ernesto fazzalari

Il 16 novembre 1999 i carabinieri di Taurianova eseguono una serie di ordinanze di custodia cautelare emesse dalla corte d’assise di Palmi nei confronti di 16 persone condannate all’ergastolo, a conclusione del processo denominato “Taurus”. Tra i soggetti condannati spicca Ernesto Fazzalari, latitante dal 1996, in base ad un’ordinanza del Gip del Tribunale di Reggio Calabria. Fazzalari è stato riconosciuto responsabile degli omicidi di Vincenzo Maisano, di Francesco Asciutto e di Antonio Sorrentino, oltre al tentato omicidio di Santo Asciutto.

Gli altri provvedimenti restrittivi eseguiti riguardano Vincenzo Alessi (ergastolo), Antonio Avignone (4 ergastoli), Marcello Battaglia (ergastolo), Salvatore Asciutto (7 ergastoli), Salvatore Belfiore (ergastolo), Girolamo Molè (3 ergastoli), Roberto Reitano (3 ergastoli), Antonio Sorrento (2 ergastoli), Giuseppe Avignone (4 ergastoli), Guerino Avignone (ergastolo), Marcello Viola (5 ergastoli), Pasquale Zagari (5 ergastoli), Carmelo Zagari (ergastolo), Santo Alampi (2 ergastoli).

E’ proprio dallo scontro tra le famiglie Asciutto-Neri-Grimaldi da una parte ed Avignone-Zagari-Viola dall’altra, che emerge la figura criminale dell’ex latitante numero due, dopo Matteo Messina Denaro, Ernesto Fazzalari, arrestato due giorni fa dai Carabinieri e ritenuto uno dei principali killer di quest’ultimo schieramento.

In particolare è attraverso le sentenze della Corte di Cassazione relative ai processi “Taurus” e “Venerdì Nero” che viene accertata giudizialmente la presenza nel comune di Taurianova di una associazione di tipo mafioso denominata ‘ndrangheta, operante sulla provincia di Reggio Calabria nonché sul territorio nazionale ed estero, e individuata nella fattispecie dalla ‘ndrina Zagari-Fazzalari, guidata da Carmelo Zagari e da Ernesto Fazzalari.

Scrivono Nicola Gratteri e Antonio Nicaso in “Fratelli di Sangue” che già sul finire del IX° secolo il comune di Radicena era famoso per l’elevato numero di associati alla “picciotteria”, l’associazione criminale dalla quale trae origine la ‘ndrangheta, allora guidata dal boss Demetrio Sorrenti. Situazione analoga veniva riscontrata nel vicino comune di Iatrinali, dove il boss riconosciuto era invece Giacomo Alessi. Nel 1928 i due comuni si fondono, dando luogo all’odierna Taurianova.

Tutto il territorio del comune del reggino situato sul versante tirrenico della Regione di fronte alla Sicilia, è da almeno quarant’anni teatro di sanguinose faide tra famiglie di ‘ndrangheta, aventi in palio il controllo del territorio e delle attività criminali in esso svolte. Il principale scontro combattuto nella zona è quello che vede al centro le famiglie Avignone-Cosentino che, nel tentativo di accrescere il loro potere, fronteggiano e sconfiggono prima i Furfaro-Monteleone e quindi i i Corica-Versace.

Nel luglio del 1977 in contrada Razzà, nel comune di Taurianova, a seguito di un cruento scontro a fuoco tra forze dell’ordine e ‘ndranghetisti, perdono la vita i due carabinieri Stefano Condello e Vincenzo Caruso. Nello scontro rimangono uccisi anche i fratelli Rocco e Vincenzo Avignone.

Negli anni seguenti la guida della cosca Avignone-Cosentino viene assunta dal boss Domencio Giovinazzo, nipote di Giuseppe Avignone. Ciò durerà fino al 1984, quando Giovinazzo viene arrestato per l’omicidio del boss Domenico Monteleone. Fino ad allora il boss riesce ad accrescere il prestigio criminale ed il potere economico della sua cosca. Con il suo arresto la ‘ndrina Avignone-Cosentino attraversa un periodo di declino, culminato con una scissione ed una conseguente spartizione del territorio di Taurianova: il clan Asciutto-Neri-Grimaldi assume il controllo di Radicena. La scarcerazione di Giovinazzo vede la cosca Avignone-Cosentino, grazie anche all’appoggio della più potente Piromalli-Molè, assumere di nuovo una posizione di potere sul territorio.

In questa fase la nuova faida vede al centro la famiglia Neri, rea di non avere rispettato la spartizione territoriale per quanto riguarda il commercio degli stupefacenti. Nel 1989 vengono eliminati i fratelli Rocco e Gaetano Neri. Nel 1991, con un bilancio di 32 omicidi commessi solo in quell’anno, viene ufficialmente posta fine alla sanguinosa faida. Solo per vendicare l’uccisione del boss della famiglia Zagari vengono uccisi quattro appartenenti alla cosca avversaria. Sempre in quel periodo viene ucciso anche il boss Domenico Giovinazzo. A seguito di una nuova spartizione del territorio il controllo di Radicena passa alla famiglia Rositano, vicina ai Giovinazzo, sempre per lo schieramento Avignone-Cosentino, mentre Iatrinali passa sotto il controllo dei Fazzalari, vicini alla cosca Zagari-Viola.

A partire dal 1989 le eliminazioni di ‘ndranghetisti di un certo spessore criminale si susseguono secondo una spirale ritorsiva cruenta; a cadere sotto i colpi delle due fazioni sono Giuseppe Cianci, la cui cosca controllava il territorio di San Martino, Rosario Sisinni e Giuseppe Zappia; quest’ultimo era lo storico boss della ‘ndrangheta latifondista che aveva presieduto, nel 1969, il summit di Montalto, al quale parteciparono le principali ‘ndrine calabresi. Nel 2007 a cadere sotto i colpi avversari è la volta di Giuseppe Alessi, legato alla cosca Viola-Zagari. Nello stesso anno viene estradato in Italia il boss Vincenzo Avignone, arrestato a Miami in Florida. (cm)

 

 

 

 

 

 

 

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