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C’è un prima e un dopo in tutti i fenomeni complessi, ed così anche per la ‘ndrangheta. La data del 17 giugno 2016 rappresenta uno spartiacque, poiché è il giorno in cui la corte di Cassazione ha emesso una sentenza storica, portando a termine il processo “Crimine” con più di cento persone condannate, tra primo grado e appello.

E’ il processo che ha visto coinvolti i vertici e i numerosi appartenenti ad importanti cosche di ‘ndrangheta del reggino. Nata a Milano nel 2010, l’inchiesta ha portato all’esecuzione, tra Lombardia e Calabria, di circa 300 misure cautelari. Sono stati assolti e dovranno tornare ad essere giudicati in appello Mario Agostino, Isidoro Callà, Antonio Galea, Carmelo Gattuso e Bruno Pisano.

Dovranno invece essere ridefinite le pene a seguito dell’annullamento dell’alta Corte per Antonino Gattellari, Carmelo Buià, Bruno Nesci, Raffaele D’Agostino, Remingo Iamonte e Giuseppe Romeo. Confermate le assoluzioni per Giuseppe Aquino, Vincenzo Commisso, Giuseppe Raso, e Savino Pesce.

La Corte a inoltre annullato la condanna mandando assolti Salvatore Femia, Sotirio Santo Larizza, Claudio Umberto Maisano, Pasquale Oppedisano, Bruno Paviglianiti, Carmelo Paviglianiti, Antonino Pesce, Giuseppe Prestopino, Tonino Schiavo, Giuseppe Trichilo, Kewin Zurzolo.

Condannati con riduzione di pena rispetto all’appello Giovanni Alampi, Rocco Aquino, Giuseppe Commisso, Carmelo Costa, Giorgio De Masi, Nicola Gattuso, Salvatore Napoli, Michele Oppedisano, Raffaele Oppedisano, Antonio Nicola Papaluca, Giuseppe Trapani. 

Per il resto sono state confermate le condanne comminate dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria. La rilevanza storica della sentenza è che una volta per tutte viene riconosciuta l’esistenza a Reggio Calabria di tre locali, i centri di aggregazione delle famiglie o ‘ndrine che insistono in un territorio: tirrenica, ionica e centro. Collegati a questi è il locale di Milano.

La ‘ndrangheta, dunque, intesa a livello nazionale, è si composta da diversi locali sparsi sul territorio, ciascuno con una sua propria “copiata” composta da un capo crimine, un capo bastone ed un contabile; ma i vari locali sono tutti coordinati, a livello nazionale ed internazionale, da un organismo di vertice denominato “Provincia”.

Viene riconosciuto, dunque, il carattere unitario dell’organizzazione criminale denominata ‘ndrangheta, laddove prima di venerdì si riteneva che essa avesse un carattere orizzontale in base al quale ciascun locale agisse autonomamente.

Trovano dunque conferma le rivelazioni di alcuni pentiti, tra i quali Francesco Fonti, secondo cui ciascun locale deve versare ogni annuo una quota al locale principale, quello di San Luca, dove ogni anno, nel mese di settembre, in occasione della festa del santuario della Madonna di Polsi, si tiene la riunione di tutti i locali. Oltre a ciò, che sia in Australia o in Canada, il locale di San Luca concede l’autorizzazione per la costituzione di un nuovo locale, una sorta di notaio che certifica la nascita di una nuova aggregazione territoriale della ‘ndrangheta.

In definitiva la mafia calabrese non è più quell’organizzazione di pastori e agricoltori che si occupava quasi esclusivamente di sequestri di persona e di traffico di sigarette, ma, a partire dalla fatidica riunione di Serra Juncari, in località Montalto, del 26 ottobre 1959, essa si trasformerà, come mostreranno le eliminazioni del vecchio boss Antonio Macrì e del suo braccio destro Domenico Tripodo, in una grossa impresa economica, capace di fatturare solo nel 2007, 43.795 milioni di euro. Il potere all’interno dell’organizzazione criminale verrà assunto dai fratelli di Stefano di Reggio Calabria e da Mommo Piromalli per quanto riguarda la piana di Gioia Tauro.

Pur mantenendo i vecchi riti di adesione, i gradi e le regole della vecchia ‘ndrangheta fondiaria, l’organizzazione subirà una trasformazione decisiva, con la possibilità di aderire a logge massoniche coperte. All’interno del locale si distinguerà, quindi, tra associazione minore, composta dai picciotti e dai camorristi con i vecchi gradi in vigore da sempre, e associazione maggiore, composta dai santisti, dal vangelo, dal quartino, dal quintino, per arrivare al vertice denominato “associazione”.

Grazie all’ingresso nelle logge coperte gli ‘ndranghetisti avranno finalmente la possibilità di avvicinare i politici e di entrare nel giro che conta, quello degli appalti e delle commesse pubbliche. La ‘ndrangheta compirà quel salto di qualità che le permetterà di entrare nell’economia legale, dove avrà la possibilità di riciclare gli ingenti proventi derivanti dalla vendita della cocaina. I primi grossi appalti saranno, a partire dagli anni ’70, la centrale siderurgica di Gioia Tauro ed il tratto della A1 Salerno-Reggio Calabria. (cm)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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