però me li dà, chiaro un poco per volta, ma se tu lo terrorizzi lo pigli per il collo i soldi non li riprendi non fare il Giannararo [fonetico], capito?” No, tranquillo loro si stavano cominciando … inc … e poi è successo tutto l’hambaradam …”

La seconda intercettazione è relativa ad una conversazione di Mokbel nell’ambito dell’inchiesta Digint-Broker. Nella telefonata Mokbel afferma:

Cioè, tipo, er Pirata, quanto deve prendere ancora. Dobbiamo vedè quanto j’abbiamo dato, perché, caso mai, ce li deve ridà lui. I bud ci devono ridà loro, capito, perché poi dobbiamo vedè qual’è la differenza tra tutti quelli che mettono i soldi e quello che avanza. Quello che avanza, escluso il tec, so i nostri“.

Carminati, non si sa bene come, conosce questa intercettazione e nello studio di Dell’Anno, di fronte agli avvocati Curto e Leto, si affanna ad affermare che il Pirata a cui si fa riferimento non è lui, sebbene pirata sia uno dei suoi soprannomi come testimoniano diverse intercettazioni.

Michelangelo Curto, Massimo Carminati, Domenico Leto

DOMENICO: ..(inc)..(sovrapposizione di voci)
MASSIMO:
…il nome …inc.. (vero – fonetico) è pirata
MICHELANGELO: …perchè io gli ho detto ”scusami”, perché gli ho detto ”scusa.”..(inc).. da fastidio, ho detto “scusami, stiamo a fa.. le persone (inc)..”
MASSIMO:
e quando te l’ha chiesto?
MICHELANGELO: me l’ha chiesto….eh.. …tanto tempo fa…
MASSIMO:
…tanto tempo fa, ma lui c’aveva un’idea chiara, più o meno su..(inc)..

MICHELANGELO: però da quello che stai dicendo tu… …lui aveva capito…
MASSIMO: …no… …che pirata.. era come che diceva…Carminati…
MICHELANGELO: ma infatti lui..(inc)… (si sovrappongono le voci)
MASSIMO:
…eh eh… pirata… io so stato sempre il pirata..
MICHELANGELO: dimmelo, no?.. ma il gli ho detto “dimmelo.. che fai..(inc)..(sovrapposizione di voci, ndr) pirata dillo, no?.. che fai ti rendi partecipe… …inc… “(sovrapposizione di voci, ndr)

MASSIMO: ..non solo…
MICHELANGELO: invece evidentemente aveva verificato, no questa cosa mi ha …me la so rivalutata..,, perché in tutto il processo, lui è stato sempre molto sereno…
MASSIMO: …sempre….


Il favoreggiamento di Di Carlo e la fuga di notizie

Giovanni De Carlo entra ufficialmente nell’inchiesta Mafia Capitale a seguito delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Roberto Grilli. Lo skipper romano descrive “Giovannone” come un tuttofare alle dipendenze dirette di Massimo Carminati e di Riccardo Brugia, che si sposta sulle strade di Roma su di una Smart. Ma la vecchia figura dell’ex pugile addetto al recupero crediti non si addice a lui. De Carlo non è solo un mero esecutore nel panorama del Mondo di Mezzo, quello descritto da Carminati nella celebre intercettazione che ha dato il nome all’indagine. Come risulta da diverse intercettazioni infatti, in particolare quelle tra Fabio Gaudenzi e Filippo Macchi, De Carlo riveste un ruolo di primo piano nel mondo della criminalità romana: “Lui è molto amico di Massimo, è stato pe’ tanto tempo insieme a lui; anche Riccardo c’è molto amico; penso che forse come rapporto d’amicizia, magari qui (inc.) più come me, pure al di fuori del business, diciamo”; e poi, riguardo al suo spessore criminale Gaudenzi afferma: “c’ha un grosso, cioè…oggi c’ha un grosso potere a Roma”. E sugli attuali equilibri e rapporti di lavoro che legano De Carlo a Carminati, Gaudenzi racconta: “A volte ha fatto cose insieme, a volte, a volte no. E’ abbastanza indipendente; poi anche il fatto di…mano, mano che uno cresce..”

Oltre al reato di intestazione fittizia di beni, De Carlo è accusato di favoreggiamento aggravato, poiché “su richiesta degli avvocati – si legge nell’ordinanza del 2 dicembre – Domenico Leto e Michelangelo Curti, quest’ultimo informato da Massimo Carminati che erano in atto attività di intercettazione ambientale nello studio legale ove lavorava, aiutava Massimo Carminati e gli altri componenti del sodalizio di tipo mafioso indicato e i tre legali citati, indagati per concorso esterno in detto aggregato associativo, a eludere le investigazioni in atto nei loro confronti, individuando un’applicazione tecnica, che consentiva l’intercettazione ambientale all’interno dello studio legale dell’avvocato Pierpaolo Dell’Anno, ubicato in via Nicotera n.29, con l’aggravante di avere agito al fine di agevolare il sodalizio indicato al capo 1)”.

Nel riesame dell’avvocato Tognozzi, il maggiore Colaci racconta di come le persone ad essere a conoscenza dell’esistenza di quella microspia nello studio dei tre avvocati fossero molto poche. In particolare, oltre all’Autorità Giudiziaria, il personale addetto all’attività intercettiva, circa una decina di uomini, e la catena di comando ad esso sovraordinato. (cm)

Mafia Capitale e la dismissione del patrimonio immobiliare

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La vicenda della concessione in locazione dell’immobile di via del Frantoio da parte del Comune di Roma in favore della coop  Eriches 29, riconducibile a Salvatore Buzzi, va inquadrata con la corruzione di un ex dipendente dell’amministrazione capitolina, tale Brigidina Paone, chiamata da tutti Dina. Come abbiamo visto anche nelle procedure amministrative tese al conferimento in affitto di quello stabile, vi era stata la corruzione di un dipendente pubblico del Dipartimento del Patrimonio, tale Mario Cola.

La vicenda in esame può essere letta come il seguito logico di quella vicenda, posto che Buzzi, conoscendo l’intenzione dell’ amministrazione capitolina (intenzione già manifestata dalla Giunta Alemanno)  di ripianare il debito delle casse comunali attraverso la vendita di parte del suo patrimonio immobiliare, mirava all’acquisto ad un costo di favore degli immobili che Roma Capitale gli aveva concesso in locazione.

L’esistenza di condotte materiali – si legge sull’ordinanza del 4 giugno 2015 – e di atti formali, riconducibili alla Paone (quale collaboratrice all’Assessorato alla casa) ed al Pedetti (Pierpaolo Pedetti Consigliere dell’Assemblea Capitolina e presidente della settima commissione Patrimonio e Politche Abitative del Comune di Roma), ciascuno nell’ambito delle rispettive attribuzioni intese a garantire in sede di dismissione del patrimonio del Comune di Roma (immobili pubblici tra i quali la sede della Cooperativa 29 giugno di via Pomona n.63 e quella di via del Frantoio n.44) condizioni di favore per le cooperative del Buzzi emerge dai seguenti elementi acquisiti nel corso delle indagini“.

Il 19 novembre vengono approvati dalla settima Commissione assembleare presieduta da Pedetti, i verbali  n.25 e n.26. rispettivamente del 6 e del 12 novembre. Si trattava di due atti che afferivano all’alienazione del patrimonio immobiliare di Roma Capitale.

Nello specifico erano due atti amministrativi riconducibili all’atto “politico” di indirizzo, rappresentato dalla proposta n.88 del 2013, la cd delibera dismissioni, punto di partenza dell’iter di messa in vendita. Attraverso di essi enivano individuati i soggetti in grado di acquisire gli immobili del patrimonio comunale che l’Amministrazione intendeva mettere sul mercato.

Nelle sedute del 6, 12 e 14 novembre del 2103, la Commissione Capitolina Permanente Patrimonio e Politche abitative si riuniva per discutere, tra i vari atti, la proposta di delibera n. 88/2013 . Il giorno 11 novembre Paone contattava Buzzi e dopo avergli riferito di essere in compagnia di Pedetti, fissava un appuntamento per il giorno 19, alle ore 11:00 “da Pierpaolo in Largo Loria”. Prima di concludere la conversazione Buzzi chiedeva alla Paone se fosse stato possibile avere una copia della delibera che Pedetti avrebbe presentato in Commissione per  l’approvazione. Paone gli rispondeva che avrebbe fatto in modo di fargliela avere il giorno seguente tramite fax.

Il 19 novembre si riuniva la la Commissione presieduta da Pedetti, che approvava i verbali n.25 e n.26 accennati.


L’emendamento ad coop

Quello stesso giorno il Ros, grazie ad un appostamento, verificava un incontro tra la Paone e Buzzi, i quali stabilivano di rivedersi il giorno successivo per valutare i contenuti della delibera di dismissione, con la presenza anche del responsabile della segreteria di Pedetti, Mariella di Giovine. Il giorno seguente il Ros accertava come alla riunione fissata si presentasse Alessandra Garrone al posto di suo marito Salvatore Buzzi.

Attraverso l’attività intercettava il Ros era in grado di verificare come lo scopo dell’incontro fosse quello di elaborare un emendamento al testo della delibera di dismissione che inserisse nell’atto, secondo la volontà di Buzzi, un forte sconto sul prezzo di vendita del patrimonio dismesso, dell’ordine dell’80%. Uno sconto del quale avrebbero potuto godere solamente quei soggetti economici dotati delle stesse caratteristiche della 29 giugno e della Eriches 29. L’emendamento in questione sarebbe stato poi presentato in Assemblea Capitolina dal consigliere Pedetti.

Il giorno 19 veniva registrata la seguente conversazione tra Buzzi e la Garrone;

S: Salvatore BUZZI AG: Alessandra GARRONE

AG: pronto
S: Alessandra, allora… AG: dimmi

S: se scrive per gli emendamenti, meglio
AG: si
S:
e per lo sconto, no al cinquanta, all’ottanta per cento metti: perché noi l’affitto ce l’hanno scontato all’ottanta per cento
AG: si… e io pensavo che per… le vendite fosse il cinquanta, per questo non ho ribattuto
S: no, non è previsto niente
AG: eh
S: allora, la, la Di Giovine dice, questa tesi…
AG: (parlando in ambientale con un altro interlocutore) questa cosa per vendita… (tornando a parlare con Buzzi) ok, si, per analogia
S: allora, la Di Giovine dice che un conto sono gli immobili non commerciali
AG: certo
S: dice che uno… quello c’ha diritto all’affitto, aspetta prenditi questa mail: d, d, Domodossola punto Paone (BUZZI dettava:
d.paone@gmail.com)
AG: ok
S: è la persona… capa…
la capa segreteria del Presidente della Commissione
AG: ok
S: perché vie’ dalla Commissione, dice: <
concordatela tutto colla Di Giovine> allora lei ha chiamato la Di Giovine, ha preso appuntamento pe’ domani alle quattro e mezza, ma io domani alle quattro e mezza sto…
AG: ho capito, ho capito, ci penso io…
S: a Bologna
AG: faccio… faccio questa proposta, ok
S:
e tu intanto mandi a lei l’emendamento, in modo che lui (Pedetti) se lo vede
AG: ok
S: per via Pomona stiamo a posto perché c’abbiamo il contratto d’affitto, faremo prima o poi, per il Frantoio… provvedimento amministrativo come vedi tu e poi per la, per la scontistica delle cooperative sociali, eccetera, eccetera come per i contratti d’affitto, ottanta per cento di sconto
AG: ok
S: pure co’ lui… alle quattro e venti te vedi là sotto colla Paone, dove sta la Di Giovine
AG: ok, ok, sotto da Eataly
S: eh, no, non è proprio Eataly, mo non so come dirti, eh…
AG: va be’, Claudio lo sa dov’è?
S: si, Claudio lo sa, io lo so, io ce vado ma non so l’indirizzo
AG: eh se Claudio lo sa, perché sennò io vado alla cieca, me perdo…
S: e certo che lo sa
AG: imbranata con le vie, ok, allora
S: certo che…
AG: devo chiama’ Claudio e dirglielo
S: esatto, digli alle quattro e venti domani andate insieme là
OMISSIS

Subito dopo la Garrone chiamava Claudio Caldarelli per avvisarlo dell’appuntamento al quale avrebbero dovuto recarsi insieme, secondo le disposizioni di Buzzi; si trattava dell’ incontro con la Di Giovine, finalizzato all’elaborazione del contenuto dell’emendamento che Pedetti avrebbe dovuto presentare in Assemblea.

Il 27 novembre Buzzi inviava un sms alla Di Giovine, col quale le confermava di essersi incontrato con Pedetti la sera prima:

“Ti ricordi il contratto per via Pomona? E quando vuoi mi dai appto ieri sera ho parlato con Luigi e Pedetti Un abbraccio”.

Il 28 novembre la Paone avvisava Buzzi che il contratto relativo a via Pomona era stato bloccato dalla Ragioneria, informandolo di come lei si fosse già attivata al fine di ottenerne l’ approvazione. Paone informava inoltre Buzzi di come la pratica avrebbe dovuto essere sottoposta al controllo  della Commissione Consiliare del Patrimonio Sociale, la quale avrebbe dovuto esprimere un parere non vincolante. Buzzi le rispondeva che avrebbe contattato i presidenti per cercare di convincerli.

Nel pomeriggio, negli uffici di via Pomona, Buzzi aveva una conversazione con Michele Nacamulli, il quale gli confermava come Pedetti stesse ancora scrivendo il testo dell’emendamento della delibera di dismissione.


La mail di Buzzi col testo dell’emendamento

Il 29 novembre Buzzi chiamava la Paone per ricordarle dell’emendamento alla delibera di vendita del patrimonio del Comune; Paone gli riferiva di averne già parlato con Pedetti, ma che la delibera non era ancora stata liquidata. Paone ribadiva quindi che l’emendamento non era propedeutico al bilancio, ma che la Commissione, per poter deliberare, aveva bisogno di esaminare tutti gli emendamenti presentati. Buzzi rispondeva se poteva inviarle il testo dell’emendamento scritto da loro, e la Paone gli inviava la sua email.

Da una serie di risultanze relative ai giorni successivi, il Ros accertava come la Commissione avesse previsto che ad essere legittimati all’acquisto con forte sconto fossero quei soggetti che avevano esercitato la funzione di custodi, e che l’attività di custodia doveva essersi protratta per un periodo non inferiore ai cinque anni. Tale condizione avrebbe automaticamente escluso la Eriches 29 dall’acquisto dei locali di via del Frantoio.

Il 31 gennaio Paone comunicava a Buzzi che la delibera era passata in Commissione, che l’importo dello sconto approvato era pari al 40% e che tra i legittimati vi erano anche quei custodi che avevano avuto l’immobile per un periodo non inferiore ai tre anni. Dai documenti ottenuti in seguito dal Ros è emerso come il testo dell’emendamento finale presentato da Pedetti avesse recepito in toto le richieste di Buzzi, con gli affittuari assimilati ai custodi, o dotati di titolo equipollente, che avevano il possesso dell’immobile per un periodo non inferiore ai tre anni e che lo sconto sul prezzo di vendita non era inferiore al 40%.

In particolare la parte di testo dell’emendamento efferente a tali facilitazioni veniva rinvenuta in una mail inviata dall’ufficio legale della 29 giugno e diretta a Brigidina Paone. A seguito dell’esecuzione dell’ordinanza di arresto, gli emendamenti richiesti da Buzzi sono stati ritirati, ed i soggetti aventi le caratteristiche analoghe ad Eriches 29 e alla 29 giugno sono stati esclusi dai benefici previsti dalla delibera di dismissione.


L’assunzione della figlia della Paone

L’attività intercettava condotta dal Ros ha permesso di accertare come il prezzo della corruzione di Brigidina Paone fosse rappresentato dall’assunzione della figlia, Francesca Dari, da parte di una delle cooperative riconducibili a Buzzi. Dai riscontri effettuati emergeva infatti come, a partire dal gennaio 2014, la Dari fosse stata assunta dalla cooperativa 29 giugno con un contratto di sette mesi.

Tra le varie intercettazioni effettuate sulle utenze degli indagati, vi è in particolare l’sms inviato dall’utenza in uso alla Dari e diretto a Salvatore Buzzi, del seguente contenuto: “salve sono Francesca Dari, la figlia di Dina Paone. Volevo sapere quando fosse possibile parlare. La ringrazio anticipatamente. Francesca Dari”.

A tele sms Buzzi rispondeva: “Sono sul treno per Bologna, ti chiamo appena arrivo”. A Buzzi la Dari rispondeva, sempre con sms: “Ok, la ringrazio, a dopo”. (cm)

   

   

La corruzione di Cola e l’immobile di via del Frantoio

via-del-frantoio

Mario Cola è un dipendente del comune di Roma impiegato presso il Dipartimento Patrimonio. Il suo ingresso nell’inchiesta Mafia Capitale è legato al suo intervento diretto, in violazione dei suoi doveri di ufficio, sulla destinazione di un immobile di proprietà del Comune, sito in via del Frantoio n.44.

Cola è accusato di corruzione aggravata – si legge nell’ordinanza del 2 dicembre 2014 – “perché in concorso tra loro (Salvatore Buzzi, Massimo Carminati, Claudio Bolla, Claudio Caldarelli ed Alessandra Garrone) nella qualità di dipendente del Dipartimento Patrimonio del comune di Roma, per il compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio consistenti nell’ avere segnalato a Buzzi un immobile di proprietà del comune in via del Frantoio al fine di occuparlo; nel porre in essere, successivamente all’occupazione, condotte intese alla legittimazione ex post dell’occupazione; nel concordare con Buzzi un canone d’affitto a prezzi irrisori, quantificato in 600/700 euro mensili per 1000 mq “.

In cambio Cola riusciva ad ottenere da Buzzi un’utilità di natura economica che consisteva in un contratto di locazione relativo ad un immobile sito in via Accademia degli Agiati di proprietà di sua moglie, Olga Montanari, ad un prezzo superiore a quello di mercato. L’immobile in questione veniva destinato dalla Eriches 29 ad uso casa famiglia, per l’accoglienza di nuclei familiari in condizioni di disagio. Nell’ambito dei programmi di assistenza alloggiativa, Eriches 29 prendeva in affitto appartamenti per destinarli a centri di assistenza alloggiativa temporanea. Nel caso in questione Eriches versava alla Montanari un canone mensile di 1.500 euro, prezzo che veniva definito privo di una corrispondenza economica dagli amministratori giudiziari della Eriches, nella loro relazione.


L’intervento di Cola e l’affitto a canone concordato di via Pomona

Dalle intercettazioni emerge come Cola riferisse a Buzzi anche in merito ad un altro canone di affitto, quello relativo all’ immobile sito in via Pomona dove ha sede la cooperativa 29 giugno onlus. Su tale edificio Cola assicurava a Buzzi di essere in grado di fargli ottenere un affitto ad un canone estremamente vantaggioso. Buzzi era riuscito ad ottenere dal Comune, per un periodo limitato di tempo, l’immobile in questione in cambio del sostenimento delle spese relative alla sua ristrutturazione.

Le indagini svolte dal Ros dei carabinieri permettevano di accertare come l’occupazione dello stabile di via del Frantoio fosse stata preventivamente concordata con il Cola.

La prima intercettazione relativa al progetto di occupare via del Frantoio risale al 2 gennaio 2013; nel dialogo intercettato dal Ros, Buzzi parlando con il suo collaboratore Claudio Bolla affermava: “dietro al Frantoio dobbiamo occupare”.

Di seguito i due si accordavano nell’organizzare un sopralluogo il venerdì successivo; in quel frangente Bolla riferiva di come l’ultima volta che era entrato in quell’immobile il portone gli fosse stato aperto da una persona del 5° Municipio. Buzzi invitava dunque Bolla ad acquisire maggiori informazioni, così che lui avrebbe potuto contattare Ivano Caradonna, l’allora presidente di quel Municipio.

Buzzi: “E mi faccio non dico autorizzare, non mi faccio sgombrare, diciamo. Mi capisci?“.

L’intenzione di Buzzi era quella di spostare il due centri di Tivoli, quello per gli immigrati (Centro Agorà) e quello per i minori non accompagnati, presso l’edificio occupato di via del Frantoio. Dunque Buzzi intendeva aprire, nella nuova porzione dell’immobile,  un centro per l’accoglienza dei minori non accompagnati (MSNA). Di fatto l’altra porzione era già stata destinata da Buzzi ad un centro per l’accoglienza dei migranti gestito dalla coop soc. ABC, aderente al consorzio Eriches 29.


L’immobile di via del Frantoio destinato all’accoglienza dei minori 

Il 5 gennaio veniva intercettata una ulteriore ambientale, presenti oltre a Buzzi, Massimo Carminati e l’architetto Mario Ciotti. Nella conversazione Buzzi invitava l’architetto ad effettuare un sopralluogo presso  l’immobile occupato, al fine di valutare i successivi lavori di ristrutturazione. La conversazione si concludeva con le seguenti parole pronunciate da Ciotti: “Via del Frantoio erano due edifici: il primo l’avevate occupato, il secondo lo dovevate occupare, in linea…

E Buzzi rispondeva: “Esatto, stiamo parlando del secondo“.

Il 13 marzo 2013 veniva intercettata una conversazione tra Buzzi e Carminati in ordine ai centri per minori non accompagnati (MSNA);  nel corso dell’indagine era già emerso un interesse specifico di Carminati nella gestione di tali centri, interesse che vedeva coinvolto anche Giuseppe Ietto, titolare di Unibar e Unibar 2. Le indagini svolte avevano permesso di accertare come le società di Ietto avessero vinto le gare per la gestione dei servizi di somministrazione pasti nei MSNA gestiti dalle cooperative riconducibili a Buzzi. Era emerso inoltre come una parte dei proventi realizzati dalla Unibar attraverso tale attività, fossero destinati allo stesso Carminati.

Nel corso della conversazione Buzzi affermava rivolgendosi al suo interlocutore: “Ho una notizia clamorosa, t’ho fatto fare il migliore affare della tua vita: i minori…i minori ce li pagano a quaranta giorni“. A queste parole Carminati rispondeva con un’ evidente approvazione verso l’operato del sodale.

Il 18 febbraio 2013 veniva intercettata una conversazione tra Bolla e Buzzi, nella quale Bolla leggeva al suo capo il testo di una lettera che avrebbe inviato alla sala operativa sociale del Comune, al suo direttore ed all’ufficio minori, al fine di segnalare che tra il 19 ed il 22 di quel mese avrebbero provveduto a trasferire i centri MSNA gestiti dal consorzio Eriches 29, presso le strutture di via del Frantoio.

Il 26 marzo 2013 vi è un’ intercettazione tra Buzzi e Cola: si tratta della prima conversazione intercettata tra i due, ed assume un rilievo determinante in quanto da essa emergono i termini dell’accordo stretto tra i due.

S: Salvatore BUZZI

MC: Mario COLA

MC: Salvatore buongiorno
S: Mario, buongiorno a te, una cortesia Mario, senti

MC: si

S: per via del Frantoio, no? Se io ti faccio una richiesta e ti dico… sto lì dentro, vorrei fa’ un centro di accoglienza, bla, bla, bla, bla, tu me potresti fa’ una letterina in cui dici: <va be’, ti autorizzo a stare lì in attesa di assegnazione>?
MC: eeh… si, lo posso chiede’

S. cioè, io ti dico: <guarda, io, caro Comune, sono entrato là dentro perché te lo potevano occupa’ non si sa chi, vorrei farne un centro d’accoglienza, bla, bla, bla> e tu mi rispondi, dice: <si, non c’ho niente in contrario>
MC: diciamo che ti autodenunci, dice:

S: esatto, mi autodenuncio e tu mi legittimi a stare lì in attesa…

MC: ma, legittimi…
S: che esce il regolamento, no?

MC: si, secondo me… si ma io, quello è quello che gli avevo detto a Claudio quando glielo dissi, gli ho detto:
S: però sicco…
MC: eh

S: eh, siccome però io ci devo spende’ tre/quattrocentomila euro, allora io…

MC: ah…
S: anda’
MC: no, no, no, no, no

S: li devo anda’ a chiede in banca, no, la banca me li darebbe pure, mica c’è problema
MC: no, no, lo so però lì ce vole proprio l’autorizzazione, capito? Intanto siete entrati voi, però ve dovete,
va be’ mo parlo un attimo con la Bedoni (Francesca Saveria BEDONI, Dirigente dell’U.O. Gestione Amministrativa e Tecnica del Patrimonio di Roma Capitale)

S: eh, ma io mi autodenuncio
MC: si
S: s ti dico: potevano occupa’… non lo so…>
MC: che è via del Frantoio numero?
S: e nun me ricordo
MC: eh
S: mo il numero poi te lo faccio sape’, mo glielo dico a Claudio
MC: eh, si
S:
e tu me, me rispondi, dici: <si, stai lì… non fa’ danni>
MC: mh, mh… stiamo facendo quell’altra, quella cosa lì a Pietralata, eh
S: ok
MC: quasi…
S: te ne puoi informa’ Mario, perché…
MC:
si, si, c’ho la Bedoni qua, ma io, è quello che gli dissi a Claudio, perché io v’avvisai, no? Gli ho detto: <entrate, intanto prendetevelo, entrate> questo prima de Natale, a novembre

S: d’accordo, d’accordo
MC:
infatti lui, voi così poi avete fatto
S: si, si, abbiamo fatto come hai detto tu infatti
MC: eeh… eh
S: poi
ci servirebbe un pezzettino di carta pe’ ce… anche fos…

MC: si, mo chiedo un attimo, così ve…
S:
per farmi avere l’autorizzazione (inc.)
MC: va bene
S: grazie Mario, eh
MC: ciao Salvatore, grazie a te, buona giornata
S: ciao, ciao
MC: ciao

L’11 aprile viene intercettata un’ulteriore conversazione tra Buzzi e Cola, nella quale interviene anche l’architetto Bedoni; i due dipendenti del Dipartimento del Patrimonio contattavano Buzzi per avvisarlo del fatto che le ONLUS godevano dell’abbattimento del canone di locazione del 20%, con riferimento agli uffici della 29 giugno di via Pomona. Come vedremo più avanti il Comune riconoscerà alla 29 giugno, tramite delibera, un regolare contratto d’affitto a canone concordato.

Buzzi aveva dunque la necessità di ottenere una certificazione che dimostrasse l’appartenenza della 29 giugno alla categoria delle Onlus. I due comunicavano infine a Buzzi che avrebbe ricevuto, a breve, la visita dell’ingegnere Alberto De Santis, il quale aveva il compito di valutare un canone d’affitto congruo. Nella conversazione Buzzi chiedeva a Cola se era possibile sistemare anche la questione relativa allo stabile di via del Frantoio.

MC: Salvato’
S: oh, Mario, te mando tutto tramite Claudio allora, eh
MC:si e così facciamo… (rivolgendosi a un’altra persona) quando, quando ce vai a fa’ il sopralluogo?
(tornando a rivolgersi a Buzzi): inizi della prossima settimana vengono lì e fanno un sopralluogo pe’ fa’ una valutazione, per fa’ una stima d’affitto

S: va bene, mo chiamo subito Claudio e glielo dico
MC: senti, ti faccio fa’ sei più sei adesso, eh
S: ok Mario, ok,
stiamo parlando di via Pomona, no?
MC: si, si
S:
senti, per il Frantoio come possiamo sistema’…
MC: tu ce l’hai el… lo stato di fatto? Le piantine?
S: come no
MC: no, infatti è una cosa che…
S: c’abbiamo tutto, c’abbiamo
MC: (rivolgendosi a un’altra persona) ah, si c’hanno tutto, loro c’hanno tutto
S: noi c’abbiamo tutto
MC: allora gli fate pure una copia, quando vengono gli date le piantine
S: va bene
MC: o c’hanno i file, quello che c’avete gli date
S
: guarda, io ora gli dico a Claudio de porta’ lo statuto, che siamo una onlus, non… siamo di diritto, colla legge quattro…

MC: si, si, si
S: col decreto legislativo 467 (quattro sei sette)
MC: eh
S: e ti mando poi… da Cla…
MC: eh, e poi la prossima settimana ti dico io, poi t’avviso, ti dico quando vengono S: d’accordo
MC: va bene? Mandame Claudio allora, al più presto
S: ok, Mario poi se riusci…
MC: un ba…
S:
sistemamo pure il Frantoio, così stamo a posto pure là
MC: il Frantoio qual è? Via del Frantoio numero? Non ti ricordi?
S:
quarantaquattro
MC: quarantaquattro, via del Frantoio quarantaquattro, va bene
S: ok
MC: tanto mo c’è l’architetto Bedoni qua, facciamo… fa’ tutto
S: grazie Mario mio
Saluti

Più tardi veniva intercettata una nuova conversazione tra Buzzi e Cola: nella prima parte del dialogo i due parlavano del canone fissato da Cola e relativo all’immobile di via Pomona; la seconda parte verterà invece sull’immobile di via del Frantoio;

S: Mario eccomi
MC: Salvato’, scusa
S: dimmi
MC:
me so’ permesso de chiude’ a sei/settecento euro al mese, che è troppo? S: no, no, va bene, quanto? Seicento euro al mese?

MC: si, sei/settecento S: Mario?
MC: eh
S: Mario?

MC: eh
S: quanto m’hai detto, non t’ho sentito bene?
MC: sei/settecento euro al mese
S:
va bene, va bene, va bene
MC: ma lo so che va bene, te sto a piglia’ in giro, cioè, a… a Salvato’
S: (ride) ok, ok
MC:
ma, ma te rendi conto che ho fatto?
S: ok, sei grande!
MC: ce, ce paghi un box
S: sei grande!
MC: eh…
un box ti ci paghi a seicento/settecento euro al mese
S: sistemamo pure il Frantoio, Mario, sistemamo pure il Frantoio
MC: si, mo te lo si… oh! Me devi da’ un attimo de tempo, non te preoccupa’, perché qui è comunali è un po’ tosta, mo intanto ho chiuso sta cosa, che è la più importante e ve portate via sto contratto la prossima settimana, sei più sei

S: ok
MC:
poi dopo tu presenti la domanda, dopo du’ mesi, te lo vuoi ristruttura’, tutto quanto, e poi la vendita, eeh… in automatico la devi prende’, lo puoi prende’ solo te

S: ok
MC: eh, eh, eh
S: siamo… sei un grande Mario MC: va bene?
S: ok
Saluti


Cola e l’asservimento della sua funzione 

Dall’attività intercettiva emergeva come il comportamento di Mario Cola nei confronti di Buzzi e della 29 giugno andasse ben oltre i suoi normali obblighi di dipendente del Dipartimento Patrimonio dell’Amministrazione capitolina. Ad esempio il 12 aprile 2013 Cola avvisava per telefono Buzzi che il 16 di quel mese avrebbe ricevuto la visita dell’ingegnere De Santis, presso gli uffici di via Pomona. Si trattava della visita legata alla valutazione del canone di affitto, già in precedenza annunciata. In quel contesto Cola sottolineava come De Angelis fosse un amico, nel senso che gli avrebbe offerto un trattamento di favore: “è un amico eh! sta tranquillo fai quello…ok?”.

Quello stesso giorno Cola inviava un SMS a Buzzi col quale gli ricordava del  bonifico relativo all’affitto dell’immobile di sua moglie, Olga Montanari: bonifico di Montanari”.

Dagli accertamenti contabili effettuati dal ROS emergeva infatti come, nel periodo compreso tra il 5 luglio 2012 ed il 18 aprile 2014, dai conti intestati alla Eriches 29 presso la banca Unipol, venissero effettuati, con cadenza trimestrale sul c/c su Unicredit intestato ad Olga Montanari, bonifici per un importo complessivo pari a 32.500 euro.  La causale relativa veniva individuata in “locazione dell’immobile sito in via Accademia degli Agiati“. Presso l’agenzia delle entrate veniva quindi ottenuta una copia del contratto di locazione tra Eriches 29 e ed Olga Montanari, registrato in data 18 luglio 2013, relativo all’appartamento di via dell’Accademia degli Agiati per “uso attività di realizzazione di una casa famiglia/accoglienza”, per la durata temporanea di sei mesi. (cm)

Mafia Capitale: la turbativa relativa alle gare per l’accoglienza

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Nel luglio del 2014 l’amministrazione di Roma Capitale intende affidare in gestione, attraverso una procedura negoziale, una serie di servizi relativi all’attività di accoglienza. Si tratta in particolare di tre gare, di cui la prima relativa “all’accoglienza di nuclei in disagio sociale ed abitativo con la fornitura di idonei alloggi, servizio di portierato e segretariato sociale per 580 persone”, già ospitate presso i residence di Via di Valcannuta e di via di Montecarotto, afferente al periodo 1° settembre – 31dicembre 2014.

Collegate a questa sono altre due gare riguardanti il servizio di portierato sociale per i residence di via di Montecarotto n.11 e di via Valcannuta n.148, relativamente allo stesso periodo di tempo. Gli immobili in questione sono di proprietà di Daniele Pulcini e sono stati fino a quel momento gestiti dalla Eriches 29 a seguito di una serie consecutiva di proroghe.

A giugno 2013, con l’insediamento della giunta Marino, vi è  la concreta volontà da parte della nuova amministrazione di cambiare radicalmente il modello di accoglienza dei singoli e dei nuclei familiari in grave situazione di disagio economico, privi di dimora. La commissione ispettiva del Ministero dell’Economia e delle Finanze aveva già in precedenza rilevato come la giunta Alemanno avesse largamente fatto ricorso a pratiche illegali nella gestione dei servizi in questione, quali gli affidamenti diretti e le proroghe, anche quando il valore delle gare avrebbe richiesto, secondo la normativa vigente, il ricorso ad una gara europea. Dunque la giunta Marino intendeva tracciare una profonda linea di discontinuità in tale ambito amministrativo.

In questo senso il nuovo dirigente del Dipartimento Politiche Abitative, Aldo Barletta, era stato nominato per avere la fama di essere un pubblico ufficiale assolutamente impermeabile a qualsiasi tipo di lusinga gli fosse stata rivolta: quello non cede nemmeno davanti a Gesù e Maria” dice infatti Salvatore Buzzi di lui in un’intercettazione.

Il 14 luglio il Dipartimento delle Politiche Abitative inviava gli inviti alle manifestazioni di interesse relative alle tre gare in questione.

In tutti e tre le gare venivano contattati gli stessi 15 soggetti economici. Il termine per la presentazione della manifestazione di interesse veniva indicato, per le tre le procedure, nel 21 di luglio.

Il 22 luglio 2014 si riuniva la Commissione di valutazione per le tre procedure, Commissione presieduta da Luigi Ciminelli, direttore del Dipartimento Politiche Abitative.

Con riferimento alla proceda negoziata per l’accoglienza dei 580 posti, le domande di manifestazione di interesse giunte erano le seguenti: cooperativa sociale Eriches 29, coop. soc. Un Sorriso e coop. soc. Ambiente e Lavoro.

Per la procedura relativa a via Montecarotto le domande presentate erano: coop Eriches 29, coop Un Sorriso, coop Ambiente e Lavoro, coop Progetto Recupero, coop In Opera e cop Osa Maior. Le stesse cooperative, ad eccezione di Osa Maior e con l’aggiunta di Tre Fontane, avevano manifestato interesse anche per la procedure negoziale relativa a via Valcannuta.

L’avvio della procedura negoziata per le tre gare veniva indetto il giorno 29 luglio.

L’11 agosto 2014 scadeva l’ulteriore termine di presentazione delle offerte per tutti quei soggetti che avevano manifestato interesse.

Ciò che accade è che l’unica cooperativa sociale che presentava l’ offerta per tutte e tre le procedure negoziate era la Eriches 29. Che di fatto se le aggiudicava in blocco.


L’ipotesi di turbativa d’asta

L’attività investigativa condotta dal Ros dei carabinieri ha consentito di accertare il configurarsi del reato di turbativa d’asta; in particolare i militari verificavano come nel periodo di tempo intercorso tra la manifestazione di interesse ed il termine per la presentazione dell’offerta, le cooperative che avevano manifestato formalmente un interesse a partecipare alle gare avessero subito, nella persona dei loro responsabili, un’ intensa pressione tesa a far recedere la volontà di adesione. Tale attività veniva condotta non soltanto da Salvatore Buzzi ma anche dai suoi collaboratori, Claudio Bolla, Claudio Caldarelli, Carlo Guaranì e Michele Nacamulli; nonché da taluni sodali dell’organizzazione come Angelo Scozzafava, e da alcuni colleghi imprenditori nel settore delle coop sociali con i quali Buzzi aveva costituito un cartello teso a spartire il mercato dei servizi sociali, come Sandro Coltellacci, Francesco Ferrara e Tiziano Zuccolo, gli ultimi due appartenenti al consorzio di cooperative la Cascina.

Tra le evidenze accertate dal Ros vi è la conversazione telefonica del 5 luglio, tra Buzzi e Gabriella Errico, responsabile della cooperativa Un Sorriso, a detta di Buzzi una delle concorrenti più temibili.

IL 15 luglio Buzzi invia un sms alla Errico dal seguente tenore:

“Ti dovrebbe essere arrivata dal dip politiche abitative una ricerca di mercato e un mio servizio dal 2010 Vedi tu”. La Errico non risponde, dal che Buzzi ne deduce un suo interessamento alla gara.

Lo stesso sms Buzzi lo inviava il giorno successivo anche ad Alberto Picarelli, legale rappresentante della coop In Opera. Picarelli rispondeva a Buzzi comunicandogli il suo disinteresse.

Sempre il 15 Buzzi stabiliva con i suoi collaboratori Guaranì e Bolla ed il collega Coltellacci, di contattare i referenti di tutte le altre cooperative che avevano manifestato interesse per le tre gare.

S: Salvatore BUZZI
CB: Claudio BOLLA
CG: Carlo GUARANY
SC: Sandro COLTELLACCI

S: senti, allora…San Saturnino mo gli manda il numero Angelo Scozzi SC: sì
S:
Amore è Fabrizio Amore che ha un residence, gli altri…
SC: Fabrizio…

S: Amore
SC: sì
S: poi…Gabriella (ERRICO) gli ho mandato un sms…
SC: sì
S: però non mi ha risposto quindi è interessata,
In Opera ci deve pensa’ per forza Tiziano
CB: In Opera, Tiziano sì
S: sì,
stagli dietro a Tiziano o Sandro, io non lo conosco proprio quello di In Opera ma Sandro lo conosce però
CB: sì aspetta un attimo va, facciamo il punto…è Salvatore dai…
S: metti in vivavoce, metti in vivavoce
CB: ho messo vivavoce
, c’è Carlo e cerchiamo di capire
S: ok
CB: ripeti dai
S: allora..ho parlato…ho mandato un sms a Gabriella che però ancora non mi risponde di solito mi risponde subito quindi ci sta pensando la ragazza… In Opera ci deve parlare o Sandro o Tiziano, io non lo conosco comunque loro lo conoscono abbastanza bene … Gabriella assolutamente, Sandro no… e per quanto riguarda Tiziano è a posto … poi Europa Consulting non so chi cazzo è… Amore è Fabrizio Amore che c’ha un residence …. San Saturnino ci si può parla’, è una cooperativa sociale … Cigno credo che non siano interessati che so’ di Cesena ….e la Caritas
CG: Eta Beta?
S:
Eta Beta ci parli te Cla’, ce parli te
CB: si si figurati
S:
Eta Beta non c’è problema… io sto a di’ quelli che ce stanno problemi, Eta Beta non c’è problema… e quindi so… ci rimane fuori la Caritas
CG: Ambiente e Lavora?
S: Ambiente e Lavora non so chi cazzo è? Ah, questo m’è scappato… Ambiente e Lavora?… Ambiente e Lavora vedi…
andate su internet scoprite un pochino chi so’ questi
CG: va be’ mo cerchiamo dai
S: Europa Consulting e Ambiente e Lavora, Sandro è In Opera
CB: Sandro si è fiondato qua preoccupato per una Pantanella 2, dice <se uno c’ha una struttura di 580 posti propone la Pantanella due che va in contraddizione però con quello….
SC:
con quello che vuole l’Assessore
CB: con quello che voleva Daniele (OZZIMO)
S: certo
SC: e no… questo… su questo Salvato’
o fanno una rettifica perché insomma capisci … se noi (inc)
S: (inc) la gara … la gara è pronta che noi non l’abbiamo ancora vista… la gara già è pronta …. perché la procedura è questa:
il 21 gli rispondono non si sa chi gli risponde il 22 parte la gara…. e la gara è già pronta… la cosa grave è che nessuno sapeva niente… né noi né l’Assessore…
SC: ..e ma nessuno sa nemmeno se so’.. se chiedono che siano distribuiti su tutto il territorio cittadino o se li possiamo concentra’ tutti insieme, cosa che non voleva l’Assessore
S: e infatti questo bisogna fargli capi’
SC: eh…e chi può andare a farglielo capi’ all’Assessore?
S:
è Michele (NACAMULLI) che ci sta andando, vai con Michele, no?
SC: ma io già gliel’ho detto a Michele che ce poteva esse sto problema de poco gradimento per l’assessorato perché…glieli mettemo tutti assieme…inc.
S: ma tu te ricordi chi era BARLETTA?
SC: te ricordi
CB: chi era BARLETTA
S:
quello non cede nemmeno davanti a Gesù e Maria
SC: quello è saltato per colpa mia
CB: vabbè..mo cerchiamo pure su internet un po’…quelli con cui possiamo parlare Tiziano ha detto…
S: inc..mi era scappata…AMORE è Fabrizio AMORE Sandro lo conosci sto Fabrizio AMORE?
SC: no, però faccio una verifica
S: è uno che c’ha un residence, Ambiente e Lavoro…ho chiamato SCOZZI per farmi dire alcuni nomi, San saturnino è una cooperativa sociale.. e poi l’hai capita..inc
SC: no l’importante è che la facciano distribuiti su Roma perché sennò fanno Pantanella…

S: e ma infatti la gara deve esse scritto che gli appartamenti devono esse residence cioè non possono esse residence tutti insieme
OMISSIS
SC: inc..sta cosa per faglie rivede’ la gara all’assessorato

S: non so se hai capito: questa parte il 22, la gara il 1° agosto è…poi ti daranno un mese di proroga perché non gliela fanno poi il 1° settembre…. però queste cose …(inc)… so’ pertinenti quindi digliele a Daniele (OZZIMO) subito, da anda’ in Campidoglio lì ad acchiapparlo insomma.
SC: va bene va bene va bene

S: vai in Campidoglio e acchiappalo Sandro che è l’unica SC: vado su vado su
CB: inc…oggi pomeriggio dai, ce vado pur’io Salvato? OMISSIS

Nel concludere la conversazione Buzzi faceva  dell’ironia sui progressi di BARLETTA e COLTELLACCI, poi commentava: “mo’ glielo spiego io: Barletta è stato cacciato perché me voleva fa’ vince a me… cioè no, perché me la voleva fa’ vince perché meritava di vince la cooperativa”.


La condivisione della natura illecita dell’accordo

Il 17 luglio Buzzi contatta Daniele Pulcini, in qualità di proprietario dei residence Valcannuta e Montecarotto, gestiti fino a quel momento dalla Eriches 29. Nelle specifico Pulcini era interessato al mantenimento della gestione dei servizi di sorveglianza.

Buzzi: “gli amici non ci andranno, perché ci rispettano, gli altri che non conosciamo probabilmente non ci vanno perché non gli interessa i servizi e questo lo scopriremo lunedì. Lunedì dopo che hanno consegnato tutti scopriremo se c’è la gara o siamo rimasti soli“.

Il giorno 21 luglio viene intercettata una conversazione tra Buzzi ed i suoi collaboratori, alla presenza di Carminati; Buzzi comunica ai presenti di essere riuscito a convincere quasi tutti i potenziali concorrenti alle tre gare in oggetto a non partecipare. L’obbiettivo era stato conseguito, racconta Buzzi, attraverso la riscossione di vecchi debiti di riconoscenza; si trattava, in buona sostanza, di favori concessi in passato da Buzzi, relativi a gare nelle quali probabilmente lui si era ritirato, lasciando in tal modo campo libero ai concorrenti. Le uniche due cooperative che il sodalizio non era riuscito a fare desistere erano Un Sorriso della Errico e In Opera, le quali avevano comunicato la loro manifestazione di interesse. Come abbiamo visto Buzzi e Nacamulli (Naca) contatteranno entrambe i rappresentanti delle due coop, Errico e Picarelli, riuscendo ad ottenere da loro la promessa che non avrebbero presentato alcuna offerta.

Il 29 luglio, con la determina n.270, veniva indetta la procedura negoziata per l’affidamento del servizio di accoglienza delle 580 perone, riproponendo il testo della delibera del maggio 2014, fissando l’importo della gara in 1.633.848, 40 euro.

Il 31 luglio, con la determina n.302, veniva prorogato il servizio fino al 31 agosto.

Il 25 agosto, con la determina n.358, veniva assegnata la gara relativa all’accoglienza dei 580 posti o all’unica concorrente, la Eriches 29.

A seguito dell’aggiudicazione delle gare, Pulcini si accorda con Buzzi per l’affidamento in subappalto dei servizi relativi ai residence di sua proprietà, in capo ad una sua cooperativa consorziata con Eriches 29. Il subappalto era frutto di un accordo in base al quale il costruttore romano si era impegnato ( anche lui) a non partecipare alla gara.

Dalla conversazione intercettata il 25 luglio tra Buzzi e Pulcini, si evince la conoscenza di quest’ultimo delle attività illecite condotte da Buzzi; in particolare gli inquirenti vengono a conoscenza del patto di non belligeranza stipulato con Buzzi in cambio della gestione i servizi.

L’interesse di Pulcini ad aderire all’accordo illecito organizzato da Buzzi e dai suoi collaboratori e soci, è costituito dall’interesse dello stesso nell’ottenere il subaffitto dei servizi da svolgere presso i residence di sua proprietà, servizi oggetto delle altre due gare vinte dalla Eriches 29. Nell’intercettazione ambientale tratta dagli uffici di via Pomona, Buzzi spiega tale situazione ai suoi collaboratori:

Buzzi: “l’emergenza alloggiativa abbiamo vinto Montecarotto e Valcannuta, che erano i residence che facciamo per conto di Pulcini… eh, mentre prima c’avevamo il 10% di margine e Pulcini faceva tutto e potevamo pure anda’ in galera, ora abbiamo sistemato la cosa, la cooperativa di Pulcini ha aderito a Eriches, quindi noi gli facciamo il servizio e glielo sub affidiamo a loro e ci tratteniamo sempre il 10%…null’altro” fornendo dettagli circa la durata ed il valore dell’affidamento “sino a fine anno, ci hanno levato il 5% più noi abbiamo fatto lo 0,5 di ribasso, e fine a fine anno, però l’abbiamo sistemata con Pulcini mentre prima era un po’ illegale… nel senso che noi facevamo, fatturavamo e il servizio lo faceva lui, se arrivava un controllo era un problema, ora noi siamo affidati il servizio e in teoria …inc… (le voci si sovrappongono)… ma abbiamo anche vinto la nostra gara dei 180 posti, sempre lì il 5% di sconto fatto da spending review, e noi abbiamo fatto lo zero, zero cinque cioè…i 580 posti”.

Di seguito Buzzi spiegava nel dettaglio i termini della vicenda: “allora ti spiego…quelli sono i residence di Pulcini, quando fece per il touring (fonetico) sta roba Pulcini c’aveva due residence, siccome più so’ ricchi e più vogliono i soldi, i servizi dentro dice <allora faccio la cooperativa finta io e me li faccio io> e fin lì è andato tutto bene, poi gli è nato il problema che loro fatturavano il 20% perché non erano sociali mentre l’iva era al 4%. Me chiama Pulcini me dice <me fai sta cortesia che tu fatturi… io fatturo il 20 tu fatturi il 4 per recuperare il 16%> ho detto <vabbè, se famo metà per uno dell’iva, invece dell’8 più 2 punti di percentuali è il 10>. Al che siamo rimasti d’accordo così, i servizi sono passati a noi, il residence è il suo, i servizi li continua a fa’ lui e noi ci procuriamo il 10%, quindi lui c’ha recuperato il 6 dell’IVA, questi nascono così…”.


“c’hanno tolto un altro cinque per cento, li mortacci loro”

Dopo essersi aggiudicato le tre gare, Buzzi chiama al cellulare Daniele Pulcini per informarlo:

S: Salvatore BUZZI

D: Daniele PULCINI

D: ah Salvato’
S:
ho chiuso tutto l’accordi, eh, quindi… va bene, no?
D: si?
S: si
D:
come prima?
S: come prima, più di prima con la spending review del 5%, quello ce l’hanno abbassato proprio… sulla (inc.)

D: come prima col cinque per cento in meno?
S:
col cinque per cento in meno, più il ribasso che faremo ma io farò… o zero uno o zero due, insomma, una cosa del genere
D: meno male, va… vabbe’ c’hanno tolto un altro cinque per cento, li mortacci loro
S: eh… sta al massimo ribasso, eh, siamo proprio… proprio stronzi so’ stati
D: senti, io a lui gli ho mandato tutto, eh Salvato’
S: ok, bravo, bravo
D: (rivolgendosi in ambientale a un’altra persona) io… l’orata
S: bravo amico mio
D: e va be’, vediamo un po’, senti… va be’, dai, poi ci aggiorniamo sti giorni, meno male, buona
notizia
S: questa… si l’apriranno…
questa l’apriranno dopo il 18, pensa te quando cazzo l’aprono sta gara, se consegna l’undici e l’aprono dopo il 18

D: va buo’, ‘n abbraccio
S: pare che… che l’accordo è chiuso, ok Saluti

Di seguito Buzzi chiama anche Massimo Carminati per comunicargli l’esito positivo della gara;


S: Salvatore BUZZI
M: Massimo CARMINATI

S: oh amico mio
M: bello mio, eccome qua. Come stai? Non ho trovato chiamate e t’ho richiamato
S: eh, no
M: eh
S:
no, no, t’ho telefonato per dire le gare le avemo vinte tutte, ho chiamato pure Pulcini, gliel’ho detto, lui sta a Porto Cervo, chi cazzo gliene frega (ride)
M: cazzo gli frega a lui, quello, quello mica… mica sta come noi che dovemo sta sul pezzo pe’magnasse un pezzo de caciotta

S: dice: <per fortuna me dai ‘na…> lo sai che m’ha detto?
M: eh
S: <per fortuna, me dai una bella notizia> ho fatto: <ma ‘ndo stai Danie’?> <a Portocervo> li
mortacci su…
M: ma certo, sta a Poltu Qualtu, ma… cioè, lui è padrone di un porto, di che… de che stamo a parla’,stamo a parla’ de uno che c’ha un porto, capito? Io non so manco co… capito? Cioè, io te farei
vede’ ‘ndo sta lui che è tutto suo, va be’ dai, lascia perde’
S:
ah, m’ha detto: <pigliate l’aereo te e l’amico tuo, veniteme a trova’>
M: si, si, venimo su, sempre me lo dice, ma… ma lu… ma lui davvero ce da una villa là se c’annamo, eh, cioè, tu perché… eh, a te non te va, per me se vuoi l’anno prossimo c’annamo

S: c’annamo, l’annamo a trova’
M:
e che ce frega ce da ‘na vi… ce da ‘na villa con la barca, ce da quello, non te preoccupa’… lo fa davvero, lo fa davvero, mica per finta, su quello è ospitale. Bello! Allora che facciamo?

S: abbiamo vinto sia la gara nostra che le gare sue, quindi pure lui sta tranquillo

M: non… non avevo dubbi amico mio. Che facciamo? Ci vediamo sabato allora?

(cm)

 

 

 

 

La “cravatta sicura” dei residence

A fine novembre 2013 la storica Cooperativa Deposito locomotive di Roma San Lorenzo ha una cambiale scaduta da 150 mila euro e rischia il fallimento se non trova in fondi per saldarla. La cooperativa edile ha costruito 34 appartamenti in zona Case Rosse – Settecamini, di cui 16 rimasti invenduti.

E la cambiale scaduta in ottobre impedisce alla coop di ottenere dalla banca l’erogazione del mutuo per finire di pagare i lavori.

Si mette in moto quindi un meccanismo che vede da una parte la Legacoop a coinvolgere un pool di coop per anticipare i 150 mila euro necessari a saldare la cambiale, e dall’altra il Comune a destinare fondi per l’emergenza abitativa. Fondi diretti a quelle cooperative attive nel settore dell’emergenza abitativa, che si sarebbero prestate all’operazione di salvataggio.

Come vedremo si tratterà delle coop afferenti a Salvatore Buzzi e Sandro Coltellacci; un terzo soggetto, Maurizio Marotta, direttore generale della coop Capodarco, all’ultimo aveva rinunciato.

I fondi stanziati dalla Regione affluiranno al Dipartimento Politiche Abitative del Comune di Roma, e come vedremo, verranno in parte destinati ad una convenzione tesa a favorire le cooperative intervenute nel salvataggio della Deposito San Lorenzo.

Le misure previste dal Comune a sostegno dell’emergenza casa prevedono il passaggio dai CAAT (Centri di Assistenza Alloggiativa Temporanea) ai SAAT (Servizio di Assistenza Alloggiativa Temporanea, un modello simile ai CAAT che prevedeva in aggiunta altri servizi come il portierato sociale e le pulizie da parte degli stessi inquilini), e per la parte restante il finanziamento del progetto “Buono Casa”, un progetto dell’allora assessore alla casa, Daniele Ozzimo, teso a  sostenere economicamente gli incapienti.

Tra le evidenze accertate dal Ros dei carabinieri nel corso delle indagini, c’è la conversazione intercettata tra Salvatore Buzzi e Guido Magrini, Direttore del Dipartimeno Politiche Sociali della Regione Lazio, il 9.11.13

Nel dialogo intercettato Magrini accenna a Buzzi la disponibilità di fondi per l’emergenza abitativa, invitandolo ad un incontro per decidere come destinarli.

S: Salvatore BUZZI
GM: Guido MAGRINI

S: pronto
GM: come stai Salvato’?
S: bene, bene Guido
GM: bene, al… ti chiamavo perché ho visto l’altro giorno… allo’,
stiamo provando a utilizzare mo, al volo, un po’ di soldi che abbiamo sull’Emergenza abitativa
S: si
GM: eh…
ho visto Ozzimo l’altra mattina e… abbiamo fatto qualche ragionamento, diciamo, però forse… se c’avessi dieci minuti parliamo pure di (inc.) con te, così capisco meglio
S: e dimmi… dimmi quando posso venire, Guido
GM: eh, guarda io la prossima settimana…
sennò prima o poi dovrò tira’ fuori sta delibera, eh… dimmi tu, io per esempio martedì mattina so’ sempre lì in Assessorato, al Serafico, sennò mercoledì, giovedì
S:
a via del Serafico
GM: ci stanno pure i funzionari. Dal… dalle quattro, quattro e mezza, cinque, quand’è
S: ok
GM: eh
S: dimmi tu l’ora, io arrivo quando me lo dici tu, alle cin…
GM: facciamo alle quattro e me… facciamo alle quattro e mezza
S: a via del Sera… via del Serafico numero, Guido?

Di seguito, nella seconda parte della conversazione, Magrini accenna a Buzzi la questione del salvataggio della coop Deposito San Lorenzo.

Si tratta dei 14 appartamenti rimasti invenduti: l’operazione prevede un costo di 10 mila euro ad appartamento per l’acquisto del diritto di opzione sugli immobili. In questo modo la banca avrebbe sbloccato l’erogazione del mutuo alla coop in cattive acque.

S: ok, ci vediamo martedì
GM:
eh, eh, oh… poi una cortesia, l’altro giorno avevo sentito – perché lo sai che siamo molto amici, legati – Santino Dei Giudici (Presidente della Coop Deposito Locomotive San Lorenzo) per quelle cose…
S: si
GM:
sull’appartamenti di… Case Rosse, diciamo, eh…
S: si, esatto
GM:
avete parlato un po’, insomma sarebbe importante, so che stanno lavorando con l’AIC insomma, per creare… per superare una situazione un po’ difficile, quindi, diciamo, magari risentilo, risentitevi, eh… vedi un po’ se almeno tre, quattro, insomma quella ro (ba sugli)… alloggi, si possono sistemare. Io sto cercando anche in altro modo, forse ne hanno, credo, quattordici là

S: esatto, ne hanno quattordici
GM:
eh! Vedi un po’ te

S: d’accordo
GM: grazie, ci vediamo martedì
S:
martedì alle sedici e trenta

GM: sedici e trenta

S: ok, grazie Guido

Saluti

Nella conversazione che segue Buzzi spiega a Sandro Coltellacci,  quale vantaggio deriverebbe a loro dal salvataggio della Deposito San Lorenzo. Buzzi accenna al collega la possibilità di acquistare tutti e 14 gli appartamenti della coop in questione, per destinarli all’emergenza abitativa. In cambio il Comune si sarebbe impegnato a mantenere invariato il prezzo fissato dalle convenzioni in essere, 24,50 (o 30), prezzo assolutamente fuori mercato. In questo modo, come dirà Buzzi in una conversazione intercettata, i due imprenditori si sarebbero ripagati in un anno l’investimento sugli immobili.

S: Salvatore BUZZI
SC: Sandro COLTELLACCI

S: cioè qua praticamente, ci hanno chiamato oggi pe, per dare una mano a sta cooperativa, pensavamo che c’avesse un po’ de febbre invece c’ha il febbrone
SC: mh
S: perché
c’hanno una cambiale in scadenza

SC: mh
S: cambiale in scadenza il 31 ottobre, quindi già scadute
SC: mh, mh
S: che
se non le pagano entro venerdì, eh… vanno in protesto, con tutte le conseguenze del caso
SC: mh
S
: e stamo a parlà di centocinquantamila euro
SC: mh
S: hanno chiamato… tu… un sacco di cooperative, fatto sta che eravamo solo in tre, di cui uno già s’è sfilato e siamo rimasti in due, che saremmo noi e il Coin
SC: mh
S: Marotta per farti capire
SC: si
S: eh…
l’intervento è quello sulla quale MAGRINI investe, capito?
SC: mh, mh, mh
S: allora so’ andato de corsa giù in Asses… proprio so’ stato giù de corsa poi in Assessorato, dopo il dentista,
ho parlato prima da Paolo (Di Ninno), so’ andato fuori, poi so’ andato ad acchiappà Daniele (OZZIMO), l’ho preso ai margini della Giunta. Allora, l’accordo grosso modo sarebbe questo: loro ce fanno, ce proseguono la convenzione a ventiquattro euro e cinquanta e trenta, senza sconto senza niente, per fare l’emergenza abitativa sotto forma di case alloggio, appartamenti alloggio quella roba che c’ha in testa lui, no?
SC: si
S: utilizzando in parte i fondi della Regione, vediamo un po’ se domani riescono a chiedere, e noi in cambio, e noi in cambio, insomma prende’ appartamenti in affitto…. compriamo degli appartamenti!

Dunque l’accordo con Magrini e il Comune prevedeva il mantenimento della convenzione in corso con gli altri centri gestiti dalla Eriches 29. In quel periodo Eriches 29 aveva in gestione un centinaio di appartamenti affittati al Comune per l’emergenza abitativa. Si trattava di appartamenti  di proprietà di imprenditori vicini Massimo Carminati, come Cristiano Guarnera e Daniele Pulcini, per i quali il comune pagava 24,50 euro a persona, configurando il prezzo pro die pro capite più alto pagato, rispetto a tutte le altre cooperative sociali e agli altri soggetti che svolgevano lo stesso tipo di servizio. Si legge a questo proposito sulla Relazione d’accesso:

La Commissione d’accesso ha inteso verificare se le linee dell’azione politica ed amministrativa dell’Amministrazione capitolina in tema di gestione dell’emergenza abitativa e dei CAAT,   siano state condizionate dal sodalizio facente capo a Carminati, eventualmente attraverso quali collegamenti e se siano stati recisi o meno con l’avvento della Giunta Marino“.

Se da una parte l’amministrazione emetteva una memoria di Giunta (del 26.02.14) con la quale forniva un indirizzo amministrativo teso al superamento dei CAAT e all’adozione di un nuovo modello di accoglienza, dall’altra Buzzi riusciva ad ottenere, attraverso i suoi referenti politici (Daniele Ozzimo) la proroga delle convenzioni dei CAAT in essere gestiti da Eriches 29. Non solo: la proroga veniva concessa allo stesso prezzo offerto nella convenzione precedente, il più alto prezzo praticato sul mercato.

Il 21 novembre veniva sottoscritto il preliminare di vendita tra la coop. Deposito Locomotive San Lorenzo, rappresentata da Santino De Giudici, e la Eriches 29 rappresentata da Salvatore Buzzi.

L’accordo prevede l’impegno ad acquistare 14 appartamenti situati a Roma, in via Case Rosse (comparto C4 via Civita Quana), da parte della Eriches 29, per un importo pari a 125 mila euro più IVA, accordo comprensivo del mutuo.

Nel contratto era prevista una condizione sospensiva dal seguente tenore: “rinnovo della convenzione per l’esecuzione del servizio di emergenza alloggiativa entro la data del 20 dicembre 2013 da parte di Roma Capitale nei confronti del promissario acquirente.

Il mancato rinnovo della convenzione di cui sopra dovrà essere notificato alla promissaria venditrice entro il 21.12.13″.

Prima di firmare il contratto Buzzi invia un sms a Magrini:

“Abbiamo dato poco fa da soli la disponibilità a Santino per i quattordici appartamenti. Le altre cooperative contattate si sono sfilate”. Lo stesso sms Buzzi lo inviava anche a Ozzimo.

Il 21 novembre viene stipulato il contratto di acquisto definitivo. Il costo dell’operazione è complessivamente di 4 milioni di euro.

In una conversazione con Salvatore Forlenza del CNS Buzzi dichiara: “Io mi sono impegnato anche ad acquistare tutti gli appartamenti (14), se il Comune mi rinnova la convenzione sull’emergenza abitativa“.


Lo stanziamento dei fondi

Nella conversazione dell’11 dicembre 2013, Buzzi chiama l’assessore alla casa Daniele Ozzimo, riferendogli che Guido Magrini, in quel momento seduto li con lui assieme a Santino Dei Giudici, il gestore della cooperativa Deposito di San Lorenzo, gli aveva detto che la giunta regionale del 17 dicembre 2013 avrebbe presentato una delibera quadro relativa all’accordo con il Comune di Roma e Cassa Depositi, sul tema dell’emergenza abitativa.

Si trattava del Piano Straordinario Emergenza Casa, che, a seguito di una successiva delibera, avrebbe stanziato al Comune 7,2 milioni di euro. Il 7 gennaio 2014 viene registrata un’ambientale tratta dagli uffici di via Pomona. Presenti, oltre a Buzzi, anche Claudio Bolla e Michele Nacamulli. Nella conversazione Buzzi espone ai suoi collaboratori l’accordo corruttivo che viene  presentato da un do, costituito da una convenzione per i nuovi appartamenti acquistati, allo stesso prezzo di quelle scadute (24, 50 euro), e un des, che è invece incentrato sul salvataggio della coop, Deposito San Lorenzo.

Buzzi: la cosa… la cosa segreta che nessuno deve sapere perché sennò diventa quasi un reato è che noi abbiamo fatto un’operazione di salvataggio della cooperativa DEPOSITO COOPERATIVA SAN LORENZO, impegnandoci a comprare 14 appartamenti.. per un totale..32..32 appartamenti a (inc) stamo costruendo.. ne avemo venduti 18 e 14 noi.. se non intervenivamo noi falliva.. questa è la cooperativa più antica di Roma…quindi c’ha chiamato Lega coop c’ha chiamato..(inc) pure con OZZIMO (Daniele), MAGRINI (Guido MAGRINI) ha trasferito 7 milioni e 2 a Ozzimo. (inc) ha dato 7 milioni e 2 al Comune di Roma.. noi abbiamo fatto questa cosa a patto che…

(la conversazione viene interrotta da alcune telefonate) OMISSIS

Buzzi: allora…che cazzo stavo dicendo…ahh questa cosa qui noi l’abbiamo fatta con l’impegno che la nostra convenzione che è molto cara.. noi semo quelli che so’ pagati più de tutti.. hai visto lo scandalo dell’emergenza alloggiativa? noi siamo quelli pagati più de tutti…noi abbiamo detto.. “benissimo, la facciamo se ci resta la Convenzione a questi patti in condizione.. perché, se tu me la lasci o me l’abbassi, non posso più comprarmi casa…” Noi abbiamo firmato un impegno da 4 milioni di euro e quindi siamo rimasti d’accordo con MAGRINI e con OZZIMO che andava…quindi noi dobbiamo avere la garanzia che OZZIMO ci è esoso però che Ciminelli (Luigi CIMINELLI, Direttore del Dipartimento Politiche Abitative) trasmette a Cime… non dico (inc) questo penso che non glielo può dire però Ciminelli per noi.. a noi ce deve rinnova’ la Convenzione e non ce deve rompe il cazzo.. punto. Questa è la prima cosa!

Secondo compito…gestì.. fa’ un lavoro fatto bene, perché dato che semo pagati molto.. bisogna anche aumenta’ la qualità dei servizi che è scarsa.. OMISSIS.

Il 17 febbraio 2014 Buzzi manda un sms ad Ozzimo, ricordandogli che la convenzione della Eriches 29 per l’emergenza abitativa era in scadenza, e che doveva essere rinnovata;

Buzzi: “Buongiorno Daniele a fine mese scade la nostra convenzione“.

Ozzimo risponde: “Sentiamoci più tardi…magari ci prendiamo un caffè“.

Dopo un po Buzzi riceve un sms da Enrico Puccini, dirigente dell’Assessorato alla Casa: “Puoi venire in Assessorato con tutti i dati eriches, convenzione, numero di famiglie, composizione etc,… verso le 17.30“.

Il 20 dicembre viene firmata la determina dirigenziale  G05811 del 20.12.13 della Direzione Regionale Politiche Sociali, a firma del direttore Guido Magrini. La determina prevedeva il finanziamento di 16,5 milioni di euro in favore di Roma Capitale capofila dei distretti finalizzati alle esigenze abitative. Di questi, 7,2 milioni erano destinati a Roma Capitale. Sempre il 20 dicembre la Coop Deposito Ferroviario San Lorenzo stipulava una scrittura privata, in seguito registrata, con la Eriches 29 per la vendita degli immobili di cui al contratto di vendita preliminare del novembre precedente.


Le determine di non interruzione

Il 26 febbraio Ozzimo firma un atto definito “memoria di giunta”.

E’ un atto di indirizzo con il quale impegna la Giunta capitolina a non interrompere le convenzioni in essere relative all’emergenza alloggiativa: si tratta di una vera e propria proroga mascherata.

Il 28 febbraio la Giunta adotta due determinazioni dirigenziali: con una viene stabilito di non interrompere (e quindi prorogare) le convenzioni in essere con le cooperative di Buzzi e relative all’emergenza alloggiativa; si tratta, nello specifico, di una convenzione relativa a 580 persone, dal primo marzo al 30 aprile (60 gg), per un totale di 863.463.20 euro. Il rinnovo si riferisce ai residence di via Valcannuta n. 148 e di via di Montecarotto n.11, entrambe riconducibili a Daniele Pulcini. A questa si aggiunge un’altra determina relativa ai servizi (portierato, manutenzione, pulizie)    per i suddetti residence, per un totale di 276.280, 398 euro.

Il prezzo unitario per persona ospitata è indicato in 24, 30 euro; lo stesso di cui si parlava nelle intercettazioni. Il successivo 30 aprile interviene un’ulteriore determina di non interruzione, sempre per 580 persone, per 439.927,20 euro. Il 22 maggio la Giunta delibera che i 7,2 milioni di euro relativi alla determina regionale a firma Magrini vengano destinati ad “azioni di intervento relativamente al Servizio di Assistenza Alloggiativa Temporanea”.

Il 30 maggio 2014 vengono adottate due ulteriori determine di non interruzione della convenzione, sempre per 580 perone e sempre riferite a Valcannuta e Montecarotto. Il 1 luglio intervengono tre nuove determine di non interruzione, ancora per 580 perone e ancora per Valcannuta e Montecarotto.

Riguardo alle politiche alloggiative, nella Relazione della Commissione prefettizia vengono evidenziati tre punti fondamentali:

i) a partire dall’arrivo del dott. Ciminelli, l’assessore Ozzimo non aveva compiuto alcun passo concreto per definire una strategia efficace di uscita dal sistema dei CAAT, dando anzi indirizzi per la prosecuzione in regime di proroga degli affidamenti, con la citata Memoria n.3642/14 (prima dell’atto di indirizzo del 26 febbraio la Giunta aveva adottato un’altro atto di indirizzo per l’uscita dal sistema dei CAAT).

ii) l’unica procedura effettivamente avviata per l’affidamento, dal giugno 2013 ad oggi, ha visto un unico partecipante, la Eriches 29 di Buzzi, in un mercato sostanzialmente diviso fra questo e le cooperative già riconducibili a Tiziano Zuccolo ed all’Arciconfraternita di San Trifone.

iii) il costo medio di un appartamento della Eriches 29 è molto più alto di quello degli altri operatori.

Partendo da questi tre assunti assume un valore significativo l’affermazione fatta da Buzzi in un’intercettazione ambientale del 17 novembre 2014:

Noi comunque…ti dico una cosa…lui (Marino) se resta sindaco altri tre anni e mezzo, con il mio amico capogruppo ci mangiamo Roma “.


Costruttori vicini al sodalizio

Ancora sul tema degli imprenditori edili vicini al sodalizio che mettevano a disposizione immobili ed appartamenti per le gare del Comune relative all’emergenza alloggiativa, la Commissione d’accesso scrive:

E’ utile partire dallo spaccato sugli interessi del sodalizio di Carminati e delle cooperative di Buzzi in tema di emergenza abitativa, che viene offerto dall’informativa del ROS per il periodo della Giunta Alemanno, in quanto consente di ricostruire la rete di interessi e relazioni di cui Carminati rappresenta lo snodo in questo settore. L’Eriches 29, infatti, di norma acquisisce gli appartamenti da fornire all’Amministrazione capitolina per farne CAAT prendendoli in locazione da imprenditori e costruttori romani che vengono coinvolti negli affari del sodalizio da Carminati, traendone consistenti benefici. Emblematico in tal senso il caso, fotografato dall’informativa ROS del rapporto che il sodalizio instaura con il costruttore Cristiano Guarnera, allettato dalla possibilità di espandere il proprio giro d’affari. In una conversazione del 11.01.13 Carminati illustra a Guarnera la possibilità di guadagno che il sodalizio può offrire: gli ha fatto capire la situazione…gli ha detto ‘guarda che se tu la prendi…prendi una cravatta sicura! “.

A scorgere i guadagni incassati da Guarnera con riferimento ai soli 14 appartamenti concessi in affitto da Guarnera alla Eriches 29 immobili situati in via di Selva Candida n.197, non si fatica molto a credere alle rassicurazioni di Carminati.

Gli appartamenti in questione erano già stati concessi al servizio di emergenza abitativa, attraverso la Eriches 29, già in data 27.02.13; a questo proposito la commissione ispettiva del Ministero dell’Economia e delle Finanze scrive: “Gli scriventi hanno esaminato la determina n.204 del 29.03.12, con cui è stato prorogato, per il periodo 1.04.12 – 30.06.12, il servizio di assistenza temporanea alloggiativa emergenziale, a fronte di un corrispettivo di € 796.068, 00 (costo unitario giornaliero € 24,30 IVA inclusa).

Tale servizio era stato già oggetto di affidamento al medesimo soggetto con determina n.1641 del 28.12.11 per il periodo 1.01.12 –

31.03.12 a fronte di un corrispettivo di € 1.231.694,10 IVA inclusa (costo unitario giornaliero € 24,30 IVA inclusa), con la quale era stato prorogato l’affidamento avvenuto con determina n.322 del 25.03.11 per il periodo 1.04.11 – 31.12.11, a fronte di un corrispettivo di 414.405, 00 (costo unitario giornaliero per persona calcolato nell’atto € 18,92 IVA inclusa), e quello avvenuto con determina n.1245 del 5.10.11 per il periodo 5.10.11 – 31.12.11, a fronte di un corrispettivo di € 1.104.896,70 (costo unitario giornaliero di € 24,30 IVA inclusa).

Va rilevato come l’affidamento – scrive ancora la Commissione ispettiva del MEF – sia avvenuto in via diretta, in assenza di qualsivoglia procedura concorrenziale, sebbene l’importo del servizio sia largamente superiore al limite previsto dall’art. 28 del D.lgs. n.163/2006, il quale prevede che il fornitore debba essere individuato mediante procedura di gara europea“.

Ancora la Commissione ispettiva: “Il servizio di assistenza temporanea alloggiativa emergenziale ha continuato ad essere fornito dal medesimo soggetto, in virtù di ripetute proroghe benché ciò fosse stato espressamente vietato dall’art. 23 della Legge n.62/2005, divieto in seguito ribadito dall’art. 57 comma 7 della D.Lgs. n. 163/2006  che si sono protratte sino al 15.09.13, come rilevabile dalla determina n.381 del 28.06.13“.

Come abbiamo visto per Cristiano Guarnera, il tema degli affidamenti senza gara e delle proroghe, stigmatizzato dalla Commissione ispettiva del MEF, vale anche per l’imprenditore” Daniele Pulcini, anche lui vicino al sodalizio guidato da Carminati e Buzzi e titolare di due condomini affittati sempre al Comune, attraverso la Eriches 29, immobili destinati all’emergenza alloggiativa. Si tratta del residence di via di Valcannuta e di quello di via di Montecarotto.


I costi dell’emergenza alloggiativa

Secondo uno studio del 2011 dell’Unione Inquilini, complessivamente i residence affittati dal Comune sarebbero 22, di cui otto dell’Arcicnofraternita legata al gruppo di coop bianche La Cascina; uno dell’immobiliare Ten srl (via Tovaglieri n.29/31), i cui soci sono Francesco Totti (90%) ed il fratello Riccardo (10%); quattro a società riconducibili a Daniele Pulcini, via Valcannuta 148 (attraverso la Immobiliare Pollenza 2005 srl), via Montecarotto n.11

(attraverso la società Investimenti Roma 2006 srl), vicolo del Casale Lumbroso n.75 (attraverso l’ Immobiliare S.Giovanni 2005 srl, inizialmente era la New Esquilino), via di Valle Porcina, via Serafino da Gorizia (attraverso la New Esquilino); uno in via di Pietralata 196 riconducibile attraverso la Quintino Immobiliare srl  alla famiglia di costruttori Caporlingiua (inizialmente era la Geim spa); uno in via Campo Farnia n.100, alle società Cogeim spa e Medioleasing spa; uno in via Tineo di pèroprietà della San Vitaliano 2003 srl, riconducibile a Stefano Caporicci proprietario di Euronics; uno attraverso la Nuova Patrimoniale srl, riconducibile a Marco Fabio Merenghi Vasselli, erede del conte Vasselli in via Caltagirone n.6/6a; uno in via C.Colombo 1500, inizialmente affittato dalla società Emona riconducibile alla vedova Armellini, attualmente è affittato al Comune dalla Solovert  Finance S.A. Tutti gli altri residence appartengono a società con sede in Lussemburgo, Inghilterra, e Isole Vergini Britanniche.

La cooperativa Domus Caritatis, appartenente al consorzio La Cascina, fornisce complessivamente al Campidoglio sei residence (via Porrino, Via Colleverde, via Tancredi Canonico, via Aquilanti, via Vito d’Ancona, via Roio del Sangro). Nel solo anno 2012 gli impegni aventi come beneficiario la DC per la sola erogazione di servizi alloggiativi, sono stati pari a 5.971,454,02 euro (via di Pietralata, via Beniamino Segrè, via Colleverde, via Tancredi Canonico, via Toraldo, via Ennio Porrino, via Aquilanti e via Arzana) (fonte Relazione Commissione Prefettizia)

La coop Casa della Solidarietà, sempre consorzio La Cascina, fornisce al Comune otto residence (via Capogrossi, via Seminara, via Cardinale C. Costantini, via Malvagna, via della Cerquetta, via Bernardino Alimena, via del Padiglione e via della Primavera). Sempre nell’anno 2012 gli impegni dell’Amministrazione comunale aventi come destinatario la CdS e relativi ai soli servizi alloggiativi, sono stati pari a 10.727.010, 05. (fonte R.C.P)

Gli impegni relativi al 2012  aventi come beneficiario il consorzio Eriches 29, ammontano ad euro 6.382.180, 69.

Il Comune investirebbe nei centri di assistenza temporanea alternativi alla casa popolare per sostenere circa 1.800 famiglie, 41 milioni di euro l’anno; il costo di un appartamento è in media di 1.700 euro al mese.  La Giunta Marino ha chiuso i primi due residence, via Valcannuta e via di Pietralata, con il primo che costava 3.900 euro a famiglia. Ad agosto del 2015 la Giunta Marino ha fatto pubblicare un bando europeo per sancire di fatto il passaggio dai costosi CAAT ai SAAT, con un risparmio netto di 13 milioni di euro l’anno, fino al 2017. Si dovevano però individuare nuovi immobili, con la disponibilità di 1.000 nuovi alloggi. Tuttavia, nonostante una base d’asta di assoluto interesse di 25 milioni e 532 mila euro, la gara è andata deserta. (cm)

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