l'Italia e la corruzione

Due giorni fa il Sole 24 Ore ha pubblicato un’elaborazione dei dati relativi al dossier sulla corruzione della Fondazione David Hume; secondo il dossier l’Italia sarebbe uno dei paesi più avanzati al mondo più affetti dalla corruzione; peggio di noi starebbero solo Grecia e Turchia. I dati sulla percezione della corruzione nel nostro Paese ci dicono che il 75% degli italiani ritiene, inoltre, che questa sia aumentata negli ultimi tre anni.

I settori più esposti a tale fenomeno sarebbero: i partiti politici (68%), seguiti dai politici stessi (63%), dai funzionari che svolgono un ruolo decisionale in tema di appalti pubblici (55%), dai funzionari pubblici che si occupano della concessione di permessi edilizi (54%),  quindi a pari demerito vi sono i funzionari pubblici che erogano licenze commerciali, gli ispettori ed il sistema sanitario (44%), e agli ultimi posti, che non è certamente un risultato di cui vantarsi, troviamo le banche e le istituzioni finanziarie (40%) e le autorità fiscali (35%).

Ma il dato significativo che emergerebbe dallo studio è che la tendenza attuale sarebbe in via di peggioramento: il nostro Paese, dunque, in tema di corruzione starebbe scivolando, in una classifica delle economie più sviluppate e allo stesso tempo più corrotte, lentamente ancora più in basso,

Per capire di cosa si sta parlando occorre svelare quali siano i meccanismi attraverso cui la corruzione opera, nella pubblica amministrazione ma soprattutto nella politica. Occorre capire quali siano i canali attraverso i quali i partiti ed i politici si finanziano illecitamente, e come tali meccanismi di finanziamento vincolino poi i politici a fare determinate scelte. Tra le recenti inchieste giudiziarie in grado di svelare questi retroscena, quella di Mafia Capitale è sicuramente una delle più complesse e più recenti. Abbiamo già esaminando, in precedenti articoli, come esponenti politici di schieramenti opposti fossero accomunati dal fatto di sfruttare un medesimo meccanismo di finanziamento illecito, quello creato dal sistema delle cooperative di Salvatore Buzzi, in grado di turbare importanti gare pubbliche per l’aggiudicazione della gestione di servizi locali: si va dall’accoglienza degli immigrati alla gestione dei campi rom, dalla cura del verde pubblico e dei parchi alla raccolta dei rifiuti domestici, passando per l’emergenza alloggiativa e la preparazione di pasti.

Tu devi essere bravo perché la cooperativa campa di politica, perché il lavoro che faccio io lo fanno in tanti, perché lo devo fare io? Finanzio giornali, faccio pubblicità, finanzio eventi, pago segretaria, pago cena, pago manifesti…” e ancora: “mentre i miei poi non li paghi più (li paga solo durante le elezioni), poi quell’altri li paghi sempre a percentuale su quello che te fanno“.

In queste parole pronunciate nel corso di una conversazione da Buzzi e intercettate dal ROS c’è il disvelamento di una realtà: le modalità con cui uno dei più importanti imprenditori di cooperative sociali in Italia, legato a filo doppio, soprattutto nella partecipazione a gare per la gestione di servizi ma anche nell’affidamento di servizi in subappalto, ad importanti cooperative a carattere nazionale come la CNS, finanziava  in parte lecitamente ed in parte illecitamente, la politica. A partire dal 2008 a questo sistema generalizzato di corruzione se ne è innestato un secondo, anche questo di tipo criminale, il cui carattere mafioso dovrà essere accertato, e che in origine era dedito solo a settori tipici della criminalità comune, come l’usura, il riciclaggio di denaro sporco, l’intestazione fittizia di beni ed il reinvestimento di proventi di attività illecite in beni e attività lecite, in Italia e all’estero.

Questi due mondi, in origine separati, hanno fatto la loro reciproca conoscenza in occasione dell’elezione di Gianni Alemanno. In questo periodo, infatti, l’esigenza di continuità di ciclo economico della realtà imprenditoriale guidata da Buzzi ha trovato un’ulteriore leva di sviluppo nell’esigenza di finanziamento di una corrente politica, quella afferente a Luca Gramazio. Questa sintonia di reciproche esigenze consentiva il superamento di quegli steccati ideologici nei quali questi due mondi, in origine contrapposti, erano rimasti fino a quel momento confinati. Da questo incontro tra realtà corruttiva e realtà criminale nasce quella che gli inquirenti hanno individuato come una realtà mafiosa autoctona, originale e originaria, capace di confrontarsi e quindi riconoscersi anche con realtà mafiose preesistenti e già strutturate, come quella dislocata ad Ostia e facente capo alle famiglie Fasciani e Spada, o come quella afferente alla famiglia Mancuso di Limbadi.   

La veicolazione di risorse economiche a favore di Massimo Carminati e di Fabrizio Testa è uno degli aspetti più rilevanti che emerge dall’inchiesta Mafia Capitale.

Carminati è un ex criminale che grazie a Salvatore Buzzi e a Riccardo Mancini si  ricicla come imprenditore nel settore delle cooperative Sociali; Fabrizio Testa è invece un ex consigliere di amministrazione di ENAV, l’ente di assistenza al volo, e per un breve periodo anche consigliere e vice presidente senza deleghe della Marco Polo. Sia Testa che Carminati sono legati a Luca Gramazio da interessi comuni: il primo svolgeva infatti un ruolo finanziario ben preciso per conto di Gramazio, quello di recuperare risorse da destinare all’attività politica, mentre il secondo svolgeva, nell’ambito della destra romana, con storici legami con la criminalità e i servizi deviati, un ruolo più prettamente politico.

Grazie alla collaborazione di Buzzi, Testa e Carminati riuscivano a creare un meccanismo che, sfruttando un flusso di risorse finanziarie provenienti dalla 29 giugno e dalla Eriches, consentiva di fare pervenire ai suoi ideatori importanti risorse economiche. Solo Carminati riuscirà a percepire nell’arco di un anno ricavi per un milione di euro, di cui 500 mila erano stati da lui anticipati per la costruzione del campo rom F a Castel Romano.


La 29 giugno ed il ruolo di Clemenzi

L’attività di finanziamento illecita dei politici descritta da Buzzi nell’intercettazione, avveniva attraverso fondi neri appositamente creati, oltre che attraverso l’assunzione di personale indicato dagli stessi politici all’interno delle cooperative a lui riconducibili.

Nell’attività di creazione di fondi neri un ruolo determinante veniva svolto da due imprenditori titolari di alcune società che verrano utilizzate come “cartiere”, vale a dire per l’emissione di fatture false; si tratta di Marco Clemenzi e di Giancarlo Mastropaolo.

Clemenzi è un imprenditore attivo nella raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti, attraverso una serie di società a lui direttamente o indirettamente riconducibili: la Uno srl, la Officine Metalmeccaniche Laziali srl (OML), la One Group srl e la Tecnoeco srl. Dalle intercettazioni emergeva inoltre come anche la società Petrolgest srl, con sede a Latina (si tratta di un distributore di carburante) benché intestato a terze persone, fosse riconducibile a Clemenzi, ed anzi come essa svolgesse il ruolo di fornitore di banconote di piccolo taglio per “spicciare” il denaro in nero che abitualmente Clemenzi portava a Buzzi, negli uffici di via Pomona n.63.

L’altro personaggio fondamentale nell’economia dell’attività di promozione politica di Salvatore Buzzi è Giancarlo Mastropaolo, di professione amministratore della società Nuovo Mercato srl, subentrato dal gennaio 2013 alla figlia Barbara. La Nuovo Mercato si occupa di lavorazione di generi alimentari, in particolare della preparazione di pasti precotti e semifreddi che la 29 giugno abitualmente forniva agli immigrati presenti nelle strutture alloggiative da essa gestita.

Il meccanismo attraverso il quale sia Clemenzi che Mastropaolo fornivano denaro contante in nero, ovvero non tracciato da operazioni bancarie, a Salvatore Buzzi, era quello delle false fatture, ovvero fatture emesse per prestazioni il più delle volte inesistenti..

Dall’attività intercettava e dall’esame dei conti correnti relativi alle società di Clemenzi emergeva come le entrate di queste fossero costituite prevalentemente da bonifici provenienti da enti pubblici o da società a capitale parzialmente o totalmente pubblico, come il Comune di Roma, la Prefettura, la Regione Lazio, la Tesoreria di Stato, l’EUR spa, la Marco Polo spa. In particolare dall’esame di tre delle società riconducibili a Clemenzi, la UNO srl, la OML srl e la One Group srl, emergeva come nel periodo compreso tra l’aprile 2010 ed il giugno 2014 le cooperative riconducibili a Salvatore Buzzi avessero effettuato bonifici per un ammontare complessivo di 3.694.872,49 euro.

Ma i soldi in nero non servivano solo ad ungere la politica, ma anche a consentire a Massimo Carminati di riprendersi i soldi “anticipati” a Buzzi per i lavori d’allargamento di Castel Romano. Tutto in nero, dato che Carminati non risulta come dipendente o socio di alcuna delle cooperative riconducibili a Buzzi.


La creazione dei fondi neri: i giustificativi delle fatture

Come già anticipato, la creazione di fondi neri avveniva attraverso l’emissione di fatture da parte delle società di Clemenzi e Mastropaolo, fatture in genere emesse senza un relativo riscontro, ovvero di una documentazione giustificativa.

Questa rappresentava la prassi abituale per Buzzi & Co, tuttavia la verifica della Guradia di Finanza del 12 novembre 2013 all’interno degli uffici di via Pomona, obbligava tutto lo staff della 29 giugno ad aumentare il livello di sicurezza; cosa che si traduceva in pratica nel non lasciare più nulla di compromettente in giro per la sede della cooperativa, e nel nascondere il contante in nero ed i relativi registri rispettivamente nell’abitazione della Chiaravalle ed in quella della Cerrito; ma soprattutto nel cercare di trovare delle causali credibili per le fatture con le quali il gruppo “tirava fuori” un po’ di contante in nero dalle cooperative (“semo pieni de soldi” diceva Buzzi in un’ambientale), principalmente le 29 giugno e la Eriches.

Da un’intercettazione del 20 gennaio 2014 tratta dagli uffici di via Pomona, infatti, Buzzi, Carminati, Garrone e Caldarelli discutono del tipo di causale da dare alle fatture emesse verso le società di Marco Clemenzi. La Garrone, che teme un’ulteriore verifica dice: “No, niente fatture per lavori non autorizzate, aoh regà, porca miseria, è venuta la finanza” e poi, pensandoci, è lei stessa, responsabile del registro del nero, a trovare la soluzione: “Deve essere lavaggio automezzi. C’abbiamo duecento automezzi” e Buzzi risponde: “Oh, e quanti ne lavamo, aoh”.

A questo punto la Garrone, temendo un’ulteriore verifica fiscale,  sottolineava l’esigenza di dovere emettere fatture che fossero giustificate da contratti di appalto o di sub-appalto: “C’hai duecento…fai lavà quelli del verde che non hai mai lavato. Che ti devo dire? E’ più credibile. Cioè, prima mi metti una fattura per lavori eseguiti, e io non c’ho nessun contratto di sub-appalto – e poi aggiunge – autorizzato, sub-appalto autorizzato”. Dopo un pò, sempre Garrone propone anche un’alternativa: “Ah, per il noleggio – e prosegue – noleggio, quanti te ne pare” e Buzzi che risponde quasi convinto:” Pure Marco (Clemenzi) ci potrebbe fa il noleggio” ed il commercialista Paolo Di Ninno: “Bisogna vedè se lui c’ha la capacità di poterlo fare”  e Garrone risponde: “Se fossero mezzi che non vanno iscritti all’albo, sarebbe meglio” e Buzzi ancora: “Ma, sul verde non devono essere iscritti all’albo”; e ancora Garrone: “No, Marco..Marco ce l’ha tutti, tutti i camion della monnezza”.

Dunque, secondo l’ipotesi dell’accusa, Buzzi & Co, nel tentativo di raggirare ulteriori controlli, ipotizzavano la stipula di un contratto simulato con una delle società di Clemenzi, che avesse per oggetto il lavaggio dei mezzi, o, in alternativa, un contratto di noleggio di mezzi, in modo da giustificare i bonifici che la 29 giugno o la Eriches continuava ad emettere in favore delle sue società.


I bonifici della 29 giugno alle società di Clemenzi

Dall’ intercettazione ambientale del 5 maggio, tratta dai locali di via Pomona, Marco Clemenzi istruisce Claudio Bolla in merito ai bonifici da effettuare il giorno successivo sui conti intestati alle sue società: Uno srl, OML srl e One Group srl.

Bolla: “Allora, diecimila su Uno e capannelli. Quanto te serve?”

Clemenzi: “One Group me serve”

Bolla: “One Group?”

Clemenzi: “Si, come è andata One Group? – e ancora – Eh, questi quattordici (inc.); l’altra parte che ci sta?”

Bolla: “Questo è tutto pe OML; questo è Uno, One Group e OML”

Clemenzi: “Se ne famo una pe (inc.) sta tutto dietro, me sa, ve?”

Bolla: “(inc.) già me pare tanto questo”

Clemenzi: “Eh”

Bolla: ride

Clemenzi: “(inc.) sto a pagà i fornitori (inc.). Allora senti, famo na cosa, dammene so.. dammeli su.., me ne dai dieci su Uno; m’hai detto quanti erano su Uno, non mi ricordo?”

Bolla: “Questi so quarantaquattro, eh?”

Clemenzi: “Eh, na decina”

Bolla: “M’hai detto dieci, eh? Va bene, va bene”

Clemenzi: “Poi, me ne dai, che ne so, una ventina qua”

Bolla: “Una ventina OML?”

Clemenzi: “No, tu me devi di come me li dai, intanto, perchè a me mi servono i soldi (inc.) per oggi (inc.) oggi”

Bolla: “L’altri, ancora non lo so “

Clemenzi: “Ma me li dici oggi, però; domani mattina me mandi il bonifico”

Bolla: “Oggi te dico, oggi te dico come te li pago tutti gli altri; non lo so, non ho ancora fatto il punto della situazione”

Clemenzi: “(inc.) Su ieri, io quello te sto a di”

Bolla: “E io, adesso, l’ok ce l’ho”

Clemenzi: “Massimo me mandi un’e-mail, eh?”

Bolla: “Io entro oggi te mando l’e-mail. Tu dimme intanto..”


Buzzi e la custodia in casa del contante

Da un’ambientale del 15 novembre 2013 tratta dagli uffici di via Pomona n.63, Buzzi, Garrone, Di Ninno e Gammuto discutono di come, a seguito della verifica della Guardia di Finanza del 12 novembre, gli uomini delle fiamme gialle non abbiano trovato il contante in nero dentro la cassaforte della 29 giugno.

Clemenzi aveva portato due giorni prima dei soldi in nero che Buzzi non aveva avuto il tempo di portare in cooperativa, soldi che questi si era dovuto portato a casa perchè il giorno successivo, lunedì 11 novembre, li avrebbe dovuti consegnare a Carminati.

Garrone: “Gli è preso un colpo al capitano quando ha visto la cassaforte vuota”

Di Ninno: “Per fortuna”

Gammuto: “Fortunatamente”

Buzzi: “Marco (Clemenzi) mi aveva dato i soldi su.. (inc.) io me li so portati. Eh (inc.)

me li aveva dati a me, quindi li ho portati subito a casa. Li ho lasciati li, li avevo messi nell’armadio, visto che non dovevo pagà nessuno. Lunedì è arrivato qui, è arrivato Massimo, se li è presi ed è finita la storia”.

Il giorno successivo, martedì 12 novembre, ci sarebbe stata la verifica della Finanza.


L’amico Fritz ovvero Clemenzi l’uomo del contante

Nel corso di un’intercettazione ambientale del 12 maggio 2014, tratta ancora una volta dagli uffici di via Pomona, sono presenti Massimo Carminati e Paolo di Ninno. Carminati si presenta alla 29 giugno per prelevare del contante; chiede a Di Ninno se può avere 10 mila euro, ma nella cassa dei contanti in nero uella cifra non è disponibile. E Di Ninno gli chiede: “E’ un problema se te ne do sette? – intendendo 7.000 euro, e poi prosegue – perchè non c’arrivo a dieci” e Carminati risponde: “Va bò”.

Il giorno successivo il 13 maggio, Buzzi e Di Ninno fanno il punto della situazione delle dazioni di denaro in nero;

Buzzi: “Senti, ma se gli abbiamo dato i soldi a Massimo (Carminati), che li ho segnati: settemila no?”

Di Ninno: “Si”

Buzzi: “Dovemo?”

Di Ninno: “Intanto dovemo fa (inc.) dovemo prelevà qualcosa da Eriches e qualcosa da 29 giugno. 15-20 mila euro dovemo prelevà”

Buzzi: “Bisogna rifà tutto il coso”

Di Ninno: “Tocca rifà (inc.). Bisognerebbe chiamà l’amico Fritz, Marco

L’amico Fritz in questione è Marco Clemenzi, l’uomo nero, anzi l’uomo del nero, quello che si presta con la sue società a ricevere bonifici dalla Eriches e dalla 29 giugno, per poi incassarli e riportare il contante negli uffici di via Pomona, a disposizione di Buzzi & Co.


Il conteggio del contante

Da un ambientale tratta il giorno 29 novembre 2013 dagli uffici di via Pomona, Alessandra Garrone e Marco Clemenzi contano del denaro contante che quest’ultimo aveva appena riportato in cooperativa.

Clemenzi: “Allora, vedi un pò..”

Cerrito: “Conto que..intanto?”

Clemenzi: “8.145?”

Cerrito: “Si, bravo”

Clemenzi: “8.150, va: i cinque che mancano stanno messi qua”

Il conteggio prosegue, e dopo un pò Cerrito afferma:

Cerrito: “Cento pezzi a te, 5.000”

Clemenzi: “Benissimo”

Cerrito: “Allora è giusto, 5.200. dieci, dieci, due e quindici”

Clemenzi: “I cinque in più di qua mettili di la”

Dopo aver terminato il conteggio Cerrito manda un sms a Buzzi, con il seguente testo:

“18.360 M” riferendosi alla somma complessiva del conteggio, e quindi dei soldi in nero riportati da Clemenzi; la M si riferisce appunto a Marco Clemenzi.

Da un’altra ambientale tratta sempre dagli uffici della 29 giugno il 26 agosto 2014 Buzzi e Clemenzi sono, ancora una volta, alle prese con il conteggio di banconote in nero portate dallo stesso Clemenzi.

Clemenzi: “7, 9 e 20 Salvatò”

Buzzi: “7, 9 e 20”

Clemenzi: ” Più 2.500 fa e te do pure un’altra parte della fattura finita, eh?”

Buzzi: “Quanto ce dai?”

Clemenzi: “Eh, tredicimila (inc.). E poi se può (inc.) agosto, quando tu me paghi (inc.)”

Buzzi: “(inc.)”.

Si sente in sottofondo il frusciare di banconote contate; al termine si sente  la voce di una donna non identificata che esclama: “ok”.

Più tardi, sempre dagli uffici di via Pomona 63, veniva registrata ancora una volta in ambientale la voce della stessa donna ascoltata in precedenza, che riconfermava la cifra 2 e 5, intendendo 2.500; la donna poi, dopo avere ascoltato la voce di Buzzi ripetere 2 e 5, esclamava: “oh, si, si, 10, 4 e 20; si, si” intendendo 10.420 che sarebbe il totale della somma di 7, 9 e 20, cioè 7.920 e di 2.500, ossia 10.420.

Da un riscontro effettuato dagli inquirenti sul libro nero detenuto da Nadia Cerrito, emergeva la seguente annotazione contabile: 1914, cioè 1 settembre 2014, e di seguito 7.920 scritto in numeri arabi, e tra parentesi la scritta “MOML” che indicava come i soldi in nero, i 7.920, provenissero da un bonifico effettuato sulla società OML facente capo a Clemenzi, indicato con la sigla M di MOML.

Sempre dagli uffici della 29 giugno il primo settembre 2014, Buzzi consegna a Nadia Cerrito 18.300 euro in contanti, che aveva a sua volta ricevuto da Marco Clemenzi.

Cerrito: “Questi dove vanno, vanno nel computo quello li, famo su OML o no?”

Buzzi: “No, no, questi so..”

Cerrito: “Petrol?”

Buzzi: “Petrol”

Il riferimeno è alla Petrolgest srl, società a cui fa capo un distributore di benzina situato a Latina, di proprietà di soggetti diversi da Marco Clemenzi, che però sono a lui ricollegati, tanto che Clementi, quando doveva portare del contante in via Pomona, faceva spesso ricorso ai contanti della Petrolgest per cambiare le banconote di grosso taglio, da 500 e 200 euro, con quelle più piccole da 50 e 20 euro.

Buzzi: ” 10.260 più questa 8.055 dovrebbe fare 18.315. E invece sono 18.300″.

Cerrito: “Perfetto, 15 euro; vabbè, ce scrivo questi”.

Dalla consultazione del libro nero della Cerrito emergeva come sempre alla data del primo di settembre (1914) veniva affiancata la cifra 18.300, con accanto scritto:

Petr. serv.coop e quindi l’altra dicitura: 1914 e 7.920 MOML.

Infne dall’esame dei conti correnti intestati alla 29 giugno, emergevano una serie di bonifici in favore della Petrolgest srl: in particolare dal dicembre 2011 al gennaio 2014 dalle cooperative riconducibili a Salvatore Buzzi sarebbe stata bonificata alla società Petrolgest la somma complessiva di 454.406, 09 euro.

Per avere un’idea di quanto contante in nero avesse bisogno annualmente la 29 giugno è utile ascoltare l’intercettazione ambientale del 10 settembre 2014, tratta anche questa dagli uffici ddi via Pomona. Si tratta di una conversazione tra Paolo di Ninno e Marco Clemenzi, nel corso della quale Clemenzi fa presente a Di Ninno come lui fornisse mensilmente a Buzzi 7.000 euro in nero, che per 12 mesi ammonterebbero alla cifra di 84.000 euro l’anno. (cm)

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