campo rom

Dall’ascolto di alcune intercettazioni relative ad un’indagine condotta dalla DDA di Roma nel luglio del 2013 e riguardante un traffico di sostanze stupefacenti, trai vari reati connessi emergevano alcune ipotesi di corruzione nell’ambito della gestione dei campi di accoglienza delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti .

A seguito di un’intensa attività di intercettazione, condotta tra il gennaio ed il marzo del 2014, veniva accertata l’esistenza di un vasta rete di corruzione nella quale erano coinvolti alcuni pubblici ufficiali con ruoli apicali in alcuni uffici del quinto dipartimento di Roma Capitale. Si trattava in particolare di Emanuela Salvatori, assieme ad alcuni imprenditori gestori di cooperativi sociali in particolare Salvatore Buzzi e Claudio Caldarelli.


Un servizio sanitario dal forte impatto sugli immigrati

Dall’intercettazione ambientale dei ROS del 25 febbraio 2014 presso l’ufficio della Salvatori, quest’ultima assieme a Armando Romani, responsabile dell’ufficio immigrati del quinto Dipartimento in predicato di cofinanziare un progetto di monitoraggio sanitario, e Claudio Caldarelli discuteva su quali fossero gli aspetti dell’attività sui quali era necessario porre maggiore enfasi.

Cio’ al fine di ottenere una più agevole accettazione del progetto stesso.

A tale riguardo Salvatori poneva in rilievo come le patologie oftalmologiche ed odontoiatriche avessero un forte impatto sulla popolazione straniera, sottolineando l’esigenza di inserire nel progetto il numero di immigrati presenti nei vari centri di accoglienza. Caldarelli evidenziava invece come, a suo modo di vedere, occorresse sottolineare l’intenzione di garantire un primo servizio di assistenza, capace di orientare in seguito i rom verso strutture del Servizio Sanitario Nazionale.

Romani invece evidenziava come secondo lui fosse necessario enfatizzare l’insufficienza dei servizi pubblici presenti sul territorio, incapaci di fare fronte alle richieste dei Rom e degli immigrati. In tal senso Salvatori affermava: “Le liste di attesa di questo genere sono lunghissime” e Romani ribatteva: “No, non è un discorso di liste di attesa; il discorso è che tu fai un servizio perché hai bisogno; allora, un po’ su richiesta degli immigrati, un po’ sul fatto che ci sono richieste alla ASL, ospedali di tipo oculistico ed odontoiatrico che sono molto rilevanti in questa gente; che questi problemi nascono da quello che hanno vissuto in terra di origine, frutto delle persecuzioni e torture che hanno avuto ed affrontato, soprattutto per i denti, dei trascorsi in terra d’origine”.

Dunque, facendo leva su argomenti di tipo umanitario e su di una forte domanda che non trovava una adeguata offerta sul territorio da parte del Servizio Sanitario Nazionale, il sodalizio riteneva di riuscire a far approvare il progetto di monitoraggio sanitario e quindi anche di superare l’ostacolo dell’Ufficio di Ragioneria del Comune.

Per superare questo durissimo scoglio, oltre all’esigenza di un forte appoggio politico, Buzzi e Caldarelli pensavano di fare presentare il progetto da una cooperativa sociale che non avesse già attive convenzioni con l’amministrazione. Lasa cooperativa in questione era  Formula Sociale, facente capo a Caldarelli, in associazione temporanea con la coop. soc. ABC. L’immobile dove avrebbe dovuto avere sede l’ambulatorio previsto dal progetto, sarebbe invece stato preso in affitto dalla Eriches.


Budget variabile: ipotesi in campo

Altro ostacolo che si frapponeva all’approvazione del progetto era rappresentato dall’assenza cronica di fondi disponibili per il quinto Dipartimento. Essendo Formula Sociale una cooperativa di categoria “B” il servizio avrebbe dovuto essere affidato in via diretta, cioè senza gara, ma non avrebbe dovuto superare un importo annuo di 100 mila euro (Romani: “l’unica strada percorribile sarebbe l’affidamento diretto, e quindi per l’affidamento diretto abbiamo un tetto massimo che non possiamo superare, che sono 100 mila euro l’anno, noi come amministrazione”); l’altra ipotesi era invece quella prevista dalla legge n.381/91, con uno stanziamento annuo fino a 200 mila euro (Caldarelli: “I 100 mila euro che tu dici sono agganciati al fatto che non ci sono proprio i soldi, alla legge 381/91? Giusto per capire se si potrebbe arrivare ai 200 mila.

Ma poi se non ci sono i soldi?”). In effetti il limite principale che il sodalizio incontrava non era tanto il controllo dell’ufficio della Ragioneria, a capo della quale vi era la Dirigente Maria Letizia Saltarelli, quanto dai bilanci in profondo rosso dell’amministrazione capitolina (Romani: “Diciamo che ce lo siamo fissati noi come termine, e quello che ci consente di fare l’affidamento diretto usando una cifra che sia raggiungibile, previe verifiche”).

In un dialogo intercettato il 25 febbraio 2014 tra Salvatori e Caldarelli, la prima sottolineava all’altro la necessità di fare passare il progetto del laboratorio dentistico a lei caro nell’ambito dei progetti patrocinati dal Ministero dell’Interno, per i soggetti richiedenti asilo. Caldarelli conveniva con questo punto di vista. In effetti il Servizio di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati avrebbe avuto a breve un’ingente stanziamento. Infatti, da una conversazione intercettata il giorno precedenti Salvatori aveva  raccontato a Caldarelli come il Governo avesse stanziato 28 milioni per il sistema SPRAR.

Caldarelli sottolineava invece la necessità di fare sponsorizzare il progetto in questione da una figura politica autorevole, proponendo l’assessore Erica Battaglia, consigliere comunale e presidente della Commissione Politiche Sociali di Roma Capitale. Caldarelli infine sottolineava come con la responsabile dell’ufficio che avrebbe dovuto approvare il progetto, la dott.ssa Cozza Isabella, ci avrebbero parlare Mirko Coratti, presidente dell’assemblea capitolina (“La Cozza è sua”).


Campi immigrati abusivi

Sempre dalle intercettazioni emergeva come il sodalizio avesse intenzione di localizzare il laboratorio dentistico-oftalmico presso il campo di Castelverde, situato in località Lunghezza. Ciò in quanto tra i vari campi che accoglievano immigrati e richiedenti asilo, gestiti dalla 29 giugno o da cooperative ad essa collegate, quello era l’unico in regola con i permessi, sia quelli della ASL che  quelli relativi al rispetto dei criteri di sicurezza previsti dai Vigili del Fuoco. (Buzzi: “E’ l’unico centro autorizzato sul comune di Roma” Caldarelli: “Il problema è che i siti sono abusivi”).


Un servizio odontoiatrico a misura di figlia

Il progetto di cui si parla era stato ideato da Caldarelli, Salvatori e Buzzi ed era finalizzato al monitoraggio sanitario, ma aveva lo scopo di agevolare l’inserimento lavorativo della figlia della Salvatori, Derla Chiara, laureatasi da poco dentista. Per due soli pomeriggi  più una giornata intera di lavoro, la mattina la ragazza era impiegata presso un altro ambulatorio dentistico, Chiara avrebbe percepito un compenso mensile di 1.300 euro.

Nel progetto Salvatori aveva intenzione di coinvolgere anche la figlia di Maurizio Ferraresi, amica della figlia Chiara e di professione oculista. Il padre dell’amica era in quel periodo responsabile della ASL RME, e, a detta della Salvatori, sarebbe stato in grado di agevolare le procedure relative alle richieste di permessi e di autorizzazioni sanitarie, legate all’apertura del laboratorio dentistico oftalmologico.

Salvatori, in qualità di funzionario direttivo responsabile dell’Ufficio Rom e Sinti, avrebbe provveduto alla predisposizione degli atti amministrativi necessari ad ottenere la realizzazione del progetto. La stessa si sarebbe inoltre occupata di fare approvare le determinazioni dirigenziali ad esso collegate attraverso la firma del dirigente Ivana Bigari, dell’Ufficio Inclusione Sociale. Ma avrebbe dovuto superare lo scoglio del controllo dell’Ufficio di Ragioneria.


Servizi senza gara come contropartita

Per consentire l’assunzione della figlia Chiara, nell’ambito del progetto di monitoraggio sanitario, la responsabile dell’Ufficio Rom e Sinti del quinto Dipartimento delle Politiche Sociali Salvatori concedeva alle cooperative sociali che avrebbero presentato e promosso il progetto, e segnatamente Formula Sociale di Claudio Caldarelli, alcuni servizi quali quello della bonifica dei campi Rom.

Trattandosi di servizi straordinari legati ad eventi eccezionali e inderogabili, quali allagamenti conseguenti a fenomeni temporaleschi, questi venivano concessi direttamente senza alcuna gara a evidenza pubblica. Secondo le intercettazioni almeno uno dei servizi di bonifica concessi dalla Salvatori ad una società afferente al Caldarelli, rappresentava la contropartita relativa all’assunzione della figlia Chiara.

In un’ intercettazione ambientale tratta dall’ufficio della Salvatori, Caldarelli chiedeva in relazione al campo Rom di Torrevecchia, sito in via Cesare Lombroso, l’affidamento di un servizio di bonifica di importo pari a 10,20,30 mila. E Salvatori gli rispondeva che appena sarebbero arrivati i fondi per il dipartimento, gliene avrebbe fatta fare una da 40 mila euro.


La truffa dei campi Rom

Dai riscontri e dagli accertamenti effettuati dal ROS emergeva come dei quattro campi in cui risulta diviso Castel Romano, divisione corrispondente alle varie etnie dei Rom che li occupano, due sarebbero stati di proprietà del comune di Roma, i campi F ed M; i restanti due, D e K , appartenevano invece ad una società, la SIAL SERVICE srl, riconducibile a Caludio Caldarelli, Salvatore Buzzi e Sandro Coltellacci. Per l’affitto dei campi F e K al comune, la Sial Service riceveva come canone mensile la cifra di 8.100 euro.

Dalle indagini e dagli accertamenti emergeva inoltre come mentre le spese ordinarie e quelle per le eventuali bonifiche fossero di competenza del proprietario del campo, quelle straordinarie erano invece di competenza del Comune. Per poter ottenere il rimborso delle bonifiche in capo alle cooperative di Buzzi, la Salvatori faceva in modo che queste risultassero effettuate in uno dei campi del Comune. In definitiva la Salvatori gestiva l’affidamento dei servizi da parte del dipartimento Rom e Sinti in base al proprio tornaconto, tanto che Caldarelli, intercettato,  tra il serio ed il faceto le diceva: “fai lavorare chi vuoi tu”.


L’ostacolo dell’Ufficio Ragioneria

Sempre dalle intercettazioni emergeva come il sodalizio composto da Buzzi, Caldarelli, Salvatori, avesse bisogno per ottenere l’avallo dell’Ufficio Ragioneria del comune di un appoggio politico che in ipotesi avrebbe dovuto essere offerto dal consigliere comunale Erica Battaglia, presidente della Commissione Politche Sociali del Comune (Caldarelli: “Fa quello che diciamo noi”). Ma il progetto aveva soprattutto bisogno della copertura economica, copertura che sarebbe stata fornita da ben due dipartimenti, quello dei Rom diretto dalla stessa Salvatori, e quello degli immigrati diretto da Armando Romani.

Ed infatti dalle intercettazioni emergerà come il progetto sarebbe stato presentato congiuntamente alla Bigari da Salvatori e da Romani (Salvatori:”Ci si va insieme perché è una cosa sugli immigrati..”).

 Nell’ottica del sodalizio vi era inoltre l’obiettivo iniziale di limitare nel tempo il progetto del laboratorio ad un solo anno. Ove il progetto fosse stato approvato, avrebbe continuato ad essere finanziato automaticamente dal Comune, senza soluzione di continuità (Salvatori: “La fortuna è che il Comune di Roma le rinnova per anni: dalla culla alla tomba”). (cm)

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