villa Carminati

Sacrofano, un paesino alle porte di Roma il cui nome è la crasi tra due parole che simboleggiano l’ossimoro per eccellenza: il sacro e il profano, dove il sacro era rappresentato dal santuario eretto in cima al monte Musino, ed il profano dalla scrofa che compare ancora oggi sullo stemma comunale.

All’indomani del blitz del 2 dicembre 2014 che ha portato in carcere il capo riconosciuto dell’organizzazione denominata Mafia Capitale, Massimo Carminati, la ragione che avrebbe condotto gli inquirenti alla scelta di far scattare l’operazione sarebbe stata il timore di una sua fuga.

Come è stato riferito in aula dagli stessi investigatori, la possibilità di controllare da vicino attraverso telecamere o microfoni i movimenti di Carminati e della sua compagna, Alessia Marini, era infatti resa impraticabile per via della particolare collocazione della loro abitazione: via di Monte Cappelletto è una strada di campagna troppo poco frequentata per poter piazzare dei sistemi di video sorveglianza senza dare nell’occhio e senza destare sospetti. La scelta di quella casa e di quel luogo in particolare, in cima ad una collina che tutto sovrasta e da cui tutto si controlla, lascia intendere come questa sia stata molto ben ponderata.


La vendita della villa della De Cataldo

La casa in questione apparteneva in precedenza a Cristina de Cataldo, una donna sola con tre figli, di professione fa la presentatrice in un canale televisivo commerciale. Dopo il divorzio la donna non e più in grado di gestire da sola la proprietà e, dopo avere preso in affitto una casa a Roma, decide di vendere o di affittare la villa di Sacrofano.

Dall’altra parte Carminati e la Marini si trovano a dover lasciare la vecchia abitazione posta sulla stessa strada e presa in affitto da Marco Iannilli, a causa del sequestro conservativo conseguente al fallimento della Arc Trade srl. La villa della De Cataldo è stata costruita dalla Imeg srl di Agostino “Maurizio” Gaglianone, ed è proprio a lui che la donna si rivolge per cercare un possibile affittuario o acquirente. Gaglianone è un imprenditore edile, ha molte conoscenze ed è stato anche assessore nel comune di Sacrofano; è amico e socio di Carminati, e lo abbiamo visto all’opera con la sua impresa nei lavori per l’ampliamento del campo H di Castel Romano, campo gestito dalla Eriches di Salvatore Buzzi. Le voci corrono in fretta e Gaglianone fa sapere alla De Cataldo di avere una coppia di amici interessata all’acquisto della sua villa. Gaglianone le rivela come i due abbiano già visto la villa da fuori e di averla apprezzata molto. Dopo alcuni mesi, su consiglio di Gaglianone, la donna si rivolge ad una agenzia immobiliare di Sacrofano, di tale Giovanni Petrocco amico del Gaglianone. Siamo intorno al settembre 2013; la prima proposta che arriva all’agenzia è l’affitto da parte di una famiglia intenzionata ad insediare un centro per l’allevamento di cani di razza; tale proposta si rivela però inconsistente. Dopo alcuni mesi Petrocco le parla di una anziana signora interessata ad acquistare la casa per regalarla alla figlia: quella figlia si rivelerà poi essere Alessia Marini.


La madre della Marini

Petrocco porta l’anziana signora con la figlia a vedere la villa, siamo già ad ottobre, e a novembre formalizzano una proposta tramite l’agenzia di Petrocco.

Nell’udienza del 26 aprile, il pm Luca Tescaroli chiede in aula al teste De Cataldo come la coppia inizialmente interessata all’acquisto della sua villa sia entrata in contatto con l’agenzia; il teste risponde come ciò sia avvenuto, probabilmente, tramite Gaglianone, amico della coppia. Ma prima di arrivare alla proposta di acquisto la De Cataldo sente più volte Petrocco per telefono, per avere aggiornamenti sull’anziana signora e sul suo reale interesse. Verso il mese di novembre l’anziana formalizza la proposta all’agenzia. Il prezzo di acquisto è di 600 mila euro, laddove la De Cataldo aveva fissato un prezzo di vendita di 690 mila. A questo punto comincia una lunga fase di trattative che porteranno  la De Cataldo  a vendere la sua villa al prezzo di 500 mila euro; questo per via una serie di lavori di manutenzione che, a dire degli acquirenti, si sarebbero dovuti necessariamente realizzare: infiltrazioni sul soffitto, rifinitura della facciata, piantumazione per la copertura di un traliccio.  La De Cataldo non incontrerà mai la madre della Marini; così come non le verrà mai detto esplicitamente, se non a contratto concluso, che la Marini era la moglie dell’amico di Gaglianone, alias Carminati: “Chi fosse realmente questa signora Giacometta Fernanda, che era la madre di Alessia Marini, e chi fosse Alessia Marini, l’ho saputo a settembre del 2014″ (circa un anno dopo). E ancora la De Cataldo ribadisce:”l’ho saputo dopo chi realmente c’era dietro a questa signora e alla figlia;  io ignoravo chi fossero”.


Il giallo della proposta di acquisto

Uno degli aspetti più oscuri della trattativa è rappresentato dalla prima proposta di acquisto. La prassi prevede che l’acquirente presenti all’agenzia immobiliare incaricata una proposta irrevocabile di acquisto garantita con un assegno di caparra confirmatoria, che, in caso di mancato acquisto, rimane nella disponibilità del venditore. Nel caso in questione, la prima proposta per 500 mila euro viene presentata a nome di “Giacometta Fernanda”. Le successive proposte, ce ne sono almeno cinque inclusa quella definitiva, sono invece a firma di Giacometta Colella, la madre della Marini. Quando il presidente Rosanna Ianniello domanda al teste chi fossero i due firmatari e se si era accorta della diversità di nominativo, il teste risponde: “Se non mi è sembrato

rilevante, perché poi dopo mi è stato dato il nominativo”. Una distrazione giustificabile, riconosce il presidente: “Perché a lei interessava magari più la trattativa, il prezzo, che gli accordi”. “Bè, certo, indubbiamente” risponde il teste, cha aggiunge: “ma poi, oltretutto, l’atto sarebbe stato fatto col notaio e con una persona in particolare, che avrebbe intestato la casa; quindi la proposta è per se o per persona da dichiarare..”.

Altro elemento anomalo della trattativa è costituito dall’inserimento nella proposta iniziale, quella da 500 mila, della clausola secondo la quale in caso di mancato perfezionamento della vendita, l’assegno della caparra sarebbe tornato in possesso dell’acquirente. E cil, va detto, è in assoluta antitesi con la prassi consolidata relativa alla compravendita di immobili.

“Lei, poi, questo assegno – domanda il presidente Ianniello – l’avrà versato nella sua banca?” ed il teste risponde: “No, non potevo versarlo fino a che non fosse stata..” cioè fino a che la vendita non fosse stata perfezionata, perché quesito erano gli accordi assunto con la coppia di acquirenti, tramite l’agente Petrocco. Cercando conferma sul nome del firmatario della proposta di acquisto definitiva, il presidente chiede al teste chi fosse l’emittente del titolo, cioè il firmatario dell’assegno: “ma almeno il nominativo dell’emittente del titolo l’ha preso?” “Certo – risponde il teste: io sottoscritto Giacometta Colelli”.


Il mutuo e l’assunzione fittizia della Marini

In base agli accordi l’acquirente, Giacometta Colelli, dopo aver versato la caparra da 10 mila euro, avrebbe dovuto versare il saldo, pari a 490 mila euro, davanti al notaio al momento del rogito. Secondo la versione della De Cataldo, i soldi le sarebbero comunque stati versati una volta che la banca avrebbe concesso e quindi erogato il mutuo. In base al piano iniziale la villa della De Cataldo avrebbe dovuto essere intestata alla madre di Alessia Marini, Giacometta Colella, e questo lo si desume dalle intercettazioni contenute nella maxi ordinanza di dicembre 2014, secondo le quali a chiedere il mutuo in banca era stata per prima, appunto, Giacometta Colella. Ma le banche si rifiutano di concedere un mutuo ad una persona così anziana, e quindi Carminati e la Marini decidevano di intestarla a quest’ultima; per potere ottenere l’erogazione del mutuo la Marini doveva presentare una regolare busta paga e dunque doveva assunta per alcuni mesi da Salvatore Buzzi; Paolo Di Ninno, il commercialista della 29 giugno, decideva che la cosa migliore era farla assumere dalla cooperativa COSMA, quella di cui Carminati è socio occulto e principale percettore dei dividendi. Dall’ intercettazione di una conversazione avvenuta il 17.02.14 all’interno della Imeg srl di Agostino Gaglianone, tra lo stesso Gaglianone e Carminati, il ROS accertava come la venditrice, la De Cataldo, avesse bisogno di soldi per potere dare la caparra per una casa che aveva intenzione di acquistare: A tale scopo aveva chiesto a Petrocco, che poi aveva riferito a Gaglianone, di potere incassare l’assegno della caparra, di 10 mila euro, contravvenendo agli accordi inizialmente presi; Gaglianone: “però m’aveva detto…m’ha detto pure che vuole…mo qua te lo dico…da qui te entra e da qui te esce, pare che la signora siccome ha fermato una casa mo glie sta a stringe il culo e…non del nero..(inc.)…non de que..eh…dice se una decina de mila (10.000 euro) di quelli dell’assegno” e Carminati rispondeva che eventualmente avrebbe provveduto a sostituire l’assegno che le aveva dato, quello “ufficiale”, dandole al suo posto del contante: “…ufficiale…embè no le sostituisco quello glielo do..quando lii vuole?”. Da una successiva intercettazione del 19.02.14 relativa ad una conversazione tra Petrocco e Gaglianone si evinceva come il primo avesse ricevuto l’incarico da Carminati di portare 20 mila euro in contanti cioè in nero, alla De Cataldo, e ritirare l’assegno che le era stato dato in caparra: Petrocco: “…me so visto stamattina lui è stato carino e gentile m’ha detto: vabbè ventimila (20 mila euro) glieli do, e lei (De Cataldo) ha detto: non so se li prendo, ma si li prendo, così sistemo un po’ di cose; e vabbè, mo me li darà e glieli porto, me tocca fallo a me”.


Il Nero paga in nero

Ad un certo momento, verso la fine della trattativa l’acquirente, o per meglio dire gli acquirenti, propongono alla De Cataldo di versarle una parte del prezzo in nero, vale a dire in contanti non tracciati da alcuna transazione bancaria. Il pm Tescaroli ricostruisce questo passaggio in aula nel corso dell’esame della De Cataldo: “Questo denaro, ci pensi, come doveva esserle consegnato e quando doveva esserle consegnato?”. Il teste, non afferrando il senso delle parole del pm risponde: “Questo denaro io, subito dopo la firma della proposta, avrei dovuto semplicemente attendere che gli confermassero, secondo Petrocco (l’agente immobiliare) avevano chiesto il mutuo ma non c’era problema che lo ottenessero, e quindi mi avrebbero cominciato a pagare, in tranches, immagino..”

Cercando di essere ancora più chiaro il pm ribadisce la domanda: “questi soldi glieli dovevano dare in nero o glieli dovevano dare non in nero, ufficialmente?” ed il teste risponde che i soldi che avrebbe dovuto ricevere, dovendo provenire da un mutuo erogato da una banca, avrebbero dovuto essere ufficiali, almeno secondo quanto le era stato detto: “Io quando ho firmato non si è parlato di nero o bianco, non si è parlato di queste cose”. “Successivamente si è parlato di nero, signora?” insiste il pm;

“Successivamente si” conferma il teste. “Dopo – prosegue la De Cataldo  – mi è stato proposto da Petrocco che una cospicua parte di questi soldi mi sarebbero stati versati in contanti. Ed io mi sono opposta tantissimo a questa cosa, perché non avevo nessun interesse a prendere dei soldi che non comparissero in qualche modo, perché non avevo motivo, anzi mi ha creato soltanto disagi”.

La De Cataldo parla di cospicua somma costretta ad accettare in nero; ma ci tiene a specificare di non avere subito nessuna minaccia diretta. “..ho sentito nel tempo un’atmosfera pesante; non le so neanche esplicitare la motivazione. Non mi èp stata fatta nessuna esplicita minaccia, però, più volte io ho sentito la necessità di concludere questa cosa in modo più veloce possibile, ed ho, invece, più volte incalzato Petrocco a mettermi in contatto con queste persone per evitare di prendere questi soldi in contanti, perché non avevo alcuna motivazione di prendere questi soldi in contanti”

Il pm le chiede allora al teste quanti siano stati i soldi presi in nero: “Poi, in concreto, quale parte del prezzo le è stata consegnata in contanti?” “In concreto – risponde la De Cataldo – mi sono ribellata strenuamente fino a che mi sono dovuta, ho dovuto chiudere a 150 (mila euro) della somma totale”. Poi il pm chiede delucidazione sui 10 mila euro iniziali, che la De Cataldo credeva inizialmente fosse l’unica parte del prezzo da prendere in nero: “Senta, lei ha parlato di una somma di 10 mila euro” “Si – risponde il teste – quelli iniziali che pensavo che fossero solo quelli che avrei dovuto prendere in contanti”.


Gliela faccio crollà la casa, gli metto una bomba

Se in aula la De Cataldo ha più volte negato di avere ricevuto minacce dirette ed esplicite, in realtà, anche se non di minacce tout court è corretto parlare, in quanto non vi è stata alcuna manifestazione esplicita di tale valenza nei suoi confronti, dalle intercettazione effettuate dal ROS le espressioni di violenza diciamo così “in potenza”  usate da Carminati nei confronti della De Cataldo sono molteplici, e di seguito ne illustriamo solo quelle più salienti.

Dall’intercettazione ambientale del 16.12.13 registrata all’interno dei locali della Imeg srl, vi è una conversazione tra Gaglianone e Carminati nella quale quest’ultimo si lamenta pesantemente con il suo interlocutore della De Cataldo in quanto questa, contravvenendo agli accordi assunti per la firma del contratto preliminare di compravendita fissato per quel giorno, non si presentava; Carminati: “…questa ce sta a fa perde tempo”. Di seguito sempre Carminati asseriva di non aver apprezzato la De Cataldo fin dal primo giorno, ed anzi di avere sviluppato una intensa avversione nei suoi confronti; Carminati: “… questa me la lavorerei con un rasoietto … capito? .. .Cioè la piglio con una lametta … (incomp.) … co … co … lo scava zucchine me la lavoravo, l’ho odiata proprio a pelle! …”.

Da una conversazione telefonica del 12.03.14 tra Gaglianone e Carminati il ROS accertava come la De Cataldo, avendo letto il contenuto dell’offerta di acquisto, valevole per un periodo limitato di tempo pari a 45 giorni, si fosse lamentata con Gaglianone poiché la vendita non si era ancora conclusa.

Carminati si inquietava non poco, anche in considerazione del fatto che le aveva da poco cambiato l’assegno con i contanti, in nero, venendo incontro alle sue esigenze particolari. (G = Gaglianone; C = Carminati)

G: … allora ti ho chiamato perché…
C: bhè

G: sta venend… mi ha chiamato due volte Giovanni….

C: che cazzo vuole?
G: eh bravo, allora dice che… lo ha chiamato la scema

C: eh

G: …e sul coso c’era scritto che dopo quarantac… entro quarantacinque giorni…
C: ahò! A me non mi cacasse il cazzo che gli dò fuoco a casa! Dillo pure a Giovanni, chiamalo! Mo gli meno
G: mo sta a veni
C: c’ha poco da veni, a me m’ha rotto il cazzo che c’è… si sa quell… me lo ha fatto scrive lui…
G: … che gli ho detto? …Bravo
C: non mi cacasse il cazzo, me…me piglio il tempo mio, non mi rompesse il cazzo che gli faccio un bucio di culo… me la piglio con lui eh!Non mi cacasse il cazzo, mo adesso che gli ho dato venti sacchi, a me non mi cacasse il cazzo eh!…
G: io apposta ti ho chiamato…
C: …che gli faccio del male eh!
G: io ti ho chiamato… (incomp.)
C: sennò mi ridà i venti sacchi (incomp.)… mi ridasse i venti sacchi subito, me ridà i venti sacchi, sennò me li ridà Giovanni eh…
G: mettesse una proroga no, si mette una proroga … e vaffanculo, quanto ti serve a te, un altro mese? C: e si ma a me mi serve, io il quindici… aprile faccio l’atto, eh ormai ci siamo, quel periodo che viene è tutto a posto, accomodato viene…viene per perdere tempo m’ha detto è come se fosse fatta la cosa però devo fare una cosa, non è che posso far pigliare per il culo la gente, cioè lì sennò saltavo avanti a troppe persone, non lo posso fa
G: guarda che (incomp.) di merda
C: non mi interessa, lui lo sa, lui la sa la storia, se c’erano problemi non me li…non me li poneva quando mi ha chiesto i venti sacchi, mi ha chiesto i venti sacchi la settimana scorsa, che fa, mo che ha preso i venti sacchi vuole (incomp.)...io ti… gliela faccio crollà la casa, gli metto una bomba, lo sai che gli faccio a quella…! Poi me la accollasse a me!
G: ma guarda che io…
C: ..capito? Gli metto una bomba a casa… e forse non lo ha capito
G: … io ti ho chiamato perché
C: … lo sai che botto! Mi metto pure dall’altra parte della strada a vederla mentre…(incomp.)
G: …non è che posso prendere iniziative, io gli ho detto: A Giova’ (incomp)…,
C: … non mi rompesse il cazzo
G: … a parte io pensavo che era fine mese, prima di fine mese…
C: … ma si era quei… è una proroga, si, si sicuramente sono scaduti i termini
G: … poi che sò quarantacinque, o trenta o sessanta, che cazzo so quarantacinque! (incomp.) dico guarda  mi fate una letterina di proroga per altri trenta giorni e le cose (incomp)
C: …ma io…io entro il quindici di aprile faccio l’atto
G: punto
C: io entro il quindici d’aprile faccio l’atto, ma non mi rompesse il cazzo perché se c’erano qualche problema ma manco mi chiedeva i venti sacchi, manco mi chiedeva i venti sacchi, i venti sacchi lui me li ha chiesti… capito, che fai prima mi chiedi i venti sacchi in contanti e poi siccome li non ci stanno sull’atto … ma che me pensi de pigliamme a me? Ma forse non ha capito chi sono io, io lo sai che gli faccio? Lo sai che gli faccio io, gli piglio i figli stasera a Vigna Clara, gli piglio i ragazzini a Vigna Clara, che tanto stanno tutti e due al baretto, lo sai che gli faccio? Gli mando…gli mando i ragazzini li di zona, gli faccio fa… stasera li mando a casa così! Come zamponi capito! Gli faccio fa proprio, capito,tutti… che ci fa… se li magna a Pasqua se li magna.


Gaglianone cassiere di Carminati

Da un’ambientale captata all’interno della Imeg srl il 24.04.14, veniva registrata una conversazione tra Gaglianone e Petrocco; dal dialogo si evinceva come Gaglianone stesse cambiando delle banconote da 500 mila fornitegli da Carminati, per un importo pari a 70 mila, con altre da 50 mila. Questi soldi Carminati li avrebbe dovuti dare alla De Cataldo il giorno del rogito; Gaglianone: “no devo … sto a spiccia i soldi perché devo fa sto cazzo de atto de Massimo (Carminati) – quindi co sti soldi che me porto da cinquanta li cambio con quelli da cinquecento, capito? mo me so rimasti quattro tagli ormai ho finito, aho sennò se li pija quattro tagli e che cazzo!”. Di seguito Gaglianone si lamentava con Petrocco, perché la cifra che avrebbe dovuto trasportare in banconote da 50 euro non entrava nel marsupio che aveva portato con se; Gaglianone: “io ho spicciato settantamila Euro – 70.000,00 Euro – … apposta ho detto troviamo un marsupio qualcosa … cinquanta è un pacco così”. Petrocco suggeriva di utilizzare la sua valigetta: “io ho la valigia piena … c’ho la mia valigetta a voglia a mettere …”.

Da una successiva conversazione intercettata sempre nei locali della Imeg srl, presenti Carminati, Marini e Gaglianone, quest’ultimo riceveva da Carminati l’incarico di andare a prendere presso il distributore di corso Grancia e di custodire la somma di 30 mila euro in contanti, da destinare alla De Cataldo il giorno del rogito.

Gaglianone:“… io allora sabato vado a pija sti trenta (30) e … alle 10:30, alle 11:00 sto qua e te li porto: o qua o a casa”; Gaglianone i soldi li avrebbe prelevati a corso Francia  il sabato successivo: “io allora sabato vado a pia sti trenta (30) e … alle 10:30, alle 11:00 sto qua e te li porto o qua o a casa. Gaglianone veniva quindi incaricato da Carminati di contare e di consegnare i 100 mila euro complessivi alla De Cataldo, la mattina del 13.05.14, subito dopo il rogito; Carminati: “senza che li pijamo e li portiamo, capito, a casa della signora si contano davanti alla signora, Giovanni viene in banca poi chiama Giovanni dice: avemo fatto ”. (cm)

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