Obamacare

 

Nei primi giorni del mese di luglio la società farmaceutica Gilead Sciences ha riveduto, aumentandolo, il prezzo di listino di sei dei farmaci da essa prodotti e commercializzati.

Si tratta in particolare dell’antibiotico Cayston, dell’antidolorifico Ranexa, e del Zydeling, usato per alcune forme di cancro del sangue; il prezzo di tali medicinali ha subito un incremento del 10%. Per altri farmaci quali il Letairis, un medicinale per l’ipertensione,  per il Complera e lo Stribild, entrambi impiegati per il trattamento del virus dell’HIV, l’aumento di prezzo è stato invece del 7%.

L’incremento di prezzo fatto registrare dai medicinali per il trattamento dell’HIV è stato uno dei più elevati: soltanto sei mesi fa il prezzo dei due farmaci era aumentato rispettivamente del 7 e del 5%.

L’indignazione e lo sconcerto che tali aumenti generano nell’opinione pubblica continuano a non placarsi, anche in considerazione del fatto che questi vengono da recenti aumenti da parte di diverse grandi aziende farmaceutiche.

Alcune settimane fa era stata la volta della Pfizer, che negli Stati Uniti aveva aumentato mediamente il prezzo dei suoi farmaci del 9%. Sempre in epoca non lontana la casa farmaceutica Mylan aveva fatto registrare un aumento del 20% per una ventina di suoi farmaci, con il prezzo di alcuni di questi salito del 400%.

La Gilead era già finita nel mirino delle critiche per via del prezzo elevato del suo farmaco per la cura dell’epatite C, che in alcuni casi è riuscito a guarire completamente i pazienti dalla malattia.

Di recente sempre la Gilead è riuscita ad ottenere l’approvazione dall’autorità statunitense sui farmaci per un nuovo prodotto destinato sempre alla cura dell’HCV.

Il farmaco più famoso prodotto dalla Gilead contro l’epatite C, l’Harvoni (http://www.harvoni.com/) ha un prezzo di listino di 94,500 dollari per un intero ciclo di cure. Nella prima settimana di luglio la Gilead ha raggiunto un accordo con lo stato del Massachusets per l’abbattimento di alcuni dei costi previsti per il trattamento dell’HCV. Altri stati della confederazione potrebbero ora seguirne l’esempio. La portavoce della Gilead, Amy Flood, ha confermato i recenti aumenti indicati, sottolineando come la prima a rilevarli sia stata in un report la società di servizi Cowen & Company.

Flood ha inoltre dichiarato come la Gilead abbia fino a questo momento rispettato l’impegno assunto di congelare il prezzo dei medicinali per la cura dell’HIV acquistati dal governo attraverso i Programmi di Assistenza Statale per l’AIDS (Drug Assistance Programs). L’azienda continua inoltra a praticare politiche di sconti e riduzioni, in grado di rendere più accessibili i suoi farmaci. Secondo alcuni analisti gli aumenti di prezzo registrati per alcuni cicli di terapie, ad esempio quelle per l’HIV, potrebbero essere solo un tentativo da parte delle società farmaceutiche di spingere i pazienti verso nuovi prodotti e nuove terapie.

Le case farmaceutiche spesso giustificano gli aumenti di prezzo con la necessità di recuperare i costi della ricerca farmacologica, che spesso opera in perdita.

Pe evitare le critiche da parte dell’opinione pubblica spesso questi aumenti  sono di lieve entità, anche se talvolta vengono ripetuti e spalmati nell’arco di un anno.


La lobby dei farmaci al contrattacco sui prezzi

La potente lobby farmaceutica di Washington si prepara a spendere centinaia di milioni di dollari in una campagna post-elettorale che annuncia una guerra contro i politici di entrambe gli schieramenti, per vendicare il modo in cui sarebbero stati, a loro dire, maltrattati alcuni loro membri in relazione ai prezzi dei farmaci.

La massiccia campagna condotta dal comparto della Ricerca Farmaceutica e della Manifattura d’ America (PhARMA) – prevede una partenza molto efficace che porrà in risalto i farmaci salva vita oltre a quelli capaci di prolungare l’aspettativa di vita. Essa farà impallidire la campagna da 20 milioni dollari che gli assicuratori sanitari hanno finanziato e denominata “Harry e Louise“, campagna che ebbe il merito di affondare la riforma sanitaria che Hillary Clinton aveva programmato nei primi anni ’90.

La scelta di porre i politici al centro della campagna non faceva parte del progetto iniziale, ma i lobbisti hanno dichiarato che la loro organizzazione è disposta a farlo se i membri del Congresso, o in alternativa l’esecutivo, continueranno a portare avanti un’ agenda da loro ritenuta dannosa per l’industria farmaceutica.

Questa è solo una parte di un più ampio sforzo da parte della potente lobby di K Street, la Wall Street dei lobbisti a Washington, per assumere il controllo del dibattito pubblico sui prezzi dei farmaci, e riaffermare così il proprio dominio sull’esecutivo dopo anni di aspra critica alle politiche dei prezzi, con ancora alcuni affidabili alleati seduti al Congresso pronti a perorare le strategie di PhARMA. Sia Clinton che Donald Trump, per esempio, stanno  sollecitando cambiamenti nella legge che permetterebbe al governo di negoziare i prezzi delle medicine per i beneficiari del Medicare.

Secondo le dichiarazioni rilasciate da alcuni dirigenti e dai lobbisti, l’intenzione di PhRMA sarebbe quella di condurre una più ampia discussione sui costi sanitari, sottolineando la necessità di una partecipazione attiva da parte degli altri players alla riduzione dei costi, offrendo la propria disponibilità a collaborare con gli assicuratori e gli altri principali attori, nello sforzo di trovare soluzioni che siano maggiormente condivise.

“La realtà, il messaggio ed il copione utilizzato per un certo numero di anni sono mutati”, ha dichiarato Bill Pierce, direttore senior della società di lobbying APCO Worldwide, che rappresenta diverse aziende farmaceutiche, nonché ex funzionario del Dipartimento della Sanità (HHS) durante la presidenza di George W. Bush .

L’industria non può più difendere gli elevati prezzi dei farmaci giustificandoli solo sugli elevati costi dell’attività di ricerca e di sviluppo, essa – ha dichiarato il lobbista -“Deve andare avanti”.

La percezione tra gli addetti del settore è che la lobby farmaceutica sia rimasta inattiva per sei anni dopo aver ottenuto buona parte di ciò che voleva con l’ Obamacare ,  e riuscendo a tenere fuori dal provvedimento finale tutto quello che non desiderava.

Ma negli ultimi anni il settore è rimasto frastornato da alcune campagne organizzate contro i consistenti aumenti dei prezzi dei farmaci ed il crescente allarme sociale per il costo dei medicinali. L’ indignazione generale è stata alimentata da una serie di fattori quali lo stratosferico prezzo di farmaci innovativi come la nuova generazione di medicinali per la cura dell’ epatite C, i tentativi delle aziende farmaceutiche statunitensi di fondersi con società estere per eludere il pagamento delle tasse negli Stati Uniti, e la decisione dell’ ex CEO di una nota società farmaceutica, Martin Shkreli, di aumentare il prezzo del farmaco utilizzato dai malati di AIDS, di oltre il 5.000 per cento.

“Qualcosa è cambiato in questo settore rispetto a cinque anni fa – ha dichiarato Pierce – certamente lo è rispetto 10 anni fa, ma io ritengo che ciò sia avvenuto anche negli ultimi due anni”.

Le compagnie farmaceutiche sono fatte oggetto dai democratici di ripetuti attacchi sul tema del prezzo dei farmaci, ed ora anche i repubblicani stanno cominciando ad attaccare il settore per gli elevati aumenti di prezzo in questo caso anche dei vecchi farmaci, suscitando al contempo un’ enorme preoccupazione per l’aumento della spesa sanitaria dovuto alle prescrizioni di farmaci legate ai programmi sanitari.

Recentemente il senatore Chuck Grassley (Repubblicano eletto nell’ Iowa) ha manifestato pubblicamente il suo sconcerto per il fatto che le aziende farmaceutiche “potrebbero sfruttare” l’uso delle prescrizioni legate al Medicare “per massimizzare la loro quota di mercato”. La dispendiosa copertura del programma impone al governo di pagare i costi dei medicinali per la maggior parte dei pazienti, relativamente a quella parte di spesa che eccede i 4.850 dollari l’anno; tale scelta ha prodotto un’aumento della spesa sanitaria complessiva dell’85% in soli tre anni.

Questi argomenti assieme ad altri punti importanti – tra cui la richiesta da parte di entrambi i candidati alle prossime presidenziali a che il Medicare possa negoziare i prezzi dei farmaci – hanno risvegliato il “gigante addormentato”, che abitualmente spende in attività di lobbying più di qualsiasi altro gruppo di assistenza sanitaria, e che ha raccolto oltre 200 milioni di dollari di quote dai suoi membri nel 2014, rispetto ai circa 80 dell’American Hospital Association ed ai 41 dell’America’s Health Insurence Plans.

Oltre all’ingresso nel gruppo lobbistico di nuovi associati per il 2017, all’interno di PhARMA vi è stato un aumento delle quote di sottoscrizione, ed una generale riorganizzazione della struttura lobbistica, che, secondo indiscrezioni di alcuni addetti ai lavori, si era arrugginita dopo avvera raggiunto con l’approvazione dell’ Obamacare, molti dei suoi obiettivi principali. Ora l’organizzazione è pronta a lanciare il suo messaggio non solo all’interno dei palazzi del potere, ma ben oltre la schiera dei burocrati federali, la cosiddetta Beltway.

PhRMA ha già mostrato i muscoli quest’anno cercando di contrastare la proposta dell’amministrazione Obama di ridurre i rimborsi per alcuni farmaci ad elevato costo, somministrati negli ambulatori medici. La marcia indietro sia da parte di alcuni democratici che dei repubblicani ha mostrato quanto dura sarà per la prossima amministrazione alla Casa Bianca adottare una normativa sui prezzi dei farmaci, soprattutto ora che l’industria farmaceutica si sta riorganizzando .

Tra i vari gruppi ed organizzazioni che siedono nel consiglio direttivo di PhRMA si è aggiunto questa estate anche Teva, la più grande azienda di farmaci generici al mondo; essa include importanti marchi come Alexion Pharmaceuticals e Jazz Pharmaceuticals.

Sempre nel Consiglio di PhARMA troviamo, quali membri a pieno titolo, Horizon Pharma e AMAG Pharmaceuticals. “La combinazione di nuovi marchi e maggiori risorse sarà in grado di rafforzare i nostri sforzi per un maggiore impegno con le parti interessate, a sostegno delle politiche attive di promozione del progresso medico”, ha dichiarato il CEO di PhRMA, Stephen Ubl.

Gli addetti ai lavori e i lobbisti sostengono che l’associazione stia cercando di aggregare come membri effettivi, altre aziende, tra cui grandi nomi come Gilead – il produttore dei costosi farmaci per l’ epatite C , che ha contribuito a suscitare la reazione pubblica contro l’aumento prezzi – e la Genentech. I rappresentanti delle varie società farmaceutiche hanno partecipato alla riunione di luglio del consiglio di PhRMA; le due società hanno dichiarato che le quote da versare sono commisurate ai volumi di vendite registrate nell’ultimo semestre; quindi l’aggiunta di Gilead e di Genentech farebbe aumentare enormemente il budget di Pharma da destinare ad attività di lobbying. Nel primo semestre la Gilead ha fatto registrare un volume di vendite pari a 15 miliardi, mentre Roche – la società madre di Genentech – ha incamerato qualcosa come 19,5 miliardi di dollari di vendite nello stesso periodo.

Le fonti interne avrebbero discusso della campagna pubblicitaria di PhARMA solo in termini generali, ma il tono sarebbe molto positivo, come la campagna  attualmente in corso nell’area di Washington dal nome ” Hope to Cures”. Quelle pubblicità – che vedono l’impiego di musica rilassante e di ex malati di cancro completamente guariti accompagnati da alcuni scienziati –  si focalizza sull’aumento dell’aspettativa di vita nei confronti dei pazienti grazie ai nuovi farmaci, oltre a trasmettere un generale ottimismo nei confronti di una pletora di trattamenti ancora in fase di sviluppo.

Gli spot pubblicitari trasmetteranno messaggi simili a quelli della nuova campagna della Pfizer, che racconta il viaggio di un farmaco partendo dalla fase di elaborazione fino al suo arrivo nell’ armadietto dei medicinali di casa. Il gruppo intende sottolineare come siano necessarie decine di anni, il superamento di numerose battute d’arresto e complesse sperimentazioni cliniche – in altre parole un sacco di soldi – per poter sviluppare un farmaco da immettere sul mercato.

PhRMA ha anche organizzato meetings con alcuni rappresentanti politici e del settore farmaceutico per trasformare le indicazioni ottenute in misure politiche in materia di prezzi dei farmaci. Nel mese di luglio il consiglio di PhRMA ha incontrato il consulente di Clinton in materia di politica sanitaria, Chris Jennings, il CEO della Anthem, Joe Swedish, l’economista repubblicano esperto in politiche sanitarie, Gail Wilensky, e Steve Pearson della ICER, un’organizzazione di ricerca che analizza il rapporto costi-benefici dei farmaci.

Il mese scorso PhRMA ha incontrato anche i leaders repubblicani del Congresso, tra cui lo Speaker Paul Ryan e il leader della maggioranza Kevin McCarthy. Un lobbista del GOP (Repubblicani) ha descritto l’incontro con Ryan, che ha avuto luogo ad una cena organizzata dal comparto farmaceutico, come l’inizio di una confronto.

Alcuni avvertono questa nuova iniziativa come un potenziale boomerang.

“Le loro azioni saranno giudicate più delle loro parole”, ha dichiarato il consulente sanitario di Clinton, Jennings. “Se il loro messaggio verrà pubblicizzato in modo da negare l’esistenza di un problema, o attaccando persone che stanno sollevando preoccupazioni legittime per conto dei consumatori, degli acquirenti e delle imprese, non impegnandosi sostanzialmente per risolverlo, allora essi non saranno ben accolti”.

Jennings ha dichiarato che l’amministratore delegato di PhRMA,Ubl, sta “cercando di inviare un segnale circa la sua volontà ad impegnarsi” nel trovare soluzioni relative al costo dei farmaci. Ma Jennings è anche preoccupato che la crescita di PhRMA possa rendere tale lobby ancora più potente.

“Loro sono formidabili in qualsiasi situazione. Lo sono ora in particolare “, ha dichiarato Jennings. “La notizia secondo cui essi potranno contare ora su maggiori risorse, appare un po’ inquietante”.

La sfida per PhRMA sarà quella di dimostrare di essere in grado di convincere i propri detrattori che l’industria non sta semplicemente raccogliendo le risorse per andare in guerra contro qualsiasi iniziativa politica che tenda a modificare la sua agenda.

” A parole si comporteranno correttamente. … Ma quando arriverà il momento critico, non saranno disposti a muoversi dalle loro posizioni pubbliche o da quelle politiche, quindi è difficile dare loro un qualunque credito,” ha dichiarato Topher Spiro, vice presidente della politica sanitaria presso il think tank di sinistra Center for American Progress.

Spiro ha sottolineato la forte opposizione del settore farmaceutico nei confronti della recente proposta, nell’ambito del programma Medicare, di pagare meno per i farmaci più costosi somministrati in via amministrativa.

“Penso che – ha aggiunto Spiro –  a un certo punto, nel corso del prossimo anno o giù di lì, tutti questi nodi verranno al pettine”, “quindi dovremo vedere se l’industria  farmaceutica  deciderà di collaborare o se invece preferirà puntare verso l’autodistruzione”.


Anche Aetna si ritira dall’ Obamacare

Il gigante delle assicurazioni Aetna cesserà nel 2017 di vendere assicurazioni sanitarie  nell’ambito dell’ Affordable Care Act; la società ha inoltre dichiarato di essere in perdita in molti dei mercati relativi alle polizze sanitarie introdotte con l’Obamacare. Recentemente Aetna ha annunciato la vendita di polizze assicurative individuali in sole 242 contee, con un decremento di quasi il 70% rispetto alle 778 dell’inizio di quest’anno.

La decisione rappresenta un duro colpo alla legge sull’ assistenza sanitaria ratificata dal Presidente Obama. La maggior parte delle compagnie di assicurazioni che vendono piani sanitari sono in perdita poiché le persone che sono riuscite ad ottenere l’assicurazione grazie alla riforma si sono ammalate in misura maggiore rispetto alle previsioni.

Ma Aetna, che ha perso nei primi sei mesi dell’anno 430 milioni solo sui piani sanitari legati all’ Obamacare, ha dichiarato che in futuro potrebbe tornare sui suoi passi. “Continueremo a valutare la nostra partecipazione nei singoli scambi pubblici proseguendo nella raccolta di ulteriori elementi dalle contee nelle quali manterremo la nostra presenza, e potremo decidere in futuro di espanderci qualora ci dovessero essere significativi miglioramenti nelle politiche relative agli scambi”, ha dichiarato il CEO Mark Bertolini in una comunicazione ufficiale.

Aetna, che attualmente offre la copertura sanitaria a circa 900.000 persone grazie all’ Obamacare, è il terzo principale assicuratore ad avere aderito al piano di riforma sanitaria che poi ha deciso ritirarsi. In aprile era stata la volta di United Health Group ad annunciare il suo ritiro nella maggior parte degli stati, mentre in luglio era toccato a Humana, che offre la copertura a circa 800.000 persone, la quale ha dichiarato di volere mantenere la propria offerta solo in una manciata di contee.

Tutte queste società hanno dichiarato di essere in perdita con questo genere di polizze sanitarie.

Il Dipartimento di Salute e Servizi alla Persona ha dichiarato che le compagnie assicurative sono le uniche responsabili di tale situazione, poiché hanno fissato dei premi troppo bassi. Le compagnie saranno in grado in futuro di adeguare il valore dei loro premi .

“La decisione di Aetna di ritirare la sua partecipazione al mercato non cambia il fatto fondamentale che il mercato delle assicurazioni sanitarie continuerà ad offrire una copertura di qualità a milioni di americani, per il prossimo anno e per tutti gli anni a venire ” ha dichiarato Kevin Counihan, CEO di HealthCare.gov, il contraente delle polizze sanitarie dell’ Obamacare.

Complessivamente circa 11 milioni di persone hanno acquistato l’assicurazione sanitaria a seguito della riforma.

Un portavoce del Servizio Sanitario Nazionale (HHS) ha affermato che la decisione di Aetna è stata un dietro-front rispetto alle sue precedenti dichiarazioni in merito all’ Obamacare. Nel mese di aprile Bertolini aveva definito i piani di mercato “un buon investimento”, perché sarebbero costati all’azienda oltre 430 milioni di dollari, con l’obiettivo di attirare numerosi clienti. “Se dovessimo creare – ha dichiarato ad aprile nel corso di una teleconferenza con gli analisti sugli utili della società – partendo da zero 15 nuovi mercati, dovremmo spendere una cifra compresa tra 600 e 750 milioni di dollari per potervi accedere e per sviluppare quelle capacità necessarie per accrescere la quota di mercato”.

L’annuncio di Aetna arriva a meno di un mese dalla citazione in giudizio del Dipartimento di Giustizia (DOJ) che ha bloccato il progetto di fusione della società con Humana, per violazione delle leggi sulla concorrenza.  Contestualmente il governo ha anche citato in giudizio Anthem, impedendole l’acquisto di Cigna.

Il senatore Elizabeth Warren, democratico eletto nel Massachusetts, ha affermato come il ripensamento di Aetna rappresenti una ritorsione all’azione del Dipartimento di Giustizia. In un post dei primi di agosto sulla sua pagina Facebook, Warren ha messo in discussione le motivazioni ufficiali offerte dalla società a seguito del suo annuncio circa la presa in esame di un possibile ritiro della sua partecipazione all’ Obamacare.

“La salute del popolo americano – ha dichiarato Warren – non dovrebbe essere usata come merce di scambio per costringere il governo a piegarsi al volere di una delle più importanti compagnie assicurative”.

Il portavoce di Aetna, T.J. Crawford, non ha commentato nell’immediatezza la dichiarazione della Warren.

Il Sevizio Sanitario Nazionale (HHS) ha reso noto la scorsa settimana che il costo sanitario pro capite delle persone che hanno ottenuto la copertura con la riforma di Obama è rimasto stabile rispetto al periodo 2014-2015. Se questa tendenza continua gli assicuratori dovrebbero essere in grado di fissare dei premi che riflettano meglio i costi effettivi della copertura offerta ad ogni singola persona attraverso l’ Obamacare.

“La prossima adesione al mercato sarà decisiva” ha twittato Larry Levitt, vice presidente senior della Kaiser Family Foundation. Se la partecipazione da parte delle assicurazioni sarà aumentata, le principali preoccupazioni sull’ Obamacare svaniranno. “In caso contrario – ha scritto – ci si aspetta un dibattito sulle modifiche da apportare alla legge”.

https://www.statnews.com/pharmalot/2016/07/01/gilead-hikes-prices-six-drugs-7-10-percent/

http://www.politico.com/story/2016/08/drug-lobby-gears-up-for-massive-pr-campaign-226646

http://www.npr.org/sections/health-shots/2016/08/16/490207169/aetna-joins-other-major-insurers-in-pulling-back-from-obamacare?utm_source=twitter.com&utm_medium=social&utm_campaign=npr&utm_term=nprnews&utm_content=20160816

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