Marjiuana-venduta-per-uso-medico

 

Le autorità federali antidroga (DEA) hanno annunciato giovedì che la marijuana continuerà ad essere classificata come droga dall’elevato rischio di abuso e priva  di una valenza medicinale accertata, una decisione, questa, che continuerà a mantenere in vigore le restrizioni già in atto nel campo della ricerca biomedica.

La decisione della Drug Enforcement Administration avrà come principale conseguenza il fatto che la marijuana continuerà ad essere classificata nella tabella delle sostanze psicotrope, tra le droghe di fascia 1.

Molti scienziati hanno chiesto al governo federale di rivedere la classificazione di tale sostanza, poiché sostengono che ciò aprirebbe le porte alla ricerca medica ed ai sui suoi potenziali effetti, sia positivi che negativi.

Per condurre una ricerca sulle droghe classificate nella fascia 1 gli scienziati devono ottenere l’approvazione della DEA e spesso aggiornare i protocolli di sicurezza all’interno dei loro laboratori, ostacoli dispendiosi sia in termini di denaro che di tempo.

Gli scienziati ritengono che una ricerca medica approfondita sulla marijuana sia molto importante, posto che essa è già disponibile per uso medico in 25 stati oltre che a Washington D.C., ed è in procinto di essere legalizzata anche per uso ricreativo in un piccolo numero di stati.

L’annuncio della DEA è giunto in risposta ad una richiesta del 2011, da parte degli allora governatori di Washington e Rhode Island, per riclassificare la marijuana e le “sostanze correlate” tra le droghe di fascia 2.

Nella sua risposta pubblicata sul Federal Register la DEA, per mano del suo amministratore Chuck Rosenberg, ha scritto che i funzionari sanitari federali raccomandano il mantenimento della marijuana tra le droghe di fascia 1 dopo aver concluso che la sostanza non ha “alcun uso medico accreditato negli Stati Uniti“.

Con una tale conclusione le autorità federali hanno affermato di non poter classificare la marijuana tra le droghe di fascia 2 che, secondo la Legge sulle Sostanze Controllate (Controlled Substances Act), sono quelle dotate di una valenza biomedica.

Questa decisione non si basa su di un rischio effettivo“, ha dichiarato Rosenberg alla Nationat Public Radio (NPR).

“Essa si basa sul fatto che la marijuana, come stabilito dalla FDA, sia o meno un farmaco sicuro ed efficace, ed essa non lo è”.

Nella lettera Rosemberg dichiara come, da una versione recente della ricerca,

il Dipartimento della Salute e dei Servizi degli Stati Uniti abbia scoperto come gli scienziati non siano ancora in grado di comprendere il principio chimico della sostanza psicotropa e come non abbiano ancora condotto adeguati studi sulla sua efficacia e sicurezza.

Naturalmente i sostenitori di una riclassificazione della marijuana sostengono che ciò sia un effetto diretto delle restrizioni della ricerca su tale sostanza. Se gli scienziati non possono studiare la marijuana, dicono, non saranno mai in grado di comprendere molto su di essa.

La DEA, tuttavia, ha annunciato che “adotterà misure … per aumentare l’offerta legale di marijuana a disposizione dei ricercatori“. In un’altra nota Rosenberg ha scritto che le autorità federali avrebbero autorizzato la creazione di un maggior numero di siti per la coltivazione della marijuana destinata alla ricerca federale. Attualmente i ricercatori che studiano la marijuana sono tenuti ad approvvigionarsi attraverso un programma condotto dall’Università del Mississippi che detiene un contratto di esclusiva con l’Istituto Nazionale contro l’Abuso di Droga (NIDA).

Rosenberg ha scritto che le agenzie federali stanno osservando una crescente domanda per svolgere attività di ricerca sulla marijuana. Attualmente i nuovi coltivatori della pianta possono chiedere di registrarsi presso la DEA come fornitori ufficiali di tale sostanza, non solo per i progetti di ricerca federale, ma anche per lo sviluppo di farmaci.

Sebbene nessun prodotto farmacologico a base di cannabis si sia fino ad ora dimostrato sicuro ed efficace in questi studi clinici, la DEA – assieme alla Food and Drug Administration e al National Institutes of Healthsostiene pienamente l’espansione della ricerca sulla potenziale utilità medica della marijuana e dei suoi elementi chimici “, ha scritto Rosenberg.

Il capo della DEA ha fatto notare, tuttavia, che i funzionari sanitari federali hanno approvato due droghe sintetiche – il Marinol e il Cesamet – il cui principio attivo somiglia o è identico al THC, la componente della marijuana che procura ai suoi utenti lo stordimento. I farmaci in questione, destinati, tra le altre cose, al trattamento della nausea da chemioterapia, sono classificati rispettivamente tra le droghe di fascia 3 e 2, in quanto hanno mostrato un’apprezzabile utilità in campo medico.

In un post pubblicato giovedi sul blog, John Hudak, senior fellow negli studi sull’attività di governo presso il Brookings Institution, ha scritto che il “monopolio NIDA” presso l’Università del Mississippi ha causato un rallentamento nella consegna della marijuana, oltre ad una limitazione nel tipo di varietà coltivata e piantata, tale da generare un gap “scientifico” non indifferente.

Permettendo alla ricerca di avere un peso maggiore ed un indirizzo più ampio, un aumento dell’offerta potrebbe effettivamente condurre ad un avanzamento della conoscenza scientifica tale da permettere una riclassificazione della marijuana, ha scritto Hudak.

Una mancata sua riclassificazione “sicuramente deluderà molti tra i sostenitori dell’uso medico della cannabis“.

Ma ha aggiunto come la “DEA, con un chiaro segnale sulla crescente complessità della politica sulla cannabis negli Stati Uniti, saprà trovare un equilibrio“, aprendo la porta ad una maggiore offerta di marijuana.

Il Dr. Orrin Devinsky, un neurologo impiegato presso la New York University Langone Medical Center, favorevole ad una riduzione delle restrizioni sulla ricerca medica nel campo della marijuana, ha dichiarato che il problema principale sta nel fatto che i ricercatori devono affrontare molti sforzi prima di poter iniziare a poter condurre un’attività di ricerca sulla cannabis.

Ciò include anche diversi incontri con agenti statali e federali, commenti aggiuntivi su proposte di studio, e, talvolta, l’acquisto di nuovi casseforti o telecamere di sicurezza per il centro di ricerca farmacologico.

Il problema principale per i ricercatori è la programmazione e non la capacità di ottenere il prodotto, che è invece un problema secondario“, afferma Devinsky. “Questo cambiamento è positivo, ma il suo contributo sarà relativo nel far progredire la nostra comprensione scientifica sulla materia“.

Bertha Madras, un ricercatore esperto nel tema delle dipendenze impiegato presso la Harvard Medical School, sostenitore del mantenimento della marijuana tra le sostanze psicotrope della fascia 1, ha dichiarato che l’espansione del numero di fornitori dovrebbe consentire ai ricercatori di studiare altre famiglie della pianta con diversi livelli di THC e di altri composti.

Ma ha aggiunto che “questa nuovo approccio ha bisogno di un’attività di supervisione e di vigilanza tale da garantire l’applicazione di un elevato livello scientifico su queste nuove tipologie di pianta“.

 Tra i favorevoli al mantenimento della cannabis tra le droghe di fascia 1  taluni affermano che la maggiore complessità delle procedure rappresenti una precauzione ragionevole per i ricercatori, dato che si tratta di una sostanza che ha dimostrato di avere un impatto negativo sul cervello in fase di crescita e dato che alcuni soggetti hanno sviluppato una dipendenza da essa.

Essi sostengono inoltre che la regolamentazione non ha completamente bloccato l’attività di ricerca sulla la marijuana. Alcune società hanno sponsorizzato test clinici di farmaci sperimentali a base di marijuana, e secondo la DEA, il numero di scienziati che si sono registrati per studiare tale sostanza è passato da 161 nel mese di aprile 2014 a 244 nel marzo 2016.

I ricercatori hanno anche bisogno di un maggiore numero di autorizzazioni per poter eseguire test clinici con la marijuana e farmaci derivati, ed anche per poter studiare componenti della cannabis, pure se privi del suo principio attivo THC.

Un componente della marijuana chiamato cannabidiolo ha mostrato risultati promettenti nel trattamento di persone affette da epilessia, mentre altri ricercatori intendono studiare la marijuana come potenziale terapia per il disturbo da stress post-traumatico e in quella per il dolore.

Le altre sostanze psicotrope inserite nella fascia 1 comprendono l’eroina e alcuni allucinogeni. La cocaina, le metanfetamine, e gli oppioidi appartengono invece alla fascia 2, in quanto hanno dimostrato di possedere un’ efficacia riconosciuta in campo medico.

DEA decision keeps major restrictions in place on marijuana research

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