Mafia Capitale trial in Rome

 

Come riportato da numerose testate, a seguito di due vecchie condanne penali, una nel 1989 per droga ed una nel 1991 per emissione di assegni a vuoto, Luca Odovaine decide di cambiarsi il cognome in Odevaine.

Fino dal 2001 vice capo di gabinetto dell’ex sindaco Valter Weltroni e a partire dal 2006 promosso capo del medesimo ufficio, nel 2008 e fino al 2012  viene nominato capo della Polizia Provinciale dal Presidente Nicola Zingaretti.

Odevaine entra ufficialmente nell’inchiesta Mafia Capitale nel luglio 2013, allorquando la Procura di Roma autorizza il Ros dei carabinieri a mettere sotto controllo le sue utenze telefoniche.

Di li a poco l’attività intercettiva viene estesa anche al suo ufficio presso la fondazione Integrazione, con sede in via Poliziano, fondazione di cui Odevaine era uno dei principali esponenti.


La fondazione IntegrAzione

La fondazione Integrazione nasce nel 2010 con lo scopo sociale di favorire l’integrazione dei popoli e la convivenza democratica.

Ne fanno parte, come soci fondatori, la cooperativa sociale Abitus, una scuola gratuita di italiano per immigrati, e Legambiente, che però ne uscirà il 28 giugno 2014, ufficialmente perché le attività della fondazione “non rappresentano la mission principale” si legge su un comunicato.

E’ evidente l’imbarazzo dell’associazione ambientalista all’indomani dell’inchiesta Mafia Capitale che ha coinvolto in pieno l’ex socio Luca Odevaine, con l’accusa pesante di corruzione aggravata.


Rapporti tra Odevaine e Buzzi

Nell’ambientale del 28.03.14 tratta dagli uffici di via Pomona, Salvatore Buzzi si lamenta con i suoi collaboratori proprio di Odevaine perché, pur percependo 5.000 euro al mese da tre anni, “non si stava attivando a sufficienza – scrive il GIP Flavia Costantini – per fare arrivare immigrati nei loro centri di accoglienza”.

In verità per Odevaine l’asservimento della funzione istituzionale in favore dell’Arciconfraternita del SS Sacramento e S.Trifone prima e successivamente del consorzio di cooperative “bianche” denominato La Cascina, come mostreranno le indagini, risale ad epoca antecedente.

E’ nell’ambientale del 6.03.14, tratta dagli uffici della fondazione IntegrAzione, che Odevaine racconta le origini del suo rapporto con Francesco Ferrara, vicepresidente e consigliere nel cda del consorzio la Cascina; sono presenti con lui Domenico Cammisa, amministratore delegato del consorzio la Cascina, e Carmelo Parabita, consigliere di amministrazione delle coop. sociali del consorzio la Cascina Global Service e Domus Caritas.

Odevaine: “Quando è partita tutta questa storia all’inizio (2011 quando l’emergenza era gestita dalla protezione civile guidata dal Prefetto Franco Gabrielli)…io…non conoscevo…né voi né Salvatore (Menolascina)…uhm…quando Gabrielli mi chiese di andare giù a Mineo…e…e cominciai a fare un ragionamento co…Giuseppe Castiglione (allora presidente della Provincia di Catania e Presidente dell’UPI)…parlai con Francesco (Ferrara)…perché mi sembrava…che non si potesse…gestire tutta quella roba…solo…in Sicilia…con i locali e quindi…abbiamo poi…gli ho presentato Castiglione che così…(inc.)…e però feci subito un ragionamento a Francesco dissi…guarda Francesco io…questa volta…una volta nella vita…vorrei…quantomeno…non…non…regalare le cose insomma…almeno io da questa roba qua…visto anche che…sto finendo di lavorare…in…Provincia e quant’altro almeno ce vorrei guadagnà uno stipendio pure pe me…quantomeno…se proprio…poi dopo la cosa è andà…ha preso altri sviluppi…c’è una parte che all’inizio appunto erano 5 mila euro, poi so diventati 10 mila…dopodiché avevamo fatto un ragionamento su Roma…su tutti diciamo…il…i centri che so riusciti ad avere…eh…ad avere a Roma.”

Dunque è dai primi viaggi fatti a Mineo per conto dell’allora capo della protezione civile Gabrielli che vanno retrodatati i primi rapporti di Odevaine con la Cascina.

Gli inquirenti ritengono che, dato il ruolo centrale di Odevaine all’interno del tavolo di Coordinamento nazionale, e data la sua discrezionalità nel convogliare i flussi di immigrati, alla base dei rapporti tra il consorzio Eriches 29 di Buzzi e la Cascina, vi fosse un accordo spartitorio (50 e 50) sui flussi di immigrati diretti a Roma e nel Lazio. Di questo accordo ne beneficiava, tra gli altri anche Daniele Pulcini, che si era consorziato con la sua cooperativa sociale alla Eriches 29, potendo così godere, attraverso i due residence da lui gestiti Valcannuta e Montecarotto, del sub affidamento delle gare indette dal ministero degli Interni e vinte dalle cooperative di Buzzi.


Le origini del tavolo di coordinamento

A partire dal febbraio 2011 le coste del nostro Paese vengono investite da un flusso eccezionale di richiedenti asilo e di minori non accompagnati provenienti dal Nord Africa. Lo stato di emergenza viene dichiarato il 12 febbraio 2011 con decreto del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nella riunione del 6 aprile 2011 la cabina di regia della Conferenza Unificata, creata appositamente per l’emergenza, richiede formalmente l’intervento del sistema nazionale di protezione civile “per pianificare e gestire l’accoglienza sia dei profughi sia dei migranti arrivati dal 1° gennaio al 5 aprile dai Paesi del Nord Africa” in possesso del permesso temporaneo di soggiorno e richiedenti asilo.

E’ il responsabile della protezione civile, Gabrielli, ad individuare la struttura da adibire a Cara presso il Residence degli Aranci di Mineo. Gabrielli viene affiancato nel suo compito da un tavolo di coordinamento al quale siedono rappresentanti dei comuni e delle province. Il tavolo di lavoro predispone un piano che prevede, per ogni Regione, diverse fasi di attuazione che tengono però conto delle assegnazioni di immigrati già effettuate. L’emergenza termina ufficialmente il 28 dicembre 2012. A partire dall’aprile 2013 il ministero dell’Interno diventa ufficialmente l’organo responsabile della gestione dell’accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo.

Nel corso della fase emergenziale Odevaine racconta al suo commercialista Stefano Bravo di essere stato ripetutamente a Mineo, ed è proprio qui che viene nominato presidente delle Commissioni di gara per l’individuazione dei soggetti a cui affidare la gestione dei servizi del Cara di Mineo. Una nomina prettamente politica. La prima gara viene indetta il 5 agosto 2011; la seconda il 30 dicembre 2011. Complessivamente le gare nelle quali sara’ in commissione saranno tre.

Il 25 luglio 2012 il ministro dell’Interno, Rosanna Cancellieri, istituisce ufficialmente presso il ministero da lei diretto una struttura di coordinamento sull’accoglienza: il tavolo di coordinamento tecnico per i richiedenti asilo ed i titolari di protezione internazionale. Ne fanno parte, oltre al ministro, in veste di coordinatore (16-11-11 24-04-13), un rappresentante dei Comuni Italiani (ANCI), un rappresentante delle Regioni, un rappresentante dell’Unione Province Italiane, ed il ministro del Lavoro. La carica di presidente dell’ Unione delle Provincie Italiane (UPI) era allora ricoperta da presidente della Provincia di Catania, Castiglione, il quale delega a tale scopo, nel febbraio 2012, Luca Odevaine, allora capo extradipartimentale della Polizia Provinciale di Roma.


L’asservimento del ruolo istituzionale di Odevaine

In qualità di rappresentante delle province presso il tavolo tecnico di coordinamento istituito presso il Viminale, Odevaine è in grado di orientare i flussi dei richiedenti asilo, dei minori e dei soggetti già titolari di protezione internazionale. Si tratta oltre che dei soldi rimborsati dal ministero dell’Interno per il soggiorno, il vitto e le normali necessità, anche di posti di lavoro; posti che smuovono pacchetti di voti che, nelle elezioni amministrative ma anche in quelle nazionali dove non si esprimono le preferenze, torneranno molto utili al partito dell’attuale sottosegretario Castiglione.

Ma è lo stesso Odevaine, in un’ambientale tratta dal suo ufficio presso la fondazione di via Poliziano mentre discute con il suo commercialista  Bravo, anche lui indagato nell’inchiesta Mafia Capitale, a spiegare in che modo sia riuscito a trarre un’utilità dall’assoggettamento della sua  funzione istituzionale.

E’ il 21 marzo 2014, Odevaine spiega: “..per cui su quello dovremmo quantificare, cioè, chiaramente, stando a questo tavolo nazionale, e avendo questa relazione continua con il Ministero, sono in grado di un po’ di orientare i flussi che arrivano da giù, anche perché spesso passano da Mineo, e poi da Mineo vengono smistati in giro per l’Italia. Se loro c’hanno strutture che possono essere adibite a centro per l’accoglienza, da attivare subito in emergenza, senza gara, le strutture disponibili vengono occupate, e io, insomma, gli faccio avere parecchio lavoro”.

Dal suo asservimento agli interessi dei due imprenditori Salvatore Buzzi e Sandro Coltellacci, sappiamo che Odevaine riceveva un’utilità mensile di 5.000 euro da parte di Buzzi. Ma è con gli imprenditori legati al gruppo de La Cascina che l’utilità per Odevaine si fa ben più interessante: risulta infatti dall’attività intercettiva come la tangente fosse in tal caso di 10 mila euro al mese solo per il Cara di Mineo.   


Dal tavolo tecnico al Cara di Mineo

Dalle parole di Odevaine emerge inoltre come, inizialmente la fase emergenziale e di seguito quella di ordinaria di gestione dell’emergenza, abbiano impresso un’accelerazione nella creazione di soggetti che venivano poi incaricati dal ministero degli Interni a gestire l’emergenza nelle prime fasi.

Nel corso della medesima conversazione (21/03) Odevaine chiarisce anche come questo suo ruolo all’interno del tavolo tecnico di coordinamento abbia poi determinato la creazione del Consorzio Terre di Accoglienza, il consorzio di comuni in provincia di Catania al quale viene delegata la gestione del Cara di Mineo, allora il più grande centro di accoglienza d’Europa.

Odevaine: “Li ho conosciuti (i rappresentanti de La Cascina) quando c’è stata la prima gara a Mineo, quando io andavo a fare la prima gara di Mineo, che sono arrivato giù in Sicilia. Dissi all’allora soggetto attuatore (quando il consorzio Calatino ancora non c’era)

che era il commissario straordinario Franco Gabrielli, il capo della protezione civile, e c’era ancora l’emergenza. Io ero in questo tavolo di coordinamento della Protezione Civile in rappresentanza dell’UPI. Eravamo in cinque che coordinavamo tutta l’emergenza Nord Africa”.

Odevaine racconta che fu l’allora presidente dell’UPI Castiglione, a chiedere al suo vice, Nicola Zingaretti, di proporlo come rappresentante dell’UPI al tavolo tecnico. Ancora Odevaine racconta come la gestione dell’emergenza venne tolta al ministero dell’Interno ed affidata alla protezione civile, appunto a Gabrielli, e già da allora era previsto come al Commissario fosse affiancato un tavolo di coordinamento.

Odevaine spiega infine come durante questa prima fase dell’emergenza migranti venne requisito questo centro di Mineo, allora conosciuto come Residence degli Aranci, una struttura di proprietà della famiglia Pizzarotti (“..li credo che Letta fece un favore a Pizzarotti” dice Odevaine) che nella precedente gestione aveva accolto i militari americani di stanza presso la base Naval Air Station (NAS) di Sigonella.

Nel momento in cui comincia l’emergenza Nord Africa uno dei due Residence era completamente vuoto e dunque era disponibile ad accogliere il primo consistente flusso di migranti.

Odevaine conosce Castiglione e racconta a Bravo di essersi reso conto di come in qualche modo i giochi fossero già fatti, sia per la gestione del Cara che per quella dei servizi.

Odevaine: “Praticamente venne nominato come sub Commissario Gabrielli…il Presidente della Provincia di Catania… che era anche il Presidente dell’UPI… Giuseppe Castiglione… il quale… quando io ero andato giù… mi è venuto a prendere all’aeroporto… mi ha portato a pranzo… arriviamo al tavolo… c’era pure un’altra sedia vuota…dico eh “chi?”…e praticamente arrivai a capì che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara (la prima gara per la gestione dei servizi del Cara di Mineo)”.

Odevaine racconta anche quanto l’allora presidente della Provincia di Catania Castiglione fosse d’accordo con lui per la creazione di un “soggetto forte”, a cui affidare la gestione del Cara e dei servizi da esso forniti. A tale fine l’ex capo della Polizia Provinciale di Roma pensa di favorire un consorzio tra la Cascina ed un organizzazione da lui già collaudata su Roma, l’Arciconfraternita. Ma Odevaine non considera che talvolta la realtà supera l’immaginazione: “Noi dobbiamo creare un gruppo…poi facciamo la gara…però certo favoriamo le condizioni perché sia un gruppo forte…(inc.) che sta roba qua..(inc.)…vince” per cui gli presento…già ne parlo con questi dell’Arciconfraternita a Roma, con cui ho sempre lavorato qui al Comune di Roma…e so quelli che gestiscono il centro quello di Boccea (Enea)…che il Comune gli ha affidato e tutto quanto…che c’aveva la capacità di farlo…e loro nel frattempo si erano appunto…fusi con la Cascina…per cui ho conosciuto loro gliel’ho presentati a Castiglione…e poi è nato questo…peraltro è nato e si è sviluppato poi per altri aspetti…perché loro adesso…Castiglione si è avvicinato molto a Comunione e Liberazione, insieme ad Alfano e adesso loro…

Comunione e Liberazione di fatto sostiene strutturalmente tutta questa roba di Alfano e del Centro Destra…(inc.) …Castiglione”.

Stefano Bravo quindi domanda al suo amico Odevaine che rapporti ci siano tra Comunione e Liberazione, NCD ed il sistema di accoglienza degli immigrati, e la risposta è la seguente: “si…stanno proprio finanziando…sono tra i principali finanziatori di tutta questa…”


Il soggetto pubblico: il consorzio Calatino

La Cascina è un consorzio di cooperative sociali che ha come scopo la fornitura di servizi di accoglienza,  ed è talmente forte a livello nazionale da assorbire in seguito tutto il gruppo legato all’Arciconfraternita.

Dunque Odevaine si vanta di avere messo insieme la Cascina e l’Arciconfraternita, creando quel soggetto forte al quale faceva riferimento con Castiglione: “Io li ho messi insieme – dice a Bravo – abbiamo fatto questa cosa di Mineo, la prima gara. Io ho fatto il presidente della Commissione. Poi c’è stata una seconda gara; poi adesso questa è la terza gara, praticamente che si fa, in tutti e tre, e io ci sono stato in Commissione”.

Nel prosieguo della conversazione Odevaine spiega a Bravo come lui continuasse a ricoprire il ruolo di rappresentante dell’Unione delle Province al tavolo di coordinamento presso il ministero dell’ Interno, pur avendo cessato tutti i rapporti con la provincia di Roma: “Non necessariamente devi essere in dipendente della provincia per essere designato come incarico, poiché è un incarico politico, per cui io faccio il loro rappresentante dell’immigrazione al tavolo nazionale”.

Dunque Odevaine spiega come il suo incarico non fosse più di tipo amministrativo, sulla base di un rapporto organico con l’ente cui apparteneva, bensì di tipo politico, legato alle sue capacità ed alla sua esperienza specifica nella gestione di situazioni emergenziali.

Più avanti, utilizzando le parole dell’allora ministro dell’Interno Cancellieri, Odevaine spiega il suo impulso fornito alla nascita del Consorzio Calatino: “Dottore (Odevaine) però lei va bene se lei mi trova un soggetto pubblico che faccia da interfaccia tra il Ministero ed i privati che lo gestiscono. Perché noi non vogliamo direttamente fare una gara”. Terminata l’emergenza ed essendo tornata la gestione ordinaria dei flussi di immigrazione in capo al ministero dell’Interno, Cancellieri spiega come l’obiettivo del Viminale non fosse quello di indire delle gare, bensì di trovare un soggetto pubblico al quale affidare lai gestione del nascete Cara di Mineo.

A queste esigenze del Ministro la risposta che da Odevaine è la seguente: “per cui le.. ed io mi sono inventato questo Consorzio dei comuni (il consorzio Calatinio)” e aggiunge specificando “che sono tutti i comuni della zona”, al quale il Ministero affidava la delega a gestire i servizi del Centro di Accoglienza per i Richiedenti Asilo.


Il ruolo di Odevaine e il compenso de La Cascina

Odevaine sottolinea ancora a Bravo come inizialmente questo Cara avesse provocato forti frizioni tra i comuni interessati ed i loro abitanti (“i quali all’inizio non volevano il Centro”) ma che in seguito tali frizioni si risolvono non appena essi si rendono conto della miniera d’oro che gli era piovuta addosso: “350 persone ci lavorano”. Questo è il valore dell’indotto creato con il solo Cara di Mineo. Ed è in questo stesso ambito che Odevaine accetta di assumere il ruolo di direttore delle relazioni istituzionali; racconta infatti a Bravo di avere una delega sul controllo di qualità dei servizi ed una sulle relazioni con il Ministero. Inoltre Odevaine è il diretto delegato dal Presidente del consiglio di amministrazione del consorzio, il sindaco di Mineo: “per cui c’ho una funzione istituzionale la, poiché rappresento il Consorzio in tutte le relazioni”.

Dopo avere descritto i momenti che lo hanno visto protagonista nella costituzione del Cara di Mineo e del Consorzio Calatino, Odevaine passa a descrivere le dinamiche della crescita dei suoi emolumenti, in parallelo con il numero dei centri di accoglienza (San Giuliano e Riano)  dei quali è chiamato ad occuparsi: “Su Mineo, con loro (la Cascina), avevamo stabilito, loro mi davano su Mineo 10 mila euro al mese, come così, diciamo contributo; anche perché qui c’ho assunto qualche persona, figli di dipendenti del Ministero. Insomma, siccome 10 mila euro erano stati stabiliti dall’inizio, mo abbiamo raddoppiato. Le presenze, ci stanno 4.000 persone all’interno, a Mineo, ho detto adesso dobbiamo…”

e Bravo lo anticipa: “Rivedere”

“Rivedere – prosegue Odevaine – un attimo. Non può essere sempre lo stesso importo. Siamo passati a 20 mila euro; su San Giuliano dobbiamo ancora quantificarlo”.


La revisione dell’accordo economico ed il ricatto

Dall’intercettazione del 6.03.14 si comprende come per cercare di ottenere una revisione dell’accordo economico rimasto fermo al 2011, col solo Cara di Mineo attivo, e in relazione al quale aveva dovuto sostenere numerose trasferte ed i relativi costi, Odevaine con i responsabili de La Cascina Parabita (Carmelo) e Cammisa (Mimmo), punti l’accento sulle ingenti spese sostenute: “…all’inizio appunto erano 5 mila euro, poi so diventati 10 mila euro… dopodiché avevamo fatto un ragionamento su Roma…su tutti diciamo…il…i centri che so riusciti ad avere…eh…ad avere a Roma”. Mimmo Cammisa risponde di avere creduto che la questione fosse stata risolta a seguito della discussione avuta con Francesco Ferrara, al che Odevaine ribatte: “è stato solo risolto il modo in cui continuare a riconoscere quei…dieci mila euro di Mineo, perché anche quelli vanno un po’ ridiscussi perché se era dieci…dieci mila ai duemila io manco…cioè c’arrivavo e non c’arrivavo, adesso sui quattromila forse…sarebbe il caso anche quelli di discutere…(inc.)

…solo il modo…ma non è stato ancora…poi…per gennaio e febbraio peraltro…non è stato (inc.)…il modo, se non ho capito male, di…diciamo così di liquidarlo…però…per il resto…poi dopo i ragionamenti sono rimasti a zero.

Cammisa risponde di essere in linea di massima d’accordo con le richieste di Odevaine, suggerendogli di fare un discorso generale e “accordarsi su una cifra complessiva” (Mineo, San Giuliano e Roma), rimandando però a Menolascina, suo superiore, (“ubi maior minor cessar”) il compito di definire il tutto in maniera formale.

Rendendosi conto dell’inerzia dei suoi interlocutori, Odevaine, nell’intercettazione del 10.03.14, discutendo con il suo collaboratore alla fondazione IntegrAzione Gerardo Addeo,  racconta di  avere utilizzato con i dirigenti de la Cascina l’arma del ricatto: “..vi dico anche sinceramente che c’ho richieste da parte del Ministero di apertura di altri centri e li sto dando ai vostri concorrenti…

Quando le cose sembrano finalmente definirsi per Odevaine, da un’ambientale tratta il 5.05.14 il Ros viene a conoscenza della proposta d’accordo complessivo relativo alla gestione dei centri di accoglienza di competenza de la Cascina; nella conversazione Odevaine parla al suo collaboratore Addeo.

Odevaine: “…144 mila dei centri … più … di Mineo … ci dovrebbero dare … 40 mila Euro … quindi sono 184 mila … fino a adesso, fino a aprile … no … scusa … sono 50 mila di Mineo (omissis) se la proposta rimane com’è … matureremmo maggio e giugno … altri … e … beh diciamo … se teniamo fuori Mineo … sono 144 più matureremmo altri … 36 e 36 sessan … e …72…quindi 144 più 72 fanno … 215 mila Euro.

La proposta in questione verrà accettata come risulta dalla conversazione intercettata il 12.05.14 sempre tra Odevaine e  Addeo:

Odevaine: loro dicono: abbiamo trovato il sistema di come darveli; però, m’hanno detto, si può cominciare da giugno, e con lo stesso sistema poi, via via, allora può darsi che mo ce danno, che ne so, 25 mila euro adesso, e tutto il resto a giugno, e a giugno bisogna vedere quando


Riciclaggio al gusto di caffè

Una volta raggiunto l’accordo complessivo, rimane il problema di come consegnare materialmente i denari frutto della corruzione. La Cascina vorrebbe darli in contanti. Odevaine, conoscendo evidentemente le problematicità legate alla gestione di somme in nero, propone alcune soluzioni alternative:

a) l’assorbimento delle cooperative sociali Abitus e Il Percorso da parte del consorzio la Cascina; la soluzione veniva scartata dai responsabili de la Cascina che non volevano avere alcun collegamento formale con Odevaine, sapendo che questi avrebbe mantenuto il suo ruolo nella commissione per l’aggiudicazione delle gare dei servizi nel Cara di Mineo fino al 2016.

b) la sovraffatturazione, ovvero il trasferimento di valuta attraverso una fatturazione in eccesso di merce acquistata:  si sarebbe trattato di acquistare prodotti della società l’Oliveto Import/export, con sede in Costa Rica e riconducibile a Luca Odevaine.

La merce da acquistare, in base alle intercettazioni, sarebbe stata prevalentemente caffè. Il 24.04.14 il Ros registra questa conversazione dagli uffici di Odevaine, presso la fondazione Integrazione:

Parabita: da non trascurare il fatto che poi dobbiamo pure trovare la forma…perché se no qui ci vuole una stamperia…sono…quanti saranno?…credo 600 mila euro l’anno…no?

Odevaine: 650 l’altr’anno, per cui, per quanto sia

Parabita: appunto, poi diventa pure un riflettore, no? E comunque, poi anche il fatto che comunque, si è vero parliamo di caffè, però poi tu starai..se domani passa la pianta organica, o se non passa, comunque starai in commissione; è comunque un casino. La cosa migliore sarebbe trovare..il problema è che poi arriviamo fino a un certo limite

Odevaine: Però il volume d’affari del caffè

Parabita: è chiaro: Francesco copre i dieci, noi stiamo provando a trovare un’altra forma per coprire un altro pezzo. Però, più diventa grande, e poi, più diventa ingestibile. Però, non lo so, dimmi tu: qual’è secondo te una buona formula, su Staderini, su Enea; qual’è?( si riferisce al Cara di via A.Staderini n.9, e all’ex Cara, oggi Sprar, di via di Boccea n.530 fatto aprire da Odevaine sotto il governo Prodi e gestiti entrambi dall’Arciconfraternita).

Odevaine: su questi qua vedete se potete arrotondare qualcosa di più, sennò…proprio ieri, grazie a Dio, mi ha chiamato la banca..perchè io c’ho delle urgenze immediate. Mi ha chiamato la banca, l’altro ieri, che mi hanno passato la possibilità, diciamo, di anticipare le fatture, per cui, se riusciamo a trovare una formula..

Parabita: preferirei trovare altre soluzioni, che Francesco si sta organizzando, mi ha detto che si stava organizzando per altri trenta. Quindi ci sarebbe poi sicuramente subito altri trenta fuori

Odevaine: “Non so come posso, si può fare…non so se può evitare…la società, quella di import/export”

Parabita: “Ma dobbiamo comprare qualcosa?”

Odevaine: bè certo, comprando, anticipando sul caffè 

Parabita: “perché la cosa migliore era che troviamo delle fonti noi, e quindi te li diamo punto e basta. Senza lasciare tracce

Odevaine: però, se intanto la cosa del caffè la dobbiamo comunque mettere in piedi, se è il caso, tanto quella sarà… Dovrà essere la formula al momento che si fa l’ordine e si anticipa


Conti e dazioni 

Attraverso le intercettazioni telefoniche e la telecamera piazzata nell’ufficio della fondazione Integrazione, il Ros accerta almeno cinque episodi corruttivi, ovvero cinque dazioni effettive di denaro, per un ammontare complessivo di 65 mila euro.

In particolare le consegne di contante accertate sono:

1) Il 14 marzo 2014 in cui Odevaine consegna a Tommaso Addeo la somma in contanti di euro 20 mila, con l’incarico di procedere a versamenti frazionati su conti bancari diversi.

2) Il 26 marzo 2014 Odevaine incontra Francesco Ferrara e Salvatore Menolascina ed il giorno successivo consegna denaro contante (30 mila euro) al suo collaboratore Marco Bruera, suo autista e segretario personale.

3) Il 16 giugno 2014, all’interno degli uffici della fondazione in via Poliziano, Carmelo Parabita consegna a Luca Odevaine una busta dicendo: “non sapevo dove metterli, l’ho messi tutti qua”.

4) il 6 agosto 2014 il Ros verifica la consegna di una somma di denaro da Carmelo Parabita a Marco Bruera;

5) Il 6 ottobre 2014 il Ros verifica la consegna della somma di 15 mila euro da Carmelo Parabita a Luca Odevaine, presso l’abitazione di Odevaine in via Nazionale.

Oltre a queste appena descritte, il Ros ha accertato anche altre  dazioni; infatti l’analisi dei conti di persone vicine ad Odevaine permetteva di accertare l’esistenza di un flusso di denaro che passava attraverso diversi conti correnti, fino poi ad arrivare alla diretta disponibilità di Odevaine.

Ci sono poi una serie di entità che hanno ricevuto bonifici da Odevaine o dalla coop. soc. Abitus, in particolare la società immobiliare Re Luca, e le fiduciarie Corfiser international finance e l’International corporation di Miami, ed i conti presso la Confederato banco commercial Paraguaschi ed il Banco national de Costa Rica.

Dall’intercettazione del 27/03/14 Odevaine, parlando con Marco Bruera, spiega come fare per versare sul conto i soldi di una dazione da 30 mila euro, evitando la segnalazione dell’antiriciclaggio: “m’hanno dato dei soldi… che devo versare e poi …(inc.)… in Venezuela… però… perché col cambio …inc… però me li hanno dati… ieri sera… sti soldi… per cui io stamattina so andato in banca… qua al Monte dei Paschi… e non me li fa… cioè non posso versare tutti perché sennò mi fanno la segnalazione …(inc.)… all’antiriciclaggio… e… allora… ho versato… cioè nel senso che più di cinq… più di diecimila Euro… più di 5 mila euro per ogni versamento ti segnalano subito all’antiriciclaggio… e più di 10 mila a settimana cioè se fai… più versamenti frazionati co una settimana superi i 10 mila euro ti fanno la segnalazione, ora… per evitare la segnalazione… io ho versato… 4.500 Euro… a Monte dei Paschi stamattina più altri 4 mila e 5… li versiamo domani… poi se tu fai la stessa cosa adesso… lì a… a… alla Banca Popolare di Vicenza… 4 e 5 oggi 4 e 5 domani, sono 9 e 9… 18… mi sa che bisognerà fare poi… la settimana prossima un altro paio di versamenti, io te li lascio a casa… le buste già divise co 4 mila e 5 e… e la settimana prossima li vai a versare… dovrebbero essere… secondo me… adesso devo fa i conti perchè… mi sa che complessivamente m’hanno dato 30 mila Euro circa… da versare allora… nove e nove diciotto… …(inc.)… nove e nove diciotto… quindi… sarebbe… sarebbero 12 mila… 12 mila tre versamenti devi fare… te li lascio a casa …(inc)…”. (cm)

  

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