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Associated Press ha pubblicato ieri la notizia della condanna a quattro anni di prigione inflitta dal tribunale di Los Angeles a un uomo d’affari cinese, per avere sottratto alcune “informazioni” ritenute “sensibili”ad imprese statunitensi legate al Dipartimento della Difesa (DoD). La pena prevista per il furto di segreti militari negli Stati Uniti è di 30 anni, ma nel marzo di quest’anno l’uomo, il cui nome è Su Bin, ha raggiunto con i suoi legali un accordo con l’accusa. La sua difesa avevano chiesto inizialmente una pena di due anni e mezzo di reclusione.

L’uomo d’affari, titolare di una società che produce tecnologie per il settore aeronautico, ha ammesso di avere collaborato, tra il 2008 ed il 20014, con alcuni hacker appartenenti ad un corpo militare cinese, nel furto di alcune informazioni ai danni di alcune società contractors del DoD statunitense. Il governo cinese ha più volte respinto le accuse di coinvolgimento in questa attività di hackeraggio, commessa sia ai danni di società che di governi stranieri. Oltre alla condanna a 46 mesi di reclusione Su Bin è stato anche condannato al pagamento di una multa di 10 mila dollari statunitensi (7,600 euro).

L’assistente al procuratore generale, John Carlin ha dichiarato in un comunicato come “La condanna di Su Bin rappresenti la giusta pena per il ruolo da lui avuto nella cospirazione condotta dagli hacker appartenenti al corpo dell’aviazione del People Liberation Army, rappresentata dal loro accesso illegale nei PC di alcuni dipendenti e dal furto di informazioni sensibili dell’esercito degli Stati Uniti”.

In particolare il ruolo svolto da Su Bin è stato quello di avere aiutato gli hacker militari a sottrarre illegalmente alcuni schemi di velivoli dell’aviazione militare ritenuti centrali nel sistema di difesa aerea. Si fa riferimento, nel dettaglio, ai caccia F-22 e F-35 prodotti dalla Lochkeed-Martin, e al cargo C-17 prodotto invece dalla Boeing. Come riferiva nel 2014 il Washington Post, le informazioni sottratte sarebbero state in seguito trasmesse ad alcune entità situate in Cina, in alcuni casi dietro il pagamento di alcune somme di denaro. L’accusa era infatti riuscita a dimostrare come Su Bin, arrestato nella Columbia Britannica, in Canada, nel luglio del 2014, avesse inviato agli hackers cinesi, via mail, i soggetti, le società e le tecnologie da sottrarre illegalmente. Una volta trafugate, l’uomo d’affari si occupava di tradurle in cinese e di piazzarle ad alcune società operanti nella Repubblica Popolare nel mercato aeronautico.

In un rapporto redatto l’anno scorso dalla Commissione USA-Cina per l’Economia e la Revisione della Sicurezza si sostiene come il maggiore impiego da parte del governo cinese dello spionaggio informatico sia già costato alle imprese statunitensi decine di miliardi di dollari in mancate vendite e in maggiori costi legati ad un aumento degli investimenti nella sicurezza informatica. In molti casi, si legge nel rapporto redatto dalla commissione federale, i segreti commerciali trafugati sono tornati a vantaggio di alcune società di proprietà del governo cinese. (cm)

https://meloniclaudio.wordpress.com/2016/01/25/se-lo-spionaggio-industriale-e-affare-di-stato/

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