whistleblower

 

Il gruppo dei verdi al Parlamento Europeo (Greens / Europe Free Alliance) ha presentato oggi EU Leaks, una piattaforma informatica tesa a favorire il “whistleblowing”, ovvero la delazione interna da parte del personale delle istituzioni europee.

Stando alle dichiarazioni ufficiali, la piattaforma EU Leaks garantisce oltre all’anonimato, anche estrema trasparenza e grande affidabilità, elementi imprescindibili per una a governance democratica e moderna, sia da un punto di vista politico che amministrativo.

Dunque attraverso EU Leaks viene consentita la concreta realizzazione della libertà di espressione intesa come diritto fondamentale.

Ma come funziona questo nuovo strumento di denuncia? Sul sito EUleaks.eu vengono indicate le operazioni da seguire. Innanzitutto cosa denunciare:

a) una violazione da parte di qualche decisore politico concernente la mancata o la non corretta implementazione di una norma; rientrano in questa categoria generica i casi di corruzione, cattiva amministrazione, errore grave, negligenza, irregolarità amministrative, omissione, abuso di potere, incompetenza, discriminazione, privilegi non dovuti, ritardi evitabili, e indebito rifiuto di fornire informazioni.

b) documenti di interesse pubblico delle istituzioni europee, di autorità nazionali o di qualsiasi altra parte interessata che prenda parte, in modo formale o informale, al processo legislativo o a qualsiasi altro processo decisionale.

c) documenti di rilevanza pubblica relativi al principale campo di interesse dei soggetti denuncianti.

Per garantire l’anonimato, in caso di utilizzo di un PC di lavoro si consiglia di andare sul sito EUleaks.eu con il browser Tor.

Per maggiore sicurezza, ma solo per i più pratici, si consiglia di criptare il documento di denuncia, andando al link seguente utilizzando Tor: eulkspoobuj2ymt7.onion\eulks-submission-key.html

Le informazioni riservate così ricevute verranno valutate nell’interesse della collettività e nel rispetto della normativa europea. In caso necessario verrà aperta un’inchiesta e, ove richiesto, saranno contattate le autorità competenti.

Verrà valutata anche la possibilità di condividere le informazioni ricevute con la stampa, la società civile e gli altri gruppi parlamentari.

Sempre in tema di trasparenza, la Commissione Europea ha presentato oggi alla stampa il nuovo progetto dei Registri per la Trasparenza, unificati per tutte e tre le istituzioni europee.

Nel registro unico verranno obbligatoriamente riportate le singole riunioni effettuate dai decisori politici, assieme ai nomi dei rappresentanti di interessi privatistici che prenderanno parte ad esse.

La Commissione Junker aveva già introdotto da circa un anno tale registro per i commissari ed i vari lobbisti che essi incontrano; da oggi questa forma di pubblicità obbligatoria sarà introdotta anche per il Parlamento ed il Consiglio.

“Le istituzioni europee – ha dichiarato il vice presidente Frans Timmermans – devono lavorare insieme per cercare di riconquistare la fiducia dei cittadini. Dobbiamo essere più trasparenti in tutte le cose che facciamo. E l’introduzione del registro obbligatorio per la trasparenza va in questa direzione. I cittadini hanno il diritto di sapere chi cerca di influenzare l’attività normativa; da oggi introduciamo una semplice regola: tutte le riunioni che si terranno con i decisori politici dovranno obbligatoriamente essere registrate.

Con il Registro per la trasparenza i cittadini potranno vedere chi sta svolgendo attività di lobbying, quali interessi rappresentino, e quanti  soldi abbiano investito”. 

Le ONG non hanno accolto positivamente l’estensione del Registro sulla trasparenza poichè ancora non prevede l’introduzione del divieto di incontrare lobbisti non registrati per le cariche apicali delle istituzioni europee. 

Recentemente l’ex presidente della Commissione, il portoghese Josè Manuel Barroso, è stato assunto dalla banca d’affari statunitense Goldman Sachs, ufficialmente per cercare di offrire la sua grande esperienza nell’ affrontare le conseguenze che potrebbero scaturire dall’uscita ufficiale della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Barroso, che non ha ruoli esecutivi, è stato presidente della Commissione europea per ben dieci anni, e questo rappresenta, esclusivamente da un punto di vista di merito, un ottima esperienza per ricoprire un incarico nel dipartimento Internazionale della merchant bank più famosa e influente. Se da un punto di vista di merito Barroso rappresenta sicuramente un enorme patrimonio di esperienza, dal punto di vista dell’opportunità, la scelta dell’ex presidente della Commissione di andare a servire gli interessi privatistici esclusivi dei ricchi soci di una banca d’affari appare alquanto discutibile. La tanto deprecata pratica delle porte girevoli, del drenaggio di pubblici funzionari di rango elevato verso imprese private, mostra ancora una volta come l’arricchimento ed il prestigio professionale non sempre siano in antitesi con l’interesse generale. Se fino a poco tempo prima questi stessi funzionari ricoprivano una posizione dalla quale avevano l’obbligo di tutelare il superiore interesse generale dei cittadini dell’Unione, rispetto agli interesse privatistici di soggetti economici, il cambio di lato della scrivania non costituisce un mero mutamento logistico, ma un reale cambio di visione e di paradigma.

All’interno di GS Barroso avrà anche un incarico in relazione al fallimento avvenuto in aprile della catena britannica di retail Britiish Home Store (BHS).

Più recentemente attraverso l’inchiesta Panama Papers, il Consorzio Europeo di Giornalisti Investigativi (ECIJ) è riuscito a documentare la presenza di una società offshore, la Mint Holdings con sede nelle Bahamas, collegata all’ex commissaria alla concorrenza, l’olandese Neelie Kroes.

Nella precedente inchiesta denominata Luxleaks il whistleblower Antoine Deltour aveva rivelato la pratica adottata dal governo lussemburghese di Jean Claud Juncker, l’attuale presidente della Commissione, di concludere transazioni fiscali di favore con le singole imprese, pratica scorretta poiché lesiva dei principi della libera concorrenza e dell’uguale trattamento.

Come riportato dal settimanale L’Espresso, Kroes, così come Amin Bedr El-Din, risulta essere amministratore della Mint Holdings.

Bedr El-Din è collegato, inoltre, alla società UAE Offset che si occupa del reinvestimento dei profitti derivanti dalla vendita di armi, negli Emirati Arabi. Tra le società con cui la UAE Offste collabora vi è anche la Lockheed Martin, società per la quale la Kroes lavorava come lobbista prima di essere nominata Commissario alla concorrenza. Dall’inchiesta emerge chiaramente come l’ex commissario, mentre assolveva al suo mandato, ricopriva allo stesso tempo la carica di amministratore della Mint Holdings, violando l’obbligo di denunciare agli enti comunitari tutte le attività svolte nel corso del proprio mandato. A maggior ragione nel suo caso, dove tale carica di amministratore della società panamense risaliva a dieci anni prima. (cm)

http://www.greens-efa.eu/

http://europa.eu/rapid/press-release_IP-16-3182_en.htm

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