ceta

Cara Cecilia, a seguito della discussione che abbiamo avuto nell’ultima FAC sul CETA, gradirei informarti che l’Italia, a seguito di una decisione tecnica e politica, è pronta a considerare il supporto alla Commissione in merito alla natura esclusivamente “Europea” del consenso al trattato CETA“.

Chi scrive https://stopttipitalia.files.wordpress.com/2016/06/lettera-calenda-2.pdf è il neo ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda, ed il riferimento è all’ultima riunione tra i vari ministri dei Paesi membri con delega al commercio in seno al Foreign Affair Council (FAC), l’organismo dell’UE che si occupa delle politiche internazionali con i paesi esterni all’UE.

Scrive ancora il ministro: “Come ho detto nel mio intervento al Foreign Affair Council, l’Italia considera il CETA un accordo essenziale, il cui fallimento potrebbe avere conseguenze negative maggiori nei confronti della politica commerciale europea, oltre che per la credibilità dell’Europa quale partner commerciale affidabile“.

Calenda chiude la sua lettera al  Commissario alle Politiche Commerciali, Cecilia Malmstrom, scrivendo: “Questa posizione a livello nazionale riguarda solo questa specifica vertenza ed è priva di qualsiasi pregiudizio in relazione alla valutazione da parte dell’Italia in merito ad altri accordi, il cui contenuto deve essere considerato singolarmente, caso per caso, a partire dal TTIP“.

L’accordo commerciale richiamato dal ministro è il CETA, un accordo su larga scala che l’Unione Europea sta negoziando con il Canada, e del quale si parla in termini entusiastici per i presunti vantaggi commerciali (5,8 miliardi di euro l’anno), oltre al notevole risparmio per gli esportatori europei pari a 500 milioni di euro l’anno, a seguito dell’eliminazione di tutti i dazi all’importazione, ed alla creazione di 80 mila nuovi posti di lavoro. Sembrerebbe un accordo estremamente positivo per l’Europa e l’Italia in particolare, le cui esportazioni stentano a crescere.

Ma l’opinione all’interno del Parlamento europeo non è tutta favorevole al CETA ed ai suoi presunti vantaggi: secondo il gruppo della Sinistra Unitaria, il GUE, l’accordo relativo al CETA introdurrebbe tante misure comprese anche nel TTIP, l’altro accordo commerciale che l’Europa sta negoziando con gli Stati Uniti, e che il presidente Obama si è impegnato a fare approvare entro il termine del suo mandato, vale a dire entro il mese di novembre. La principale preoccupazione per i parlamentari del GUE è che, una volta dato il via libera al CETA, la maggior parte delle multinazionali americane, già presenti sul territorio canadese, possano citare in giudizio nei tribunali internazionali privati, le aziende europee, avvalendosi della clausola ICS (Investment Court System), che altri non è che la tanto discussa clausola Isds inserita nel TTIP, che di fatto ha bloccato i negoziati del Trattato sulla liberalizzazione del commercio e degli investimenti, a seguito delle proteste da parte di numerosi stati membri dell’Unione.

La Isds (Investor State Dispute Settlement) è una clausola che consente alle multinazionali che intendono investire in Europa, di invertire l’onere della prova, e di fare causa a tutti i Paesi membri per quelle norme che, a loro dire, limiterebbero la libera concorrenza: si va dalla normativa sul lavoro, a quella sanitaria e previdenziale, per finire con quella sulla tutela dell’ ambiente.  Se il TTIP venisse approvato si avrebbe, dunque, un dumping normativo ad ampio spettro, che consentirebbe alle imprese straniere, non solo americane ma anche cinesi e indiane, di avere le mani libere assumendo e inquinando in violazione alle norme vigenti nel paese prescelto.

Dunque il CETA altri non è che una sorta di cavallo si Troia che introdurrebbe in Europa un meccanismo molto pericoloso, quello dell’Ics, che consentirebbe a talune imprese di violare tutte le regole, mettendosi in una posizione di vantaggio nei confrontai di quelle  già che operano sullo stesso mercato e che rispettano le norme ed i regolamenti vigenti. La campagna Stop TTIP Italia, omologa a quella in corso in tutti gli altri paesi dell’Unione contro ill TTIP, critica l’iniziativa del ministro Calenda, che di fatto rompe l’unanimità necessaria per rigettare la richiesta della Commissione di fare approvare al solo Parlamento europeo il CETA, ed in merito al quale si deciderà in seno al Consiglio Europeo del prossimo 5 luglio.

I trattai europei – scrive la Campagna Stop TTIP Italia in un comunicato – stabiliscono che, soprattutto sugli investimenti, alcuni temi potrebbero ricadere in parte sotto la competenza esclusiva EU, in parte sotto quella dei singoli Stati Nazionali. Ma il CETA, come il TTIP, è un accordo ampio e pieno di temi rispetto ai quali i trattati possono essere interpretati in modi diversi. Per questo – si legge ancora nel comunicato – a partire da una situazione simile di incertezza che si è proposta per l’accordo di liberalizzazione commerciale tra Europa e Singapore, la Commissione ha chiesto un parere alla Corte di Giustizia Europea la cui sentenza arriverà a fine 2016 o a inizio 2017“.

La campagna Stop TTIP Italia sostiene dunque che “è necessario che si attenda la sentenza finale della Corte di Giustizia su Singapore, e che si richieda un analogo giudizio su TTIP e CETA, rimandando la firma dell’accordo prevista per novembre 2016″. L’iniziativa del ministro dello Sviluppo Economico appare dunque una “forzatura inaccettabile”, scrivono nel comunicato i portavoce della campagna Stop TTIP Italia, essendo quella dell’Italia l’unica posizione assunta tra tutti i paesi dell’Unione che stabilisca la “possibile applicazione provvisoria di alcuni pezzi dell’accordo, senza un previo via libera di Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali”. https://stop-ttip-italia.net/2016/06/18/esclusivo-stopttip-italia-pubblica-la-lettera-di-calenda-su-ceta/

CM

 

 

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