Come racconta Irina Aleksander sul NYT, nel gennaio 2014 il regista americano Oliver Stone ed il suo produttore Moritz Borman erano comodamente alloggiati a Mosca, in uno degli hotel a cinque stelle situati nei pressi della Piazza Rossa. Costretti a seguire un copione di sicurezza che prevedeva la continua bonifica del loro ufficio a Los Angeles, per via del concreto timore di essere costantemente intercettati dai federali, alla fine Stone e Borman decidono di trasferirsi nella capitale russa.

Non che le spie non ci fossero anche li, tutt’altro. Il timore di essere perennemente seguiti ed ascoltati non era diventato solo una paranoia. Del resto, quando ha deciso di girare un film biografico sul principale dissidente statunitense, l’ex analista dell’agenzia NSA, Edward Snowden, l’uomo che ha rivelato al mondo l’esistenza del programma di spionaggio di massa Prism condotto in tandem da Stati Uniti e Gran Bretagna, e per questo anche l’uomo più ricercato dallo Zio Sam, qualche dubbio il regista di Apocalips Now e di JFK doveva esserselo posto.

Dubbi principalmente legati alla difficile posizione nella quale si trovava il soggetto del film, costretto a chiedere asilo politico alla Russia e al principale antagonista delle politica estera del Dipartimento di Stato americano, Vladimir Putin.

E questo anche se la maggior parte delle riprese erano già state girate e mancavano solo alcune sequenze del vero protagonista, per il gran finale di una pellicola che si presenta fin dall’inizio molto attesa, e non solo dagli estimatori del regista statunitense.

Ma Stone, che è diventato Buddista durante le riprese di Heaven & Earth, ha già da tempo adottato uno stile di vita filosofico e introspettivo, e si può immaginare come ciò alla fine possa averlo aiutato ad accettare serenamente innumerevoli spiacevoli conseguenze.

Ad invitare Stone e Borman a Mosca sarebbe stato l’avvocato di Snowden, Anatoly Kucherena, che nel corso della sua carriera ha difeso già diversi oligarchi, registi, star della musica pop ed anche un ministro.

Nel 2012 Kucherena ha partecipato alla campagna elettorale di Putin, e qualche tempo dopo la rielezione di quest’ultimo Snowden è riuscito ad ottenere il tanto agoniato asilo politico. Malgrado il lavoro Kucherena è anche riuscito a scrivere un romanzo intitolato “Il tempo della piovra”, un giallo fantapolitico in cui un ex agente dell’NSA che in patria ha rivelato segreti di importanza vitale, si trova intrappolato all’interno di un aeroporto, per poi essere salvato dal suo avvocato. Ogni riferimento è puramente voluto.

Qualche mese prima della pubblicazione del libro, Kucherena telefona a Borman per chiedergli se Stone è disponibile ad incontrare Snowden a Mosca. Siamo nel gennaio del 2014.

Sebbene avessero deciso di comune accordo di tornare a lavorare insieme, Stone e Borman in un passato non molto lontano avevano avuto qualche screzio. Tutto era esploso durante le riprese del film Savages, che tradotto vuol dire Selvaggi, un thriller girato in una località estiva, in prossimità del mare.

Quando l’avvocato russo chiama Borman gli chiede anche se Stone avesse voglia di girare un film sulla vicenda Snowden; Stone non la prende molto bene. Forse nelle sue orecchie risuonava ancora la eco delle critiche piovutegli addosso durante le riprese di Selma, il film biografico su Martin Luther King. Critiche che si sono poi trasformate in applausi una volta che la pellicola è uscita nelle sale cinematografiche.

In ultimo c’era stata l’esperienza negativa del film sul massacro di May Lai, dove un battaglione di militari statunitensi uccide 347 civili vietnamiti, in gran parte vecchi, donne e bambini; una vicenda che è diventata un simbolo in negativo della guerra in Vietnam. La Merril Lynch aveva messo a disposizione il denaro, il protagonista era Bruce Willis e le riprese si sarebbero dovute svolgere in Thailandia. Ma sfortunatamente la crisi dei mutui subprime del 2008 si abbattè sui mercati finanziari, facendo letteralmente evaporare il denaro stanziato per le riprese, ma soprattutto facendo definitivamente naufragare il progetto del film.

La storia di Snowden rappresenta comunque un soggetto molto potente, e d’altra parte Stone, dopo gli allori e i premi internazionali ricevuti per le pellicole Platoon e Wall Street ha segnato qualche battuta a vuoto, a parte l’Oscar vinto nel 1990 con Nato il 4 di luglio. E sicuramente la storia di un ventenne che si trasforma da analista dati, timido e impacciato, a dissidente politico numero uno, e in tempi più recenti nel simbolo dei liberal anti sistema, si ritiene possa avere anche un ottimo successo di pubblico.

Cresciuto nel Maryland in una famiglia di funzionari del governo, dopo assersi arruolato nell’esercito Snowden viene assunto alla CIA divenendo in breve tempo un esperto analista dell’ agenzia di sicurezza NSA. Durante l’estate del 2013 Snowden riesce a duplicare migliaia di documenti riservati, e dopo essere riuscito a fuggire ad Hong Kong contatta i giornalisti Glenn Greenwald e Laura Poitras, proponendo loro di raggiungerlo.

Le rivelazioni che fa loro sono qualcosa di sconvolgente: non solo la NSA monitora da anni le telefonate, le emails e la navigazione internet di milioni di americani, ma questa era anche riuscita ad ottenere la collaborazione di Google, Yahoo e altre società legate ad Internet.

Il resto è storia recente, con il Guardian che pubblica gli articoli di Greenwald, raccontando la fuga di notizie, ed infine la rivelazione del nome della fonte in un video girato da Poitras. La reazione del mondo è, come era prevedibile, uno shock inatteso.

Negli Stati Uniti il giudizio su Snowden è molto contrastante: il co-fondatore di Apple, Steve Wozniack lo considera un eroe, mentre il Segretario di Stato americano, John Kerry, un banale traditore. Per arrivare agli estremi di chi, come Donald Trump, si è spinto anche a chiedere la sua condanna a morte.

Molti libri hanno cercato di raccontare la vicenda di Snowden, si va da The Snowden Files di Luke Harding cronista del Guardian, a Operation Snowden di Edward Lucas, giornalista dell’Economist.

Tuttavia nessuno tra i  giornalisti che li hanno scritti, a parte Greenwald e Poitras, è riuscio ad incontrare Snowden.

Nel 2014 proprio Greenwald ha pubblicato “No Place to Hide”, che rappresenta la versione della storia da parte di chi l’ha vissuta dall’interno, mentre nell’autunno dello stesso anno Poitras ha realizzato un cortometraggio dal titolo “Citizenfour”, che nel 2015 ha vinto l’Oscar come miglior documentario.

Snowden ha cercato di espatriare in Ecuador, sulle orme di Julian Assange, ma gli Stati Uniti gli hanno revocato il passaporto lasciandolo completamente isolato a Mosca. Anche se Putin lo ha definito “un indesiderato regalo di Natale”, l’avergli offerto protezione potrebbe rivelarsi per il premier russo un ottimo argomento in favore della sua immagine, sul piano internazionale, dopo le critiche ricevute in tema di violazione dei diritti umani, ma anche sul piano interno. L’avvocato Kucherena è stato invitato direttamente da Putin al Public Council, e dopo un mese di trattative è riuscito ad ottenere l’asilo per il suo cliente Snowden. Per scrivere il suo libro dal titolo “Time of Octopus” Kucherena ha invece impiegato il triplo del tempo.

Il primo incontro tra Stone e l’avvocato russo era stato un fiasco: Stone pretendeva di incontrare subito Snowden, mentre Kucherena stabilì che per poter incontrare l’ex analista dell’ NSA il regista avrebbe dovuto prima acquistare i diritti del suo libro. Questa è la versione che è stata riferita sia dal regista che dal produttore. Dopo una settimana di trattative le parti sono giunte finalmente ad un accordo: Stone avrebbe acquistato i diritti a patto che l’avvocato russo gli avesse permesso di incontrare Snowden.

La prima intervista al NYT Stone l’ha concessa nel giugno del 2015,  nel pieno delle riprese del film basato sul libro di cui aveva acquistato i diritti. Al giornalista che gli rivolgeva le domande il regista ha raccontato di doversi recare la settimana successiva a Mosca per girare alcune riprese con Snowden. Inizialmente Stone acconsentì ad incontrare il giornalista del NYT a Mosca, ma successivamente, dopo essersi confrontato con Borman gli revocò l’invito. Per tutta risposta il giornalista contattò Ben Wizner, il rappresentante legale di Snowden negli Stati Uniti, nonchè legale della American Civil Liberties Union. Appresa la notizia del film questi si arrabbiò enormemente, non tanto per il film che il suo cliente aveva accettato di girare senza neanche avvisarlo, quanto per il fatto che il soggetto di quella pellicola fosse stato tratto dal libro del suo legale russo, un avvocato in vista con importanti legami con il Kremlino.

Quando Stone riuscì a parlare  per la prima volta con Wizner, questi gli rinfacciò il fatto che in base agli accordi presi, il suo cliente non avrebbe tratto alcun vantaggio da quel film; una delle prime regole che Snowden ha imparato è che i diritti non si vendono. Ed inoltre la decisione di girare un film sulla sua vicenda avrebbe sicuramente alimentato le critiche dei suoi detrattori negli Stati Uniti e nel resto del mondo. In base al racconto di Wizner, Snowden avrebbe accettato di incontrare Stone solo per accertarsi che la storia che il suo film intendeva raccontare si basasse su fatti veri. La scelta di girare un film che sarebbe stato visto da milioni di persone avrebbe sicuramente influenzato l’opinione pubblica sulla vicenda dell’ex agente costretto a scappare dal suo Paese per avere rivelato segreti scottanti; ma il rischio di poter suscitare una reazione negativa per via dell’aspetto commerciale della vicenda  rappresentava una pesante contropartita anche per uno che non aveva nulla da farsi perdonare. (cm)

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