Carminati e Buzzi

Nell’udienza del 13 aprile, nello spezzone di processo a Mafia Capitale dedicato alla dimostrazione del carattere mafioso dell’organizzazione criminale alla sbarra, Salvatore Buzzi interviene rilasciando spontanee dichiarazioni. Ed è un fiume in piena.

Si lamenta di avere scritto migliaia di pagine di note difensive che non sarebbero state neanche lette, a suo dire, dagli inquirenti. Si lamenta della contestazione del reato di associazione mafiosa: lo considera, a suo modo di vedere, oltraggioso. Si assume tutta la responsabilità dei reati da lui commessi e nei quali avrebbe coinvolto inconsapevolmente anche i suoi dipendenti e collaboratori, in base all’ipotesi accusatoria secondo la quale questi non si sarebbero sufficientemente opposti.

Infine si scusa per avere commesso “inconsapevolmente” e quindi anche ripetutamente il reato di turbativa d’asta. Dichiara, come scusante, la necessità di dovere mantenere un’organizzazione di impresa fatta di mezzi ma soprattutto di uomini e donne, esclusi dalla società, e che rappresentano il vero capitale della 29 giugno: il capitale umano.

Ne farebbero parte, a differenza dei protagonisti della pellicola di Paolo Virzì, le categorie più emarginate della società: ex detenuti, immigrati, disadattati, donne vittima di tratta.

Buzzi critica aspramente la deriva della politica attuale, secondo lui malata di corruzione; racconta di avere avuto la tessera del PCI dal lontano1977 e di essere stato un iscritto al PD fino al 2014.  Con l’elezione del sindaco Ignazio Marino Buzzi racconta di come siano esplose le richieste nei suoi confronti di raccomandazioni e di finanziamenti; riferisce di come qualcuno sia arrivato anche a chiedergli di assumere l’amante del suo avvocato, sottolineando una deriva politica corrotta nella quale erano coinvolti tutti, inclusi i capigruppo ed i presidenti di commissione.

Buzzi respinge l’ accusa di sottrazione di soldi dalle casse delle cooperative per fini privati. Ne lui ne altri dipendenti delle sue cooperative si è appropriato di alcunché. Si dice di essere in grado di documentare tali affermazioni e di ricostruire i flussi dei denari distratti dai bilanci ed i loro impieghi. Questa affermazione lascia intendere come in futuro prossimo l’ex ras delle cooperative sociali farà rivelazioni molto interessanti sui legami tra mondo delle cooperative e politica. 

E fa un’affermazione che suona come una premonizione: si chiede come mai tra i vari politici del panorama romano di area PD coinvolti nell’indagine vi sarebbero “casualmente” solo quelli appartenenti ad un’unica corrente politica, quella facente capo all’ex segretario Bersani. A suo modo di vedere sarebbero dunque stati esclusi quelli che fanno riferimento al nuovo segretario Renzi; e qui Buzzi specifica come la sua non sia un’accusa diretta al Presidente Segretario, invitando a non cadere nell’equivoco di interpretare in maniera scorretta le sue parole.

Aggiunge poi, sempre seguendo il filone delle stranezze, come oltre alla discriminazione sui politici colpiti dall’indagine, vi sia un’ulteriore discriminazione che riguarderebbe il mondo delle imprese. In particolare Buzzi fa riferimento al fatto che mentre alcune imprese e alcuni imprenditori sarebbero stati “salvati” dall’indagine, atre imprese ed altri imprenditori sarebbero invece stati coinvolti ed affondati sotto il peso delle accuse loro rivolte; e qui, su sollecitazione del pm Luca Tescaroli e del presidente Rosanna Ianniello, Buzzi si lascia sfuggire il nome dell’imprenditore Angelo Chiorazzo.

Buzzi fa poi riferimento a come il capo della Polizia Franco  Gabrielli, in un’intervista rilasciata al corriere del 30 settembre 2015, abbia affermato come la cooperativa Auxilium avesse posto in essere un “atto non elegante” per mantenere elevato il prezzo del servizio, in relazione alla gara sul CARA di Castelnuovo di Porto. E ancora Buzzi fa notare come lo stesso comportamento tenuto dalla Auxilium fosse stato censurato nei suoi confronti con il reato di turbativa d’asta.

Il boss della 29 giugno racconta quindi di come prima dell’elezione di Gianni Alemanno a sindaco, nel 2008, il mondo delle cooperative fosse equamente diviso tra Roma Multiservizi spa e le cooperative sociali afferenti al gruppo della “29 giugno“.

All’indomani della sua elezione Alemanno cominciò ad attaccare frontalmente il mondo i delle cooperative sociali, tanto da costringere i dipendenti della 29 giugno, assieme ad altri lavoratori del settore, ad organizzare il primo sciopero contro l’amministrazione capitolina. Sul fronte politico Buzzi incaricò il consigliere di opposizione targato PD, Daniele Ozzimo, di fare un’esposto contro l’amministrazione. Insomma Buzzi descrive quel periodo come molto difficile per la sua attività, al punto da arrivare a considerare di gettare completamente la spugna.

Gli attacchi dell’amministrazione Alemanno e delle cooperative ad essa collegate gli sembravano allora irresistibili. Nel bel mezzo di questo profluvio di ricordi Buzzi tira fuori  anche quelli relativi alla sua conoscenza con Massimo Carminati, che a suo dire risalirebbe al 1980, nel corso del suo soggiorno nel carcere di Rebibbia; Buzzi racconta di come il Nero di Romanzo Criminale non rientrasse, a quell’epoca, nella sua ristretta cerchia di amicizie, forse perché la sua cella stava in un piano diverso dalla sua.

E qui aggiunge invece, a termine di paragone, come suo amico ed anzi suo compagno di cella fosse il noto criminale legato alla famiglia mafiosa dei Cuntrera-Caruana, Carmine Fasciani. Ma come nella canzone di Mercedes Sousa, vedremo che in tempi più recenti tutto cambia radicalmente, e per sua stessa ammissione Carminati diverrà suo amico. Buzzi mette in fila i ricordi e tra quelli relativi al 2011 annovera anche la telefonata di Riccardo Mancini, ex ad di Eur spa nonché ex tesoriere del sindaco Alemanno.

E’ la svolta decisiva per Buzzi e per le sue cooperative, oltre che per i suoi dipendenti. Anche Mancini Buzzi lo ha conosciuto durante un periodo di comune detenzione a Rebibbia; ed è dalla condivisione di questa esperienza che tra i due nasce un’ amicizia. Dopo poco Mancini e il suo amico Carlo Pucci gli fissano un incontro con Massimo Carminati al bar Palombini, all’EUR.

Ma tutto ha un prezzo. Mancini ha aiutato Buzzi con Alemanno, rimuovendo le ostilità del nuovo sindaco nei confronti delle cooperative “rosse”; ora Buzzi deve ricambiare l’aiuto ricevuto con l’appoggio a Mancini, o meglio a Carminati.

E così quando Mancini gli dice che Carminati “vuole fare impresa”, Buzzi sa cosa deve fare. Mancini gli dice di non preoccuparsi delle voci, e che se avesse continuato ad assumere ex detenuti e a lavorare correttamente, avrebbe sicuramente ricevuto il suo appoggio e quello del Sindaco.

Buzzi dunque aiuta Carminati ad entrare nel mondo della cooperazione sociale creandogli una sua cooprativa personale, la COSMA, Cooperativa di Servizi e di Manutenzione. Con COSMA  Carminati riuscirà a vincere appalti importanti che gli permetteranno di realizzare utili per 35 mila euro al mese. Attraverso COSMA e in associazione con Formula Sociale, seguendo le indicazioni di Mancini, Carminati vince la sua prima gara, quella indetta dalla società Marco Polo spa, per un importo annuale di 2,1 milioni, in seguito prorogata il 14 maggio 2011. Come risulterà dall’analisi del ROS la gara verrà vinta dalla COSMA legittimamente.

A proposito del profilo criminale di Carminati, Buzzi spezza una lancia in suo favore raccontando di averlo conosciuto in un periodo nel quale questi stava svolgendo l’affidamento in prova ai servizi sociali presso il negozio Blue Marlin di Alessia Marini.

Quando a un criminale del profilo di Carminati viene concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali significa che ha dato dimostrazione di avere dato un taglio concreto con il suo passato, in particolare con il mondo della delinquenza. L’affidamento in prova è dunque, secondo l’esperienza imprenditoriale di Buzzi di gestore di un consorzio di cooperative di ex carcerati, una forma di garanzia.

Sulle schede di Paolo di Ninno, il commercialista di Buzzi, tutti i dati contabili accennati sono annotati in maniera meticolosa, ed è per questo che il ras delle cooperative sociali è sicuro di riuscire a dimostrare la sua onestà. (cm)

 

 

 

 

 

 

 

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